Questa versione è stata tradotta dal francese da Complexe Systémique con l'aiuto dell'intelligenza artificiale. In caso di dubbio, fa fede la versione originale.
Etica · Approccio strategico
Nell’eredità dei grandi maestri della terapia strategica, precisiamo i principali elementi deontologici che fondano l’intervento. Otto proposte che ci faranno da filo conduttore in tutti gli interventi che potremo proporre.
Questi principi deontologici non sostituiscono nulla: si aggiungono a quelli che già inquadrano l’intervento di chi conduce la terapia nel proprio ambito professionale. Si sommano così al codice deontologico della psicologia se la persona terapeuta è psicologa, o ai quadri propri del lavoro sociale, dell’infermieristica, ecc.
La prima regola potrebbe incarnarsi nella massima medica che raccomanda prima di tutto di «non fare del male». La terapia non deve dunque nuocere né alle persone assistite, né alla società, né a chi conduce la terapia. Una delle linee guida a cui Jay Haley consiglia di attenersi: chi conduce la terapia dovrebbe mettere in atto soltanto procedure che sia disposto a sperimentare su di sé, o che, a suo giudizio, i propri figli potrebbero sperimentare senza danno. Non può dunque in alcun caso intraprendere nulla di pregiudizievole, immorale o illegale, nemmeno nel quadro di un intervento paradossale (Haley, 1989).
La seconda regola compare indirettamente nella descrizione ironica delle «eresie» dell’approccio strategico elaborata da Paul Watzlawick e Giorgio Nardone (2010): chi conduce la terapia è responsabile. In pratica, ciò significa che dobbiamo accettare la responsabilità di provocare cambiamenti in terapia, perché non accettarla porterebbe a scaricare la responsabilità di un fallimento terapeutico sulle persone assistite.
In terzo luogo, chi conduce la terapia deve rendersi conto dell’influenza considerevole che esercita sulle persone che incontra nell’ambito delle proprie funzioni. A differenza di chi tiene una conferenza o conduce una formazione, di fronte a un pubblico libero di accettare o respingere le sue idee, chi conduce la terapia si trova davanti a persone spesso in posizione di vulnerabilità, ed è responsabile degli effetti della propria influenza diretta e indiretta su di esse. Per questo è sempre meglio che pensi di avere troppa influenza piuttosto che troppo poca.
Benché questo quarto punto possa sembrare ovvio, nel processo terapeutico è essenziale che chi conduce la terapia dimostri un immenso rispetto per le persone assistite.
«Il rispetto è dovuto: la sua applicazione non è in alcun modo legata al merito.»
Chi conduce la terapia deve limitare la propria influenza sulla costruzione del mondo delle persone assistite a ciò che è utile per la risoluzione del loro problema. Adottare questo punto di vista significa anche riconoscere che la costruzione della realtà della persona assistita è valida quanto quella di chi conduce la terapia (Haley, 1973; Watzlawick, 1984). Non si tratta dunque di confondere terapia e presa di coscienza, qui definita come il fatto di influenzare una persona assistita su questioni non direttamente legate al problema. Diverse costruzioni della realtà possono essere simultaneamente valide in funzione del ruolo di ciascuna delle parti coinvolte (Watzlawick, 1984).
Chi conduce la terapia è tenuto a impiegare l’intervento più dignitoso, il meno invasivo, quello più capace di dare risultati in tempi ragionevoli.
La terapia non deve portare a comportamenti irresponsabili o pericolosi, né a una rinuncia alla responsabilità individuale; al contrario, si inscrive in una dinamica di responsabilità di ciascuno, indispensabile in un’ottica di cambiamento. Precisiamo che la responsabilità è intesa nel senso di sentirsi parte attiva e di assumersi le conseguenze dei propri atti, e non nel senso della colpa, due termini talvolta confusi nel linguaggio comune.
L’ultimo punto sarebbe, in un certo senso, un’ode al buon senso e all’uso dell’intuizione di chi conduce la terapia nel corso del processo terapeutico. Benché la teoria sia indispensabile a ogni intervento pertinente, deve poter lasciare tutto lo spazio alla relazione e alla sincerità degli scambi.
Da ricordare
Al di là degli orientamenti teorici di chi conduce la terapia, ciò che cura è innanzitutto la relazione.
L’episodio dedicato a queste otto proposte è disponibile qui sotto.
Come citare questo articolo
Besse, J. (2022, 16 gennaio). Approche systémique stratégique : propositions déontologiques. Complexe Systémique. https://app.complexe-systemique.com/fr_FR/articles/approche-systemique-strategique-propositions-deontologiques
Per approfondire
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