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International Journal of Environmental Research and Public Health · Tutela dei minori
In Portogallo i minori in accoglienza trascorrono in media più di tre anni lontano dalla famiglia, e i rientri a casa spesso falliscono. Trentatré membri di équipe tecniche ed educative della tutela dei minori, riuniti in cinque focus group, raccontano che cosa fa riuscire una riunificazione: meno le caratteristiche del minore che la qualità dei legami, la valutazione precoce, il coordinamento delle équipe, il tempo prima del rientro e il sostegno dopo.
Traduzione non ufficiale in italiano di Driving for Success in Family Reunification—Professionals’ Views on Intervention, di Diana N. Teixeira, Isabel Narciso e Margarida R. Henriques, pubblicato in International Journal of Environmental Research and Public Health (MDPI) (2022), doi: 10.3390/ijerph192416594, con licenza CC BY 4.0. Traduzione realizzata da Complexe Systémique nell’ottobre 2026 con l’aiuto dell’intelligenza artificiale: il testo originale è stato tradotto in italiano e impaginato per la lettura online, il che costituisce una modifica dell’opera ai sensi della licenza. La tabella 1 è presentata come elenco; le dichiarazioni di fine articolo sono raggruppate nelle note. La traduzione non è stata realizzata né da chi firma l’articolo né dall’editore, che non rispondono del suo contenuto né di eventuali errori. Fa fede la versione originale.
Credere nella capacità delle famiglie di cambiare è fondamentale per una riunificazione riuscita.
Diana N. Teixeira, Isabel Narciso e Margarida R. Henriques
Abstract
La riunificazione familiare è un processo complesso ed è considerata in modo unanime la soluzione migliore per i minori in accoglienza, non appena la famiglia ha modificato i modelli disfunzionali che impediscono la sicurezza e il benessere del minore. L’intervento lungo l’intero processo è fondamentale per il successo della riunificazione familiare. Questo studio si proponeva di esplorare e comprendere il punto di vista delle figure professionali della tutela dei minori sui fattori che influenzano i percorsi di riunificazione familiare riusciti o falliti. Con un disegno qualitativo, 33 figure professionali portoghesi della tutela dei minori hanno partecipato a cinque focus group. L’analisi tematica ha messo in luce un insieme di fattori influenti situati su tre diversi livelli sistemici: minore, famiglia e sistema di tutela dell’infanzia. Quest’ultimo livello è risultato nettamente predominante, il che indica il ruolo determinante dell’intervento come veicolo di una riunificazione familiare riuscita. I risultati hanno mostrato la rilevanza attribuita dalle figure professionali ad alcune linee guida principali dell’intervento, alla relazione tra minori e figure professionali, alla valutazione e all’intervento multisistemici, al lavoro coordinato delle équipe di intervento e a un tempo sufficiente tra la decisione del tribunale e il rientro del minore nella casa familiare. Sono emersi come fattori rilevanti anche la necessità di un intervento precoce e la sua continuità dopo il reinserimento del minore in famiglia. Questo studio offre una conoscenza approfondita del punto di vista delle figure professionali sul processo di intervento, contribuendo così a una comprensione globale dei percorsi di riunificazione familiare riusciti o falliti.
Parole chiave: riunificazione familiare, punto di vista delle figure professionali, fattori influenti dell’intervento, percorsi riusciti o falliti, approccio qualitativo
La riunificazione familiare avviene quando i minori tornano nella famiglia biologica dopo un periodo di allontanamento dalla famiglia in accoglienza [1]. Secondo il Children’s Bureau [2], le decisioni di allontanare i minori dalla famiglia e di collocarli nel sistema di accoglienza vengono prese di solito quando la loro sicurezza non può essere garantita, il che è generalmente associato a maltrattamento fisico, abuso sessuale e trascuratezza.
Sebbene l’allontanamento dei minori dalla famiglia sia giustificato dall’urgenza della loro protezione e sicurezza, questo evento e il loro ingresso in accoglienza istituzionale hanno un impatto dannoso sul loro benessere e sul loro adattamento psicologico. Dopo l’allontanamento, la maggior parte dei minori manifesta comportamenti esternalizzanti e internalizzanti [3,4] nonché insicurezza e una maggiore disorganizzazione nelle relazioni di attaccamento [5,6,7], con un impatto fortemente negativo sulla loro vita [8]. Dopo l’allontanamento dalla famiglia e durante il collocamento in accoglienza, i minori devono far fronte all’impatto emotivo suscitato da molteplici perdite e alla necessità di adattarsi a nuovi contesti [9]. Devono inoltre affrontare la difficile scelta di essere leali alla famiglia biologica o alla famiglia affidataria [10]. Allo stesso modo, la famiglia deve far fronte alle proprie emozioni suscitate dall’allontanamento del minore e affrontare la percezione sociale negativa dell’evento e il giudizio sociale di essere una famiglia inadeguata a svolgere la funzione genitoriale [11]; deve inoltre affrontare tutte le difficoltà legate al collocamento del minore, il che comporta un aumento significativo dello stress [12,13].
La riunificazione familiare come Progetto di Vita è considerata in modo unanime la soluzione migliore per i minori in accoglienza, non appena i modelli familiari disfunzionali che ostacolavano la sicurezza e il benessere del minore siano stati trasformati in modelli equilibrati [14,15]. Ricerche precedenti hanno mostrato che lunghi periodi in accoglienza sono associati alla perdita dei legami familiari e dell’identità e a difficoltà nel rientro in famiglia [14]. Balsells et al. [16] riferiscono che i minori provano sentimenti contrastanti, legati non solo al senso di appartenenza alla famiglia, ma anche al rifiuto, al maltrattamento e all’abbandono, il che sfocia spesso in un processo di riunificazione complesso, vissuto con notevole ambivalenza. Inoltre, dopo il reinserimento in famiglia, i minori e le loro famiglie affrontano molte sfide e richieste nel processo di rinnovamento dei legami, dell’identità e del funzionamento familiari, che possono compromettere il loro reciproco riadattamento [17]. A questo proposito, diversi studi hanno sottolineato la necessità urgente di intervenire sia con la famiglia sia con i minori, non solo durante il periodo di accoglienza, ma anche nelle transizioni dalla casa all’accoglienza e dall’accoglienza alla casa, nonché nella fase successiva alla riunificazione [17,18,19,20,21,22,23].
Le conoscenze sul processo di riunificazione familiare sono chiaramente insufficienti, in particolare in Portogallo. Una comprensione approfondita di questo processo potrebbe aumentare il successo della riunificazione e contribuire al benessere e alla protezione dei minori; inoltre, la ricerca sul processo di riunificazione familiare si basa spesso su informazioni raccolte da banche dati o dai fascicoli dei minori [19,24,25,26,27,28]. Tuttavia, per arricchire ulteriormente le pratiche professionali, è necessaria una comprensione globale del processo di riunificazione, che richiede anche un accesso diretto alle prospettive delle figure professionali che lavorano con i minori e le loro famiglie all’interno del sistema di accoglienza [22]. Il presente studio si propone quindi di esplorare e comprendere il punto di vista delle figure professionali della tutela dei minori sui fattori che influenzano i percorsi di riunificazione familiare riusciti o falliti.
Il rientro del minore in accoglienza a causa del ripresentarsi del pericolo (per esempio maltrattamento, grave trascuratezza) può essere considerato un processo di riunificazione familiare non riuscito [29,30,31,32,33]. Il rientro in accoglienza ha un impatto negativo duraturo sul minore [34], in particolare per quanto riguarda l’attaccamento e la stabilità emotiva e comportamentale [18].
La letteratura scientifica ha già individuato diversi fattori che incidono negativamente sul successo della riunificazione familiare, spesso classificati in tre gruppi: caratteristiche del minore, caratteristiche della famiglia e caratteristiche dei servizi di tutela dell’infanzia. Per quanto riguarda le caratteristiche legate al minore che incidono negativamente sul successo della riunificazione, la letteratura scientifica mette in evidenza i problemi emotivi, i comportamenti esternalizzanti e i problemi di salute mentale dei minori [21,29,30,35,36,37]; le difficoltà di attaccamento [38]; i bisogni speciali dovuti a problemi fisici [29,35]; le difficoltà cognitive [21]; l’esposizione a sostanze illecite nel periodo prenatale [29]; e l’età del minore, in particolare la prima infanzia, la preadolescenza e l’adolescenza [24,28,35,37,39].
Per quanto riguarda i fattori legati alla famiglia, la ricerca empirica precedente indica la trascuratezza come motivo dell’allontanamento [24,29,36,40]; la mancanza di motivazione dei genitori per la riunificazione familiare [29,40]; i cambiamenti imprevedibili nella composizione familiare o in specifiche circostanze di vita [18,29,31,36]; una storia di abuso di sostanze dei genitori [28,29,35]; la violenza domestica e una storia di eventi traumatici dei genitori [35,38]; un basso status socioeconomico [29,35]; la mancanza di sostegno sociale [29]; e l’elevato numero di fattori di rischio familiari individuati precocemente [24,35]. Alcuni studi hanno anche sottolineato la presenza di numerosi figli [29,35] e di altri fratelli o sorelle in accoglienza [29,30].
Per quanto riguarda i fattori legati al sistema di tutela dell’infanzia, la letteratura empirica mette in evidenza la durata dell’accoglienza [21,24,29,30,40]. Alcuni studi empirici hanno rilevato che periodi di accoglienza troppo brevi, inferiori a sei mesi, non lasciano tempo sufficiente per un intervento efficace [24,29,30]; inoltre, periodi più lunghi, superiori a 12 mesi, costituiscono un fattore di rischio per la riunificazione, che aumenta quanto più a lungo il minore resta in accoglienza [21]. La letteratura indica anche diversi altri fattori ritenuti dannosi per il successo del processo di riunificazione: la recidiva in accoglienza [27,30,37,41]; le incoerenze nelle pratiche di valutazione e di intervento [18]; l’inadeguata preparazione di minori e genitori alla riunificazione [18,19,28,33]; una comunicazione carente tra figure professionali e famiglia, che scoraggia il coinvolgimento dei genitori [18,42]; un numero elevato di collocamenti [29]; la mancata elaborazione e applicazione di valutazioni predittive del rischio di rientro in accoglienza [21]; un intervento vincolato da scadenze strette per accelerare il processo di riunificazione [21,41]; il ritorno in famiglia senza un sostegno professionale sufficiente [18,31,35]; pratiche inadeguate dopo la riunificazione [18,26] e l’assenza di contatti tra figure professionali e famiglia dopo la riunificazione [30,43]; errori nei processi decisionali [18]; e decisioni del tribunale di riunificare contro il parere delle figure professionali [18,30]. Alcuni studi hanno anche sottolineato il bisogno della famiglia di ricevere sostegno dal sistema di protezione prima dell’allontanamento del minore [24,29] e il collocamento del minore in accoglienza residenziale anziché in affido familiare, che può incidere negativamente sul successo della riunificazione [27,29].
Una tale molteplicità di fattori di rischio, così come l’imprevedibilità del mantenimento dei cambiamenti positivi nel sistema familiare, non permette di stabilire con precisione se la riunificazione avrà successo; tuttavia, la preparazione della famiglia [18,19,44] e la preparazione del minore [20] alla riunificazione familiare sono considerate essenziali per il suo successo.
L’intervento è fondamentale per modificare i modelli disfunzionali e per preparare minori e famiglie ad affrontare in modo costruttivo le molteplici sfide di questo processo, caratterizzato anche dall’incertezza [20]. Secondo il Child Welfare Information Gateway [45], l’intervento di riunificazione dovrebbe comprendere tre fasi: preparare la famiglia (minori compresi) alla riunificazione, fornire un sostegno professionale intensivo dopo il rientro del minore nella casa familiare e assicurare un follow-up.
Dato l’impatto tossico sui minori di molteplici fattori fortemente avversi (per esempio precedenti esperienze di maltrattamento, il momento violento dell’allontanamento, la perdita temporanea della famiglia e del contesto quotidiano), la preparazione al ritorno in famiglia è di notevole complessità [12]. Diversi studi sostengono che la preparazione alla riunificazione dovrebbe iniziare presto, subito dopo l’allontanamento del minore dalla famiglia [20,23,29,30,31,43], e proseguire dopo il ritorno nella famiglia biologica [18,20,39].
Il processo di preparazione alla riunificazione familiare comprende una fase iniziale di valutazione globale [14,20,40], essenziale per individuare i fattori di rischio, e in particolare le fragilità e i punti di forza del minore e della famiglia, al fine di delineare un intervento familiare individualizzato [46]. Secondo il Framework for the Assessment of Children in Need and Their Families [47], basato sul modello bioecologico di Bronfenbrenner [48], la valutazione e l’intervento dovrebbero considerare come assi centrali: (1) i bisogni evolutivi del minore; (2) le competenze genitoriali per rispondere ai bisogni del minore; e (3) i fattori familiari e contestuali.
La preparazione della famiglia alla riunificazione prima del rientro del minore a casa è essenziale per modificare i modelli familiari disfunzionali e consolidare una genitorialità adeguata, poiché offre un focus di intervento sistematico sui bisogni specifici del minore e della famiglia (per esempio definizione del ruolo genitoriale, competenze genitoriali, modelli di attaccamento, aspettative realistiche, rafforzamento della partecipazione della famiglia alla vita del minore, sostegno sociale) nonché sull’autoefficacia e la fiducia in sé dei genitori e sull’identità familiare [49,50].
Dopo la riunificazione, il sostegno ai minori e alle loro famiglie dovrebbe essere garantito per i primi mesi, almeno attraverso un servizio post-riunificazione [18,20,21,26,29,43,45], poiché è il periodo in cui relazioni e legami si ricostituiscono [30]. Font et al. [21] aggiungono che l’impegno a un sostegno continuativo dopo la riunificazione offre anche maggiore sicurezza alla decisione di riunificare. Sebbene il sostegno post-riunificazione comporti in una fase iniziale costi economici maggiori, se impiegato in modo costante produce vantaggi economici a lungo termine grazie all’effetto positivo sul successo della riunificazione [18,38]. Nonostante queste evidenze sull’importanza dell’intervento post-riunificazione, in Portogallo non esiste un’indicazione chiara e formale che preveda un sostegno post-riunificazione per tutte le famiglie, né esso è stabilito dalla legge.
Il sostegno fornito dopo la riunificazione dovrebbe essere ridotto gradualmente fino a diventare un sostegno di follow-up commisurato ai bisogni della famiglia [18]. Questi periodi di follow-up possono contribuire al successo della riunificazione familiare [41,43] e consentire una transizione graduale e un reinserimento stabile [51].
Durante l’intervento nel processo di riunificazione, prima del rientro del minore a casa, le figure professionali si trovano di fronte a diverse difficoltà dovute alla complessità di questo processo [12]. Gli errori nei processi decisionali possono contribuire al fallimento della riunificazione familiare, il che genera insicurezze accentuate dalla mancanza di linee guida operative [18]. Queste insicurezze, le scadenze strette e, in alcuni casi, il dover lavorare contro il proprio parere a causa delle disposizioni del tribunale contribuiscono a un clima di pressione sul lavoro [18,30,52]. La comunicazione interprofessionale e le relazioni di collaborazione possono contribuire ad attenuare queste pressioni, consentendo di elaborare piani di intervento realizzabili e quindi di individuare e affrontare gli ostacoli alla riunificazione e di definire il ruolo di ciascuna figura professionale [25,30,53,54]. Arbeiter e Toros [55] sostengono che la formazione e l’esperienza nella riunificazione favoriscono una maggiore conoscenza e, di conseguenza, l’efficacia e la sicurezza delle figure professionali nel proprio lavoro. Infine, il ricorso alla supervisione professionale e la riflessione sulle pratiche insieme ad altre figure professionali sostengono il processo decisionale durante i processi di riunificazione familiare e contribuiscono alla qualità del lavoro [18,20].
Il presente studio si propone di esplorare e comprendere le prospettive delle figure professionali portoghesi della tutela dei minori sui fattori che influenzano il processo di riunificazione familiare. Dati portoghesi recenti sull’accoglienza [56] mostrano che circa 6.706 minori hanno lasciato la custodia dei genitori o di chi ne aveva la tutela e sono stati affidati ai servizi di tutela dei minori. La maggior parte è stata collocata in accoglienza residenziale (86%), mentre una minoranza (3%) è stata collocata in affido familiare. La decisione di allontanare i minori dalla famiglia e di collocarli nel sistema di accoglienza viene presa di solito quando la loro sicurezza non può essere garantita. I motivi più frequenti del collocamento in accoglienza sono la trascuratezza (71%) e altre situazioni, come la mancanza temporanea di sostegno familiare, l’abbandono o comportamenti devianti (13%), il maltrattamento psicologico (10%), il maltrattamento fisico (4%) e l’abuso sessuale (2%). In Portogallo la preservazione della famiglia è l’obiettivo centrale del sistema di tutela dell’infanzia, il che significa che la riunificazione familiare è considerata la soluzione migliore una volta che la famiglia ha modificato i modelli disfunzionali che ostacolavano la sicurezza e il benessere del minore. Non appena il minore viene affidato ai servizi di tutela dei minori, si apre un periodo di valutazione iniziale volto a elaborare il suo Progetto di Vita (per esempio riunificazione familiare, adozione, percorso di autonomia), che viene definito legalmente dal tribunale. Una volta definito il Progetto di Vita di riunificazione familiare, le figure professionali dell’accoglienza avviano il processo di intervento con la famiglia e con il minore per realizzare un rientro a casa riuscito. Nonostante la durata eccessiva dell’accoglienza (in media più di 3 anni) e l’elevato numero di riunificazioni familiari fallite con rientro in accoglienza [56], va rilevata la scarsità di ricerche empiriche che esaminino i punti di forza e le debolezze del processo di intervento e il suo impatto sulla riuscita o sul fallimento della riunificazione familiare. Il presente studio si propone pertanto di analizzare le esperienze e le prospettive delle figure professionali portoghesi della tutela dei minori (psicologia, servizio sociale ed educazione) sul processo di riunificazione, poiché la loro voce è presa in considerazione meno spesso per comprendere questo fenomeno. Ricorrendo a una metodologia di analisi tematica, questo studio intende quindi rispondere alla seguente domanda di ricerca: considerando la pratica delle figure professionali della tutela dei minori, quali sono i principali fattori che contribuiscono ai percorsi di riunificazione familiare riusciti o falliti?
Lo studio ha coinvolto 33 persone partecipanti, distribuite in 5 focus group: 3 gruppi con personale tecnico, ossia figure professionali con funzioni di case manager nell’accoglienza residenziale e figure professionali di équipe specializzate nel lavoro di preservazione o di riunificazione con la famiglia (G1: n = 10; G2: n = 3; G3: n = 9); e 2 focus group con personale educativo, ossia figure professionali con compiti quotidiani di cura dei minori nell’accoglienza residenziale, come svegliarli, fare loro la doccia o aiutarli con i compiti (G4: n = 7; G5: n = 4).
Le persone partecipanti sono state selezionate tra le équipe che lavorano nell’accoglienza residenziale, la principale risposta per i minori allontanati dalla famiglia in Portogallo, o direttamente con famiglie i cui figli si trovavano in accoglienza residenziale. Nel nostro Paese è anche consuetudine che l’accoglienza residenziale comprenda due équipe professionali: il personale tecnico (con responsabilità di gestione del caso) e il personale educativo (con compiti di sostegno nella routine quotidiana). Queste figure professionali, che talvolta lavorano in situazioni di riunificazione familiare, sono affiancate da altre équipe specializzate nel lavoro con le famiglie.
L’insieme delle persone partecipanti comprendeva 14 figure professionali con funzioni tecniche nell’accoglienza residenziale, 8 con funzioni tecniche e specializzate nel lavoro con le famiglie e 11 con funzioni educative nella vita quotidiana dei minori in accoglienza residenziale. Tutte queste figure professionali (13 in psicologia; 8 assistenti sociali; 4 nell’educazione sociale; 2 nell’educazione della prima infanzia; 1 nell’animazione socioculturale; 1 nel lavoro educativo umanitario; 1 in sociologia; e 3 persone senza istruzione superiore) lavoravano nel sistema portoghese di promozione e protezione dei minori a rischio. Si trattava in prevalenza di donne (n = 30; 90,1%), di età compresa tra 26 e 56 anni (M = 38; DP = 6.5), con un’esperienza lavorativa nel settore da 1 a 32 anni (M = 11.5; DP = 6.14). Provenivano da due grandi aree urbane del Portogallo: 16 da Porto, nella regione Nord, e 17 da Lisbona, nella regione Centro del Paese. Va osservato che queste regioni sono centri nevralgici del sistema portoghese di promozione e protezione dei minori a rischio.
I dati sono stati raccolti attraverso cinque focus group, poiché si tratta di un metodo efficace di raccolta di dati qualitativi per esplorare esperienze soggettive, significati e processi [57]. Ciò ha permesso di accedere alle prospettive e alle convinzioni delle persone partecipanti e di sfruttare l’interazione tra loro per incoraggiare la condivisione. I focus group sono durati in media 102 min, da un minimo di 65 a un massimo di 135 min, e sono stati tutti condotti dalla stessa persona del gruppo di ricerca, che firma per prima questo articolo.
Con l’obiettivo di campionare idee piuttosto che persone per generalizzare i risultati, come raccomandato negli approcci qualitativi [58,59,60], è stato utilizzato un campione di convenienza, guidato dagli obiettivi e composto da figure professionali di équipe con oltre sei mesi di esperienza professionale. In linea con gli approcci qualitativi, il numero di focus group è stato definito in funzione dell’avvicinamento al punto di saturazione teorica, ossia il momento in cui l’inclusione di nuovi dati non aggiungeva informazioni rilevanti [59].
Un primo contatto è stato stabilito con la direzione di diverse istituzioni per presentare gli obiettivi dello studio, nonché le condizioni e le procedure delle interviste, in particolare la necessità della videoregistrazione, la partecipazione volontaria delle figure professionali e la garanzia di riservatezza. Le direzioni hanno condiviso queste informazioni con il proprio personale affinché potesse prendere una decisione informata sulla propria partecipazione volontaria e libera.
I focus group si sono svolti nei luoghi più comodi per le persone partecipanti: tre presso la sede delle istituzioni e due presso l’università in cui lavora la persona responsabile della ricerca. Prima di iniziare l’intervista nel focus group, la persona responsabile della ricerca ha fornito informazioni dettagliate sugli obiettivi dello studio, sulle procedure dell’intervista e sulla necessità della videoregistrazione per un’analisi approfondita, e ha garantito la riservatezza dei dati; sono seguiti la compilazione del consenso informato e del modulo con i dati sociodemografici.
Il protocollo dello studio è stato approvato dal Comitato etico della Facoltà di Psicologia e Scienze dell’Educazione dell’Università di Porto.
Sono state elaborate due tracce di intervista, una per i focus group con le figure professionali delle équipe tecniche e un’altra per i focus group con le figure professionali delle équipe educative. La traccia per i focus group con le équipe tecniche comprendeva quattro temi centrali: le pratiche di intervento con il minore e la famiglia; i bisogni e le difficoltà del loro lavoro; le prospettive sui fattori che possono influenzare la riuscita o il fallimento della riunificazione familiare; e il punto di vista sull’importanza di preparare il minore. Per esempio: «Vorremmo cominciare conoscendo le vostre pratiche. Che cosa fate con il minore e/o la famiglia in una situazione in cui è prevista la riunificazione familiare?» e «Nel processo di riunificazione familiare, quali bisogni e difficoltà avete individuato nello svolgimento del vostro lavoro?».
La traccia per i focus group con le équipe educative comprendeva sei temi centrali: il loro coinvolgimento nelle pratiche di intervento di preparazione alla riunificazione con minori e genitori; le prospettive su come i minori considerano la riunificazione familiare; gli indicatori di benessere della relazione tra minori e genitori, osservati durante gli incontri familiari; l’impatto sulla comunità di accoglienza dell’uscita di un minore dall’accoglienza residenziale per la riunificazione familiare; l’esistenza di una relazione tra il personale di cura e i minori o i genitori dopo la riunificazione familiare; e le prospettive sull’importanza di preparare il minore alla riunificazione. Per esempio: «In base alle vostre esperienze, quando i minori sono pronti per la riunificazione familiare?» e «Quali indicatori vi permettono di verificare se il benessere dei minori è garantito prima e dopo le visite familiari?».
È stato inoltre predisposto un questionario per raccogliere i dati sociodemografici delle persone partecipanti, come età, genere e informazioni sul loro percorso professionale, quali la formazione e la durata dell’esperienza professionale nel settore.
L’analisi qualitativa è stata condotta attraverso un processo induttivo centrato sulle prospettive personali e soggettive delle persone partecipanti, pur tenendo conto anche di quadri teorici precedenti, il che ha consentito una comprensione sistematica e approfondita del fenomeno studiato [61]. È stata condotta un’analisi tematica per individuare modelli e temi ricorrenti nelle prospettive delle persone partecipanti [62,63]. A tal fine, tutte le interviste sono state audioregistrate e trascritte integralmente da tre membri del gruppo di ricerca. Le trascrizioni sono state riesaminate dalla persona responsabile della ricerca per individuare eventuali fraintendimenti di chi le aveva trascritte prima di avviare l’analisi dei dati.
Per supportare l’analisi dei dati qualitativi è stato utilizzato il software QRS Nvivo 12, e l’analisi è stata condotta secondo le procedure raccomandate da Braun e Clarke [62]. La persona responsabile della ricerca si è quindi dapprima familiarizzata con i dati leggendo tutte le trascrizioni e annotando le idee iniziali. Ha poi codificato i contenuti rilevanti dei dati, mettendoli in relazione con categorie create contemporaneamente. Queste categorie sono state raggruppate in temi significativi, successivamente rivisti per verificarne la coerenza con gli estratti codificati. Infine, la persona responsabile della ricerca ha riesaminato e precisato il nome di ciascun tema, con l’obiettivo di rafforzarne la coerenza.
Va osservato che due figure senior della ricerca, con competenze specifiche nell’analisi qualitativa hanno supervisionato e discusso costantemente l’intero processo di ricerca, contribuendo ad accrescere la riflessività e a ridurre l’influenza della soggettività.
L’analisi qualitativa ha messo in luce diversi fattori che influenzano il percorso di riunificazione familiare, organizzati su tre diversi livelli sistemici secondo la classificazione comunemente utilizzata negli studi empirici del settore: minore, famiglia e sistema di tutela dell’infanzia [33].
Considerando i tre livelli sistemici, sono stati definiti nove temi principali (tabella 1), legati a questioni chiave che favoriscono il successo della riunificazione familiare: Autonomia del minore; Espressione delle aspettative; Stabilità familiare; Legami affettivi genitori-figli; Punti cardine dell’intervento; Qualità della relazione tra minori e figure professionali; Valutazione e intervento multisistemici; Funzionalità e coordinamento delle équipe di intervento; e Tempo sufficiente tra la decisione di riunificazione e il rientro del minore nella casa familiare.
Tabella 1 — Questioni chiave che favoriscono il successo della riunificazione familiare.
Livello sistemico; temi.
Va precisato che le citazioni delle persone partecipanti sono identificate da una sigla che indica le loro funzioni professionali (ED, funzioni educative; TD, funzioni tecniche, cioè psicologia o servizio sociale), seguita da lettere che identificano l’ambito di intervento (IF, intervento con la famiglia; IRC, intervento nell’accoglienza residenziale), dall’età della persona (per esempio 40) e, infine, dall’identificazione del focus group (G1, G2, G3, G4, G5).
I fattori legati al minore emersi nel discorso delle persone partecipanti, Autonomia del minore ed Espressione delle aspettative, sono stati menzionati meno dei fattori legati alla famiglia e al sistema di tutela dell’infanzia.
Secondo le figure professionali, soprattutto quelle con funzioni educative, il processo di riunificazione trae beneficio da una maggiore autonomia dei minori, tendenza emersa in associazione a una maggiore maturità: «il successo delle riunificazioni familiari dipende molto dalle loro [dei minori] caratteristiche; per esempio, con un minore molto bisognoso è più difficile che con uno più maturo, capace di stare da solo» (ED; IRC; 36; G4).
L’espressione, da parte del minore, delle proprie aspettative sul futuro con la famiglia è emersa come un fattore rilevante per il successo della riunificazione. Il racconto di alcune persone partecipanti ha mostrato che parlare di queste aspettative con il minore permetteva di regolare aspettative non adeguate, che avrebbero potuto compromettere la riuscita del ritorno in famiglia: «è meglio che [i minori] esprimano le loro aspettative per il futuro, così possiamo lavorarci» (TD; IRC; 40; G1).
L’analisi qualitativa del discorso delle figure professionali ha messo in luce due temi principali, Stabilità familiare e Legami affettivi genitori-figli. Quasi tutte le persone partecipanti hanno espresso chiaramente una visione negativa delle famiglie, sottolineandone le fragilità: «Credo che queste famiglie abbiano sempre avuto molte fragilità e continuino ad averle anche con il sostegno che offriamo» (TD; IRC; 40; G1).
La continuità della struttura familiare, il mantenimento della famiglia come priorità e la stabilità della rete sociale della famiglia sono emersi come fattori rilevanti che influenzano il successo della riunificazione familiare.
Secondo l’esperienza della maggior parte delle figure professionali, il successo della riunificazione familiare è messo a rischio dalle frequenti uscite o entrate di membri del nucleo familiare:
«Credo che la separazione dal compagno [un’altra relazione dopo la separazione dal padre del minore] sia stata una svolta in tutto il processo: la madre ha cominciato ad avere una relazione negativa con il compagno e ha deciso di lasciarlo per iniziare una nuova relazione... i figli erano ancora a casa [con la madre], ma con tutto questo andirivieni di persone le sono stati tolti di nuovo.» (TD; IRC; 39; G2).
La maggior parte delle persone partecipanti ha indicato la capacità dei genitori di dare priorità ai bisogni, agli obiettivi e ai progetti familiari come altamente rilevante per una riunificazione familiare riuscita: «Lei [la madre] ha ridefinito le sue priorità e ha cominciato a investire di più nel lavoro dei suoi sogni, e i figli non erano più una priorità» (TD; IF; 37; G2).
Le figure professionali delle équipe tecniche hanno anche sottolineato la difficoltà delle famiglie a mantenere nel tempo le relazioni sociali. A loro avviso, il lavoro strategico svolto con le famiglie per rafforzarne il sostegno sociale è spesso compromesso dall’instabilità relazionale all’interno delle reti sociali: «Una vicina [della famiglia] si presentava durante le visite e noi la accoglievamo. Ci abbiamo investito, ma nel frattempo la famiglia ha litigato con la vicina e questo lavoro è andato perso» (TD; IRC; 43; G3).
Secondo tutte le persone partecipanti, i legami emotivi tra i genitori e il minore sono fondamentali per il successo del processo di riunificazione, anche se una relazione stretta, caratterizzata da un affetto tenero, non è sinonimo di una relazione di cura e di sostegno: «quando c’è un legame emotivo tra genitori e figli, possiamo lavorare sul piano funzionale, ma quando non c’è il processo è molto più difficile» (TD; IRC; 36; G1); «Deve esserci una base di connessione quando tutto il resto intorno al minore va in pezzi» (TD, IRC; 47; G1). Nello stesso senso, quasi tutte le figure professionali hanno menzionato l’importanza della capacità dei genitori di instaurare un forte legame affettivo con i propri figli.
L’impatto negativo sulla qualità della relazione tra genitori e figli dovuto al collocamento in accoglienza e, di conseguenza, a una minore vicinanza, è emerso come un fattore dannoso per il successo della riunificazione familiare
«Credo che sia importante che famiglia e minore non vengano tagliati fuori l’una dall’altro in caso di collocamento in accoglienza. Succedeva spesso, e le famiglie si distaccavano dai figli (…) Era frequente anche un enorme divario [temporale] tra l’accoglienza e la riunificazione familiare. Quando c’è un divario del genere, se non c’è una relazione molto stretta tra chi si occupa del minore [nell’accoglienza residenziale] e la famiglia, di fatto si perdono i contatti, i genitori si distaccano dai figli e anche i figli si distaccano dai genitori» (TD; IF; 37; G1).
Inoltre, diverse figure professionali con funzioni tecniche hanno sottolineato che l’intervento dovrebbe promuovere, rafforzare e proteggere lo sviluppo dei legami affettivi intrafamiliari: «[le famiglie] devono sperimentare, vedersi, sentire, stare di nuovo insieme.» (TD; IRC; 43; G3); «Possiamo andare verso una riunificazione familiare riuscita solo se apriamo davvero la porta alle esperienze tra genitori e figli.» (TD; IRC; 41; G1). È stato anche sottolineato che una maggiore vicinanza tra genitori e figli (per esempio visite, fine settimana a casa, periodi di vacanza a casa) nella fase finale del processo di riunificazione favorisce lo sviluppo dell’affettività tra genitori e figli e, al tempo stesso, ne consente la valutazione, che a sua volta orienta il processo di intervento: «A volte, quando cominciano a passare i fine settimana [a casa] e le cose non vanno bene, bisogna interrompere. Ma se non ci andassero, non sapremmo se funzionerebbe o no. Ovviamente, dopo bisogna investire con il minore per riparare, e questo deve avvenire» (TD; IRC; 39; G3).
L’analisi qualitativa ha messo in luce cinque temi corrispondenti a molteplici fattori legati al sistema di intervento, che incidono sul successo della riunificazione: Punti cardine dell’intervento; Qualità della relazione tra minori e figure professionali; Valutazione e intervento multisistemici; Funzionalità e coordinamento delle équipe di intervento; e Tempo sufficiente tra la decisione di riunificazione e il rientro del minore nella casa familiare. Queste categorie tematiche comprendono diverse sottocategorie, come mostra la figura 1.

Questa categoria tematica comprende quattro sottocategorie: il superiore interesse del minore, la fiducia nella capacità delle famiglie di cambiare, la definizione coerente del Progetto di Vita del minore e il bisogno di supervisione.
Il superiore interesse del minore. La centralità del minore come priorità è emersa come principio fondamentale che deve guidare l’intero processo di intervento e di decisione: «(…) è essenziale chiedersi se stiamo parlando del diritto della famiglia al proprio figlio o del diritto del minore a una famiglia. Il superiore interesse del minore deve guidare il nostro lavoro» (TD; IRC; 43; G3); «il principio è sempre: che cosa è meglio per il minore. È su questo che dobbiamo orientarci per avere successo» (TD; IRC; 47; G1).
Fiducia nella capacità delle famiglie di cambiare. Questa sottocategoria è stata menzionata da alcune figure professionali in tutti i focus group composti da persone con funzioni tecniche. Hanno sottolineato che credere nella capacità delle famiglie di cambiare è fondamentale per una riunificazione riuscita: «Chi lavora con le famiglie deve credere nell’intervento con le famiglie perché funzioni» (TD; IRC; 39; G3). Nonostante l’intricata molteplicità dei problemi, il sistema familiare può evolvere grazie all’intervento:
«Parliamo di famiglie, quindi non è qualcosa di statico, è dinamico. Sono passati sei mesi, un anno o più [riferendosi a eventi passati] e già alcune cose sono diverse. Questa prospettiva aiuta il lavoro con la famiglia adesso e le porterà dei vantaggi in futuro» (TD; IRC; 38; G3).
Definire un Progetto di Vita coerente. Tutte le persone partecipanti hanno sottolineato l’importanza di elaborare un Progetto di Vita coerente per ogni minore (cioè un piano di vita per il futuro del minore che preveda la riunificazione familiare, l’adozione o l’autonomia), ideato e proposto dal personale tecnico del sistema di accoglienza e definito legalmente dal tribunale, che idealmente tenga conto anche degli interessi del minore. Secondo le figure professionali, ogni Progetto di Vita dovrebbe fondarsi in modo coerente su una valutazione solida e globale del minore, poiché questa orienta la natura specifica dell’intervento durante la permanenza del minore nel sistema di accoglienza: «Spetta a noi sostenere un Progetto di Vita. (…) Dobbiamo trovare strategie per presentare i fatti comprovati e fare in modo che si possa definire il Progetto di Vita migliore per quel minore.» (TD; IRC; 47; G1).
Bisogno di supervisione. La supervisione delle figure professionali è emersa come un fattore particolarmente rilevante per accrescere l’obiettività della valutazione: «separare il razionale dall’emotivo a volte è complicato» (TD; IRC; 39; G3). Secondo le figure professionali di un focus group composto da persone con funzioni tecniche, la supervisione contribuisce anche all’efficacia dell’intervento: «(…) la supervisione è essenziale per avere uno sguardo esterno (…) chi ci supervisiona ci aiuta a riflettere e questo porta a un intervento più efficace da parte nostra» (TD; IRC; 35; G3).
La maggior parte delle persone partecipanti ha sottolineato l’importanza della qualità della relazione instaurata tra le figure professionali e il minore durante il periodo di accoglienza:
«Questi minori hanno già un’idea di che cosa significhi stare a casa [riferendosi alla negatività del clima relazionale familiare], ma vogliono davvero tornarci. In ogni caso, devono almeno poter fidarsi di qualcuno, per una volta» (TD; IRC; 56; G1). È stato anche sottolineato che i minori dovrebbero conoscere le figure professionali delle équipe di supporto al tribunale, poiché saranno loro a seguire la famiglia dopo la riunificazione per assicurarne il successo: «È importante che il personale di queste équipe possa andare nelle case e incontrare i minori perché il processo vada bene… parlare con loro, passare del tempo con loro, perché è quello che succederà dopo e rende le cose più facili» (TD; IRC: 39; G3).
All’interno di questa categoria tematica, l’analisi qualitativa ha messo in luce sei diversi argomenti: valutazione precoce e globale, intervento collaborativo, rispetto della singolarità della famiglia, attenuazione delle visioni problematiche dei genitori sui figli, intervento terapeutico globale e intensivo, e bisogno di un intervento post-riunificazione.
Valutazione precoce e globale. L’analisi dei dati ha evidenziato l’urgente necessità di una valutazione globale, «(…) che dovrebbe cominciare nel momento in cui il minore entra nella comunità di accoglienza, o prima dell’allontanamento, quando il minore è stato segnalato» (TD; IF; 42; G2), consentendo così di disporre di informazioni complete e ricche sul funzionamento familiare e di individuare le aree chiave di intervento: «per esempio, la capacità genitoriale, le caratteristiche del minore nei diversi contesti» (TD; IF; 39; G2); «una valutazione approfondita è importante per iniziare [l’intervento] e per quello che può venire dopo (...) riduce al minimo i rischi» (TD; IF; 39; G2).
Molte figure professionali hanno anche insistito sull’idea che il processo di valutazione globale non dovrebbe mai limitarsi all’osservazione delle visite della famiglia al minore in accoglienza, poiché queste forniscono informazioni limitate e in nessun modo indicative della realtà relazionale della famiglia: «queste [visite familiari] sono riduttive, e quindi è difficile generalizzare ciò che accade in termini di reale capacità di queste famiglie di prendersi cura dei figli, anche solo sul piano funzionale» (ED; IRC; 36; G4). Hanno anche sottolineato la necessità di trovare mezzi alternativi per conoscere più a fondo le famiglie, per esempio invitandole e incoraggiandole a partecipare alla vita dei figli nella comunità di accoglienza.
Intervento collaborativo. L’intervento collaborativo con la famiglia è emerso come un fattore altamente rilevante:
«Non ci può mai essere intervento quando c’è imposizione (…) dobbiamo pensare insieme e condividere suggerimenti, perché se abbiamo un atteggiamento impositivo non otterremo risultati positivi in questo compito… l’esperienza ce l’ha insegnato. Non smettiamo di essere figure tecniche (…) ma a volte dobbiamo metterci un po’ sullo stesso piano (…) cercare di creare un legame più stretto» (TD; IRC; 39; G3).
Allo stesso modo, la qualità della relazione tra la famiglia e le figure professionali è emersa come un fattore altamente rilevante per lo sviluppo di un contesto collaborativo e per una riunificazione riuscita: «Credo che sia un fattore di protezione quando riusciamo a creare una buona relazione con i genitori»; «la relazione instaurata con la famiglia è un indicatore di successo» (TD; IRC; 41; G1); «Credo che dal momento in cui creiamo una buona relazione, una relazione di fiducia, tutto il resto scorre. È la base» (TD; IF; 37; G2); «Credo che, in termini di collaborazione, quello che funziona davvero bene sia far capire loro che questa è un’opportunità, che dimostreremo al tribunale, ai servizi o a chiunque sia che avremo le condizioni necessarie» (TD; IF; 39; G2).
Secondo l’esperienza di quasi tutte le persone partecipanti, l’alleanza relazionale e il lavoro collaborativo tra la figura tecnica e la famiglia favoriscono un maggiore coinvolgimento e legami affidabili, che costituiscono risorse per la famiglia, anche in futuro, quando la famiglia si è già riunita: «Anche quando [i figli] sono già reinseriti [in famiglia], i genitori sanno che, se hanno bisogno di aiuto, possono chiamare» (TD; IRC; 41; G1).
Rispetto della singolarità della famiglia. Diverse persone partecipanti hanno espresso una posizione critica nei confronti dell’operato delle figure professionali in generale e hanno sottolineato l’importanza di rispettare i valori della famiglia: «(…) famiglia significativa. Spesso arrivano qui dopo essere state completamente disprezzate e screditate perché non sono state capite» (TD; IRC; 43; G3);
«C’è molto pregiudizio da parte delle figure professionali [verso le famiglie]. Abbiamo i nostri valori, e spesso non corrispondono a quelli delle famiglie. Così facciamo un confronto diretto e pensiamo che qualcosa non vada, ma se consideriamo i loro valori, va bene. Dobbiamo spostarci da lì e rispettarli» (TD; IF; 37; G2).
Rafforzando l’idea del riconoscimento della singolarità, è stata affermata la necessità di un intervento personalizzato con la famiglia, che tenga conto delle caratteristiche specifiche del minore per dotare le famiglie degli strumenti necessari a rispondere ai bisogni dei propri figli: «Bisogna fornire a questi genitori strategie per il minore reale che abbiamo davanti, prevedere che cosa potrebbe succedere, così che la famiglia disponga di strategie per riuscire a gestire il minore. È questo l’essenziale per il successo» (TD; IRC; 36; G1).
Attenuare le visioni problematiche dei genitori sui figli. Il discorso di alcune figure professionali rivela l’importanza di aiutare la famiglia a percepire il minore come il sintomo di qualcosa che può non funzionare nel sistema familiare, anziché considerarlo il problema, il che può influenzare negativamente le relazioni familiari dopo la riunificazione: «altrimenti, quando il minore ritorna, ai loro occhi [della famiglia] ritorna il problema» (TD; IRC; 43; G3).
Intervento terapeutico globale e intensivo. L’analisi ha messo in luce una posizione critica di quasi tutte le figure professionali, soprattutto di quelle con funzioni tecniche, sulla qualità del proprio intervento, sottolineando così la necessità di interventi più ampi e intensivi, e non soltanto orientati a rispondere a questioni di cura di base e a bisogni strumentali. Le difficoltà nel migliorare la qualità dell’intervento sono state attribuite non solo al personale tecnico, ma anche alle famiglie: «(…) forse non c’è sempre un approccio strategico intensivo, con finalità terapeutiche. A volte si tratta semplicemente di monitorare la famiglia per gli aspetti strumentali» (TD; IF; 42; G2); «Anche se le figure professionali hanno in mente un lavoro più approfondito (con le famiglie) (…) è difficile intervenire su queste dinamiche [comunicazione, relazione] (…) [le famiglie] si concentrano solo su obiettivi come avere una camera da letto, un lavoro…» (TD; IF; 42; G2).
Bisogno di un intervento post-riunificazione. La necessità di proseguire l’intervento con la famiglia dopo la riunificazione è stata sottolineata da tutte le persone partecipanti: «sentiamo che, se ci fosse un sostegno psicologico regolare [dopo la riunificazione familiare], in alcune famiglie le cose potrebbero andare diversamente» (TD; IRC; 39; G3). Anche l’accesso delle famiglie a tale intervento è emerso come una preoccupazione: «Perché questo follow-up avvenga, le famiglie hanno bisogno di condizioni economiche adeguate, e molte [famiglie] non hanno abbastanza soldi per garantirsi questo tipo di trattamento» (TD; IRC; 39; G3).
I racconti delle persone partecipanti hanno messo in luce i seguenti argomenti principali: lavoro complementare e precoce di un’équipe specializzata nell’intervento familiare, coordinamento delle équipe ed équipe post-riunificazione.
Lavoro complementare e precoce di un’équipe specializzata nell’intervento familiare. Il supporto di un’équipe specializzata nel lavoro con le famiglie, che intervenga in modo complementare all’équipe della comunità di accoglienza prima della riunificazione, durante il periodo di accoglienza, è stato considerato vantaggioso da tutte le figure professionali:
«i risultati erano più efficaci quando [l’équipe di intervento specializzata nella famiglia] cominciava a intervenire con la famiglia prima, prima che il minore fosse a casa (…) perché ci sono situazioni (...) in cui ci sono ancora rischi che non sono stati individuati e affrontati» (TD; IF; 39; G2).
Coordinamento delle équipe. Tutte le figure professionali hanno sottolineato l’importanza della cooperazione tra l’équipe della comunità di accoglienza e l’équipe di intervento con la famiglia, in particolare nei periodi di transizione: «nei processi di riunificazione è importante una maggiore cooperazione. Al momento opportuno, in una data fase del processo, cooperare con l’équipe che subentrerà dopo la transizione» (ED; IRC; 36; G4); ciò facilita lo scambio di informazioni rilevanti, l’accettazione della nuova équipe da parte della famiglia e, di conseguenza, lo sviluppo di un contesto cooperativo: «È importante che i minori non sentano un taglio brusco, che sentano che c’è un membro o qualcuno che rappresenta l’équipe che fa il monitoraggio, perché faranno fatica. È un dato di fatto!» (ED; IRC; 29; G4).
La maggior parte delle figure professionali ha anche richiamato l’importanza di una chiara definizione dei ruoli dell’équipe e delle singole figure professionali: «quando le cose sono chiare, quando i ruoli di ciascuno sono definiti, le cose vanno bene» (TD; IF; 40; G1). Hanno inoltre evidenziato l’importanza della qualità della comunicazione tra le diverse figure professionali e le diverse équipe:
«Credo che dovremmo sederci tutti allo stesso tavolo per una riunione. Adesso nella nostra équipe abbiamo una situazione in cui tutte le decisioni vengono prese insieme, abbiamo stabilito: ‘Quando ci ritiriamo?’, ‘Quando entra l’altra équipe?’. (…) Ora abbiamo persino dovuto fare qualche passo indietro, ma è andato tutto benissimo perché siamo tutti in sintonia…» (TD; IF; 42; G1).
Secondo diverse persone partecipanti, la qualità della comunicazione evita la sovrapposizione delle funzioni nell’intervento: «(…) parlare sempre insieme per evitare di sovrapporsi al lavoro di qualcun altro, così da non duplicare i compiti (…) Dobbiamo usare le nostre risorse (…) è così che ha senso» (TD; IRC; 36; G1); «[durante l’intervento] possiamo persino sbagliare parlando molto [ai minori], perché siamo in tanti e dovremmo coordinarci per evitare confusione» (TD; IRC; 44; G1).
Équipe post-riunificazione. Tutte le figure professionali hanno insistito sull’idea che il successo della riunificazione familiare richieda un’équipe di intervento in grado di sostenere la famiglia dopo che la riunificazione è avvenuta:
«Credo che il suo successo dipenderà dal sostegno offerto dopo il rientro del minore a casa (…) serve un’équipe che lavori con la famiglia su una serie di questioni. (…) Per un lungo periodo c’è molto sostegno, e se all’improvviso smettono di sentirsi sostenuti (...) quando smettiamo di intervenire, crolla tutto» (ED; IRC; 37; G4).
Questa équipe di riferimento per la famiglia e per il minore potrebbe costituire una base di sostegno essenziale per assicurare una transizione equilibrata tra l’accoglienza e la riunificazione familiare, contribuendo così a un percorso familiare adattivo: «(…) un programma [nel senso di un piano] con un follow-up ravvicinato formale (..) non nel senso di ispezione e controllo, ma di sostegno» (TD; IRC; 43; G3).
Riguardo alla decisione del tribunale sulla riunificazione familiare, tutte le figure professionali hanno espresso una posizione critica sull’obbligo di reinserire immediatamente il minore nella propria famiglia, indicando la necessità di un tempo flessibile fino al rientro del minore nella casa familiare: «Non possiamo avere scadenze strette, stiamo prendendo decisioni serie!» (TD; IF; 37; G2); «Credo che il tribunale dovrebbe essere messo di fronte a ciò che facciamo, e a volte è meglio prendersi un mese in più per assicurarsi che vada bene piuttosto che limitarsi a consegnare (…)» (TD; IF; 56; G1). Ciò potrebbe contribuire a un intervento «(…) di qualità, perché il minore (…) possa essere reinserito gradualmente nella propria famiglia» (TD; IF; 42; G2).
Sebbene, secondo le figure professionali, sia fondamentale evitare di ritardare le decisioni durante il processo, una finestra temporale stretta e rigida non lascia spazio all’intervento necessario:
«Quando qualcuno arriva e dice ‘guarda, il minore se ne va adesso’, cioè c’è stato un provvedimento improvviso del tribunale (…) Abbiamo bisogno di tempo per lavorare, per verificare se c’è una risposta adeguata o no, ma il provvedimento del tribunale arriva così all’improvviso che non riusciamo» (ED; IRC; 30; G4).
La maggior parte delle figure professionali ha inoltre sottolineato la necessità di un periodo di pre-riunificazione, simile alla fase di preadozione, corrispondente ai primi mesi del rientro del minore nella casa familiare:
«prepararli al rientro… come nel monitoraggio dell’adozione: la fase di preadozione [dopo l’inserimento del minore nella famiglia adottiva e prima che la procedura legale di adozione sia conclusa]. Credo che sia importante che i minori non sentano il taglio brusco e sappiano che c’è un membro dell’équipe presente per sostenerli in quel momento» (ED; IRC; 29; G4).
Un’analisi più approfondita dell’analisi tematica presentata nei punti precedenti, fondata sull’interpretazione delle relazioni tra i temi principali all’interno dei tre livelli sistemici, ha portato alla costruzione schematica di una proposta di sistematizzazione che spiega il processo dinamico dei fattori che influenzano il successo della riunificazione familiare (figura 2).

Questa analisi interattiva approfondita ha messo in luce la visione dicotomica delle persone partecipanti sui fattori legati al minore e alla famiglia per quanto riguarda la loro influenza sul processo di riunificazione. Come mostra la figura 2, una scarsa autonomia del minore, una scarsa espressione delle aspettative, l’instabilità familiare e legami affettivi deboli tra genitori e figli sono associati a un rischio elevato di fallimento della riunificazione, mentre i fattori opposti sono legati a un processo di riunificazione riuscito. Va sottolineata la notevole importanza attribuita ai fattori legati al sistema di tutela dell’infanzia, emersi come un potente veicolo per trasformare le vulnerabilità del minore e della famiglia in competenze. Questa analisi olistica interattiva indica quindi chiaramente il sistema di tutela dell’infanzia come l’impalcatura di un percorso verso un processo di riunificazione riuscito.
Attraverso una metodologia qualitativa, questo studio ha cercato di esplorare e analizzare il punto di vista delle figure professionali della tutela dei minori sui fattori che influenzano una riunificazione riuscita, sulla base della loro esperienza.
I risultati hanno fatto luce su un insieme di fattori influenti situati su tre diversi livelli sistemici, minore, famiglia e sistema di tutela dell’infanzia, in linea con la letteratura precedente [29,30,31,33], e confermano la complessità del processo di riunificazione [12].
L’analisi dei dati ha mostrato una netta predominanza dei fattori influenti associati al sistema di tutela dell’infanzia rispetto ai fattori legati al minore e alla famiglia, il che potrebbe indicare una forte convinzione delle figure professionali circa il ruolo determinante del sistema di intervento come veicolo di recupero e di cambiamento a favore di percorsi di riunificazione riusciti.
All’interno del sistema di tutela dell’infanzia, cioè del sistema di intervento, i risultati hanno indicato la rilevanza di cinque fattori: Punti cardine dell’intervento; Qualità della relazione tra minori e figure professionali; Valutazione e intervento multisistemici; Funzionalità e coordinamento delle équipe di intervento; e Tempo sufficiente tra la decisione di riunificazione e il rientro del minore nella casa familiare.
Per quanto riguarda i Punti cardine dell’intervento, il superiore interesse del minore è emerso come una meta-guida, come raccomandato in modo unanime anche dalla letteratura scientifica [20,39,51]. Le persone partecipanti hanno inoltre sottolineato con chiarezza l’importanza di credere nella capacità delle famiglie di cambiare e nelle loro competenze e risorse, poiché ciò contribuisce a un crescente senso di fiducia in sé, rafforzandone così la capacità di auto-organizzazione [64]. Anche la necessità di definire e attuare un Progetto di Vita coerente per i minori, sempre con al centro il loro superiore interesse e i loro bisogni, e fondato sui loro specifici contesti di vita e sulla loro storia familiare, è emersa come una linea guida rilevante ed è considerata una parte essenziale del recupero [18,20,30,46]. Infine, in linea con la letteratura scientifica [18,20,55], la necessità di una supervisione continua è stata evidenziata come fattore chiave per assicurare la qualità delle pratiche di valutazione e di intervento.
I risultati suggeriscono che la qualità della relazione tra minori e figure professionali sia un fattore fortemente influente per un processo di riunificazione riuscito, poiché favorisce la qualità della comunicazione in tutte le sue fasi e promuove nuovi apprendimenti in modelli relazionali adeguati e sani tra adulti e minori; inoltre, diversi studi hanno anche indicato l’impatto terapeutico di una relazione positiva tra minori e figure professionali sui modelli di attaccamento insicuri e disorganizzati che si riscontrano spesso nei minori in accoglienza [5,6,7].
Il terzo tema emerso, Valutazione e intervento multisistemici, comprendeva diversi fattori che caratterizzano la terapia multisistemica [65,66]. Nell’ambito di questo tema, le figure professionali hanno menzionato la necessità di: un intervento collaborativo; il rispetto della singolarità delle famiglie; una valutazione e un intervento terapeutico precoci e globali; e un intervento post-riunificazione.
L’analisi dei dati ha rivelato che la forte influenza dell’intervento collaborativo sulla riuscita della riunificazione [25,30,53,66] richiede una relazione positiva tra figure professionali e famiglie, il rispetto dell’unicità di ciascuna famiglia [49,50] e, come già detto, una convinzione autentica delle competenze e delle risorse della famiglia [64]. Come affermato dalle figure professionali, l’intervento collaborativo rafforza la visione dei genitori dell’intervento come un’opportunità per cambiare vita e accresce la motivazione e il coinvolgimento della famiglia nel processo di riunificazione [18,29,40,42].
La valutazione precoce e globale è emersa come una caratteristica particolarmente rilevante, che potrebbe orientare le decisioni sul Progetto di Vita del minore e potrebbe servire a guidare e alimentare l’intervento terapeutico globale e intensivo [65,66], che dovrebbe a sua volta iniziare il prima possibile [18,39]; essa serve inoltre ad arricchire le relazioni informative trasmesse al tribunale, contribuendo così a decisioni informate ed equilibrate della magistratura, il che riduce il rischio di percorsi di riunificazione falliti. È particolarmente degna di nota l’idea emergente del ruolo professionale come impalcatura per trasformare le fragilità del minore e della famiglia in risorse, che mette in evidenza il sistema di tutela come risorsa chiave per promuovere lo sviluppo e la crescita di famiglie e minori nei processi di riunificazione familiare [18,31,35].
Secondo le figure professionali, e in linea con diversi studi [18,21,30,43,45], la continuità dell’intervento durante tutta la fase post-riunificazione, cioè dopo il reinserimento del minore nella casa familiare, è una condizione sine qua non che può assicurare il successo della riunificazione, prevenendo così il rientro del minore nel sistema di accoglienza. È stato persino sostenuto che l’intervento post-riunificazione dovrebbe essere obbligatorio e senza costi per le famiglie, poiché costituisce una garanzia di sostegno continuativo che permette loro di affrontare e risolvere i problemi che emergono in questo periodo [17,18,51], il che favorisce l’effettivo successo della riunificazione familiare [18,31,35].
Per quanto riguarda la funzionalità e il coordinamento delle équipe di intervento (équipe dell’accoglienza, équipe specializzata nell’intervento familiare ed équipe post-riunificazione), il quarto tema del livello del sistema di tutela emerso dall’analisi dei dati, i risultati ne indicano la rilevanza durante il processo di riunificazione. Come affermato dalle figure professionali, queste diverse équipe lavorano con i minori e/o con le famiglie nei processi di recupero e di cambiamento e svolgono inoltre un ruolo di sostegno cruciale sia durante il collocamento del minore sia dopo il suo rientro in famiglia. Pertanto, in linea con la letteratura scientifica, è stato evidenziato che confini chiari e il lavoro coordinato delle diverse figure professionali ed équipe coinvolte in ciascun processo di riunificazione favoriscono uno scambio rigoroso di informazioni, la qualità della comunicazione e la continuità di un contesto collaborativo, aumentando così la probabilità di successo della riunificazione [18,25,30,42,53,54].
I risultati hanno anche messo in luce un altro fattore influente a livello del sistema di tutela, chiaramente legato al sistema giudiziario, poiché le figure professionali hanno insistito sulla necessità di un tempo flessibile tra la decisione di riunificazione e il rientro del minore nella casa familiare. In linea con diversi studi [18,21,31,35], le figure professionali hanno anche espresso una forte posizione critica nei confronti dell’obbligo di reinserire i minori in famiglia immediatamente dopo la decisione del tribunale, poiché ciò impedisce l’intervento volto a preparare i minori e le loro famiglie alla realtà effettiva della riunificazione.
A livello sistemico del minore sono emersi solo due fattori influenti principali, l’Autonomia del minore e l’Espressione delle aspettative, il che indica una prospettiva più relazionale che psicopatologica, in contrasto con studi precedenti che hanno menzionato il ruolo predittivo dei problemi emotivi e comportamentali dei minori nelle riunificazioni fallite [21,29,30,35,36]. Una possibile spiegazione di questa divergenza è la differenza di metodologia di ricerca, poiché la maggior parte degli studi citati ha utilizzato un metodo quantitativo ed esplorato informazioni contenute in banche dati e/o dati provenienti dai fascicoli dei minori. L’Autonomia del minore e l’Espressione delle aspettative suggeriscono la rilevanza di intervenire con i minori per promuoverne il benessere e la maturità e aiutarli a prepararsi alla riunificazione familiare, come affermato da Farmer [20].
Per quanto riguarda il livello sistemico della famiglia, i risultati hanno evidenziato due fattori influenti significativi: la Stabilità familiare e i Legami affettivi genitori-figli. Secondo Kimberly et al. [31], l’instabilità familiare in termini di struttura, relazioni sociali e obiettivi di vita sembra associata all’ambivalenza dei genitori nel proprio ruolo genitoriale. A questo proposito, e considerata la rilevanza della valutazione globale sopra menzionata, le figure professionali devono essere attente ai segnali di instabilità familiare per poter intervenire il prima possibile. Quanto ai Legami affettivi genitori-figli, le figure professionali ne hanno richiamato il ruolo determinante nel successo del processo di riunificazione e hanno ribadito l’importanza della capacità dei genitori di sviluppare tali legami. In questo senso, come suggerito anche da Farmer [20], i momenti interattivi e relazionali tra minore e famiglia, in particolare nel contesto domestico «reale», dovrebbero essere aumentati, anche se è necessario un supporto tecnico.
Le figure professionali hanno sottolineato l’importanza di un intervento globale, integrato e progressivo con le famiglie e i minori, confermando così la rilevanza della preparazione del minore e/o della famiglia alla riunificazione, fortemente raccomandata da diversi studi [19,20,25,40,44].
Sebbene il presente studio contribuisca ad approfondire le conoscenze sull’intervento nel processo di riunificazione familiare, presenta alcuni limiti che vanno riconosciuti. Il reclutamento delle persone partecipanti si è basato sulla necessità di disporre di buone fonti di informazione con esperienza diretta dei processi di riunificazione, ossia figure professionali della tutela dei minori, considerate nella loro diversità (personale tecnico ed educativo dell’accoglienza residenziale e figure professionali di équipe specializzate nella preservazione e nella riunificazione familiare), il che contribuisce a una migliore comprensione delle esperienze e dei punti di vista delle figure professionali sul processo di intervento di riunificazione familiare. Va tuttavia osservato che la maggior parte delle persone partecipanti proveniva da due grandi aree urbane, Porto, nella regione Nord, e Lisbona, nella regione Centro del Portogallo; che si trattava in maggioranza di donne; e che il campione era troppo eterogeneo per età e durata dell’esperienza professionale. Pertanto, gli studi futuri che perseguano l’obiettivo di campionare idee piuttosto che persone [58,59,60] dovrebbero considerare campioni geograficamente ampi, aumentando così il numero di focus group e tenendo conto della diversità delle caratteristiche delle persone partecipanti, al fine di ampliare la gamma di esperienze rilevanti e di spunti preziosi sul processo di riunificazione e di ottenere uno studio più solido rispetto al punto di saturazione teorica [59]. Ciononostante, l’analisi qualitativa, attraverso un processo di confronto continuo tra dati e interpretazioni e considerando l’avvicinamento al punto di saturazione teorica, ci ha permesso di individuare temi chiave comuni nei racconti delle persone partecipanti sul processo di riunificazione.
Va inoltre ricordato che la natura qualitativa di questo studio impedisce di eliminare del tutto la soggettività del gruppo di ricerca. Sono stati tuttavia compiuti alcuni sforzi per ridurre al minimo l’interferenza della soggettività, seguendo i requisiti di base raccomandati dalla metodologia della grounded theory [59]: il ricorso continuo alla riflessività per garantire una posizione critica della ricercatrice principale nei confronti dell’analisi, cioè un costante esame di sé riguardo all’influenza delle proprie interpretazioni e decisioni, soprattutto attraverso la scrittura di memo e riunioni regolari con il gruppo di ricerca per discutere il processo di analisi; e la presentazione e discussione dei risultati preliminari con gruppi di ricerca in psicologia, persone che studiano e figure professionali del sistema di accoglienza dei minori.
Nonostante questi limiti, si possono evidenziare diversi punti di forza: l’analisi qualitativa ha seguito i principali requisiti della grounded theory, in particolare, come detto sopra, il confronto continuo e la riflessività [58,60]; questo studio qualitativo si fonda sulla voce delle figure professionali sul processo di riunificazione familiare, comprese quelle con funzioni educative che, per quanto ci risulta, sono spesso inascoltate nella letteratura sul tema. Ciò fornisce informazioni utili sulla riunificazione in Portogallo, dove la ricerca sull’argomento è scarsa. Questo studio offre quindi conoscenze basate su evidenze sul processo di riunificazione familiare, che possono arricchire le pratiche di intervento e contribuire così al suo successo.
Il presente studio ha messo in luce il ruolo significativo e attivo svolto dalle figure professionali che lavorano nel sistema di tutela dei minori nel successo della riunificazione familiare, il che richiama l’attenzione delle politiche pubbliche sulla necessità di investire nelle risorse professionali, nella loro formazione tecnica e nella loro supervisione.
Va inoltre sottolineato che i risultati hanno rivelato la rilevanza di un intervento precoce, che dovrebbe proseguire anche dopo la riunificazione per assicurare il rafforzamento e il mantenimento di relazioni familiari equilibrate, nonché l’adattamento psicologico e il benessere del minore, favorendo così il successo del processo di riunificazione; inoltre, per garantire una transizione graduale e sana tra il collocamento e il rientro in famiglia, occorre prestare particolare attenzione alla preparazione del minore al reinserimento familiare. La rilevanza della relazione collaborativa tra tutte le persone coinvolte (figure professionali e famiglie, figure professionali e minore, figure professionali tra loro) è un’altra indicazione centrale per le pratiche di riunificazione.
Infine, questo studio indica l’importanza di un contatto stretto, positivo e collaborativo dei genitori con i servizi sociali per i minori e con i propri figli collocati in accoglienza, il che suggerisce anche, in particolare nel contesto portoghese, la necessità di politiche pubbliche di sostegno che non si limitino a guidare le famiglie, ma che camminino con loro e al loro fianco verso una riunificazione familiare riuscita.
Complexe Systémique: i punti chiave
L’interesse di questo studio sta nel modo in cui sposta la domanda: la riuscita di un rientro a casa non dipende solo dal minore o dai genitori, ma dal sistema di aiuto stesso, che le équipe descrivono come l’impalcatura che trasforma le fragilità in competenze. Ritornano principi familiari alla pratica sistemica: vedere il minore come il sintomo di una disfunzione familiare anziché come il problema, rispettare i valori propri di ogni famiglia, preferire la collaborazione all’imposizione, credere nella capacità di cambiamento. Due limiti invitano alla prudenza. Anzitutto, le famiglie sono descritte quasi soltanto attraverso le loro fragilità, e la loro voce manca: è lo sguardo delle équipe su sé stesse e sugli altri. Inoltre, il peso attribuito all’intervento può riflettere anche il punto di vista di chi lo realizza. Resta una lezione pratica chiara: un rientro disposto senza tempo né accompagnamento espone alla ricaduta, e il coordinamento tra le équipe conta quanto la qualità di ogni singolo incontro. Da leggere insieme a l’articolo sull’Adult Exploration of Attachment Interview in un programma di riunificazione familiare e lo studio sulla resistenza dei genitori nelle relazioni di tutela dell’infanzia non volontarie.
Note dell’originale
Nota dell’editore: MDPI resta neutrale rispetto alle rivendicazioni giurisdizionali nelle mappe pubblicate e nelle affiliazioni istituzionali.
Contributi di chi firma l’articolo. Tutte le persone che firmano questo manoscritto hanno partecipato direttamente alla pianificazione, alla realizzazione o all’analisi dello studio. Concettualizzazione, metodologia, software, analisi formale, amministrazione del progetto, D.N.T., I.N. e M.R.H.; acquisizione dei finanziamenti, cura dei dati, indagine, visualizzazione, scrittura (preparazione della bozza originale e revisione), D.N.T.; revisione delle versioni successive del manoscritto e supervisione, I.N. e M.R.H.; chi firma l’articolo ha concordato l’ordine indicato. Tutte le persone che firmano l’articolo hanno letto e approvato la versione pubblicata del manoscritto.
Dichiarazione del comitato etico. Lo studio è stato condotto in conformità con la Dichiarazione di Helsinki e approvato dal Comitato di etica e deontologia della Facoltà di Psicologia e Scienze dell’Educazione dell’Università di Porto, Portogallo (il Comitato non assegna un numero di protocollo) il 4 novembre 2019.
Dichiarazione di consenso informato. Il consenso informato scritto è stato ottenuto da tutte le persone coinvolte nello studio.
Conflitti di interesse. Chi firma l’articolo dichiara di non avere conflitti di interesse.
Finanziamento. Questa ricerca è stata finanziata dalla Fondazione portoghese per la scienza e la tecnologia (FCT), numeri di finanziamento PD/BD/135426/2017 e COVID/BD/152484/2022. L’APC è stata finanziata dal Centre for Psychology at University of Porto.
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Traduzione non ufficiale in italiano di Driving for Success in Family Reunification—Professionals’ Views on Intervention, di Diana N. Teixeira, Isabel Narciso e Margarida R. Henriques, International Journal of Environmental Research and Public Health, vol. 19, n. 24, articolo 16594 (2022), doi: 10.3390/ijerph192416594, con licenza CC BY 4.0. Traduzione e impaginazione: Complexe Systémique, ottobre 2026, con l’aiuto dell’intelligenza artificiale; l’opera è stata modificata ai sensi della licenza (traduzione in italiano, tabella presentata come elenco). Né chi firma l’articolo né l’editore rispondono di questa traduzione; fa fede la versione originale.
Questa è una traduzione dell’articolo originale «Driving for Success in Family Reunification—Professionals’ Views on Intervention», pubblicato in International Journal of Environmental Research and Public Health (2022) con licenza CC BY 4.0. Tradotta in italiano da Complexe Systémique con l’aiuto dell’intelligenza artificiale e impaginata per la lettura online, come indicato all’inizio di questa pagina; fa fede il testo originale.
Leggi l’articolo originaleCome citare questo articolo
Teixeira, D. N., Narciso, I., et Henriques, M. R. (2022). Driving for Success in Family Reunification—Professionals’ Views on Intervention. Complexe Systémique. https://app.complexe-systemique.com/en_GB/articles/driving-for-success-in-family-reunification-professionals-views-on-intervention (Opera originale pubblicata nel 2022 in International Journal of Environmental Research and Public Health, 19(24), 16594 (2022); ripubblicata nel 2022 da International Journal of Environmental Research and Public Health, https://www.mdpi.com/1660-4601/19/24/16594)
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