Questa versione è stata tradotta dall'inglese da Complexe Systémique con l'aiuto dell'intelligenza artificiale. In caso di dubbio, fa fede la versione originale.
Families, Relationships and Societies · Famiglia
Quando la pandemia ha chiuso le macchine da gioco ma ha lasciato i casinò online spalancati, che cosa è successo alle famiglie delle persone che giocano? In Finlandia, l’équipe di Virve Marionneau ha raccolto le parole di 44 persone vicine, soprattutto partner e madri: una vigilanza estenuante, debiti, il silenzio mantenuto con i più piccoli, sollievo per alcune famiglie e un isolamento ancora più stretto per altre.
Traduzione non ufficiale in italiano di Intimacy, relationality and interdependencies: relationships in families dealing with gambling harms during COVID-19, di Virve Marionneau, Johanna Järvinen-Tassopoulos e Henna Pirskanen, pubblicato in Families, Relationships and Societies (Bristol University Press) (2025), doi: 10.1332/20467435y2023d000000003, con licenza CC BY 4.0. Traduzione realizzata da Complexe Systémique nell’ottobre 2026 con l’aiuto dell’intelligenza artificiale: il testo originale è stato tradotto in italiano e impaginato, il che costituisce una modifica dell’opera ai sensi della licenza. Le tabelle sono presentate sotto forma di elenchi. La traduzione non è stata realizzata né da chi firma l’articolo né dall’editore, che non rispondono del suo contenuto né di eventuali errori. Fa fede la versione originale.
Le persone della famiglia sono disposte ad aiutare chi gioca, ma ciò non dovrebbe avvenire a scapito del loro stesso benessere.
Virve Marionneau, Johanna Järvinen-Tassopoulos e Henna Pirskanen
Abstract
Il gioco d’azzardo è un comportamento di dipendenza che causa danni considerevoli alle persone, alle famiglie e alle società. Il gioco problematico può avere effetti profondi sulla vita familiare, tra cui la rovina economica e la rottura delle relazioni. Nelle relazioni di dipendenza, il comportamento di dipendenza prevale sugli altri impegni sociali.
La pandemia di COVID-19 ha avuto conseguenze importanti sulla vita familiare e sui comportamenti di gioco. È probabile che ciò abbia inciso sulle relazioni nelle famiglie che subiscono danni da gioco d’azzardo. Il presente studio si basa su dati provenienti da un’indagine qualitativa (N=39) e da interviste (N=5) condotte con familiari di persone che giocano, per esplorare come abbiano vissuto le relazioni di dipendenza durante la pandemia di COVID-19 in Finlandia.
I risultati mostrano che il gioco d’azzardo incide negativamente sulle relazioni intime, sulla relazionalità e sulle interdipendenze nelle famiglie. Per molte di esse, i danni legati al gioco sono stati accentuati dall’intensificarsi delle relazioni di dipendenza durante la pandemia. Per altre, le restrizioni all’offerta di gioco hanno portato sollievo. I risultati evidenziano inoltre la necessità di servizi di aiuto più orientati alla famiglia e sottolineano l’importanza della prevenzione.
I comportamenti e i consumi di dipendenza colpiscono chi li mette in atto, ma anche le loro famiglie e comunità. Il gioco d’azzardo è un comportamento di dipendenza che colpisce gravemente le persone della famiglia e altre persone significative coinvolte (concerned significant others, CSO). Si stima che ogni persona con problemi di gioco incida negativamente sulla vita di un numero di CSO compreso tra cinque e 17 (Valentine and Hughes, 2010; Goodwin et al, 2017; Sulkunen et al, 2019; Tulloch et al, 2021).
Il gioco problematico sconvolge la vita familiare e complica le relazioni intime (Valentine and Hughes, 2012; Järvinen-Tassopoulos, 2020). I danni più importanti subiti dalle famiglie di chi gioca comprendono gravi problemi economici, oltre a danni emotivi e relazionali come la disgregazione familiare. È stato inoltre riscontrato che le persone della famiglia subiscono un peggioramento della salute fisica e mentale, disoccupazione e abuso di sostanze (Grant Kalischuk et al, 2006; Svensson et al, 2013; Dowling et al, 2014a; 2014b; Salonen et al, 2016; Jeffrey et al, 2019; Riley et al, 2021; Tulloch et al, 2021). Questi danni sono molto simili a quelli subiti dalle stesse persone che giocano. Alcuni danni, in particolare quelli relativi alla salute mentale e alle relazioni, possono anzi essere più gravi nei familiari che in chi gioca (Jeffrey et al, 2019).
La gravità dei danni subiti dalle CSO dipende dalla loro relazione con la persona che gioca. La coppia e i minori sono spesso le persone più gravemente colpite e nella posizione più vulnerabile (Valentine and Hughes, 2010; Järvinen-Tassopoulos, 2020; Riley et al, 2021). Nei matrimoni e nelle coppie, ansia, ipervigilanza, divorzio e violenza familiare sono stati associati al gioco problematico (Riley et al, 2021). Il gioco problematico può ridurre l’intimità tra le persone della famiglia. Il genitore che gioca può sottrarsi alle faccende domestiche e alla cura dei bambini, o smettere di contribuire economicamente (Valentine and Hughes, 2010; 2012). Anche chi, nella coppia, subisce danni dal gioco può ritirarsi da altre relazioni sociali per vergogna e stigma (Ferland et al, 2008). Il gioco problematico può ridurre in modo duraturo la fiducia nella coppia, in particolare da parte di chi non gioca, che può trovare difficile tornare a fidarsi di chi gioca (Dickerson-Swift et al, 2005). Al tempo stesso, chi gioca può sottovalutare o persino ignorare l’impatto del proprio gioco sulla famiglia (Landon et al, 2018; Jeffrey et al, 2019; Riley et al, 2021).
I minori i cui genitori hanno un gioco problematico si trovano in una posizione particolarmente vulnerabile (Valentine and Hughes, 2012). Spesso soffrono in silenzio per i problemi di gioco dei genitori e per i comportamenti caotici e imprevedibili che questi problemi possono generare (Valentine and Hughes, 2010; Riley et al, 2021). I problemi di gioco dei genitori e le tensioni che provocano in famiglia possono avere effetti duraturi sul benessere fisico e mentale dei minori (Dowling, 2014; Saugeres et al, 2014; Lane et al, 2016; Järvinen-Tassopoulos and Marionneau, 2021). I minori danneggiati dal gioco problematico hanno difficoltà scolastiche e livelli elevati di consumo di sostanze (Riley et al, 2021). Chi cresce in famiglie con gioco problematico presenta inoltre un rischio elevato di sviluppare a sua volta problemi di gioco più avanti nella vita (Dowling et al, 2010; Riley et al, 2021).
Oltre al nucleo familiare, anche le amicizie e la famiglia allargata possono subire danni a causa del gioco problematico di un’altra persona. Si tratta, ad esempio, di genitori, nonne e nonni, o della prole adulta di genitori anziani (Patford, 2007a; Salonen et al, 2016; Goodwin et al, 2017; Järvinen-Tassopoulos and Marionneau, 2021). Tuttavia, la gravità dei danni è di solito maggiore nelle persone più vicine della famiglia.
L’arrivo del COVID-19 nel marzo 2020 ha avuto ampie ripercussioni sia sui comportamenti di gioco sia sulle relazioni familiari. Le sale da gioco e altri spazi pubblici sono stati chiusi per limitare la diffusione del virus. Di conseguenza, i livelli di gioco e i danni correlati si sono ridotti tra chi giocava in ambienti fisici (ad esempio, Brodeur et al, 2021; Hodgins and Stevens, 2021). Per molte delle persone che già giocavano online prima della pandemia, quest’ultima si è invece tradotta in un aumento del gioco e dei danni (Gainsbury et al, 2021; Hodgins and Stevens, 2021; Xuereb et al, 2021; Marionneau and Järvinen-Tassopoulos, 2022; Shaw et al, 2022). Al tempo stesso, le misure di distanziamento sociale hanno aumentato il tempo trascorso in casa con la famiglia. La pandemia ha messo sotto pressione le relazioni familiari e peggiorato il benessere delle famiglie (Gayatri and Irawaty, 2022).
Sono state condotte poche ricerche sulle esperienze delle famiglie e delle CSO durante la pandemia. Due studi italiani (Donatti et al, 2022; Passarella et al, 2023) hanno rilevato che, nonostante lo stress e il peggioramento degli stati emotivi provocati dai lockdown, le CSO hanno provato sollievo e qualche miglioramento nelle relazioni familiari. I miglioramenti sono stati attribuiti in particolare alla limitata offerta di gioco durante la pandemia e alla conseguente riduzione della partecipazione al gioco. Tuttavia, le famiglie temevano anche la riapertura delle occasioni di gioco e una possibile ricaduta (Donatti et al, 2022; Passarella et al, 2023). Donatti et al (2022) hanno inoltre osservato che, nonostante la cessazione del gioco durante i lockdown, alcune famiglie hanno continuato a subire danni da gioco, tra cui sintomi fisici e psicologici. Non è ancora noto se questi risultati valgano anche in altri contesti. I paesi si sono differenziati nelle risposte al COVID-19, ma anche per l’offerta di gioco e per la diffusione delle forme di gioco fisiche oppure online.
Nel presente studio esploriamo come le CSO di persone con un gioco problematico abbiano vissuto la pandemia di COVID-19 in Finlandia. A differenza delle rigide misure di lockdown adottate in Italia, le restrizioni finlandesi contro il COVID-19 consistevano in raccomandazioni. Un precedente studio finlandese (Marionneau and Järvinen-Tassopoulos, 2021) ha esaminato le esperienze di persone che giocano e di CSO rispetto alla chiusura dei servizi di aiuto e sostegno per il gioco durante la prima ondata del COVID-19. Lo studio ha mostrato che le une e le altre avevano meno bisogno dei servizi, perché la chiusura delle occasioni di gioco fisico si era tradotta in una riduzione del gioco.
Il presente articolo si concentra sulle esperienze delle CSO nella primavera del 2021, a un anno dall’inizio della pandemia. Ci chiediamo in che modo il COVID-19 e i relativi cambiamenti nell’ambiente del gioco abbiano spinto le famiglie e le CSO di persone con gioco problematico a ridefinire i propri ruoli e le proprie relazioni all’interno della famiglia e con il gioco.
Le famiglie e le relazioni intime si fondano sulla relazionalità (ad esempio, Smart, 2007; 2011; si veda anche Finch and Mason, 1993) e sulle interdipendenze (Elias, 1978). Le persone sono plasmate dalle loro relazioni strette con gli altri. Le interdipendenze umane e la relazionalità esistono in diversi ambiti della società (ad esempio l’economia e la politica), ma soprattutto nei legami familiari intimi.
L’idea di relazionalità non indica sempre una relazione positiva (Mason, 2004; Smart, 2007). Le configurazioni complesse formate dai legami umani contengono tensioni intrinseche accanto alla cooperazione e all’armonia (Elias and Dunning, 1966; Elias, 1978). Impegni e aspettative vengono negoziati e creati attivamente nelle relazioni (Finch and Mason, 1993). La relazionalità costituisce il contesto della vita quotidiana, ma richiede anche azione: entrare in relazione (o non entrarvi) è sempre un atto attivo (Smart, 2007). La vita familiare è un processo multidimensionale di negoziazione di questioni, livelli e significati (Smart, 2011). Questi processi variano da una persona all’altra della famiglia e da una famiglia all’altra.
La dipendenza e i danni che ne derivano possono avere ripercussioni importanti sulle dinamiche familiari. Una persona che lotta con una dipendenza può ricorrere al comportamento di dipendenza per controllare i propri sentimenti (ad esempio tristezza, senso di colpa, paura, risentimento), ma può anche sviluppare tolleranza. Ciò può portare a un’escalation del comportamento di dipendenza. Seguendo Peter Adams (2010), l’intensificarsi del consumo di dipendenza può allora portare a un deterioramento degli altri legami, o persino a una disconnessione dalle altre relazioni, comprese quelle familiari intime. Secondo Adams (2010: 42), «la principale minaccia all’integrità di un sistema di connessioni [sociali] è il processo di frammentazione, [poiché] questo processo comporta l’intensificazione progressiva di una relazione, che porta a una corrispondente riduzione dell’importanza delle altre relazioni».
Una persona con un comportamento di dipendenza può restare in relazione con la propria famiglia, ma il suo legame con il consumo di dipendenza diventa l’«asse centrale attorno al quale operano le altre relazioni» (Adams, 2010: 49). L’impegno nelle relazioni con altre persone si inserisce in questo sistema se gli altri non minacciano la relazione di dipendenza e se le altre relazioni contribuiscono alla sua sopravvivenza (Adams, 2010). Nelle parole di Simmel (1972), la dipendenza è «uno straniero» nelle relazioni intime, che a poco a poco si impadronisce di altri impegni intimi preesistenti. La dipendenza può quindi modificare le priorità all’interno della famiglia. Ciò incide sull’identità della persona: invece di identificarsi attraverso le proprie relazioni sociali, ora si identifica attraverso la propria relazione di dipendenza. Come descrive Adams (2010: 51), un «sistema di dipendenza» è un sistema in cui la relazione con una sostanza o un consumo che crea dipendenza «finisce per dominare tutti gli altri punti di connessione».
Quando all’interno di una famiglia si forma una relazione di dipendenza, la famiglia è chiamata ad adattarsi e ad aggiustarsi, oppure a escludere e mettere da parte la relazione di dipendenza. Se la famiglia sceglie di adattarsi, si trova di fronte a un lungo processo di riforma, regolazione e adattamento della propria identità per includere la relazione di dipendenza (Adams, 2010). Ciò modifica le relazioni e le interdipendenze familiari.
Il presente studio esamina come la dipendenza abbia inciso sulle interdipendenze e sulle relazioni familiari in un periodo di crisi, segnato dal protrarsi della pandemia di COVID-19 e dalle relative restrizioni agli spostamenti. In Finlandia, come altrove, il COVID-19 ha avuto effetti profondi sul panorama sociale e sulle occasioni di gioco. I luoghi di gioco fisici sono stati chiusi per prevenire la diffusione del contagio, mentre le raccomandazioni di distanziamento sociale hanno ridotto la circolazione negli spazi pubblici e aumentato il tempo trascorso in casa.
In Finlandia tutto il gioco legale, fisico e online, è offerto da un operatore in regime di monopolio. Tuttavia, il monopolio è stato anche criticato per aver reso il gioco ampiamente disponibile e accessibile alla popolazione. Prima della pandemia, il gioco e i danni correlati in Finlandia erano fortemente caratterizzati dalle macchine da gioco elettroniche (EGM), altamente additive e ampiamente diffuse. La Finlandia presenta un consumo pro capite di gioco alle EGM relativamente elevato e un numero pro capite elevato di EGM collocate al di fuori dei casinò; il gioco alle EGM occupa inoltre un posto di rilievo nelle statistiche sulle richieste di aiuto (ad esempio, Bijker et al, 2022). Rispetto ad altri paesi europei, la Finlandia ha avuto una prevalenza elevata, benché in calo, della partecipazione al gioco e del gioco problematico (Calado and Griffiths, 2016; Gabellini et al, 2023). Prima della pandemia la Finlandia presentava anche una prevalenza relativamente elevata del gioco online. Secondo uno studio di popolazione del 2019, il 47 per cento delle persone che giocano aveva giocato online nell’anno precedente (Lind et al, 2021)
Lo studio si basa su due insiemi di dati qualitativi raccolti durante la terza ondata del COVID-19 in Finlandia (inizio del 2021). In quel periodo le EGM erano di nuovo chiuse nella maggior parte del paese. I dati consistono in un’indagine online e in interviste di gruppo con CSO, condotte separatamente e con campionamenti leggermente diversi. La raccolta dei dati è stata segnata da difficoltà nel reclutare partecipanti, probabilmente perché, a un anno dall’inizio della pandemia, le persone potenzialmente interessate erano piuttosto stanche del COVID-19. Inoltre, non abbiamo potuto compensare la partecipazione per motivi legati alla normativa fiscale.
L’indagine è stata condotta dall’Università di Helsinki in collaborazione con l’Associazione finlandese per la prevenzione dell’abuso di sostanze. È stata disponibile dal 16 febbraio al 21 marzo 2021. Le persone partecipanti sono state reclutate pubblicizzando il questionario sui social media e tramite associazioni che offrono servizi di aiuto e sostegno a chi subisce danni da gioco. Erano disponibili due questionari distinti: uno per chi gioca e uno per le CSO. In questa analisi sono state incluse solo le risposte delle CSO (N=39: 29 donne, 8 uomini e 2 persone che non hanno voluto indicare il proprio genere). La maggior parte di chi ha indicato la propria relazione con la persona che gioca era partner. Le caratteristiche del campione dell’indagine sono presentate nella tabella 1.
Caratteristiche del campione dell’indagine
Tabella
L’indagine comprendeva domande su: (1) come la lunga pandemia di COVID-19 avesse inciso sulla vita quotidiana delle persone rispondenti; (2) il comportamento di gioco della persona della famiglia che gioca, nonché i possibili cambiamenti di tale comportamento durante il COVID-19; (3) come il gioco di questa persona, o i cambiamenti nel suo gioco, avessero inciso sulle relazioni tra le persone adulte della famiglia e sugli eventuali minori; e (4) come le persone rispondenti vorrebbero che i danni da gioco venissero trattati e prevenuti in futuro. Il questionario era disponibile in finlandese e in svedese (le due lingue ufficiali della Finlandia). Comprendeva domande a scelta multipla e domande aperte. Poiché il numero di risposte era relativamente limitato, l’analisi si è concentrata sulle domande aperte. I dati quantitativi del materiale sono riportati solo per illustrare alcune tendenze.
Il secondo insieme di dati consiste in due interviste di gruppo condotte con familiari di persone con problemi di gioco. Le persone intervistate sono state reclutate tramite servizi di aiuto e associazioni che si occupano di danni da gioco. Erano tutte donne e per lo più partner di persone che giocano. Abbiamo utilizzato fasce d’età ampie per proteggere l’identità delle partecipanti. Le caratteristiche del campione delle interviste sono descritte nella tabella 2.
Caratteristiche del campione delle interviste
Tabella
Le interviste si sono svolte nel marzo 2021 tramite l’applicazione Teams. L’ambiente online ha facilitato la partecipazione, ma potrebbe aver suscitato una certa apprensione nelle intervistate. Le interviste sono state condotte da una persona professionista formata, che ha cercato di mettere le partecipanti il più possibile a proprio agio e le ha incoraggiate ad affrontare i temi anche al di là delle domande dell’intervista semistrutturata.
Entrambe le interviste di gruppo sono durate circa 45 minuti. Le intervistate sono state reclutate inizialmente tramite servizi di aiuto per chi gioca e per le CSO. Il criterio di reclutamento era essere una CSO che avesse subito danni a causa del gioco di un’altra persona. Questi dati hanno quindi una prospettiva diversa da quelli dell’indagine. Il reclutamento tramite i servizi di aiuto può aver prodotto una distorsione di selezione a favore di persone che conoscevano già bene i problemi legati al gioco e gli aiuti disponibili.
Le interviste vertevano su: (1) come le CSO avessero vissuto il protrarsi della situazione di COVID-19 e i cambiamenti nell’offerta di gioco in quel periodo; (2) le chiusure e le riaperture delle EGM e gli altri comportamenti di gioco della persona della famiglia; (3) i danni che il gioco causava nella loro famiglia; (4) come i possibili cambiamenti durante il COVID-19 avessero inciso sulla loro vita; e (5) di quali servizi di aiuto e di cura le CSO avrebbero bisogno per sé o per la persona della famiglia che gioca durante e dopo il COVID-19.
La raccolta dei dati faceva parte di un più ampio progetto di ricerca longitudinale sulle esperienze delle persone che giocano e delle CSO durante il COVID-19 in Finlandia. L’approvazione etica dello studio è stata richiesta al Comitato etico dell’Università di Helsinki. Il comitato ha dichiarato che lo studio non richiedeva un’approvazione etica, poiché non rientrava tra i disegni di ricerca che necessitano di valutazione etica secondo le linee guida del Consiglio nazionale finlandese per l’integrità della ricerca.
Non abbiamo cercato partecipanti di età inferiore ai 18 anni, poiché ciò avrebbe richiesto passaggi supplementari in termini di autorizzazione alla ricerca, approvazione etica e consenso dei genitori.
Tutte le persone partecipanti allo studio hanno ricevuto informazioni sul disegno dello studio. Sono state inoltre informate che, partecipando, davano il proprio consenso all’uso delle loro risposte a fini di ricerca. Hanno ricevuto anche i recapiti del gruppo di ricerca, in caso di domande o se avessero voluto ritirarsi dallo studio in qualsiasi momento.
Abbiamo condotto un’analisi qualitativa del contenuto dei dati delle interviste e dei dati testuali (risposte alle domande aperte) dell’indagine online. L’analisi qualitativa del contenuto mira a descrivere e concettualizzare un fenomeno in modo induttivo o deduttivo (Elo and Kyngäs, 2008). Nel nostro approccio induttivo, abbiamo prima letto i dati e definito la domanda di ricerca. Abbiamo poi codificato i dati con il software di analisi qualitativa Atlas.ti. Questi codici sono stati quindi classificati in categorie, presentate nei risultati. Le categorie sono: (1) il gioco nelle relazioni intime; (2) i danni economici e le interdipendenze; (3) l’impatto del COVID-19 sul comportamento di gioco e sui danni; (4) l’impatto del COVID-19 sulla vita familiare; e (5) la ricerca e l’ottenimento di aiuto.
Oltre all’analisi qualitativa, vengono fornite statistiche descrittive sulla prevalenza delle tendenze e delle risposte nei dati dell’indagine. Presentiamo inoltre estratti delle interviste o delle risposte all’indagine per illustrare le categorie analitiche. Gli estratti sono contrassegnati dal genere e dalla fascia d’età di chi ha partecipato. Le traduzioni dal finlandese o dallo svedese all’inglese sono a cura di chi firma l’articolo.
«Abbiamo litigato molto. [Il mio partner] ha smesso di giocare un anno e mezzo fa. Abbiamo cercato di fare i conti con tutte le bugie e i tradimenti accumulati, ma è davvero difficile riconquistare la fiducia. […] Per me è stato davvero estenuante dover controllare continuamente quello che fa.» (Donna, 30–65 anni, partner)
«Devo stare attenta ai segnali per capire quando ricomincerà a giocare. Questo ha un impatto enorme sulle dinamiche della nostra relazione. Non mi piaccio per niente, mi sento una spia. Devo stare attenta ai segnali e cercare di capire se sta giocando di nuovo. Cerco di controllarlo. Ma naturalmente non serve a niente.» (Donna, oltre 65 anni, partner).
La vigilanza costante può essere estenuante, in particolare per chi vive in coppia con la persona che gioca. Di conseguenza, le relazioni intime ne soffrono. Le uniche possibilità percepite da chi sta nella coppia sono continuare ad aiutare chi gioca a scapito del proprio benessere, oppure prendere le distanze da questa persona e dalla relazione (si veda Adams, 2010). Come ha descritto una persona rispondente all’indagine: «I problemi di gioco sono come i problemi di alcol. Non puoi lasciare che i problemi di qualcun altro ti sfiniscano o ti gettino in difficoltà economiche» (donna, 50–64 anni, partner). Lo squilibrio provocato dal gioco nella relazione può creare una disconnessione da entrambe le parti: da parte di chi gioca, che sceglie il gioco anziché la relazione intima, ma anche da parte di chi sta nella coppia, che sceglie il proprio benessere anziché continuare ad aiutare e sostenere chi gioca.
«Il mio partner ha una figlia che non è ancora adolescente. Credo che sia riuscito a proteggerla abbastanza bene da tutto questo. Ma si sa come sono i bambini. Notano le cose. Abbiamo vissuto esperienze davvero brutte e penose, e se in casa l’atmosfera è tesa, lei lo percepisce. Vede che il papà ha qualcosa che non va. Lui cerca davvero di fare del suo meglio e fanno molte cose insieme.» (Donna, 30–65 anni, partner)
«Per mio figlio è stata una perdita economica. E come madre devo pagare i suoi debiti, perché il debito gli provoca tanta angoscia. Cerco di aiutarlo; forse a volte sono persino un po’ iperprotettiva. Ma ormai si è abituato a essere aiutato. E quando pago i suoi debiti, poco dopo ce ne sono altri. […] Anche a me provoca angoscia, perché continuo a temere la prossima ondata di gioco.» (Donna, oltre 65 anni, madre)
«Non ho più davvero la forza di occuparmi da sola delle nostre finanze o di continuare a sorvegliarlo. Lui mi dà la maggior parte dei suoi soldi e io mi occupo delle nostre finanze […] Certo, preferisco farlo, perché almeno so dove vanno i soldi […] Poi, se ha bisogno di qualcosa, gli do dei soldi. Ma per ora è meglio così: mi occupo io di tutte le finanze.» (Donna, 30–65 anni, partner)
La situazione economica mette la relazione sotto una doppia pressione. Da un lato, le difficoltà economiche causate dalle perdite al gioco possono creare incertezza in famiglia e costringere l’intera famiglia a riconsiderare gli altri impegni economici. «Non so per quanto tempo riuscirò a sopportarlo. Secondo me siamo in una relazione di violenza economica» (donna, 25–34 anni, partner), ha descritto una persona rispondente. Un’altra (donna, 35–49 anni, partner) ha spiegato che «[s]iamo una coppia a basso reddito, i soldi spesi nel gioco vengono sempre tolti a qualcos’altro». In alcuni casi il gioco aveva causato debiti importanti: «Ha portato le nostre cose al banco dei pegni, ha esaurito il fido di due carte di credito e ha chiesto dei prestiti. Non è a causa della pandemia, ma del problema di gioco. È successo dopo quattro anni di astinenza» (donna, 35–49 anni, partner).
«Il denaro, come concetto, provoca molta angoscia. Quando ne parliamo e discutiamo di come dovremmo usarlo, si crea tensione. Anche se lui capisce che penso a ciò che è meglio per lui. Immagino sia comprensibile che ci pensi continuamente, in un modo o nell’altro.» (Donna, 30–65 anni, partner)
G2I1: Con i prestiti istantanei, è davvero problematico che nessuno verifichi seriamente se chi li chiede è in grado di restituire il debito. Nessuno verifica per quale motivo si chiedono i soldi. Se si sapesse che sono per il gioco, dovrebbe essere assolutamente vietato concedere un prestito istantaneo. (Donna, oltre 65 anni, madre) G2I2: Il mio familiare ha preso molti prestiti istantanei per giocare. Ora sono tutti in fase di recupero crediti. Quando li ha presi, erano accessibili a chiunque, allora nessuno chiedeva niente. E poi ha speso tutto nel gioco. Dopo il mancato pagamento, sono passati al recupero crediti. Adesso mi ha detto che non riesce più a ottenere prestiti, ci ha provato. Non so se qualcuno abbia cominciato a controllare qualcosa. (Donna, oltre 65 anni, partner) G2I1: Posso chiedere, se i prestiti sono in fase di recupero crediti, quando li restituirà? G2I2: Credo mai. Sono cifre enormi. È dura restituirle con una piccola pensione.
Sebbene molti danni legati al gioco fossero già presenti, la pandemia di COVID-19 ha portato numerosi cambiamenti. Gli effetti più importanti riguardavano la modifica del consumo di gioco. L’indagine online chiedeva alle CSO di indicare se il gioco o il consumo di sostanze (alcol, tabacco) fosse aumentato o diminuito in famiglia durante la pandemia rispetto al periodo precedente. La figura 1 riassume le risposte. I risultati erano eterogenei: la maggior parte delle persone rispondenti non ha segnalato cambiamenti né nel gioco né nel consumo di sostanze in famiglia, ma alcune hanno indicato aumenti e altre diminuzioni.

Abbiamo anche chiesto alle persone rispondenti di descrivere questi cambiamenti. Le principali ragioni della diminuzione del gioco e del consumo di sostanze erano legate alla ridotta disponibilità e accessibilità, compresa la chiusura di bar e sale da gioco. La chiusura delle EGM fisiche ha inoltre permesso ad alcune persone di limitare il proprio consumo. Molte persone della famiglia hanno espresso sollievo per la riduzione del gioco. Ad esempio, una partecipante all’indagine ha spiegato che la madre «ha risparmiato la pensione ora che le EGM sono chiuse» (donna, 50–64 anni, figlia). Un altro rispondente ha riferito che il figlio «ha avuto più soldi per altro, è persino riuscito a pagare la sua parte dell’affitto negli ultimi due mesi» (uomo, 50–64 anni, padre).
«Il gioco è aumentato ed è stato in parte sostituito dalle loot box. Le loot box danno la stessa eccitazione di un gratta e vinci online. Non sai mai se dalla cassa uscirà un oggetto buono e di valore o un oggetto senza valore. Abbiamo installato software di blocco su tutti i telefoni e i portatili, ma il mio partner gioca comunque sul portatile di lavoro, a casa e al lavoro. Trova sempre un dispositivo su cui giocare.» (Donna, 25–34 anni, partner)
La pubblicità costante era percepita come un fattore che peggiorava ulteriormente la situazione di chi lotta con il gioco. Il monopolio del gioco e i siti di gioco offshore sono stati descritti allo stesso modo come inserzionisti aggressivi durante la pandemia. Una persona rispondente ha descritto come i casinò online siano presenti ovunque su internet e pubblicizzino «puntate alte e grandi vincite se ti iscrivi qui e là. Arrivano assolutamente da ogni parte» (donna, oltre 65 anni, partner).
G2I1: È aumentato. Ora che passiamo più tempo a casa e non abbiamo molto da fare a causa di questa pandemia, noto che si lascia attirare dal gioco con estrema facilità. (Donna, oltre 65 anni, madre) G2I2: Sì, c’è più stress, e il gioco è una specie di svago che lui pensa gli porterà gioia. (Donna, oltre 65 anni, partner)
Il COVID-19 e le relative misure di lockdown hanno avuto ampie ripercussioni sulla vita familiare. Abbiamo chiesto alle persone rispondenti quali fossero i principali effetti della pandemia sulla loro vita quotidiana. I risultati sono riassunti nella figura 2. Molte persone partecipanti hanno riferito un aumento della solitudine e del tempo libero dovuto alla cancellazione degli hobby e al passaggio al lavoro da remoto.

«Sì, in questo momento abbiamo tutti problemi con il nostro stato d’animo. Sono appena andata in pensione e ho la sensazione che sia tutto chiuso. Avevo così tanti progetti di nuovi hobby e tutto il resto. E naturalmente questo crea tensioni nelle relazioni. Penso che questa pandemia sia un’enorme sfida in più per chi gioca e per i suoi familiari.» (Donna, oltre 65 anni, partner)
«Litighiamo per i soldi e per la mancanza di soldi. Discutiamo anche del sonno perché, di notte, lui vuole giocare a giochi multiplayer online. Studio a distanza e gioco d’azzardo non sono una buona combinazione.» (Donna, 35–49 anni, madre)
La perdita di altri contatti sociali, il lavoro da casa, la disoccupazione o la cassa integrazione hanno messo ulteriormente sotto pressione le relazioni familiari. Molte persone hanno raccontato di sentirsi annoiate e sole in casa e di sentire la mancanza di «amicizie con cui condividere i miei pensieri» (donna, 30–65 anni, partner). Alcune CSO si sentivano «più preoccupate e stressate […] perché non sappiamo come aiutare» (donna, 18–24 anni, partner). Al tempo stesso, la mancanza di contatti sociali ha portato in molti casi anche a un aumento del gioco. Ciò ha innescato un circolo vizioso di malessere nella famiglia. «Ci sono meno contatti sociali e il mio coniuge è caduto in depressione. Probabilmente questo ha portato a un peggioramento della sua dipendenza dal gioco» (uomo, 50–64 anni, CSO).
La mancanza di altri contatti sociali ha messo in risalto la relazione intima con la persona della famiglia che gioca. Ciò ha provocato ulteriore angoscia nelle persone della famiglia, che cercavano nuovi modi di relazionarsi tra loro. Non avevano altra scelta che confrontarsi le une con le altre e con lo straniero rappresentato dal gioco problematico in famiglia: «Di solito ognuno di noi ha i propri impegni e il problema del gioco non è costantemente presente nella nostra vita quotidiana. Dalla pandemia, il problema è con noi ogni giorno» (donna, oltre 65 anni, madre).
«Abbiamo avuto più angoscia, più litigi e così via, e il mio partner trova sempre nuovi canali per giocare. Adesso ha più voglia di giocare di prima, ma ne parliamo anche più di prima. All’inizio della nostra relazione non ne parlavamo affatto.» (Donna, oltre 65 anni, partner)
«Il sostegno tra pari è stato il miglior aiuto disponibile. Ho partecipato a dei gruppi e ho trovato persone nella mia stessa situazione. Ho stretto amicizia con loro e ho potuto condividere le mie esperienze. Bisogna sottolineare di più che le CSO non dovrebbero restare sole con questo, che bisogna parlarne con chiunque […] Perché si finisce in una specie di bolla con la persona che gioca. In qualche modo la realtà si distorce. È importante trovare aiuto.» (Donna, 30–65 anni, partner)
La cancellazione di molti incontri dei gruppi di sostegno tra pari durante la pandemia è stata considerata molto problematica, poiché molte persone erano arrivate a dipendere da questa fonte di aiuto per sé e/o per la persona della famiglia che gioca. «È un peccato che alcuni gruppi di sostegno tra pari siano sospesi, e non tutte le persone che giocano sono interessate a partecipare a un gruppo online», ha sottolineato una partecipante alle interviste (donna, oltre 65 anni, madre).
Oltre a queste esperienze positive con il sostegno tra pari, le persone rispondenti all’indagine si sono mostrate molto critiche nei confronti delle possibilità di aiuto e sostegno disponibili per le CSO o per chi gioca. Alcune hanno sottolineato che «c’è bisogno di aiuto, ma riceverlo e cercarlo è più difficile» (donna, 50–64 anni, partner), mentre altre hanno spiegato di non sapere come aiutare la persona della famiglia che gioca o come aiutare sé stesse.
«Vengo dalla Finlandia centrale, e abbiamo bisogno di più gruppi di sostegno e di altri tipi di aiuto. Ho provato a contattare i Giocatori Anonimi della zona, ma non sono mai riuscita a parlare con una persona di riferimento. A volte avevamo un disperato bisogno di aiuto e, come partner, sento di non essere sempre stata ascoltata.» (Donna, 30–65 anni, partner)
«Almeno nella sanità pubblica, sembra che non sappiano davvero come accogliere le CSO. Il personale non ha né informazioni né competenze sufficienti per affrontare i problemi di gioco. Ti vedono come una persona di supporto che è lì per aiutare chi gioca. Non sanno come trovare o offrire aiuto a una CSO.» (Donna, 30–65 anni, partner)
«Come familiare, ho spesso avuto la sensazione che la sanità pubblica e le altre persone intorno a me non capiscano quello che vivo ogni giorno o ogni settimana. Non capiscono il percorso che si attraversa a causa di una dipendenza perfettamente legale e persino socialmente accettata.» (Donna, 30–65 anni, partner)
«È molto difficile trovare aiuto come coppia. Voglio dire, potremmo affrontare insieme il percorso di recupero. In linea di principio possiamo ricevere un aiuto individuale dai servizi di salute mentale e dai gruppi di sostegno tra pari, ma né lo Stato, né le organizzazioni di aiuto, né i gruppi di sostegno tra pari offrono aiuto alle coppie. Non possiamo guarire insieme.» (Donna, oltre 65 anni, partner)
Questo articolo si è concentrato sulle relazioni intime, sulla relazionalità e sulle interdipendenze in famiglie che hanno affrontato problemi legati al gioco durante il COVID-19. I risultati hanno mostrato che molte persone vicine a chi gioca hanno un’esperienza di lunga data dei danni da gioco, precedente alla pandemia. Lo straniero nella relazione, il gioco, ha causato alle famiglie una serie di danni economici, emotivi e relazionali. Questi risultati fanno eco a molti studi precedenti condotti con familiari di persone che giocano (ad esempio, Jeffrey et al, 2019; Riley et al, 2021; Tulloch et al, 2021). In particolare, le persone più vicine della famiglia, come le e i partner, soffrono di squilibri di priorità (Adams, 2010), per cui chi gioca antepone la propria intimità con il gioco alle relazioni. Al tempo stesso, le CSO devono anteporre la persona che gioca ai propri bisogni, il che provoca ulteriori squilibri nella relazione intima.
Il periodo del COVID-19 ha avuto effetti divergenti sulle famiglie alle prese con il gioco problematico. I nostri risultati sono simili a quelli ottenuti in precedenza in Italia (Donatti et al, 2022; Passarella et al, 2023). Sebbene in Finlandia non vi sia stato alcun lockdown obbligatorio durante la pandemia di COVID-19, la pandemia ha costretto le persone a restare a casa. La necessità di riorganizzare la vita familiare e lo spazio domestico ha modificato le dinamiche e i sentimenti di intimità (si veda Valentine and Hughes, 2012). Per alcune famiglie, la limitata disponibilità del gioco fisico si è tradotta in minori danni e in una migliore qualità della vita. Per la maggior parte, tuttavia, i danni legati al gioco sono stati ulteriormente accentuati dalla pandemia. Ciò è avvenuto in particolare nelle famiglie in cui si giocava online. Queste famiglie hanno vissuto un aumento dello stress quando allo straniero in famiglia, la dipendenza, si è aggiunto un altro straniero, la pandemia. L’intensificarsi delle relazioni intime e delle difficoltà personali di salute mentale durante i lockdown e il distanziamento sociale ha messo in evidenza la dipendenza in famiglia. Le famiglie possono aver differito nelle loro strategie di coping, ma i nostri dati non consentivano di analizzarle.
Le reti e le configurazioni sociali sono parte integrante dell’esistenza umana (Elias, 1978; Smart, 2011). Le drastiche limitazioni di questi contatti sociali hanno intensificato la vita attorno alle interdipendenze con la persona della famiglia che gioca. La riduzione degli altri contatti sociali durante la pandemia ha creato un circolo vizioso di malessere: la mancanza di attività, hobby e contatti sociali ha portato alla depressione e a un aumento del gioco, che a sua volta ha comportato maggiori perdite economiche e danni relazionali nelle famiglie.
L’intensificarsi della relazione di dipendenza incide su tutte le relazioni della famiglia. Sebbene chi vive in coppia con la persona che gioca sembri sopportare la maggior parte del peso, la nostra ricerca ha evidenziato che anche i minori ne sono colpiti, spesso più di quanto credano le persone adulte. Secondo Adams (2010), l’impatto sui minori dipende in particolare dalla loro età, dal ruolo del genitore e dagli altri sostegni. Nei nostri dati, molti genitori pensavano che i più piccoli non si accorgessero del problema di gioco in famiglia e volevano proteggerli tacendo. Eppure è improbabile che il silenzio sia una buona strategia. La ricerca nel campo dell’abuso di sostanze ha mostrato che chi cresce con genitori dipendenti da sostanze è consapevole dei problemi e desidera che il silenzio in famiglia venga rotto (Tedgård et al, 2019; Wangensteen et al, 2019). I nostri risultati suggeriscono che lo stesso valga per il gioco problematico nelle famiglie.
La pandemia ha costretto le famiglie a riconsiderare le relazioni reciproche, ma anche quelle con il gioco. I sistemi sociali di dipendenza sono di solito rigidi e difficili da cambiare. Dal punto di vista della persona con un comportamento di dipendenza, la relazione di dipendenza deve essere protetta (Adams, 2010). Il sistema di dipendenza è quindi autoalimentato e resistente al cambiamento. Durante il COVID-19, alcune famiglie hanno provato sollievo grazie alla chiusura delle dannose EGM e alla riduzione del gioco (si vedano anche Marionneau and Järvinen-Tassopoulos, 2021; Donatti et al, 2022; Passarella et al, 2023). In altre famiglie i problemi legati al gioco online sono aumentati, ma la convivenza costante ha permesso alle persone della famiglia di esserne più consapevoli e di offrire sostegno. Questo risultato suggerisce che, sebbene il cambiamento possa essere difficile, è possibile, soprattutto se le condizioni strutturali del contesto lo favoriscono.
Durante la pandemia erano disponibili aiuti e cure sia per chi gioca sia per le CSO, anche se accessibilità e disponibilità erano diminuite (Marionneau and Järvinen-Tassopoulos, 2021). Nei nostri dati, molte persone rispondenti avevano già avuto esperienze negative con gli aiuti disponibili prima della pandemia. L’aiuto era difficile da trovare, i servizi erano insufficienti e l’aiuto non corrispondeva ai bisogni delle famiglie. Problemi di questo tipo possono aver aumentato ulteriormente la pressione sulle persone della famiglia perché agissero come aiutanti e caregiver informali di chi gioca (si veda Patford, 2007b, 2009; Jiménez-Murcia et al, 2017). Le persone partecipanti hanno anche avanzato molte proposte per migliorare i servizi. In particolare, hanno sottolineato la necessità di formare meglio il personale della sanità pubblica per rispondere ai problemi legati al gioco nelle famiglie. Alcune hanno chiesto anche più aiuto per le famiglie. Le ricerche precedenti hanno mostrato che le CSO sono spesso disposte ad aiutare le persone con problemi di gioco anche a costo del proprio benessere mentale ed economico (Kalischuk, 2010; Holdsworth et al, 2013). Un aiuto migliore per le CSO era considerato un fattore importante per il recupero dell’intera famiglia.
Il presente studio si è limitato a esplorare le esperienze di 39 persone rispondenti all’indagine e di cinque persone intervistate nel contesto finlandese. L’approccio finlandese al COVID-19 si basava su misure volontarie, senza lockdown imposti. I nostri dati comprendevano un numero di risposte relativamente basso. Inoltre, le partecipanti alle interviste sono state reclutate tramite associazioni di aiuto. Questi fattori possono aver introdotto distorsioni e limiti nell’interpretazione dei risultati. Un numero maggiore di partecipanti ci avrebbe permesso di condurre analisi statistiche. Le famiglie di persone con problemi di gioco sembrano essere un gruppo difficile da raggiungere per la ricerca, il che potrebbe aver dato un peso eccessivo alle esperienze di un gruppo più ristretto di persone con opinioni marcate.
Gli studi futuri dovrebbero concentrarsi in particolare sui fattori protettivi che aiutano le famiglie ad affrontare i problemi di dipendenza. Come osservano anche Valentine e Hughes (2010: 288), il gioco problematico «è radicato nel “fare” delle famiglie». Le persone della famiglia costruiscono il problema del gioco attraverso le loro relazioni, e sono anche in grado di ridefinirlo e rielaborarlo individualmente e come famiglia (Valentine and Hughes, 2010). Servono inoltre più ricerche su come i problemi legati al gioco incidano sui minori e su come i genitori cerchino di proteggerli da queste questioni. Infine, c’è ancora spazio per esplorare le possibilità della terapia familiare e del sostegno alle famiglie nelle reti dei servizi di aiuto per i danni da gioco.
Il gioco problematico causa nelle famiglie un’ampia gamma di danni economici, relazionali e di salute mentale. Per molte famiglie questi danni si sono accentuati durante la pandemia. Districare i molteplici danni causati dal gioco richiede una collaborazione tra servizi, famiglie e politiche pubbliche. Le famiglie dovrebbero poter accedere a servizi a bassa soglia, ad aiuti per la famiglia e a cure professionali presso la sanità pubblica. Le persone della famiglia sono disposte ad aiutare chi gioca, ma ciò non dovrebbe avvenire a scapito del loro stesso benessere. I servizi di aiuto e sostegno per i danni da gioco dovrebbero coinvolgere meglio le famiglie. Oltre a migliorare le cure, serve più lavoro di prevenzione per limitare i danni che il gioco causa nelle famiglie. I risultati di questo studio hanno mostrato che le restrizioni all’offerta di gioco si sono tradotte in minori danni in molte famiglie, mentre il marketing aggressivo durante la pandemia ha accentuato i problemi. La disponibilità e la visibilità del gioco devono essere oggetto di politiche orientate alla salute pubblica, per proteggere non solo chi gioca ma anche le loro famiglie.
Complexe Systémique: punti chiave
L’articolo dà forma sociologica a un’intuizione familiare alla pratica sistemica: la dipendenza si comporta come un terzo nella relazione, «uno straniero» attorno al quale la famiglia si riorganizza. Le persone vicine si ritrovano a gestire il bilancio, a fare da sentinelle, talvolta da spie loro malgrado, e queste posizioni complementari sostengono il sistema tanto quanto lo contengono. La pandemia funziona qui come un esperimento naturale: dove il gioco fisico ha chiuso, le famiglie hanno potuto respirare; dove il gioco si è spostato online e il lockdown ha eliminato gli altri legami, tutto si è stretto attorno alla relazione di dipendenza. Per la pratica emergono tre punti: il contesto di accesso al gioco fa parte del problema; i minori spesso sanno più di quanto pensino le persone adulte, e il silenzio li isola; le persone vicine chiedono aiuto per sé e per la coppia, cosa che i servizi spesso negano loro. I limiti sono chiari: 44 persone vicine autoselezionate, quasi tutte donne, risposte scritte spesso brevi e nessuna voce delle persone che giocano. Da leggere insieme a l’articolo sullo stigma vissuto dalle madri di persone che usano sostanze e a l’articolo sul disturbo da dipendenza come costruzione della realtà.
Note dell’originale
Finanziamento. Il lavoro di VM e JJT è stato sostenuto da finanziamenti del Ministero finlandese degli Affari sociali e della Salute ai sensi dell’articolo 52 della legge finlandese sulle lotterie. VM dichiara inoltre un finanziamento dell’Accademia di Finlandia con il numero di sovvenzione 349589.
Ringraziamenti. Ringraziamo Katariina Mankinen per il suo aiuto nell’organizzazione e nella conduzione delle interviste. Ringraziamo inoltre Riitta Matilainen ed Eija Pietilä dell’Associazione finlandese per la prevenzione dell’abuso di sostanze per la collaborazione alla raccolta dei dati dell’indagine online.
Conflitto di interessi. Chi firma l’articolo dichiara l’assenza di conflitti di interessi.
Bibliografia
Adams, P.J. (2010) Fragmented Intimacy. Addiction in a Social World, New York: Springer.
Bijker, R., Booth, N., Merkouris, S., Dowling, N. and Rodda, S. (2022) Global prevalence of help‐seeking for problem gambling: a systematic review and meta‐analysis, Addiction, 117(12): 2972–85. doi: 10.1111/add.15952
Brodeur, M., Audette-Chapdelaine, S., Savard, A.C. and Kairouz, S. (2021) Gambling and the COVID-19 pandemic: a scoping review, Prog Neuropsychopharmacol Biol Psychiatry, 111. doi: 10.1016/j.pnpbp.2021.110389
Calado, F. and Griffiths, M.D. (2016) Problem gambling worldwide: an update and systematic review of empirical research (2000–2015), Journal of Behavioral Addictions, 5(4): 592–613. doi: 10.1556/2006.5.2016.073
Dickson-Swift, V., James, E. and Kippen, S. (2005) The experience of living with a problem gambler: spouses and partners speak out, Journal of Gambling Issues, 13: 1–22.
Donati, M.A., Capitanucci, D., Beccari, C., Smaniotto, R., Quadrelli, E., Casini, A. and Primi, C. (2022) What about affected family members of disordered gamblers during the COVID-19 pandemic? A study in Italy during the lockdown restrictions, Frontiers in Psychology, 13: doi: 10.3389/fpsyg.2022.801835
Dowling, N. (2014) The Impact of Gambling Problems on Families, (AGRC Discussion Paper No. 1), Melbourne, Australian Gambling Research Centre.
Dowling, N., Jackson, A., Suomi, A., Lavis, T., Thomas, S., Patford, J., Harvey, P., Battersby, M., Koziol-McLain, J., Abbott, M. and Bellringer, M.E. (2014b) Problem gambling and family violence: prevalence and patterns in treatment-seekers, Addictive Behaviors, 39(12): 1713–17.
Dowling, N., Jackson, A., Thomas, S. and Frydenberg, E. (2010) Children At Risk Of Developing Problem Gambling, Melbourne: Gambling Research Australia.
Dowling, N., Rodda, S., Lubman, D. and Jackson, A. (2014a) The impacts of problem gambling on concerned significant others accessing web-based counselling, Addictive Behaviour, 39(8): 1253–7.
Elias, N. (1978) What is Sociology?, S. Mennell and G. Morrissey (trans) London: Hutchinson.
Elias, N. and Dunning, E. (1966) Dynamics of group sport with special reference to football, The British Journal of Sociology, 17(4): 388–402. doi: 10.2307/589186
Elo, S. and Kyngäs, H. (2008) The qualitative content analysis process, Journal of Advanced Nursing, 62(1): 107–15. doi: 10.1111/j.1365-2648.2007.04569.x
Ferland, F., Fournier, P.M., Ladouceur, R., Brochu, P., Bouchard, M. and Pâquet, L. (2008) Consequences of pathological gambling on the gambler and his spouse, Journal of Gambling Issues, 22: 219–29. doi: 10.4309/jgi.2008.22.5
Finch, J. and Mason, J. (1993) Negotiating Family Responsibilities, London: Routledge.
Gabellini, E., Lucchini, F. and Gattoni, M.E. (2023) Prevalence of problem gambling: a meta-analysis of recent empirical research (2016–2022), Journal of Gambling Studies, 39(3): 1027–57. doi: 10.1007/s10899-022-10180-0
Gainsbury, S., Swanton, T., Burgess, M. and Blaszczynski, A. (2021) Impacts of the COVID-19 shutdown on gambling patterns in Australia: consideration of problem gambling and psychological distress, J Addict Med. doi: 10.1097/ADM.0000000000000793
Gayatri, M. and Irawaty, D.K. (2022) Family resilience during COVID-19 pandemic: a literature review, Family Journal (Alexandria, Va.), 30(2): 132–8. doi: 10.1177/10664807211023875
Goodwin, B.C., Browne, M., Rockloff, M. and Rose, J. (2017) A typical problem gambler affects six others, International Gambling Studies, 17(2): 276–89. doi: 10.1080/14459795.2017.1331252
Grant Kalischuk, R., Nowatzki, N., Cardwell, K., Klein, K. and Solowoniuk, J. (2006) Problem gambling and its impact on families: a literature review, International Gambling Studies, 6(1): 31–60. doi: 10.1080/14459790600644176
Hodgins, D. and Stevens, R. (2021) The impact of COVID-19 on gambling and gambling disorder: emerging data, Curr Opin Psychiatry, 34(4): 332–43. doi: 10.1097/YCO.0000000000000709
Holdsworth, L., Nuske, E., Tiyce, M. and Hing, N. (2013) Impacts of gambling problems on partners: partners’ interpretations, Asian Journal of Gambling Issues and Public Health, 3(1): 1–14. doi: 10.1186/2195-3007-3-1
Järvinen-Tassopoulos, J. (2020) The impact of problem gambling: are there enough services for families with children?, Public Health, 184: 28–32. doi: 10.1016/j.puhe.2020.03.020
Järvinen-Tassopoulos, J. and Marionneau, V. (2021) Lapsen asema ongelmapelaajan perheessä: Mikä on ei-pelaavan vanhemman näkökulma? in J. Järvinen-Tassopoulos and H. Pirskanen (eds) Riippuvuus perheessä, Helsinki: Gaudeamus, pp 83–101.
Jeffrey, L., Browne, M., Rawat, V., Langham, E., Li, E. and Rockloff, M. (2019) Till debt do us part: comparing gambling harms between gamblers and their spouses, Journal of Gambling Studies, 35(3): 1015–34. doi: 10.1007/s10899-019-09826-3
Jiménez-Murcia, S., Tremblay, J., Stinchfield, R., Granero, R., Fernández-Aranda, F., Mestre-Bach, G. et al (2017) The involvement of a concerned significant other in gambling disorder treatment outcome, Journal of Gambling Studies, 33(3): 937–53. doi: 10.1177/10664807211023875
Kalischuk, R. (2010) Cocreating life pathways: problem gambling and its impact on families, The Family Journal, 18(1): 7–17. doi: 10.1177/1066480709357898
Landon, J., Grayson, E. and Roberts, A. (2018) An exploratory study of the impacts of gambling on affected others accessing a social service, International Journal of Mental Health and Addiction, 16(3): 573–87. doi: 10.1007/s11469-017-9785-4
Lane, W., Sacco, P., Downton, K., Ludeman, E., Levy, L. and Tracy, J.K. (2016) Child maltreatment and problem gambling: a systematic review, Child Abuse & Neglect, 58: 24–38. doi: 10.1016/j.chiabu.2016.06.003
Lind, K., Marionneau, V., Järvinen-Tassopoulos, J. and Salonen, A.H. (2021) Socio-demographics, gambling participation, gambling settings, and addictive behaviors associated with gambling modes: a population-based study, Journal of Gambling Studies, 1–16. doi: 10.1007/s10899-021-10074-7
Marionneau, V. and Järvinen-Tassopoulos, J. (2021) Changes in treatment and help services for gambling during COVID-19: experiences of gamblers and their concerned others, Nordic Studies on Alcohol and Drugs, 39(1): 10–24. doi: 10.1177/14550725211030727
Marionneau, V. and Järvinen-Tassopoulos, J. (2022) From habit-forming to habit-breaking availability: experiences of electronic gambling machine closures during COVID-19, Frontiers in Psychology, 12: 6184.
Marionneau, V., Egerer, M. and Raisamo, S. (2022) Frameworks of gambling harms: a comparative review and synthesis, Addiction Research & Theory, 1–8. doi: 10.1080/16066359.2022.2113071
Mason, J. (2004) Personal narratives, relational selves: residential histories in the living and telling, The Sociological Review, 52(2): 162–79. doi: 10.1111/j.1467-954x.2004.00463.x
Passarella, G., Germoni, D., Bassi, A., Cabrini, S., Fagnoni, F. and Avanzi, M. (2023) The two gambling closures during the COVID-19 pandemic in Italy: the impact on affected family members of disordered gamblers, Journal of Gambling Issues.
Patford, J. (2007a) The yoke of care: how parents and parents-in-law experience, understand and respond to adult children’s gambling problems, Australian Journal of Primary Health, 13(3): 59–68. doi: 10.1071/py07039
Patford, J. (2007b) Linked lives: adult children’s experiences of late onset parental gambling problems, International Journal of Mental Health and Addictions, 5: 367–80. doi: 10.1007/s11469-007-9077-5
Patford, J. (2009) For worse, for poorer and ill health: how women experience, understand and respond to a partner’s gambling problems, International Journal of Mental Health and Addictions, 7: 177–89. doi: 10.1007/s11469-008-9173-1
Riley, B.J., Harvey, P., Crisp, B.R., Battersby, M. and Lawn, S. (2021) Gambling-related harm as reported by concerned significant others: a systematic review and meta-synthesis of empirical studies, Journal of Family Studies, 27(1): 112–30. doi: 10.1080/13229400.2018.1513856
Roseneil, S. and Ketokivi, K. (2016) Relational persons and relational processes: developing the notion of relationality for the sociology of personal life, Sociology, 50(1): 143–59. doi: 10.1177/0038038514561295
Salonen, A.H., Alho, H. and Castrén, S. (2016) The extent and type of gambling harms for concerned significant others: a cross-sectional population study in Finland, Scandinavian Journal of Public Health, 44(8): 799–804. 10.1177/1403494816673529
Saugeres, L., Thomas, A. and Moore, S. (2014) ‘It wasn’t a very encouraging environment’: influence of early family experiences on problem and at-risk gamblers in Victoria, Australia, International Gambling Studies, 14(1): 132–45. doi: 10.1080/14459795.2013.879729
Shaw, C., Hodgins, D., Williams, R., Belanger, Y., Christensen, D., El-Guebaly, N., et al (2022) Gambling in Canada during the COVID lockdown: prospective national survey, Journal of Gambling Studies, 38(2): 371–96. doi: 10.1007/s10899-021-10073-8
Simmel, G. (1972) The stranger, in G. Simmel (ed) On Individuality and Social Forms, Chicago, IL: Chicago University Press, pp 143–9.
Smart, C. (2007) Personal Life. New Directions in Sociological Thinking, Cambridge: Polity.
Smart, C. (2011) Relationality and socio-cultural theories of family life, in R. Jallinoja and E.D. Widmer (eds) Families and Kinship in Contemporary Europe. Rules and Practices of Relatedness. Studies in Family and Intimate Life, Basingstoke: Palgrave Macmillan.
Sulkunen, P., Babor, T., Cisneros Örnberg, J., Egerer, M., Hellman, M., Livingstone, C., Marionneau, V., Nikkinen, J., Orford, J., Room, R. and Rossow, I. (2019) Setting Limits: Gambling, Science, and Public Policy, Oxford: Oxford University Press.
Svensson, J., Romild, U. and Shepherdson, E. (2013) The concerned significant others of people with gambling problems in a national representative sample in Sweden: a 1 year follow-up study, BMC Public Health, 13(1): 1–11. doi: 10.1186/1471-2458-13-1
Tedgård, E., Råstam, M. and Wirtberg, I. (2019) An upbringing with substance-abusing parents: experiences of parentification and dysfunctional communication, Nordic Studies on Alcohol and Drugs, 36(3): 223–47. doi: 10.1177/1455072518814308
Tulloch, C., Browne, M., Hing, N. and Rockloff, M. (2021) The relationship between family gambling problems, other family stressors, and health indicators in a large population-representative sample of Australian adults, Journal of Gambling Studies, 37: 1139–62. doi: 10.1007/s10899-020-09990-x
Valentine, G. and Hughes, K. (2010) Ripples in a pond: the disclosure to, and management of, problem internet gambling with/in the family, Community, Work & Family, 13(3): 273–90. doi: 10.1080/13668803.2010.488107
Valentine, G. and Hughes, K. (2012) Shared space, distant lives? Understanding family and intimacy at home through the lens of internet gambling, Transactions of the Institute of British Geographers, 37(2): 242–55. doi: 10.1111/j.1475-5661.2011.00469.x
Wangensteen, T., Bramness, J.G. and Halsa, A. (2019) Growing up with parental substance use disorder: the struggle with complex emotions, regulation of contact, and lack of professional support, Child & Family Social Work, 24(2): 201–08. doi: 10.1111/cfs.12603
Wardle, H. (2021) Games Without Frontiers? Socio-Historical Perspectives at the Gaming/Gambling Intersection, Cham: Palgrave Macmillan.
Xuereb, S., Kim, H.S., Clark, L. and Wohl, M. (2021) Substitution behaviors among people who gamble during COVID-19 precipitated casino closures, International Gambling Studies, 21(3): 411–25. doi: 10.1080/14459795.2021.1903062
Traduzione non ufficiale in italiano di Intimacy, relationality and interdependencies: relationships in families dealing with gambling harms during COVID-19, di Virve Marionneau, Johanna Järvinen-Tassopoulos e Henna Pirskanen, Families, Relationships and Societies, vol. 14, n 2 (2025), doi: 10.1332/20467435y2023d000000003, con licenza CC BY 4.0. Traduzione e impaginazione: Complexe Systémique, ottobre 2026, con l’aiuto dell’intelligenza artificiale; l’opera è stata modificata ai sensi della licenza (tabelle presentate sotto forma di elenchi). Né chi firma l’articolo né l’editore rispondono di questa traduzione; fa fede la versione originale.
Traduzione non ufficiale dell’articolo originale «Intimacy, relationality and interdependencies: relationships in families dealing with gambling harms during COVID-19», pubblicato in Families, Relationships and Societies (2025) con licenza CC BY 4.0. Tradotto e impaginato da Complexe Systémique con l’aiuto dell’intelligenza artificiale, come indicato all’inizio di questa pagina; fa fede la versione originale.
Leggi l’articolo originaleCome citare questo articolo
Marionneau, V., Järvinen-Tassopoulos, J., e Pirskanen, H. (2025). Intimacy, relationality and interdependencies: relationships in families dealing with gambling harms during COVID-19. Complexe Systémique. https://app.complexe-systemique.com/en_GB/articles/intimacy-relationality-and-interdependencies-families-dealing-with-gambling-harms (Opera originale pubblicata nel 2023 in Families, Relationships and Societies, 14(2), 194-214 (2025); ripubblicata nel 2025 da Families, Relationships and Societies, https://bristoluniversitypressdigital.com/view/journals/frs/14/2/article-p194.xml)
Per approfondire