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Journal of Family Therapy · Terapia familiare

Il ruolo dei fattori culturali nel coinvolgimento e nel cambiamento nella terapia multisistemica (MST)

Che cosa accade quando la terapia multisistemica entra in una famiglia arrivata da altrove? L’équipe di Simone Fox, a Londra, ha intervistato sette figure genitoriali appartenenti a minoranze etniche al termine del trattamento. Al di là dell’alleanza, emergono due motori: sentirsi comprese nella propria cultura per accettare di coinvolgersi e poi trovare nella figura terapeutica una mediazione tra la cultura d’origine e quella in cui cresce l’adolescente.

Autrici e autori Simone Fox e Fatima Bibi (Department of Psychology, Royal Holloway University of London); Hayleigh Millar e Amaryllis Holland (South West London and St George’s Mental Health NHS Trust, Londra)Prima pubblicazione Journal of Family Therapy, 28 settembre 2016Traduzione Complexe Systémique, traduzione non ufficiale assistita dall’IA

Traduzione non ufficiale in italiano di The role of cultural factors in engagement and change in Multisystemic Therapy (MST), di Simone Fox, Fatima Bibi, Hayleigh Millar e Amaryllis Holland, pubblicato in Journal of Family Therapy (Wiley) (2017), doi: 10.1111/1467-6427.12134, con licenza CC BY 4.0. Traduzione realizzata da Complexe Systémique nell’ottobre 2026 con l’aiuto dell’intelligenza artificiale: il testo originale è stato tradotto in italiano e impaginato, il che costituisce una modifica dell’opera ai sensi della licenza. Le tabelle sono presentate sotto forma di elenchi. La traduzione non è stata realizzata né da chi firma l’articolo né dall’editore, che non rispondono del suo contenuto né di eventuali errori. Fa fede la versione originale.

Ciò che è essenziale, tuttavia, è un atteggiamento aperto e curioso, costante nel tempo, verso la prospettiva e la narrazione della famiglia (sensibilità culturale).

Simone Fox, Fatima Bibi, Hayleigh Millar e Amaryllis Holland

Abstract

Le evidenze mostrano che la terapia multisistemica (MST) si è rivelata particolarmente efficace nel trattamento di giovani con comportamenti antisociali provenienti da contesti etnicamente diversi. Sebbene il processo di cambiamento nella MST sia stato esplorato, mancano quasi del tutto ricerche che lo esaminino nelle famiglie appartenenti a minoranze etniche. Questo studio qualitativo si proponeva di esplorare le esperienze della MST vissute da figure genitoriali di minoranze etniche e di comprendere come potessero incidere sul coinvolgimento, sui problemi presentati e sul processo di cambiamento. Sono state condotte interviste semistrutturate con sette figure genitoriali di minoranze etniche che avevano concluso il trattamento. Per l’analisi dei dati è stata utilizzata una versione costruttivista della grounded theory. I codici teorici specificamente culturali emersi riguardavano la considerazione della differenza culturale nel processo di coinvolgimento, la concettualizzazione delle difficoltà e il ruolo della figura terapeutica come mediatrice culturale nel processo di cambiamento. Questa ricerca integra idee culturalmente specifiche nel processo analitico esistente della MST.

Punti chiave per la pratica

  • Essere comprese sul piano culturale, la sensibilità culturale e il rispetto della differenza possono favorire il coinvolgimento delle figure genitoriali di minoranze etniche
  • Può essere importante considerare il ruolo della cultura nella concettualizzazione delle difficoltà
  • Perché avvenga il cambiamento, chi conduce la terapia può dover svolgere una funzione di mediazione culturale

Introduzione

La terapia multisistemica (MST) è un intervento intensivo, basato sulla famiglia e sulla comunità, rivolto ad adolescenti con comportamenti antisociali (Henggeler and Borduin, 1990). La MST mira a lavorare con i sistemi che circondano l’adolescente per contestualizzare le difficoltà e produrre cambiamento, individuando e affrontando in modo specifico i circoli di mantenimento all’interno del sistema (Ashmore and Fox, 2011). La teoria del cambiamento della MST individua nella figura genitoriale il principale fattore facilitante del cambiamento (Henggeler et al., 2009). Rafforzare il potere d’azione delle figure genitoriali e le loro competenze educative (per esempio aumentando il monitoraggio e la supervisione dell’adolescente, le relazioni affettive) per migliorare il funzionamento familiare è considerato decisivo per favorire cambiamenti chiave nella rete sociale della persona giovane, compresi il gruppo dei pari e la scuola. L’obiettivo ultimo è circondare la persona giovane di un contesto che sostenga meglio il comportamento prosociale.

La MST è stata ampiamente studiata, passando da piccoli studi di efficacia a trial multicentrici, che hanno prodotto una solida base di evidenze sulla sua efficacia nel ridurre il comportamento antisociale giovanile, nell’aumentare la partecipazione scolastica o formativa e nel diminuire i tassi di collocamento fuori casa (Henggeler and Sheidow, 2012). Curtis et al. (2004) hanno condotto una meta-analisi sull’efficacia della MST. La revisione ha rilevato la maggiore dimensione dell’effetto nelle misure delle relazioni familiari, in coerenza con l’importanza che la MST attribuisce al funzionamento familiare (Henggeler and Bourduin, 1990). Il 54 % del campione dell’insieme degli studi esaminati era afroamericano, anche se l’etnia non è stata esplorata in modo specifico.

Sono meno numerosi gli studi che valutano i processi e i meccanismi che portano al cambiamento nelle persone giovani e nelle loro famiglie con la MST. Alcuni studi hanno cominciato a individuare importanti moderatori degli esiti della MST, come la fedeltà al trattamento (Henggeler et al., 1998), e mediatori del trattamento, come il miglioramento delle relazioni con i pari (Huey et al., 2000) e il coinvolgimento della famiglia (Schaeffer and Bourduin, 2003). Nell’individuare i processi che facilitano il cambiamento con la MST, Huey et al. (2000) e Henggeler et al. (2009) hanno osservato che la riduzione dei contatti con pari negativi è mediata dal miglioramento delle relazioni familiari e da una maggiore coerenza e disciplina da parte delle figure genitoriali.

Ricerca qualitativa

Alcuni studi britannici hanno recentemente cercato di colmare questa lacuna nella letteratura sulla MST, esaminando i processi di cambiamento per le figure genitoriali e per le persone giovani. Tighe et al. (2012) hanno condotto un’analisi tematica con figure genitoriali e giovani che avevano ricevuto la MST. Lo studio ha messo in luce l’importanza centrale dell’alleanza terapeutica nelle esperienze positive delle famiglie con l’intervento. I dati raccolti indicavano un aumento della fiducia in sé delle figure genitoriali e un miglioramento del funzionamento familiare come risultato della partecipazione alla MST. Tighe et al. (2012) hanno concluso che un meccanismo chiave del cambiamento nella MST consiste nell’intervenire sui molteplici sistemi della vita della persona giovane. Paradisopoulos et al. (2015) e Kaur et al. (2015) hanno inoltre evidenziato i fattori sistemici, evolutivi e individuali legati al modo in cui il cambiamento può mantenersi fino a ventuno mesi dopo la MST. Questi due ultimi studi hanno utilizzato la grounded theory per generare un modello del cambiamento duraturo.

Va osservato che, sebbene in questi studi vi fossero partecipanti di minoranze etniche (dal 10 al 48 % del campione totale), non si discuteva se fossero emerse questioni specifiche legate alla cultura o all’etnia né, in tal caso, come fossero state negoziate nella MST. Esiste il rischio di interpretare l’assenza di discussione su tali questioni come segno che non fossero presenti o pertinenti, il che in realtà potrebbe non essere vero. Alla luce dei risultati degli studi citati, che sottolineano l’importanza dell’alleanza terapeutica come meccanismo chiave del cambiamento, diventa ancora più importante considerare le possibili difficoltà nel costruire un’alleanza terapeutica nella MST quando si lavora con famiglie di diversa provenienza culturale, e l’impatto che ciò può avere sul coinvolgimento e sul cambiamento.

Esiti ed etnia

È stato sostenuto che la MST sia un intervento culturalmente competente (Brondino et al., 1997). In effetti, l’efficacia della MST con gruppi etnici minoritari è stata dimostrata da diversi trial clinici negli Stati Uniti che includevano percentuali relativamente elevate di famiglie di minoranze etniche (Brondino et al., 1997). Nella loro revisione della letteratura, Painter e Scannapieco (2009) si sono chiesti se famiglie e minori di popolazioni diverse con problemi di salute mentale ottengano esiti simili indipendentemente dalla razza e dall’etnia. Nei dieci studi randomizzati controllati esaminati, i maschi afroamericani erano sovrarappresentati, tra il 15,5% e l’80,6% del campione. La maggior parte degli studi riportava l’efficacia della MST nel migliorare le relazioni familiari, ridurre i problemi di comportamento e/o migliorare i sintomi psichiatrici. Chi firma la revisione ha concluso che la MST era un intervento promettente per ridurre le disparità nell’assistenza alla salute mentale di dell’infanzia e dell’adolescenza afroamericane nel sistema di tutela dei minori.

Va notato, tuttavia, che la sovrarappresentazione della popolazione afroamericana negli studi esaminati pone problemi di generalizzabilità all’insieme dei gruppi etnici minoritari. È probabile che i diversi gruppi culturali presentino differenze strutturali significative su dimensioni importanti all’interno della famiglia e nei sistemi di valori propri di ciascuna cultura, per esempio nell’accettabilità dell’intervento esterno (Hines et al., 1992). Un altro studio ha rilevato che giovani di origine ispanica che avevano ricevuto la MST ottenevano esiti significativamente più positivi su diverse misure di giustizia minorile rispetto a giovani di origine ispanica di un gruppo di confronto (Fain et al., 2014). La ragione di questa differenza non è chiara. Tutti gli studi esaminati sono stati condotti negli Stati Uniti, il che solleva di nuovo interrogativi sulla generalizzabilità dei risultati ai gruppi etnici minoritari al di fuori degli Stati Uniti, poiché è probabile che esistano grandi differenze sociali e culturali tra le varie popolazioni minoritarie dei diversi paesi.

Butler et al. (2011) hanno pubblicato i risultati del primo RCT condotto in modo indipendente nel Regno Unito, su un ampio campione urbano etnicamente diversificato, che valutava l’efficacia della MST rispetto ai protocolli esistenti per i reati minorili. Il 66 % del campione proveniva da una minoranza etnica (soprattutto africana nera, afrocaraibica o di origine mista). In entrambi i bracci dello studio le persone giovani hanno mostrato una riduzione della recidiva e dei collocamenti fuori casa. Pur in assenza di differenze tra i gruppi nelle prime rilevazioni, al follow-up di diciotto mesi è emersa una differenza significativa nel numero di reati non violenti. Tuttavia, in questo studio l’etnia non è stata esplorata esplicitamente come fattore che incide sugli esiti.

Motivazioni dello studio

Tutti gli studi che hanno esplorato la MST con gruppi etnici minoritari sono stati quantitativi. È stato sostenuto in precedenza che l’approccio socio-ecologico adottato dalla MST affronti intrinsecamente alcune delle principali barriere di accesso ai servizi di salute mentale per i gruppi etnici minoritari (Henggeler et al., 2009), ma nessuna ricerca qualitativa lo ha finora confermato.

Considerato che i gruppi etnici minoritari vengono comunemente descritti come gruppi «difficili da raggiungere» (Begum, 2006), sembra pertinente non solo esaminare i meccanismi di cambiamento specifici per questi gruppi, ma anche considerare i fattori che incidono sul coinvolgimento, dal momento che questo è verosimilmente il presupposto di qualsiasi cambiamento efficace. Comprendere quali aspetti di un intervento complesso come la MST siano associati a esiti migliori per i gruppi etnici minoritari può arricchire la pratica clinica. Poiché il modello attribuisce a chi conduce la terapia la responsabilità del coinvolgimento della famiglia, sembra indispensabile comprendere i bisogni di un gruppo all’interno delle note «famiglie difficili da coinvolgere» con cui la MST lavora abitualmente. Va tenuto presente che, a oggi, non esiste alcuna ricerca pubblicata sul punto di vista dell’utenza appartenente a minoranze etniche sulla MST, né su ciò che essa percepisce come vantaggi e difficoltà di questo trattamento.

Lo scopo dello studio era comprendere che cosa avesse favorito od ostacolato il coinvolgimento e il cambiamento con la MST dal punto di vista di figure genitoriali di minoranze etniche. Lo studio mirava inoltre a generare una comprensione teorica dei processi di coinvolgimento e di cambiamento con la MST per questo gruppo e a metterla in relazione con le strutture della MST che orientano la valutazione, la pianificazione del trattamento e l’intervento.

Metodo

Partecipanti e contesto

Il campione era composto da sette figure genitoriali di due servizi MST di Londra. Tutte le persone partecipanti appartenevano a minoranze etniche e avevano concluso la MST nei dodici mesi precedenti la partecipazione allo studio. Lo studio ha reclutato figure genitoriali non nate nel Regno Unito per includere famiglie a doppia cultura. I dati demografici delle persone partecipanti sono riportati nella tabella 1.

Tabella 1 — Sintesi demografica del campione

Numero di partecipanti (n=7).

  • Genere. Uomini: 1; donne: 6.
  • Età. 40-49 anni: 2; 50-59 anni: 4; 60-69 anni: 1.
  • Genere dell’adolescente. Maschile: 3; femminile: 4.
  • Paese d’origine del genitore. Ruanda: 1; Giamaica: 1; Israele: 1; Ghana: 2; Cina: 1; Irlanda: 1.
  • Motivo della migrazione nel Regno Unito. Studio: 1; lavoro: 2; famiglia: 3; rifugio: 1.
  • Anni trascorsi nel Regno Unito. 10-20: 2; 20-30: 4; 30-40: 1.
  • Tempo trascorso dalla conclusione della MST. 0-3 mesi: 2; 3-6 mesi: 0; 6-9 mesi: 2; 9-12 mesi: 3.
  • Etnia della figura terapeutica. Bianca britannica: 1; bianca rumena: 1; nordirlandese: 1; nera giamaicana: 1.
  • Genere della figura terapeutica. Maschile: 1; femminile: 6.

Le interviste con le figure genitoriali si sono svolte presso il loro domicilio. La loro durata variava da un’ora a un’ora e mezza.

Procedura e analisi

Per analizzare i dati è stata utilizzata la versione socio-costruttivista della GT proposta da Charmaz (Charmaz, 2006). Questo approccio colloca i processi sociali e psicologici nel loro contesto materiale e culturale e mette in discussione l’idea di un’unica realtà universale. Sostiene che la realtà possa essere diversa per ciascuna persona in base alla propria comprensione ed esperienza del mondo (Berger and Luckman, 1966) e mira a una comprensione interpretativa dei significati attribuiti dalle persone partecipanti. È probabile che esistano differenze culturali nel modo in cui le figure genitoriali di minoranze etniche intendono concetti fondamentali dei modelli terapeutici occidentali, come le emozioni e il sé in relazione agli altri (Fernando, 1991).

Le interviste sono state trascritte e analizzate, e le tracce delle interviste successive sono state modificate alla luce di quanto emerso nelle precedenti. Sono stati così raccolti ulteriori dati in funzione delle categorie emerse nelle prime fasi dell’analisi, finché non sono più comparse nuove categorie.

L’analisi dei dati è cominciata con la codifica iniziale: scomporre i dati in segmenti frase per frase, esaminare attentamente ciascun segmento e usare il gerundio per definire e sintetizzare ciò che, secondo chi conduce la ricerca, accade nel testo. La codifica focalizzata, la successiva grande fase della codifica, è consistita nel sintetizzare i codici concettuali di basso livello generati durante la codifica aperta, per sviluppare codici più astratti in grado di descrivere segmenti di dati più ampi (Charmaz, 2006). I codici focalizzati sono stati generati a partire dai codici più frequenti o significativi individuati nella fase di codifica iniziale. L’ultima fase del processo di codifica è consistita nell’elevare selettivamente i codici focalizzati a categorie e sottocategorie analitiche provvisorie, a loro volta elevate a concetti provvisori. Attraverso il processo iterativo di comparazione costante, stesura di memo e campionamento teorico, il gruppo di ricerca ha potuto svolgere livelli successivi di analisi per costruire una comprensione teorica astratta dei dati (Charmaz, 2006). Sono stati così generati diversi codici teorici per spiegare la teoria emergente. Nel disegno dello studio sono state integrate e scrupolosamente seguite linee guida pubblicate sulla conduzione della ricerca qualitativa, al fine di aumentarne la qualità (Elliott et al., 1999).

Risultati

Dai dati sono emersi sette codici teorici. Tre di essi riguardavano il processo di coinvolgimento, denominato «ambiente di allineamento e coinvolgimento», e quattro il processo di cambiamento, denominato «trovare una nuova strada». Ogni codice teorico era composto da codici focalizzati specifici e interagenti che ne colgono le dimensioni chiave. Le tabelle 2 e 3 illustrano le proprietà dei codici focalizzati (o codici iniziali) e i codici teorici che ne sono emersi in relazione, rispettivamente, al processo di coinvolgimento e al processo di cambiamento.

Tabella 2 — Ambiente di allineamento e coinvolgimento della famiglia

Per ogni codice teorico: codici focalizzati, poi proprietà dei codici (codici iniziali).

  • Decidere di impegnarsi nella MST. Poter scegliere se impegnarsi: scegliere di partecipare alla MST; la fonte dell’invio incide sulla libertà di scelta percepita; non sentirsi costrette a impegnarsi. Dall’incertezza a una speranza ritrovata: incertezza iniziale; esperienze negative con i servizi che portano alla sfiducia; apprensione, ma con speranza. Una MST che ha senso: la mancanza di chiarezza della figura terapeutica porta al disimpegno; la figura terapeutica è concreta; elaborare un piano; concentrarsi sulle difficoltà presenti. Essere disposte a provare una strada nuova: bisogno che le cose cambino; disponibilità ad accettare un aiuto esterno; i modi usati in passato funzionavano con la fratria dell’adolescente, ma non con lui o con lei.
  • Allinearsi sul piano terapeutico. Costruire una posizione condivisa: la figura terapeutica «si unisce/si allinea» alla famiglia (la figura terapeutica sta dalla parte della famiglia; si apprezza che la figura terapeutica valorizzi l’interesse collettivo della famiglia; si distingue la figura terapeutica da altri servizi vissuti come poco utili); avere obiettivi condivisi (accordarsi sui risultati; accordarsi per concentrarsi sulle difficoltà presenti). Sviluppare un’alleanza terapeutica: qualità apprezzate nella figura terapeutica (empatia; sensibilità; professionalità; affidabilità e flessibilità); sviluppare una relazione di lavoro positiva (una relazione di rispetto reciproco con la figura terapeutica; trovare una sintonia con la figura terapeutica; sentirsi valorizzate anziché colpevolizzate).
  • Considerare la differenza culturale. Essere comprese sul piano culturale: non sentirsi giudicate; la figura terapeutica mostra curiosità per la cultura, la religione e le origini della figura genitoriale; la figura terapeutica verifica il significato che sta dietro alle parole. La figura terapeutica adotta un approccio culturalmente sensibile: la figura terapeutica considera la differenza culturale all’interno della famiglia; la sensibilità culturale della figura terapeutica determina il coinvolgimento. La figura terapeutica comprende e rispetta la differenza: la professionalità della figura terapeutica conta più della sua cultura o etnia; sentirsi comprese meglio da una figura terapeutica appartenente a una minoranza culturale o etnica. Considerare il ruolo della cultura nelle difficoltà: la figura terapeutica tiene conto del legame percepito tra cultura e difficoltà; disapprovazione di alcune pratiche culturali nel Regno Unito.

Tabella 3 — Trovare una nuova strada: il processo di cambiamento

Per ogni codice teorico: codici focalizzati, poi proprietà dei codici (codici iniziali).

  • Lavorare all’interno di una relazione sicura e di fiducia. Stabilire una relazione di fiducia con la figura terapeutica: chiedere attivamente consiglio alla figura terapeutica; sentirsi al sicuro nello sperimentare un modo nuovo. Essere sostenute nel rischiare di provare cose nuove: riconoscere i timori di fronte alle novità; essere sostenute nel correre rischi; procedere passo dopo passo; essere spinte fuori dalla propria zona di comfort. Lavorare in modo collaborativo: condividere idee; affrontare insieme i problemi; la figura terapeutica mostra le strategie dal vivo.
  • Rafforzare il potere d’azione del genitore. Adottare un approccio basato sulle risorse: individuare le risorse dell’adolescente e del genitore; riformulare positivamente le battute d’arresto. Concentrarsi sui successi: sentirsi sempre più sicure di sé. La figura terapeutica aiuta a gestire lo squilibrio di potere dentro e fuori la famiglia: sentire sempre più controllo a casa; sentire sempre più controllo nei rapporti con gli altri servizi.
  • Più comunicazione dentro e fuori la famiglia. Aumentare la comunicazione positiva tra genitore e adolescente: riuscire a parlare invece di litigare; riflettere sulla risposta e sul suo effetto. Aumentare la comunicazione positiva tra la famiglia e gli altri servizi: la figura terapeutica accompagna il genitore agli appuntamenti; essere sostenute nella relazione con l’adolescente.
  • La figura terapeutica come mediatrice culturale. Facilitare l’assunzione di prospettiva: riuscire a vedere le cose dal punto di vista dell’adolescente; la figura terapeutica aiuta l’adolescente a cogliere il punto di vista del genitore; aprire nuove prospettive. Negoziare la differenza culturale nella famiglia: sostegno nel comprendere le difficoltà alla luce della doppia cultura; vedere gli aspetti positivi dell’adattarsi nonostante il disagio; essere aiutate a trovare fin dove scendere a compromessi; trovare un punto d’incontro. Essere aiutate a contestualizzare il comportamento dell’adolescente nella cultura britannica: la figura terapeutica aiuta a distinguere tra comportamento adolescenziale «normale» e «problematico»; la figura terapeutica normalizza in modo appropriato il comportamento adolescenziale nel suo contesto culturale. La figura terapeutica come punto di riferimento culturale: consultare la figura terapeutica sul comportamento degli adolescenti nel Regno Unito.

I codici teorici legati specificamente alla cultura sono discussi più ampiamente qui di seguito. Per quanto riguarda il processo di coinvolgimento, i codici teorici non legati alla cultura, che non saranno discussi in dettaglio in questo articolo, sono decidere di impegnarsi nella MST, costruire una posizione condivisa e sviluppare un’alleanza terapeutica. Sebbene questi fattori non siano approfonditi in questa sede, tale scelta non sminuisce l’importanza di prestare attenzione a questi fattori chiave, qualunque sia il gruppo culturale. Vengono riportati estratti dei dati a sostegno dei codici. Sono stati utilizzati pseudonimi per tutelare l’anonimato delle persone partecipanti.

Ambiente di allineamento e coinvolgimento

Considerare la differenza culturale

La differenza culturale ha avuto un peso variabile per le figure genitoriali intervistate nello studio. I racconti di alcune erano fortemente intessuti di riferimenti alla cultura e alla religione, mentre per altre questa costituiva soltanto lo sfondo della loro storia. Per la maggior parte, tuttavia, considerare le differenze culturali ha facilitato la «scelta di impegnarsi» e ha contribuito a costruire una posizione condivisa.

1. Essere comprese sul piano culturale

Per alcune figure genitoriali, essere comprese sul piano culturale dalla figura terapeutica ha messo in discussione l’ambivalenza iniziale verso il coinvolgimento e sembra aver facilitato l’allineamento terapeutico. Queste figure genitoriali raccontavano quanto fosse utile che la figura terapeutica si mostrasse curiosa ed esplorasse le loro origini culturali, alludendo alla sensazione che la loro identità fosse valorizzata e riconosciuta nel processo terapeutico. Descrivevano l’importanza che la figura terapeutica non desse nulla per scontato e verificasse il significato delle parole, poiché queste possono avere significati molteplici e qualitativamente diversi nei diversi contesti culturali.

Miriam: Penso che sia importante capire che cosa c’è dietro le parole. Tipo, quando qui la gente parla di famiglia, penso che stia parlando di un’altra cosa.

2. La figura terapeutica adotta un approccio culturalmente sensibile

La maggior parte delle figure genitoriali ha espresso l’importanza che la figura terapeutica adottasse un approccio culturalmente sensibile. Alcune hanno manifestato il bisogno che venissero considerate le differenze intraculturali e interculturali in cui la famiglia è immersa e hanno spiegato il rischio che ciò non avvenisse.

Joy: Lei la rispettava, la mia cultura, rispettava il mio modo di vedere. Questo era importante. Se non avesse preso quella strada, io con lei non avrei lavorato. Quindi era una parte davvero importante.

3. La figura terapeutica comprende e rispetta la differenza

Le figure genitoriali dicevano che la cultura e l’etnia della figura terapeutica erano loro indifferenti, purché il suo approccio fosse professionale e rispettoso.

Leila: Non credo che abbia fatto davvero differenza. Lei era molto brava. Ma anche se fosse arrivata un’altra persona, inglese, purché tenga conto delle mie origini, della mia cultura, dei miei sentimenti, funzionerebbe; ma se non la vede così, probabilmente non funzionerebbe.

Ciononostante, alcune figure genitoriali hanno fatto riferimento all’aver avuto una figura terapeutica appartenente a una minoranza etnica nel Regno Unito (cioè di un’etnia o cultura diversa da quella maggioritaria, ma non necessariamente la stessa della loro), e la maggior parte l’ha percepito come un aiuto a sentirsi comprese.

Joy: Quindi va bene, perché se vengono da un’altra cultura capiscono meglio come può essere per te.

4. Considerare il ruolo della cultura nelle difficoltà

Alcune figure genitoriali collocavano le difficoltà che stavano vivendo in una cornice culturale, vedendo nella coesistenza di due culture all’interno della famiglia l’origine dei loro conflitti.

Jin: Vede, qui è diverso, una cultura diversa da quella della mia infanzia. E questo causa il problema principale tra me e le ragazze.

Trovare una nuova strada: il processo di cambiamento

«Trovare una nuova strada» indica il processo di cambiamento con la MST per le persone partecipanti allo studio. Nei loro racconti del cambiamento sono emerse quattro categorie distinte, che colgono i meccanismi concettualizzati come base di questo processo. Anche qui, solo il codice teorico pertinente alla cultura sarà esplorato più in dettaglio. I codici teorici non specificamente culturali riguardavano il lavorare all’interno di una relazione sicura e di fiducia, il rafforzare il potere d’azione del genitore e l’aumento della comunicazione dentro e fuori la famiglia.

La figura terapeutica come mediatrice culturale

Per alcune figure genitoriali, le tensioni tra la cultura in cui erano cresciute e il contesto culturale in cui cresceva l’adolescente erano percepite come un elemento centrale delle loro difficoltà. Si attingeva a discorsi sulla cultura, l’adolescenza, l’identità e la genitorialità. Per queste figure genitoriali, il fatto che la figura terapeutica agisse da mediatrice o da ponte culturale tra il genitore, l’adolescente e il contesto culturale più ampio è emerso come un fattore chiave di cambiamento, perché apriva e rendeva possibile una conversazione costruttiva sulla cultura.

1. Facilitare l’assunzione di prospettiva e negoziare la differenza culturale in famiglia

Alcune figure genitoriali hanno descritto come la figura terapeutica, aprendo in famiglia la possibilità di assumere la prospettiva culturale dell’altra parte, sia stata determinante nel gestire la differenza culturale all’interno della famiglia, producendo un forte passaggio dall’impasse all’avanzamento. Alcune hanno raccontato di essere state aiutate a trovare fin dove scendere a compromessi sulle pratiche culturali e religiose, e a vedere gli aspetti positivi del compromesso nonostante il disagio. Ciò può aver contribuito al processo di cambiamento permettendo al genitore e all’adolescente di trovare un punto d’incontro.

Leila: È stato utile per mia figlia sapere che io ho delle origini, e che per me sono importanti quanto le sue lo sono per lei, sa, probabilmente deve cominciare a pensare a che cosa provo io per le mie origini, così come io penso a che cosa prova lei per le sue.

2. Essere aiutate a contestualizzare il comportamento dell’adolescente

Le figure genitoriali che attribuivano il comportamento dell’adolescente a fattori culturali hanno espresso il forte impatto del fatto che la figura terapeutica le aiutasse a distinguere tra comportamenti che potevano essere considerati culturalmente accettabili o inaccettabili nel contesto della cultura britannica, e a individuare strategie per gestire i comportamenti inaccettabili.

Leila: La terapeuta ha cercato di farmi capire che questa è la cultura di qui, e che forse dovevo guardarci dentro, e mi ha dato indicazioni su quale passo fare prima di accettare.

Joy: Quindi dopo, anche quando ho parlato con Mary [la terapeuta], mi ha detto, sa, è l’età. Sa, ha bisogno di uscire con gli amici. Non è così anormale.

Il fatto che la figura terapeutica normalizzasse alcuni comportamenti dell’adolescente può aver permesso di rivalutare la narrazione sull’adolescente in senso meno satura di problemi, avviando un passaggio verso una graduale accettazione delle differenze.

3. La figura terapeutica come punto di riferimento culturale

Alcune figure genitoriali hanno espresso il valore di poter consultare attivamente la figura terapeutica sulla cultura e sui comportamenti adeguati all’età, nel quadro di una relazione sicura e di fiducia con lei. Alcune hanno riflettuto sull’impatto positivo dell’aiuto della figura terapeutica nel negoziare la differenza culturale in famiglia, riconoscendo e convalidando la doppia cultura familiare e suggerendo modi per conciliarla.

Joy: Lei capisce come vanno le cose qui, la cultura e tutto, sa, così mi aiuta a capire che certe cose sono quelle che fanno i ragazzi qui. Me lo spiega quando le chiedo, così non mi preoccupo tanto per lui… Dice che anch’io devo cambiare qualcosa perché non è come nel mio paese.

Discussione

Va notato che molti dei codici teorici emersi in questo studio si sovrappongono ai risultati di studi precedenti che hanno esaminato il processo di cambiamento nella MST (Tighe et al., 2012; Paradisopoulos et al., 2015; Kaur et al., 2015), mettendo in luce le somiglianze comuni e universali che le famiglie probabilmente condividono in tutte le culture. Tra queste figurano l’importanza di una buona alleanza terapeutica e di un approccio rispettoso e sensibile nel lavoro con le famiglie. Questi elementi sono costantemente indicati come essenziali per un coinvolgimento e un cambiamento positivi. Vi sono stati tuttavia alcuni risultati peculiari, legati specificamente alle figure genitoriali di minoranze etniche.

Il processo analitico della MST per figure genitoriali di minoranze etniche

Il processo analitico della MST, detto anche «do-loop» della MST, è utilizzato come guida per la pianificazione del trattamento e dell’intervento (Henggeler et al., 2009). I codici teorici emersi da queste interviste, in particolare quelli relativi alla cultura, sono stati integrati nel processo analitico della MST e sono illustrati nella figura 1. I fattori culturali si sono rivelati importanti per l’allineamento e il coinvolgimento, per la concettualizzazione del «fit» propria della MST e per l’elaborazione e l’attuazione degli interventi.

Fattori culturali significativi nel processo analitico della MST
Figura 1. Fattori culturali significativi nel processo analitico della MST

Allineamento e coinvolgimento

Il processo analitico della MST prevede che debba esistere un ambiente di allineamento e coinvolgimento della famiglia e delle persone chiave. Coltivare e mantenere il coinvolgimento per tutta la durata del trattamento è fondamentale nella MST (Henggeler et al., 2009). Considerare la differenza culturale è emerso come una parte importante del processo di coinvolgimento per molte delle figure genitoriali intervistate. Ciò conferma i risultati di studi precedenti secondo cui parlare di contenuti culturalmente rilevanti e significativi favorisce un coinvolgimento e una partecipazione più attivi in terapia (Jackson-Gilfort et al., 2001). I risultati indicano che, quando la figura terapeutica valutava la differenza culturale e vi rispondeva con sensibilità nelle prime fasi del coinvolgimento, nasceva la sensazione di essere comprese, il che contribuiva all’allineamento terapeutico. È importante sottolineare che il non sentirsi giudicate, la curiosità della figura terapeutica, la convalida della differenza e la formulazione sensibile di raccomandazioni sono stati individuati come fattori che facilitano la fiducia nella figura terapeutica. Ciò conferma ricerche precedenti da cui emerge che le persone assistite considerano culturalmente competenti le figure terapeutiche che uniscono competenze generali, adattabili ai bisogni individuali, alla conoscenza di questioni specifiche come l’oppressione, la discriminazione e il razzismo (Chang and Berk, 2009).

Falender e Shafranske (2008) sostengono che «indipendentemente dalla razza, un ostacolo comune, dal lato terapeutico, alla costruzione dell’alleanza terapeutica è la mancanza di comprensione e di considerazione per le differenze culturali o di valori» (p. 274). Ciò concordava pienamente con i racconti di alcune delle figure genitoriali dello studio. Cunningham e Henggeler (1999) propongono che «la difficoltà di chi fa terapia nell’entrare in empatia con una figura genitoriale — spesso frutto di una mancanza di comprensione culturale — porterà a una relazione terapeutica priva di fiducia e di collaborazione e, in ultima analisi, con esiti scarsi: l’impatto della mancata connessione culturale sul successo del trattamento» (p. 311).

Brown (2009) sottolinea che molte delle competenze necessarie per lavorare con la diversità etnica sono simili a quelle utilizzate in terapia in generale. Lo e Fung (2003) propongono una serie di competenze aggiuntive per sostenere il coinvolgimento e facilitare un’alleanza terapeutica che porti a esiti positivi con un’utenza etnicamente diversificata. Per esempio, chi conduce la terapia deve saper affrontare concretamente l’etnia con la persona assistita, attraverso conversazioni sulla razza, sulle convinzioni spirituali, sulle pratiche religiose o sulle origini culturali (Chang and Berk, 2009). Yarhouse e VanOrman (1999) sostengono che non si può sperare di formulare in modo esauriente l’importanza delle origini etniche di una persona assistita senza raccogliere informazioni al riguardo, il che trovava eco nei racconti delle figure genitoriali sulla curiosità della figura terapeutica. Le persone partecipanti che avevano potuto conversare con la figura terapeutica sulla propria educazione culturale ritenevano che ciò avesse favorito l’allineamento terapeutico e le avesse aiutate a sentirsi ascoltate e comprese.

Il fatto che la figura terapeutica comprendesse e rispettasse la differenza culturale è stato individuato come una caratteristica chiave di un approccio culturalmente sensibile. Ciò è ben riconosciuto nella letteratura sulla MST (Tuerk et al., 2012). Adottare un approccio rispettoso nel lavorare con la diversità culturale nella MST è stato indicato come un fattore che facilita il coinvolgimento (Cunnigham and Henggeler, 1999). Alcune figure genitoriali dicevano che l’etnia della figura terapeutica era loro indifferente, purché il suo approccio fosse professionale e rispettoso. Ciò è confermato da Cunningham e dal suo gruppo (2010) in uno studio su figure terapeutiche e genitoriali afroamericane e caucasiche, che ha individuato diversi comportamenti terapeutici in grado di migliorare il coinvolgimento della famiglia indipendentemente dalla razza, dalla corrispondenza razziale tra figura terapeutica e figura genitoriale e dalla condizione socioeconomica di quest’ultima. Tra questi figuravano il concentrarsi sulle risorse e il sostenere cambiamenti positivi specifici.

Fattori culturali nella valutazione e nell’intervento

La concettualizzazione del «fit» nella MST è il processo di comprensione del problema individuato, o comportamento che ha motivato l’invio, nel suo più ampio contesto sistemico. Considerare il ruolo della cultura in queste difficoltà è stato importante per alcune figure genitoriali. Esse hanno sottolineato il ruolo della figura terapeutica nel dare senso alle difficoltà alla luce della doppia cultura.

Il fatto che la figura terapeutica agisse da mediatrice o da ponte culturale tra la figura genitoriale, l’adolescente e il contesto culturale più ampio è emerso come un fattore di cambiamento in molte famiglie. Per le famiglie che lo hanno ritenuto pertinente, i codici focalizzati della «mediazione culturale» sono stati percepiti come un aiuto nella definizione degli obiettivi intermedi, nella pianificazione e nell’attuazione dell’intervento e nell’individuazione dei progressi e degli ostacoli alla sua efficacia.

L’idea che chi pratica la terapia familiare svolga una funzione di mediazione culturale era già stata indicata come utile nel lavoro con famiglie migranti (McGoldrick and Hardy, 2004). Rasheed (2003) afferma che chi pratica una terapia culturalmente sintonizzata deve possedere le competenze cliniche che permettono di entrare nel mondo narrativo della famiglia per scoprire insieme a essa l’intreccio tra quei temi etnici e le narrazioni socioculturali più ampie. In effetti, la sensibilità della figura terapeutica e il suo riconoscimento di questo aspetto, insieme alla capacità di calibrare gli interventi in modo collaborativo e in sintonia con l’ambiente culturale della famiglia, hanno avuto un ruolo importante nell’aiutare a negoziare la differenza culturale in famiglia.

La capacità della figura terapeutica di facilitare in famiglia l’assunzione della prospettiva culturale altrui — permettendo alla figura genitoriale di vedere le cose dal punto di vista dell’adolescente che cerca di muoversi tra due culture, e all’adolescente di riconoscere che la figura genitoriale sta facendo lo stesso — è stata descritta come capace di produrre una svolta potente. Ampliare la prospettiva per facilitare il cambiamento è un elemento ben documentato in terapia familiare (Barker and Chang, 2013). I risultati di questo studio vanno nella stessa direzione e mettono in luce la funzione facilitante dell’apertura di prospettive interculturali nelle famiglie a doppia cultura. Le figure genitoriali hanno accennato al suo effetto nel convalidare la differenza culturale all’interno della famiglia. È stata inoltre descritta come un fattore che facilita il cambiamento comportamentale, consentendo al genitore e all’adolescente di trovare compromessi e un punto d’incontro.

Un aspetto importante della funzione di mediazione culturale della figura terapeutica consisteva nell’aiutare il genitore a contestualizzare alcuni comportamenti dell’adolescente nel più ampio ambiente culturale. La funzione normalizzante di questo lavoro è stata descritta come potente nell’accrescere la comprensione e nel trasformare la narrazione sull’adolescente in una narrazione meno satura di problemi. Walsh (2011) sostiene che, normalizzando la propria esperienza, le famiglie possono renderla gestibile e significativa, e anche utilizzarla per rafforzare la coerenza familiare, il che trovava risonanza nei racconti delle figure genitoriali. McGoldrick e Hardy (2004) sottolineano che una componente chiave della mediazione culturale e della legittimazione delle esperienze di dissonanza richiede che la figura terapeutica mantenga una posizione empatica, contestualizzante e normalizzante, presupponendo competenza e buone intenzioni nei comportamenti della persona partecipante. Ciò concordava pienamente con i risultati di questo studio. La capacità della figura terapeutica di svolgere questa funzione consolidava, secondo i racconti, la relazione terapeutica, consentendo alle figure genitoriali di servirsene come punto di riferimento culturale.

Una caratteristica distintiva della MST, che la differenzia dalla maggior parte degli approcci di terapia familiare, è che il lavoro clinico affronta i fattori di rischio e di protezione tanto a livello individuale quanto nell’ecologia sociale (Cunningham and Henggeler, 1999). Le figure genitoriali di questo studio hanno parlato del ruolo della figura terapeutica nell’aiutarle a contestualizzare il comportamento dell’adolescente nei diversi sistemi. Sebbene alcuni punti possano essere generalizzati ad altri approcci di terapia familiare, i risultati di questo studio sollevano questioni specifiche relative al processo di coinvolgimento e di cambiamento per le figure genitoriali che avevano concluso la MST.

Implicazioni cliniche

Questo studio ha messo in luce diverse implicazioni cliniche importanti. Sebbene siano emersi temi comuni con gli studi precedenti su ciò che facilitava il coinvolgimento, per questo gruppo specifico è importante che chi conduce la terapia consideri ulteriori fattori culturali come possibili motori del mancato coinvolgimento e del mancato allineamento. Occorre riconoscere e rispettare la differenza all’interno della famiglia stessa e quella che separa la famiglia dalle aspettative della società più ampia. Bisogna esplorare apertamente questa differenza e mostrare curiosità nei suoi confronti. Sebbene la competenza culturale sia molto apprezzata nel campo della terapia familiare (Rober and De Haene, 2014), non è necessario conoscere la cultura o l’etnia specifica della famiglia (consapevolezza culturale) né condividerne le origini. Ciò che è essenziale, tuttavia, è un atteggiamento aperto e curioso, costante nel tempo, verso la prospettiva e la narrazione della famiglia (sensibilità culturale).

È importante considerare i motori culturali nel concettualizzare i comportamenti che hanno motivato l’invio. Porre domande specifiche sulla cultura d’origine, soprattutto in presenza dell’adolescente, aprirà conversazioni sulla differenza e sulle possibili fonti di conflitto tra genitore e adolescente. La figura terapeutica può quindi fungere da punto di riferimento culturale normalizzando i comportamenti nel contesto della cultura britannica.

Inoltre, occorre guardarsi dal presupporre che il significato delle parole usate durante il trattamento sia condiviso. La figura terapeutica ha il compito di informare con rispetto la famiglia sulle norme e sulle aspettative della società più ampia, per aiutare le figure genitoriali a sostenere l’adolescente nel negoziare tra la propria famiglia e la cultura in cui vivono. Aprire la comunicazione può aiutare le figure genitoriali ad accettare la differenza tra sé e l’adolescente.

La supervisione può essere utile per aiutare la figura terapeutica a sviluppare la consapevolezza di sé (Abu Baker, 1999) e l’autoriflessività (Krause, 2012). Nella MST ciò avviene in gruppo, e le riflessioni possono essere condivise e discusse con il resto dell’équipe terapeutica. La supervisione offre un’occasione ideale per individuare possibili barriere culturali al coinvolgimento e per sostenere la figura terapeutica nell’affrontarle nelle sedute successive.

Limiti

Lo studio ha escluso le figure genitoriali di minoranze etniche nate nel Regno Unito. Le esperienze e le opinioni rappresentate costituiscono quindi un gruppo molto specifico di figure genitoriali di minoranze etniche. Inoltre, lo studio non ha incluso i racconti di chi aveva rifiutato l’intervento o non lo aveva concluso, e potrebbe perciò mancare di informazioni preziose sui fattori che ostacolano il coinvolgimento delle famiglie di minoranze etniche. A causa dei vincoli economici della ricerca, non è stato possibile retribuire un servizio di interpretariato per intervistare figure genitoriali che non parlavano inglese. Per questo motivo diverse persone che avrebbero potuto partecipare sono state escluse dallo studio. È dunque deplorevole che le persone non anglofone non abbiano potuto partecipare. Di conseguenza, il campione è sbilanciato verso persone anglofone, che forse rappresentano una coorte di figure genitoriali di minoranze etniche più integrata e acculturata.

I risultati di questo studio rappresentano solo una parte del quadro relativo al processo di coinvolgimento e di cambiamento con le famiglie di minoranze etniche. Concentrandosi sulle figure genitoriali, manca la voce dell’adolescente oggetto dell’invio. Potrebbe essere un ambito per ricerche future.

Conclusioni

Questo studio cerca di contribuire alla conoscenza e alla comprensione dei processi di coinvolgimento e di cambiamento esaminando il punto di vista di figure genitoriali di minoranze etniche sulla MST. I risultati sottolineano l’importanza di considerare la differenza culturale, in particolare nelle prime fasi degli interventi MST. Lo studio evidenzia la complessità del processo di coinvolgimento per le figure genitoriali di minoranze etniche che partecipano alla MST. Il ruolo della figura terapeutica nell’aiutare ad aprire una conversazione significativa e costruttiva sulla cultura è stato individuato come un importante meccanismo di cambiamento, poiché aiuta a negoziare la differenza culturale nelle famiglie in cui le difficoltà erano contestualizzate in tale cornice. I risultati dello studio sono stati utilizzati per suggerire modi in cui il processo analitico esistente della MST potrebbe tenere conto dei fattori individuati dalle figure genitoriali di minoranze etniche come facilitanti per il coinvolgimento e il cambiamento con la MST. Sebbene lo studio si sia concentrato su figure genitoriali che avevano ricevuto la MST, molti dei risultati possono essere generalizzati ad altri approcci di terapia familiare.

Complexe Systémique: punti chiave

Lo studio è piccolo, ma affronta un punto cieco. La MST viene spesso presentata come culturalmente competente perché lavora con famiglie di minoranze etniche; resta però da capire come lo faccia. I racconti raccolti spostano la questione dalla corrispondenza delle origini alla postura: le origini della figura terapeutica contano poco, purché sia curiosa, verifichi il senso delle parole e non giudichi. Soprattutto, il conflitto tra figura genitoriale e adolescente viene qui riletto come una tensione tra due culture, e la figura terapeutica diventa una figura terza che aiuta ciascuna parte a vedere il posto dell’altra, senza schierarsi con nessuna delle due culture. Per la pratica sistemica, è un invito a includere la migrazione nell’ipotesi sulla funzione del sintomo. I limiti sono chiari: sette persone, tutte anglofone e nate fuori dal Regno Unito, nessuna voce di adolescenti, nessuna delle famiglie che hanno interrotto il trattamento. Da leggere insieme a l’articolo sull’alleanza nel trattamento familiare a domicilio e a l’articolo su mobilità e migrazione.

Note dell’originale

Ringraziamenti. Chi firma l’articolo ringrazia Molly Brunk e Annemarie Fox per il loro contributo alle bozze del testo.

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Traduzione non ufficiale in italiano di The role of cultural factors in engagement and change in Multisystemic Therapy (MST), di Simone Fox, Fatima Bibi, Hayleigh Millar e Amaryllis Holland, Journal of Family Therapy, vol. 39, no 2 (2017), doi: 10.1111/1467-6427.12134, con licenza CC BY 4.0. Traduzione e impaginazione: Complexe Systémique, ottobre 2026, con l’aiuto dell’intelligenza artificiale; l’opera è stata modificata ai sensi della licenza (tabelle presentate come elenchi). Né chi firma l’articolo né l’editore rispondono di questa traduzione; fa fede la versione originale.

Traduzione non ufficiale dell’articolo originale «The role of cultural factors in engagement and change in Multisystemic Therapy (MST)», pubblicato in Journal of Family Therapy (2017) con licenza CC BY 4.0. Tradotto e impaginato da Complexe Systémique con l’aiuto dell’intelligenza artificiale, come indicato all’inizio di questa pagina; fa fede la versione originale.

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Come citare questo articolo

Fox, S., Bibi, F., Millar, H., e Holland, A. (2017). The role of cultural factors in engagement and change in Multisystemic Therapy (MST). Complexe Systémique. https://app.complexe-systemique.com/en_GB/articles/the-role-of-cultural-factors-in-engagement-and-change-in-multisystemic-therapy-mst (Opera originale pubblicata nel 2017 in Journal of Family Therapy, 39(2), 243-263 (2017); ripubblicata nel 2017 da Journal of Family Therapy, https://onlinelibrary.wiley.com/doi/full/10.1111/1467-6427.12134)

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