Questa versione è stata tradotta dallo spagnolo da Complexe Systémique con l'aiuto dell'intelligenza artificiale. In caso di dubbio, fa fede la versione originale.
Red Sistémica · Psicoterapia
Il dott. Norberto Levy, ideatore del concetto di autoassistenza psicologica, descrive le sfaccettature più significative dell’Amore nel loro rapporto con i processi di guarigione: l’amore come qualità di energia piuttosto che come azione o come sentimento, la saggezza come arte di restituire l’armonia a un sistema in conflitto e le conseguenze cliniche molto concrete della scelta tra una visione dualista e una visione unitaria della psiche.
«La presenza amorevole reciprocamente assaporata è il più grande richiamo del paradiso in terra che io conosca, ed è anche il migliore incoraggiamento perché l’ostinato tentativo dell’amore di farsi umano conceda a noi, piccoli ed eroici apprendisti di questa partitura, la benedizione di percepire, anche solo per istanti, la bellezza della sinfonia che ci impegna.»
Norberto Levy
Nella sua dimensione più vasta chiamiamo Amore l’energia che ha creato l’universo e che lo fa funzionare. È quel principio coesivo che collega e articola tutto ciò che esiste.
«Ho visto l’Amore che muove il sole e le altre stelle…», diceva Goethe. [N.d.R.: il verso è di Dante, ultimo verso del Paradiso; l’attribuzione a Goethe è quella dell’originale.]
Da questo punto di vista Dio e Amore sono sinonimi e, così come è impossibile abbracciare tutti gli attributi di Dio, è anche impossibile definire completamente l’Amore attraverso dei concetti. Quello che faremo qui, quindi, è avvicinarci a questa qualità di energia come il dito che indica la luna: sa che la sta indicando, ma sa di non essere la luna.
Fatta questa precisazione, possiamo proseguire dicendo che per avvicinarsi all’Amore nella sua dimensione cosmica forse basta guardare, una notte, la vastità del cielo stellato…
…E per avvicinarci all’amore nella sua dimensione umana è molto utile osservare semplicemente le nostre mani. Come si relazionano tra loro mentre svolgono i compiti della giornata: vestirsi, abbottonare un bottone, preparare un caffè, ecc. Tutti i compiti. Osservarle con attenzione e guardare la relazione. È davvero meraviglioso. Vi troverà aiuto reciproco, aggiustamenti continui, accoppiamenti precisi, spirito di squadra… Ciò che vedrà tra loro è la cooperazione dell’amore.
A ogni livello l’amore assume la forma che corrisponde a quel piano. A livello personale l’amore si manifesta fondamentalmente come rispetto, solidarietà e cura e, a seconda delle circostanze, sarà amore passionale, fraterno o religioso, ecc. Qualunque sia la forma, la trama essenziale dell’esperienza dell’amore è quella che nasce dal riconoscersi come due parti distinte di una stessa unità più grande. Proprio ciò che accade tra le due mani.
Detto in altre parole: l’Amore è la memoria che l’Unità ha di sé stessa nella diversità.
Evidentemente, tra due persone non è così facile. La coscienza individuale di ciascuna persona sembra cancellare il riconoscimento di essere parti della stessa unità, e le due persone tendono a percepirsi solo come individualità separate, estranee e, a volte, persino nemiche. In questo quadro la fiamma dell’amore resta momentaneamente oscurata, ed è proprio questo il compito umano: vivere una serie di esperienze che, per strade molto diverse, aiutino a poco a poco a recuperare in modo consapevole lo stesso riconoscimento che, in modo automatico, hanno le mani in quanto parti dello stesso corpo. Vale a dire che anche noi esseri umani siamo cellule integranti, e per di più consapevoli, del grande organismo universale.
Sacrificare significa negare una parte in nome di un fine considerato più importante.
L’amore non cerca il sacrificio. Cerca il maggior benessere possibile, per il maggior numero di persone possibile, per il maggior tempo possibile.
In questa ricerca possono presentarsi situazioni in cui un’individualità deve essere negata; quando si arriva a questo estremo – come, per esempio, nel caso di chi dà la propria vita per salvarne un’altra –, chi lo fa, se lo fa a partire dall’amore, non sente di sacrificarsi, ma di salvare.
Ciò che chiamiamo «amor proprio» o orgoglio è un modo esagerato e distorto di cercare di compensare la mancanza di amore verso sé stessi: se mi squalifico e mi rimprovero in eccesso, quella parte svalutata di me vive in uno stato di maltrattamento cronico, come «a carne viva», ipersensibile. Non ha quindi più alcuna riserva per assorbire le frustrazioni quotidiane e reclama dall’esterno un trattamento che compensi quel deficit interiore. Se, in queste condizioni, qualcuno mi dice per esempio che qualcosa di me non gli piace, allora «la goccia fa traboccare il vaso»: mi sento molto ferito, mi offendo, mi irrigidisco e mi chiudo. È questo atteggiamento che chiamiamo orgoglio.
L’intelligenza è la capacità di risolvere problemi. Il tipo di problemi che sono in grado di risolvere definirà qual è l’intelligenza che possiedo: filosofica, matematica, chimica, corporea, musicale, ecc.
Se utilizzo la mia intelligenza in chimica per produrre armi che distruggono molte persone, avrò un’intelligenza chimica, ma non un’intelligenza che comprenda la qualità unitaria che è alla base di tutto ciò che è vivo e il ruolo complementare che svolgono tutte le sue componenti. La saggezza è appunto la conoscenza vissuta e profonda di questa unità. In altre parole, la saggezza è l’amore divenuto autocoscienza. È l’energia dell’amore convertita in concetto, conoscenza, insegnamento.
Un conflitto è un legame in cui ciascuna parte crede che la soluzione risieda nell’eliminazione dell’altra: «starò bene solo se riesco a vincerla o ad allontanarla». Questa è l’essenza del conflitto, tanto nell’universo interpersonale quanto in quello intrapersonale.
Un tipico conflitto intrapersonale è quello che si gioca tra gli impulsi e la mente.
L’impulso dice: «Io voglio esprimermi, trasformarmi in azione, e tu, mente, non me lo permetti. Passi il tempo a calcolare e ad anticipare e non mi lasci vivere. Voglio eliminarti per poter essere felice.»
La mente risponde: «Tu avanzi alla cieca e porti più problemi che altro. Sono stufa che tu sbagli, che ti illuda, che ti ingannino, e di dover passare la vita a cercare di rimettere insieme i cocci. Ti fermerò a ogni costo, perché sei un pericolo assoluto.»
E questa battaglia può proseguire a lungo, con tutti i danni e tutta la sofferenza che comporta… finché qualcuno non riesce a restituire l’armonia a quel sistema.
È questo il compito della saggezza.
È lei che può riconoscere la parte di verità e la parte di errore che ci sono in ciascun antagonista, e spiegarlo a ciascuno nel modo in cui è in grado di capirlo. Contribuisce così a ricostruire il legame di complementarità perduto tra gli impulsi e la mente, quel legame in cui entrambi possono tornare a riconoscersi necessari l’uno all’altro quanto lo sono tra loro le due mani.
Gli impulsi e la mente potrebbero essere paragonati all’acceleratore e al freno. Visti isolatamente, sembrano puri opposti che si annullano a vicenda. Solo quando vi si aggiunge l’immagine dell’automobile nel traffico si constata che sono complementari: posso accelerare perché dispongo del freno, e viceversa.
Connettersi con l’unità più grande che permette di vedere ciò che c’è di complementare in ciò che appare opposto: ecco ciò che fa la saggezza dell’amore…
Da ricordare
Il conflitto, interno come esterno, poggia sempre sulla stessa convinzione: starò bene solo se l’altro scompare. La saggezza non si schiera con uno degli antagonisti; riconosce a ciascuno la propria parte di verità e di errore e ripristina tra loro il legame di complementarità – come l’acceleratore e il freno, che si annullano solo finché si dimentica l’automobile.
È una definizione tradizionale dell’amare, parziale e fonte di confusione, perché associa l’amare a un’azione, mentre la qualità di questa energia si comprende meglio quando si comprende che non è un’azione particolare, ma un modo di compiere qualsiasi azione. C’è quindi un dare amorevole, e anche un ricevere e un chiedere amorevoli. Quando formulo il mio bisogno e la mia richiesta in un modo che tiene conto dell’altro e riconosce rispettosamente il suo diritto di dire di no, questa è una richiesta amorevole.
Questo ampliamento concettuale ci aiuta a comprendere che tanto l’atteggiamento emittente quanto quello ricettivo possono essere vissuti amorevolmente. Vale a dire che l’amore non è patrimonio di nessuno dei due in particolare.
Pensiamo alla rabbia, che sembra una delle emozioni più lontane dall’amore. Per quanto possa sembrare paradossale, esiste una rabbia amorevole: è quella che si esprime come un’affermazione di sé chiara che, senza offendere, presenta con tutta la forza necessaria ciò che propongo o pretendo che accada perché la mia rabbia possa cessare. In estrema sintesi: la rabbia non amorevole è quella che distrugge molto e risolve poco; al contrario, la rabbia amorevole è quella che orienta la sua energia verso l’effettiva risoluzione di ciò che mi fa arrabbiare, con il minimo danno possibile per le persone protagoniste della situazione.
Ciò che descrivo per la rabbia vale anche per la paura, l’invidia, la vergogna, ecc. Ognuna di esse ha un modo più o meno amorevole di esprimersi. È proprio il tema del mio ultimo libro: La sabiduría de las emociones.
Come abbiamo detto prima, l’amore è più di un’emozione: è una qualità di energia, e il piano emotivo è solo una delle sue forme di manifestazione. All’interno di questa forma, a un livello ha un opposto, a un altro no. A un livello più ristretto, se l’amore è ciò che collega e articola, gli opposti dell’amore sono tutte le forze che ostacolano questo processo, e non ce n’è una sola, ma diverse: l’odio, l’indifferenza, la paura e il dominio.
È il livello della dualità degli opposti, ma non è l’unico. Esiste un altro piano di coscienza, più ampio, dal quale l’amore e l’odio sono opposti solo in apparenza, perché entrambi si rivelano anche componenti di un’unità più grande che li abbraccia e li include allo stesso modo. E questa unità più grande è l’Amore, con la maiuscola.
Può sembrare strano, e spesso genera confusione, che a seconda del livello che si considera l’amore sia un polo e anche la totalità che lo include in quanto tale. Per questo motivo si usa abitualmente il termine «amore» con la maiuscola o con la minuscola, come modo per distinguere il piano che si sta descrivendo.
Un’idea che illustra molto bene questo tipo di relazione tra due livelli è la nozione di «ordine» e «caos». Su un piano ristretto entrambi possono funzionare come opposti, ma da una prospettiva più ampia il caos si rivela anche come un momento in più di un ordine più grande. Vale a dire che l’Ordine – più vasto – include l’ordine – più ristretto – e il caos come due momenti del suo divenire.
Un altro esempio della stessa cosa è presente nel detto popolare che recita: Dio scrive dritto su righe storte…
Dio scrive dritto… significa: contemplando l’insieme, diventa evidente la presenza dell’armonia, dell’equilibrio e dell’ordine nella manifestazione del creato.
…su righe storte… allude agli squilibri temporanei, alle vicissitudini circostanziali dei processi in corso.
Questo detto presenta due scale di tempo: il tempo breve e il tempo lungo. «Il minuto» e «il secolo». E, attraverso queste due scale, integra il dritto e lo storto. Ciò che appare storto su un piano si rivela anche dritto a un altro livello, più ampio.
È questa, d’altronde, l’essenza del «dare senso»: descrivere un universo più grande in cui ciò che appariva come meramente distruttivo acquista un significato e una ragion d’essere all’interno di un processo evolutivo più ampio.
Mi sono soffermato su questi esempi perché mi sembra importante familiarizzarci con il riconoscimento di livelli diversi e con la percezione che nasce da ciascuno di essi.
Quando adottiamo una posizione dualista, vediamo l’amore e l’odio come opposti assoluti, come espressione di due principi irriducibili l’uno all’altro. Sul piano psicologico, i principi che ci sono più familiari sono quelli che abbiamo chiamato eros e thanatos (pulsione di vita e pulsione di morte) o, in un’altra sfaccettatura dello stesso dualismo, il bene e il male. In entrambi gli esempi, a ciascuna delle forze antagoniste si attribuisce la stessa portata ontologica, cioè esse rappresentano «due colonne» di pari presenza e significato. Se, per esempio, si incontra un sentimento di odio e lo si approfondisce verso l’interno, secondo questa concezione si continuerà a trovare odio fino in fondo, fino alle radici stesse, perché quella è «la colonna» a cui appartiene.
Una volta stabilita questa posizione, è inevitabile che la vita venga concepita come un’eterna lotta tra le due forze. Ed è eterna perché ciascuna costituisce «una fabbrica» di sentimenti e atteggiamenti che immette continuamente i suoi prodotti. In questo caso: l’amore e l’odio, o il bene e il male.
La posizione che si adotta a questo riguardo determina radicalmente l’atteggiamento con cui ci si avvicinerà al conflitto psicologico e la spiegazione che se ne darà.
Se credo nel dualismo ultimo bene-male, amore-odio, eros-thanatos, ecc., dedicherò la mia attenzione a far sì che la persona in terapia riconosca la quota di odio che manifesta nella sua vita, perché se ne assuma la responsabilità.
Le dirò per esempio: «Lei fa questo come conseguenza delle pulsioni distruttive che ha…». In altre parole, la distruttività primaria diventa la «spiegazione ultima» dell’odio o dei comportamenti distruttivi.
Quando credo che l’energia ultima alla base della dinamica psichica sia l’Amore, e posso sintonizzare la mia coscienza personale con questa dimensione più ampia, allora il mio atteggiamento e le mie priorità di fronte al conflitto cambiano profondamente.
Quando comprendo che l’odio è, in questa dimensione, una forma della disperazione impazzita dello slancio amoroso, la mia ricerca si orienta a scoprire come quello slancio amoroso sia impazzito fino a trasformarsi in odio.
In questo caso, di fronte a un comportamento d’odio, so che se riesco a entrare al suo interno, man mano che approfondisco i sentimenti che lo sottendono, emergeranno, come in strati successivi di una cipolla, la frustrazione, la confusione, la disperazione, le conclusioni errate che hanno via via distorto lo slancio amoroso originario fino a sfociare nell’attuale sentimento di odio distruttivo. Il compito curativo consiste nel ripercorrere questo cammino a ritroso finché la persona non comprende come si è distorto il suo slancio amoroso originario, nell’aiutarla a recuperarne la connessione e nel collaborare con lei perché scopra il modo di risolvere ora amorevolmente il conflitto che l’ha disorganizzata. È bene ricordare che «amorevolmente» non significa indebolimento né amputazione: significa efficacia. In realtà non esiste energia più efficace dell’amore per risolvere un conflitto. Nel mio libro El Asistente Interior, la cui terza edizione esce proprio questo mese, spiego in dettaglio qual è l’apprendimento necessario per recuperare questa energia di assistenza amorevole, la stessa che trasforma l’antagonismo e lo converte in cooperazione.
Per esempio, una donna che si lamentava della sua solitudine riceve da un compagno di studi l’invito a fare una passeggiata. Lei dice di no. Con tutta evidenza, il suo atteggiamento risulta incoerente con i suoi bisogni. Se a guidare la terapia è l’ipotesi dell’eterna lotta tra eros e thanatos dentro di lei, la spiegazione del suo comportamento farà appello all’influenza di queste forze. Le si potrà dire per esempio: «Lei vuole compagnia e, quando la riceve, dice di no perché c’è in Lei una forza autodistruttiva, il Suo sabotatore interno, che attacca ciò che potrebbe darLe benessere.»
Se ci si basa sulla visione del mondo in cui la realtà ultima è l’amore, si formula innanzitutto a sé stessi la domanda seguente: come deve essere l’universo interiore di questa persona perché questa reazione, che sembra così inadeguata, sia per lei la migliore possibile?
E forse si scoprirà che ciò che lei sente è che, se si apre a quell’invito, si attiverà in lei un cumulo di aspettative che non verranno soddisfatte, che questo produrrà un dolore infinitamente più grande che non riuscirà ad assorbire, e che, di fronte a questo rischio, le sembra più protettivo per la sua integrità dire di no fin dall’inizio.
Poi si vedrà, in un secondo momento, che cosa ha bisogno di imparare per sentirsi in grado di assorbire quella quota di rischio, e tutto il resto. Ma l’essenziale di questo cammino è scoprire l’intenzione risolutiva che esiste all’interno di quell’atteggiamento che sembra allontanarla da ciò che cerca.
…Trovare l’amore là dove sembra che l’amore non ci sia…
Da ricordare
La visione del mondo di chi esercita la terapia non è una preferenza filosofica senza conseguenze: decide la domanda che ci si pone in seduta. Nel quadro dualista, il comportamento strano si spiega con una forza distruttiva interna; nel quadro unitario, ci si chiede piuttosto come debba essere l’universo interiore di questa persona perché la sua reazione, apparentemente inadeguata, sia per lei la migliore possibile. Il modo di leggere l’emozione orienta così tutto il lavoro successivo.
Conviene distinguere il potere come sostantivo dal potere come verbo: «il poter fare». In genere, quando diciamo «quella persona ha potere», ci riferiamo al potere come sostantivo, cioè alla capacità di influire sulla volontà dell’altro. Quando questa capacità scivola verso il dominio, esprime la modalità immatura del potere. Anche se sembra essere quella che teniamo più presente, non è l’unica. Esiste anche la forma matura del potere, che consiste proprio nell’avere la capacità, il potere, di utilizzare la mia energia non per dominare, ma per articolare i miei bisogni con quelli dell’altro e generare una risposta che tenga conto di entrambi e ci esprima entrambi. È questo «il potere più potente», anche se lo registriamo meno consapevolmente, ed è un’altra sfaccettatura dell’amore. L’I Ching descrive questa modalità con brevità e bellezza quando afferma: «Governare è servire.»
Una delle leggi che l’amore conosce è che la parte può stare bene in modo pieno e duraturo solo nella misura in cui sta bene anche l’insieme a cui appartiene. Un membro di una coppia può stare bene nella misura in cui sta bene la struttura coppia. Il marito o la moglie possono sentirsi bene sottomettendo l’altro, ma solo per un breve tempo. È difficile immaginare un essere che provi un benessere completo circondato dal dolore. Quel dolore ritorna. È così perché la trama che collega i destini della parte e dell’insieme è molto forte e, in un sistema che funziona ad alta velocità, la forza di questa trama si vede immediatamente. Quando gli eventi si verificano a una velocità minore, la relazione tra la parte e l’insieme non diventa altrettanto evidente.
Per capirlo meglio, immaginiamo di avere un’infezione in tutto il braccio e che la febbre compaia solo dieci anni dopo l’inizio dell’infezione. Mi sarebbe difficile comprendere il nesso tra una cosa e l’altra. Lo stesso accade con molti eventi umani: raccogliamo i risultati molto tempo dopo aver piantato il seme, e questo ci rende difficile comprendere la relazione di causa ed effetto. Per questo alcune persone affermano – e io condivido questa idea – che sul pianeta Terra, dove gli eventi si svolgono a bassa velocità, è necessario imparare a riconoscere certe leggi che sono già state scoperte da sistemi che hanno funzionato ad alta velocità e che hanno permesso di vedere i nessi naturali tra la parte e l’insieme. Se è vero che esiste una coscienza solare, e se è vero che esistono forme di vita in cui la stessa cosa avviene ad alta velocità, è molto probabile che questi fenomeni siano già stati scoperti, compresi e stabiliti come leggi naturali. Per questo «Ama il prossimo tuo come te stesso» non è «il più difficile dei comandamenti», come si dice spesso, ma semplicemente l’espressione di una di queste leggi.
L’egoismo ha a che vedere con il desiderio immaturo, quello che si sente al centro della scena e si soddisfa esclusivamente della propria realizzazione, senza tenere conto di tutto il resto. L’amore per sé stessi trascende questo piano. Ama ciò che gli piace di sé e anche ciò che non gli piace. La mia parte insicura può non piacermi e posso amarla lo stesso. Amarla non significa assecondarla nel senso della compiacenza; significa tenerne conto, rispettarla e assisterla. Solo quando ho imparato ad amare ciò che non mi piace di me posso amare ciò che non mi piace degli altri, cioè tutto ciò che non soddisfa i miei desideri immediati. Sicché l’amore per me stesso non solo non esclude l’amore per gli altri, ma è proprio ciò che lo rende possibile.
Il desiderio è un movimento di attrazione verso qualcosa, nato dalla percezione o dal ricordo di quel qualcosa. Se desidero «uva», tutto ciò che sarà «non-uva» verrà da me rifiutato. Desiderio e rifiuto sono simultanei, sono le due facce della stessa medaglia.
Una famosa attrice di Hollywood, leggendo una sceneggiatura che le avevano inviato, disse: «Chi devo uccidere per avere questa parte?». Questa frase, peraltro di grande impatto, è rimasta poi inscritta come paradigma dell’entusiasmo, di una volontà di ferro per raggiungere qualcosa, e quasi come condizione indispensabile per chi voglia avanzare nella propria carriera. In altre parole, è stata socialmente glorificata.
Ed è proprio questa frase a riflettere meglio l’essenza del desiderio immaturo.
È vero che esistono alcune situazioni in cui il desiderio di qualcosa incontra un ostacolo che deve effettivamente eliminare. Nella vita umana il contesto di questo tipo di relazione si produce quando c’è un bene scarso e due persone che lottano per ottenerlo. Il grave problema è che questo quadro, che si presenta in alcune situazioni circoscritte, l’abbiamo esteso a tutto il resto, e quindi viviamo tutta la vita come un combattimento permanente.
Tornando ora al cuore della questione: una delle differenze tra amare e desiderare è che il desiderio si soddisfa esclusivamente con l’ottenimento di ciò che desidera, mentre l’amore trova il benessere nel benessere di tutte le persone protagoniste.
L’amore riconosce all’ostacolo lo stesso diritto di esistere che concede al desiderio a cui fa da ostacolo. Per esempio: «desidero stare con María, ma lei ama un altro uomo, e questa sua decisione mi sembra degna di essere rispettata e presa in considerazione quanto il mio stesso desiderio. La sua decisione è dello stesso rango del mio desiderio, anche se la sua decisione mi fa male.»
Il desiderio che crede di dover distruggere l’ostacolo per connettersi alla sua meta è il desiderio non amorevole; è quello il desiderio che uccide. Desidero stare con María e lei desidera stare con un altro uomo; quell’uomo è l’ostacolo, e allora lo uccido. Per questo motivo è necessario distinguere l’attrazione dall’amore.
La passione è appunto un’attrazione intensa. Può essere rivolta a una persona, a un’attività, a un oggetto, ecc. Può trattarsi tanto della musica quanto dei francobolli o del calcio… Non importa tanto che cosa la ispiri, quanto l’intensità che si prova davanti a ciò che la ispira. E questa attrazione appassionata può essere più o meno amorevole. Nella passione si vede in modo più ampio ciò che abbiamo descritto prima a proposito del desiderio. Se provo una passione non amorevole verso qualcuno, posso uccidere chi percepisco come un ostacolo, oppure la persona stessa se non soddisfa le mie pretese. È il tipico delitto passionale. A volte si dice «ha ucciso per amore…»: è una confusione, e porta a una confusione ancora maggiore… La realtà è che quell’omicidio è stato commesso per l’intensa frustrazione dell’attrazione non corrisposta, ma non per amore.
La passione amorevole prova la stessa intensa attrazione, ma non si concede alcun posto di privilegio nella sua relazione con l’ostacolo.
In ultima istanza, è l’amore che trasforma in danza la relazione tra la passione e l’ostacolo.
Quando si parla del desiderio in modo generico e se ne descrivono le caratteristiche, ciò che si fa di solito è parlare del desiderio immaturo. Voglio presentare qui la proposta di stabilire una distinzione concettuale all’interno del desiderio stesso e di differenziare il desiderio immaturo dal desiderio maturo.
Il desiderio immaturo si caratterizza per il fatto che si percepisce al centro della scena e colloca il resto dei protagonisti nella posizione di «esseri al suo servizio». Ciò significa che non riconosce la vita propria dei tre personaggi fondamentali con cui è in relazione:
L’oggetto stesso a cui il desiderio tende.
Tutto ciò che funziona come mezzo per raggiungerlo.
Tutto ciò che funziona come ostacolo per raggiungerlo.
Vediamolo con un esempio: Juan vuole conoscere María, e Manuel è l’amico comune che gliela presenterà. Manuel è quindi il mezzo attraverso il quale Juan arriverà a María. Se il giorno stabilito Manuel è stanco o ha l’influenza, il desiderio immaturo di Juan «lo tirerà giù dal letto e lo trascinerà» fino all’incontro in cui gli presenterà María. Per il desiderio immaturo, chiunque svolga la funzione di mezzo deve essere disponibile – costi quel che costi – per portare a termine il suo compito. Farà pressione e forzerà «in un modo o nell’altro» perché sia così. Se, arrivato all’incontro, viene a sapere che María è legata a Pedro, questi sarà, per Juan, l’ostacolo che gli impedisce di unirsi a María. Di conseguenza, il desiderio immaturo di Juan cercherà di escludere Pedro «costi quel che costi» per eliminare quell’ostacolo.
Questo livello evolutivo del desiderio è la fonte di innumerevoli conflitti e sofferenze.
Il desiderio maturo, invece, si caratterizza per l’opposto del precedente: non si colloca al centro della scena e non iscrive nemmeno il resto dei protagonisti come «esseri al suo servizio». Se racchiudessimo questo atteggiamento in una frase, sarebbe: «Riconosco il mio diritto di desiderare di stare con María, e riconosco anche che María può non desiderare di stare con me. Se è così, mi farà soffrire, ma questo non mi dà il diritto di offenderla perché prova ciò che prova.
Anche se mi frustra che Manuel sia stanco, gli riconosco il diritto di vivere uno stato che non coincide con le mie aspettative, e bisognerà concordare un altro incontro.
E, anche se mi fa male, riconosco anche che Pedro ha il mio stesso diritto di sentirsi attratto da María e di essere, eventualmente, scelto da lei.»
Desiderio immaturo
Si colloca al centro della scena. L’oggetto, i mezzi e gli ostacoli non hanno vita propria: sono «esseri al suo servizio». Fonte di innumerevoli conflitti e sofferenze.
Desiderio maturo
Riconosce il proprio diritto a desiderare e, allo stesso rango, il diritto delle altre persone a provare ciò che provano. La frustrazione resta dolorosa, ma non autorizza l’offesa.
«Nel momento stesso in cui comincio a desiderare, comincio a espormi alla frustrazione. Non posso garantire al mio desiderio che si realizzerà; al massimo posso garantirgli il mio miglior tentativo possibile.»
A questo livello evolutivo – che è possibile e necessario – il desiderio smette di essere fonte di conflitto e diventa un collaboratore consapevole al servizio della pienezza dello sviluppo, tanto dell’individuo quanto dell’insieme. È anche ciò che dice, in altro modo, la critica dell’amore idealizzato: il legame non regge grazie alla garanzia, ma grazie al tentativo rinnovato.
Note dell’originale
(*) Questo articolo è stato pubblicato nel n. 75 di Perspectivas Sistémicas (anno 15, marzo-aprile 2003).
Chi è Norberto Levy
(1) Il dott. Levy è medico, psicoterapeuta, ideatore del metodo di autoassistenza psicologica. Ha formato terapeute e terapeuti di diversi orientamenti ed è autore di numerosi articoli e libri. Il suo indirizzo e-mail: Autoasistencia@fibertel.com.ar
Questo articolo è la traduzione italiana non ufficiale dallo spagnolo di «El amor: armonía en el sistema», pubblicato da Red Sistémica (prima pubblicazione: Perspectivas Sistémicas, n. 75, marzo-aprile 2003). Traduzione realizzata da Complexe Systémique nell’ottobre 2026 con l’aiuto dell’intelligenza artificiale e ripubblicata con l’accordo della rivista. Fa fede la versione originale.
Leggi l’articolo originaleCome citare questo articolo
Levy, N. (2022). L’amour : harmonie dans le système (Complexe Systémique, trad.). Complexe Systémique. https://app.complexe-systemique.com/fr_FR/articles/l-amour-harmonie-dans-le-systeme (Opera originale pubblicata nel 2003 in Perspectivas Sistémicas, n. 75, marzo-aprile 2003; ripubblicata nel 2022 da Red Sistémica, https://redsistemica.ar/2022/07/06/el-amor-armonia-en-el-sistema/)
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