Questa versione è stata tradotta dall'inglese da Complexe Systémique con l'aiuto dell'intelligenza artificiale. In caso di dubbio, fa fede la versione originale.
International Journal of Environmental Research and Public Health · Terapia familiare
Quando un bambino o una bambina in età prescolare rifiuta il cibo, trattiene le feci o si oppone a tutto, bisogna curare chi porta il sintomo o la relazione? A Bologna, un metodo psicodinamico propone di giocare, sotto lo sguardo dei genitori, con un pupazzo di plastilina che mangia e poi va in bagno. Su trenta famiglie, l’alleanza si forma rapidamente e le interazioni migliorano in sette sedute, ma lo stress genitoriale non si smuove.
Traduzione non ufficiale in italiano di The Focal Play Therapy: An Empirical Study on the Parent–Therapist Alliance, Parent–Child Interactions and Parenting Stress in a Clinical Sample of Children and Their Parents, di Ilaria Chirico, Federica Andrei, Paola Salvatori, Irene Malaguti ed Elena Trombini, pubblicato in International Journal of Environmental Research and Public Health (MDPI) (2020), doi: 10.3390/ijerph17228379, con licenza CC BY 4.0. Traduzione realizzata da Complexe Systémique nell’ottobre 2026 con l’aiuto dell’intelligenza artificiale: il testo originale è stato tradotto in italiano e impaginato, il che costituisce una modifica dell’opera ai sensi della licenza. Le tabelle 1, 2 e 3 sono presentate sotto forma di elenchi; le dichiarazioni di fine articolo sono raccolte nelle note. La traduzione non è stata realizzata né da chi firma l’articolo né dall’editore, che non rispondono del suo contenuto né di eventuali errori. Fa fede la versione originale.
In questo modo, i genitori prendono coscienza del ruolo che svolgono rispetto alle difficoltà del figlio o della figlia, e smettono di vedere il bambino o la bambina semplicemente come una fonte di difficoltà o di problemi.
Ilaria Chirico, Federica Andrei, Paola Salvatori, Irene Malaguti ed Elena Trombini
Abstract
Il presente studio si propone di indagare gli esiti della Focal Play Therapy with Children and Parents (FPT-CP) in termini di alleanza genitori-terapeuta, interazioni genitore-bambino e stress genitoriale. Hanno preso parte allo studio trenta coppie genitoriali (N = 60; 30 madri e 30 padri) con i loro figli e figlie che presentavano disturbi del comportamento, dell’evacuazione e dell’alimentazione. Attraverso un approccio longitudinale multimetodo, i dati sono stati raccolti in due momenti (prima e settima seduta) che delimitano la prima fase dell’intervento, specificamente finalizzata a costruire l’alleanza con i genitori, variabile cruciale per la remissione dei sintomi infantili (e per la valutazione di tali sintomi all’interno delle dinamiche familiari). L’alleanza terapeutica è stata valutata con il Working Alliance Inventory dalle terapeute e dai genitori. Le interazioni genitore-bambino e lo stress genitoriale sono stati valutati rispettivamente con le Emotional Availability Scales e il Parenting Stress Index. I risultati hanno mostrato che un’alleanza positiva genitori-terapeuta si è sviluppata e mantenuta nel corso delle prime sette sedute. Inoltre, le interazioni genitore-bambino sono migliorate significativamente sia nelle dimensioni dei genitori sia in quelle del bambino o della bambina. Tuttavia, i livelli di stress genitoriale sono rimasti invariati tra i due momenti di rilevazione. Questi risultati dovrebbero arricchire le conoscenze scientifiche sul ruolo del coinvolgimento genitoriale nei trattamenti centrati sull’infanzia in età prescolare, così da orientare meglio la pratica e migliorare la qualità della cura rivolta all’infanzia e alle famiglie.
Parole chiave: psicoterapia psicodinamica dell’età evolutiva, psicoterapia genitore-bambino, alleanza terapeutica, parenting stress index (PSI), interazioni genitore-bambino, genitorialità, psicopatologia dello sviluppo, salute mentale infantile, disturbi alimentari infantili, disturbi dell’evacuazione infantili
Le prime interazioni genitore-bambino esercitano un’influenza notevole sullo sviluppo cognitivo, emotivo e sociale del bambino o della bambina [1,2,3]. La loro natura bidirezionale è ben documentata (i genitori influenzano figli e figlie tanto quanto avviene il contrario) [4,5]. Storicamente, la letteratura ha messo in evidenza diverse dimensioni delle interazioni adulto-bambino che incidono sull’adattamento socio-emotivo infantile e sullo sviluppo del linguaggio e di altre abilità cognitive [6,7]. Tra queste, un insieme crescente di evidenze indica che la disponibilità emotiva (DE) rappresenta un determinante chiave di interazioni genitore-bambino positive [8,9,10,11,12,13,14,15,16,17]. Basata sulla teoria dell’attaccamento [18] integrata con la prospettiva di Emde [19] sulle emozioni, la DE indica la qualità degli scambi emotivi tra i genitori e i loro figli e figlie, con particolare attenzione alla reciproca accessibilità e alla capacità di leggere le comunicazioni dell’altro e di rispondervi in modo appropriato [20,21,22,23].
Le evidenze empiriche hanno mostrato che i problemi nelle interazioni genitore-bambino sono strettamente associati allo sviluppo di psicopatologia infantile [21,22,23,24,25]. Negli anni prescolari, i compiti evolutivi ruotano attorno all’acquisizione dell’indipendenza fisica ed emotiva e dell’autonomia [26]. In questo contesto, i genitori devono bilanciare comportamenti protettivi e comportamenti di «lasciar andare» per stimolare lo sviluppo delle capacità di autoregolazione del bambino o della bambina nelle diverse aree del suo sviluppo [25,27,28,29,30,31,32,33,34,35,36,37,38,39]. Le difficoltà che possono insorgere in questa fase dello sviluppo portano spesso a problemi comportamentali, sociali ed emotivi, che diventano a loro volta frequenti motivi di preoccupazione per i genitori di bambine e bambini dai 2 ai 5 anni [24,40]. Tra questi vi sono comportamenti oppositivi e aggressivi, difficoltà nell’alimentazione e/o nell’evacuazione e così via. In particolare, i disturbi alimentari comprendono il disturbo evitante/restrittivo dell’assunzione di cibo, l’ingestione di sostanze non nutritive, il rigurgito e la masticazione ripetuti del cibo, mentre i disturbi dell’evacuazione comprendono stipsi, enuresi ed encopresi [41]. Senza interventi precoci, questi problemi tendono a persistere fino all’età scolare, con conseguenze negative sulla salute fisica e mentale del bambino o della bambina e sul carico familiare [42,43]. Infatti, nella maggior parte di questi casi i genitori soffrono di disagio e compromissione psicologica [44,45,46,47].
Per prevenire la psicopatologia adulta, la maggior parte degli approcci clinici attuali si concentra sull’individuazione e sul trattamento precoci dei problemi nelle relazioni genitore-bambino [48,49,50,51]. La Focal Play Therapy with Children and Parents (FPT-CP) [25,36,37,38,39,52,53] è un modello di intervento psicodinamico sviluppato originariamente per i disturbi dell’alimentazione e dell’evacuazione e poi adattato a un’ampia gamma di problemi solitamente legati a difficoltà nella relazione genitore-bambino durante gli anni prescolari. Si fonda sia sul coinvolgimento attivo dei genitori nel processo diagnostico-terapeutico sia sull’uso del gioco come dimensione narrativa della storia familiare [54,55,56,57].
La FPT-CP è strutturata in sedute settimanali che alternano sedute di gioco con il bambino o la bambina e i genitori insieme e sedute con i soli genitori. Nello specifico, sono organizzate come segue: prima seduta con i genitori; seconda seduta con il bambino o la bambina e i genitori; terza seduta con il bambino o la bambina e la madre; quarta seduta con i genitori; quinta seduta con il bambino o la bambina e il padre; sesta seduta con i genitori; settima seduta con il bambino o la bambina e i genitori. In sostanza, durante le sedute congiunte della FPT-CP la terapeuta introduce il bambino o la bambina a una sequenza temporale di gioco il cui protagonista è un pupazzo di plastilina che svolge le funzioni fisiologiche umane di base. Sembra provare piacere nel mangiare e, in seguito, esprime il bisogno di andare in bagno, in un vasino fatto di plastilina. L’attenzione è rivolta alle qualità fenomeniche sia del mangiare sia dell’evacuare, in quanto funzioni naturali. In questo contesto la terapeuta consente al bambino o alla bambina di proiettare nel gioco i propri contenuti psicologici, desideri, paure e conflitti interni. Ai genitori viene chiesto di partecipare al gioco e, successivamente, discutono da soli con la terapeuta (senza il bambino o la bambina) di quanto emerso durante le sedute di gioco, dei significati psicologici del gioco e degli atteggiamenti genitoriali che possono sostenere (per esempio modalità intrusive e coercitive) o non sostenere (per esempio tolleranza, collaborazione) i sintomi infantili. Si promuovono le competenze genitoriali positive insieme al raggiungimento di comportamenti autogestiti e autoregolati del bambino o della bambina all’interno di una vita familiare armoniosa [36].
Nello specifico, la prima fase della FPT-CP (sette sedute) mira a comprendere i sintomi infantili all’interno delle dinamiche familiari e a promuovere e mantenere una relazione terapeutica positiva con i genitori [25,36,37,38,39,52]. Questo aspetto è cruciale, poiché l’alleanza genitori-terapeuta consente ai genitori di comprendere i problemi del figlio o della figlia e di giungere a un accordo sugli obiettivi e i compiti principali del trattamento [42,43,58,59,60,61,62,63,64].
Negli ultimi decenni si è sviluppata un’ampia letteratura sul tema dell’alleanza nella psicoterapia individuale, mentre la ricerca analoga in terapia familiare, compresa la FPT-CP, è recente [65,66] e necessita di ulteriori evidenze empiriche. I pochi studi disponibili su bambine e bambini in età scolare e sui loro genitori seguiti in sedute di trattamento separate hanno mostrato che un’alleanza positiva genitori-terapeuta è associata a pochi abbandoni, a una diminuzione della sintomatologia in età evolutiva e a un miglioramento delle pratiche genitoriali e del funzionamento familiare [67,68,69,70].
Alla luce delle questioni discusse, è necessario raccogliere dati per orientare meglio la pratica clinica e migliorare la qualità della cura rivolta all’infanzia e alle famiglie. Nello specifico, attraverso un approccio longitudinale multimetodo, il presente studio intende indagare gli esiti della prima fase della FPT-CP in termini di alleanza genitori-terapeuta, stress genitoriale e interazioni genitore-bambino. Infatti, per quanto ci risulta, se esistono alcune evidenze sui benefici di un’alleanza positiva con i genitori — trattati separatamente dai figli e dalle figlie in età scolare —, i dati sull’alleanza con genitori coinvolti nelle sedute di terapia insieme all’infanzia in età prescolare sono scarsi.
I dati sono stati raccolti in due momenti (T1: prima seduta; T2: settima seduta) che delimitano la prima fase della FPT-CP, reclutando un campione clinico di bambine e bambini in età prescolare e dei loro genitori. In questo contesto, ci siamo proposti di indagare le differenze tra T1 e T2 per quanto riguarda: (a) l’alleanza genitori-terapeuta dal punto di vista di ciascuna persona partecipante; (b) i livelli di disagio genitoriale; (c) la qualità delle interazioni madre-bambino e padre-bambino da entrambi i lati. Abbiamo ipotizzato che: (a) l’alleanza genitori-terapeuta sarebbe stata positiva e stabile nel tempo; (b) il disagio genitoriale sarebbe diminuito significativamente; (c) le interazioni genitore-bambino sarebbero migliorate significativamente.
Le famiglie sono state reclutate consecutivamente tra novembre 2015 e dicembre 2017 presso il «Centro di Consultazione Psicologica per Bambini e Genitori» (Dipartimento di Psicologia, Università di Bologna, Italia; direzione: prof. Elena Trombini). Il centro offre valutazione, trattamento e sostegno psicologico all’infanzia e alle famiglie. I genitori si sono rivolti volontariamente al centro per problemi del figlio o della figlia di tipo comportamentale (per esempio comportamenti oppositivi e aggressivi), alimentare (per esempio rifiuto del cibo e selettività alimentare) o legati all’evacuazione (per esempio stipsi, enuresi ed encopresi).
La ricerca ha adottato un disegno longitudinale. Hanno preso parte allo studio complessivamente 30 coppie (N = 60; 30 madri e 30 padri) con i loro figli e figlie in età prescolare (N = 30; 21 maschi e 9 femmine). I criteri di esclusione erano: (a) malattie organiche del bambino o della bambina; (b) disturbi del neurosviluppo del bambino o della bambina; (c) disturbi psichiatrici pregressi o attuali dei genitori; (d) mancata padronanza della lingua italiana da parte dei genitori; (e) rifiuto di uno dei genitori di partecipare allo studio. Nessuna delle famiglie partecipanti soddisfaceva alcun criterio di esclusione.
Sette psicoterapeute hanno condotto la FPT-CP con i bambini, le bambine e le loro famiglie. Tutte le terapeute erano donne, esperte di psicoterapia psicoanalitica con l’infanzia e le famiglie, e avevano ricevuto in precedenza una formazione all’uso della metodologia FPT-CP
Lo studio è stato approvato dal Comitato etico dell’Università di Bologna (Italia). La partecipazione era volontaria e basata sul consenso informato scritto della famiglia, che comprendeva la riservatezza e il diritto della persona assistita di ritirarsi in qualsiasi momento. Ogni famiglia è stata assegnata in modo casuale a una terapeuta in base alla sua disponibilità, e il carico medio di ciascuna psicoterapeuta era di circa quattro famiglie, ognuna vista una volta alla settimana.
Alla fine della prima e della sesta seduta è stato chiesto ai genitori di compilare un questionario sociodemografico e due strumenti self-report, relativi rispettivamente all’alleanza terapeutica e allo stress genitoriale. I dati sull’alleanza sono stati triangolati con i punteggi ottenuti dalle terapeute allo stesso strumento, che esse hanno compilato sia per le madri sia per i padri a T1 e T2. I cambiamenti nella qualità delle interazioni genitore-bambino sono stati valutati all’inizio della seconda seduta (prima del trattamento) e durante la settima (in cui si è proceduto solo alla raccolta dei dati). A tale scopo sono state videoregistrate due sequenze consecutive di 10 minuti di interazione in gioco libero, prima con la madre e poi con il padre.
L’alleanza terapeutica si riferisce alla qualità della relazione tra la persona assistita e chi conduce la terapia. Nello specifico, si compone di tre dimensioni: l’accordo su (1) gli obiettivi del trattamento; (2) i compiti, i metodi e le attività utilizzati per raggiungerli; (3) lo sviluppo di un legame personale tra la persona assistita e chi conduce la terapia [71]. L’alleanza terapeutica è stata valutata con il Working Alliance Inventory-Short Form (WAI-SF) [72,73]. Il WAI-SF è composto da 12 item valutati su una scala Likert a sette punti. Il punteggio totale (range 12–84) si basa sulla somma di tre sottoscale: obiettivi, compiti e legame (range 4–28). Punteggi più alti indicano un’alleanza più positiva [74].
Il disagio genitoriale insorge quando le richieste associate al ruolo genitoriale superano le risorse del genitore per farvi fronte [75]. Nel presente studio il disagio genitoriale è stato misurato con il Parenting Stress Index—Short Form (PSI-SF) [76,77]. Il PSI-SF è composto da 36 affermazioni che valutano ambiti specifici del disagio genitoriale, su una scala Likert a 5 punti. Il punteggio totale (range 36–180) combina le tre sottoscale (range 12–60): distress genitoriale, interazione genitore-bambino disfunzionale e bambino difficile. Come indicato dalla validazione italiana [77], i punteggi tra il 15° e l’84° percentile rientrano nell’intervallo normale di stress; i punteggi tra l’85° e l’89° percentile rappresentano un livello elevato di stress; i punteggi ≥ 90° percentile indicano uno stress genitoriale clinicamente significativo o grave.
Le interazioni tra i genitori e i loro figli e figlie sono state codificate con la quarta edizione delle Emotional Availability Scales: Infancy to Early Childhood Version (EAS) [78]. Le EAS sono state ampiamente utilizzate in ambito di ricerca in oltre 20 Paesi per valutare la qualità delle relazioni genitore-bambino, concentrandosi sulla disponibilità emotiva, che si riferisce alla qualità degli scambi emotivi all’interno della diade genitore-bambino [79]. Queste scale descrivono e valutano sei dimensioni, quattro dal lato dell’adulto (Sensibilità, Strutturazione, Non intrusività e Non ostilità) e due dal lato del bambino o della bambina (Responsività verso l’adulto e Coinvolgimento dell’adulto). I punteggi sono assegnati in base alla frequenza e alla qualità del comportamento osservato. Per ogni dimensione si possono ottenere un punteggio totale e un punteggio diretto. I punteggi diretti di ciascuna dimensione sono valutati su una scala Likert da 1 a 7 punti, in cui i punteggi più bassi (1–2–3) indicano problemi clinici gravi, i valori intermedi (4–5) si riferiscono a problemi lievi o moderati e i punteggi più alti (5.5–6–7) rappresentano valutazioni buone o ottimali. Nel presente studio sono stati utilizzati i punteggi diretti, come d’uso a fini di ricerca, per fornire un’indicazione immediata del livello di disponibilità emotiva mostrato dalla diade [80,81]. Tutti i video sono stati codificati da due persone valutatrici in cieco, formate in precedenza all’uso delle EAS. Il grado di accordo tra le due codifiche è stato misurato con i coefficienti di correlazione intraclasse (ICC) di accordo assoluto medio [82] su una selezione casuale del 30% dei video. Gli ICC sono risultati in media pari a 80.
I dati sociodemografici sono stati analizzati con il test χ2 di Pearson e il test t di Student per campioni indipendenti, rispettivamente per le variabili nominali e continue. Tutte le ipotesi sono state verificate mediante analisi della varianza (ANOVA) per misure ripetute o ANOVA multivariata (MANOVA). Ogni modello includeva il Ruolo (cioè madre vs padre, e genitore vs terapeuta nel caso dell’analisi sull’alleanza terapeutica) e il Tempo (cioè T1 vs T2) come variabili entro i soggetti. Tutte le analisi statistiche sono state condotte con SPSS (versione 25) per Windows (IBM, Armonk, NY, USA). È stato considerato significativo un valore di p inferiore a 0.05.
Tutte le coppie erano italiane, occupate, sposate (83,3%) o conviventi (13,3%). Non sono emerse differenze significative tra madri e padri per quanto riguarda il livello di istruzione, poiché sia le madri (77%) sia i padri (67%) erano per lo più in possesso di una laurea. Le differenze di età hanno raggiunto livelli significativi, con i padri leggermente più anziani delle madri (t = −2.53, p < 0.05; M = 39.9, SD = 4.9, e M = 42.1, SD = 5.1, rispettivamente per madri e padri). L’età dei bambini e delle bambine era compresa tra 2,1 e 5,8 anni (M = 4.1, SD = 1.1), e l’invio era avvenuto per problemi comportamentali (43,3%), dell’evacuazione (36,7%) o alimentari (20%).
La tabella 1 presenta le statistiche dei punteggi totali del WAI-SF a T1 e T2. I punteggi di alleanza dei genitori e della terapeuta erano elevati e indicativi di un’alleanza positiva in ciascun momento di valutazione. I risultati delle ANOVA non hanno mostrato effetti principali significativi del Ruolo, del Tempo né della loro interazione sui punteggi globali del WAI (tutti i ps > 0.05). Per quanto riguarda l’ANOVA relativa alle valutazioni delle terapeute, è stato rilevato un effetto principale del Ruolo, poiché l’alleanza con le madri era nel complesso più alta dell’alleanza con i padri (F (1, 29) = 12.8, p < 0.001). Inoltre, le valutazioni dell’alleanza da parte delle terapeute erano significativamente più basse rispetto all’alleanza autovalutata sia dalle madri (F (1, 29) = 32.1, p < 0.001) sia dai padri (F (1, 29) = 26.3, p < 0.001). Non è stato rilevato alcun effetto principale significativo del Tempo né alcun effetto di interazione (tutti i ps > 0.05).
Tabella 1 — Medie ± deviazioni standard dei punteggi globali del WAI-SF per madri, padri e terapeute, a T1 e T2.
Nota. WAI-SF = Working Alliance Inventory—Short Form. T1 e T2 si riferiscono rispettivamente alle sedute 1 e 6.
La tabella 2 presenta le statistiche descrittive delle scale e dei punteggi globali del PSI a T1 e T2. I risultati delle ANOVA non hanno mostrato differenze significative nei livelli di stress genitoriale tra padri e madri (tutti i ps > 0.05). Questi risultati sembrano attestare che lo stress genitoriale è rimasto sostanzialmente invariato dalla seduta 1 alla seduta 6. Alla luce di ciò, i punteggi del PSI ottenuti a T1 e T2 sono stati mediati per ottenere un indicatore globale più preciso del disagio genitoriale. Questo nuovo punteggio è stato utilizzato per verificare la percentuale di genitori al di sopra dei cut-off suggeriti dal manuale del PSI. Nel presente campione, 11 madri (36,7%) e 7 padri (23,3%) hanno riportato livelli di disagio clinicamente rilevanti, 3 madri (10%) e 4 padri (13,3%) sono stati considerati a rischio, e 16 madri (53,3%) e 19 padri (63,3%) hanno ottenuto punteggi al di sotto della soglia.
Tabella 2 — Medie ± deviazioni standard delle dimensioni e del punteggio globale del PSI per madri e padri a T1 e T2.
Dimensioni del PSI
Nota. PSI = Parenting Stress Index. T1 e T2 si riferiscono rispettivamente alle sedute 1 e 6.
La tabella 3 presenta i risultati di due MANOVA per misure ripetute che confrontano separatamente le dimensioni del genitore e quelle del bambino o della bambina nelle EAS. Per quanto riguarda le dimensioni del genitore, i risultati hanno mostrato un effetto principale significativo del Ruolo, del Tempo e delle dimensioni delle EAS, nonché un effetto di interazione significativo Tempo × dimensioni delle EAS (tutti i ps < 0.05). In particolare, i punteggi alle EAS erano nel complesso significativamente più alti per le madri rispetto ai padri. Sono emersi valori medi significativamente diversi tra le dimensioni per entrambi i genitori: la Non ostilità era la dimensione con i punteggi più alti e la Strutturazione quella con i punteggi più bassi (p < 0.001). Inoltre, a eccezione della Non ostilità, rimasta pressoché costante, ogni dimensione è migliorata significativamente da T1 a T2 indipendentemente dal ruolo genitoriale (cfr. tabella 3). Questo risultato può indicare un effetto positivo della FPT-CP sulle interazioni dei genitori con i figli e le figlie. Nonostante tale miglioramento, nella dimensione della Strutturazione madri (T1: M = 4.6, T2: M = 4.9) e padri (T1: M = 3.8, T2: M = 4.6) hanno ottenuto in entrambe le valutazioni punteggi inferiori al cut-off di un’interazione ottimale. Inoltre, a T2, i punteggi dei padri nella dimensione della Sensibilità non erano ancora ottimali (T1: M = 4.6, T2: M = 5.1).
Tabella 3 — Confronti tra madri e padri nelle due valutazioni delle dimensioni delle EAS relative al genitore e al bambino o alla bambina.
EAS - genitore
EAS - bambino
Nota. EAS = Emotional Awareness Scales. T1 e T2 si riferiscono rispettivamente alle sedute 2 e 7. * indica gli effetti di interazione.
Per quanto riguarda le dimensioni del bambino o della bambina nelle EAS, i risultati della MANOVA hanno mostrato effetti principali significativi per tutte le variabili incluse nel modello, ossia Tempo, Ruolo e dimensioni delle EAS (tutti i ps < 0.05), mentre non è emerso alcun effetto di interazione (ps > 0.05; cfr. tabella 3). In linea con le dimensioni del genitore, i punteggi nelle dimensioni infantili erano più alti con le madri che con i padri. Analogamente, i punteggi sono migliorati significativamente da T1 a T2 sia nella Responsività sia nel Coinvolgimento, suggerendo un effetto positivo della FPT-CP sulle interazioni di bambine e bambini con i genitori. Tuttavia, per quanto riguarda le interazioni con il padre, i punteggi infantili nella Sensibilità non erano ancora ottimali a T2 (T1: M = 4.4, T2: M = 5.1), mentre i punteggi nel Coinvolgimento sono scesi al di sotto della soglia critica (T1: M = 3.8, T2: M = 4.4).
Le MANOVA sono state ripetute controllando separatamente gli effetti dell’età del bambino o della bambina (utilizzata come covariata continua), della diagnosi (cioè problemi comportamentali, dell’evacuazione o alimentari) e del disagio genitoriale (cioè al di sopra o al di sotto della soglia clinicamente rilevante dell’85° percentile), in quanto variabili rilevanti che avrebbero potuto alterare i risultati. Ogni modello includeva una di queste variabili insieme a Ruolo e Tempo ed è stato eseguito due volte, una per le dimensioni del genitore e una per quelle infantili delle EAS. L’età e la diagnosi non hanno contribuito in modo significativo a spiegare le differenze nelle interazioni genitore-bambino (tutti i ps = n.s.); gli effetti principali di Tempo, Ruolo e dimensioni delle EAS sono rimasti significativi. Per quanto riguarda il disagio genitoriale, non sono stati rilevati nuovi effetti per le dimensioni del genitore (tutti i ps = n.s.). Considerando le dimensioni infantili, è emersa un’ulteriore interazione significativa ruolo genitoriale × disagio genitoriale (F(1, 26) = 7.25, p < 0.05). Questo risultato indica che, durante l’interazione, i bambini e le bambine presentano livelli più bassi sia di Responsività (T1: M = 3.9, T2: M = 4.4) sia di Coinvolgimento (T1: M = 3.1, T2: M = 3.6) se il padre ha ottenuto un punteggio di disagio genitoriale al di sopra della soglia clinicamente significativa, rispetto a chi ha un padre con livelli di disagio nella norma (Responsività: T1: M = 4.8, T2: M = 5.5; Coinvolgimento: T1: M = 4.2, T2: M = 4.8). Per contro, l’interazione con la madre non risultava influenzata dai livelli di stress materni (cioè al di sopra o al di sotto della soglia clinicamente rilevante dell’85° percentile).
L’obiettivo di questo studio era indagare gli esiti della FPT-CP in termini di alleanza genitori-terapeuta, disagio genitoriale e interazioni genitore-bambino in un campione clinico di bambine e bambini in età prescolare. I nostri risultati confermano le ipotesi relative all’alleanza genitori-terapeuta e alle interazioni genitore-bambino, ma non quella sul disagio genitoriale, che non è diminuito significativamente a T2. La FPT-CP è una metodologia clinica fondata sulla necessità che la terapeuta costruisca precocemente una relazione terapeutica positiva con il bambino o la bambina e i genitori, per favorire la riuscita del trattamento. Come descritto in precedenza, i genitori sono coinvolti attivamente nelle sedute di gioco e poi in sedute da soli con la terapeuta, in cui condividono osservazioni e riflettono sui significati psicologici del gioco infantile e familiare. La letteratura internazionale recente in questo campo ha mostrato che una relazione terapeutica positiva con i genitori è correlata in modo significativo a un minor numero di interruzioni premature della terapia, a un migliore funzionamento in età evolutiva e al benessere familiare, in diversi tipi di trattamento rivolti all’infanzia e alla famiglia [65,66,67,68,69,70]. Tuttavia, oggi i dati sugli interventi centrati sull’infanzia in età prescolare in cui i genitori sono attivamente coinvolti, allo scopo di comprendere i sintomi infantili all’interno delle dinamiche familiari e di ristabilire relazioni familiari sane, sono scarsi.
In linea con le nostre aspettative, i risultati hanno mostrato che un’alleanza positiva genitori-terapeuta si è sviluppata e mantenuta nel corso delle prime 7 sedute della FPT-CP. A questo proposito, è importante considerare che i genitori si erano rivolti al centro volontariamente, per cui la loro motivazione al trattamento era presumibilmente alta; avevano inoltre un buon livello di istruzione ed erano disposti a condividere obiettivi e procedure dell’intervento fin dalle prime sedute. In linea con studi precedenti [83,84], non abbiamo riscontrato differenze tra i punteggi di alleanza di madri e padri, che erano significativamente più alti delle valutazioni dell’alleanza espresse dalla terapeuta. Tuttavia, inaspettatamente, l’alleanza con le madri riportata dalla terapeuta era significativamente più alta di quella con i padri in entrambe le rilevazioni. Sebbene le terapeute di questo campione fossero tutte donne e una maggiore affinità di genere possa spiegare questi risultati, diversi studi non hanno riscontrato relazioni significative tra l’alleanza valutata da chi conduce la terapia e gli esiti del trattamento. È stata quindi messa in discussione la capacità delle figure terapeutiche di valutare con precisione vari aspetti dei propri trattamenti [85,86,87].
Per quanto riguarda i livelli di stress genitoriale, non sono emerse differenze significative né tra T1 e T2 né tra madri e padri. Tuttavia, sul piano qualitativo, madri e padri hanno mostrato un andamento diverso dello stress nella scala Bambino difficile. Questa dimensione riguarda il modo in cui i genitori percepiscono il figlio o la figlia, se più o meno facile da accudire [76,77], ed è spesso utilizzata in studi con campioni clinici di bambine e bambini i cui genitori faticano a gestirne il comportamento. Mentre alla fine della prima fase della FPT-CP i punteggi delle madri erano più bassi e in un intervallo subclinico (T1: 85° percentile; T2: 80° percentile), le valutazioni dei padri sono leggermente aumentate e mantenevano una rilevanza clinica (85° percentile). È possibile che, nel corso delle 7 sedute della FPT-CP, le madri abbiano cominciato a comprendere le ragioni dei comportamenti disadattivi e dei sintomi dei figli e delle figlie, anziché percepirli semplicemente come difficili, problematici o disturbanti. Un risultato analogo non si è verificato nel campione dei padri, che probabilmente avevano bisogno di un percorso terapeutico più lungo per comprendere appieno i significati psicologici dei comportamenti infantili ed essere in grado di affrontarli efficacemente. Infatti, pur essendo molto motivati e psicologicamente attivati, possono percepire i compiti terapeutici come difficili, non disponendo ancora delle competenze emotive necessarie per affrontarli.
In linea con la nostra ipotesi, per quanto riguarda le dimensioni del genitore nelle EAS, sia le interazioni madre-bambino sia quelle padre-bambino sono migliorate significativamente da T1 a T2, a eccezione della scala di Non ostilità, in cui i genitori hanno ottenuto i punteggi più alti tra le dimensioni delle EAS in entrambi i momenti. In effetti, non vi era alcuna evidenza di emotività negativa dei genitori verso i figli e le figlie, né nelle sue componenti latenti né in quelle manifeste. Tuttavia, pur essendosi verificati miglioramenti significativi nelle interazioni genitore-bambino, alla fine della prima fase della FPT-CP i punteggi dei padri nella scala di Sensibilità non erano ancora ottimali, il che suggerisce, secondo il manuale [78], la presenza di alcune incoerenze nei comportamenti genitoriali, la mancanza di un adeguato senso dei tempi e alcune difficoltà nel gestire le situazioni di conflitto. Inoltre, entrambi i genitori presentavano ancora problemi nella scala di Strutturazione, che misura la capacità del caregiver di fare da impalcatura alle attività del bambino o della bambina e di porre limiti adeguati rispettandone il bisogno di autonomia. Come già discusso, negli anni prescolari l’infanzia tende all’indipendenza e all’autonomia e, in questa fase, i genitori dovrebbero adattarsi efficacemente per comprendere il desiderio infantile di fare le cose in autonomia e sostenerne l’autonomia emergente, prevenendo così problemi comportamentali, sociali ed emotivi in una fase evolutiva così delicata. Data la natura dei problemi presenti nel nostro campione, questo aspetto delle relazioni genitore-bambino potrebbe richiedere più sedute per raggiungere effettivamente livelli ottimali di interazione. Inoltre, i punteggi delle madri alle scale EAS erano nel complesso significativamente più alti di quelli dei padri in entrambi i momenti, suggerendo un livello più elevato di competenza relazionale materna, presente fin dall’inizio dell’intervento.
Per quanto riguarda le dimensioni infantili delle EAS, come previsto, sono migliorate significativamente con le madri e con i padri. Inoltre, in entrambe le rilevazioni, i punteggi infantili erano più alti con le madri che con i padri, confermando uno scenario meno problematico nel contesto della relazione con la madre. Infatti, per quanto riguarda le interazioni con il padre, a T2 i punteggi di bambine e bambini nella scala di Responsività (cioè la controparte della scala di Sensibilità dell’adulto) non erano ancora ottimali. Nello specifico, questa dimensione misura sia la responsività del bambino o della bambina verso l’adulto sia la presenza di attività ed esplorazioni autonome [78]. In questo campione, bambine e bambini hanno mostrato un atteggiamento affettivamente positivo e responsivo verso il padre, sebbene i comportamenti responsivi ed esplorativi fossero in qualche misura sbilanciati a favore dei primi. Inoltre, sono stati riscontrati problemi moderati nella scala di Coinvolgimento, poiché l’infanzia del campione mostrava alcuni comportamenti di ipercoinvolgimento verso il padre che, secondo il manuale delle EAS [78], potrebbero suggerire che si stesse facendo carico della parte maggiore della responsabilità di mantenere il contatto e l’interazione con l’adulto, compromettendo così le proprie iniziative autonome.
Le differenze complessive riscontrate nelle scale EAS, sia nelle dimensioni del genitore sia in quelle infantili, non erano spiegate né dall’età né dai problemi del bambino o della bambina. Tuttavia, mentre le interazioni con la madre non risultavano influenzate dai livelli di stress materni, è emerso che bambine e bambini ottenevano punteggi più bassi nelle scale di Responsività e Coinvolgimento quando le valutazioni di disagio del padre erano clinicamente significative, rispetto a chi aveva un padre con livelli di disagio nella norma. Sembra che, a differenza di quanto avviene con i padri, il disagio materno non ostacolasse la capacità della diade madre-bambino di condividere una connessione emotiva e di vivere una relazione sana e reciprocamente appagante. Si può ipotizzare una maggiore capacità materna di gestire lo stress in modi che i figli e le figlie trovavano ragionevoli.
Nel complesso, i risultati mostrano che una relazione terapeutica positiva con entrambi i genitori si è sviluppata e mantenuta nel corso delle prime sette sedute, come condizione necessaria per la riuscita della FPT-CP. Parallelamente, si sono verificati cambiamenti significativi nelle interazioni genitore-bambino sia per le madri e i padri sia per i loro figli e figlie, verso relazioni più positive e sane. Questi risultati sono clinicamente rilevanti e indicano l’importanza di coinvolgere i genitori nei trattamenti centrati sull’infanzia in cui si utilizza una metodologia clinica strutturata. Nel presente campione le madri hanno mostrato, in qualche misura, uno scenario meno problematico e una maggiore competenza genitoriale fin dall’inizio dell’intervento. Pertanto, nonostante i miglioramenti significativi dei padri, madri e padri possono seguire traiettorie di cambiamento individuale diverse, e i padri potrebbero aver bisogno di più sedute terapeutiche per costruire e mantenere una relazione sana con i figli e le figlie. A questo proposito, le équipe cliniche dovrebbero monitorare con attenzione i progressi e i tempi individuali con cui madri e padri li raggiungono. Sono necessari ulteriori studi su questo tema, con disegni di ricerca di più lunga durata.
Occorre considerare i seguenti limiti. In primo luogo, è necessario un campione più ampio per ottenere risultati più affidabili, con maggiore precisione e potenza. Infatti, la numerosità limitata del campione infantile potrebbe non aver consentito di rilevare differenze specifiche legate alla diagnosi (disturbi del comportamento, dell’evacuazione, dell’alimentazione). Inoltre, poiché i genitori si erano rivolti al centro volontariamente e avevano tutti un buon livello di istruzione, potrebbe essersi verificato un bias di campionamento. Analogamente, un campione di terapeute e terapeuti più equilibrato (non solo donne) potrebbe consentire di comprendere meglio alcune discrepanze riscontrate tra i punteggi delle terapeute e quelli dei genitori. A tale scopo, per ottenere dati più affidabili sull’alleanza terapeutica, sarebbe utile ricorrere sia a questionari sia a misure osservative come il System for Observing Family Therapy Alliances (SOFTA) [88]. Inoltre, il presente studio si è concentrato soprattutto sulla voce degli adulti, mentre i dati sulle interazioni genitore-bambino sono stati raccolti anche dal lato infantile. Per ottenere un quadro più completo dei dati relativi ad adulti e infanzia [89,90,91,92], gli studi futuri dovrebbero raccogliere la voce di bambine e bambini in modo affidabile e valido. Sarebbe inoltre interessante raccogliere dati longitudinali per tutta la durata della FPT-CP, per monitorare gli esiti clinici in termini sia di variabili genitoriali sia di remissione dei sintomi infantili. Infine, la natura dello studio non ci ha consentito di inferire relazioni causali; la ricerca futura dovrebbe quindi confrontare diversi approcci terapeutici basati su diversi livelli di coinvolgimento genitoriale, per comprendere come funzionino effettivamente e migliorare così la qualità della cura rivolta all’infanzia e alle famiglie.
La FPT-CP è una metodologia psicodinamica strutturata volta a promuovere e mantenere l’alleanza genitori-terapeuta, fondata sull’uso del gioco come dimensione narrativa delle dinamiche familiari. I genitori sono coinvolti attivamente nelle sedute di gioco, durante le quali comprendono gradualmente i significati psicologici del gioco, le risorse e le capacità del figlio o della figlia ben al di là dei sintomi. In questo modo, i genitori prendono coscienza del ruolo che svolgono rispetto alle difficoltà del figlio o della figlia, e smettono di vedere il bambino o la bambina semplicemente come una fonte di difficoltà o di problemi. Di conseguenza, i genitori sono motivati a modificare i comportamenti genitoriali non adattivi per aiutare i figli e le figlie, e le dinamiche familiari possono evolvere in modo più compatibile con i bisogni evolutivi dell’infanzia.
Nel presente studio abbiamo fornito evidenze empiriche sull’associazione tra l’uso della FPT-CP e il miglioramento delle interazioni genitore-bambino fin dalle prime sedute. Pertanto, alla luce di quanto discusso e delle evidenze empiriche raccolte in diversi studi, questa metodologia potrebbe rappresentare un modello innovativo di intervento psicodinamico preventivo, applicabile in contesti clinici sia pubblici sia privati rivolti all’infanzia e alle famiglie.
Complexe Systémique: punti chiave
Lo studio ha il merito di misurare, e non solo di descrivere, ciò che accade quando i genitori entrano nella stanza dei giochi. Il dispositivo si presta a una lettura sistemica: il sintomo infantile (rifiuto del cibo, encopresi, opposizione) viene messo in scena in un gioco condiviso e poi ripreso con i soli genitori, il che equivale a lavorare sul posto del sintomo nella relazione piuttosto che sul sintomo isolato. I risultati sono sfumati: l’alleanza è buona fin dall’inizio e le interazioni migliorano, ma lo stress genitoriale non si smuove e i punteggi dei padri restano indietro, con bambine e bambini che sembrano assumersi il compito di mantenere il legame. Quest’ultimo punto merita attenzione in terapia familiare: uno scarto di alleanza tra la terapeuta e il padre può riprodurre, nella stanza, la posizione periferica del padre. I limiti sono importanti: nessun gruppo di controllo, trenta famiglie motivate e istruite, terapeute che valutano il proprio lavoro e note delle tabelle che non corrispondono al testo riguardo alle sedute in cui sono state effettuate le misurazioni. Da leggere insieme a lo studio australiano sugli ostacoli all’alleanza genitori-terapeuta e la valutazione svedese della psicoterapia genitore-bambino in età prescolare.
Note dell’originale
Nota dell’editore: MDPI rimane neutrale riguardo alle rivendicazioni giurisdizionali nelle mappe pubblicate e nelle affiliazioni istituzionali.
Ringraziamenti. Chi firma l’articolo ringrazia il personale di ricerca clinica del Centro di Consultazione Psicologica per Bambini e Genitori (Dipartimento di Psicologia, Università di Bologna, Italia) e tutti i genitori con i loro figli e figlie per la partecipazione allo studio.
Contributi di autrici e autori. Dichiariamo che tutte le persone firmatarie hanno partecipato al lavoro con un contributo sostanziale alla concezione, al disegno, all’acquisizione, all’analisi e all’interpretazione dei dati. Concettualizzazione, E.T. e I.C.; raccolta dei dati, I.C., P.S., I.M. ed E.T.; analisi formale, F.A., I.C. e P.S.; metodologia, I.C., P.S. ed E.T.; stesura della bozza originale, I.C., F.A. e P.S.; revisione e editing, tutte le persone firmatarie. È stato raggiunto un accordo su tutti gli aspetti del manoscritto, così da garantire che le questioni relative all’accuratezza o all’integrità di qualsiasi parte del lavoro siano adeguatamente esaminate e risolte. Tutte le persone firmatarie hanno letto e approvato la versione pubblicata del manoscritto.
Finanziamento. Questa ricerca non ha ricevuto finanziamenti esterni.
Conflitti di interesse. Chi firma l’articolo dichiara di non avere conflitti di interesse.
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Traduzione non ufficiale in italiano di The Focal Play Therapy: An Empirical Study on the Parent–Therapist Alliance, Parent–Child Interactions and Parenting Stress in a Clinical Sample of Children and Their Parents, di Ilaria Chirico, Federica Andrei, Paola Salvatori, Irene Malaguti ed Elena Trombini, International Journal of Environmental Research and Public Health, vol. 17, n. 22, articolo 8379 (2020), doi: 10.3390/ijerph17228379, con licenza CC BY 4.0. Traduzione e impaginazione: Complexe Systémique, ottobre 2026, con l’aiuto dell’intelligenza artificiale; l’opera è stata modificata ai sensi della licenza (tabelle presentate come elenchi). Né chi firma l’articolo né l’editore sono responsabili di questa traduzione; fa fede la versione originale.
Questa è una traduzione dell’articolo originale «The Focal Play Therapy: An Empirical Study on the Parent–Therapist Alliance, Parent–Child Interactions and Parenting Stress in a Clinical Sample of Children and Their Parents», pubblicato in International Journal of Environmental Research and Public Health (2020) con licenza CC BY 4.0. Tradotto da Complexe Systémique con l’aiuto dell’intelligenza artificiale: il testo originale è stato tradotto in italiano e la presentazione è stata adattata alla lettura online, come indicato all’inizio di questa pagina.
Leggi l’articolo originaleCome citare questo articolo
Chirico, I., Andrei, F., Salvatori, P., Malaguti, I., et Trombini, E. (2020). The Focal Play Therapy: An Empirical Study on the Parent–Therapist Alliance, Parent–Child Interactions and Parenting Stress in a Clinical Sample of Children and Their Parents. Complexe Systémique. https://app.complexe-systemique.com/en_GB/articles/the-focal-play-therapy-an-empirical-study-on-the-parent-therapist-alliance-parent-child (Opera originale pubblicata nel 2020 in International Journal of Environmental Research and Public Health, 17(22), 8379 (2020); ripubblicata nel 2020 da International Journal of Environmental Research and Public Health, https://www.mdpi.com/1660-4601/17/22/8379)
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