Questa versione è stata tradotta dall'inglese da Complexe Systémique con l'aiuto dell'intelligenza artificiale. In caso di dubbio, fa fede la versione originale.
Family Relations · Famiglia
Quando una madre è detenuta, il figlio o la figlia ha a che fare con la scuola, la tutela minori, la polizia e il carcere, e nessuno collega tra loro questi servizi. In Australia, il gruppo di Corrie Williams ha riunito 21 figure professionali dei servizi attorno a quattro scenari fittizi: sostegni numerosi, ma scarsa condivisione delle informazioni e un sistema frammentato. La loro proposta: una persona di riferimento indipendente che aiuti a orientarsi nel sistema (system navigator).
Traduzione non ufficiale in italiano di Supporting children of incarcerated mothers: The case for a system navigator, di Corrie Williams, Tara Renae McGee, Krystal Lockwood, Carleen Thompson, Brian Jenkins, Diksha Sapkota, Janet Ransley e Susan Dennison, pubblicato in Family Relations (Wiley) (2025), doi: 10.1111/fare.70055, con licenza CC BY 4.0. Traduzione realizzata da Complexe Systémique nell’ottobre 2026 con l’aiuto dell’intelligenza artificiale: il testo originale è stato tradotto in italiano e impaginato per la lettura online, il che costituisce una modifica dell’opera ai sensi della licenza. Le tabelle sono presentate sotto forma di elenchi. La traduzione non è stata realizzata né da chi firma l’articolo né dall’editore, che non rispondono del suo contenuto né di eventuali errori. Fa fede la versione originale.
L’attuale sistema di sostegno ai minori che vivono la detenzione della madre è frammentato e privo di meccanismi di coordinamento efficaci.
Corrie Williams, Tara Renae McGee, Krystal Lockwood, Carleen Thompson, Brian Jenkins, Diksha Sapkota, Janet Ransley e Susan Dennison
Abstract
Obiettivo. Lo scopo era esplorare le prospettive del personale dei servizi sul coordinamento del sostegno ai minori che vivono la detenzione della madre in Australia.
Contesto. I minori con madre detenuta incontrano notevoli difficoltà nell’accesso ai servizi di sostegno. La ricerca esistente non offre una visione approfondita di come il personale dei servizi comprenda le barriere sistemiche e le possibili soluzioni.
Metodo. Abbiamo condotto focus group con 21 figure professionali esperte nel sostegno ai minori colpiti dalla detenzione materna. È stato adottato un approccio di analisi tematica riflessivo e iterativo, impiegando metodi di codifica induttivi e deduttivi per analizzare le trascrizioni dei focus group.
Risultati. L’analisi ha rivelato che i servizi esistenti svolgono un ruolo nel sostegno ai minori che vivono la detenzione della madre, ma che esistono barriere dovute a un’insufficiente condivisione delle informazioni e alla frammentazione del sistema. Il personale dei servizi ha individuato la necessità di una «persona di riferimento nel sistema» (system navigator) che aiuti le famiglie a orientarsi in un panorama di sostegni complesso.
Conclusione. L’attuale sistema di sostegno ai minori che vivono la detenzione della madre è frammentato e privo di meccanismi di coordinamento efficaci.
Implicazioni. Lo studio propone un modello di orientamento nel sistema (system navigation) per offrire un approccio più coordinato al sostegno di questi minori, con possibili applicazioni per chi elabora le politiche e per chi opera sul campo.
Sostenere il benessere dei minori che vivono la detenzione della madre può essere complesso e richiede il coinvolgimento di numerosi servizi. Tra il 2000 e il 2024 i tassi di detenzione femminile sono aumentati a livello mondiale del 57%, con incrementi segnalati del 127% in Australia, del 62% in Canada e del 33% negli Stati Uniti (Fair & Walmsley, 2022). Questo forte aumento del numero di detenute significa che un numero crescente di minori vive la detenzione della propria madre. Il personale di servizi molto diversi assume responsabilità nel garantire il benessere di questi minori. L’obiettivo della presente ricerca era raccogliere informazioni da queste figure professionali per comprendere il panorama attuale dei servizi e le loro prospettive su ciò che serve per sostenere efficacemente i minori che vivono la detenzione della madre e migliorarne il benessere. Sebbene sia fondamentale ridurre il flusso di donne verso il sistema penale, è importante lavorare al tempo stesso per rispondere ai bisogni dei minori che vivono la detenzione della madre. Individuando il modo migliore di rispondere a questi bisogni, possiamo progettare e attuare strategie per migliorare il benessere dell’infanzia e ridurre la trasmissione intergenerazionale dei comportamenti devianti. Questo articolo presenta uno studio australiano che esplora le percezioni del personale dei servizi riguardo ai servizi esistenti che possono sostenere i minori colpiti dalla detenzione materna, e individua barriere e possibili soluzioni per migliorare il coordinamento del sostegno a questi minori.
I bisogni dei minori colpiti dalla detenzione materna sono complessi e riguardano più ambiti (Cho, 2011; Dallaire, 2007; Flynn, 2013; Giordano & Copp, 2015). I minori che vivono la detenzione della madre affrontano spesso povertà (Allen et al., 2010), mancanza di una casa (Western & Smith, 2018) e dinamiche familiari difficili, tra cui l’uso di sostanze e i conflitti dei genitori (Giordano et al., 2019). La complessità dei bisogni di benessere che derivano da queste esperienze può portare questi minori a entrare in contatto con una serie di servizi sociali nei settori dell’istruzione, della salute, della tutela dell’infanzia, della giustizia e della comunità. In questo articolo usiamo l’espressione personale dei servizi per indicare le persone che lavorano all’interno di questi servizi sociali: alcune offrono un sostegno diretto ai minori, altre un sostegno indiretto attraverso il lavoro con le famiglie.
Sebbene alcuni servizi siano pensati per i bisogni specifici dei minori che vivono la detenzione della madre, il ricorso ai servizi è più spesso determinato dai bisogni sociali più ampi della famiglia. Poiché questi bisogni sociali precedono spesso la detenzione della madre (Giordano et al., 2019), è probabile che le famiglie siano già state seguite da questi servizi sociali. Tuttavia, le difficoltà aggiuntive legate alla detenzione materna possono comportare una maggiore dipendenza dai servizi e un maggiore bisogno di essi, aumentando la complessità dei sistemi in cui le famiglie devono orientarsi (Ungar, 2018). Gli obiettivi di questo studio sono quindi importanti, poiché mirano a comprendere le difficoltà che possono ostacolare la capacità di una famiglia di orientarsi tra i molteplici servizi che sostengono, in misura variabile, le madri, i minori e le famiglie nel loro insieme, esplorando al tempo stesso possibili soluzioni per migliorare il sostegno disponibile per i minori con madre detenuta.
Il coordinamento dei servizi è un elemento essenziale di un sistema di sostegno efficiente ed efficace per i minori con madre detenuta e per le loro famiglie. Un sistema è coordinato quando servizi diversi lavorano verso obiettivi comuni e condividono risorse e informazioni (Abdel-Salam et al., 2017). Sebbene esistano alcuni approcci basati su evidenze per superare le barriere a livello di servizio e di sistema nei servizi sociali in generale (ad es., Ghate, 2016, 2018), le evidenze dirette sulle barriere esistenti al coordinamento dei sostegni per i minori che vivono la detenzione della madre sono limitate. Inoltre, pochi studi hanno esaminato i sistemi attuali dal punto di vista del personale dei servizi, benché queste prospettive siano cruciali per individuare soluzioni efficaci per migliorare i servizi di sostegno (Axelson et al., 2020; Ghate, 2016). Per colmare queste lacune conoscitive, attingiamo alle prospettive del personale dei servizi per valutare i sostegni esistenti che possono attenuare i potenziali effetti dannosi della detenzione materna sul benessere dei minori, nonché i meccanismi e le barriere del loro coordinamento.
Comprendere ciò che serve a un sistema di sostegno coordinato per i minori con madre detenuta richiede di esaminare in che modo la detenzione di una madre incida negativamente sul benessere del figlio o della figlia e che cosa occorra per sostenere il minore e attenuarne gli effetti. La teoria ecologica dei sistemi dello sviluppo umano di Bronfenbrenner (1995) offre un quadro utile per questo esame. Nella sua teoria, Bronfenbrenner sostiene che il benessere dell’infanzia si fonda su interazioni reciproche positive tra il minore e i suoi ambienti (microsistema), su solidi legami tra questi ambienti (mesosistema) e su una comprensione di come le influenze contestuali più ampie (esosistema e macrosistema) agiscano sul singolo minore. Sebbene i legami del mesosistema siano il fulcro principale di questo articolo, essi non possono essere compresi isolatamente dal microsistema del minore né dal contesto dell’eso- e del mesosistema. Nelle sezioni seguenti esploriamo sia il modo in cui la detenzione di una madre perturba il microsistema del minore, sia il modo di proteggerlo da queste perturbazioni rafforzandone il mesosistema.
La detenzione di una madre può incidere in modo significativo sul figlio o sulla figlia a livello individuale (il centro del modello di Bronfenbrenner), con ripercussioni sul benessere emotivo, sociale, fisico e comportamentale. Un ampio corpus di ricerche collega la detenzione di una madre a una maggiore prevalenza di esiti negativi per figlie e figli in diversi ambiti, tra cui l’istruzione (Cho, 2011; Dallaire et al., 2010; Testa & Jackson, 2021), la salute mentale (Davis & Shlafer, 2017), la salute fisica (Roettger et al., 2022; Testa & Jackson, 2019) e il comportamento (Kremer et al., 2020). Questi esiti negativi a livello individuale sono spesso una conseguenza della separazione del minore dalla madre, quando il suo microsistema viene perturbato dai cambiamenti innescati dalla detenzione materna.
L’effetto più immediato e diretto della detenzione materna è la perdita di occasioni regolari di interazioni sane tra la madre e il figlio o la figlia: ciò che Bronfenbrenner ed Evans (2000) hanno chiamato processi prossimali all’interno del microsistema. La ricerca sulla detenzione paterna mostra che la detenzione perturba sia la qualità sia la quantità di queste interazioni: gli ostacoli alle visite e la scarsa qualità dei colloqui riducono le occasioni per i minori di svolgere con il padre attività importanti per lo sviluppo, come leggere e giocare insieme (Dennison et al., 2017). È probabile che questi ostacoli siano ancora maggiori quando a essere detenuta è la madre, dato che le madri ricevono meno visite dalla prole rispetto ai padri detenuti (Tasca, 2016). Poiché gli istituti penitenziari femminili sono meno numerosi, le madri sono più spesso detenute lontano dai minori, e gli adulti presenti nella vita del minore sono meno disposti o meno in grado di portarlo a una visita in carcere (Poehlmann et al., 2010). L’assenza di visite è particolarmente problematica nella primissima infanzia, quando queste interazioni in presenza sono difficili da sostituire con telefonate o lettere (Sapkota et al., 2022). Anche quando le visite avvengono, possono essere segnate da stress o conflitto (Hahl et al., 2016) e funzionare come processi prossimali inversi (Merçon-Vargas et al., 2020), indebolendo il ruolo protettivo che processi prossimali sani possono svolgere nell’attenuare gli esiti negativi della detenzione materna.
I minori con un mesosistema solido hanno maggiori probabilità di accedere a sostegni adeguati, capaci di migliorare sia la quantità sia la qualità delle interazioni tra le madri detenute e i minori (Dennison et al., 2017; Rudd et al., 2019). Tuttavia, la detenzione materna può anche destabilizzare il mesosistema, in particolare i legami tra la casa e altri contesti importanti del microsistema, come la scuola e la comunità. Per esempio, la madre detenuta non può più partecipare alle riunioni scolastiche, coinvolgere i sostegni della comunità o coordinare l’accesso del minore ai servizi: viene così meno la madre come punto centrale di comunicazione e di decisione (Lockwood et al., 2024). Questa assenza rende più difficile mantenere la continuità delle cure e coordinare nuovi sostegni per il minore.
Per alcune famiglie la detenzione di una madre può anche aggravare svantaggi preesistenti come l’instabilità abitativa, la povertà e la discriminazione strutturale (Giordano & Copp, 2015), che sono plasmati dalle vulnerabilità dell’esosistema del minore e sono particolarmente sensibili ai cambiamenti politici e culturali negativi del macrosistema. Per esempio, le politiche di tolleranza zero verso la criminalità possono sottrarre risorse pubbliche ai servizi sociali che potrebbero rispondere alle maggiori vulnerabilità provocate dalla detenzione di una madre (Mitchell Fuentes, 2022). Di conseguenza, dove queste politiche sono in vigore, l’attenzione per le famiglie con una madre detenuta tende a spostarsi verso le politiche direttamente legate alla sua detenzione, come risposta al reato commesso, anziché verso il benessere più ampio della famiglia al di là del sistema carcerario. In assenza di tali sostegni, sono le famiglie a portare il peso di orientarsi in un insieme complesso di sistemi di servizi sociali per garantire che i bisogni individuali del minore ricevano piena risposta.
Idealmente, il benessere del minore verrebbe tutelato attraverso strategie di prevenzione rivolte allo svantaggio profondo presente nel suo microsistema, associato alla povertà, alla cattiva salute mentale e ai traumi che sono fattori predittivi della detenzione femminile (Kjellstrand et al., 2012). Tuttavia, tali strategie di prevenzione richiedono profondi cambiamenti delle politiche nell’esosistema ed è improbabile che, nel breve termine, rendano superflue le strategie di intervento che rispondono ai bisogni complessi di questi minori nel loro micro- e mesosistema (Giordano & Copp, 2015). È quindi essenziale esaminare come i sostegni esistenti operino a questi livelli socioecologici e dove le barriere al coordinamento ne limitino l’efficacia.
È probabile che i microsistemi dei minori con madre detenuta comprendano servizi che operano in contesti comuni a tutti i minori, come la scuola e altri ambienti dedicati all’infanzia e all’adolescenza. Tuttavia, rispetto ai pari che non hanno vissuto la detenzione materna, questi minori possono incontrare in tali contesti un numero maggiore di figure professionali, o una combinazione diversa, come psicologhe e psicologi, personale della tutela minori e agenti di polizia (Obus et al., 2024). Inoltre, possono risentire dell’esosistema in modi che non riguardano la maggior parte dei minori, anche attraverso leggi e politiche relative alla tutela dell’infanzia, ai procedimenti giudiziari e alle prassi penitenziarie (Rudd et al., 2019). Migliorare il sistema di sostegno per i minori con madre detenuta richiede quindi di comprendere l’intera portata del panorama attuale dei servizi che li riguardano.
Numerose ricerche valutano strategie di intervento a livello del microsistema pensate per sostenere i minori che vivono la detenzione di un genitore. Tali valutazioni riguardano interventi per neonati che vivono in carcere con la madre (Dodson et al., 2019; Goshin et al., 2014; Kwarteng-Amaning et al., 2019), programmi di sostegno alla genitorialità adattati alle madri detenute (Tremblay & Sutherland, 2017) e programmi di mentoring pensati per minori più grandi e adolescenti che vivono la detenzione di un genitore (Bruster & Foreman, 2012; Laakso & Nygaard, 2012; Stump et al., 2018). Sebbene questa ricerca valutativa offra indicazioni preziose sui programmi che possono essere specificamente utili ai minori con madre detenuta, la disponibilità di tali programmi rimane limitata. È quindi probabile che i minori con madre detenuta siano sostenuti da servizi non specificamente pensati per rispondere ai loro bisogni, e le evidenze empiriche su come i diversi servizi, specifici o no, possano essere coordinati per garantire un sistema facile da percorrere e capace di rispondere ai loro bisogni sono limitate.
Sebbene il personale dei servizi che opera nel microsistema dei minori che vivono la detenzione della madre disponga di conoscenze preziose su questo sistema, in molti contesti la ricerca trascura spesso le sue prospettive (Ghate, 2016, 2018). Esistono tuttavia due eccezioni degne di nota nello studio della detenzione materna. Axelson et al. (2020) hanno intervistato personale di vari servizi a cui i minori con un genitore detenuto ricorrono di frequente, tra cui i settori dell’istruzione, del servizio sociale e della salute. Brown e Barrio Minton (2017) si sono concentrati sulle percezioni del personale di consulenza scolastica riguardo ai meccanismi di sostegno per studenti con un genitore detenuto. Entrambi gli studi hanno mostrato che, pur essendo consapevoli dei sostegni specializzati di cui hanno bisogno i minori con un genitore detenuto, le figure professionali dei servizi esprimevano dubbi sulla propria capacità di coordinare tali sostegni all’interno del microsistema del minore. Di conseguenza, il personale dei servizi trarrebbe beneficio da un esame critico di come rafforzare i legami tra i servizi che operano nel mesosistema attorno ai minori con madre detenuta. La nostra ricerca intende facilitare questo processo e applicare le conoscenze che ne derivano per formulare raccomandazioni volte a rafforzare il mesosistema dei minori con madre detenuta.
Rafforzare i legami all’interno del mesosistema dei minori che vivono la detenzione della madre richiede un metodo che produca raccomandazioni di cambiamento concretamente attuabili. I metodi di co-creazione, come l’approccio adottato in questa ricerca, sono particolarmente adatti a questo scopo. Questi metodi collaborativi consentono a chi progetta modelli di sostegno per popolazioni vulnerabili di raccogliere informazioni sulla storia, sulle risorse e sugli atteggiamenti dominanti del sistema locale prima di tentare di introdurre cambiamenti o miglioramenti (Fagan et al., 2018; Ghate, 2016, 2018). Questo approccio è tipico dei programmi universali di intervento e prevenzione, nonché delle coalizioni comunitarie in cui chi sviluppa i modelli lavora accanto alle figure di riferimento della comunità prima e durante l’attuazione (Anderson et al., 2015; Cooper et al., 2015; Fagan et al., 2018; Feinberg et al., 2004). Tuttavia, quando si tratta di attuare strategie di sostegno all’interno di microsistemi complessi, soprattutto se coinvolgono più enti governativi e non governativi, questo approccio collaborativo è meno diffuso (Ghate, 2016). I vantaggi dei metodi di co-creazione per costruire modelli specificamente rivolti alle madri detenute e ai minori includono la possibilità di raccogliere dal personale dei servizi indicazioni su quali interventi e sostegni funzionerebbero nell’attuale panorama dei servizi, e di aprire canali di comunicazione tra madri, ricerca e servizi (Lockwood et al., 2024; Williams et al., 2024). Per queste ragioni adottiamo questo approccio nella presente ricerca.
Questo studio fa parte di un lavoro più ampio volto a sviluppare in modo collaborativo un nuovo modello di sostegno per le madri detenute e i loro figli e figlie presso il centro di ricerca Transforming Corrections to Transform Lives. Nell’ambito di questo lavoro, studi precedenti hanno esaminato i metodi di co-creazione utilizzati nella collaborazione e il punto di vista delle madri detenute (Lockwood et al., 2024; Williams et al., 2024). Il presente studio si concentra sulle prospettive del personale dei servizi riguardo ai bisogni di sostegno dei minori, ma considera anche il modo in cui i bisogni dell’intera famiglia (microsistema) incidono sul minore. Queste prospettive sono state raccolte attraverso discussioni in focus group svolte durante un workshop di mezza giornata alla Griffith University nell’aprile 2021. La ricerca è stata approvata dal Comitato etico per la ricerca sull’essere umano della Griffith University (rif. n. 2020/777) e il consenso è stato ottenuto da tutte le persone partecipanti.
Il metodo di co-creazione utilizzato nel presente articolo si basa sul quadro di design sistemico del Design Council UK (2021). Questo approccio si articola in quattro fasi: esplorare, riformulare, creare e catalizzare. L’articolo presenta i risultati delle fasi di esplorazione e di riformulazione. La fase di esplorazione mira a comprendere meglio sistemi di servizi complessi facendo emergere le conoscenze implicite delle figure professionali, in questo caso di chi lavora per sostenere i minori con madre detenuta e le loro famiglie. La fase di riformulazione comprende un esame critico delle informazioni raccolte nella fase di esplorazione; queste vengono discusse nelle sezioni successive dell’articolo.
Le conoscenze raccolte nelle fasi di esplorazione e di riformulazione servono a elaborare un modello di sostegno co-creato e un programma di cambiamento dell’eso- e del macrosistema attraverso politiche e prassi migliori nei confronti delle famiglie che vivono la detenzione materna. La progettazione di questo modello co-creato è un elemento chiave delle fasi di creazione e di catalizzazione del quadro ed è rimandata a ricerche future (si veda www.transformingcorrections.com.au per maggiori informazioni su questo lavoro).
Le persone partecipanti sono state reclutate tramite campionamento ragionato, attingendo alle reti professionali della direzione del centro e di chi firma insieme questo articolo. Tutte lavoravano in servizi sociali con cui i minori che vivono la detenzione della madre entrano spesso in contatto. Questi servizi sociali erano distribuiti in tutto il Queensland, in Australia, e comprendevano servizi di tutela minori, enti di accoglienza fuori famiglia, enti della giustizia e dell’amministrazione penitenziaria, servizi educativi e un’organizzazione non profit che offre programmi di sostegno pensati per i minori che vivono la detenzione della madre. Prima delle sessioni di focus group, la direzione del centro ha condotto incontri individuali. Seguendo l’approccio del Design Council UK (2021), questi incontri miravano a stabilire un rapporto di fiducia, a far conoscere il progetto alle persone partecipanti e a discutere del loro ruolo nel sostegno ai minori che vivono la detenzione della madre. Nel corso di questi incontri, alcuni enti hanno indirizzato la direzione del centro verso altri enti. La saturazione è stata raggiunta quando si è ottenuta una buona copertura delle tipologie di enti che lavorano con i minori con madre detenuta. Tutti e sette i servizi che hanno preso parte a questi incontri hanno inviato almeno una persona a rappresentarli, per un totale di 21 persone partecipanti. La rappresentanza di ciascun ente era equilibrata. Le persone partecipanti ricoprivano diversi ruoli all’interno di questi servizi sociali, tra cui ruoli di gestione operativa e di presa in carico dei casi che le portavano a contatto diretto con le famiglie che vivono la detenzione materna.
Nell’aprile 2021 si è svolto un workshop di mezza giornata alla Griffith University, nel Queensland, in Australia. Il workshop si è aperto con una presentazione, da parte della direzione del centro, degli obiettivi del programma di lavoro più ampio. Dopo questa introduzione, le 21 persone partecipanti sono state suddivise in quattro focus group, ciascuno composto da tre a sei persone provenienti da servizi diversi. Ogni gruppo era facilitato da un membro del gruppo di ricerca con esperienza sia nella ricerca sia in contesti di servizio simili a quelli delle figure professionali invitate. Il workshop si è concluso con una discussione plenaria, che ha riunito tutte le persone partecipanti per riflettere sugli insegnamenti principali emersi da ciascun gruppo.
Ogni focus group ha ricevuto uno scenario fittizio diverso che descriveva la situazione di minori che vivono la detenzione della madre. Gli scenari riguardavano minori di età diverse: una ragazza di 16 anni (Carla), un ragazzo di 13 anni (Bryce), un bambino di 10 anni (Lenny) e un nascituro (Layla, una madre), ciascuno con bisogni di sostegno complessi legati alla detenzione della madre. Gli scenari sono riassunti nella Tabella 1. Il principale vantaggio dell’approccio per scenari è la sua capacità di stimolare un dibattito produttivo che mette in luce, e persino genera, aree di consenso e una comprensione condivisa del funzionamento del sistema nel suo complesso. Questo metodo e i suoi numerosi altri vantaggi sono discussi più in dettaglio altrove (Williams et al., 2024).
Tabella 1 — Sintesi dei focus group e dello scenario presentato a ciascun gruppo
Inoltre, ogni gruppo ha ricevuto una scheda di lavoro per annotare le discussioni. La struttura della scheda riprendeva i sei ambiti essenziali per il benessere dell’infanzia definiti nel Nest (2014) dell’Australian Research Alliance for Children and Youth (ARACY): (a) sentire di avere valore, affetto e sicurezza; (b) la salute; (c) i beni materiali di base; (d) la cultura e l’identità; (e) le opportunità di apprendimento; e (f) le opportunità di contribuire e partecipare. Abbiamo scelto questo quadro per la sua completezza e per la sua rilevanza nazionale in materia di benessere dell’infanzia.
Guidato dagli scenari fittizi e dagli ambiti di benessere del Nest (ARACY, 2014), ciascun gruppo ha risposto alle stesse tre domande di discussione: (a) Quali servizi, politiche, procedure o programmi disponibili promuovono il benessere dei minori con madre detenuta? (b) Quali nuovi servizi, politiche, procedure o programmi sono necessari per promuovere il benessere dei minori con madre detenuta? e (c) Come si potrebbero migliorare gli esiti per ciascuno dei minori del vostro scenario fittizio in ciascuno dei sei ambiti di benessere del Nest? Queste domande incoraggiavano le persone partecipanti ad attingere alla propria esperienza, permettendo loro di riflettere sugli scenari fittizi e di fornire risposte concrete su come avrebbero risposto ai bisogni dei minori immaginari, riducendo al minimo la necessità di discutere informazioni riservate sui casi. Per ogni gruppo sono state effettuate registrazioni audio, e chi facilitava ha preso appunti sulle schede. Circa 260 minuti di audio sono stati trascritti da un servizio professionale di trascrizione, per un totale di 167 pagine di dialogo.
Le sessioni di focus group miravano a far emergere esperienze comuni tra le persone partecipanti dei servizi. Ciò ci ha aiutato a comprendere i sistemi di servizi sociali con cui entrano in contatto i minori che vivono la detenzione della madre. Per la codifica e l’analisi delle trascrizioni è stata quindi adottata una prospettiva fenomenologica sociale (Priya, 2017). Il processo di codifica e analisi è stato riflessivo e iterativo, con metodi deduttivi per categorizzare i dati grezzi e metodi induttivi per esplorare i fenomeni sociali comuni alle persone partecipanti e alle organizzazioni rappresentate nei focus group (Fereday & Muir-Cochrane, 2006). La codifica si è svolta in due fasi. Nella prima fase, la persona che firma per prima l’articolo ha utilizzato metodi deduttivi per categorizzare le informazioni in base alle domande di discussione dei focus group: (a) valutare il panorama attuale dei servizi e la sua capacità di rispondere ai bisogni dei minori che vivono la detenzione della madre, (b) individuare le barriere al coordinamento del sostegno all’interno di questo panorama e (c) individuare soluzioni per superare tali barriere. Queste risposte sono state etichettate in NVivo (versione 1.6.0). Nella seconda fase, quattro membri del gruppo di ricerca (CW, TRM, KL e CT) hanno partecipato a una serie di riunioni, utilizzando tecniche induttive per analizzare e interpretare ulteriormente le informazioni codificate. Questa analisi è stata collaborativa e iterativa, con l’obiettivo non solo di confermare la categorizzazione delle informazioni (deduttiva), ma anche di lasciare emergere idee nuove (induttiva). Queste sessioni hanno inoltre garantito il consenso all’interno del gruppo sulla codifica e sull’interpretazione. Per chiarezza, nella sezione Risultati a ciascun focus group è stato assegnato un numero corrispondente allo scenario specifico che gli era stato presentato (si veda la Tabella 1).
La prima domanda di discussione del focus group chiedeva al personale dei servizi quali servizi, politiche, procedure o programmi disponibili promuovano il benessere dei minori con madre detenuta. In risposta a questa domanda è stata individuata un’ampia gamma di servizi esistenti pertinenti per i minori con madre detenuta. Abbiamo classificato questi servizi secondo gli ambiti di benessere del Nest (ARACY, 2014; si veda la Tabella 2). Le persone partecipanti hanno indicato come pertinenti per i minori interessati non solo i servizi per cui lavoravano, ma anche molti altri servizi. Sebbene gli scenari fittizi servissero da stimolo a queste conversazioni, il personale dei servizi ha attinto alla propria esperienza e alla propria conoscenza del panorama dei servizi per individuare servizi adeguati, in grado di rispondere ai bisogni specifici di questi minori. Ciò rifletteva una buona conoscenza dell’ampia gamma di servizi che, pur non essendo specificamente pensati per i minori che vivono la detenzione della madre, si rivolgono a minori in circostanze simili. Data l’ampiezza dei servizi individuati, siamo convinti che le discussioni nei focus group abbiano coperto in modo esauriente il panorama attuale dei servizi.
Tabella 2 — Ambiti di benessere, servizi individuati dalle persone partecipanti e loro pertinenza per i minori con madre detenuta
Nota: ARACY = Australian Research Alliance for Children and Youth. Molti dei servizi individuati rispondono probabilmente a più bisogni. Ai fini di questi risultati, abbiamo raggruppato i servizi in base agli ambiti che le persone partecipanti hanno indicato come più pertinenti per ciascuno di essi.
Nella nostra analisi delle trascrizioni abbiamo raccolto i numerosi servizi indicati dal personale dei servizi per rispondere ai bisogni dei minori che vivono la detenzione della madre. Come mostra la Tabella 2, questi comprendono sia servizi specializzati, tra cui il sostegno abitativo e l’assistenza legale, sia servizi importanti per il benessere dell’infanzia in generale, tra cui l’istruzione, le società sportive e i servizi territoriali guidati dalla comunità culturale. La Tabella 2 sintetizza inoltre i modi in cui i servizi sono pertinenti per i minori che vivono la detenzione della madre. Analizzando le trascrizioni, abbiamo rilevato che i servizi offrono una serie di sostegni materiali, come cibo, alloggio e trasporti, ma garantiscono anche che i bisogni di benessere dei minori siano sostenuti attraverso l’accesso alla consulenza, a sostegni legati alla scuola e a sostegni culturalmente appropriati. L’analisi delle trascrizioni dei focus group indica che esiste una gamma di servizi per sostenere i minori che vivono la detenzione della madre.
Ciononostante, le informazioni della Tabella 2 hanno anche messo in luce la mancanza di servizi pensati specificamente per i minori che vivono la detenzione della madre. Un esempio di come un servizio mirato possa rispondere meglio ai bisogni di questi minori è emerso quando una persona partecipante, il cui ente ha come compito principale il sostegno ai minori con un genitore detenuto, ha riflettuto sulla situazione di Lenny (scenario 3). In questo scenario, l’insegnante fittizia aveva scelto di tenere segreta la detenzione della madre di Lenny e si era astenuta dal parlarne con lui. La persona partecipante ha dichiarato:
Per noi è uno scenario davvero comune e, anche se penso che [l’insegnante] stesse facendo quello che riteneva giusto, la prima cosa che preoccupa è la congiura del silenzio. Noi la chiamiamo congiura del silenzio, cioè il non parlarne. Offriamo un programma di formazione per insegnanti in cui [l’insegnante] avrebbe imparato che cos’è la congiura del silenzio e come parlarne in modo sicuro con i minori che hanno un genitore in carcere. Ne fa parte una bozza di linee guida per le scuole su come comportarsi quando hanno un alunno o un’alunna con un genitore in carcere. (Professionista dei servizi, focus group 3).
La riflessione di questa persona partecipante ha mostrato che, sebbene tutte le persone partecipanti sapessero indicare come i propri servizi e quelli altrui possano rispondere ai bisogni dei minori che vivono la detenzione della madre, sono necessari servizi specializzati perché questi bisogni siano affrontati con la dovuta sensibilità. La persona partecipante ha inoltre saputo indicare che questi servizi specializzati possono offrire un sostegno diretto oppure rafforzare la capacità di altri servizi, per esempio attraverso programmi di formazione per insegnanti e l’elaborazione o il miglioramento delle linee guida scolastiche per il sostegno ai minori.
Le discussioni dei focus group sui servizi esistenti attestano l’ampia gamma di servizi che già esistono per sostenere il benessere dell’infanzia. Sebbene molti servizi non siano pensati specificamente per i minori che vivono la detenzione della madre, la nostra esplorazione ha mostrato che possono contribuire a sostenere i diversi bisogni di questi minori. Ciononostante, i nostri risultati mettono anche in luce il ruolo importante dei servizi mirati nell’offrire un sostegno diretto ai minori e nell’aiutare altri enti a fare altrettanto. Data la mancanza di tali servizi mirati, è probabile che l’attuale sistema di servizi di sostegno non risponda ai bisogni specifici dei minori che vivono la detenzione della madre, che potrebbero aver bisogno di servizi mirati aggiuntivi e/o di un accesso accompagnato ai servizi.
Nonostante l’apparente ampiezza dei servizi esistenti (a eccezione dei servizi mirati), abbiamo constatato che le barriere all’accesso ai servizi derivano probabilmente da prassi diffuse nell’intero sistema che ne ostacolano il coordinamento, in particolare un’insufficiente condivisione delle informazioni tra i sistemi di erogazione dei servizi e la frammentazione del sistema.
L’insufficiente condivisione delle informazioni è una barriera segnalata dalle persone partecipanti in tre dei quattro focus group e rappresenta una sfida importante per il coordinamento dei servizi, soprattutto per i minori che vivono la detenzione della madre. Una persona partecipante l’ha descritta riflettendo sullo scenario fittizio in cui Carla, 16 anni, vive una serie a cascata di eventi negativi dopo la detenzione della madre:
È proprio un effetto domino, davvero. Si vede chiaramente come una cosa porti alla successiva, e poi a quella dopo, e in genere succede tutto piuttosto in fretta. E poi, credo, perché spesso c’è un’interruzione della comunicazione tra i vari dipartimenti. La polizia magari non sa questo, poi la tutela minori magari non sa quello, e così via. La situazione peggiora ancora di più. Perché nessuno di noi riesce a ricostruire il quadro completo. (Professionista dei servizi, focus group 1)
La citazione precedente mette in evidenza la percezione, da parte di questa persona partecipante, della necessità di condividere le informazioni, attraverso la comunicazione tra i diversi enti, per rispondere adeguatamente alla serie a cascata di eventi negativi vissuti da Carla. Tuttavia, l’interruzione della comunicazione fa sì che spesso nessun ente riesca a formarsi un quadro completo dei bisogni del minore, il che rende più difficile attivare i sostegni giusti.
Un fattore di fondo che contribuisce all’insufficiente condivisione delle informazioni è stato individuato nella mancanza di linee guida e procedure chiare per la condivisione delle informazioni. La questione è stata espressa dalle persone partecipanti del focus group 4, che hanno rilevato l’assenza di procedure coerenti e comuni a tutti. Per illustrare questo punto, una persona partecipante ha sollevato l’incertezza su quali informazioni potessero essere condivise tra i dipartimenti governativi:
Credo che sarebbe davvero utile se ogni organizzazione avesse una posizione chiara, e si potesse dialogare, confrontare gli appunti e dire: sapete una cosa, al momento non possiamo condividere informazioni con voi per via di X, Y e Z. Bene, come facciamo a far funzionare la cosa? (Professionista dei servizi, focus group 4)
Un altro esempio della mancanza di linee guida comuni sulla condivisione delle informazioni è emerso nel focus group 4, durante una discussione tra una persona in rappresentanza di un ente governativo e una persona in rappresentanza di un servizio non profit:
Professionista di un servizio non profit: Per coordinare l’assistenza, è chiaro anche dal punto di vista di tutti, immagino, come funziona la condivisione delle informazioni e che cosa si può e non si può condividere? … Io solo, non avevo la certezza che tutti i partner coinvolti con le carceri, e se fosse chiaro dove si trovano i limiti non solo per la propria organizzazione ma anche altrove.
Professionista di un servizio governativo: Direi di no. Per questo ho osservato [prima] che … sembra che per voi [la condivisione delle informazioni] sia più facile che per noi.
Entrambi gli esempi indicano che le procedure di condivisione delle informazioni variano all’interno dei dipartimenti governativi e tra di essi, così come nel più ampio sistema dei servizi di sostegno pertinenti per i minori con madre detenuta.
La nostra analisi ha inoltre rivelato che il personale dei servizi potrebbe non comprendere appieno i quadri legislativi e politici esistenti in materia di condivisione delle informazioni, il che contribuisce all’insufficiente condivisione delle informazioni nell’intero sistema. Le persone partecipanti di vari focus group hanno messo in evidenza specifiche restrizioni legislative e di riservatezza che, a loro avviso, incidono sulla condivisione delle informazioni. Per esempio, le persone partecipanti dei focus group 4 e 2 hanno descritto limitazioni relative alla condivisione delle informazioni:
Poiché siamo vincolati dal Child Protection Act, dobbiamo rispettare determinati parametri quando condividiamo informazioni con determinati partner. (Professionista dei servizi, focus group 4)
Ovviamente la riservatezza è importante, ma è difficile sostenere una famiglia quando non siamo pienamente informati. Anche questo può essere una barriera. Non vogliamo necessariamente sapere tutto di tutti, ma abbiamo bisogno di informazioni sufficienti per offrire un sostegno efficace. (Professionista dei servizi, focus group 2)
Tuttavia, in un’altra discussione del focus group 2, le osservazioni della persona che facilitava sull’approccio solitamente prudente alla condivisione delle informazioni hanno spinto le persone partecipanti a considerare le conseguenze della mancata condivisione per la madre di Bryce, il minore fittizio al centro dello scenario affidato a questo gruppo:
Professionista 1: Soprattutto anche dal punto di vista della madre, in questo scenario. Non vuole raccontare la sua storia a cinque organizzazioni diverse.
Professionista 2: Sì, esatto, esatto. Quindi io vado a parlarle, tu vai a parlarle, loro vanno a parlarle. È tipo: «uff, basta».
Nel dialogo precedente, entrambe le persone hanno messo in primo piano il punto di vista della madre, sottolineando la sua riluttanza a raccontare la propria storia a più organizzazioni. Considerando la prospettiva della madre, queste figure professionali evidenziano la possibilità che le madri si allontanino dai servizi per il peso di dover raccontare ripetutamente la propria storia. Quando le madri si allontanano dai servizi di sostegno, informazioni cruciali sui bisogni dei minori possono sfuggire al personale dei servizi. Così, pur essendo indispensabile tutelare la riservatezza delle madri e dei minori e condividere le informazioni con il loro consenso, l’insufficiente condivisione delle informazioni e il conseguente allontanamento delle madri, come descritto, potrebbero ostacolare in modo significativo la comprensione, da parte del personale dei servizi, dei bisogni specifici di sostegno del minore, con il rischio di lacune o duplicazioni nei servizi.
La nostra analisi delle trascrizioni ha inoltre rivelato che la frammentazione del sistema rappresenta probabilmente una barriera significativa al coordinamento dei sostegni per i minori che vivono la detenzione della madre. In effetti, la mancanza di condivisione delle informazioni è un sintomo della sfida più ampia della frammentazione del sistema. La frammentazione del sistema si caratterizza per il coinvolgimento di più enti nel sostegno ai minori che vivono la detenzione della madre senza che esista un quadro di riferimento o un’altra forma di coordinamento. Ogni ente fornisce un servizio specifico nel vuoto, a prescindere dalle attività degli altri servizi. Di conseguenza, i minori e le loro famiglie devono confrontarsi con molteplici servizi e, talvolta, con un’offerta di servizi incoerente. Sebbene le persone partecipanti di tutti i focus group sapessero indicare come potevano contribuire positivamente agli esiti dei minori che vivono la detenzione della madre, solo uno degli enti rappresentati si dedicava specificamente a rispondere ai bisogni di questi minori derivanti dalla detenzione della madre. Di conseguenza, il personale dei servizi e i relativi enti non sempre dispongono delle conoscenze o delle risorse necessarie per offrire un servizio globale ai minori che vivono la detenzione della madre, e non esiste alcun quadro per coordinare il sostegno tra i vari servizi. Di conseguenza, i minori «cadono nelle maglie del sistema», come ha illustrato una persona che lavora direttamente con i minori che vivono la detenzione della madre:
[Il personale dei servizi] semplicemente non sa che cosa fare. È perché non abbiamo una politica o un quadro nazionale su come sostenere i minori con un genitore in carcere. Che si tratti della loro istruzione o dell’accoglienza fuori famiglia, non esiste un quadro di governance. Cadono letteralmente nelle maglie del sistema perché nessuno ne è responsabile. (Professionista dei servizi, focus group 3)
L’osservazione di questa persona partecipante mette in evidenza le conseguenze della frammentazione del sistema, che deriva dall’assenza di un quadro che orienti l’erogazione dei servizi per i minori con madre detenuta. Mette inoltre in luce la difficoltà che il personale dei servizi incontra nel coordinare i sostegni per questi minori.
La mancanza di sostegni globali per le famiglie che vivono la detenzione materna è emersa come una preoccupazione ricorrente tra le persone partecipanti che sostenevano direttamente minori colpiti dalla detenzione materna. L’assenza di un approccio centrato sulla famiglia fa sì che più enti seguano la madre, il minore e la famiglia senza coordinamento né un quadro specifico; ciò costituisce una forma particolare di frammentazione all’interno del microsistema dei minori che vivono la detenzione della madre. Una persona partecipante del focus group 2 ha parlato di questa frammentazione:
Se si deve lavorare con i minori, non si può davvero lavorare con loro senza lavorare con tutta la famiglia. Sì, l’amministrazione penitenziaria dice: «be’, i minori non sono un problema nostro». Nella maggior parte degli Stati non chiedono nemmeno alla persona detenuta se è genitore. (Professionista dei servizi, focus group 2)
La citazione precedente illustra la frammentazione intrinseca nella risposta ai bisogni delle famiglie colpite dalla detenzione materna e la necessità di un approccio centrato sulla famiglia nel sostegno ai minori. Inoltre, richiama l’attenzione sul fatto che, mentre il personale penitenziario si concentra sulla persona detenuta, in particolare nel caso delle madri detenute, al di fuori dell’istituto ci sono minori legati alle loro madri e che fanno affidamento su di loro nonostante la detenzione. Il riconoscimento dei legami con i minori da parte delle istituzioni penitenziarie, insieme alla conoscenza dei servizi che sostengono i minori, offre l’occasione di adottare approcci coordinati nel sostegno alle madri e ai minori. La mancata considerazione della condizione di madre delle donne detenute contribuisce alla frammentazione, ostacolando gli sforzi per semplificare e coordinare il sostegno tra i diversi enti del microsistema che offrono servizi separati alle madri e ai minori.
Inoltre, la nostra analisi delle trascrizioni ha messo in luce come questa separazione dei ruoli e delle responsabilità degli enti nell’offrire servizi al minore e alla madre contribuisca ulteriormente alla frammentazione dopo la detenzione materna. Lo ha mostrato una discussione tra figure professionali dei servizi territoriali e dei servizi penitenziari su come sostenere una madre detenuta nel rapporto con i servizi di tutela minori per mantenere l’affidamento del minore. Durante questa discussione, la persona che facilitava ha invitato a riflettere sull’impatto della detenzione materna sulla continuità di un approccio centrato sulla famiglia nella gestione del caso da parte della tutela minori:
Moderazione: Mi chiedo se [la tutela minori] penserà: be’, ora che è in carcere, non c’è bisogno di seguirla tanto quanto se fosse fuori, sul territorio?
Professionista dei servizi territoriali: È una possibilità, perché si trova in un ambiente diverso.
Moderazione: E avrebbero qualcuno che va a trovarla e in generale le parla per dirle: ehi, come va? Sta bene? Riceve sostegno mentre è in carcere? Che cosa sta facendo per quanto riguarda la cura di suo figlio o sua figlia?
Professionista dei servizi territoriali: Sì … ma, ecco, non so fino a che punto si spingerebbero.
Professionista dei servizi penitenziari: Quindi, credo che a volte la responsabilità di farlo ricada su di noi. Credo che [la tutela minori] possa perdere di vista [la madre] per il carico di lavoro altrove e sul territorio, dove il rischio è maggiore, pensando che possiamo occuparcene noi.
Questo scambio illustra come il processo di detenzione porti a un’offerta di servizi frammentata tra enti territoriali e penitenziari, con scarsa attenzione ai modi in cui un approccio centrato sulla famiglia potrebbe essere attuato e/o mantenuto. Questa frammentazione può causare inefficienze, lacune e duplicazioni dei servizi, poiché gli enti lavorano in modo indipendente verso obiettivi simili. Come evidenzia lo scambio precedente, gli enti territoriali possono concentrarsi esclusivamente sul minore mentre i servizi penitenziari si concentrano sulla madre; entrambi lavorano per il benessere delle persone che fanno parte del microsistema del minore, ma senza lavorare insieme.
Questa offerta di servizi frammentata si osserva anche nell’interruzione o nell’assenza di legami del mesosistema tra la madre e la scuola del minore. Le nostre analisi delle trascrizioni hanno rivelato che i servizi non si rivolgono alla madre in quanto genitore mentre è detenuta, anche quando le occasioni per farlo esistono. Queste occasioni mancate sono state evidenziate da una figura professionale dei servizi penitenziari in una discussione con un’altra persona partecipante che chiedeva come lei, in quanto consulente scolastica, potesse facilitare il contatto tra insegnanti e madri detenute. La figura professionale dei servizi penitenziari ha affermato che questa barriera poteva essere superata con una telefonata alla direzione del carcere:
Sa, vorrei solo che la gente alzasse il telefono: «Vorrei parlare con la direzione». È davvero notevole quanto si possa ottenere con una telefonata. Quando le persone si limitano a fare la domanda. Anche l’insegnante, per esempio. (Professionista dei servizi, focus group 3).
La citazione precedente illustra ulteriormente la mancanza di comunicazione tra i servizi sul territorio e quelli dell’amministrazione penitenziaria. Come mostreremo nella prossima sezione, questa mancanza di comunicazione e di coinvolgimento da parte del personale che lavora in contesti educativi può dipendere dalla scarsa familiarità con gli istituti penitenziari e le loro procedure. Nella prossima sezione mostreremo anche come gli enti penitenziari possano offrire soluzioni per superare questo problema.
Abbiamo chiesto alle persone partecipanti di suggerire meccanismi capaci di superare le barriere del sistema per migliorare gli esiti dei minori che vivono la detenzione della madre. Le persone partecipanti hanno proposto spontaneamente soluzioni ai problemi di coordinamento pertinenti per la propria pratica e realizzabili con le risorse disponibili. Hanno inoltre discusso la potenziale efficacia di una persona di riferimento nel sistema per un approccio più globale, a livello del mesosistema, capace di affrontare le questioni complesse legate alla condivisione delle informazioni e alla frammentazione del sistema. In questa sezione presentiamo le soluzioni proposte dalle persone partecipanti in due categorie: suggerimenti a livello di servizio che potrebbero costituire potenziali «risultati rapidi» (quick wins) e un approccio più globale, a livello del mesosistema, basato su persone di riferimento nel sistema. Esploriamo come questo approccio possa portare miglioramenti più ampi entro i vincoli dell’attuale panorama dei servizi.
La nostra analisi ha messo in luce un approccio orientato alle soluzioni tra le persone partecipanti quando discutevano di come i loro servizi potessero affrontare le barriere del sistema. Questo approccio le ha portate a consigliarsi e informarsi a vicenda su come utilizzare le risorse esistenti per migliorare il sostegno ai minori che vivono la detenzione della madre. Queste soluzioni, se messe in pratica, potrebbero essere considerate risultati rapidi, capaci di affrontare alcune barriere senza richiedere risorse aggiuntive né modifiche legislative e di sistema significative.
Le trascrizioni hanno rivelato che le persone partecipanti erano particolarmente motivate a trovare soluzioni per superare le barriere della condivisione delle informazioni e della frammentazione del sistema dei servizi, che possono impedire la continuità di sostegni centrati sulla famiglia per madri e minori una volta che la madre è detenuta. Per esempio, una persona partecipante che lavorava in un servizio penitenziario (focus group 3) ha osservato che la continuità nell’erogazione dei servizi alle madri può essere difficile per chi non ha familiarità con le procedure penitenziarie, affermando che «la difficoltà [nel comunicare con le persone detenute] è che [le carceri] sembrano molto chiuse». Per superare questa difficoltà, ha suggerito al personale dei servizi di visitare le carceri per constatare che «l’infrastruttura è il più accogliente possibile». Questo suggerimento ha spinto un’altra persona partecipante del gruppo a chiedere indicazioni su come il corpo docente potesse proseguire un approccio centrato sulla famiglia nel sostenere l’istruzione del minore, facilitando la comunicazione tra insegnanti e madri detenute ed esplorando la possibilità di tenere colloqui tra genitori e insegnanti attraverso le strutture di videoconferenza esistenti. Altre persone partecipanti esperte di contesti penitenziari hanno inoltre fornito opuscoli informativi sulle esperienze dei minori con genitori detenuti e sulle procedure di visita, e si sono scambiate i contatti per approfondire l’idea. Questi esempi attestano la possibilità che piccole interazioni a livello di servizio producano un cambiamento rapido ma efficace per superare alcune delle barriere legate al mantenimento e al coordinamento di un sostegno centrato sulla famiglia per i minori che vivono la detenzione della madre.
La ricerca di occasioni per migliorare politiche e procedure era evidente in tutte le trascrizioni dei focus group, in particolare quando le persone partecipanti venivano informate di politiche e procedure inefficienti di cui non erano a conoscenza. In ragione della loro posizione nell’organizzazione, alcune persone partecipanti si sono offerte di esaminare possibili soluzioni. Tra gli esempi concreti figuravano la revisione delle procedure di contatto telefonico e il miglioramento del sostegno ai minori durante le visite alla madre detenuta. Una persona partecipante, riflettendo ad alta voce, ha considerato come fornire informazioni specifiche per le madri nelle procedure seguite al primo ingresso delle donne nell’istituto penitenziario (l’«accoglienza»). Queste procedure erano allora in fase di revisione:
Mi è appena venuto in mente: stiamo proprio rivedendo la nostra procedura di accoglienza. C’è qualcosa nella nostra accoglienza per la mamma sul fatto di essere mamma? Mi sto proprio scervellando. … Pensavo: posso chiedere di restare in contatto con la scuola. (Professionista dei servizi, focus group 3)
Sebbene non si possa confermare che le persone partecipanti abbiano poi attuato questi cambiamenti, questa disponibilità a considerare soluzioni evidenzia un impegno a rendere più efficiente l’erogazione dei servizi e a facilitare l’accesso ai servizi di sostegno. Le interazioni all’interno di questo focus group, e in tutti i focus group, hanno inoltre mostrato i vantaggi di riunire il personale dei servizi per condividere informazioni sulle procedure e risolvere insieme i problemi, anche se dalle interazioni e dalle conversazioni con le persone partecipanti è emerso che le occasioni di interazione intersettoriale di questo tipo sono rare. La nostra analisi ha inoltre mostrato che, anche se questi risultati rapidi e maggiori occasioni di collaborazione affrontano alcune barriere, potrebbe essere necessario un sostegno aggiuntivo sotto forma di una persona di riferimento nel sistema per aggirare le complesse barriere sistemiche dell’insufficiente condivisione delle informazioni e della frammentazione del sistema.
In tutti i focus group, un tema di discussione ricorrente è stato il potenziale beneficio di un servizio che offra un unico punto di contatto per il sostegno, una persona di riferimento nel sistema (system navigator), indipendente dagli enti governativi o finanziati dal governo. Il ruolo di questa persona di riferimento sarebbe quello di lavorare in collaborazione con il minore, la sua famiglia (compresa la madre, quando opportuno) e i servizi pertinenti per garantire l’accesso ai servizi essenziali in grado di rispondere ai bisogni del minore. L’obiettivo principale di questo punto di contatto unico è semplificare il percorso dei minori e delle famiglie all’interno di un sistema di sostegno complesso. Le persone partecipanti (in tutti i gruppi) hanno suggerito diverse denominazioni per questo ruolo, come «referente del caso», «referente di coordinamento» e «consulente».
La possibilità che le persone di riferimento nel sistema superino la frammentazione del sistema dei servizi è emersa chiaramente dalla nostra analisi delle trascrizioni. Per esempio, una persona partecipante ha sottolineato il potenziale valore di una persona di riferimento nel sistema per collegare i minori a servizi pertinenti al di là del contesto scolastico. Ha evidenziato le numerose responsabilità del corpo docente, al quale, oltre a rispondere ai bisogni di apprendimento, si può chiedere di lavorare al di fuori dei confini del proprio ruolo, trovando risorse per «consigliare, indirizzare, sostenere [e] accompagnare [alunne e alunni] agli appuntamenti» (professionista dei servizi, focus group 1). L’esperienza di questa persona partecipante suggerisce che l’orientamento nel sistema possa migliorare il sistema di sostegno per i minori con madre detenuta offrendo una via per il coordinamento tra servizi di sostegno diversi.
La nostra analisi delle trascrizioni ha inoltre rivelato la possibilità che una persona di riferimento nel sistema affronti le barriere alla condivisione delle informazioni. Come ha sottolineato una persona partecipante, disporre di una persona di riferimento (con funzioni di coordinamento) potrebbe facilitare l’aggiornamento continuo delle informazioni su un sistema informatico condiviso:
Avere una figura di coordinamento che aggiorni continuamente le cose su [un sistema informatico condiviso]. Così, se succede qualcosa e la polizia deve intervenire, e so che controllano sempre prima di andare, c’è già una segnalazione. Ma penso anche alla riduzione del carico di lavoro della polizia. Perché il lavoro che comporta tutto questo… e spesso in polizia ci si chiede: chi chiamo? O dove vado? (Professionista dei servizi, focus group 1)
La citazione precedente suggerisce che una persona di riferimento nel sistema potrebbe superare le difficoltà legate alla mancanza di un quadro comune per la condivisione delle informazioni e garantire che si acceda ai servizi giusti per sostenere il minore quando necessario.
In sintesi, le nostre analisi hanno rilevato che, quando si chiedeva loro che cosa servisse per migliorare gli esiti dei minori che vivono la detenzione della madre, le persone partecipanti tendevano a discutere soluzioni a livello di servizio attuabili senza un’allocazione significativa di risorse né modifiche a livello di sistema. Le persone partecipanti hanno esplorato le possibilità di introdurre cambiamenti all’interno delle politiche e delle prassi attuali per superare le barriere della condivisione delle informazioni e della frammentazione del sistema, ottenendo potenzialmente risultati rapidi. Hanno inoltre raccomandato di aggirare le barriere attuali ricorrendo a una figura di coordinamento.
Presentando i risultati delle fasi di esplorazione e di riformulazione del modello di design sistemico del Design Council UK, il presente articolo offre una migliore comprensione del panorama dei servizi rivolti ai minori che vivono la detenzione della madre e fornisce elementi per elaborare raccomandazioni attuabili volte a rafforzare i legami del mesosistema tra i servizi sociali, così da creare un sistema di sostegno più coordinato per il benessere di questi minori. Queste opportunità comprendono sia la riduzione delle barriere attuali attraverso soluzioni rapide a livello di servizio, sia una soluzione più ampia, a livello del mesosistema, consistente nell’istituire una persona di riferimento nel sistema. Discutiamo ora ciascuna di esse.
La nostra analisi delle trascrizioni dei focus group ha restituito un quadro dettagliato di un sistema di servizi sociali in grado di offrire sostegno a livello del microsistema ai minori con madre detenuta. Le persone partecipanti hanno riconosciuto il modo in cui i loro servizi rispondono, attualmente o potenzialmente, ai bisogni specifici di questi minori. È emersa anche una scarsità di servizi pensati specificamente per i bisogni dei minori con madre detenuta, in linea con i risultati di altre giurisdizioni (Axelson et al., 2020; Brown & Barrio Minton, 2017). Kjellstrand (2017) ha suggerito che un quadro di sostegno efficace per i minori che vivono la detenzione di un genitore comprende servizi pensati per rispondere ai bisogni che derivano dalla detenzione (ad es., il bisogno di visitare un carcere) e garantisce anche un facile accesso ad altri servizi specializzati di cui il minore può avere bisogno (ad es., servizi di psicologia). Abbiamo osservato il valore delle interazioni tra i servizi rivolti specificamente ai minori con madre detenuta e quelli che sostengono una gamma più ampia di minori, tra cui probabilmente anche minori con madre detenuta. Queste interazioni sono importanti per garantire i legami necessari a un mesosistema solido quando un minore vive la detenzione della madre. Tali legami possono consentire una continuità dei sostegni capace di adattarsi alle perturbazioni del microsistema del minore che si verificano nelle diverse fasi della detenzione della madre e oltre (Poehlmann-Tynan & Arditti, 2018). Tuttavia, i nostri risultati indicano che tali interazioni non sono la norma nel sistema attuale, a causa della scarsità di servizi mirati. Inoltre, il coordinamento dei servizi di sostegno è reso difficile dalle barriere dell’insufficiente condivisione delle informazioni e della frammentazione del sistema.
Le due barriere a un sostegno coordinato individuate nella nostra ricerca, l’insufficiente condivisione delle informazioni e la frammentazione del sistema, corrispondono a barriere spesso rilevate nella letteratura esistente sui sistemi complessi che sostengono popolazioni vulnerabili (ad es., Haight et al., 2014; Petts et al., 2021; Robards et al., 2019; Ungar, 2005). La nostra ricerca ha individuato fattori specifici di queste barriere per i minori colpiti dalla detenzione materna. In primo luogo, abbiamo rilevato che l’insufficiente condivisione delle informazioni era determinata dall’approccio avverso al rischio di figure professionali che fanno del loro meglio per conciliare la necessità di condividere informazioni sulla detenzione di una madre, al fine di coordinare i servizi di sostegno, con il rispetto della riservatezza del minore e della sua famiglia. In secondo luogo, abbiamo rilevato che la frammentazione del sistema era accentuata dalla mancanza di continuità dei sostegni centrati sulla famiglia e dal disimpegno dei servizi territoriali che si verifica quando una madre viene detenuta. Queste barriere rappresentano una sfida formidabile per il coordinamento dei servizi di sostegno ai minori con madre detenuta. Ciononostante, la nostra analisi ha anche rivelato che il personale dei servizi è stato pronto a generare soluzioni e accorgimenti quando ha lavorato insieme per superare queste barriere, dimostrando così la possibilità che emerga un mesosistema solido nonostante barriere apparentemente insormontabili.
La nostra analisi delle trascrizioni ha rivelato che, una volta riconosciuto il modo in cui certe politiche e prassi contribuivano involontariamente a far cadere i minori nelle maglie del sistema, il personale dei servizi è stato pronto a prendere in considerazione la revisione e l’aggiornamento di tali approcci. Questi risultati hanno messo in evidenza l’impegno del personale dei servizi a garantire che il sistema possa rispondere ai bisogni complessi dei minori che vivono la detenzione della madre. I nostri risultati sono coerenti con ricerche precedenti sui sistemi di sostegno ai minori che vivono la detenzione di un genitore, che mostrano come il personale dei servizi sia disposto a trovare soluzioni per sostenere meglio i minori (Axelson et al., 2020; Brown & Barrio Minton, 2017). Ciò dimostra anche la disponibilità del personale dei servizi a lavorare all’interno di un mesosistema ben collegato, in modo globale e collaborativo, per rispondere ai bisogni dei minori. Tuttavia, come rivela la nostra ricerca, le soluzioni rischiano di essere fuori dalla portata dei singoli servizi.
Alla luce di ciò, sosteniamo che sia necessario un sostegno aggiuntivo, sotto forma di una persona di riferimento nel sistema, per aggirare le difficoltà del sistema. La nostra ricerca mette in luce la complessità delle difficoltà di coordinamento dei servizi, indicando la necessità di una soluzione più globale, estesa all’intero sistema, per superare l’insufficiente condivisione delle informazioni e la frammentazione del sistema. Le barriere al coordinamento evidenziate dalle persone partecipanti somigliano molto a quelle che i modelli di orientamento nel sistema sono pensati per affrontare (Carter et al., 2018; Valaitis et al., 2017). In linea con le finalità del modello, e come attestano i risultati delle discussioni dei focus group, se applicato al sostegno dei minori con madre detenuta questo modello potrebbe ovviare all’insufficiente condivisione delle informazioni, alleggerire i carichi di lavoro, ottimizzare l’allocazione delle risorse e garantire un sostegno globale nel rispetto dei confini di ruolo dei servizi.
Le persone partecipanti al nostro studio hanno suggerito l’orientamento nel sistema come approccio per superare le attuali barriere a un sostegno coordinato per i minori che vivono la detenzione della madre. Risultati precedenti indicano che, perché un approccio di orientamento nel sistema abbia successo, devono essere presenti tre condizioni chiave: collaborazione, flessibilità e un sistema semplificato (Carter et al., 2018; Valaitis et al., 2017). Tuttavia, la nostra ricerca suggerisce anche che l’attuazione di un approccio di orientamento nel sistema potrebbe contribuire a migliorare proprio queste condizioni, con esiti positivi per le famiglie, le figure professionali, i programmi e chi elabora le politiche. Nelle sezioni seguenti discutiamo come il rafforzamento della collaborazione, della flessibilità e della semplificazione del sistema possa sia favorire il successo di un approccio di orientamento nel sistema, sia essere a sua volta rafforzato dalla sua attuazione.
Le persone partecipanti a questo studio hanno saputo individuare possibili soluzioni a livello locale, ma nel farlo hanno anche rilevato che le occasioni per la collaborazione necessaria a solidi legami del mesosistema erano limitate a causa dell’insufficiente condivisione delle informazioni e della diffusa frammentazione del sistema. Sosteniamo che una collaborazione più ampia nell’intero sistema di erogazione dei servizi sia una condizione cruciale, a livello di sistema, per il successo di un approccio di orientamento nel sistema a sostegno dei minori con madre detenuta. Gli approcci di orientamento nel sistema prosperano in contesti di forte collaborazione a livello di sistema, che aprono canali di comunicazione, ampliano la portata dei servizi e offrono percorsi chiari alle persone di riferimento per individuare i servizi adeguati (Valaitis et al., 2017). Poiché la nostra ricerca mostra una disponibilità a collaborare tra le persone partecipanti, incoraggiare occasioni regolari e strutturate in cui il personale dei servizi discuta, a livello di sistema, di barriere e soluzioni comuni potrebbe rafforzare la collaborazione (Packard et al., 2013). Riteniamo che creare più occasioni di collaborazione, simili all’approccio per focus group utilizzato in questo studio, o un modello di comunità di pratica possa rafforzare la collaborazione e contribuire in parte alle condizioni per un orientamento nel sistema efficace (si veda Williams et al., 2024, per un’ulteriore discussione delle occasioni di collaborazione). Inoltre, poiché le persone di riferimento nel sistema lavorano con tutti i servizi che operano nel microsistema del minore, potrebbero anche facilitare queste occasioni di collaborazione individuando chi riunire. Pertanto, sebbene una forte collaborazione a livello di sistema possa essere auspicabile, sosteniamo che non sia necessariamente un prerequisito per l’adozione di un modello basato su una persona di riferimento nel sistema, poiché queste figure possono anche svolgere un ruolo cruciale nel catalizzare la collaborazione e nel rafforzare i legami del mesosistema.
La detenzione materna crea e aggrava condizioni che rischiano di incidere negativamente sul benessere dei minori. Tuttavia, le circostanze individuali e i bisogni di servizi variano (Turney & Wildeman, 2015) e richiedono quindi un approccio flessibile. Le figure professionali del nostro studio hanno rilevato che i minori che vivono la detenzione della madre hanno bisogni diversi e che i servizi devono lavorare in modo flessibile per rispondervi. Prevedevano di farlo attingendo a vari servizi che, pur non essendo pensati specificamente per i minori che vivono la detenzione della madre, potrebbero comunque rispondere ai loro bisogni. Sosteniamo che la flessibilità potrebbe tradursi nel lavorare con i minori sia quando le madri sono detenute sia quando sono sul territorio, per garantire la continuità delle cure e un approccio centrato sulla famiglia, nell’offrire un sostegno personalizzato grazie a solidi legami del mesosistema e nel trovare modi per collaborare e ridurre le duplicazioni dei servizi. Un simile approccio proteggerebbe anche i minori dall’esposizione a processi prossimali inversi, garantendo che servizi e sostegni siano pertinenti per il minore e la sua famiglia (Dennison et al., 2017). Riteniamo che le persone di riferimento nel sistema siano nella posizione migliore per individuare quali servizi rispondano meglio ai bisogni sia del minore sia della famiglia, se viene loro concessa la flessibilità di accedere a un’ampia gamma di sostegni nel microsistema del minore e di coordinarli per rispondere a tali bisogni.
Le figure professionali del nostro studio hanno descritto un sistema di servizi frammentato e poco semplificato. Hanno individuato problemi come la duplicazione dei servizi, lacune in cui i bisogni dei minori e delle loro famiglie restano insoddisfatti, e una generale mancanza di chiarezza su chi sia responsabile del sostegno ai minori con madre detenuta. In questo contesto, semplificare significa migliorare la circolazione delle informazioni nel mesosistema e rendere più chiari i ruoli e le responsabilità dei diversi enti, sia al momento della detenzione della madre sia per tutto il periodo della sua assenza, così da sostenere meglio le famiglie. Sebbene una piena standardizzazione degli approcci a livello di servizio possa non essere praticabile, un certo grado di semplificazione è essenziale per il successo di un approccio di orientamento nel sistema (Valaitis et al., 2017). Le figure professionali hanno proposto soluzioni sia a livello di servizio sia ai livelli di sistema più ampi (eso- e macrosistema) per contribuire a semplificare le procedure e sostenere meglio minori e famiglie. Tuttavia, hanno riconosciuto le difficoltà nel realizzare questa semplificazione, tra cui soprattutto l’assenza di linee guida chiare che definiscano ruoli e responsabilità degli enti in tutte le fasi del percorso detentivo della madre. Questa mancanza di indirizzo sembra aver prodotto una mancanza di continuità delle cure, creando notevoli difficoltà per le famiglie nell’accedere a un sostegno coerente e adeguato. Sulla base dei nostri risultati, suggeriamo che affrontare questo problema sistemico attraverso linee guida più chiare per migliorare la circolazione delle informazioni e definire il ruolo di ciascun ente in ogni fase della detenzione di una madre potrebbe contribuire a semplificare il sistema. Fondamentalmente, questa semplificazione contribuirebbe poi a creare le condizioni per un approccio di orientamento nel sistema efficace, offrendo alle persone di riferimento un panorama dei servizi più organizzato in cui operare. A loro volta, le persone di riferimento nel sistema, lavorando a stretto contatto con le famiglie, potrebbero offrire indicazioni per un’ulteriore semplificazione e chiarire come sostenere al meglio i minori colpiti dalla detenzione materna, rafforzando i legami del mesosistema e garantendo che tutti i servizi coinvolti in quel mesosistema operino nel modo più efficiente.
Un punto di forza significativo di questo studio è che i focus group sono stati facilitati da un gruppo di ricerca indipendente dagli enti da cui sono state selezionate le persone partecipanti. Inoltre, i membri del gruppo che hanno facilitato i focus group hanno ricoperto vari ruoli in servizi simili, il che ha permesso loro di raccogliere e interpretare efficacemente le informazioni pertinenti. Tuttavia, un limite dello studio è che alcune persone partecipanti potrebbero essere state restie a esprimersi pienamente in presenza di figure professionali di livello dirigenziale. Inoltre, alcune persone partecipanti potrebbero essersi concentrate sull’offerta di servizi di altri enti anziché sulla propria, il che è difficile da individuare attraverso le trascrizioni. Abbiamo cercato di ridurre al minimo questi problemi creando uno spazio sicuro per la discussione, incoraggiando tutte le persone partecipanti a esprimere le proprie opinioni e assicurando che ogni focus group includesse rappresentanti di enti diversi, senza che alcun ente fosse sovrarappresentato. Sebbene la dimensione del campione possa essere considerata ridotta, siamo convinti di aver raggiunto la saturazione, data la portata dello studio e le ampie consultazioni con il settore dei servizi prima del reclutamento delle persone partecipanti ai focus group. Una replica di questi metodi di ricerca in altre giurisdizioni permetterebbe di esplorare in che misura le barriere del sistema dei servizi qui individuate siano vissute universalmente dagli enti.
In conclusione, questa ricerca intendeva esaminare gli attuali sistemi di servizi che si occupano del benessere dei minori che vivono la detenzione della madre e individuare, dal punto di vista del personale dei servizi, gli ambiti in cui rafforzare i legami del mesosistema. Le persone partecipanti hanno sottolineato la necessità di migliorare questi legami del mesosistema, indicando la condivisione delle informazioni e un sistema frammentato come barriere a un sistema di sostegno ben coordinato. Hanno suggerito soluzioni rapide e proposto un punto di contatto unico e indipendente per coordinare i servizi e aiutare i minori con madre detenuta e le loro famiglie a orientarsi in sistemi di servizi complessi. L’adozione di un modello di orientamento nel sistema appare promettente. Tuttavia, perché un simile modello abbia successo, deve essere attuato insieme a cambiamenti a livello dell’esosistema che creino un sistema di sostegno più collaborativo, flessibile e semplificato in cui le persone di riferimento possano operare.
Questo studio sottolinea la necessità cruciale di coordinare l’erogazione dei servizi per migliorare il benessere dei minori che vivono la detenzione della madre. Il nostro approccio dimostra il valore di includere le prospettive del personale dei servizi nell’individuare le barriere che ostacolano l’accesso ai servizi per questi minori e nell’elaborare strategie efficaci per superarle. In particolare, i nostri risultati fanno emergere i punti di vista del personale dei servizi su come rafforzare il coordinamento dei sistemi di sostegno per i minori colpiti dalla detenzione materna. Le soluzioni rapide discusse dalle persone partecipanti potrebbero essere applicabili solo allo specifico sistema di sostegni della giurisdizione in cui sono state reclutate. Tuttavia, il modello di orientamento nel sistema privilegiato dalle persone partecipanti facilita il superamento delle barriere immediate al coordinamento dei servizi e offre al tempo stesso una soluzione versatile, adattabile a contesti diversi. Questa adattabilità a contesti diversi ne fa una soluzione ideale non solo per coordinare i sostegni ai minori che vivono la detenzione della madre, ma anche per garantire che le perturbazioni nel microsistema della famiglia e del minore causate dalla detenzione di una madre vengano attenuate. L’approccio dell’orientamento nel sistema si distingue da strategie più restrittive e prescrittive, che rischiano di fallire nel tentativo di coordinare i sostegni tra molteplici sistemi di servizi sociali per rispondere a bisogni così complessi. Il nostro studio dimostra l’importanza di attingere alle prospettive del personale dei servizi per individuare strategie concrete di cambiamento del sistema dei servizi.
Complexe Systémique: punti chiave
L’articolo proviene dalla criminologia, ma la sua domanda è sistemica nel senso più concreto: che cosa accade a un figlio o a una figlia quando la madre è detenuta e ogni servizio vede solo un pezzo della situazione? La lente di Bronfenbrenner è utile: la detenzione non recide soltanto il legame materno, ma sottrae la madre al suo ruolo di collegamento tra scuola, salute e tutela minori, e lascia il mesosistema senza una regia. Meritano di essere ricordate la «congiura del silenzio» attorno al minore, la madre che non viene più trattata come genitore una volta dietro le sbarre, e l’idea di lavorare con l’intera famiglia, detenzione compresa. La persona di riferimento nel sistema proposta somiglia a ruoli di coordinamento delle cure già noti altrove; rischia anche di diventare un servizio in più se le regole di condivisione delle informazioni e la ripartizione dei ruoli non cambiano. Lo studio si basa su 21 figure professionali reclutate attraverso le reti del gruppo di ricerca, senza la voce dei minori né delle madri, e su scenari fittizi. Da leggere insieme all’articolo sulla terapia relazionale dopo la detenzione e all’articolo sulle collaborazioni tra famiglie e istituzioni.
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Traduzione non ufficiale di Supporting children of incarcerated mothers: The case for a system navigator, di Corrie Williams, Tara Renae McGee, Krystal Lockwood, Carleen Thompson, Brian Jenkins, Diksha Sapkota, Janet Ransley e Susan Dennison, Family Relations, vol. 74, n. 5 (2025), doi: 10.1111/fare.70055, con licenza CC BY 4.0. Traduzione e impaginazione: Complexe Systémique, ottobre 2026, con l’aiuto dell’intelligenza artificiale — l’opera è stata modificata ai sensi della licenza (traduzione in italiano, tabelle presentate sotto forma di elenchi). Né chi firma l’articolo né l’editore sono responsabili di questa traduzione; fa fede la versione originale.
Questa è una traduzione dell’articolo originale «Supporting children of incarcerated mothers: The case for a system navigator», pubblicato in Family Relations (2025) con licenza CC BY 4.0. Tradotto da Complexe Systémique con l’aiuto dell’intelligenza artificiale: il testo è stato tradotto in italiano e la presentazione adattata per la lettura online, come indicato in apertura di questa pagina.
Leggi l’articolo originaleCome citare questo articolo
Williams, C., McGee, T. R., Lockwood, K., Thompson, C., Jenkins, B., Sapkota, D., Ransley, J., et Dennison, S. (2025). Supporting children of incarcerated mothers: The case for a system navigator. Complexe Systémique. https://app.complexe-systemique.com/en_GB/articles/supporting-children-of-incarcerated-mothers-the-case-for-a-system-navigator (Opera originale pubblicata nel 2025 in Family Relations, 74(5), 2738-2760 (2025); ripubblicata nel 2025 da Family Relations, https://onlinelibrary.wiley.com/doi/full/10.1111/fare.70055)
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