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Red Sistémica · Terapia familiare

Fratria e nuove gerarchie. Cambiamenti familiari, nuove relazioni

Siamo abituati a lavorare con famiglie tradizionali, mentre altre forme familiari diventano ogni giorno più numerose. Rodolfo de Bernart si sofferma qui sulla «risorsa fratelli»: che cosa rende così diversi dei figli che condividono metà del loro patrimonio genetico e crescono sotto lo stesso tetto? Come si distribuiscono le funzioni nella fratria, come si annoda e si scioglie la sua accessibilità emotiva, e come mobilitare in terapia questo sottosistema, che l’autore costituisce in gruppo di lavoro con il nome di «Mente dei fratelli»? Il testo prosegue con un esame dettagliato delle fratrie ricomposte, delle loro competizioni di ruolo e dei compiti relazionali che spettano alla coppia che si separa.

Autore Rodolfo de Bernart, psichiatra, psicoterapeuta familiare, direttore dell’Istituto di Terapia Familiare di FirenzePubblicazione Red Sistémica, 2023Traduzione Complexe Systémique, traduzione non ufficiale dallo spagnolo assistita dall’IA, con l’accordo di Red Sistémica

«Fratelli e sorelle sono le nostre radici orizzontali, così come i genitori e gli ascendenti sono quelle verticali.»

Rodolfo de Bernart

Nota della redazione

I numeri tra parentesi disseminati nel testo rimandano alla bibliografia numerata riprodotta in fondo all’articolo, così come l’ha stabilita l’autore.

Famiglie nuove, una risorsa antica

Normalmente siamo abituati a lavorare con famiglie tradizionali (genitori con figli), ma esistono molti altri tipi di famiglie, sempre più numerosi, come:

  • le famiglie monoparentali;
  • le famiglie che tornano a vivere nella famiglia d’origine;
  • le famiglie di culture diverse;
  • le famiglie interculturali;
  • le famiglie omosessuali con figli propri o adottivi;
  • le famiglie ricomposte.

In questo articolo tratteremo nello specifico le famiglie ricomposte, concentrandoci soprattutto sulla fratria in questo tipo di famiglia.

La «risorsa fratelli» ci sembra particolarmente significativa per il tipo di relazione peculiare che esiste tra i membri di una stessa famiglia e di uno stesso livello generazionale. Ciascuno di loro, infatti, condivide la storia familiare per quanto riguarda i fatti, le emozioni, i sentimenti, attraverso una lettura e una ricostruzione individuali che a volte, anzi, sono dissimili da quelle degli altri membri. Si intuisce come tutto questo patrimonio possa essere utilizzato in un setting terapeutico familiare nel quale le differenze sono una ricchezza per la costruzione di letture alternative a quelle che le famiglie portano in consultazione. Proprio attraverso questa costruzione è possibile riattivare il ciclo vitale della famiglia stessa, condizione indispensabile per un cambiamento terapeutico che la famiglia potrà utilizzare in termini evolutivi.

Dunn e Plomin sostengono (13 e 14) che i fattori ambientali influenzano intensamente le letture differenti che si mettono in moto all’interno delle famiglie tra i membri della fratria. In particolare, sono esattamente le chiavi di lettura della realtà e dell’ambiente non condivise con il resto della fratria quelle che ciascun figlio utilizza per il proprio sviluppo. In quest’ottica, un’interpretazione differenziale della crescita può diventare un utile alleato all’interno dell’intervento terapeutico. In questo senso, ogni fratello o sorella può fornire un’immagine personalizzata e una chiave di lettura propria dell’immagine familiare, che può produrre una versione innovativa dell’immagine collettiva e condivisa dalla famiglia in trattamento.

Nella famiglia fratelli e sorelle funzionano come un sottosistema: si tratta, secondo Minuchin (16), del «primo laboratorio sociale nel quale i figli possono consolidare le loro relazioni tra coetanei. In questo contesto i figli si sostengono, si isolano, si accusano reciprocamente e imparano l’uno dall’altro. In questo modo, coetanei e figli imparano a negoziare, a cooperare e a competere». Le funzioni che ciascun membro della fratria sviluppa nell’ambito della famiglia dipendono in gran parte da ciò che, nel tempo, si è acquisito come ruolo e come identità nell’ambito della vita familiare.

Nella terapia con il sottosistema fraterno, gli obiettivi che cerchiamo di raggiungere riguardano proprio la possibilità di mettere in moto e ridefinire questo particolare sottosistema, utilizzando le risorse e le competenze che gli sono proprie.

Il legame che si sviluppa nella fratria abbraccia tutto l’arco del ciclo vitale: un fratello o una sorella è il parente più vicino e quello che dura più a lungo nel tempo; è una persona coetanea che ha la stessa durata di esistenza e che, al tempo stesso, condivide gran parte delle competenze sociali e delle esperienze relazionali e affettive necessarie allo sviluppo. I nostri genitori sono con noi dalla nascita, ma la natura esige che ci lascino giunti a un certo punto della loro vita; i partner o i figli arrivano più tardi, di solito quando siamo già in età adulta, e non hanno condiviso direttamente la nostra infanzia e la nostra adolescenza; fratelli e sorelle (e qualche cugino) ci sono sempre stati e continueranno a esistere per la maggior parte della nostra vita. Sono le nostre «radici orizzontali», così come i genitori o gli ascendenti sono quelle «verticali».

Per questo sono una grande risorsa: con loro si condividono l’infanzia e l’adolescenza, di cui spesso hanno una lettura non del tutto coincidente con la nostra, il che si rivela una grande ricchezza per il contesto terapeutico, dove le «altre letture» degli stessi eventi sono esattamente ciò di cui abbiamo bisogno.

Spesso nella fratria prevalgono altri sentimenti: aggressività e ostilità, gelosia e separazione. Ed è su queste emozioni negative che è più utile agire, perché la costruzione di questo tipo di relazione è il prodotto dei genitori e delle loro idee.

Perché tante differenze all’interno di una fratria?

Quando in psicologia si parla delle componenti costitutive della personalità, le scuole di pensiero sono due: quella dell’ereditarietà biologica (Nature) e quella fondata sull’influenza dell’ambiente (Nurture). La prima domanda che si è posta tutta la ricerca sulla fratria è stata di conseguenza: «perché fratelli e sorelle sono così diversi l’uno dall’altro?». Che cosa accade, dunque, perché siano tanto diversi, nonostante un patrimonio genetico identico al 50% e un ambiente familiare identico?

La letteratura ci ricorda che sul feto si concentrano aspettative individuali e familiari, sentimenti e sensazioni legati a eventi che possono verificarsi durante la gravidanza, alla nascita o nel primo periodo postnatale, oppure in conseguenza di somiglianze e identificazioni tra genitori e figli. Allo stesso modo l’ordine di nascita è importante (20), non solo per il significato specifico che può assumere la nascita del primo figlio, ma anche perché, come segnalano Bank e Kahn (2), nella maggior parte delle famiglie un solo soggetto può occupare un certo spazio psicologico in un determinato periodo di tempo (Pecchioli, 17).

Ciò significa che il primo figlio acquisisce una sorta di diritto di prelazione su una determinata posizione funzionale, che di solito non potrà essere occupata da chi nasce dopo finché il primo non l’ha lasciata libera. Gli altri figli dovranno diventare qualcos’altro.

Anche i genitori hanno la possibilità di condizionare le posizioni funzionali dei figli.

Un’assegnazione funzionale positiva può essere rinforzata dai genitori per anni, fino a diventare un’identità positiva soddisfacente (il bravo, l’intelligente, ecc.). Al contrario, un’assegnazione funzionale negativa può pesare sullo sviluppo del figlio e condizionarlo fortemente. Nelle famiglie sane questi ruoli vengono assegnati e modificati in modo flessibile, e ciò garantisce a tutti la possibilità di svilupparsi. Ma se, al contrario, una posizione funzionale si stabilizza su richiesta di uno o di entrambi i genitori e c’è la complicità della fratria, si sta preparando uno spazio per il sintomo.

Riguardo al ruolo dei figli e all’ordine del loro arrivo nella coppia, disponiamo di regole generali statisticamente valide.

1

Primo posto nell’ordine di nascita

Chi nasce per primo svolge spesso professioni d’aiuto, già esercitate in famiglia. È il «terapeuta» del nucleo, che si responsabilizza facendosi carico delle situazioni e delle persone; di solito rispetta le regole ed è obbediente. Il primo figlio è «della madre», per la relazione biologica che si stabilisce e perché nessuno cercherebbe di «portarglielo via».

2

Secondo posto

Il secondo figlio trova questa funzione occupata e si crea altri spazi con i genitori, spesso ludici; è il giocherellone, sul quale ricadono aspettative molto diverse. È invece il figlio «del padre», in parte perché la madre è già occupata con il primo e perché, in ogni caso, un figlio deve spettare al padre. Questo aspetto varia in funzione del sesso del feto e del grado di maschilismo culturale del gruppo. Per esempio, una madre può lasciare al padre una primogenita per dedicarsi a un secondo figlio maschio, in una famiglia in cui, per tradizione, gli uomini contano di più.

3

Terzo posto

Il terzo figlio è più libero: deve inventarsi uno spazio che non sia ancora stato occupato dagli altri due e fatica a scegliere un genitore a cui legarsi. Questo può essere un grande vantaggio e, al tempo stesso, una fonte di minor senso di appartenenza alla famiglia.

4

Quarto posto (e successivi)

Il quarto figlio (e i successivi) nasce a distanza di tempo; di conseguenza, spesso il ciclo si ripete.

Dunn e Plomin affermano che ogni figlio cresce in una famiglia diversa: un’affermazione provocatoria che sottolinea i grandi cambiamenti nella famiglia, le variazioni nella coppia, nel sistema, nei fattori personali. I legami e le relazioni cambiano se interviene una persona in più, anche perché lo spazio si riduce.

Ogni genitore e ogni membro della fratria stabilisce con ogni nuovo arrivo relazioni diverse, influenzate dalle aspettative, dalle somiglianze, dal senso di appartenenza; si prendono posizioni diverse, anche per la necessità di distinguersi, di svilupparsi non solo nelle somiglianze ma anche attraverso le differenze.

Analizzando il film di Ettore Scola La famiglia, notiamo che la relazione tra i due fratelli protagonisti risulta invalidata dall’idea che il padre ha di entrambi, idea che fissa per tutto l’arco della vita i loro ruoli e le loro funzioni e, soprattutto, il loro modo di considerare sé stessi.

Al cinema: La famiglia, di Ettore Scola

Il primogenito, Carlo, è connotato positivamente dal padre come «onesto e sincero», mentre Giulio è definito «cattivo e bugiardo». Questa attribuzione, rigida nel corso del tempo, finirà per condizionare i due fratelli nella relazione tra loro e con il mondo familiare, nel bene e nel male, per anni.

Carlo diventerà professore universitario, sposerà una donna intelligente, resterà nella casa di famiglia assumendosi il carico della famiglia stessa.

Giulio, dopo una disastrosa esperienza di guerra, disadattato, sposerà la domestica e tenterà numerosi mestieri, riuscendo in ogni caso a fallire. Solo a settant’anni Carlo riconoscerà di aver sottovalutato il fratello; trent’anni prima aveva giudicato sgradevole e superficiale il libro di memorie di Giulio senza nemmeno averlo letto, «basando il suo giudizio sul suo autore».

Nel film la situazione rimane fisiologica: non ci sono sintomi particolari che nascano da queste definizioni, ma non c’è nemmeno possibilità di sviluppo personale per ciascuno dei due fratelli in relazione all’altro. Fuori, in altre relazioni, ciascuno potrà trovare altre definizioni di sé, ma dentro la famiglia e tra loro Carlo sarà sempre l’onesto, l’affidabile, a cui il padre sul letto di morte aveva chiesto di «stare attento» a Giulio, poco affidabile, bugiardo e pecora nera.

Nelle aspettative dei genitori, che non sono in alcun modo casuali, esistono trasmissioni culturali delle stesse famiglie d’origine, spesso identificabili e diverse; ed è probabile che fratelli e sorelle scelgano strade che possono allontanarli per tutta la vita. Se esiste una forte definizione trigenerazionale, i figli si sentono «paterni» o «materni» in senso molto forte, cioè come se appartenessero a due famiglie diverse e lontane.

Da ricordare

Il primo figlio acquisisce una sorta di diritto di prelazione su una posizione funzionale; chi arriva dopo «dovrà diventare qualcos’altro». Finché queste assegnazioni restano flessibili, ogni figlio può svilupparsi. È il loro irrigidirsi – sostenuto dalla richiesta di un genitore e dalla complicità della fratria – a preparare uno spazio per il sintomo.

Un legame a corrente alternata

L’aspetto fortemente protettivo che la fratria sviluppa al proprio interno è una risorsa d’aiuto caratteristica di questo sottogruppo; si è visto che in età adulta la relazione funziona fisiologicamente «a corrente alternata», cioè il legame, grazie alla forte conoscenza reciproca, si riattiva nel momento del bisogno e dura quanto il periodo in cui esiste la necessità di aiuto.

Potremmo aggiungere che questi legami assumono spesso caratteristiche fortemente ambivalenti: accanto all’affetto e al sentimento di bisogno sono spesso presenti odio, rivalità, gelosia.

Un legame che, per esempio, debba obbligatoriamente proseguire in eterno può assumere sfumature patologiche, forse conseguenti a una relazione fraterna che sacrifica la nuova coppia o la nuova famiglia.

Secondo Eugenia Scabini (19), i legami familiari sono solidamente uniti e possiedono un limitato grado di libertà; sono gerarchicamente strutturati e si definiscono dall’attaccamento alla lealtà. Il significato di questi termini è naturalmente quello attribuito loro da Bowlby (5) e da Boszormenyi-Nagy e Spark (3).

Alta e bassa accessibilità

Il legame emotivo nella fratria dipende inoltre dal livello di «accessibilità». Bank e Kahn suddividono fratelli e sorelle in due categorie: ad alta e a bassa accessibilità spaziale e temporale.

Bassa accessibilità

Spesso questi fratelli e sorelle sono separati da una differenza di età superiore agli 8-10 anni e, di conseguenza, si comportano quasi come membri di generazioni diverse: hanno condiviso poco tempo, poco spazio e poca storia personale, hanno frequentato scuole diverse e hanno avuto genitori e amicizie «diversi» (i genitori sono diversi a età diverse); manca loro, almeno in parte, la consapevolezza di una storia condivisa; spesso non hanno avuto bisogno l’uno dell’altro.

Alta accessibilità

Queste fratrie sono unite da esperienze comunicative fortemente condivise, ad alta emotività. Il legame che ne risulta è intenso; può essere presente anche per altri motivi, per esempio un’influenza insufficiente dei genitori.

Nel lavoro clinico incontriamo invece spesso situazioni che si definiscono ad alta accessibilità quando invece si rivelano a bassa accessibilità emotiva, probabilmente a causa di gelosie e rabbie provocate da funzioni «scarse». In questi casi l’attenzione terapeutica si sposta sull’elaborazione del rancore e del dolore che vi è legato; ciò avviene nel corso di un certo numero di sedute, allo scopo di portare la fratria verso un’accessibilità emotiva alta e, di conseguenza, di poter lavorare con le sue risorse.

In Al lupo al lupo di Carlo Verdone si presenta una situazione in cui i tre fratelli si considerano ad alta accessibilità, ma quando si ritrovano e si raccontano le loro esperienze personali nel campo della sessualità scoprono invece le loro differenze: cose mai sospettate e mai dette, che li rendono lontani.

Fratelli e sorelle ad alta accessibilità emotiva sono quindi caratterizzati da un legame intenso. Questo può essere presente anche per altri motivi, per esempio per un’influenza insufficiente dei genitori. In questi casi si sviluppa all’interno della fratria una lealtà profonda, che cresce nel corso degli anni, che tocca emozioni potenti, che ha bisogno di anni per aumentare e che influenza l’identità in modo stabile.

La lealtà nella fratria può andare in una sola direzione oppure, al contrario, essere reciproca. Quest’ultima è caratterizzata dalla presenza di un codice speciale, privato, comprensibile principalmente all’interno della fratria in virtù della relazione: la lontananza vi è vissuta come una pena.

La vicinanza di età e di sesso favorisce di conseguenza l’accessibilità agli eventi della vita comune, mentre le differenze di età e di sesso la diminuiscono.

Una fratria ad accessibilità altissima è quella gemellare: anzi, i gemelli monozigoti hanno un patrimonio genetico identico e i dizigoti condividono comunque la data di nascita, crescono davvero insieme e hanno tra loro modalità relazionali assolutamente diverse da quelle del resto della fratria.

Si sviluppano linguaggi personali, sia nel legame gemellare sia nella relazione con il mondo esterno, e con gli altri i ruoli sono complementari, con funzioni e ruoli «a incastro».

Questo linguaggio privato li distingue dal resto della parentela e delle amicizie; si proteggono reciprocamente dagli attacchi fisici e psicologici provenienti dall’esterno, cooperano tra loro, risolvono i conflitti, contengono l’aggressività entro limiti accettabili e sviluppano rituali di perdono e di comprensione. L’armonia del gruppo supera in importanza qualsiasi ricerca individuale di vantaggio personale; funzioni e identità sono compatibili e complementari.

Questi codici linguistici, dai significati molto concreti e incomprensibili per gli altri, sono definiti con grande chiarezza nelle pagine di Lessico famigliare di Natalia Ginzburg. Ma può esistere anche un modo di parlare, un’abitudine a organizzare le cose in un certo modo (si veda il film Turista per caso (The Accidental Tourist), in cui fratelli e sorelle si accordano per tenere la dispensa in ordine alfabetico o giocano a carte con un linguaggio sanitario noto solo a loro).

La «Mente dei fratelli»

Come già detto in un recente congresso (9), utilizziamo il lavoro con il sottosistema fraterno ogni volta che sia necessario, cioè ogni volta che le risorse per il cambiamento offerte dal sottosistema genitoriale si rivelino insufficienti o, peggio ancora, inesistenti.

Non appena la «Mente dei fratelli» – lo spirito della fratria, il gruppo che essa forma – sembra costituita e stabilizzata, il terapeuta inizia a proporre esercizi più complessi che hanno come obiettivo la rilettura delle situazioni familiari e, in particolare, della relazione con i genitori. La discussione su questi temi, sperimentata in seduta, prosegue poi a casa, nelle riunioni della «Mente», e i risultati vengono riferiti al terapeuta, che diventa sempre più un consulente della rielaborazione e della definizione fatte a casa. Ciò è facilitato dal fatto che, come avevamo già detto, fratelli e sorelle possono condividere le diverse letture che ciascuno ha fatto della vita familiare comune e giungere a conclusioni totalmente diverse da quelle che hanno portato alla creazione e al rafforzamento del sintomo.

Ma il cambiamento può manifestarsi non solo sul piano cognitivo. Anche le funzioni di ciascun membro della fratria, che non erano intercambiabili, possono ora ruotare o essere suddivise in modo meno differenziato tra i membri del sottosistema.

Ciò consente a tutta la fratria un diverso livello di libertà, rende possibile la remissione del sintomo e impedisce eventuali ricadute, o migrazioni del sintomo, o di sintomi diversi, verso altri fratelli o sorelle non appena il paziente designato migliora.

Questo tipo di situazione «esperienziale» permette a tutta la fratria di sperimentare una relazione diversa con i genitori. Alla fine è anche possibile che si torni al punto di partenza. Ma niente sarà come prima, perché ciascuno avrà un bagaglio di esperienze più vario a cui attingere, senza contare gli effetti che il cambiamento ha prodotto, di conseguenza, sui genitori.

Alla fratria viene chiesto di svolgere un compito che mira a far comprendere al paziente designato che le difficoltà non sono soltanto sue, come di solito emerge dai contenuti espressi in seduta. In pratica, il compito della fratria consiste nel riconoscere e ripartirsi le parti fragili, aggressive, depresse, e ciò con un duplice obiettivo: da un lato sostenere il paziente designato, dall’altro prevenire il possibile passaggio del sintomo a un altro membro della fratria.

Questo lavoro con il sottosistema fraterno non costituisce di per sé una novità. Nella terapia familiare strutturale si sono spesso suddivise le famiglie in sottosistemi, assegnando poi ai diversi gruppi compiti diversi, in seduta e fuori. È soprattutto l’ottica con cui si guarda il sottosistema fraterno a rendere diversa questa modalità terapeutica. La «Mente dei fratelli» è infatti costruita con il compito concreto di rileggere la storia delle relazioni familiari, anche se all’inizio i compiti sono piuttosto di tipo pratico. Ipotizziamo che sia proprio questa capacità di «rileggere» la realtà familiare a rendere possibile il cambiamento.

Naturalmente, tutto ciò è possibile solo se si riesce a stabilire nella fratria un legame intenso, basato sulla fiducia e sul desiderio di collaborare.

Nel corso del nostro lavoro abbiamo talvolta incontrato difficoltà nella costruzione della «Mente dei fratelli». Ci siamo presto resi conto di dare per scontata l’esistenza del sottosistema fraterno anche in casi in cui, al contrario, le distanze emotive erano enormi. Ci è apparso così che esisteva un’altra categoria di fratrie a «bassa accessibilità». In questo caso, però, non erano la distanza anagrafica o l’aver vissuto lontani a determinare la bassa accessibilità, ma soprattutto l’accentuarsi della rivalità, delle gelosie, dei rancori che esistono normalmente nella fratria e che, in questi casi, si rivelavano molto più forti (9).

In questo caso la formazione della «Mente dei fratelli» deve essere preceduta da una rielaborazione delle gelosie e dei rancori, effettuata prima in seduta con il terapeuta e poi a casa. Il segnale che ciò è necessario è proprio la resistenza che fratelli e sorelle mostrano nell’affrontare i compiti abituali di rilettura del sistema familiare e delle proprie funzioni.

La grande ricchezza della fratria in terapia è anche la possibilità di rileggere il sottosistema genitoriale: ciò che si è percepito tra i genitori, come hanno condiviso compiti e funzioni, ripartito competenze, costruito e mantenuto relazioni.

Si può arrivare a comprendere come si esce da quella famiglia, come si diventa «adulti».

Anzi, in età adulta la fratria rappresenta una risorsa familiare unica: la radice orizzontale, quella che sopravvive alla scomparsa delle radici verticali (genitori, nonni). È con fratelli e sorelle che si condivide la storia, è a loro che si fa riferimento per la propria cultura, per la propria appartenenza.

Da ricordare

La «Mente dei fratelli» non è una semplice suddivisione in sottosistemi: è un gruppo costituito con il compito esplicito di rileggere insieme la storia familiare, in seduta e poi a casa, mentre la terapia diventa progressivamente un’istanza di consulenza per un lavoro che si svolge senza di essa. Quando rivalità e rancore sono troppo vivi, questa rilettura deve essere preceduta dalla loro elaborazione: la resistenza ai compiti ne è il segnale.

La fratria nelle famiglie ricomposte

Una considerazione a parte va dedicata alle famiglie ricomposte, fenomeno piuttosto recente; spesso si tratta di famiglie con un solo genitore, che nella maggior parte dei casi è la madre, la quale continua a occuparsi dei figli.

Ma esiste un tipo di queste famiglie in cui i due nuovi partner portano con sé i figli delle loro relazioni precedenti, che, oltre a imparare a essere fratelli e sorelle tra loro, devono imparare a esserlo, magari a loro volta, di un nuovo arrivato.

In questi nuovi nuclei esistono aspettative molto alte, spesso non soddisfatte; si manifesta in ogni caso il desiderio che tutto funzioni subito e bene (mentre si tratta di un percorso lungo e complesso) e la speranza che non ci sia aggressività manifesta.

Al cinema: Come due coccodrilli

In questo film troviamo una famiglia ricomposta su un lutto: l’amante dell’uomo muore di parto e lui decide di portare i figli di questa relazione nella famiglia ufficiale, accanto a una moglie che accetterà la situazione solo formalmente e poi si ammalerà; gli altri due figli non impareranno mai a essere fratelli dei primi.

Il mito del padre nei confronti di questi quattro figli maschi è quello dell’uguaglianza, che non può né deve esistere: è un «fare finta» che nessuno dei fratelli accetta e che il padre ostenta, e che non potrà produrre altro che un’esplosione finale.

Riguardo alle famiglie ricomposte, dobbiamo osservare alcune caratteristiche che riguardano il sottogruppo figli-fratria:

  • i forti problemi di competizione sui ruoli che nascono tra i figli;
  • l’importanza della tenuta dei genitori, se non vedono e non elaborano l’aggressività nascente;
  • il fatto che i membri più giovani hanno maggiori difficoltà a farsi accettare;
  • il fatto che i figli che non riescono a inserirsi e a sentirsi accettati con un proprio ruolo nel nuovo nucleo spesso fuggono verso le rispettive famiglie d’origine;
  • il fatto che il primo figlio della nuova famiglia è il favorito, in quanto leader di successo (esempio tipico: Sigmund Freud);
  • il fatto che fratelli e sorelle si proteggono e si alleano in questa nuova situazione.

È molto difficile accettare l’irreversibilità di questa realtà, così come è complesso riuscire a coltivare aspettative realizzabili, possibili e non fantasiose, che spesso si trasformano in un rifugio. Per le nuove famiglie ricomposte esistono tuttavia parametri favorevoli che possono rendere ottimistica la prognosi: è essenziale definire con chiarezza quali sono gli spazi, il «territorio», e definire di conseguenza i confini delle due famiglie. Nei sottosistemi genitore-figli il compito difficile è intrecciare le relazioni adeguate e ampliare il legame con i figli.

È poi importante condividere le storie e i ricordi della famiglia precedente, non amputare il pezzo che appartiene al genitore con cui non si vive e alla sua famiglia d’origine; i figli devono avere libero accesso a questa parte di sé e della propria storia. Nel film El gran vuelo si vede l’enorme violenza che può essere esercitata sui figli, in un contesto ricomposto, attraverso la perdita della propria storia, talvolta del cognome, amputando gli affetti e la cultura di appartenenza.

Si consente così che i figli siano subito (fermo restando che nulla garantisce che lo diventeranno mai) fratelli e sorelle, perché devono confrontarsi con realtà di tipo diverso, secondo modalità totalmente nuove; considerando inoltre che spesso si chiede loro qualcosa che va anche contro il loro ciclo vitale. Pensiamo a ragazze e ragazzi in piena adolescenza a cui si chiede di appartenere a un nuovo nucleo, mentre in quel momento della vita non si desidera altro che la lontananza e la «fuga» da qualsiasi sistema familiare.

Le funzioni che esistevano nelle due famiglie precedenti hanno bisogno di cambiare nella nuova situazione familiare, e ciò crea una competizione molto forte nella nuova fratria. Per esempio, c’è un solo primo posto nell’ordine di nascita invece di due, e lo stesso vale per le altre posizioni e funzioni.

Spesso si incontra un mito dell’uguaglianza che è falso e che può creare un’aggressività negata.

Quasi sempre fratelli e sorelle di sangue sono più vicini (la voce del sangue) e, per creare relazioni, occorrono più tempo e più impegno. La famiglia deve porsi obiettivi realistici e sperare che con il tempo le relazioni si costruiscano.

Compiti relazionali per la coppia che divorzia

1

Coniugale

Uno dei compiti della coppia che si separa è elaborare il lutto per la fine della relazione e creare la gestione collaborativa necessaria alla funzione genitoriale, nonché ridefinire i nuovi confini.

2

Genitoriale

Creare una buona collaborazione e preoccuparsi di garantire l’accesso trigenerazionale, cioè la possibilità di conservare la relazione con i nonni, gli zii e tutti i familiari dei due genitori.

3

Filiale

Scambiare con la famiglia d’origine senza tornare al nido vuoto, perché a volte i genitori tornano a casa dei propri genitori chiedendo aiuto. I nonni svolgono allora la funzione genitoriale mentre i genitori lavorano; ma in questo modo i genitori diventano «figli» dei propri genitori e «fratelli» dei propri figli.

4

Sociale

Mantenere la rete sociale di amicizie e di colleghi e, quando necessario, ottenere il sostegno dei servizi sociali.

Problemi nella fratria ricomposta

Normalmente si creano subito gruppi consanguinei e gruppi acquisiti.

Un altro problema è che fratelli e sorelle non hanno lo stesso cognome né la stessa filiazione, il che può creare situazioni imbarazzanti a scuola o con le amicizie, soprattutto per i più piccoli. Infatti, negli Stati Uniti questo problema è considerato così importante che la magistratura chiede spesso alle coppie di cambiare cognome affinché tutti i figli abbiano lo stesso.

Un altro caso: a volte si creano confusioni nella fratria, per cui alcuni fratelli e sorelle di sangue prendono le distanze e, al contrario, figli senza legami di sangue ma che vivono nella stessa famiglia creano una relazione da veri fratelli. Può nascere anche una situazione più particolare: un ragazzo e una ragazza che non sono fratello e sorella ma hanno un fratellino in comune si innamorano e provocano confusione nel più piccolo, che non comprende la nuova situazione.

Le differenze di età e di sesso

In generale la situazione più facile è quella di bambine e bambini piccoli, che si adattano meglio, o quella dell’adolescenza, che permette di uscire di casa. Va peggio nella preadolescenza, quando si comprende già tutto senza poter fare né l’una né l’altra cosa. Un’altra situazione, più pericolosa, è quella della ragazza che rischia di subire abusi sessuali da parte del patrigno quando si comporta in modo seduttivo, in competizione con la propria madre (comportamento molto frequente in una normale adolescenza).

Altri problemi

Spesso i figli provano un senso di colpa perché credono di essere la causa della separazione. I genitori non lo immaginano e non ne parlano con loro. È invece opportuno affrontare l’argomento, anche quando non si è certi che i figli abbiano questo problema, per dare loro fiducia.

Altre volte i figli stanno bene nella casa in cui risiedono e con i nuovi partner, ma provano lealtà verso il genitore dell’altra casa, il che li porta a sviluppare sentimenti di ambivalenza.

Nelle famiglie che si uniscono la posizione fraterna cambia: se prima c’erano due primogeniti, ora ce n’è uno solo, e lo stesso vale per l’ultimo nato; e ciò può cambiare ancora una volta se arriva un nuovo fratello o una nuova sorella.

Per concludere

La ricerca in questo settore è molto interessante, ma è ostacolata dal fatto che le famiglie con un figlio unico sono sempre più numerose. Questo fattore è sicuramente una risorsa in meno per il sistema familiare e crea i presupposti per una prognosi meno favorevole per il paziente designato.

Vale forse la pena sottolineare che l’aumento dei figli unici non comporta soltanto la scomparsa del sottosistema fraterno, ma anche, in prospettiva, l’estinzione della figura degli zii, cioè di risorse spesso significative della famiglia allargata. In questo senso è per noi particolarmente interessante il fatto che ultimamente, oltre a una ripresa della natalità, altri due fattori vengano in aiuto a chi utilizza la fratria come risorsa: il fatto che nelle famiglie immigrate ci sia un numero di figli superiore a quello delle famiglie italiane (fissato a una media di 1,3 figli per coppia) e il fatto che nelle famiglie ricomposte dopo la separazione si formino nuovi tipi di fratria.

Da ricordare

Nella famiglia ricomposta c’è un solo primo posto là dove prima ce n’erano due: la competizione sulle funzioni vi è strutturale, e il «mito dell’uguaglianza» che gli adulti vi instaurano produce soprattutto aggressività negata. La prognosi migliora quando territori e confini delle due famiglie sono chiaramente definiti, quando la storia precedente dei figli non viene amputata e quando la famiglia si dà obiettivi realistici e tempo.

Chi è Rodolfo de Bernart

(*) Dott. Rodolfo de Bernart, psichiatra, psicoterapeuta familiare, direttore dell’Istituto di Terapia Familiare di Firenze (Via Masaccio, 175 – 50132 Firenze).

Bibliografia

1) ASCOLI M., « Fratelli : Funzione, relazione e crescita normale », mémoire de licence en psychologie, Université de Rome, 1988.

2) BANK S. P. et KAHN M. D., The Sibling Bond, Basic Books, New York, 1982.

3) BOSZORMENYI-NAGY I., SPARK G. M., Invisible Loyalties, Harper and Row Publishers Inc., New York, 1973 (trad. it. Lealtà Invisibili, Astrolabio, Rome, 1988).

4) BOWEN M., Dalla famiglia all’individuo, Astrolabio, Rome, 1979.

5) BOWLBY J., Attaccamento e perdita (1, Attaccamento), Hogarth Press, Londres, 1969 ; Boringhieri, Turin, 1972.

6) de BERNART R., « Anoressia Mentale : La Prospettiva Relazionale », Bibliografia Famiglia, année 1, n° 2, avril-juin 1984, p. 1-4.

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7 bis) de BERNART R., FERRARA M., PECCHIOLI S., « L’importanza di essere fratelli », Terapia Familiare, 38, mars 1992, p. 21-30.

8) de BERNART R., DOBROWOLSKI C., GAGNARLI L., séminaire « L’Importanza di essere fratelli » au congrès international « Children and their systems », Rome, 28 septembre - 1er octobre 1988, non publié.

9) de BERNART R., « Le Risorse della Gelosia : Appartenenza e Separazione nel Sottosistema Fratelli », actes de la Ve Rencontre des travailleurs des services publics sur l’application des techniques relationnelles « Appartenenza e Separazione : Teoria, Psicoterapia », Florence, 2 février 1992. Etruria Medica, 1, 1991, p. 99-105.

10) de BERNART R., introduction et présentation : DUNN J., PLOMIN R., « Il Significato delle differenze nell’esperienza dei fratelli all’interno della famiglia », Terapia Familiare, 37, novembre 1991, p. 5-7.

10 bis) de BERNART R., BURALLI B., « Las Raíces Horizontales : Los Hermanos como Recurso Terapéutico », Redes, septembre 2006, p. 63-82.

11) DUNN J., Sorelle e Fratelli, Armando, Rome, 1986 (1984).

12) DUNN J. et KENDRICK C., Fratelli, Il Mulino, Bologne, 1987 (1982).

13) DUNN J., PLOMIN R., Separate Lives. Why Siblings are so different, Basic Books, New York, 1990.

14) DUNN J., PLOMIN R., « Why are Siblings so different ? The Significance of Differences in Sibling Experiences within the Family », Family Process, vol. 30, n° 3, septembre 1991, p. 271-283. Traduction italienne : « Il Significato delle differenze nell’esperienza dei fratelli all’interno della famiglia », Terapia Familiare, 37, novembre 1991, p. 5-7.

15) KAHN M., LEWIS K. G. (dir.), Siblings in Therapy, Norton and Co., New York, Londres, 1988 ; traduction italienne Fratelli in Terapia, Ed. Cortina, Milan.

16) MINUCHIN S., Famiglia e Terapia della Famiglia, Astrolabio, Rome, 1976.

17) PECCHIOLI S., « L’importanza di essere fratelli », mémoire de spécialisation en psychiatrie, Université de Florence, 1987 (sur des matériaux cliniques de R. de Bernart).

18) SAVIER L., « Des sœurs, des frères », Autrement, n° 112, 1990.

19) SCABINI E., L’organizzazione Famiglia tra crisi e sviluppo, Angeli, Milan, 1987.

20) TOMAN W., Family Constellations, Springer, New York, 1976 ; Constellations fraternelles et structures familiales, ESF, Paris, 1987.

21) VALENTE TORRE L. (dir.), I Gemelli, Nuova Italia Edit., Florence, 1989.

Videografia

R. de Bernart, C. Dobrowolski, L. Gagnarli, « L’importanza di essere fratelli », Florence, 1988. Montage de films et de séquences vidéo de thérapies. Présenté au colloque « Il Bambino e i suoi sistemi », Rome, 1988, et en de nombreuses autres occasions.

R. de Bernart, « Fratelli », Florence, ITFF, 1988. Montage de films et de séquences vidéo de thérapies. Montré lors du séminaire « L’Importanza di essere fratelli », Florence, ITFF, 1988, et en de nombreuses autres occasions.

R. de Bernart, « Fratelli – Le radici orizzontali », Florence, ITFF, 1996. Montage de films et de séquences vidéo de thérapies. Montré lors du séminaire « L’Importanza di essere fratelli », Florence, ITFF, 1996, et en de nombreuses autres occasions.

R. de Bernart, « Cari Fratelli vicini e lontani », Florence, ITFF, 2001. Montage de thérapies. Montré lors du séminaire « L’Importanza di essere fratelli », Florence, ITFF, 2001, et en de nombreuses autres occasions.

R. de Bernart, Simona Giorgi, « Fratelli Cartoni », Florence, ITFF, 2001. Montage de dessins animés. Montré lors du séminaire « L’Importanza di essere fratelli », Florence, ITFF, 2001.

Questo articolo è la traduzione italiana non ufficiale dallo spagnolo di «Hermanos y nuevas jerarquías (Cambios familiares. Nuevas relaciones, nuevas jerarquías)», pubblicato da Red Sistémica (prima pubblicazione: Red Sistémica). Traduzione realizzata da Complexe Systémique nell’ottobre 2026 con l’aiuto dell’intelligenza artificiale e ripubblicata con l’accordo della rivista. Fa fede la versione originale.

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Come citare questo articolo

de Bernart, R. (2023). Frères et sœurs et nouvelles hiérarchies. Changements familiaux, nouvelles relations (Complexe Systémique, trad.). Complexe Systémique. https://app.complexe-systemique.com/fr_FR/articles/freres-et-soeurs-et-nouvelles-hierarchies-changements-familiaux-nouvelles-relations (Opera originale pubblicata nel 2023 in Red Sistémica; ripubblicata nel 2023 da Red Sistémica, https://redsistemica.ar/2023/01/30/hermanos-y-nuevas-jerarquiascambios-familiares-nuevas-relaciones-nuevas-jerarquias/)

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