Traduzione assistita dall'IA

Questa versione è stata tradotta dal francese da Complexe Systémique con l'aiuto dell'intelligenza artificiale. In caso di dubbio, fa fede la versione originale.

Scuola di Roma · Storia

La scuola di Roma nella terapia familiare

Arrivando a Roma, si entra in una città che ha inventato una certa idea dell’epopea. Si potrebbe credere che tutto ciò appartenga al passato. Eppure Roma resta un luogo di epopee straordinarie: semplicemente, le conquiste hanno cambiato natura. Ce n’è una, meno visibile di quella delle legioni, ma altrettanto ambiziosa: la conquista dei legami umani.

Se Le parlo di Roma, non è soltanto per le sue pietre, le sue rovine o le sue piazze. È perché qui, in questa città, si è costruita un’altra forma di impero: non un impero di terre, ma un impero di relazioni, quello della terapia familiare in Europa. E al centro di questa storia c’è un uomo la cui traiettoria somiglia a una saga: Maurizio Andolfi.

Nato nel 1942, neuropsichiatra infantile, professore, fondatore di istituzioni, creatore di reti, Andolfi non è semplicemente un nome in una bibliografia. È un traghettatore. Un organizzatore. Un costruttore di strade, nel senso romano del termine: qualcuno che collega mondi che, senza di lui, sarebbero forse rimasti separati.

Immagini un caffè storico, vicino a Piazza del Popolo: il Caffè Rosati. Maurizio mi racconta che vi si incontrava con gli amici quando aveva diciotto o vent’anni, alla fine degli anni Cinquanta e all’inizio degli anni Sessanta, molto prima che la terapia familiare diventasse un campo strutturato. Eppure questi luoghi contano. Perché le grandi traiettorie nascono spesso da conversazioni ordinarie, in posti che fanno venire il gusto del mondo.

Roma, anni Settanta: un calderone

Roma diventa allora un calderone intellettuale e politico. Nel campo della salute mentale si discute di gerarchia, status, potere, ideologia. Si formano gruppi, le correnti si cercano, il pensiero sistemico circola e comincia a radicarsi. In una testimonianza riportata da Carmine Saccu si percepiscono già le forze in campo: il gruppo di Luigi Cancrini e quello di Vella. Due poli, due atmosfere, due modi di pensare la clinica e l’istituzione.

È lì che Andolfi compie un gesto decisivo, un gesto che contribuirà a cambiare la traiettoria di un’intera disciplina in Europa. Nel 1972 decide di partire per gli Stati Uniti. Nel racconto riportato da Saccu, una frase semplice e potente riassume la sua intenzione: Maurizio vuole incontrare tutti i pionieri. Non soltanto leggerne i concetti. Incontrarli. Vederli lavorare. Interrogarli. Capire di persona.

Per riuscirci, Andolfi non si accontenta di una semplice telefonata. Saccu racconta che a Roma lavora ore e ore per stabilire contatti. Agisce come farebbe un diplomatico, un esploratore o uno stratega: prepara il terreno, traccia strade, ottiene accessi. È metodico, tenace, e ci riesce. Nell’aprile del 1974 Saccu lo raggiunge negli Stati Uniti, e Andolfi gli presenta molte di queste figure. Come se già allora non viaggiasse soltanto per sé: viaggiava per riportare qualcosa in Europa.

Poi arriva il ritorno. Nell’ottobre del 1974 Andolfi rientra a Roma, e il sistema reagisce immediatamente. Tutti i gruppi vogliono integrarlo: Cancrini, Vella e altri ancora. Ciascuno vuole farlo entrare nella propria costellazione.

Saccu descrive allora un’epoca molto politicizzata, segnata da un ideale di uguaglianza tra professioni: nessuno doveva porsi più in alto degli altri, nessuno doveva essere troppo diverso. E a volte chi impara pretende di sapere già, per non riconoscere il divario di competenza. Saccu racconta che Andolfi prova una forte lealtà verso Cancrini. Resta in quel gruppo. Insegna. Gli altri imparano. Ma senza sempre riconoscergli un posto davvero singolare.

Nello stesso momento, Saccu spiega di aver costituito un gruppo di persone in specializzazione: erano dodici. Andolfi sarebbe stato il tredicesimo. Loro compiono allora un gesto raro: lo riconoscono chiaramente come il loro insegnante. Gli danno un posto esplicito. Il professor Bollea istituisce poi un nuovo servizio di terapia familiare, di cui Andolfi diventa direttore. Ma Andolfi tollera male un certo modo di lavorare di alcuni colleghi: cercano la patologia nel bambino o nella bambina anziché nelle relazioni familiari.

Trasformare un’idea in un’infrastruttura

Da quel momento l’epopea accelera. Perché Andolfi non si accontenta di imparare. Organizza. Costruisce.

Nel luglio del 1975 Roma ospita un congresso che segna una soglia nella storia europea della terapia familiare: Family Therapy in the Community. È presente l’équipe dell’Ackerman Institute di New York, e Harry Aponte vi porta tutta la forza del modello strutturale.

Poi, nel novembre del 1976, quattro persone fondano l’Istituto: Maurizio Andolfi, Carmine Saccu, Anna Maria Niccolò e Paolo Menghi. Nel 1977 Andolfi fonda la rivista Terapia Familiare. Ora, una rivista non è soltanto un luogo di pubblicazione. È una sorta di acquedotto intellettuale: vi si fanno circolare le idee, vi si archivia, vi si discute, vi si trasmette. Si dà a una disciplina una lingua comune e una continuità.

Ma la vera esplosione, Maurizio me la colloca con grande precisione: Firenze, 1978. Lì organizza una seconda conferenza internazionale, con lo stesso titolo di quella di Roma. Vi si ritrovano milleduecento persone venute da tutto il mondo. E la concentrazione di pionieri è impressionante: Bowen, Framo, Minuchin, Bloch, Haley, Skinner, Papp, La Perrière, Zwerling, Madanes e molti altri ancora. Attorno a queste figure si sta costituendo tutta l’Europa: Mony Elkaïm, la scuola di Milano, il gruppo britannico, quello romano, quello francese… Una disciplina prende forma sotto gli occhi stessi di chi la vive.

Nel 1982 invita Whitaker e Minuchin a Venezia per una residenza animata a tre voci. Lavorano, sperimentano, mostrano come supervisionare. Circa cinquanta persone arrivano da tutta Europa, e persino dall’Argentina.

La differenziazione, poi l’Accademia

Eppure, come ogni struttura vivente, questa avventura romana conosce in seguito ciò che il pensiero sistemico sa pensare bene: la differenziazione. Saccu racconta che lavorano dapprima insieme in tredici, poi in quattro, fino al 1991, anno in cui si separano. Ma la matrice non scompare. Si differenzia. Un ramo prosegue il suo sviluppo sotto l’impulso di Andolfi, un altro prende la propria strada attorno a Saccu. Due scuole, due stili, due modi di abitare un’eredità comune.

Maurizio fonda allora l’Accademia di Psicoterapia della Famiglia, in Via Antonio Bosio 34.

«Questo luogo parla molto di me.»

Maurizio Andolfi, a proposito dell’Accademia

Vi si trovano il suo studio, una sala riunioni, i manifesti degli eventi internazionali, fotografie con diversi pionieri. Ma questo luogo racconta anche il presente.

8
sedi in diverse città d’Italia
450
persone diplomate in psicoterapia, tra psicologia e psichiatria
4
anni di specializzazione

Se si vuole capire come un movimento diventi una tradizione, è qui che bisogna guardare. A cinque minuti a piedi si trova Villa Torlonia, parco storico dove, mi racconta, andava a giocare a calcio con i figli in diversi periodi della sua vita. Questo dettaglio non è aneddotico. Ricorda che le grandi figure intellettuali non costruiscono soltanto scuole: abitano anche luoghi, tempi, legami, un’intimità.

Collegare paesi, scuole e generazioni

È allora che entra in scena un altro capitolo: quello dell’EFTA, la European Family Therapy Association. I resoconti storici dell’EFTA ricordano il coordinamento di una rete europea della terapia familiare condotto con Maurizio Andolfi, accanto a Mony Elkaïm. Come se uno dei motori di questa disciplina fosse consistito proprio in questo paziente lavoro di messa in relazione tra paesi, scuole e generazioni della professione.

Da quattordici anni Maurizio vive ormai in Australia. Questa nuova geografia ha aperto un altro teatro di espansione: Taipei, Hong Kong, Singapore, la Malesia, il Giappone e infine la Cina. Tre dei suoi libri vi sono stati tradotti. Vi si formano équipe secondo il suo approccio. Come se la terapia familiare, nata in parte nelle strade di Roma, trovasse ora altre lingue, altre famiglie, altri codici culturali, altri modi di trasmettere. A Kuala Lumpur, un gruppo che ha formato negli ultimi dieci anni ha persino aperto l’Andolfi Family Therapy Centre.

Per far capire lo spirito di questa traiettoria, Maurizio mi ricorda un’immagine che gli è cara: Marco Polo, che ha già citato come il suo eroe. Non un conquistatore, ma un esploratore. Qualcuno che attraversa mondi, ne impara i codici e riporta racconti che modificano la mappa.

Tornare al foro

Dunque, se sono qui, a Roma, a raccontare questa epopea, non è soltanto per recitare date. È per filmare luoghi che custodiscono una memoria.

Nel 2023, in occasione di un convegno ad Assisi, coordina un’ampia rete di professionisti e professioniste per redigere un manifesto destinato a servire da base alle future generazioni della terapia familiare. Nel 2025 lo si ritrova di nuovo su un palco dell’EFTA, al congresso EFTA-RELATES di Lione: come relatore, come figura di trasmissione, parlando di terapia familiare multigenerazionale e portando un messaggio più ampio sulla responsabilità di chi fa terapia di fronte alle crisi del mondo.

Il cerchio è bello, perché somiglia a Roma stessa: partire, imparare, costruire, trasmettere, trasformarsi, poi tornare al foro per condividere ciò che conta.

Se la storia della terapia familiare in Europa ha conosciuto diverse capitali, Roma ne è senza dubbio uno dei centri principali. E se questa storia ha avuto i suoi architetti, Maurizio Andolfi ne è uno dei più importanti. Non soltanto perché ha pensato, scritto e insegnato, ma perché ha collegato. Ha fatto ciò che Roma sapeva già fare: costruire strade perché i mondi potessero incontrarsi.

Questo viaggio romano, filmato sul posto, si può scoprire qui sotto.

Come citare questo articolo

Besse, J. (2026, 8 marzo). L'école de Rome en thérapie familiale. Complexe Systémique. https://app.complexe-systemique.com/fr_FR/articles/l-ecole-de-rome-en-therapie-familiale

Per approfondire

Confronto

Commenti 0

Effettuare l'accesso per partecipare alla discussione. Accedi

  1. Ancora nessun commento. Il primo può essere il suo.

Carrello

Il tuo carrello è vuoto.