Questa versione è stata tradotta dall'inglese da Complexe Systémique con l'aiuto dell'intelligenza artificiale. In caso di dubbio, fa fede la versione originale.
South African Journal of Psychology · Famiglia
Il genogramma non è solo uno strumento clinico: può servire anche alla ricerca. A Johannesburg, Fatima Abdulla e Heidi Lourens hanno costruito genogrammi cronologici con dodici giovani cresciuti con un fratello o una sorella autistici, chiedendo poi loro che cosa avesse prodotto l’esercizio. Semplificare senza impoverire, trovare comprensione, scoprire schemi rimasti invisibili: lo strumento produce anche effetti terapeutici, che richiedono vigilanza etica.
Traduzione non ufficiale in italiano di Participants’ Reflections on Constructing Timeline Genograms in Qualitative Research, di Fatima Abdulla e Heidi Lourens, pubblicato in South African Journal of Psychology (SAGE) (2026), doi: 10.1177/00812463261443108, con licenza CC BY 4.0. Traduzione realizzata da Complexe Systémique nell’ottobre 2026 con l’aiuto dell’intelligenza artificiale: il testo originale è stato tradotto in italiano e impaginato, il che costituisce una modifica dell’opera ai sensi della licenza. La tabella è presentata sotto forma di elenco. La traduzione non è stata realizzata né da chi firma l’articolo né dall’editore, che non rispondono del suo contenuto né di eventuali errori. Fa fede la versione originale.
Sono strumenti psicologicamente generativi che sostengono una costruzione riflessiva di significato e approfondiscono la comprensione delle dinamiche familiari.
Fatima Abdulla e Heidi Lourens
Abstract
I genogrammi cronologici offrono un metodo visivo per mappare le strutture familiari e i cambiamenti relazionali nel tempo. Sebbene siano spesso utilizzati in contesti terapeutici per condurre valutazioni e raccogliere informazioni storiche, la loro applicazione nella ricerca psicologica resta poco esplorata. Questo studio si è proposto di colmare tale lacuna esaminando le esperienze soggettive delle persone partecipanti nella costruzione di genogrammi cronologici. Attraverso un’analisi fenomenologica interpretativa, le persone partecipanti hanno descritto come il processo del genogramma semplificasse narrazioni relazionali complesse, suscitasse una riflessione sulle esperienze familiari e rivelasse schemi relazionali ricorrenti. I risultati suggeriscono che i genogrammi cronologici vanno oltre la raccolta dei dati e funzionano come uno strumento in grado di stimolare la comprensione psicologica, sostenere la costruzione di significato e produrre effetti terapeutici non intenzionali. L’articolo mette in luce il valore dei genogrammi cronologici come strumento metodologicamente adattabile per la ricerca qualitativa nel contesto sudafricano, richiamando al tempo stesso l’attenzione sulle considerazioni etiche legate al loro uso.
Parole chiave: metodologia, ricerca qualitativa, strumento di ricerca, psicologia sudafricana, genogrammi cronologici
Il genogramma è uno strumento fondamentale per rappresentare simbolicamente i legami familiari, la struttura e i vincoli generazionali (McGoldrick et al., 2020). Il suo fondamento concettuale fu introdotto da Bowen negli anni Cinquanta come mezzo per visualizzare ed esplorare i sistemi familiari. Negli anni Ottanta, McGoldrick ebbe un ruolo determinante nella standardizzazione e nell’ampliamento del genogramma, rafforzandone l’utilità clinica (McGoldrick et al., 2008, 2020). I genogrammi offrono una visione d’insieme della composizione familiare, integrando sia dati oggettivi, come la struttura familiare, i dati sociodemografici e i problemi di salute, sia aspetti soggettivi, tra cui le dinamiche relazionali, i fattori di stress della vita, i comportamenti e le influenze culturali. Questo duplice approccio consente una comprensione più completa degli aspetti fattuali ed emotivi delle dinamiche familiari, il che fa del genogramma uno strumento prezioso nel contesto terapeutico (Alexander et al., 2018; Mackay, 2015; McGoldrick et al., 2020). I genogrammi sono quindi comunemente utilizzati in contesti terapeutici per condurre valutazioni e raccogliere informazioni storiche (Mackay, 2015). Spesso incoraggiano le persone in terapia a un’autoriflessione più profonda, a comprendere meglio le proprie relazioni familiari e a esplorare modi diversi di interagire con i membri della famiglia (McGoldrick et al., 2008).
Negli ultimi anni il genogramma è diventato uno strumento prezioso per chi fa ricerca e cerca una comprensione approfondita di un’ampia gamma di aspetti intergenerazionali, dalle dinamiche familiari agli eventi stressanti, fino ai diversi stili genitoriali (Alexander et al., 2018; Dyer et al., 2018; McGoldrick et al., 2008; Webb, 2013). Grazie alle loro rappresentazioni visive concrete di strutture familiari intricate, i genogrammi offrono ai gruppi di ricerca un mezzo efficace per raccogliere e registrare informazioni familiari cruciali, fornendo un’istantanea chiara della composizione e delle relazioni della famiglia dal punto di vista di una persona focale (Capuzzi & Stauffer, 2015; McGoldrick, 2016).
Ci sono alcuni principi di base da considerare in ogni genogramma. Un principio importante è che i genogrammi utilizzano etichette, linee e simboli per trasmettere le informazioni familiari pertinenti (Webb, 2013). La struttura familiare di base illustrata in un genogramma impiega quadrati e cerchi per indicare le persone, con linee che ne tracciano le diverse relazioni, siano esse strette, distanti o di rottura (McGoldrick, 2016). Attraverso queste rappresentazioni visive, chi fa ricerca può formulare ipotesi sull’ordine di nascita, sulle forme di coabitazione, sulle strutture familiari e sulle dinamiche e i ruoli familiari (McGoldrick et al., 2008). Si può esaminare, per esempio, la frequenza delle adozioni nei diversi rami della famiglia. In sostanza, il genogramma offre a chi fa ricerca uno strumento visivo per analizzare la struttura, i legami e gli schemi della famiglia e trarne conclusioni (Friedman & Krakauer, 1992; McGoldrick et al., 2008, 2020).
Un altro principio importante nella costruzione di un genogramma è la composizione del nucleo abitativo (McGoldrick et al., 2008). Comprende fattori come il fatto che la famiglia sia tradizionale, monoparentale o distribuita su più nuclei abitativi; tutti i membri che convivono nella stessa abitazione sono indicati nel genogramma da un cerchio che racchiude il nucleo (Friedman & Krakauer, 1992). Chi fa ricerca può esaminare anche le relazioni e i ruoli all’interno di queste strutture familiari, rappresentati dalle diverse linee utilizzate nel genogramma (McGoldrick, 2016; McGoldrick et al., 2020).
Inoltre, i genogrammi rappresentano la costellazione fraterna indicando la data di nascita, il genere e il legame di ciascuna persona. Tra i fattori che influenzano gli schemi e le relazioni fraterne figurano il momento della nascita, la posizione nella fratria, la differenza di età rispetto agli altri membri della fratria, il genere, l’etnia e le circostanze di vita. Gli schemi fraterni possono inoltre modificarsi in seguito al mutare delle strutture familiari e delle pratiche di procreazione e di crescita dei figli (McGoldrick et al., 2008). In seguito a divorzi, nuove unioni e adozioni, le famiglie possono riunire fratelli e sorelle, fratelli adottivi o fratellastri, che possono vivere in nuclei diversi e ritrovarsi solo occasionalmente (McGoldrick et al., 2020).
I genogrammi vengono spesso realizzati individualmente, anche se possono essere costruiti insieme da più persone (McGoldrick, 2016). Anche quando sono elaborati da una sola persona, i genogrammi rappresentano per loro natura membri della famiglia nucleare ed estesa che di solito non vengono consultati su come sono raffigurati né coinvolti nel processo di consenso (McGoldrick et al., 2008).
Chi fa ricerca può ricorrere a diversi tipi di genogramma a seconda degli aspetti delle relazioni che intende indagare. Tra questi figurano, senza esaurirli, i genogrammi sessuali, spirituali, comunitari e cronologici (Alexander et al., 2018; Campbell, 2018). La scelta di un genogramma specifico dipende dagli aspetti che si intendono esplorare (McGoldrick, 2016).
In Sudafrica, dove ampie reti di parentela, la cura comunitaria, le dinamiche intergenerazionali e la diversità linguistica plasmano la vita quotidiana, i genogrammi si presentano come uno strumento promettente, flessibile e adattabile per la ricerca psicologica. Possono offrire una prospettiva particolare per esaminare il modo in cui le persone danno senso alla propria storia familiare, alle proprie relazioni e alla propria identità in contesti sociali complessi.
Il genogramma cronologico è una variante del genogramma standard. Majhi et al. (2018) hanno osservato che il genogramma cronologico si distingue dagli altri genogrammi perché colloca il tempo su un asse verticale, così da mostrare i cambiamenti nelle relazioni man mano che avvengono (si veda la Figura 1 per un esempio).

Nell’analizzare il genogramma cronologico, chi fa ricerca può ricorrere a una lettura verticale, che consente di osservare gli schemi relazionali nel tempo e gli eventi accaduti nella vita di una persona, come l’ingresso in una nuova scuola, l’inizio di un lavoro o una malattia. Può anche applicare una lettura orizzontale, che rivela eventi concomitanti nella famiglia allargata e nel contesto, come l’ingresso a scuola di due membri della fratria nello stesso momento o difficoltà economiche familiari che coincidono con un cambio di lavoro di un genitore (Friedman & Krakauer, 1992). Questa complessità di informazioni consente inoltre di rispondere a domande importanti, per esempio che cosa accade nella famiglia dopo un evento critico, come una diagnosi di autismo o un lutto.
Sebbene il valore dei genogrammi cronologici nella pratica terapeutica sia ampiamente riconosciuto (Mackay, 2015; McGoldrick et al., 2020), la loro applicazione nella ricerca pone sfide etiche complesse che vanno considerate con attenzione. Tali sfide possono consistere nel semplificare narrazioni relazionali complesse, con il rischio di trascurare sfumature importanti, oppure nell’indurre le persone partecipanti a esplorare emozioni ed esperienze su cui non avevano mai riflettuto, causando potenzialmente disagio o sofferenza (Alexander et al., 2018; Newbury, 2019).
Nonostante il loro uso crescente nella ricerca, la letteratura sull’impiego dei genogrammi cronologici come strumento di ricerca qualitativa è limitata, in particolare per quanto riguarda le esperienze delle persone partecipanti. Inoltre, la loro applicazione non è ancora stata documentata nella ricerca sudafricana. In un contesto fortemente diversificato e multilingue, i metodi visivi possono offrire un mezzo efficace per cogliere narrazioni familiari complesse. Questo studio indaga come le persone partecipanti vivono l’uso dei genogrammi cronologici nella ricerca qualitativa e quali comprensioni questo metodo genera nell’esplorazione delle relazioni familiari. Dato il loro potenziale di influenzare il modo in cui le persone partecipanti riflettono sulle proprie esperienze e le rappresentano, è importante comprenderne l’impatto nel processo di ricerca. In questo modo, la ricerca mette in luce il valore dei genogrammi cronologici come strumento metodologicamente adattabile per la ricerca qualitativa in Sudafrica. L’articolo nasce da uno studio di dottorato più ampio, che ha esaminato l’evoluzione nel tempo delle relazioni familiari di persone nella prima età adulta (cresciute con un fratello o una sorella autistici), attraverso interviste semistrutturate e genogrammi cronologici.
L’analisi fenomenologica interpretativa (IPA, dall’inglese) è stata scelta come disegno di ricerca perché approfondisce il mondo vitale delle persone partecipanti e i significati che attribuiscono alle proprie esperienze (Smith & Fieldsend, 2021). I principi dell’IPA si fondano sulla fenomenologia, sull’ermeneutica e sull’idiografia (Smith et al., 2009; Smith & Fieldsend, 2021).
Le interviste semistrutturate hanno permesso di esplorare le esperienze vissute delle persone partecipanti, rispettando così il principio della fenomenologia. Dopo le interviste, i resoconti delle persone partecipanti sono stati analizzati. Ciò ha comportato l’interpretazione della storia di ciascuna persona, che costituisce la componente ermeneutica dell’IPA. Infine, ogni caso è stato analizzato separatamente, con particolare attenzione alle sue specificità. La ricerca ha quindi rispettato il principio dell’idiografia.
La ricerca con l’IPA richiede campioni di piccole dimensioni per favorire un’analisi approfondita (Alase, 2017; Smith et al., 2009). Sono state quindi reclutate in tutto 12 persone. Questa dimensione del campione ha consentito un esame accurato delle prospettive e delle comprensioni delle persone partecipanti.
Il reclutamento è avvenuto tramite un’organizzazione non governativa (ONG) sudafricana che sostiene le famiglie di persone autistiche. L’ONG ha diffuso il foglio informativo alle potenziali persone partecipanti via e-mail senza comunicare i loro recapiti a chi firma l’articolo, garantendone la riservatezza. Le persone interessate hanno risposto direttamente via e-mail a chi firma per primo l’articolo (F.A.). Tutte le persone partecipanti soddisfacevano i criteri di inclusione dello studio, che richiedevano un’età compresa tra 18 e 29 anni (prima età adulta), di essere state cresciute da almeno un genitore e di avere un fratello o una sorella con diagnosi di disturbo dello spettro autistico. Il campione finale comprendeva 10 donne e 2 uomini, di età compresa tra 18 e 29 anni (si veda la Tabella 1 per una rappresentazione visiva dei dati sociodemografici delle persone partecipanti).
Tabella 1 — Dati sociodemografici delle persone partecipanti
Pseudonimo: età, genere, composizione familiare (un membro della fratria con diagnosi di disturbo dello spettro autistico).
L’approvazione etica è stata ottenuta dalla University of Johannesburg, con il numero di autorizzazione REC-01-013-2020. Successivamente, le potenziali persone partecipanti sono state invitate a prendere parte allo studio. Le persone partecipanti hanno fornito il consenso informato, è stata loro garantita la riservatezza e potevano ritirarsi in qualsiasi momento del processo di ricerca. Dato il possibile impatto emotivo della riflessione sulle relazioni familiari, sono stati offerti loro servizi gratuiti di consulenza psicologica.
La riservatezza è stata rispettata in tutte le trascrizioni e in tutti i genogrammi cronologici. Ogni persona ha scelto se svolgere l’intervista in presenza o tramite la piattaforma online Zoom. Quattro persone hanno svolto l’intervista in presenza, mentre le altre otto hanno partecipato tramite Zoom.
Lo studio originale si è avvalso di interviste semistrutturate guidate da domande incentrate sulle relazioni familiari delle persone nella prima età adulta nel corso del tempo, comprese le esperienze delle dinamiche familiari, i cambiamenti attraverso le fasi dello sviluppo e i significati attribuiti a eventi familiari chiave, come la diagnosi di disturbo dello spettro autistico di un fratello o di una sorella. Le risposte fornite durante queste interviste hanno costituito la base per costruire i genogrammi cronologici. Per assicurarsi che le persone partecipanti capissero come si crea un genogramma cronologico, sono stati inviati loro via e-mail esempi che illustravano il processo di costruzione. Prima di iniziare l’intervista, F.A. ha spiegato come sarebbe stato costruito il genogramma cronologico e ha mostrato un esempio di genogramma cronologico completo.
Sulla base delle note di osservazione di un’intervista pilota (dalle quali emergeva che le persone possono avere difficoltà a costruire da sole un genogramma cronologico), alle persone partecipanti sono state proposte due opzioni per creare il genogramma cronologico. La prima prevedeva di disegnare il genogramma cronologico con un accompagnamento; la seconda, che fosse chi conduceva la ricerca a costruirlo a partire dalle risposte alle domande dell’intervista. Tutte le persone partecipanti hanno scelto la seconda opzione. I genogrammi cronologici sono stati disegnati dopo che le persone partecipanti avevano risposto alle domande dell’intervista, e le loro risposte sono servite a costruire e completare i genogrammi cronologici.
È seguita una fase di verifica con le persone partecipanti per garantire l’accuratezza delle informazioni riportate nei genogrammi cronologici: le informazioni sono state ripercorse oralmente con ciascuna persona, che poteva apportare correzioni o modifiche. In seguito è stato chiesto alle persone partecipanti di riflettere sulla propria esperienza di costruzione del genogramma cronologico.
Le interviste sono state analizzate con l’IPA. Questo metodo si concentra sulla comprensione del modo in cui le persone danno senso alle proprie esperienze di vita (Miller et al., 2018; Smith et al., 2009). La metodologia dell’IPA ha previsto diverse fasi successive. Innanzitutto, ogni trascrizione è stata letta e riletta con attenzione per acquisire una comprensione complessiva del contenuto. Sono state poi prese note dettagliate sui punti e sulle osservazioni principali, mettendo in risalto gli aspetti significativi del racconto di ciascuna persona. Successivamente sono stati individuati i temi emergenti, che coglievano il modo in cui le persone partecipanti avevano vissuto il processo di costruzione del genogramma cronologico e le riflessioni che esso aveva suscitato. Sono state esplorate le connessioni tra questi temi emergenti per comprendere il contesto dei dati all’interno di ciascun caso. Il processo è stato ripetuto per la trascrizione di ogni persona. Infine, sono stati individuati schemi e temi trasversali a tutte le trascrizioni, sintetizzando i risultati per offrire una comprensione coerente delle esperienze collettive.
Risultati e discussione sono organizzati intorno a due temi: la semplificazione di storie e relazioni complesse e la ricostruzione dei legami familiari e degli schemi relazionali nel tempo.
Questo tema approfondisce il duplice ruolo svolto dal genogramma cronologico nello studio di ricerca originale. In primo luogo, le persone partecipanti hanno riferito che il genogramma cronologico consentiva di rappresentare con precisione le loro relazioni familiari in forma grafica. In secondo luogo, ciò ha avuto un effetto indiretto: le persone partecipanti hanno avuto la sensazione che F.A. comprendesse le loro storie. Questi aspetti sono discussi più in dettaglio di seguito.
Le persone partecipanti hanno riferito che il genogramma cronologico offriva loro una rappresentazione visiva accurata delle proprie relazioni familiari. Questa rappresentazione grafica le ha aiutate a vedere le dinamiche familiari in un formato semplificato e comprensibile. Una partecipante lo ha espresso così:
Tutto quel casino di quello che dicevo l’ha ridotto a, tipo, un’immagine. (Serena)
Un altro partecipante ha raccontato in modo simile come il genogramma cronologico offrisse una scomposizione precisa delle sue relazioni familiari:
Penso che, per me, avere davanti questo genogramma della mia famiglia stretta, per come lo analizzo e per quello che ti ho detto, mostra che è una scomposizione delle relazioni che avevo con mio padre, con mia madre e con mio fratello. Mostra davvero le relazioni. (Andy)
Le affermazioni riportate illustrano il ruolo del genogramma nell’offrire una rappresentazione visiva chiara e ordinata delle relazioni familiari delle persone partecipanti. Rendendo concrete narrazioni astratte, ha chiarito gli schemi relazionali e aiutato le persone partecipanti a riconoscere esperienze interconnesse, confermando loro al tempo stesso che F.A. aveva compreso correttamente i loro punti di vista. L’uso di linee relazionali (come fusionale, stretta, distante e di cura) ha sostenuto questo processo, e alcune persone partecipanti hanno scelto più linee per cogliere la complessità delle proprie relazioni. Le interviste semistrutturate hanno poi permesso loro di approfondire e contestualizzare le linee relazionali scelte:
Maya: Con mia nonna, beh, direi che eravamo fuse . . . No, in realtà è di cura, perché mi occupavo io di lei. Ma ce ne può essere più di una? [più di una linea relazionale]
F.A.: Sì, puoi sceglierne più di una.
Maya: Perché sento che era tutte e due le cose.
Questo scambio mette in luce due risultati chiave. In primo luogo, la necessità di usare più di una linea relazionale indica che le relazioni non sempre possono essere racchiuse in un unico descrittore, il che suggerisce che le persone vivono interazioni sfaccettate e dinamiche. In secondo luogo, la possibilità di scegliere più linee relazionali ha dato alle persone partecipanti la flessibilità necessaria per rappresentare con maggiore precisione le proprie esperienze. Sebbene il processo richiedesse un certo grado di semplificazione, ha anche permesso loro di cogliere la complessità e di sviluppare una comprensione a più livelli delle proprie narrazioni, favorendo una riflessione più profonda su esperienze interconnesse.
Questo risultato conferma e al tempo stesso sfuma le critiche esistenti ai genogrammi. Alexander et al. (2018) sostengono che i genogrammi possono semplificare eccessivamente relazioni dinamiche e ambivalenti a causa della loro natura statica. Al contrario, la possibilità per le persone partecipanti di scegliere più linee relazionali ha permesso di preservare la complessità all’interno del formato visivo, il che suggerisce che la flessibilità nell’uso dei simboli può attenuare alcuni dei limiti individuati in letteratura.
La combinazione del genogramma cronologico e delle interviste ha inoltre risposto ad alcune perplessità sollevate da ricerche precedenti. Se i genogrammi da soli sono stati descritti come capaci di offrire una profondità interpretativa limitata (Alexander et al., 2018), in questo studio le persone partecipanti hanno utilizzato le interviste per approfondire, contestualizzare e talvolta mettere in discussione la rappresentazione visiva. Ciò conferma l’affermazione di Jordan (2004) secondo cui i genogrammi sono più efficaci quando sono inseriti in processi dialogici che consentono di co-costruire il significato.
Sebbene i genogrammi cronologici siano strumenti preziosi per offrire una visione strutturata delle relazioni familiari, i loro limiti richiedono un approccio olistico. L’uso di più linee relazionali in momenti specifici, insieme alle interviste qualitative, attenua il riduzionismo dei genogrammi cronologici e consente alle persone partecipanti di co-costruire rappresentazioni più sfumate e inclusive delle proprie esperienze familiari.
Inoltre, le persone partecipanti hanno osservato che l’uso del genogramma cronologico permetteva a F.A. di seguire i loro racconti, rassicurandole sul fatto che ciò che dicevano avesse senso:
Non è che tu stia solo prendendo appunti e io mi chieda: ha senso quello che dico? Sembro matta per quello che sto dicendo? Ma adesso è tipo, ah, ok, adesso vedo che è questo che sto dicendo, è lì che va a parare. (Maya)
Un’altra partecipante ha affermato in modo simile:
Riesci a capire perché è una cosa disegnata, e non qualcosa che ti viene raccontato e di cui non sei proprio sicura. (Katherine)
Come metodologia di ricerca, i genogrammi cronologici hanno offerto alle persone partecipanti un mezzo concreto per esprimere relazioni familiari complesse. Mappando la propria posizione all’interno del sistema familiare, le persone partecipanti hanno potuto visualizzare i legami relazionali, contestualizzare esperienze passate e sentirsi convalidate. Ciò è in linea con la letteratura esistente, secondo cui i genogrammi favoriscono una rappresentazione strutturata dei sistemi familiari e aiutano le persone partecipanti a comprendere dinamiche familiari complesse (Jordan, 2004; McGoldrick, 2016; McGoldrick et al., 2020). Usata insieme alle interviste, la capacità generativa dei genogrammi cronologici ha prodotto dati ricchi e sfumati che non sarebbero stati accessibili con le sole interviste.
Nel complesso, le persone partecipanti hanno indicato che il genogramma cronologico chiariva narrazioni familiari complesse e insieme convalidava le loro esperienze, offrendo sia una comprensione visiva sia la rassicurazione che le loro storie erano state comprese correttamente.
Questo tema comprende due sottotemi: la prima esplorazione dei legami familiari da parte delle persone partecipanti e la scoperta di schemi per comprendere le dinamiche familiari.
Questo sottotema approfondisce l’impatto dell’uso del genogramma cronologico come strumento che ha permesso alle persone partecipanti di riflettere sulle proprie dinamiche familiari in diversi periodi. Grazie al genogramma cronologico, le persone partecipanti hanno avuto un’occasione particolare per esplorare l’evoluzione delle proprie relazioni con i membri della famiglia nel corso del tempo.
Per molte delle persone partecipanti, lavorare con il genogramma cronologico è stata la prima occasione di esplorare in modo approfondito la complessa rete di legami all’interno della propria famiglia. Questo processo ha favorito una comprensione più profonda delle dinamiche e della storia familiari, come ha osservato un partecipante:
Mi ha dato l’occasione di aprire la relazione che avevo con mio padre . . . (Andy)
Altre partecipanti hanno affermato in modo simile:
Penso che in realtà sia piuttosto interessante, perché non avevo mai pensato all’evoluzione della relazione, tipo dov’eravamo a un certo punto e dove siamo adesso, non ci avevo mai pensato davvero perché sono sempre stata del tipo: andiamo avanti, capisci? Quindi direi che aiuta a mostrare quanto siamo cresciuti ognuno per conto suo e come famiglia. (Diana)
In realtà mi ha dato una comprensione migliore della mia famiglia. In un certo senso vivi e basta, e non ti accorgi davvero delle cose che succedono intorno a te. (Athena)
Queste citazioni illustrano come il genogramma cronologico abbia offerto alle persone partecipanti l’occasione di riflettere sull’evoluzione delle proprie relazioni familiari, un’introspezione che molte non avevano mai compiuto. Le persone partecipanti hanno osservato che spesso si concentravano sull’andare avanti senza considerare le interazioni passate né il loro significato. Lo strumento ha favorito una comprensione più profonda aiutandole a individuare momenti chiave, cambiamenti e schemi nelle loro relazioni.
Come metodologia visiva, il genogramma cronologico si è rivelato efficace nel far emergere comprensioni che forse non sarebbero affiorate dai soli resoconti verbali. Il suo uso ha spinto le persone partecipanti a riflettere più a fondo sulle proprie dinamiche familiari nel tempo, generando spesso nuove comprensioni sul modo in cui le relazioni si erano evolute e su come aspetti della storia familiare fino ad allora non esaminati plasmassero le esperienze presenti.
In linea con la letteratura esistente, un genogramma pienamente sviluppato funziona come uno strumento riflessivo che consente alle persone di mappare gli eventi di vita significativi e gli schemi relazionali attraverso le generazioni (Alexander et al., 2018; Furtado Nogueira et al., 2017; McGoldrick, 2016; McGoldrick et al., 2020). Integrando le dimensioni temporale e relazionale, il metodo offre un quadro strutturato ma flessibile per esaminare l’interazione tra esperienze passate e dinamiche familiari attuali (Friedman & Krakauer, 1992).
È importante sottolineare che il valore metodologico del genogramma cronologico va oltre la rappresentazione visiva e risiede anche nella sua capacità di stimolare il dialogo e la costruzione collaborativa di significato. La sua struttura concreta ha incoraggiato le persone partecipanti a impegnarsi in una discussione riflessiva, a esplorare la complessità relazionale e a co-costruire comprensioni con F.A., plasmando così sia il processo di ricerca sia i suoi esiti.
In questo sottotema, le persone partecipanti hanno riflettuto sulla propria esperienza con il genogramma cronologico e su ciò che ne avevano ricavato. Hanno descritto come il processo avesse permesso loro di comprendere più a fondo le proprie dinamiche familiari, in particolare perché il suo uso facilitava l’individuazione di schemi ricorrenti nelle relazioni. Una partecipante ha espresso così l’importanza di questo processo:
Penso proprio che sia molto necessario anche guardarsi indietro e vedere, e riflettere su cose che magari hai dimenticato, o su com’era prima. (Tammy)
Un’altra partecipante ha osservato in modo simile:
Mi ha aiutata a vedere le relazioni che ho con mia madre e con mia nonna, o anche con mio fratello quando era piccolo. È la prima volta che mi prendo il tempo di analizzare davvero le relazioni che ho con i membri della mia famiglia, e di alcune cose mi rendo conto solo adesso. (Rose)
Mappando visivamente le dinamiche relazionali, le persone partecipanti erano più in grado di individuare tendenze, stabilire collegamenti e cogliere l’impatto di vari fattori sul funzionamento familiare. Le persone partecipanti hanno inoltre spiegato come il lavoro con il genogramma cronologico avesse rivelato schemi relazionali fino ad allora inosservati. Una partecipante ha osservato:
. . . guardando le differenze, tipo fusa, stretta, fusa, mi dico: ah, qui c’è uno schema che non avevo colto. Sto cogliendo schemi che non mi ero mai accorta ci fossero, perché, tipo, se non ti fanno le domande non ti rendi conto che in realtà c’è uno schema in tutto questo, e penso che la vita in generale abbia degli schemi: come reagisci alle diverse cose, come ti vedi, le tue caratteristiche, tutto questo viene da schemi di cui non ero consapevole. (Maya)
Inoltre, le persone partecipanti hanno sottolineato il valore di rappresentare visivamente questi schemi relazionali; una partecipante ha osservato:
Ma adesso capisco tante cose, e vediamo l’impatto di stare in mezzo ai membri della tua famiglia e del modo in cui si comportano. Quindi puoi vedere la differenza invece di parlarne. È meglio quando disegni la differenza e puoi vedere che è così: quando qualcuno si comporta in questo modo, il risultato finisce per essere questo, e se due persone sviluppano una relazione più forte, queste sono le conseguenze. (Katherine)
Questo approccio visivo ha aiutato le persone partecipanti a comprendere più a fondo le proprie dinamiche familiari, rivelando schemi fino ad allora trascurati. Suggerisce che le rappresentazioni visive, come i genogrammi cronologici, sono strumenti preziosi per favorire l’autoriflessione e la comprensione di dinamiche relazionali complesse. Ciò è coerente con la ricerca sulle metodologie visive, che ne sottolinea la capacità di rendere più visibili i processi relazionali, di sostenere l’integrazione di dati visivi e narrativi e di consentire alle persone partecipanti di riflettere sulle proprie esperienze e reinterpretarle (Ekoh & Walsh, 2024; Puhlman et al., 2023; Trainor & Bundon, 2026).
Lavorare con lo strumento ha anche accresciuto la consapevolezza delle persone partecipanti riguardo alle traiettorie relazionali e alle possibilità di rafforzare le relazioni familiari. Come ha riflettuto una partecipante:
È interessante vedere, tipo, come le relazioni migliorano o come sono cambiate negli anni, e sì, sento di capire meglio le relazioni che ho in casa, come sono cambiate e come forse posso migliorare le relazioni in generale. (Tamia)
Il lavoro delle persone partecipanti con il genogramma cronologico ha suscitato una riflessione su aspetti delle dinamiche familiari fino ad allora inesplorati, approfondendo la comprensione della storia relazionale, mettendo in evidenza schemi ricorrenti e rivelando possibilità di rafforzare le relazioni attuali. Ciò è in linea con la letteratura esistente, che presenta i genogrammi come strumenti dinamici per individuare schemi intergenerazionali, dinamiche relazionali e traiettorie emotive (Alexander et al., 2018; Arias, 2019; Jordan, 2004; Joseph et al., 2023; McGoldrick, 2016).
Nel loro insieme, i dati sul lavoro delle persone partecipanti con lo strumento mostrano che i genogrammi cronologici funzionano sia come strumento di ricerca metodologicamente rigoroso sia come strumento psicologicamente generativo, che favorisce la consapevolezza, la convalida e una comprensione più profonda delle relazioni familiari. La loro natura visiva e flessibile li rende particolarmente adatti al contesto sudafricano, dove le famiglie presentano spesso strutture diverse, una comunicazione multilingue e forme di cura comunitaria.
Lo studio mostra come i genogrammi cronologici arricchiscano l’indagine qualitativa, integrando le interviste con un metodo visivo strutturato ma flessibile. Favoriscono resoconti sfumati dei sistemi familiari e delle storie relazionali, in modo coerente con l’IPA e con gli approcci affini. Usati insieme alle interviste, i genogrammi cronologici consentono alle persone partecipanti sia di mappare visivamente le relazioni sia di esprimere i significati sottesi alle loro rappresentazioni. Durante le interviste, le persone partecipanti possono spiegare perché hanno scelto determinati simboli o configurazioni nel genogramma, offrendo comprensioni più ricche e contestualizzate delle dinamiche familiari.
Il lavoro delle persone partecipanti con il genogramma cronologico ha suscitato esperienze di convalida e nuove prospettive sulle loro relazioni familiari. Questo processo ha favorito la comprensione di tendenze comportamentali e traiettorie relazionali, mettendo in evidenza possibilità di crescita all’interno delle loro famiglie. Va notato che le relazioni familiari sono spesso complesse e possono essere difficili da classificare nettamente con un unico simbolo relazionale. Le persone partecipanti possono vivere contemporaneamente vicinanza, conflitto, ambivalenza o distanza emotiva all’interno della stessa relazione. Consentire loro di scegliere più simboli relazionali, quando opportuno, evita di semplificare eccessivamente queste dinamiche complesse e favorisce una rappresentazione più fedele delle esperienze relazionali vissute.
Poiché la costruzione del genogramma richiede molto tempo e una riflessione emotivamente intensa, si incoraggia chi fa ricerca a suddividere il processo in più sessioni o a prevedere interviste di follow-up, anziché completare il genogramma in un unico incontro. Questo approccio può facilitare la costruzione di un rapporto di fiducia, offrire alle persone partecipanti le pause necessarie e consentire una riflessione più profonda man mano che le comprensioni maturano nel tempo. Può inoltre permettere di cogliere in modo più completo l’evoluzione della comprensione delle relazioni familiari, man mano che le persone partecipanti riprendono e sviluppano i propri racconti.
Questi risultati collocano i genogrammi cronologici al di là del semplice supporto metodologico. Sono strumenti psicologicamente generativi che sostengono una costruzione riflessiva di significato e approfondiscono la comprensione delle dinamiche familiari. Inserire questo metodo nei programmi di psicologia e nella formazione professionale continua può fornire a chi esercita strumenti di valutazione, di coinvolgimento e di riflessione strutturata.
Le considerazioni etiche restano essenziali. Chi fa ricerca e chi opera nella pratica clinica dovrebbe prestare attenzione all’impatto emotivo della costruzione dei genogrammi cronologici, offrire un momento di restituzione e un invio ad altri servizi quando necessario, ed essere trasparente sui limiti di ciò che lo strumento può cogliere.
In conclusione, lo studio presenta i genogrammi cronologici come uno strumento di ricerca visivamente adattabile, che integra l’innovazione metodologica con la teoria e la pratica psicologiche. Il metodo offre un quadro prezioso per esplorare dinamiche familiari complesse, scoprire schemi relazionali e approfondire la comprensione delle relazioni familiari in Sudafrica e in altri contesti diversi.
Complexe Systémique: punti chiave
Chi lavora in ambito sistemico conosce il genogramma come strumento di valutazione e di alleanza; questo articolo lo osserva dall’altro lato, quello delle persone che lo vedono prendere forma. Tre lezioni contano per la pratica. Primo, il disegno agisce come un terzo: dà forma al racconto, rassicura le persone sul fatto di essere comprese e rende visibili ripetizioni che nessuna domanda diretta avrebbe fatto emergere. Secondo, la flessibilità del codice è decisiva: poter tracciare più linee per una stessa relazione, fusionale e di cura, evita di congelare l’ambivalenza in un unico simbolo. Terzo, la dimensione temporale trasforma la mappa in una storia e apre l’idea che le relazioni sono cambiate e possono cambiare ancora. Il limite principale è che lo studio descrive senza misurare: dodici testimonianze raccolte dalla stessa persona che aveva costruito i genogrammi, senza uno sguardo esterno. Il testo ricorda inoltre che il genogramma coinvolge membri della famiglia che non hanno acconsentito a comparirvi. Da leggere insieme all’articolo sul genogramma come strumento di ricerca con le famiglie di veterani e all’articolo sull’esperienza di fratelli e sorelle di persone autistiche.
Note dell’originale
Dichiarazione sui conflitti di interesse. Chi firma l’articolo dichiara di non avere potenziali conflitti di interesse in relazione alla ricerca, alla paternità o alla pubblicazione di questo articolo.
Finanziamento. Chi firma l’articolo dichiara di aver ricevuto il seguente sostegno finanziario per la ricerca, la paternità o la pubblicazione di questo articolo: lo studio è stato finanziato dalla VIDA Research Unit della University of the Witwatersrand.
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Traduzione non ufficiale in italiano di Participants’ Reflections on Constructing Timeline Genograms in Qualitative Research, di Fatima Abdulla e Heidi Lourens, South African Journal of Psychology, vol. 56, no 2 (2026), doi: 10.1177/00812463261443108, con licenza CC BY 4.0. Traduzione e impaginazione: Complexe Systémique, ottobre 2026, con l’aiuto dell’intelligenza artificiale; l’opera è stata modificata ai sensi della licenza (tradotta in italiano, tabella presentata come elenco). Né chi firma l’articolo né l’editore rispondono di questa traduzione; fa fede la versione originale.
Questa è una traduzione dell’articolo originale «Participants’ Reflections on Constructing Timeline Genograms in Qualitative Research», pubblicato in South African Journal of Psychology (2026) con licenza CC BY 4.0. Traduzione realizzata da Complexe Systémique con l’aiuto dell’intelligenza artificiale: il testo è stato tradotto in italiano e la presentazione è stata adattata per la lettura online, come indicato all’inizio di questa pagina.
Leggi l’articolo originaleCome citare questo articolo
Abdulla, F., et Lourens, H. (2026). Participants’ Reflections on Constructing Timeline Genograms in Qualitative Research. Complexe Systémique. https://app.complexe-systemique.com/en_GB/articles/participants-reflections-on-constructing-timeline-genograms-in-qualitative-research (Opera originale pubblicata nel 2026 in South African Journal of Psychology, 56(2), 315-326 (2026); ripubblicata nel 2026 da South African Journal of Psychology, https://journals.sagepub.com/doi/10.1177/00812463261443108)
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