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Marriage & Family Review · Coppie

Fonti di influenza nel matrimonio e nella genitorialità delle coppie interreligiose

A chi si rivolgono le coppie interreligiose felicemente sposate per orientarsi nel matrimonio e nell’educazione della prole? Il gruppo di William Stanford e David Dollahite ha intervistato 32 coppie statunitensi. Prima ancora delle guide religiose, si rivolgono anzitutto l’una all’altra, poi alla famiglia, alle amicizie e alle figure professionali, e sanno anche mettere da parte le influenze che minacciano la loro unione, talvolta proprio in nome della loro fede.

Autori William D. Stanford e Ted G. Futris (University of Georgia, Athens, Stati Uniti); Justin J. Hendricks (Pennsylvania State University, University Park, Stati Uniti); Loren D. Marks e David C. Dollahite (Brigham Young University, Provo, Stati Uniti)Prima pubblicazione Marriage & Family Review, 3 marzo 2025Traduzione Complexe Systémique, traduzione non ufficiale assistita dall’IA

Traduzione non ufficiale in italiano di Sources of Influence in Marriage and Parenting for Interfaith Couples, di William D. Stanford, Justin J. Hendricks, Ted G. Futris, Loren D. Marks e David C. Dollahite, pubblicato in Marriage & Family Review (Taylor & Francis) (2025), doi: 10.1080/01494929.2025.2467914, con licenza CC BY 4.0. Traduzione realizzata da Complexe Systémique nell’ottobre 2026 con l’aiuto dell’intelligenza artificiale: il testo originale è stato tradotto in italiano e impaginato, il che costituisce una modifica dell’opera ai sensi della licenza. Le tabelle sono presentate sotto forma di elenchi (il loro contenuto è stato ripreso dalla pagina dell’editore); le appendici A e B non sono riprodotte. La traduzione non è stata realizzata né da chi firma l’articolo né dall’editore, che non rispondono del suo contenuto né di eventuali errori. Fa fede la versione originale.

Ripercorrendo i resoconti delle persone partecipanti sui modi in cui avevano cercato di proteggere le loro relazioni da influenze indesiderate o poco utili, ci è apparsa evidente l’intenzionalità di queste famiglie interreligiose ben riuscite.

William D. Stanford, Justin J. Hendricks, Ted G. Futris, Loren D. Marks e David C. Dollahite

Abstract

I matrimoni interreligiosi sono sempre più comuni, eppure la ricerca sulle loro dinamiche familiari e sulle fonti di influenza nel funzionamento familiare resta limitata. Analogamente, benché la ricerca metta in luce l’influenza della religione sui processi familiari, la maggior parte degli studi include soltanto coppie della stessa fede. Abbiamo quindi esplorato con metodo qualitativo le esperienze di 32 coppie interreligiose felicemente sposate, esaminando le loro fonti di orientamento nel matrimonio e nella genitorialità, le ragioni per cui respingono certe influenze e il ruolo della religione nel loro funzionamento familiare. Abbiamo individuato un tema relativo al rifiuto delle influenze esterne e cinque temi chiave, ossia fonti di influenza: l’uno l’altra/se stessi, la famiglia, le amicizie, i media e le figure professionali, e le fonti spirituali. I risultati sottolineano le somiglianze tra le coppie interreligiose e le famiglie statunitensi in generale, mettendo in luce la loro capacità di agire nella scelta delle fonti di influenza. Discutiamo le fonti religiose alla luce del quadro della spiritualità relazionale. Vengono discusse le implicazioni cliniche e le prospettive di ricerca futura.

Parole chiave: matrimonio interreligioso; genitorialità; religione; processi familiari; influenze contestuali

Negli ultimi cinquant’anni i matrimoni interreligiosi sono diventati sempre più comuni negli Stati Uniti. Man mano che cresce la quota della popolazione priva di affiliazione religiosa (Pew Research Center, 2015) e che il significato dell’appartenenza religiosa diventa più interiorizzato (Smith & Adamczyk, 2020), le persone hanno sempre più probabilità di entrare in relazione, e di legarsi sentimentalmente, con chi ha un’appartenenza religiosa diversa dalla propria. I sistemi familiari che nascono da queste unioni camminano spesso su una corda tesa tra aspettative religioso-culturali in competizione. La ricerca precedente si è concentrata soprattutto sul modo in cui le coppie interreligiose gestiscono convinzioni, obblighi e tradizioni religiose miste (Riley, 2013), oppure ha confrontato i loro esiti relazionali con quelli delle coppie della stessa fede (Hwang et al., 2019). Questi approcci, pur preziosi, aiutano poco a chiarire in che modo le tradizioni religiose presenti nella relazione influenzino il funzionamento familiare. Mentre costruiscono e mantengono la loro identità familiare unica, è probabile che le coppie interreligiose accolgano e respingano l’influenza religiosa in modi che possono distinguerle dalle coppie che condividono la stessa fede. La ricerca che esplora queste dinamiche nelle famiglie di fede condivisa (ad es. Essig et al., 2018) ha spesso adottato un approccio basato sui punti di forza per illustrare le vie attraverso cui la religiosità può giovare al funzionamento familiare (una possibilità ampiamente sostenuta sul piano empirico; Dollahite et al., 2019). Abbiamo seguito un approccio simile per lo studio presentato in questo manoscritto. Nello specifico, il presente studio adotta una metodologia qualitativa basata sui punti di forza per esplorare quanto riferiscono coppie interreligiose felicemente sposate sulle loro fonti di influenza e di orientamento nel matrimonio e nella genitorialità, sulle ragioni per cui respingono certe influenze, esaminando in particolare il ruolo che la religione svolge, se ne svolge uno, nei loro processi coniugali e genitoriali.

Rassegna della letteratura

Negli ultimi 60 anni gli Stati Uniti hanno conosciuto un netto aumento del numero di matrimoni interreligiosi, cioè di matrimoni in cui i partner si riconoscono in tradizioni religiose o spirituali diverse, oppure uno dei due si riconosce in una tradizione e l’altro no (Pew Research Center, 2015; Riley, 2013). Monahan (1971), riportando i dati del Current Population Study del 1957, indicava che i matrimoni misti (compresi quelli tra diverse denominazioni del cristianesimo protestante) rappresentavano il 17,5% dei matrimoni. Al contrario, lo studio Religious Landscape del Pew (2015) riportava che il 39% dei matrimoni celebrati negli Stati Uniti tra il 2010 e il 2014 era interreligioso, e che i matrimoni interreligiosi costituivano il 33% di tutti i matrimoni statunitensi al momento dello studio.

Definire il matrimonio interreligioso

Esaminare la diffusione del matrimonio interreligioso solleva un’importante questione di definizione. Nella letteratura si è sostenuto che, nella misura in cui ogni coppia unisce persone con una propria storia ed esperienza religiosa, ogni matrimonio potrebbe essere considerato interreligioso (Miller, 2013). Una simile prospettiva rischia però di minimizzare le reali differenze comunitarie e teologiche che possono esistere tra tradizioni di fede (Hughes, 2012). Per rispondere a questa questione, proponiamo di collocare le coppie lungo un continuum interreligioso, come quello rappresentato nella Figura 1. All’estremità sinistra dello spettro, e fuori dal continuum, collochiamo le coppie che frequentano la stessa congregazione e si riconoscono entrambe nella stessa tradizione di fede. Anche se questi partner possono dover gestire differenze riguardo a particolari credenze e aspettative, li consideriamo distinti dalle coppie interreligiose, poiché i loro impegni di fede non coinvolgono comunità religiose separate. Subito a destra di queste coppie abbiamo collocato quelle che si riconoscono nella stessa tradizione di fede ma frequentano congregazioni diverse. Poiché il legame con una comunità di fede è uno dei meccanismi attraverso cui la religiosità può influenzare il funzionamento familiare (Mahoney, 2010), riteniamo che queste coppie appartengano al continuum interreligioso. Al centro del continuum si trovano le coppie i cui membri appartengono a tradizioni distinte ma affini. Come osserveremo più avanti in questo manoscritto, alcune tradizioni di fede riconoscono un’affinità teologica con altre tradizioni specifiche (ad es. i cattolici romani riconoscono il battesimo, ma non gli altri sacramenti, dei cristiani protestanti; Catholic Church, 2000). Queste coppie possono dover gestire differenze significative riguardo ai riti e alla teologia, oltre alle questioni legate alla comunità religiosa; è però probabile che incontrino anche molte somiglianze tra i rispettivi sistemi di credenze. Infine, all’estremità del continuum, abbiamo collocato le coppie che appartengono a tradizioni religiose distinte (e per certi aspetti in conflitto). Queste coppie possono dover affrontare molte o tutte le questioni menzionate in precedenza. A queste può aggiungersi però un vissuto di tensione legato a visioni del mondo incommensurabili e a conflitti storici o contemporanei. È importante notare che includeremmo in questa categoria il numero in rapida crescita di matrimoni statunitensi in cui un solo partner si riconosce in una tradizione religiosa. Il Pew (Pew Research Center 2015) stima che queste unioni rappresentassero il 46% dei matrimoni interreligiosi. Per comprendere i modi in cui le coppie interreligiose vengono influenzate nelle loro relazioni familiari, il presente studio attinge a coppie esemplari lungo tutto lo spettro del matrimonio interreligioso.

Continuum dei matrimoni interreligiosi.
Figura 1. Continuum dei matrimoni interreligiosi.

Fonti di influenza sulle coppie interreligiose

Per comprendere come diverse fonti influenzino le famiglie interreligiose statunitensi, occorre anzitutto rilevare un cambiamento sociologico nel modo in cui la popolazione statunitense si rapporta in generale alla religiosità. L’aumento delle unioni interreligiose è coinciso, ed è probabilmente legato, a una tendenza generale alla secolarizzazione e alla deistituzionalizzazione religiosa negli Stati Uniti. Lo stesso rapporto del Pew (Pew Research Center 2015) citato sopra indica che le persone senza affiliazione religiosa costituiscono quasi un quarto della popolazione (22,8%, rispetto al 16,1% del 2007). In effetti, la crescita delle unioni interreligiose può dipendere in parte dalla crescente accettabilità della disaffiliazione religiosa. Tuttavia, anche per le coppie interreligiose in cui entrambi i partner mantengono un’identità religiosa, il cambiamento nel modo in cui la popolazione statunitense guarda alla religione può modificare il modo in cui le fonti religiose influenzano il loro funzionamento familiare. Man mano che la religiosità viene vista in termini sempre più personali che istituzionali, le persone si sentono probabilmente più libere di scegliere quali insegnamenti e tradizioni religiose mantenere (Smith & Adamczyk, 2020). Per le coppie interreligiose, che spesso subiscono una qualche forma di censura istituzionale, reale o percepita, per la loro unione religiosamente eterodossa (Riley, 2013), questo approccio personalizzato è probabilmente una parte importante del modo in cui gestiscono impegni potenzialmente in competizione. Queste famiglie stanno necessariamente forgiando una cultura familiare unica, che incorpora alcuni aspetti della loro comunità religiosa e ne respinge altri.

Il punto di vista delle istituzioni religiose sul matrimonio e sulle famiglie interreligiose

Per la maggior parte delle principali tradizioni religiose statunitensi, il matrimonio rappresenta un momento religioso importante (spesso centrale), con implicazioni spirituali significative (Marks, 2005). Non sorprende che questo livello di importanza si accompagni a definizioni molto precise di che cosa sia il matrimonio e a chi sia accessibile. Riley (2013) osserva che le principali tradizioni religiose differiscono sia nel divieto dei matrimoni interreligiosi sia nella misura in cui affrontano la questione a livello istituzionale. I cattolici romani, dopo il Concilio Vaticano II, possono ricevere il sacramento del matrimonio sposandosi al di fuori della Chiesa cattolica, ma solo se il partner appartiene a una tradizione cristiana o è di religione ebraica e la coppia ha ricevuto una dispensa episcopale (Paul, 1970). Analogamente, gli uomini musulmani possono sposare donne ebree o cristiane, ma non persone di altre tradizioni religiose (la questione relativa alle donne musulmane appare più ambigua; Bangstad, 2004). I membri della Chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli Ultimi Giorni possono sposare una persona di un’altra fede con una cerimonia civile, ma in tal caso non può essere loro concesso un «matrimonio eterno» (condizione necessaria per accedere al cielo più alto) (The Church of Jesus Christ of Latter-day Saints, 2011).

Nella sua rassegna su come le diverse tradizioni religiose affrontano il matrimonio interreligioso, Riley (2013) ha osservato che le tradizioni meno centralizzate (ad es. il cristianesimo protestante e l’ebraismo) tendono a non avere una posizione dottrinale chiara in materia. Le guide cristiane fondamentaliste ed evangelicali, per esempio, scoraggiano spesso il matrimonio al di fuori della propria fede, invocando il conflitto inevitabile che nascerà da credenze contrapposte o dalla questione di come crescere la prole; le denominazioni differiscono però nel grado di esplicitezza con cui affrontano l’argomento. Qualunque sia la loro specifica tradizione religiosa, le coppie interreligiose devono spesso camminare su una corda tesa culturale, integrando le influenze che desiderano mantenere e respingendo quelle che ritengono possano minare la loro relazione. Benché alcuni gruppi di ricerca abbiano esplorato il modo in cui le coppie interreligiose gestiscono i loro impegni religiosi (Miller, 2013; Riley, 2013; Shoaf et al., 2022), la questione di quali forze e quali voci queste coppie lascino influire sul loro funzionamento familiare non è ancora stata studiata.

Come la fede influenza il funzionamento familiare

Le tradizioni e le comunità religiose portano spesso con sé presupposti espliciti e impliciti su come sarà la vita familiare. Ci si può aspettare che le famiglie partecipino a riti particolari (ad es. matrimonio, battesimo, bar/bat mitzvah) o adottino comportamenti regolari (ad es. pregare cinque volte al giorno per i musulmani [salat; Essig et al., 2018], osservare la serata familiare in casa per i Santi degli Ultimi Giorni [Marks, 2004; Marks et al., 2020]). Ma ci si può anche aspettare che i membri della famiglia si relazionino tra loro in modi particolari. Numerose ricerche hanno collegato la religiosità familiare a processi familiari non religiosi (ad es. comportamenti genitoriali, modelli di comunicazione, distribuzione del lavoro; si vedano Goeke-Morey & Cummings, 2017; Mahoney, 2010; Mahoney et al., 2001; Petro et al., 2018). Nella maggior parte degli studi queste associazioni sono risultate positive, anche se con eccezioni significative (Dollahite et al., 2019).

Mahoney (2010), nel quadro della spiritualità relazionale, ha proposto tre meccanismi attraverso cui le credenze e le pratiche spirituali influenzano il funzionamento familiare: (a) un legame con il Divino, (b) l’integrazione in una comunità religiosa o spirituale e (c) il conferimento alle relazioni di un significato divino (un processo che Mahoney chiama santificazione della relazione). Per le famiglie interreligiose, sintetizzare queste influenze (in particolare là dove potrebbero essere in disaccordo) in un modello funzionale può essere una parte essenziale della riuscita della loro unione.

Uno dei principali ambiti di interesse per chi si occupa di scienze della famiglia, religione e spiritualità riguarda l’influenza che la fede esercita sulla relazione coniugale. La ricerca ha rilevato che i matrimoni tra partner religiosi sono più stabili (Latifa et al., 2021) e presentano in generale una maggiore soddisfazione relazionale (Stafford et al., 2014). Questi benefici si riducono però sensibilmente per le coppie interreligiose (Hwang et al., 2019). Per esempio, Lehrer e Chiswick (1993) hanno rilevato che, mentre le coppie di Santi degli Ultimi Giorni (SUG) della stessa fede avevano il 13% di probabilità di divorziare entro il quinto anno di matrimonio (il tasso più basso tra tutte le tradizioni religiose), le coppie interreligiose in cui un partner era SUG avevano il 40% di probabilità di divorziare entro il quinto anno, cioè un rischio triplicato. Altri studi hanno ottenuto risultati simili confrontando coppie della stessa fede e coppie interreligiose quanto al conflitto coniugale (Curtis & Ellison, 2002) e all’adattamento coniugale (Schramm et al., 2012). Questi studi sono tuttavia utili soprattutto per individuare in che cosa le coppie interreligiose differiscono da quelle della stessa fede, non per individuare i processi e le esperienze delle coppie interreligiose in quanto tali. Queste questioni richiedono ulteriori approfondimenti, in particolare perché un numero crescente di persone adulte negli Stati Uniti sceglie un’unione interreligiosa.

Religione e relazioni tra genitori e figli

Un altro importante ambito di ricerca riguarda il modo in cui la religiosità familiare influenza la relazione tra genitori e figli. Come per la ricerca sul funzionamento coniugale, la maggior parte dei risultati in questo ambito è positiva. Molte tradizioni religiose attribuiscono grande importanza alla relazione tra genitori e figli (Goeke-Morey & Cummings, 2017). Nella stessa direzione, è stato dimostrato che il coinvolgimento religioso favorisce la responsabilità paterna e una genitorialità proattiva (Wilcox, 2002) ed è associato a una maggiore coesione familiare (Brody et al., 1996) e a livelli più elevati di affetto fisico (Goeke-Morey & Cummings, 2017).

Gli effetti del funzionamento religioso sulla relazione tra genitori e figli non sono però sempre positivi. La religione può essere fonte di conflitto tra genitori e figli, o aggravarlo (Pearce et al., 2019), in particolare quando i genitori sono più impegnati sul piano religioso della prole (Hendricks et al., 2024; Stokes & Regnerus, 2009). Analogamente, Brelsford e Mahoney (2009) hanno riferito che le madri religiose possono triangolare con Dio contro i propri figli, con conseguenti aggressioni verbali e comportamenti di chiusura ostinata (stonewalling).

Il ruolo del disaccordo religioso in questi studi è significativo, in particolare per le coppie interreligiose, in cui i genitori hanno minori probabilità che la prole si riconosca nella loro tradizione religiosa (Bengtson et al., 2013). Riley (2013) affermava: «Decidere come crescere [religiosamente] i figli è probabilmente l’ostacolo più alto che i genitori interreligiosi devono affrontare» (p. 80). Questi risultati sollevano di nuovo la domanda: date le forti tensioni che i disaccordi religiosi possono imporre alle relazioni familiari, a quali fonti di orientamento attingono le famiglie interreligiose solide per affrontare queste sfide, quali influenze scelgono di respingere e quale ruolo, se ne ha uno, svolge la religione di ciascun partner nell’orientare il loro funzionamento coniugale e familiare?

Altre fonti di influenza sul funzionamento familiare

Mentre cercano un equilibrio tra convinzioni religiose diverse, è probabile che le coppie interreligiose bilancino anche altre fonti di influenza, tra cui quella della famiglia allargata e della comunità più ampia. La ricerca precedente ha indicato che le relazioni con persone esterne al nucleo domestico sono fonti di influenza particolarmente rilevanti per il funzionamento coniugale e genitoriale (Cochran & Niego, 2002). Di fronte a difficoltà relazionali, è probabile che le persone attingano a lezioni apprese da queste fonti esterne; può trattarsi di consigli espliciti (ad es. «non andare mai a letto arrabbiato con il tuo coniuge»), ma probabilmente anche di lezioni tratte dall’esperienza (ad es. «mio padre chiedeva sempre scusa quando sbagliava»). Le fonti di questa influenza possono essere familiari (ad es. genitori, fratelli e sorelle, nonni), comunitarie (ad es. amicizie, membri della comunità) o professionali (ad es. consulenti familiari, libri di auto-aiuto, programmi di educazione alla relazione). Proprio come per le influenze di fede, è probabile che le coppie cerchino consapevolmente di vagliare queste diverse fonti, accogliendo quelle in linea con i propri valori e respingendo quelle che non lo sono (Cochran & Niego, 2002).

La famiglia di origine svolge un ruolo cruciale nei successivi comportamenti relazionali e nei valori della prole. Bandura (1986) sosteneva che le interazioni all’interno della famiglia di origine costruiscono l’impalcatura delle aspettative e dei comportamenti nelle relazioni future. Questa teoria è stata sostenuta dalla ricerca empirica sia sui modelli di comportamento positivi (Whitton et al., 2008) sia su quelli negativi (Kerr et al., 2009). Queste trasmissioni non sono però deterministiche: le persone possono respingere consapevolmente l’influenza familiare (Bandura, 1986). La ricerca precedente ha rilevato che il partner, in particolare, può esercitare un’influenza moderatrice sui modelli generazionali (Conger et al., 2012; Schofield et al., 2017).

È inoltre probabile che le persone modellino le proprie credenze e i propri comportamenti su quelli di chi è loro più vicino, indipendentemente dalla parentela (Bandura, 1986). La ricerca sull’influenza delle reti sociali sui processi familiari suggerisce che le coppie ricevono un sostegno significativo nella relazione reciproca e con la prole (Rözer et al., 2016; Stanford et al., 2021). Kwon et al. (2013) hanno rilevato che le coppie inserite in una comunità di sostegno tendevano ad attingere a queste risorse per alleviare lo stress genitoriale. È importante notare che, a differenza dell’influenza familiare, le persone hanno anche un ampio margine di scelta riguardo alle fonti di influenza comunitarie. McPherson et al. (2001) hanno suggerito che le persone tendono ad associarsi a chi condivide i loro valori e le loro credenze. Per le coppie interreligiose, ciò può significare mantenere un legame con le proprie comunità religiose, ma anche forgiare nuove comunità esplicitamente interreligiose (Miller, 2013).

Un’ultima fonte di influenza per le famiglie statunitensi potrebbe essere definita guida esperta o professionale. I nuclei familiari statunitensi si rivolgono sempre più a queste fonti esperte per ricevere aiuto nelle relazioni (Stewart et al., 2016). Queste fonti possono assumere la forma di figure professionali della consulenza e della terapia, libri di auto-aiuto, podcast o programmi di educazione genitoriale. È possibile che le coppie interreligiose si appoggino a queste fonti per orientarsi nei processi coniugali e genitoriali in modo separato da un’influenza religiosa o spirituale.

Il presente studio

Il presente studio si basa sulla letteratura precedente ed esplora a chi si rivolgano le coppie interreligiose per orientarsi nel loro funzionamento familiare. Nello specifico, analizziamo interviste condotte con coppie interreligiose esemplari per individuare le fonti a cui attingono nel formare e mantenere i loro sistemi familiari. Poiché le coppie interreligiose vivono spesso in uno spazio liminale tra culture religiose, eravamo curiosi di vedere come coppie di lunga durata e molto soddisfatte gestissero queste fonti di orientamento e di influenza potenzialmente in competizione. Inizialmente le nostre domande di ricerca erano: «Da chi queste coppie interreligiose hanno accolto indicazioni sul funzionamento familiare?» (DR1) e «In che modo, se lo hanno fatto, hanno attinto ai loro impegni religiosi per orientarsi nelle loro relazioni?» (DR2). Durante l’analisi dei dati abbiamo cercato di restare attenti ai temi pertinenti e significativi riguardo a queste domande. Di conseguenza, in risposta alle interviste delle persone partecipanti, abbiamo aggiunto la seguente domanda di ricerca inattesa: «In quali condizioni hanno respinto l’influenza di fonti esterne?» (DR3).

Metodi

Campione e procedure

Le persone partecipanti al presente studio sono state reclutate tramite campionamento ragionato (Daly, 2008) e intervistate tra il 2018 e il 2019, ad eccezione di 3 interviste pilota complete. Adottando un approccio basato sui punti di forza (si veda Maton et al., 2004), abbiamo cercato coppie che dichiarassero (a) di far parte di un matrimonio interreligioso felice e stabile, (b) di crescere o di aver cresciuto insieme almeno un figlio o una figlia e (c) di includere almeno un partner fortemente religioso.1 Il reclutamento si è svolto attraverso tre canali successivi, fino a raggiungere il nostro obiettivo di 30 coppie. Per la prima ondata di reclutamento abbiamo utilizzato il panel professionale di Qualtrics per individuare coppie che soddisfacessero i nostri criteri e fossero disposte a partecipare a un progetto basato su interviste. Questo approccio non ha però prodotto il numero di coppie desiderato.

Per ampliare la ricerca, abbiamo contattato 143 gruppi, guide e organizzazioni religiose e interreligiose in tutti gli Stati Uniti attraverso vari canali, tra cui messaggi e post su Facebook, nonché i loro siti web o l’e-mail quando disponibili (si veda l’appendice A per l’elenco dei gruppi contattati). In queste comunicazioni abbiamo fornito informazioni sullo studio, compresi i criteri di partecipazione, e chiesto di segnalarci coppie interreligiose felicemente sposate disposte a partecipare, invitando i gruppi a trasmettere le nostre informazioni a potenziali partecipanti, che avrebbero poi potuto contattarci se interessati. La maggior parte delle persone partecipanti è stata reclutata in questo modo. È interessante notare che, sebbene solo sette dei 143 gruppi contattati avessero un legame con i Santi degli Ultimi Giorni, questi sono risultati involontariamente sovrarappresentati. Ciò è dovuto probabilmente all’affiliazione di alcuni membri del gruppo di ricerca alla Brigham Young University, un’istituzione sostenuta dalla Chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli Ultimi Giorni, che potrebbe aver reso i membri di quella comunità più disposti a partecipare. Questa sovrarappresentazione dei Santi degli Ultimi Giorni presenta tuttavia alcuni punti di forza, in parte perché la ricerca precedente ha indicato che le famiglie dei Santi degli Ultimi Giorni mostrano alcune delle disparità più marcate nella stabilità relazionale tra unioni della stessa fede e unioni interreligiose (Lehrer & Chiswick, 1993), e che i genitori Santi degli Ultimi Giorni possono dare al fatto che la prole si sposi all’interno della fede una priorità maggiore rispetto ai genitori di quasi ogni altra religione (Riley, 2013). Infine, due coppie che rispondevano in modo eccellente ai nostri criteri sono state reclutate tramite campionamento di convenienza (cioè attraverso conoscenze personali dei membri del gruppo di ricerca).

Dati demografici

Le statistiche descrittive del presente studio sono riportate nella Tabella 1. Il campione era composto da 31 coppie interreligiose sposate ed eterosessuali e da una persona vedova da poco, proveniente da un matrimonio interreligioso (N = 63). L’età delle persone partecipanti andava dai 31 anni a «oltre 75», con un’età media di circa 49 anni. Le persone partecipanti erano sposate in media da circa 20 anni, e la maggior parte delle coppie (n = 19) dichiarava di essere sposata da 15 anni o più. Le coppie dichiaravano di aver cresciuto o di crescere in media 3 figli. La maggior parte delle persone partecipanti era bianca (75,4%), mentre il resto del campione si riconosceva in diverse minoranze razziali ed etniche (ossia 9% nera o afroamericana, 6% ispanica, 5% asiatica, 2% filippina e 2% mediorientale). Il livello di istruzione andava inoltre dal diploma di scuola superiore al dottorato, con una mediana corrispondente a una laurea quadriennale. Come già osservato, le persone partecipanti sono state reclutate in tutto il Paese e il campione finale comprendeva persone di 14 Stati. È importante notare che il nostro campione copriva 7 delle 8 regioni socio-religiose degli Stati Uniti individuate da Silk e Walsh (2008): Mountain West (n = 7; 21,9%), Southern Crossroads (n = 5; 15,6%), Pacific (n = 6; 18,8%), Mid-Atlantic (n = 6; 18,8%), Midwest (n = 4; 12,5%), South (n = 3; 9,4%) e Northwest (n = 1; 3,1%); il New England era l’unica regione non rappresentata. Complessivamente, le persone partecipanti si riconoscevano in 14 tradizioni religiose o spirituali distinte. Le tradizioni più comuni erano quella dei SUG (Nindividui = 15; 23,4%), seguita dai cattolici romani (Nindividui = 12; 18,8%) e dalle persone senza affiliazione religiosa (Nindividui = 10; 15,6%). In totale, le coppie rappresentavano 19 combinazioni uniche di tradizioni di fede (si veda la Tabella 1). Delle 32 coppie interreligiose, cinque rientravano nella categoria che Hendricks (2023) definisce «divergent-interfaith» (interreligiose per divergenza): si trattava cioè di matrimoni nati all’interno della stessa fede e diventati interreligiosi nel tempo perché un partner aveva cambiato o lasciato la propria fede. Le restanti 27 coppie erano interreligiose fin dall’inizio, avendo cominciato la relazione e il matrimonio con appartenenze religiose diverse.

Tabella 1 — Dati demografici sulle tradizioni di fede.

Tradizione di fede: N (%); totale, mariti, mogli.

  • Tradizioni di fede individuali (n = 64a). Battista: totale 3 (4.7), mariti 2 (6.3), mogli 1 (3.1); buddhista: 1 (1.6), 1 (3.1), 0 (0.0); cattolica: 12 (18.8), 8 (25.0), 4 (12.5); cristianab: 3 (4.7), 0 (0.0), 3 (9.4); episcopaliana: 1 (1.6), 0 (0.0), 1 (3.1); Testimoni di Geova: 1 (1.6), 0 (0.0), 1 (3.1); ebraica: 7 (10.9), 3 (9.4), 4 (12.5); SUG: 15 (23.4), 3 (9.4), 12 (37.5); metodista: 2 (3.1), 1 (3.1), 1 (3.1); musulmana: 4 (6.3), 4 (12.5), 0 (0.0); presbiteriana: 1 (1.6), 0 (0.0), 1 (3.1); ortodossa russa: 1 (1.6), 1 (3.1), 0 (0.0); spirituale ma non religiosa: 1 (1.6), 0 (0.0), 1 (3.1).
  • Più tradizioni. Buddhista/SUG: 1 (1.6), 1 (3.1), 0 (0.0); cattolica/nessuna: 1 (1.6), 1 (3.1), 0 (0.0).
  • Senza affiliazionec. 10 (15.6), 7 (21.9), 3 (9.4).
  • Combinazioni di tradizioni di fede (n = 32). Battista | senza affiliazione: 1 (3.1); cattolica | battista: 1 (3.1); cattolica | cristiana: 1 (3.1); cattolica | ebraica: 5 (15.6); cattolica | musulmana: 1 (3.1); cristiana | musulmana: 1 (3.1); episcopaliana | cattolica: 1 (3.1); Testimoni di Geova | buddhista/SUG: 1 (3.1); ebraica | senza affiliazione: 2 (6.3); SUG | buddhista: 1 (3.1); SUG | cattolica: 2 (6.3); SUG | cattolica/nessuna: 1 (3.1); SUG | metodista: 2 (6.3); SUG | musulmana: 2 (6.3); SUG | ortodossa russa: 1 (3.1); SUG | senza affiliazione: 6 (18.8); non denominazionale | battista: 1 (3.1); presbiteriana | cattolica: 1 (3.1); spirituale/non religiosa | senza affiliazione: 1 (3.1).

a Una partecipante era rimasta vedova da poco al momento dell’intervista, per cui il numero delle persone intervistate è 63. Ha però fornito i dati demografici del marito defunto. Queste informazioni sono riportate sopra per illustrare le dinamiche a livello di coppia. b Comprende le persone che si sono definite «cristiane» o «non denominazionali». c Comprende le persone che si sono definite «atee», «agnostiche» o «senza affiliazione».

Processo di intervista

Le coppie hanno partecipato a interviste semistrutturate online condotte da personale formato. Quando possibile, le coppie sono state intervistate insieme (la partecipante vedova e un’altra coppia sono state intervistate individualmente). Ogni persona partecipante ha ricevuto come compenso una carta regalo elettronica da 35 dollari. La traccia di intervista comprendeva 25 domande (si veda l’appendice B) volte a esplorare le esperienze della coppia, in particolare riguardo alla formazione dell’unione, al suo mantenimento e alla genitorialità. Tra le domande figuravano, per esempio: «Nel cercare di essere un buon coniuge e un buon genitore, da chi o da dove cercate una guida?» e «Le vostre convinzioni più profonde vi hanno aiutato quando i vostri figli erano in cerca di senso o di orientamento? Se sì, in che modo?». Delle 25 domande, circa 15 sono state adattate da uno studio precedente condotto dai responsabili principali della ricerca su matrimoni di fede condivisa fortemente religiosi (Dollahite et al., 2023). Ciò è stato fatto per esplorare contrasti e punti comuni tra coppie di fede condivisa e coppie interreligiose. Le restanti 10 domande sono state elaborate con cura seguendo le indicazioni di Marks (2015). Questo processo ha comportato un’ampia revisione della letteratura esistente e l’individuazione di lacune di ricerca cruciali da colmare. Tra queste figuravano la comprensione dei punti di forza dell’essere in un matrimonio interreligioso, del modo in cui le coppie interreligiose risolvevano le differenze religiose nel loro matrimonio e di come affrontavano le questioni di socializzazione religiosa con i figli.

Le interviste sono durate da 33 a 187 minuti (M = 91 minuti; SD = 35 minuti) e sono state trascritte parola per parola. Durante le interviste, sia la moglie sia il marito hanno avuto la possibilità di rispondere a ogni domanda. La possibilità di rispondere per primi si alternava di norma a ogni domanda, in modo che entrambi avessero le stesse opportunità di condividere narrazioni ed esperienze pertinenti. Di conseguenza, le 31 interviste in cui sono stati intervistati sia i mariti sia le mogli hanno mostrato un buon equilibrio: i mariti hanno contribuito in media con 5.229 parole per intervista e le mogli con 5.678 parole per intervista.

Procedure di analisi

Data la necessità di una comprensione approfondita delle esperienze delle coppie interreligiose nel modo in cui accolgono e respingono le fonti di influenza sul loro matrimonio e sulla loro genitorialità, nonché la natura esplorativa della nostra ricerca (Daly, 2008; Marks, 2015), la ricerca qualitativa si è rivelata particolarmente adatta. Adottando metodi qualitativi abbiamo potuto addentrarci nelle complessità e nelle sfumature di questo fenomeno, cogliendo dalle persone partecipanti intuizioni ricche e significative. Nelle scienze sociali gli studi qualitativi sono spesso criticati per la loro soggettività e la mancanza di rigore scientifico (Marks, 2015). Pur ritenendo un errore presupporre una perfetta corrispondenza tra gli standard della ricerca quantitativa e quelli della ricerca qualitativa, riteniamo che il lavoro qualitativo debba essere sistematico ed esaustivo. A tal fine, le nostre analisi di codifica tematica sono state condotte con un approccio iterativo e di gruppo, simile a quello descritto da Marks (2015). L’analisi si è svolta in sei fasi e ha seguito un processo ripetuto di sviluppo di un codebook basato sulla saturazione e di codifica basata sul codebook, con un’analisi sistematica di gruppo condotta con il software NVivo (Allsop et al., 2022; Bernard et al., 2016).

Nella prima fase, due assistenti di ricerca hanno condotto in modo indipendente una codifica aperta delle interviste fino al raggiungimento della saturazione teorica2. I primi temi di livello superiore sono stati ricavati per consenso tra le persone incaricate della codifica e sulla base di un’analisi numerica del contenuto dei concetti della codifica aperta, valutando la frequenza e la salienza dei codici all’interno delle interviste e tra di esse. Chi codificava si incontrava regolarmente per rivedere e discutere i codici, accorpando i concetti quando necessario per eliminare sovrapposizioni significative di codifica o di significato. Da questo processo è nato un codebook contenente 11 temi generali. Nella seconda fase, tutte le 32 interviste sono state codificate due volte (ossia ogni intervista è stata analizzata da due persone) con questo codebook. Le divergenze tra le coppie di codifica sono state risolte per consenso facendo riferimento al codebook. Il presente studio si basa su uno di questi temi, «fonti di influenza, orientamento ed esempio per le coppie interreligiose», che comprendeva in totale 298 riferimenti tratti da tutte le 32 interviste. Questi 298 riferimenti hanno costituito la fonte dei dati per le due fasi di analisi successive.

Nella terza fase dell’analisi, quella che Allsop et al. (2022) chiamerebbero «deep dive method» (metodo di immersione profonda), il primo e il secondo autore hanno codificato in modo aperto e indipendente i riferimenti individuati nella seconda fase, fino a raggiungere di nuovo la saturazione teorica. Si sono poi incontrati per confrontare e sintetizzare i risultati e sviluppare un codebook. Abbiamo cercato di cogliere l’intera gamma delle risposte, comprese le situazioni in cui le coppie non cercavano né accoglievano indicazioni, o in cui gli impegni religiosi avevano un ruolo scarso o nullo nelle loro relazioni. Il codebook risultante ha individuato quattro temi di medio livello, due dei quali sono al centro del presente studio: «Influenza accolta/ricercata» e «Influenza respinta». Nella quarta fase, il primo e il secondo autore hanno codificato tutte le interviste con questo codebook. Si sono incontrati regolarmente per risolvere i disaccordi per consenso e aggiornare il codebook quando necessario. Questo processo ha prodotto 110 riferimenti relativi all’«Influenza accolta/ricercata» e 69 riferimenti relativi all’«Influenza respinta». Gli autori hanno stabilito che il tema «Respinta» era sufficientemente definito sulla base dell’analisi numerica del contenuto. I 110 riferimenti relativi all’«Influenza accolta/ricercata» hanno costituito la fonte dei dati per le ultime due fasi di analisi.

Infine, il primo e il secondo autore hanno sviluppato un codebook (fase 5) per i sottotemi del tema «Influenza accolta/ricercata», con un processo simile a quello descritto per le fasi uno e tre. Questo codebook finale è stato poi utilizzato per codificare tutti i riferimenti di ciascun sottotema. I sottotemi individuati all’interno del tema «Influenza accolta/ricercata» corrispondono direttamente alle diverse fonti di influenza che, secondo quanto riferito, hanno plasmato il matrimonio e la genitorialità di queste coppie interreligiose. Poiché questi sottotemi riguardavano i tipi di fonti (ad es. amicizie o fonti spirituali) che potevano influenzare una coppia, e poiché una stessa fonte poteva avere più ruoli (ad es. una coppia ha riferito di essere stata influenzata da un podcast di ispirazione religiosa [fonte spirituale] dedicato a fornire indicazioni sulle relazioni [fonte professionale]), abbiamo ammesso sovrapposizioni tra i temi quando giustificate. Abbiamo condotto in NVivo una matrix coding query per esaminare la sovrapposizione tra i codici in base al numero di parole codificate in un insieme di codici concomitanti. Delle 10 possibili combinazioni concomitanti tra due qualsiasi dei cinque codici, abbiamo rilevato che tra il 16,9% e il 36,5% delle parole codificate in due codici qualsiasi si sovrapponeva. Dall’esame dei dati è emerso che la maggior parte delle sovrapposizioni era dovuta a persone che menzionavano più di un codice nella stessa frase (ad es. descrivendo nella stessa frase come cercavano indicazioni dai propri genitori e anche dalle amicizie), con la frase intera codificata nelle rispettive categorie, e non al fatto che la stessa fonte agisse in più vesti. Gli autori hanno codificato i dati in modo indipendente, condotto in NVivo una coding comparison query e calcolato un Kappa ponderato per valutare l’accordo tra codificatori. Il valore di Kappa risultante, .82, indicava un accordo molto forte (McHugh, 2012).

Riflessività

Le dichiarazioni di riflessività, ossia il riconoscimento della propria relazione con l’oggetto di studio, sono un aspetto importante e consolidato della ricerca qualitativa, in cui chi conduce la ricerca funge al tempo stesso da osservatore e da strumento di analisi (Daly, 2008). Per quanto riguarda la nostra relazione con il presente studio, vi sono diversi punti importanti di connessione e di distanza. Gli autori di questo articolo sono tutti uomini, tutti bianchi e tutti operanti in contesti di formazione universitaria post-laurea, e ciascuno di questi elementi può ostacolare la nostra comprensione delle dinamiche riferite dalle persone partecipanti. Vi sono però anche importanti punti di connessione. Ciascuno degli autori è sposato e sta crescendo, o ha cresciuto, dei figli. Diversi autori sono stati o sono attualmente in un matrimonio interreligioso. Uno è stato cresciuto da una coppia interreligiosa, e i genitori di un altro sono diventati una coppia interreligiosa nel corso di questo studio. Inoltre, come gruppo, rappresentiamo diverse tradizioni di fede, tra cui la Chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli Ultimi Giorni, l’assenza di affiliazione religiosa e diverse tradizioni all’interno del cristianesimo protestante. Alcuni membri del gruppo sono attivi spiritualmente ma non religiosamente; altri sono membri ordinati del clero. Nel corso di questo progetto ci siamo appoggiati a queste differenze per ampliare la nostra comprensione dei processi descritti dalle persone partecipanti.

Risultati

I risultati delle nostre analisi sono presentati nella Tabella 2 e discussi in dettaglio qui di seguito. Quasi tutte le coppie (n = 30; 93,8%) hanno parlato di accogliere o cercare indicazioni per le loro relazioni familiari, e il tema compariva in media quasi quattro volte per intervista (nriferimenti = 110; M = 3.7 riferimenti per intervista). Le coppie hanno riferito di cercare orientamento e sostegno presso altre persone su un’ampia gamma di questioni coniugali e genitoriali. Tra queste, senza esaurirle: gestire le dinamiche complesse tra religione e famiglia, risolvere efficacemente i conflitti, gestire le questioni economiche, coltivare l’impegno verso il coniuge, affrontare le sfide di un nuovo matrimonio e delle famiglie ricomposte, favorire legami familiari solidi, aiutare figli in difficoltà o difficili, promuovere uno sviluppo positivo nell’adolescenza e chiedere consigli su strategie educative efficaci in una varietà di ambiti, dalla trasmissione dei valori ai bisogni fondamentali come il sonno.

Tabella 2 — Analisi numerica del contenuto per temi e sottotemi.

Tema: numero di coppie (totale = 32); riferimenti.

  • Accolta o ricercata. 30; 110.
  • Fonti familiari. 24; 37.
  • Amicizie e conoscenze. 22; 37.
  • Interne. 18; 31.
  • Media e fonti professionali. 16; 28.
  • Fonti spirituali. 24; 53.
  • Respinta. 23; 69.

È interessante notare che quasi tre quarti delle coppie (n = 23; 71,9%) hanno riferito anche di aver respinto delle influenze. Le fonti di influenza respinte sono state quindi trattate come un tema distinto (tema 1). Come già osservato, il tema dell’influenza accolta è stato poi sottocodificato in base alla relazione della fonte con le persone partecipanti. Le coppie hanno riferito di essere state influenzate o di aver cercato indicazioni l’una nell’altra o in se stesse (tema 2), nella famiglia (tema 3), nelle amicizie (tema 4), nei media e nelle figure professionali (tema 5) e nelle fonti spirituali (tema 6). Ciascuno dei sei temi è presentato qui di seguito con dati testuali delle persone partecipanti. Nel presentare ogni tema ci sforziamo di restare il più vicino possibile alle parole e alle descrizioni delle persone partecipanti. Abbiamo scelto citazioni che, a nostro avviso, delineano i contorni o le diverse caratteristiche di ciascun tema. Queste caratteristiche non vanno intese come sottotemi individuati empiricamente: sono state selezionate per il loro valore esemplare, perché riecheggiano sentimenti espressi da altre persone intervistate o perché offrono una prospettiva o un approccio unico al tema.

Tema 1: filtrare la fede e respingere le influenze sul funzionamento familiare

Quando chiedevamo alle coppie di descrivere come le relazioni chiave avessero influenzato i loro processi coniugali e genitoriali, le persone partecipanti rispondevano spesso raccontandoci come avessero impedito ad altre persone di influenzarle. In totale, 23 delle 32 coppie intervistate (72%) hanno riferito di aver respinto l’influenza di fonti esterne, di solito familiari o amicizie particolari, con una media di tre rifiuti per coppia. Dianna3, cattolica, ha messo in luce una motivazione comune di questo rifiuto, la credibilità: «Un altro buon consiglio me l’ha dato una … mentore, che mi ha detto: “Non accettare mai consigli da qualcuno più incasinato di te.”… [Q]uindi, se quella persona non è nella situazione in cui vorresti essere tu, lascia perdere il consiglio.»

Un’altra ragione frequente per respingere un’influenza riguardava specificamente i genitori delle persone partecipanti e il modo in cui erano cresciute. Annabelle, Santa degli Ultimi Giorni, ha parlato per esempio della difficoltà di non ripetere l’ostilità a cui aveva assistito da bambina tra i suoi genitori:

Be’, per quanto mi riguarda, sto davvero cercando di non ripetere i comportamenti dei miei genitori … è davvero la mia preoccupazione principale … Ed è proprio difficile, perché sono figlia unica, e loro sono davvero il mio principale punto di riferimento quando si tratta di fare il genitore.

Ci interessavano in particolare i casi in cui il rifiuto dell’influenza riguardava l’impegno di fede della coppia o il suo carattere interreligioso. Le persone partecipanti menzionavano spesso i loro impegni di fede a proposito del rifiuto di un’influenza (30 dei 69 riferimenti codificati come rifiuto dell’influenza menzionavano concetti o esperienze legati alla fede). Il più delle volte, gli impegni, gli insegnamenti o le comunità di fede venivano menzionati come alternativa alla fonte di influenza respinta (si veda il tema «Fonti spirituali»).

Vi erano però anche casi in cui a essere respinta era l’influenza della fede, o di persone di fede. Un’analisi post hoc ha rivelato che oltre un quarto (27,5%; Nriferimenti = 19; Ncoppie = 9) dei riferimenti delle persone partecipanti al rifiuto dell’influenza riguardava il rifiuto dell’influenza di un elemento della fede o della religione sulla loro relazione. John, che non si riconosceva in alcuna tradizione di fede ma era sposato con Maddie, battista, ha riferito: «Abbiamo questi altri amici religiosi … insistono sempre, hanno sempre un’opinione su tutto … sono tra le persone più religiose che conosco, e di sicuro non voglio essere come loro né avere la relazione che hanno loro, capisci?» Questo schema era particolarmente frequente quando la coppia percepiva che la potenziale fonte (spesso i genitori) disapprovava il suo orientamento di fede misto.

È interessante notare che uno dei modi in cui le persone partecipanti risolvevano questa tensione era il ricorso alle proprie convinzioni teologiche. Nella citazione seguente, Leah, Santa degli Ultimi Giorni, racconta che da quando suo marito, Peter, si è convertito al buddhismo, si è sentita spesso fuori sintonia con le aspettative della sua comunità di fede sulla vita familiare. Risolve però questa tensione ricordando a se stessa l’insegnamento della sua tradizione secondo cui il Padre Celeste è un genitore amorevole. Ha detto:

[D]i solito il momento in cui mi arrabbio di più [è] la domenica [in chiesa], perché sembra così tanto un «e adesso entri nello stampo». Io non credo che il Signore agisca così. Non credo che il Suo amore sia così…. E che [i miei figli sentano queste cose] mi preoccupa, mi inquieta e mi fa arrabbiare, perché il Padre Celeste [è] un genitore perfetto, giusto? Ci ha lasciato venire quaggiù e ci lascia sbagliare … e ci lascia ritrovare la strada verso di lui.

Ripercorrendo i resoconti delle persone partecipanti sui modi in cui avevano cercato di proteggere le loro relazioni da influenze indesiderate o poco utili, ci è apparsa evidente l’intenzionalità di queste famiglie interreligiose ben riuscite. Questo concetto sarà una parte importante della discussione che segue, ma prima passiamo agli altri temi, che riguardano tutti fonti da cui le persone partecipanti hanno effettivamente riferito di accogliere un’influenza.

Tema 2: influenze interne alla famiglia: guidati da me stesso, dal mio coniuge e dai nostri figli

I restanti cinque temi riguardavano tutti fonti da cui le coppie hanno effettivamente accolto un’influenza. Paradossalmente, una fonte menzionata da oltre la metà delle coppie (n = 18) erano le coppie stesse. Molte persone partecipanti hanno riferito che una delle forze determinanti nella relazione reciproca e/o con i figli era interna alla famiglia: la persona stessa, il partner o, meno spesso, i figli. Come il tema del «rifiuto», questo schema ha sorpreso il nostro gruppo di ricerca, poiché ci aspettavamo di sentir parlare di fonti esterne. Molte persone partecipanti, però, erano categoriche: si fidano soprattutto della propria guida interiore e si ascoltano a vicenda. Alla domanda su dove cercasse una guida, Dawn, una moglie senza affiliazione religiosa, ha risposto: «Io. La mia fonte sono io.» Per alcune persone partecipanti, questo processo significava imparare a fidarsi del proprio intuito. Rachel, Santa degli Ultimi Giorni, l’ha detto così: «Non vado a cercare l’influenza di qualcun altro … perché ognuno è diverso, capisci cosa intendo? Non voglio essere come Chloe e Charles, perché loro sono Chloe e Charles, io non sono Chloe [né] Charles.»

Per la maggior parte delle coppie che hanno riferito questo tema, anche il coniuge era un’importante fonte di orientamento. Il marito agnostico di Rachel, Cole, ha proseguito così:

Cole: Io non leggo libri sulla genitorialità e non penso «che cosa farebbe Tizio in questa situazione?» … Parlo semplicemente con Rachel e dico: «Ok, in base a quello che succede con i nostri figli, secondo te che cosa è meglio per loro?» In pratica guardiamo solo a quello che sentiamo sia meglio per i nostri figli.

Rachel: … Credo che in passato ci saremmo rivolti ai nostri genitori. Ma adesso … ci rivolgiamo l’uno all’altra.

[Mark e io] eravamo bravissimi a parlare delle cose e a cercare risposte insieme. Ci sostenevamo davvero a vicenda. … [Una volta] i bambini lasciavano roba in giro per tutta la casa e io stavo impazzendo, così abbiamo cominciato a mettere in pratica delle cose che riducessero quella tensione. … facevamo riunioni di famiglia ogni settimana e parlavamo di cosa funzionava nella nostra famiglia e cosa no, sia per i figli sia per i genitori, e questo ci ha davvero aiutato a capire come fare.

Abdul e Cathleen, una coppia musulmano-cristiana, hanno raccontato di un bambino della scuola della figlia che le stava comprando un regalo. Abdul ha detto:

Allora, la mia reazione da genitore è stata: «Lui non può competere con il mio budget perché va all’asilo, quindi te ne compro di più io.» … e Cathleen fa: «Be’, secondo me il modo di affrontarla è parlare del valore che dai a te stessa e di chi sei come persona» … Quindi, in un certo senso, mi rimetto alla sua logica e alle sue facoltà di ragionamento… quando le mie vanno a farsi benedire perché mi sento intimidito da un bambino di cinque anni.

Pur divertente, questa storia illustra anche un tema ricorrente. Quando chiedevamo a chi si rivolgessero per orientarsi nell’essere un buon genitore o un buon partner coniugale, molte persone partecipanti indicavano, letteralmente o in senso figurato, l’una l’altra.

Tema 3: influenze generazionali e della famiglia allargata sul matrimonio e sulla genitorialità

Una larga parte delle coppie (75%; n = 24) ha riferito che la famiglia di origine di uno o di entrambi i partner aveva influenzato il modo in cui si relazionavano tra loro e con la prole. In generale, i riferimenti all’influenza familiare erano positivi (con alcune eccezioni: si veda il tema «Respinta»). Le persone partecipanti citavano spesso i genitori come esempio di come lavorare insieme come coppia o crescere i figli. Talvolta questa guida assumeva la forma di valori trasmessi di generazione in generazione. Rose, metodista, ha espresso bene questo sentimento: «Sono molto legata alla mia famiglia, e i miei nonni e i miei genitori sono tutti sposati … Ho visto che nel matrimonio devi metterci tutto e non mollare mai.»

Altre volte la guida era più pragmatica. Per esempio, Jocelyn, parte di un’unione ebraico-cattolica, ha riferito di seguire intenzionalmente l’esempio della madre nel celebrare le festività ebraiche con i figli.

Quando ero piccola la gente mi chiedeva: «Non ti sembra di esserti persa Babbo Natale, gli alberi di Natale e tutto il resto?» E no, non l’ho mai sentito davvero, perché mia mamma le rendeva … una cosa così importante in casa nostra, ed era tutto così festoso, così bello … Volevo continuare questa cosa con loro, e così facciamo.

Alcune coppie hanno riferito anche di aver attinto a fonti familiari nei momenti di bisogno, in particolare quando le responsabilità genitoriali diventavano schiaccianti. Maddie ricordava un periodo in cui facevano fatica a tenere in piedi il matrimonio mentre crescevano i figli, uno dei quali conviveva con una disabilità medica. Ha detto:

I suoi genitori sono stati un sostegno enorme per noi … i suoi genitori … venivano ogni sabato sera. [Uno dei figli] e la nonna avevano il loro appuntamento, e il nonno e [l’altro figlio] restavano a casa. Così avevamo tipo quattro ore in cui potevamo uscire, e sappiamo che se non avessimo avuto quegli appuntamenti regolari … sappiamo senza ombra di dubbio che siamo la famiglia che siamo grazie ai suoi genitori.

La famiglia allargata era la seconda fonte di influenza e di orientamento più citata dalle persone partecipanti. Non tutte, però, riferivano legami familiari positivi, e anche chi li aveva si appoggiava spesso anche ad altri sistemi di sostegno. Il tema successivo riguarda le relazioni extrafamiliari a cui le persone partecipanti hanno riferito di rivolgersi.

Tema 4: cercare la guida dei pari e la comunità per orientarsi nel matrimonio e nella genitorialità

Oltre alla famiglia, molte coppie (n = 22; 69%) sembravano cercare e trarre risorse da relazioni di amicizia con persone che condividevano i loro valori e potevano offrire sostegno, in particolare nella genitorialità. Per molte di queste coppie, le amicizie avvicinavano la coppia o la famiglia. Per esempio, Esther e Matthew, una coppia cattolico-ebraica, hanno riferito di aver chiesto intenzionalmente consiglio ad altre coppie interreligiose, soprattutto all’inizio della loro relazione. Hanno spiegato: «Abbiamo un bel po’ di amici che sono in una situazione simile e abbiamo [chiesto] i loro consigli, capisci? Come fanno loro. Si può dire che abbiamo fatto i compiti … non siamo andati a braccio.» Le persone partecipanti hanno menzionato anche la ricerca esplicita di consigli sulla genitorialità, come Ingrid, SUG, che ha affermato: «Mi vedo con altre mamme di continuo e … le chiacchiere tra mamme sono sempre tipo … “tu che fai quando tuo figlio fa questo o quello?” … C’è un enorme scambio di idee tra mamme.»

D’altra parte, vi erano anche casi in cui l’influenza delle amicizie sulla coppia era più ambigua. Alcune persone partecipanti hanno riferito che le loro relazioni esterne influenzavano la coppia offrendo una via alternativa per coltivare i propri interessi senza il coniuge, come Cole, che ha lasciato la Chiesa SUG dopo aver sposato Rachel, e che ha detto:

Devi avere qualcuno con cui comunicare … [O]gni volta che tiravo in ballo con Rachel [i miei dubbi sulla fede], litigavamo … Ho dovuto cercare altri modi per comunicare. Mi sono appassionato ai podcast e ai gruppi Facebook, e per me è stato un buono sfogo … In quel modo ho una comunit[à].

La citazione precedente mette in luce gli esiti contrastanti che le persone partecipanti descrivevano talvolta riguardo alle loro relazioni extrafamiliari. Se da un lato i legami esterni di Cole gli offrivano una via per approfondire i suoi interrogativi sulla fede, dall’altro gli permettevano anche di farlo senza Rachel, il che può aver avuto o meno conseguenze positive per la loro relazione di coppia. Il tema successivo riguarda un tipo diverso di fonte, fondata sulla funzionalità più che sulla relazione.

Tema 5: valorizzare i media e le fonti professionali per una genitorialità e un matrimonio migliori

Abbiamo rilevato che metà delle persone partecipanti (n = 16 coppie) ha riferito di essere stata plasmata da ciò che abbiamo definito in senso lato media e fonti professionali, un’influenza più distale. Questo tema si applicava quando la credibilità della fonte si fondava sulla sua formazione accademica o professionale, anziché (o oltre che) sul suo legame spirituale, familiare o relazionale con la coppia. Molte persone si rivolgevano a questa fonte leggendo libri sul matrimonio, in particolare sul matrimonio interreligioso, e libri sulla genitorialità. Per esempio, alla domanda sui sistemi di credenze trasmessi ai figli, Edna e Shawn, una coppia ebraico-cattolica, hanno detto: «Leggevamo libri di Wayne Dyer, e Shawn scriveva belle massime su piccoli post-it e li attaccava agli specchi del bagno [dei figli] … [Le convinzioni che abbiamo trasmesso] venivano da tante direzioni diverse.»

Altre coppie hanno parlato del ricorso a fonti professionali per necessità. Per esempio, Joanna, moglie in un’unione tra una persona ebrea e una senza affiliazione religiosa, ha riferito che la sua terapeuta personale l’aveva esortata a cercare aiuto per la famiglia. Ha detto:

Abbiamo cominciato una terapia familiare quando [nostra figlia] aveva circa due anni e mezzo perché … la mia terapeuta mi ha detto: «Sembra che tu stia deragliando e che ti serva aiuto per rimettere il treno sui binari.» … [La terapia] ci ha insegnato a essere genitori. … ci ha dato dei quadri di riferimento perché lei capisse come gestire le proprie emozioni e perché noi capissimo come gestire noi stessi e lei. … La terapia ci ha davvero aiutato.

Alcune coppie hanno menzionato la ricerca di una guida professionale specificamente per migliorare la propria genitorialità. Talvolta questa guida passava per fonti mediatiche online come articoli e podcast, come nel caso di Cassandra, una madre SUG, che ha detto:

Qualsiasi tipo di aiuto professionale che seguo [è uno] che offre consigli gratis (ride). Mio marito è tirchio e non vuole pagare (ride)! Penso in particolare a … [una] cosa su Instagram [che seguo] dove [una coach per genitori] lancia piccole sfide e dà consigli per accompagnare i figli nelle emozioni. Sono un sacco di informazioni davvero buone.

Abbiamo fatto un seminario di due giorni … credo che abbia avuto un impatto enorme in quel periodo della nostra vita, quando il nostro figlio maggiore stava un po’ deragliando, e ci ha allontanato da un modo di pensare piuttosto semplicistico, «come aggiustiamo nostro figlio?», per portarci verso un approccio più olistico [alla] famiglia e alle relazioni …. È stato davvero utile.

Tema 6: rafforzare i legami familiari interreligiosi intrecciando le influenze spirituali

Arriviamo infine a un tema di interesse centrale, l’influenza delle fonti spirituali. Questo tema compariva nella maggior parte delle interviste (n = 24; 75%). Poiché i ruoli spirituali coesistono spesso con altre dinamiche relazionali (ad es. in molte tradizioni i genitori hanno verso i figli obblighi spirituali oltre che genitoriali), abbiamo avuto cura di codificare solo i casi in cui l’influenza esercitata era di natura spirituale. Delle 110 citazioni codificate come «Fonti di influenza accolte/ricercate», quasi la metà (n = 53; 48%) conteneva riferimenti a influenze legate alla fede. La fonte specifica di queste influenze andava dal Divino agli insegnamenti e alle guide religiose, fino alle interazioni con la comunità di fede, e comprendeva spesso la tradizione di fede del coniuge.

Uno dei modi più comuni in cui le coppie riferivano di cercare l’influenza di fonti spirituali era la preghiera diretta o l’invocazione del Divino. I genitori riferivano di pregare per i figli, per se stessi e per il coniuge. Naomi, Santa degli Ultimi Giorni sposata con James, cattolico, ricordava un periodo in cui aveva chiesto l’aiuto divino per una situazione lavorativa che ostacolava la sua relazione con i figli. Ha detto:

[P]iù lavoravo, più … cominciavo a mettere altre cose prima dei bambini … Allora sono andata dal Padre Celeste e ho detto … «appena aiuti [James] a ottenere un aumento, mi licenzio.» E poi ho fatto un sogno… una persona si lanciava da una scogliera e non vedeva il fondo e … qualcosa sbucato dal nulla in qualche modo la prendeva al volo e… ho imparato cos’è la fede … E io: «Ah, mi licenzio io, e poi tu lo rendi possibile economicamente. Accidenti, questo modo non mi piace.» Quindi, … mi sono licenziata, e dopo non ho più lavorato per 24 anni.

Anthony, cattolico sposato con una persona episcopaliana, ha evocato un tema simile parlando della preghiera come parte essenziale del suo essere genitore: «In un certo senso sei lì da solo. Quindi se ti rivolgi a Dio, a Gesù, allo Spirito Santo … o a tutti e tre … [questo] ti toglie un sacco di pressione … perché … spiritualmente, non sei lì da solo a farlo.» In entrambi questi casi, e nei molti altri che rappresentano, era chiaro che un gran numero di persone partecipanti considerava l’affidarsi al Divino un aspetto di importanza cruciale del proprio essere genitore.

Oltre alla preghiera, molte persone partecipanti hanno riferito di attingere agli insegnamenti della propria tradizione religiosa per orientare le proprie pratiche relazionali. In questa linea, richiamando l’insegnamento del profeta Maometto secondo cui «il paradiso è ai piedi della madre», Navesh, musulmano sposato con Ana, cattolica, ha detto:

[C]i sono cose come l’importanza di tua madre, o dei tuoi genitori, nell’Islam …. Sai, il paradiso è ai piedi di tua madre … L’importanza [di Ana] e il suo ruolo di mamma sono importantissimi, e nella mia testa la metto su un piedistallo, giusto? Per via di come questa cosa mi è stata martellata in testa.

Alcune persone partecipanti hanno parlato dell’influenza degli insegnamenti religiosi in modo più pragmatico. Per esempio, Ziva, cresciuta nel cattolicesimo ma che si considerava agnostica, ha riferito di trarre lezioni importanti sia dal cattolicesimo sia dall’eredità ebraica del marito.

Per noi è molto importante, il venerdì sera con il pasto dello Shabbat, non essere in conflitto… Penso che gli insegnamenti dell’ebraismo sul matrimonio, gli insegnamenti del cattolicesimo sul matrimonio, la comprensione sociale di ciò che fa un buon matrimonio e di ciò che non lo fa, ci orientino probabilmente più della pratica religiosa in sé. È una buona idea non andare a letto arrabbiati. È una buona idea tirare fuori le cose e poi chiuderla lì, e non continuare a voler piazzare quel puntino che senti di dover dire.

Un’altra via frequente dell’influenza spirituale sul funzionamento familiare passava per la comunità religiosa stessa. Le persone partecipanti hanno riferito più volte di rivolgersi alle loro congregazioni religiose per avere consigli sulla genitorialità, sostegno nella relazione e conferma dei valori. Annabelle, già citata e sposata con Yousif, musulmano, ha parlato del ruolo importante che la sua comunità di fede ha avuto nell’offrire loro modelli di riferimento alternativi. Ha detto:

Yousif fa sempre notare come i bambini in chiesa siano … educatissimi e … davvero gentili ed empatici, e penso che in parte sia perché sono esposti a queste cose nelle [lezioni di educazione religiosa] e in parte perché … i loro genitori rafforzano quei valori a casa. Quindi cerchiamo sempre di dare l’esempio con quel comportamento.

Analogamente, un’altra partecipante, Ada, ha riferito di trovare sostegno sia nel suo rione (congregazione) dei Santi degli Ultimi Giorni sia nella parrocchia (congregazione) cattolica del marito per i valori sociali che cercavano di trasmettere ai figli:

Entrambe le nostre congregazioni … la parrocchia cattolica e il rione mormone, sono davvero molto varie dal punto di vista razziale [ed] economico… [Q]uando vai in chiesa la domenica, il messaggio parla tantissimo di come … Gesù sia venuto sulla Terra per aiutare i poveri … e del fatto che siamo tutti uguali davanti a Dio e … so che, per me in particolare, questo influisce davvero molto su come cerco di crescere i nostri figli.

Se tutti facessero semplicemente quello che Gesù Cristo ha detto di fare, penso che il mondo intero sarebbe un posto straordinario… Siccome amo [Dianna], mi sono interessato davvero alla sua religione… E adesso vado spesso in chiesa con lei. Ci andrei se lei non ci fosse? No. D’altra parte, adesso che ci sono stato … ho imparato …

In effetti, questa citazione mette in luce una caratteristica che abbiamo notato in molte persone partecipanti, cioè un approccio alla fede aperto e non competitivo. Spesso le persone partecipanti consideravano la fede del partner una risorsa per la relazione di coppia. Per esempio, alla domanda su che cosa li aiuti ad attraversare i momenti difficili, Hans e Lorrain, una coppia metodista-SUG, hanno risposto che si sostenevano a vicenda con la preghiera e offrendosi spunti spirituali.

Hans: Ultimamente ci sono stati momenti stressanti e difficili. [Ci siamo appoggiati alla] preghiera e al sostegno reciproco, e a condividere i nostri punti di vista per aiutarci. Quand’è stato? Due giorni fa? Avevo avuto un inizio di giornata davvero pesante prima del lavoro e Lorraine voleva condividere con me un passo delle Scritture.

Lorrain: In realtà era una citazione del presidente Hinckley …

Hans: Ah, giusto… è stato proprio questa settimana.

Abbiamo trovato interessante sia che Lorraine ritenesse appropriato condividere la citazione, sia che Hans, pur trattandosi di una citazione esterna alla sua tradizione, l’abbia accolta come un sostegno. Pur non sostenendo affatto che tutte le persone partecipanti manifestassero questa caratteristica, questo tipo di scambio era comune. Nel complesso, le nostre coppie esemplari apparivano aperte l’una verso l’altra e disposte a condividere le tradizioni e gli insegnamenti importanti per il coniuge e a imparare da essi.

Discussione

Il presente studio si è concentrato su un’indagine qualitativa delle fonti che coppie interreligiose esemplari lasciano consapevolmente influire sul loro funzionamento coniugale e genitoriale. Per quanto riguarda lo studio delle fonti di influenza nel matrimonio interreligioso, attraverso un’analisi sistematica e di gruppo abbiamo individuato sei temi ricorrenti in quasi tutte le nostre interviste: uno relativo al rifiuto dell’influenza e cinque relativi alle fonti da cui le coppie hanno dichiarato di essere disposte a lasciarsi influenzare. In questa sezione cerchiamo di interpretare questi risultati alla luce della ricerca precedente su fede e funzionamento familiare.

Fonti di influenza accolte

La nostra prima domanda di ricerca riguardava chi le coppie interreligiose felicemente sposate lasciassero influire sul loro funzionamento familiare. Le persone partecipanti hanno riferito di cercare e/o accogliere indicazioni da quattro tipi distinti di fonti: se stesse, la famiglia, le amicizie e le figure professionali (le fonti spirituali saranno discusse più avanti). Per molti aspetti, questi risultati mettono in luce le somiglianze tra le persone partecipanti e le coppie religiosamente omogame. Indicando se stesse e il partner come fonti influenti, le persone partecipanti rispecchiavano quanto altri studi hanno rilevato esaminando le pratiche genitoriali più generali negli Stati Uniti. Diversi studi hanno infatti sostenuto che la capacità di lasciarsi influenzare dal partner è un indice di una relazione sana (Gottman et al., 1998; Peterson & Lucier-Greer, 2021). Anche per i genitori religiosi, l’autonomia sembra essere una caratteristica distintiva. Nel loro studio nazionale a metodi misti sulle famiglie religiose, Smith et al. (2020) hanno riferito che i genitori partecipanti si sentivano sicuri della propria capacità di insegnare la fede alla prole senza indicazioni esplicite da parte della congregazione locale. Per molte persone partecipanti, il partner era la fonte di riferimento per orientarsi e capire come far funzionare la relazione.

Anche il ricorso delle persone partecipanti a fonti extrafamiliari era indicativo di processi familiari tipici. In linea con la prospettiva della teoria dei ruoli (Mead, 1934), le persone partecipanti, come i genitori in generale, hanno riferito di essere fortemente influenzate, nella relazione reciproca e con i figli, da ciò che avevano visto fare ai propri genitori. Hanno riferito anche di attingere alle amicizie e, quando necessario, di cercare un aiuto professionale. La ricerca precedente ha indicato che le amicizie, in particolare quelle tra coppie, possono avere un impatto positivo sulle dinamiche di coppia e tra genitori e figli (Kwon et al., 2013; Stanford et al., 2021), anche se, è importante notarlo, le amicizie esterne possono avere anche un’influenza ambivalente o persino negativa (Abbasi & Alghamdi, 2018). Nel nostro campione abbiamo trovato prove di entrambe. In generale, quando le persone partecipanti parlavano delle loro amicizie, era per riferire come quelle relazioni avessero rafforzato i loro legami coniugali. In alcuni casi, però, hanno riferito che le amicizie esterne proprie o del partner avevano accentuato gli attriti nella coppia.

I media e le fonti professionali che le persone partecipanti hanno dichiarato di cercare sembravano svolgere una funzione simile, offrendo orientamento quando le coppie si sentivano sopraffatte o incerte. Dollahite et al. (2019) hanno sostenuto che la capacità di integrare con flessibilità fonti di influenza sacre e secolari può essere una caratteristica delle famiglie religiose solide. Analogamente, abbiamo rilevato che le persone partecipanti si dichiaravano in generale disposte a cercare attivamente e a integrare un insieme di fonti diverse, comprese le persone senza affiliazione religiosa. Anche se un marito senza affiliazione era categorico nel respingere la religione, dicendo: «la religione non fa parte della mia vita in alcun modo, perché non ho intenzione di seguire qualche sciocchezza che qualcun altro ha scritto 3000 anni fa … basata su nient’altro che qualche antica superstizione», la sua prospettiva era tutt’altro che rappresentativa. Molto più comuni erano sentimenti come: «Non rifiuto [un consiglio] a causa di chi lo porta … sono aperto a più fonti e disposto ad accettare qualsiasi insegnamento che faccia bene alla nostra famiglia.»

Ciò che tutti questi risultati indicano è che, per molti aspetti, queste coppie interreligiose stabili e molto soddisfatte del loro matrimonio seguivano un modello di funzionamento familiare simile a quello delle coppie religiosamente omogame. Si appoggiavano l’una all’altra e alle proprie esperienze per orientarsi, riconoscevano di essere profondamente segnate dalle rispettive famiglie di origine, cercavano amicizie che sostenessero e rafforzassero i loro valori genitoriali ed erano disposte a integrare consigli provenienti da un’ampia varietà di fonti professionali. Vi erano però alcuni aspetti importanti per cui queste coppie si distinguevano dalla popolazione generale. Le altre due domande di ricerca hanno messo in luce questi processi.

Fonti di influenza respinte

Anche se non abbiamo chiesto direttamente alle persone partecipanti in quali condizioni avrebbero respinto fonti di influenza sulle loro relazioni coniugali e genitoriali, questo è diventato un tema marcato nella maggior parte delle interviste, spingendoci ad approfondirlo come terza domanda di ricerca. Come già osservato, e in linea con l’enfasi di Bandura (1986) sulla capacità di agire, abbiamo rilevato che le persone partecipanti erano selettive nell’accogliere indicazioni e, di conseguenza, si mostravano disposte a respingere un’influenza quando non era in linea con i loro valori o quando ritenevano la fonte poco affidabile.

Dato l’interesse per i matrimoni interreligiosi, volevamo in particolare capire in quali condizioni queste coppie avrebbero respinto fonti di influenza religiose o spirituali, e quando avrebbero invece usato giustificazioni religiose o spirituali per respingere influenze di vario tipo. Poiché la ricerca precedente si è concentrata sul rapporto difficile tra famiglie interreligiose e comunità religiose (Hwang et al., 2019; Petts, 2007), eravamo curiosi di vedere come le persone partecipanti, per le quali un’elevata rilevanza della fede in almeno un partner era un criterio di selezione, avrebbero gestito i loro impegni in competizione verso il partner e verso la propria tradizione di fede.

Smith e Adamczyk (2020) hanno proposto che la popolazione religiosa statunitense tenda sempre più ad affrontare i propri impegni di fede come un accessorio della propria identità personale. Secondo questo modello, gli aspetti della religione in linea con i valori, i desideri personali ecc. vengono adottati, mentre quelli in conflitto vengono respinti. Per quanto riguarda il presente studio, era quindi plausibile che le persone partecipanti, di fronte a un possibile conflitto tra il loro matrimonio e i principi della loro religione, fossero disposte a respingere certi tipi di influenza della seconda sul primo; in altre parole, le persone potevano considerare la fede una scelta personale con implicazioni limitate per le loro relazioni interpersonali. Questo sembrava essere il caso per alcune persone partecipanti, come già indicato nei risultati: oltre un quarto (27,5%; Nriferimenti = 19; Ncoppie = 9) dei riferimenti al rifiuto dell’influenza riguardava il rifiuto dell’influenza di un elemento della fede o della religione sulla loro relazione. Era anche possibile che le persone partecipanti accettassero la disapprovazione teologica della loro unione e tuttavia, in qualche modo, perseverassero in entrambe. Una simile dissonanza accolta sarebbe coerente con l’idea di Weber (1948) secondo cui molti aspetti della vita umana hanno una propria logica interna, potenzialmente conflittuale. Abbiamo riscontrato questa situazione in alcune persone partecipanti, ma la maggior parte ne parlava come di un conflitto che non viveva più.

In effetti, abbiamo osservato che molte persone partecipanti avevano trovato un modo di dare senso alla loro unione alla luce dei propri impegni di fede, e giustificavano persino il rifiuto di fonti spirituali con argomentazioni teologiche alternative, come si vede in alcune citazioni. L’influenza accolta delle fonti spirituali è discussa più avanti; qui vogliamo semplicemente sottolineare che diverse persone partecipanti che respingevano influenze spirituali lo facevano richiamandosi ai propri impegni di fede, anziché rifiutandoli. Nel loro insieme, questi risultati fanno luce sui fattori che determinano quando e perché le coppie interreligiose respingono consigli sul matrimonio o sulla genitorialità, e sottolineano il ruolo significativo che la religione continua a svolgere nell’orientare le decisioni all’interno di alcuni matrimoni interreligiosi.

Fonti spirituali di influenza

Forse la questione più urgente nell’esaminare il funzionamento familiare delle coppie interreligiose è il modo in cui gestiscono l’influenza della fede sulla loro famiglia. Come osservato nella rassegna della letteratura, numerose ricerche, condotte soprattutto su coppie della stessa fede, hanno riscontrato effetti significativi della religione sul funzionamento familiare. Mahoney, nel quadro della spiritualità relazionale (2010), ha individuato tre meccanismi principali attraverso cui la fede influenza le famiglie: un legame con il divino, il coinvolgimento nella comunità religiosa e la santificazione della relazione. Ci concentriamo quindi sul modo in cui le persone partecipanti hanno accolto, o persino cercato, un’influenza spirituale legata a questi meccanismi. Nel complesso, abbiamo trovato prove solide dei primi due meccanismi, ma prove limitate del terzo.

Le persone partecipanti hanno riferito spesso di rivolgersi al Divino per orientarsi nelle loro relazioni coniugali e genitoriali. Ciò veniva descritto spesso in termini di preghiera e di studio delle Scritture, sovente insieme. In effetti, le persone partecipanti sembravano vedere in queste attività un’importante fonte di forza per la relazione, in modo simile a quanto descritto dalla ricerca più generale sul funzionamento delle famiglie religiose (ad es. Fincham et al., 2008; Fincham & May, 2017).

Le persone partecipanti hanno riferito anche di attingere spesso alle risorse offerte dalle loro comunità di fede. Ciò valeva in particolare per la genitorialità. La ricerca precedente ha indicato che la religione può avere un impatto marcato sulle pratiche e sugli esiti genitoriali (Marks & Dollahite, 2017). Per le persone partecipanti, la comunità di fede locale fungeva al tempo stesso da rinforzo dei loro valori genitoriali e da risorsa per la risoluzione dei problemi. Anche riguardo alla relazione coniugale, molte persone partecipanti hanno riferito che la comunità era stata una fonte di sostegno, in particolare nei momenti difficili. Diverse hanno riferito di aver incontrato guide religiose e mentori di fede in momenti chiave della loro relazione. Notiamo che questi resoconti sono in linea con principi teologici presenti in molte tradizioni abramitiche (da cui proveniva la maggior parte del campione), dove si insiste spesso molto sul mantenere unita la famiglia anche quando la coppia è interreligiosa (Riley, 2013). Benché alcune persone partecipanti abbiano riferito tensioni con le loro comunità di fede, la maggior parte ha dichiarato che le congregazioni locali erano una gradita fonte di sostegno e di orientamento coniugale e genitoriale. Ciò, tuttavia, avrebbe potuto non essere vero se il nostro campione fosse stato composto da coppie interreligiose in difficoltà quanto a qualità o stabilità della relazione.

L’ultimo meccanismo descritto da Mahoney (2010) riguardava la santificazione della relazione, cioè l’atto di conferire, sul piano comportamentale e cognitivo, qualità sacre o divine a una relazione. Abbiamo trovato ripetute prove di santificazione della relazione tra genitori e figli, e alcune prove di santificazione della relazione coniugale. Le persone partecipanti hanno riferito spesso di pregare per i figli e riguardo alle pratiche genitoriali. Alcune hanno riferito anche di vedere nel Divino un modello per il proprio essere genitori.

Abbiamo notato uno schema simile nei discorsi delle persone partecipanti sulla relazione coniugale. Come osservato nella sezione dei risultati, le persone partecipanti hanno riferito spesso di pregare l’una per l’altra, di partecipare insieme alle funzioni religiose e di condividere spunti spirituali, ciò che Mahoney (2010) avrebbe definito santificazione comportamentale. Sembravano però esserci meno riferimenti alla santificazione cognitiva, cioè al concepire la relazione come «dotata di significato o carattere divino» (Mahoney, 2010, p. 820). Naturalmente è possibile che le persone partecipanti sacralizzassero cognitivamente le loro relazioni e semplicemente non lo abbiano menzionato. È anche vero che non abbiamo chiesto direttamente di questo meccanismo (ad es. non abbiamo chiesto «credete che il vostro matrimonio sia sacro o sacramentale?»). Riteniamo comunque degno di nota che, in una conversazione esplicita su fede e vita familiare, pochissime persone partecipanti abbiano fatto riferimento a ciò che la ricerca sulle coppie della stessa fede ha individuato come un meccanismo centrale dell’influenza della fede sui processi coniugali. Dato che le tradizioni religiose più diffuse nel nostro studio (il cattolicesimo e i Santi degli Ultimi Giorni) scoraggiano fortemente o vietano attivamente le unioni interreligiose, è possibile che questo meccanismo fosse meno saliente per queste coppie interreligiose. Riteniamo che questa sia un’importante pista per la ricerca futura.

Limiti e prospettive future

Il presente studio presenta diversi punti di forza, tra cui un’applicazione sistematica e rigorosa dei metodi qualitativi, un campione geograficamente diversificato e relativamente ampio (n = 63 partecipanti) e l’uso di dati di interviste diadiche. Vi sono però anche limiti significativi. Data l’intrinseca difficoltà di trovare e reclutare un campione corrispondente ai nostri criteri, abbiamo dovuto ricorrere a tecniche non probabilistiche, tra cui il campionamento di convenienza. Analogamente, le nostre coppie variavano molto su altri fattori demografici, in particolare l’età e la durata del matrimonio. Se questa diversità ha permesso a questo primo studio sulle influenze nella vita familiare interreligiosa di mettere in luce tendenze generali all’interno della popolazione, la ricerca futura dovrebbe considerare la probabile eventualità che la percezione dell’influenza vari in base all’età e alla fase del matrimonio. Infine, la sovrarappresentazione dei SUG, pur utile per mettere in luce le esperienze di una popolazione interreligiosa particolarmente a rischio, può limitare la trasferibilità dei risultati ad altre tradizioni.

La ricerca futura dovrebbe verificare se i risultati preliminari qui presentati siano replicabili in campioni più diversificati. Per esempio, le coppie interreligiose per divergenza, che vivono un cambiamento nella fede di uno dei partner, possono attraversare una rinegoziazione dell’orientamento religioso più carica sul piano emotivo, mentre le coppie interreligiose fin dall’inizio hanno probabilmente strategie più stabili e continuative per bilanciare influenze religiose diverse. La ricerca futura potrebbe esplorare in che modo questi percorsi distinti incidano sulle decisioni delle coppie, sul rifiuto di fonti esterne e sull’affidamento agli impegni religiosi nell’orientare il funzionamento familiare. Inoltre, poiché i criteri del nostro campione miravano intenzionalmente a coppie esemplari, è probabile che le persone partecipanti fossero più favorevoli all’influenza della fede rispetto alla popolazione interreligiosa generale. Anche la desiderabilità sociale può aver contribuito a questo effetto. Sarebbe quindi utile confrontare i risultati qui presentati con quelli di un campione di unioni interreligiose in difficoltà, o persino sciolte.

Abbiamo avviato la nostra esplorazione della letteratura sulle coppie interreligiose proponendo di considerare il matrimonio interreligioso come un continuum (si veda la Figura 1). Anche se il nostro campione è nel complesso coerente con il modello della Figura 1, con coppie provenienti da tutto il continuum interreligioso, la raccolta dei dati e la dimensione del campione, limitate, non ci hanno permesso di esplorare l’impatto della posizione relativa di ciascuna coppia sul continuum. Riteniamo che un simile quadro possa offrire un’euristica utile per orientare la ricerca futura, mettendo in luce la diversità delle esperienze all’interno di questa popolazione. Adottare un approccio orientato al continuum nello studio delle coppie in relazioni interreligiose potrebbe consentire uno studio più sistematico di coppie che affrontano situazioni, sfide e opportunità di tipo diverso.

Implicazioni

Benché la natura metodologica del nostro studio non consenta implicazioni prescrittive, essa ha prodotto temi che possono essere utili a chi lavora professionalmente con coppie interreligiose, in ambito clinico o come guida religiosa. Per quanto riguarda la clinica, Duncan et al. (2004) hanno indicato la speranza come una delle componenti essenziali del successo della relazione terapeutica. Osserviamo quindi che anche solo sapere che esistono matrimoni interreligiosi felici e duraturi può essere fonte di incoraggiamento per le persone in terapia che cercano di orientarsi nella propria unione interreligiosa. Chi opera in ambito clinico può anche trovare utile mettere in evidenza gli schemi mostrati dalle nostre coppie come una possibile mappa per la riuscita della relazione, tanto più che molti dei temi presentati sopra corrispondono a comportamenti significativamente correlati alla solidità della relazione. Per esempio, Gottman e Silver (2015) collocano la disponibilità ad accogliere l’influenza del partner tra i principi chiave della solidità coniugale. Suggeriamo inoltre che questo possa essere un ambito in cui le coppie hanno bisogno di sostegno per conoscere il mondo l’una dell’altra (un processo che Gottman & Gottman [2017] chiamano «Love Mapping» e che considerano fondamentale per il funzionamento coniugale). Analogamente, le coppie interreligiose più in difficoltà potrebbero essere meno inclini ad accogliere l’influenza del partner, o vivere una tensione maggiore intorno all’accoglienza o al rifiuto della fede come influenza guida nelle decisioni coniugali e genitoriali, anche se servono ulteriori ricerche per verificare queste ipotesi. Le coppie interreligiose possono trarre beneficio da un lavoro clinico che le aiuti a individuare da quali aspetti della fede sono disposte a lasciarsi influenzare e quali invece devono tenere separati dal loro funzionamento relazionale.

Data la crescente diffusione dei matrimoni interreligiosi, è probabile che anche le guide religiose trovino utile riflettere su come applicare i risultati descritti sopra. Senza voler sorvolare sulle importanti implicazioni teologiche di una simile questione, offriamo alcune indicazioni con le dovute cautele. Anzitutto, va notato che la maggior parte delle persone partecipanti si è dichiarata aperta a ricevere l’influenza della propria comunità di fede e di quella del partner, in particolare per quanto riguarda il funzionamento coniugale e familiare. Ciò è importante perché suggerisce che anche un coniuge senza affiliazione religiosa può considerarsi parte, per quanto marginale, della comunità. Inoltre, molte persone partecipanti si sono dichiarate aperte a integrare un quadro teologico nelle loro relazioni. Per esempio, molte parlavano di Dio come di un genitore e collegavano spontaneamente questa convinzione ai propri comportamenti genitoriali. Ciò può indicare un’apertura all’insegnamento e alla formazione teologica, almeno su alcune questioni. Bush (2003) ha sostenuto che le guide religiose devono imparare a riconoscere quando le persone chiedono riservatezza e quando chiedono di ricevere un accompagnamento pastorale. Alla luce dei risultati illustrati sopra, suggeriamo a chi svolge un ministero pastorale di tenere presente che entrambi i partner di un’unione interreligiosa possono essere più aperti a certe forme di accompagnamento pastorale di quanto si sia potuto supporre.

Conclusione

Il presente studio ha adottato un disegno di ricerca qualitativo basato sui punti di forza per esplorare chi le coppie interreligiose in matrimoni solidi e duraturi lasciassero influire sulle loro relazioni coniugali e genitoriali, quando respingessero potenziali influenze esterne e come utilizzassero la religione per orientare le loro relazioni. In particolare, i nostri risultati sottolineano le somiglianze tra le coppie interreligiose e le coppie religiosamente omogame nel cercare orientamento in se stesse, nella famiglia, nelle amicizie e nelle figure professionali. Questi risultati trovano riscontro nella ricerca più ampia sul funzionamento familiare, che sottolinea l’importanza dell’influenza del partner e delle reti di sostegno nel plasmare le dinamiche relazionali. Il nostro studio approfondisce inoltre le complessità legate al rifiuto e all’accoglienza delle influenze religiose o spirituali nelle unioni interreligiose. Speriamo che i risultati e le implicazioni qui presentati siano utili a chi opera in ambito clinico e alle guide religiose che cercano di servire la crescente popolazione interreligiosa, in particolare nell’aiutarla a gestire l’influenza della religione nelle relazioni. Mentre numerose ricerche hanno considerato l’impatto della fede sul funzionamento delle coppie della stessa fede, questa parte ampia e crescente della popolazione è stata in gran parte trascurata. Ci auguriamo che questa ricerca promuova ulteriori esplorazioni delle esperienze e dei bisogni delle coppie interreligiose.

Complexe Systémique: punti chiave

Lo studio rovescia una domanda abituale: invece di misurare ciò che indebolisce le coppie interreligiose, chiede alle coppie che stanno bene che cosa le orienta. La risposta è anzitutto relazionale: i partner si consultano a vicenda, attingono alla famiglia di origine, alle amicizie e alle risorse professionali, come la maggior parte delle famiglie. Il tratto distintivo è l’intenzionalità: sette coppie su dieci mettono attivamente da parte influenze, anche religiose, che minaccerebbero la loro unione, e molte lo fanno in nome di un’altra lettura della propria fede. Per la pratica sistemica, è un invito a lavorare sul confine tra la coppia e il suo ambiente di credenze, a individuare ciò che ciascun partner è disposto a ricevere dalla tradizione dell’altro e a usare la famiglia di origine come risorsa tanto quanto come modello da non ripetere. I limiti sono chiari: coppie volontarie e soddisfatte, Santi degli Ultimi Giorni sovrarappresentati, un gruppo di ricerca interamente maschile. Da leggere insieme all’articolo sul modello AFFIRM per i matrimoni interreligiosi e all’articolo sull’adattamento culturale del relational savoring.

Note dell’originale

1 Questi obiettivi di campionamento sono serviti da linee guida per orientare il reclutamento più che da criteri rigidi. Invece di imporre definizioni rigide di partecipanti «fortemente religiosi», di coppie «interreligiose» o di «matrimoni felici e stabili», abbiamo lasciato che le coppie si autoidentificassero, coerentemente con un approccio di ricerca qualitativa. Abbiamo descritto i tipi di coppie che cercavamo e ci siamo basati soprattutto sull’autodichiarazione e sull’autoselezione per queste categorie. Abbiamo incluso le coppie che si sono autoidentificate sulla base della seguente formulazione dei nostri materiali: «coppie sposate felici e stabili con almeno un figlio», con almeno un partner «fortemente religioso» e «appartenenti a comunità di fede separate». Esaminando i loro dati demografici e le risposte alle interviste, abbiamo constatato che alcune coppie soddisfacevano solo due dei tre criteri: in particolare, una coppia non aveva figli e, in un paio di casi, sembrava che nessuno dei due partner fosse fortemente religioso. Tuttavia, poiché le loro interviste offrivano spunti preziosi sui processi familiari interreligiosi e inizialmente avevano dichiarato di rispondere ai requisiti, abbiamo scelto di includerle nonostante non aderissero rigorosamente ai nostri criteri.

2 Abbiamo adottato la definizione e le indicazioni di Allsop et al. (2022) sulla saturazione teorica: «La saturazione teorica, in cui da un’ulteriore codifica si ricavano poche o nessuna nuova informazione sui temi chiave, verrà raggiunta a un certo punto durante la codifica aperta. Dal punto di vista metodologico, una delle ragioni per cui è accettabile limitare i dati utilizzati per la codifica aperta è che tutti i dati saranno infine analizzati più volte. . . . La letteratura raccomanda di codificare da 9 a 24 interviste per raggiungere la saturazione teorica.» (pp. 148-149).

3 Tutti i nomi riportati in questa sezione sono pseudonimi.

Dichiarazioni etiche. Tutte le persone partecipanti hanno fornito il proprio consenso informato scritto prima di prendere parte allo studio. Data la natura di questa ricerca, le persone partecipanti non hanno acconsentito alla condivisione pubblica dei loro dati, per cui i dati di supporto non sono disponibili.

Ringraziamenti. Esprimiamo la nostra gratitudine per il finanziamento dell’Eliza R. Snow Grant. Gli autori ringraziano Julianna Herbst, Madisyn Groberg, Zachary Johnson, Elisabeth Kirchner Kimball, Jessica Willis, Mishonne Marks ed Emily McCrary per il lavoro di codifica e di analisi, nonché Anthony Hoff, Raetchel Hanselmann e Kat Smith per l’aiuto nella trascrizione delle interviste.

Dichiarazione di interessi. Chi firma l’articolo non ha segnalato alcun potenziale conflitto di interessi.

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Traduzione non ufficiale in italiano di Sources of Influence in Marriage and Parenting for Interfaith Couples, di William D. Stanford, Justin J. Hendricks, Ted G. Futris, Loren D. Marks e David C. Dollahite, Marriage & Family Review, vol. 61, n. 4, pp. 373-408 (2025), doi: 10.1080/01494929.2025.2467914, con licenza CC BY 4.0. Traduzione e impaginazione: Complexe Systémique, ottobre 2026, con l’aiuto dell’intelligenza artificiale; l’opera è stata modificata ai sensi della licenza (tabelle presentate sotto forma di elenchi). Né chi firma l’articolo né l’editore sono responsabili di questa traduzione; fa fede la versione originale.

Questa è una traduzione dell’articolo originale «Sources of Influence in Marriage and Parenting for Interfaith Couples», pubblicato in Marriage & Family Review (2025) con licenza CC BY 4.0. Tradotto da Complexe Systémique con l’aiuto dell’intelligenza artificiale: il testo originale è stato tradotto in italiano e la presentazione è stata adattata alla lettura online, come indicato all’inizio di questa pagina.

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Come citare questo articolo

Stanford, W. D., Hendricks, J. J., Futris, T. G., Marks, L. D., e Dollahite, D. C. (2025). Sources of Influence in Marriage and Parenting for Interfaith Couples. Complexe Systémique. https://app.complexe-systemique.com/en_GB/articles/sources-of-influence-in-marriage-and-parenting-for-interfaith-couples (Opera originale pubblicata nel 2025 in Marriage & Family Review, 61(4), 373-408 (2025); ripubblicata nel 2025 da Marriage & Family Review, https://www.tandfonline.com/doi/full/10.1080/01494929.2025.2467914)

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