Traduzione assistita dall'IA

Questa versione è stata tradotta dallo spagnolo da Complexe Systémique con l'aiuto dell'intelligenza artificiale. In caso di dubbio, fa fede la versione originale.

Red Sistémica · Istituzioni

Consigli per un servizio ospedaliero efficiente. «Fallisca con orgoglio e con metodo»

Un manuale d’istruzioni per chi aspira a dirigere un servizio: come reclutare trecentoventicinque persone non retribuite, alimentare la sensazione che i mezzi manchino, far venire profeti che nessuno ascolta, moltiplicare le équipe finché non riescono più a parlarsi e ottenere, alla fine, che ogni prestazione costi allo Stato quanto nel privato. Hugo Hirsch scrive al rovescio ciò che bisognerebbe fare al dritto.

Autore Hugo Hirsch, laureato in psicologia, condirettore del Centro Privado de PsicoterapiasPrima pubblicazione Perspectivas Sistémicas, n. 2, anno 1, agosto-settembre 1988Traduzione Complexe Systémique, traduzione non ufficiale dallo spagnolo assistita dall’IA, con l’accordo di Red Sistémica

Nota della traduzione

Il testo è una satira, scritta interamente in forma di manuale d’istruzioni e in seconda persona: ciascuno dei consigli descrive un modo collaudato per far fallire un servizio, esposto con la serietà di un manuale di management. Risponde, come un’eco, al manuale di Carlos Sluzki uscito nel numero precedente della rivista. I termini ad honorem (attività professionale non retribuita, molto diffusa negli ospedali pubblici argentini) e rentado (posto retribuito) sono quelli dell’amministrazione ospedaliera argentina.

Credo sia stato Oscar Wilde a dire che i critici, come gli eunuchi, parlano di ciò che non fanno. Da molti anni ormai sono lontano dal settore pubblico dei servizi di salute mentale, ma forse proprio per questo mi chiamano con una certa frequenza a esporre le mie opinioni sull’argomento. Basandomi sul ricordo della mia esperienza e sull’osservazione — probabilmente inadeguata — di alcuni servizi i cui membri a volte mi chiedono una supervisione, ho pensato di poter offrire un paio di consigli a chi aspira a dirigere un servizio di psicopatologia o un centro di salute mentale.

A mio avviso sono abbastanza vicini a ciò che accade di solito perché li si scarti senza tante storie. Insomma, spero che abbiano un’utilità simile a quella dell’eccellente manuale di Carlos Sluzki, pubblicato nel numero precedente di Perspectivas Sistémicas con il titolo «Come delimitare un territorio nel campo della terapia familiare in tre facili lezioni». Eccoli.

Tre consigli per cominciare

1) Si cerchi un luogo in cui il servizio non esista, oppure in cui sia rimasto finora abbastanza sconosciuto da non doversi misurare con glorie passate.

2) Qualunque sia il loro numero, consideri subito insufficienti i posti retribuiti rispetto al lavoro da svolgere. Le riuscirà particolarmente facile se concepirà tale lavoro sulla base di tutto ciò che Le passa per la testa e Le sembra interessante, senza fissare un programma, né obiettivi tangibili, né interrogarsi su criteri di priorità. Non si chieda mai che cosa fare con ciò che ha; guardi tutto ciò che non si può fare per mancanza di risorse.

Non si chieda mai che cosa fare con ciò che ha; guardi tutto ciò che non si può fare per mancanza di risorse.

Hugo Hirsch

Il personale retribuito deve condividere con Lei questa idea. Lo aiuterà a diluire la responsabilità: un’adeguata sensazione che le risorse siano insufficienti fa sì che ogni omissione o errore venga perdonato e che ogni azione assuma sfumature eroiche.

3) Sulla base di quanto detto, permetta o promuova l’ingresso di trecentoventicinque figure professionali ad honorem. Ora è in condizione di aspirare a essere importante (anche se questo non basta ancora).

Con un gruppo umano di queste dimensioni avrà già ottenuto alcuni risultati. a) Poiché la maggioranza non è pagata, si fa vedere pochissimo; e la minoranza retribuita, che si sente pagata male, partecipa del clima generale, sicché viene appena un po’ di più.

Ne risulterà che ogni professionista segue realmente mezzo caso alla settimana, pur partecipando (purché non manchi, perché in fondo non si può pretendere nulla) a cinque riunioni settimanali, due delle quali serviranno a discutere della mancanza di posti retribuiti e le altre a pianificare un compito che non verrà svolto, perché non ci sono più ore di lavoro per realizzarlo. b) Con un organico simile gli studi per le visite non basteranno al mattino e resteranno vuoti il pomeriggio, il che a sua volta Le permetterà di reclamare più studi oppure più posti retribuiti.

Bene: ora che ha un servizio con molta gente, si dedichi a migliorarlo. Ci sono vari modi, ma fondamentalmente si possono raggruppare in due categorie: la didattica e l’assistenza.

La didattica, o l’arte di stare in contatto con i profeti

a) La didattica: si procuri molte supervisioni tenute da persone note. È importante che il Suo personale senta di essere in contatto con i profeti. Poi, nella pratica, pochissime persone assisteranno alle lezioni e alle supervisioni tenute proprio da chi, in privato, riceve onorari succulenti. La celebrità stessa mancherà un buon numero di volte, perché in fondo anch’essa si sente una vittima eroica che contribuisce a uno Stato meschino, il quale non riconosce il suo sacrificio. Il risultato pratico è che tutti sapranno che in quell’orario non si può fare altro perché c’è didattica, e di solito godranno nella fantasia di quell’importante attività.

Nel caso in cui la Sua gente sia poco fantasiosa e preferisca lo svolgimento reale dell’attività alla fantasia, faccia in modo che tanto il corpo docente quanto la bibliografia in uso pongano un’enfasi particolare su un linguaggio che permetta di non capire che cosa fa chi conduce le terapie perché i trattamenti falliscano. Se l’attenzione è rivolta alla cosiddetta teoria, o se si eleva un espediente tecnico al rango di procedura sacra, chi fa terapia potrà lavorare lì tranquillamente per molti anni senza sapere se la propria efficacia sia pari, superiore o inferiore alla media e, cosa molto migliore, senza nemmeno avere interesse a saperlo. Non serve molto: di solito un uso intensivo di parole chiave come resistenza, incapacità di simbolizzazione o pensiero operatorio, autopoiesi o deriva strutturale è tutto ciò che occorre.

L’altra questione su cui dovrebbe vigilare — ma senza sforzarsi troppo, perché il personale e la supervisione se ne occuperanno con spontanea buona volontà — è che nessuno sollevi seriamente la questione delle differenze tecniche e operative tra il lavoro istituzionale pubblico e la pratica privata individuale. Se il Suo servizio è davvero all’avanguardia, si dovrà dire che tali differenze esistono, ma senza mai specificarle, perché si corre il rischio di scoprire che quanto appreso in un contesto non serve nell’altro, trattandosi di operazioni molto diverse. Finché queste differenze non saranno chiare, frotte di terapeuti potranno arrangiarsi alla meglio con l’utenza dell’ospedale, sperimentando su di essa gli approcci che sperano di usare con una clientela privata statisticamente sempre più magra.

L’assistenza: ampia, complessa e interdisciplinare

b) Per quanto riguarda l’assistenza, faccia in modo che il Suo servizio sia ampio e complesso.

Ampio

Vuol dire che vi si faccia di tutto, dallo sviluppo di comunità alla psicomotricità.

Complesso

Vuol dire che ci sia un’équipe per ogni attività, possibilmente con il proprio bagaglio concettuale, in modo che la comunicazione tra le équipe sia quasi impossibile.

A questo aggiunga un’altra caratteristica: deve essere interdisciplinare, il che di solito vuol dire che il personale medico e/o psicologico ritiene che spetti all’assistente sociale il lavoro sporco di andare a casa della gente a confermare la propria teoria sul caso. Poiché di solito l’assistente sociale torna con una teoria diversa, le persone che si rivolgono al servizio diventano rapidamente il fulcro della contesa per stabilire l’approccio presumibilmente più appropriato.

Un esempio immaginario

Il funzionamento ideale di un servizio sufficientemente numeroso, ampio e complesso può essere illustrato con un esempio immaginario: arriva al pronto soccorso una giovane donna separata, madre di due figli, accompagnata dai genitori dopo un tentativo di suicidio.

Chiunque la accolga definirà il caso in un certo modo, per esempio somministrando farmaci alla paziente designata e raccomandando ai genitori di non lasciarla sola. Poiché i genitori le sembrano ansiosi e poco contenitivi e, inoltre, la preoccupa la sorte delle due povere creature della signora, che a suo parere è un’isterica grave, questa persona invia da un lato la signora in terapia individuale e, dall’altro, il gruppo familiare all’équipe per le famiglie. Qui la situazione viene vista dalla prospettiva dell’eccessiva egemonia dei nonni, che delegittimano la madre nella gestione dei bambini, e che vengono quindi cortesemente invitati a occuparsi delle proprie faccende. Nel frattempo, un’assistente sociale parte per vedere se riesce a rintracciare l’ex marito, perché in fondo, se c’è un padre assente, renderlo presente risolverà il problema. Nel frattempo la terapia individuale lavorerà sulla presunta dipendenza infantile della signora nei confronti dell’ex coniuge.

Non scrivere nulla, non sapere nulla, e il sublime paradosso

Poiché nessuno è obbligato a mettere per iscritto ciò che sta facendo, tutto il personale può scegliere tra continuare a fare ciò che fa senza venire a sapere che cosa fa il resto del personale, oppure venirlo a sapere e arrabbiarsi senza conseguenze: poiché gli orari di lavoro sono tutti diversi, incontrarsi è molto difficile. Domande come «sulla base di quali criteri il caso è stato inviato in questo modo, e accettato senza tante storie?» devono essere scartate.

Qualsiasi analisi dell’impatto che il funzionamento della propria organizzazione ha sul mantenimento o sull’accentuazione dei sintomi deve essere accuratamente scartata o, nel peggiore dei casi, ricondotta alla questione della mancanza di risorse. Con questo procedimento molte famiglie migliorano, perché, sentendosi maltrattate e poco capite, si produce in esse una salutare reazione che le porta a fidarsi di più delle proprie risorse.

Nel frattempo, Lei avrà già un servizio numeroso, ampio, complesso e interdisciplinare. Può ancora migliorarlo aggiungendo servizi di consulenza ospedaliera o di prevenzione primaria, ma di questo parlerò un’altra volta, perché si tratta ormai di veri e propri raffinamenti.

In ogni caso, ora può già sedersi a godere del frutto dei Suoi sforzi e meditare su un meraviglioso e sublime paradosso: con soli quindici posti di terapeuta retribuiti e trecentotrentacinque ad honorem, ogni prestazione costa allo Stato come se la pagasse a tariffa privata.

Chi è Hugo Hirsch

Hugo Hirsch è laureato in psicologia, condirettore del Centro Privado de Psicoterapias e coautore di Estrategias psicoterapéuticas institucionales. La organización del cambio (Nadir editores, 1988).

Questo articolo è la traduzione italiana non ufficiale dallo spagnolo di «Consejos para un servicio hospitalario eficiente. “Fracase orgullosa y organizadamente”», pubblicato da Red Sistémica (prima pubblicazione: Perspectivas Sistémicas, n. 2, anno 1, agosto-settembre 1988). Traduzione realizzata da Complexe Systémique nell’ottobre 2026 con l’aiuto dell’intelligenza artificiale e ripubblicata con l’accordo della rivista. Fa fede la versione originale.

Leggi l’articolo originale

Come citare questo articolo

Hirsch, H. (2022). Conseils pour un service hospitalier efficace. « Échouez fièrement et méthodiquement » (Complexe Systémique, trad.). Complexe Systémique. https://app.complexe-systemique.com/fr_FR/articles/conseils-pour-un-service-hospitalier-efficace-echouez-fierement-et-methodiquement (Opera originale pubblicata nel 1988 in Perspectivas Sistémicas, n. 2, anno 1, agosto-settembre 1988; ripubblicata nel 2022 da Red Sistémica, https://redsistemica.ar/2022/06/20/consejos-para-un-servicio-hospitalario-eficiente-fracase-orgullosa-y-organizadamente/)

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