Traduzione assistita dall'IA

Questa versione è stata tradotta dall'inglese da Complexe Systémique con l'aiuto dell'intelligenza artificiale. In caso di dubbio, fa fede la versione originale.

Clinical Psychology & Psychotherapy · Famiglia

I fattori di stress psicosociale di fratelli e sorelle di persone con esperienze di psicosi (SOPEP): una revisione narrativa sistematica tra culture

Quando la psicosi entra in una famiglia, la fratria resta spesso fuori dal campo della cura. Riunendo 22 studi qualitativi di cinque continenti, il gruppo di Emma Izon descrive ciò che fratelli e sorelle portano con sé: vergogna, gelosia, difficoltà economiche, aspettative culturali di cura, ma anche compassione e attaccamento. Ne ricava sei aree da esplorare con ciascun membro della fratria e un elenco di risorse per i servizi.

Autrici e autori Emma Izon, Jerica Radez e Matthew T. D. Knight (Oxford Health NHS Foundation Trust e The Oxford Institute of Clinical Psychology Training and Research, University of Oxford, Regno Unito)Prima pubblicazione Clinical Psychology & Psychotherapy, 12 novembre 2023Traduzione Complexe Systémique, traduzione non ufficiale assistita dall’IA

Traduzione non ufficiale in italiano di The psychosocial stressors of siblings of people with experiences of psychosis (SOPEP): A systematic narrative review across cultures, di Emma Izon, Jerica Radez e Matthew T. D. Knight, pubblicato in Clinical Psychology & Psychotherapy (Wiley) (2024), doi: 10.1002/cpp.2921, con licenza CC BY 4.0. Traduzione realizzata da Complexe Systémique nell’ottobre 2026 con l’aiuto dell’intelligenza artificiale: il testo originale è stato tradotto in italiano e impaginato per la lettura online, il che costituisce una modifica dell’opera ai sensi della licenza. Le tabelle sono presentate sotto forma di elenchi. La traduzione non è stata realizzata né da chi firma l’articolo né dall’editore, che non rispondono del suo contenuto né di eventuali errori. Fa fede la versione originale.

Il legame fraterno è spesso la relazione familiare più lunga della vita.

Emma Izon, Jerica Radez e Matthew T. D. Knight

Abstract

Obiettivi. Questo studio si proponeva di sintetizzare i fattori di stress psicosociale di fratelli e sorelle di persone con esperienze di psicosi (SOPEP). Comprendere i bisogni specifici della fratria in culture diverse aiuterebbe i servizi di salute mentale a offrire un sostegno psicosociale culturalmente specifico, centrato sulla famiglia e sulla fratria. Ciò potrebbe tradursi in migliori relazioni familiari, in un maggiore benessere psicosociale della fratria e in esiti migliori per le persone assistite.

Metodi. Seguendo le linee guida PRISMA, è stata condotta una revisione sistematica per esplorare i fattori di stress psicosociale delle SOPEP. Sono state utilizzate sei banche dati per individuare la letteratura basata su una metodologia qualitativa.

Risultati. Sono stati inclusi ventidue studi che indagavano i fattori di stress psicosociale delle SOPEP. Le esperienze delle SOPEP erano influenzate da diversi livelli: fattori individuali, fattori sociali, ambienti fisici e macroambienti. Sei componenti chiave contribuivano ai fattori di stress psicosociale delle SOPEP e facilitavano od ostacolavano le loro intenzioni, i loro comportamenti e le loro esperienze di assistenza: le convinzioni delle SOPEP sulla psicosi, le convinzioni sull’assistenza, i valori familiari e culturali, i tratti di personalità, le difficoltà pratiche e l’accesso alle risorse.

Conclusioni. In tutto il mondo, le SOPEP e le famiglie potrebbero trarre beneficio dal coinvolgimento in interventi familiari e da un sostegno individuale che faciliti l’assistenza e riconosca le loro responsabilità, le loro risorse, i loro bisogni psicosociali e le loro esperienze emotive.

Messaggio chiave per la pratica clinica

  • Fratelli e sorelle di persone con esperienze di psicosi (SOPEP) possono avere bisogno di sostegno e di psicoeducazione da parte dei servizi di salute mentale su temi quali la gestione dei sintomi, l’eziologia, l’assistenza sociale e il sostegno legale ed economico.
  • Alcune SOPEP vivono un’ampia gamma di emozioni complesse e stratificate. I servizi di salute mentale potrebbero aiutarle a sentirsi meno stressate, isolate e confuse di fronte alle richieste psicosociali legate alla loro condizione di SOPEP, e a sentirsi più positive e più informate su come sostenere sé stesse e il proprio fratello o la propria sorella.
  • I servizi potrebbero introdurre adattamenti culturali ai bisogni delle SOPEP, in funzione della loro identità personale e sociale e dello stadio della psicosi della persona assistita, ad esempio usando un linguaggio semplificato e riconoscendo le convinzioni e le aspettative culturali delle SOPEP per esplorare modi di facilitare l’assistenza.
  • I servizi potrebbero creare legami con figure della comunità (ad esempio guide religiose, sciamani, monaci e figure della medicina tradizionale) per sostenere le aspettative delle SOPEP rispetto al ruolo di cura attraverso il sostegno religioso o il nutrimento spirituale, oltre che per ridurre lo stigma e il carico e promuovere l’alfabetizzazione sulla salute mentale.

1 INTRODUZIONE

Le relazioni tra fratelli e sorelle sopravvivono ai matrimoni, sopravvivono alla morte dei genitori, riemergono dopo litigi che affonderebbero qualsiasi amicizia. Fioriscono in mille incarnazioni di vicinanza e distanza, calore, lealtà e diffidenza. Erica E. Goode

Questo articolo comincia descrivendo il termine «caregiving», riconoscendo chi assume un ruolo di cura. Successivamente verranno introdotti il termine «psicosi» e le esperienze lungo lo spettro psicotico. Nell’esaminare la letteratura sulla psicosi, chi firma l’articolo considera le differenze culturali sia all’interno delle popolazioni sia tra paesi. Una sintesi dei principali risultati della letteratura sulla psicosi fornirà il contesto per lo studio di fratelli e sorelle di persone con esperienze di psicosi (SOPEP). Verranno esaminati i limiti di una revisione precedente, seguiti dagli obiettivi di ricerca del presente studio.

1.1 Caregiving

Un o una caregiver è una persona che offre sostegno a un’altra persona; la definizione comprende i familiari che convivono con lei o che la sostengono a distanza (NHS, 2017). Prendersi cura di qualcuno che vive difficoltà di salute mentale può comportare un aiuto pratico, cure personali e/o sostegno emotivo (McCann et al., 2011). Offrire sostegno può avere ripercussioni emotive, fisiche, sociali e/o economiche, sia positive sia negative, su chi presta assistenza (Shiraishi & Reilly, 2019). Il livello di tensione multidimensionale percepito nel tempo da chi presta assistenza è noto come carico assistenziale (caregiver burden) (Liu et al., 2020). In questo articolo, fratelli e sorelle sono indicati come caregiver che prestano assistenza, pur riconoscendo che alcune persone potrebbero non considerarsi tali (BPS, 2021).

1.2 Psicosi

I disturbi psicotici colpiscono più di 20 milioni di persone nel mondo (James et al., 2018) e insorgono tipicamente nell’adolescenza e nella prima età adulta (McClellan, 2018). La classificazione del DSM-5 dei disturbi psicotici primari sottolinea che queste condizioni si collocano lungo uno spettro, i cui estremi lieve e grave sono definiti rispettivamente dal disturbo schizoide (di personalità) e dalla schizofrenia (Arciniegas, 2015). Più di recente, la letteratura si è concentrata sulla prevenzione e sull’intervento precoce, passando dalle condizioni croniche (ad esempio la schizofrenia; Severe Mental Illness) alle esperienze psicotiche precoci (ad esempio il primo episodio psicotico, First Episode Psychosis, FEP; l’At-Risk Mental State, ARMS). Il termine «ARMS» descrive uno stato che comporta un rischio elevato, ma non inevitabile, di sviluppare un disturbo psicotico (McGorry & Singh, 1995).

Con il processo di deistituzionalizzazione, il baricentro della riabilitazione e del trattamento si è spostato sul territorio, affidando alle famiglie la cura del familiare malato (Kritzinger et al., 2011). Un’ampia quota di persone con esperienze di psicosi vive in casa ed è sostenuta dalla propria famiglia (Izon et al., 2019). La letteratura raccomanda interventi familiari per le persone che presentano sintomi di psicosi (Claxton et al., 2017; Varghese et al., 2020). Tra i benefici possono figurare una riduzione dei tassi di ricaduta e di riospedalizzazione e minori livelli di critica, ostilità e/o ipercoinvolgimento emotivo nei familiari (Camacho-Gomez & Castellvi, 2020; Claxton et al., 2017). Le famiglie stesse acquisiscono un senso di empowerment e migliori capacità di far fronte allo stigma, e possono favorire l’adesione alle cure della persona assistita (Ben-David et al., 2019; Izon et al., 2020).

1.3 Differenze culturali

La letteratura che esplora le esperienze dei familiari proviene prevalentemente dalle culture occidentali, e pochi studi includono popolazioni nere e di minoranze etniche, sovrarappresentate nei tassi di psicosi in molte regioni (Edge et al., 2016). Possono esistere differenze culturali che influenzano il modo in cui i familiari percepiscono e gestiscono la psicosi, nonché i loro comportamenti di cura. Considerare la diversità delle tradizioni e dei valori culturali è essenziale per comprendere le esperienze delle famiglie e offrire interventi culturalmente adattati accettabili ed efficaci (Rathod et al., 2018).

È la cultura a stabilire quali comportamenti siano accettabili e quali esposti alla critica, con variazioni nei livelli di affetto e di preoccupazione. I modelli esplicativi della psicosi possono includere credenze soprannaturali sull’eziologia della malattia, che leggono la malattia mentale attraverso un modello spirituale-sociale anziché biomedico. In alcune culture, le persone con sintomi di psicosi e le loro famiglie possono subire l’esclusione sociale dal lavoro (esclusione economica), vedersi negare il diritto di voto, di sposarsi o di possedere terra (esclusione politica) ed essere emarginate (United Nations General Assembly, 2017).

Chi firma l’articolo riconosce che, in certe culture, l’assistenza può essere più accettabile da parte di certi tipi di relazione; questi risultati possono quindi variare tra relazioni interpersonali oltre che tra culture. La revisione narrativa ventennale di Dilworth-Anderson (Dilworth-Anderson et al., 2002) mette in luce che le persone caregiver bianche si occupavano spesso del o della coniuge, mentre quelle afroamericane si occupavano spesso di fratelli e sorelle, di persone amiche o di membri della famiglia allargata. La ricerca suggerisce che esistano differenze di genere, con un maggior numero di donne che assumono il ruolo di cura (Caqueo-Urízar et al., 2014). Tuttavia, in alcune culture le donne forniscono cure personali e sostegno emotivo, mentre gli uomini forniscono un’assistenza equivalente ma concentrata sul sostegno economico e sui trasporti (Delgado & Tennstedt, 1997). In alcune culture, le spiegazioni sociologiche sottolineano le aspettative sociali e culturali secondo cui le donne dovrebbero assumere il ruolo di caregiver. Ad esempio, il confucianesimo attribuisce valore, in alcune culture, al fatto che le donne assumano ruoli di cura, a prescindere da altre responsabilità come avere una propria famiglia (Hsiao et al., 2006).

1.4 Fratelli e sorelle di persone con esperienze di psicosi (SOPEP)

Le esperienze delle persone con psicosi possono avere ripercussioni sull’intera famiglia attraverso lo stress emotivo ed economico e il carico assistenziale (Wang et al., 2017); tuttavia, la ricerca e il trattamento coinvolgono tipicamente coniugi e genitori (Onwumere et al., 2020). La relazione fraterna offre spesso un’amicizia reciproca e un sostegno emotivo e pratico (Bank & Kahn, 2003). Alcune SOPEP possono conoscere le difficoltà del proprio fratello o della propria sorella meglio dei genitori (Dyregrov & Dyregrov, 2005) e assumersi compiti di assistenza (BPS, 2021). In alcune culture, le SOPEP possono essere tenute a prendersi cura di un fratello o di una sorella «malati» ed essere socializzate al ruolo di cura, oltre a fungere da fonte di sostegno per i genitori (Amaresha et al., 2014; Bowman et al., 2017). La ricerca quantitativa e la letteratura che esplorano le esperienze delle SOPEP e la loro relazione sono limitate (Bowman et al., 2014; Plessis et al., 2020). I sintomi e i comportamenti legati alla psicosi osservati dalle SOPEP sono stati associati a disagio psicologico nelle SOPEP e a conflitti nelle relazioni familiari (Lively et al., 2004; Plessis et al., 2020). Una storia di violenza fisica, aggressività e comportamenti suicidari nelle persone con FEP si traduceva in un maggiore carico assistenziale e in una peggiore qualità della vita per la fratria (Bowman et al., 2014, 2017). Fratelli e sorelle possono compiere sacrifici nel proprio stile di vita personale (ad esempio il tempo trascorso con il o la partner e con i figli) per poter garantire un’assistenza a lungo termine (Bowman et al., 2017). Le SOPEP che prestano assistenza possono vivere un’ampia gamma di emozioni complesse e stratificate, esperienze di stigma, un aumento del disagio e del carico (Bowman et al., 2014, 2017). Possono tuttavia provare anche emozioni positive grazie al sostegno e alla compagnia che offrono (Bowman et al., 2017).

Diverse teorie concettualizzano l’impatto del disagio psichico sulla fratria. La teoria dei sistemi familiari afferma che i membri della famiglia fanno parte di un sistema familiare simbiotico e dinamico, in cui il comportamento di ciascun membro è in grado di influenzare gli altri (Minuchin, 1988). Ciò è particolarmente pertinente, poiché la diagnosi di psicosi avviene spesso nella tarda adolescenza e nella prima età adulta. Una perturbazione delle relazioni della fratria in questa fase della vita può avere conseguenze significative, in particolare sullo sviluppo della personalità, sulla formazione dell’identità e sul sostegno sociale (Bowman et al., 2014). Ad esempio, una mancanza di attenzione e di affetto percepita da fratelli e sorelle può tradursi in una maggiore empatia o in comportamenti di ritiro (Fleary & Heffer, 2013). Le SOPEP che incontrano difficoltà nel funzionamento psicosociale possono essere a loro volta ad alto rischio di sviluppare una psicosi (Yung et al., 2005) e vulnerabili allo sviluppo di problemi di salute mentale (Bowman et al., 2014).

Per comprendere i bisogni psicosociali delle SOPEP e orientare la pratica e la ricerca future, Amaresha et al. (2014) hanno condotto una revisione sistematica descrittiva. La loro revisione includeva sette studi (quattro qualitativi, due quantitativi e uno a metodi misti) e rilevava che le SOPEP hanno bisogni specifici. Chi ha firmato quella revisione sottolinea il desiderio delle SOPEP di ricevere sostegno da professioniste e professionisti, sia per i propri bisogni psicosociali sia per ottenere informazioni sulle difficoltà del fratello o della sorella, sulla gestione della malattia e sulla riabilitazione. Una revisione più aggiornata, che includa studi di culture diverse e dell’intero ombrello della psicosi (cioè anche ARMS e FEP), aiuterebbe a orientare i servizi su come sostenere al meglio i fattori di stress e i bisogni psicosociali delle SOPEP nelle diverse culture.

1.5 Il presente studio

Questo studio si concentra sugli studi qualitativi, data la ricchezza e il numero degli articoli di ricerca qualitativa condotti in diverse culture e individuati in un’area relativamente nuova. Questa revisione sistematica narrativa ha permesso di consolidare temi descrittivi per stabilire in che misura i servizi offrano sostegno alla fratria e per orientare la pratica e una ricerca di qualità con questa popolazione. Su queste basi, abbiamo esaminato sistematicamente gli studi che esploravano i fattori di stress psicosociale delle SOPEP. I fattori di stress psicosociale sono stati definiti come le risorse personali e sociali percepite, comprese le valutazioni delle richieste di cura, gli stili di coping e il sostegno sociale (Ownsworth & Karlsson, 2022).

1.6 Obiettivi

  1. Individuare gli studi incentrati sui fattori di stress psicosociale delle SOPEP derivanti da studi qualitativi.
  2. Fornire una sintesi narrativa dei fattori di stress psicosociale delle SOPEP noti a oggi e valutare la qualità della letteratura.
  3. Esplorare forme di sostegno psicosociale culturalmente specifiche, centrate sulla famiglia e sulla fratria.

2 METODI

2.1 Strategia di ricerca

Questa revisione è stata condotta in conformità con le linee guida PRISMA per il reporting delle revisioni sistematiche (Moher et al., 2009). Il protocollo pubblicato della revisione è consultabile su PROSPERO https://www.crd.york.ac.uk/prospero/display_record.php?RecordID=297598.

È stata effettuata una ricerca elettronica avanzata su sei banche dati, PsycINFO, EMBASE, CINAHAL, MEDLINE, PubMed e Web of Science, con la stringa riportata di seguito. Per ridurre le sovrapposizioni con la revisione di Amaresha et al. (2014) ed esplorare la ricerca più recente, le ricerche sono state limitate al periodo da ottobre 2013 a febbraio 2023, agli studi sull’essere umano e alla lingua inglese. I riferimenti bibliografici di ciascun articolo incluso sono stati esaminati tramite ricerca in avanti e all’indietro, per individuare ulteriori pubblicazioni pertinenti non emerse dalla ricerca elettronica iniziale.

Chi firma l’articolo ha utilizzato i seguenti termini di ricerca per restare aperto e inclusivo verso qualsiasi ricerca qualitativa riguardante una popolazione di fratelli e sorelle di una persona con esperienze di psicosi. Era consapevole che ciò avrebbe potuto produrre un numero maggiore di articoli iniziali da esaminare a testo completo, ma lo ha ritenuto importante data l’ampiezza dell’area. I termini di ricerca erano: psychosis OR psychot* OR schizo* OR early intervention in psychosis OR FEP OR first-episode psychosis OR first episode psychosis OR first episode of psychosis OR severe mental illness OR severe mental disorder AND Sibling* OR brother* OR sister* AND qualitative OR ethnograph* OR phenomen* OR ethnograph* OR grounded theory OR qualitative valid* OR purposive sampl* OR observational method* OR content analys* OR thematic analys* OR constant comparative OR field stud* OR theoretical sampl* OR discourse analys* OR focus group* OR lived experience* OR life experience* OR narrative analysis OR interview*.

2.2 Criteri di inclusione

Erano ammissibili gli articoli di ricerca originale pubblicati a partire da ottobre 2013 in riviste in lingua inglese sottoposte a revisione tra pari. Sono stati inclusi gli studi empirici qualitativi e gli studi a metodi misti che comprendevano una componente qualitativa. Gli studi riguardanti persone con «severe mental illness» dovevano indicare le diagnosi delle persone partecipanti e che oltre il 50% del campione avesse una diagnosi dell’area psicotica. Gli studi ammissibili si concentravano sui fattori di stress delle SOPEP, che potevano essere descritti dalla prospettiva del fratello o della sorella, di un altro familiare, del personale sanitario o della persona assistita. Erano ammissibili all’inclusione fratelli e sorelle di tutte le età, conviventi o non conviventi con la persona con psicosi.

2.3 Criteri di esclusione

Gli studi che esploravano la genetica e il rischio fisiopatologico esulavano dall’ambito della revisione. Tutti gli altri disegni di studio sono stati esclusi (ad esempio studi quantitativi e letteratura grigia).

2.4 Selezione degli studi ed estrazione dei dati

Il processo di selezione degli articoli è illustrato nella Figura 1. La ricerca iniziale ha restituito 2438 riferimenti. I duplicati sono stati eliminati con Endnote, poi titoli e abstract sono stati vagliati ai fini dell’inclusione. È stato reperito il testo completo di tutti gli studi potenzialmente ammissibili, successivamente esaminati secondo i criteri di ammissibilità. La prima autrice (inserire le iniziali) ha valutato l’ammissibilità degli studi, e i dubbi sono stati risolti tramite discussione e consenso con un altro membro del gruppo di revisione (inserire le iniziali). Una seconda persona valutatrice (inserire le iniziali) ha verificato l’affidabilità del processo di selezione esaminando il 30% degli abstract e il 25% degli articoli completi. Le stime dell’affidabilità tra valutazioni hanno mostrato un elevato livello di accordo nelle fasi di screening (κ = 0.84, p < 0.001) e di lettura del testo completo (κ = 1.00, p < 0.001; Landis & Koch, 1977). Inserire le iniziali ha vagliato 41 testi completi degli articoli rimanenti; 19 sono stati esclusi per anno di pubblicazione anteriore a ottobre 2013 (n = 3), per il disegno dello studio (n = 8), perché non riguardavano una popolazione di persone con diagnosi dell’area psicotica (n = 5) o perché non si occupavano dei bisogni psicosociali della fratria (n = 3).

Diagramma di flusso PRISMA della ricerca sistematica.
FIGURA 1. Diagramma di flusso PRISMA della ricerca sistematica.

La prima autrice ha contattato chi firmava gli articoli individuati per ottenere informazioni supplementari. Altri tre articoli sono stati individuati esaminando le citazioni. Ventidue articoli soddisfacevano pienamente i criteri di inclusione, ed è stato sviluppato uno strumento di estrazione dei dati (si veda la Tabella 1) per registrare: (1) le caratteristiche dello studio; (2) il disegno; (3) i dati sociodemografici del campione di partecipanti; (4) i dati sociodemografici del campione di SOPEP; (5) i dati sociodemografici del campione di persone assistite; (6) gli obiettivi dello studio, i principali risultati e le implicazioni. Degli articoli estratti, il 30% è stato esaminato sia dalla prima autrice sia dalla seconda persona valutatrice per valutare l’affidabilità tra valutazioni, con un accordo del 90%, ed eventuali discrepanze sono state risolte tramite discussione.

Tabella 1 — Sintesi degli studi inclusi.

  • 1. Al-Sawafi et al., 2021, Oman. Obiettivo dello studio: esplorare l’esperienza e i bisogni dei familiari omaniti di persone ricoverate con diagnosi di SZ. Disegno: disegno qualitativo descrittivo. Interviste semistrutturate in presenza, in arabo, con familiari di persone ricoverate con SZ. Campionamento intenzionale di genitori, coniugi e componenti della fratria. Analisi dei dati: framework analysis. Partecipanti allo studio: familiari n = 20 (genitori n = 10; componenti della fratria n = 5; partner n = 5); donne n = 12 (60%); fascia d’età 25–60 anni. Fratria: componenti della fratria n = 5 (25%); donne n = 4; fascia d’età 25–39 anni. Pazienti: persone ricoverate con diagnosi di SZ n = 20; nessun altro dettaglio riportato. Risultati principali: (1) L’assistenza può incidere sulle emozioni, sulle finanze, sul lavoro, ecc. (2) Le SOPS provavano tristezza, preoccupazione, impotenza, frustrazione, stigma, colpa, vergogna e senso di responsabilità. Fratelli e sorelle cercavano di ignorare i commenti negativi. (3) Le SOPS provavano compassione e amore, che rafforzavano la vicinanza del legame fraterno e la crescita personale. (4) La fratria incoraggiava la persona assistita a partecipare ad attività per sostenerne l’autonomia. Implicazioni cliniche: servono FI culturalmente adattati che aiutino efficacemente i familiari a prestare assistenza e ad adattarsi al ruolo di cura, per ridurre il carico e lo stigma.
  • 2. Al Sawafi et al., 2022, Oman. Obiettivo dello studio: esplorare il punto di vista dei familiari e del personale di salute mentale per orientare lo sviluppo di un FI per persone ricoverate con diagnosi di SZ. Disegno: interviste semistrutturate con caregiver (si veda sopra). Tre focus group con il personale, in inglese. Analisi dei dati: framework analysis. Partecipanti allo studio: caregiver n = 20 (per i dettagli si veda lo studio precedente); focus group con il personale: psichiatria (n = 7); infermieristica psichiatrica (n = 5); entrambe le professioni (n = 6); esperienza da 4 a 32 anni. Fratria e pazienti: per i dettagli si veda lo studio precedente. Risultati principali: i bisogni psicosociali comprendono: (1) conoscenze: prognosi, sintomi, eziologia, trattamento, ecc.; (2) capacità di problem solving, ad esempio per gestire i casi in cui i sintomi entravano in conflitto con le pratiche culturali; (3) sostegno emotivo. Implicazioni cliniche: un FI culturalmente adattato sarebbe accettabile per chi presta assistenza, se calibrato sui bisogni delle famiglie.
  • 3. Amaresha et al., 2015, India. Obiettivo dello studio: esplorare i bisogni delle SOPS che frequentano un ospedale psichiatrico di terzo livello nell’India meridionale. Disegno: studio qualitativo esplorativo con interviste semistrutturate in presenza in kannada, tamil, telugu o inglese. Campionamento intenzionale. Analisi dei dati: approccio induttivo generale. Campione (partecipanti/fratria): componenti della fratria n = 15; uomini n = 11; età media = 33 anni; nel ruolo di caregiver principale n = 10; conviventi con la persona assistita n = 9; provenienza urbana n = 9. Pazienti: diagnosi di SZ n = 15 (SZ paranoide n = 9); età media = 30,40 anni. Risultati principali: (1) Fratelli e sorelle desideravano aiuto per gestire i sintomi negativi, accesso alle informazioni e la possibilità di discutere le proprie preoccupazioni, ad esempio sull’ereditarietà. (2) Effetti negativi sul funzionamento socio-lavorativo, disoccupazione e carico familiare. Implicazioni cliniche: in India servono interventi psicosociali specifici per sostenere la comprensione delle SOPS e facilitare l’assistenza.
  • 4. Amaresha et al., 2019, India. Obiettivo dello studio: esplorare le esperienze, gli atteggiamenti e le prospettive delle SOPS dall’esordio della malattia. Disegno e campione: per i dettagli si veda lo studio precedente. Risultati principali: (1) Le SOPS esprimevano atteggiamenti negativi verso il fratello o la sorella quando ritenevano che potesse controllare la malattia. (2) Le SOPS vivevano un carico soggettivo e oggettivo. (3) Le SOPS si impegnavano attivamente nell’assistenza, ad esempio per l’aderenza al trattamento e il sostegno ai mezzi di sussistenza. (4) Le SOPS ricorrevano a strategie adattive e disadattive, ad esempio la distrazione e l’interiorizzazione dei sentimenti. Implicazioni cliniche: le SOPS trarrebbero beneficio da informazioni e discussioni aperte su evitamento, carico, lutto, stigma e isolamento. Le famiglie possono ritenere che i sintomi siano controllabili dalla persona assistita, aspetto che il personale clinico deve affrontare negli interventi.
  • 5. Bishop & Greeff, 2015, Sudafrica. Obiettivo dello studio: individuare le qualità di resilienza nelle famiglie di persone con diagnosi di SZ. Disegno: disegno di ricerca trasversale a metodi misti. Domanda qualitativa aperta in un questionario. Analisi dei dati: analisi tematica. Partecipanti allo studio: 42 famiglie, rappresentate da 33 genitori (27 madri) e 9 componenti della fratria del familiare con diagnosi. Fratria: componenti della fratria n = 9 (21%); tutte le persone di età pari o superiore a 18 anni. Pazienti: diagnosi di SZ n = 42; uomini n = 33 (79% del campione); età media = 31 anni. Risultati principali: (1) Le risorse che aiutavano le famiglie ad adattarsi erano il sostegno sociale, alcune caratteristiche interne alla famiglia (ad esempio il tempo trascorso in famiglia), la comunicazione e gli atteggiamenti verso la persona assistita. (2) Fratelli e sorelle partecipavano all’assistenza e coinvolgevano la persona in attività sociali. Implicazioni cliniche: la fratria potrebbe trarre beneficio da un sostegno e da interventi specifici incentrati sui propri bisogni e sulla propria resilienza.
  • 6. Day & Petalas, 2020, Regno Unito. Obiettivo dello studio: esaminare la percezione delle relazioni fraterne dal punto di vista di pazienti con difficoltà di salute mentale. Disegno: interviste qualitative semistrutturate. Analisi dei dati: IPA. Campione: diagnosi principale di disturbo psicotico n = 9; PTSD ed EUPD n = 1; uomini n = 10; fascia d’età 18–55 anni; ricoverati in un ospedale di riabilitazione n = 10; la fratria comprendeva fratelli e sorelle biologici, adottivi e acquisiti, da 1 a 8 per persona (media n = 3,4). Risultati principali: (1) I pazienti si sentivano in colpa a essere assistiti dai propri fratelli e sorelle e notavano un cambiamento nelle dinamiche fraterne, in particolare dopo la diagnosi e i ricoveri. (2) Fratelli e sorelle offrono un sostegno alternativo a quello dei genitori e sostengono la salute mentale e la recovery della persona assistita. Costituivano spesso fattori protettivi e potevano esercitare influenze positive o negative. Implicazioni cliniche: i servizi dovrebbero offrire spazi riservati, dentro e fuori dal contesto ospedaliero, per permettere a fratelli e sorelle di incontrarsi e interagire. Coinvolgere la fratria potrebbe favorire il benessere e la QOL della persona assistita, costituire una fonte di dati anamnestici ed essere utile per la pianificazione futura.
  • 7. Dodge & Smith, 2019, Canada. Obiettivo dello studio: esaminare le transizioni, i vincoli e le esperienze come caregiver dopo la diagnosi del fratello o della sorella. Disegno: interviste qualitative semistrutturate in presenza. Campionamento intenzionale. Analisi dei dati: grounded theory. Campione (partecipanti/fratria): componenti della fratria n = 10; uomini n = 5; fascia d’età 21–56 anni (media = 32,2 anni); numero di fratelli e sorelle da 1 a 4; maggiori della persona assistita n = 4; conviventi con la persona assistita n = 1. Pazienti: diagnosi di SZ n = 10; uomini n = 8; fascia d’età 26–46 anni (media = 32,5 anni). Risultati principali: (1) Fratelli e sorelle svolgono un ruolo chiave nel sostenere sul territorio il fratello o la sorella malati. (2) All’inizio faticavano ad accettarne la dipendenza, ma col tempo imparavano ad apprezzare i piccoli successi. (3) Fratelli e sorelle erano ambivalenti rispetto alle responsabilità di futuri caregiver principali. Implicazioni cliniche: la fratria deve essere integrata nelle decisioni di cura e sostenuta con capacità e tecniche di problem solving, che la aiuteranno nel lungo periodo.
  • 8. Graves et al., 2020, Stati Uniti. Obiettivo dello studio: come fratelli e sorelle di persone con SZ vivono le crisi familiari e quali influenze queste hanno sul loro sviluppo. Disegno: studio qualitativo esplorativo, interviste individuali condotte via Skype, una delle quali in presenza. Campionamento intenzionale e a valanga. Analisi dei dati: tecniche della grounded theory. Campione (partecipanti/fratria): componenti della fratria n = 23; uomini n = 10; età compresa tra 18 e 30 anni; di origine caucasica n = 21; di origine latinoamericana n = 1; ascendenza nativa americana n = 1. Pazienti: diagnosi di disturbo schizoaffettivo o SZ n = 23 (due erano decedute prima dell’intervista); uomini n = 19; fascia d’età 20–37 anni; di origine caucasica n = 21; di origine latinoamericana n = 1; ascendenza nativa americana n = 1. Risultati principali: (1) I genitori rispondevano in modi diversi ai bisogni emotivi della fratria, cioè in termini di sostegno, attenzione e coinvolgimento. (2) I genitori più sintonizzati sui bisogni emotivi di fratelli e sorelle ne riducevano l’ansia ed erano ritenuti più capaci di gestire le difficoltà all’interno della famiglia. Implicazioni cliniche: promuovere un nucleo familiare coeso o un FI dovrebbe includere la fratria, ad esempio sul piano della comunicazione familiare, della gestione delle crisi e delle discussioni su fratelli e sorelle come possibili futuri caregiver.
  • 9. Graves et al., 2021, Stati Uniti. Obiettivo dello studio: esaminare come fratelli e sorelle nella prima età adulta vivono la progressiva presa di coscienza della SZ del fratello o della sorella. Disegno e campione: per i dettagli si veda lo studio precedente. Risultati principali: (1) Una comunicazione aperta tra genitori e fratria influenzava positivamente la percezione dell’unità familiare e delle relazioni familiari. (2) La disponibilità emotiva e il senso di sé del fratello o della sorella erano importanti nel modo in cui vedevano il proprio ruolo in famiglia. Implicazioni cliniche: un maggiore sostegno per la salute mentale gioverebbe a fratelli e sorelle, che attraversano cambiamenti evolutivi e identitari e crisi o conflitti familiari.
  • 10. Izon et al., 2021, Regno Unito. Obiettivo dello studio: comprendere fratelli e sorelle di persone in ARMS. Disegno: interviste qualitative semistrutturate secondo un approccio realista critico. Campionamento di convenienza. Analisi dei dati: analisi tematica. Partecipanti allo studio: caregiver n = 14; madri n = 9; partner n = 4; componenti della fratria n = 1. Tutte le madri (di età compresa tra 41 e 56 anni) vivevano con la persona assistita: cinque avevano altri figli più giovani che vivevano nella casa di famiglia, una viveva sola con la persona assistita e tre avevano figli più grandi che non vivevano più con la famiglia. Fratria: una sorella di 31 anni, bianca britannica. Pazienti: a rischio di psicosi, di età compresa tra 17 e 34 anni (età media 21,15), uomini n = 9. Risultati principali: (1) Il comportamento delle madri si ripercuoteva sugli altri figli, ad esempio con meno attenzione e meno tempo insieme. (2) Le perturbazioni e lo stress vissuti in casa dalla fratria comprendevano l’intervento dei servizi sociali. (3) Fratelli e sorelle mancano di informazioni o di comprensione delle difficoltà della persona assistita. Possono mostrare reazioni emotive simili a quelle dei genitori, il che può incidere sul legame fraterno. Implicazioni cliniche: la fratria potrebbe trarre beneficio da un sostegno nella gestione dei cambiamenti in famiglia, ad esempio nelle relazioni, e la partecipazione a un FI potrebbe creare coesione familiare, ad esempio attraverso una comunicazione aperta, l’espressione di ciò che si prova rispetto alle situazioni e il tempo dedicato ad ascoltarsi a vicenda.
  • 11. Kovacs et al., 2019, Israele. Obiettivo dello studio: comprendere il legame fraterno in età adulta quando uno dei due ha problemi di salute mentale e l’altro può non essere il caregiver principale. Disegno: interviste qualitative semistrutturate in presenza, in ebraico. Campionamento intenzionale. Analisi dei dati: IPA. Campione (partecipanti/fratria): componenti della fratria n = 14; età 20–55 anni; uomini n = 7; etnia: israeliana n = 13; arabo-israeliana n = 1; maggiori della fratria n = 5. Pazienti: diagnosi: SZ n = 9; disturbo bipolare n = 2; disturbo alimentare n = 4; OCD n = 1; uomini n = 8, di età compresa tra 25 e 49 anni. Risultati principali: (1) Fratelli e sorelle parlavano di dilemmi, ad esempio il voler essere vicini e coinvolti e insieme il desiderio di distanza. Trovavano difficile dosare il coinvolgimento. (2) La comunicazione nella fratria poteva essere conflittuale, esigente e chiusa. (3) Chi si era fatto carico del ruolo dei genitori parlava di un’amicizia fraterna perduta e di ambiguità dei confini. Implicazioni cliniche: i servizi dovrebbero incoraggiare il coinvolgimento della fratria nei FI e offrire gruppi psicoeducativi e una terapia diadica tra fratelli e sorelle, per aiutare la fratria e offrirle occasioni di elaborare le difficoltà interiori e relazionali.
  • 12. Liegghio, 2017, Canada. Obiettivo dello studio: come fratelli e sorelle giovani vivono la salute mentale del fratello o della sorella e il suo impatto sulla famiglia e sul senso di sé. Disegno: intervista semistrutturata. Campionamento intenzionale. Analisi dei dati: analisi tematica del contenuto basata sulla grounded theory, con un processo induttivo. Campione (partecipanti/fratria): componenti della fratria n = 7; maschi n = 3; fascia d’età 13–21 anni; minori della fratria n = 4. Pazienti: diagnosi: FEP n = 4; ADHD n = 1; disturbo bipolare n = 1; depressione n = 1; maschi n = 6; fascia d’età 12–22 (media = 16 anni). Risultati principali: (1) Fratelli e sorelle descrivono esperienze negative di preoccupazione, stress, carico e conflitto familiare. Esitano a parlare apertamente per evitare incontri stigmatizzanti e per proteggere il fratello o la sorella. (2) Alcuni comportamenti venivano attribuiti al carattere della persona assistita, ad esempio come intenzionali o volti ad attirare l’attenzione. (3) Ritenevano che l’apertura dei genitori e il sostegno tra pari sarebbero stati utili. Implicazioni cliniche: fratelli e sorelle giovani potrebbero trarre beneficio da occasioni di parlare della malattia attraverso il sostegno tra pari nella fratria. Ciò potrebbe anche contribuire a ridurre l’isolamento e lo stigma e a normalizzare le loro esperienze.
  • 13. Liu & Zhang, 2019, Cina. Obiettivo dello studio: esplorare le esperienze di chi presta assistenza a persone con SZ. Disegno: approccio fenomenologico descrittivo con interviste individuali semistrutturate in putonghua. Campionamento intenzionale. Analisi dei dati: analisi induttiva del contenuto. Partecipanti allo studio: caregiver n = 16 (genitori n = 11; coniugi n = 3; componenti della fratria n = 1; figli n = 1); fascia d’età 25–58 anni (media = 44,75 anni). Fratria: una sorella. Pazienti: diagnosi di SZ n = 16; uomini n = 9; età media = 27 anni; in regime di ricovero n = 16. Risultati principali: (1) L’assistenza può perturbare le relazioni familiari. (2) La fratria provava un amore incondizionato e un senso di responsabilità nel sostenere la persona assistita e la sua famiglia. Implicazioni cliniche: il coinvolgimento di tutti i membri della famiglia nei FI, culturalmente valorizzato in Cina. Inoltre, il personale clinico potrebbe trarre beneficio da un’ulteriore formazione.
  • 14. Napa et al., 2017, Thailandia. Obiettivo dello studio: esplorare le interazioni e i comportamenti familiari nelle famiglie thailandesi. Disegno: interviste semistrutturate e approfondite e osservazioni della comunicazione familiare e dei comportamenti reciproci e verso la persona assistita. Campionamento intenzionale e teorico. Analisi dei dati: metodologie della grounded theory. Partecipanti allo studio: 31 persone di 18 famiglie, tra cui genitori, fratelli e sorelle, zie e nonni; fascia d’età 25–46 (n = 16) e >45 (n = 15); area rurale n = 16. Fratria: un componente della fratria in una famiglia. Pazienti: diagnosi di FEP n = 18; età 18–25 anni. Risultati principali: (1) Fratelli e sorelle condividevano le responsabilità di assistenza con altri familiari, ad esempio la compagnia e le cure essenziali (come lavare i vestiti). (2) Le regole con cui fratelli e sorelle crescevano erano talvolta diverse da quelle della persona assistita, a causa della sua salute mentale. Implicazioni cliniche: la famiglia allargata e le figure chiave della comunità (ad esempio sciamani, monaci e vicinato) dovrebbero essere considerate una risorsa di sostegno. Inoltre, una migliore condivisione delle informazioni nelle aree rurali.
  • 15. Park & Lee, 2017, Corea. Obiettivo dello studio: le esperienze di fratelli e sorelle coreani che si prendono cura di un fratello o di una sorella con diagnosi di SZ. Disegno: interviste qualitative approfondite e semistrutturate faccia a faccia, in coreano. Campionamento intenzionale e a valanga. Analisi dei dati: indagine fenomenologica descrittiva. Campione (partecipanti/fratria): componenti della fratria n = 8; donne n = 5; fascia d’età 20–40, per lo più ventenni (n = 4). Pazienti: diagnosi di SZ n = 8; in regime di ricovero n = 8. Risultati principali: (1) Fratelli e sorelle provavano un insieme di emozioni: positive (amore, considerazione positiva) e negative (frustrazione, paura, impotenza, carico). (2) La fratria mancava di comprensione ma si impegnava a conoscere la malattia. (3) Fratelli e sorelle si sentivano responsabili della persona assistita e obbligati a prendersene cura. Implicazioni cliniche: programmi per la fratria (ad esempio normalizzazione delle emozioni complesse, educazione) aiuterebbero fratelli e sorelle e migliorerebbero di conseguenza il benessere delle persone assistite.
  • 16. Paul & Nadkarni, 2017, India. Obiettivo dello studio: comprendere le esperienze legate alla malattia di pazienti e famiglie, con un’attenzione specifica all’accettazione, allo stigma e alla discriminazione. Disegno: interviste approfondite con persone con SZ e cinque focus group con chi presta loro assistenza, in hindi o in inglese. Campionamento intenzionale. Analisi dei dati: grounded theory. Partecipanti allo studio: caregiver n = 14 (genitori n = 8; coniugi n = 3; componenti della fratria n = 1); uomini n = 7. Fratria: un fratello che ha iniziato a prestare assistenza 15 anni dopo l’esordio della malattia del fratello. Pazienti: diagnosi di SZ o disturbo correlato n = 20; uomini n = 10; fascia d’età 27–59. Risultati principali: (1) Fratelli e sorelle percepivano effetti negativi dell’assistenza (ad esempio sulle prospettive di matrimonio e sullo sviluppo della carriera) e un aumento del carico. (2) Chi era più affermato nella professione e sposato era più disponibile ad assumere ruoli di cura. (3) Chi percepiva lo stigma della società tendeva maggiormente a evitare il fratello o la sorella malati. Implicazioni cliniche: educare le famiglie sulla SZ (cioè conoscenze e abilità pratiche) per rafforzare la coesione familiare e l’accettazione. I gruppi di sostegno aiuterebbero a mettere in discussione gli atteggiamenti familiari. Un’educazione più ampia contribuirebbe a ridurre lo stigma sociale e la discriminazione.
  • 17. Purba, 2017, Indonesia. Obiettivo dello studio: esplorare i bisogni di chi presta assistenza a una persona con SZ. Disegno: interviste approfondite, disegno fenomenologico. Analisi dei dati: metodo di analisi di Colaizzi. Partecipanti allo studio: familiari n = 8. Fratria: dettagli non noti. Pazienti: diagnosi di SZ n = 10. Risultati principali: (1) Fratelli e sorelle incontrano difficoltà simili a quelle di altri caregiver e sviluppavano modi per farvi fronte e ridurre la tensione familiare. (2) I bisogni psicosociali comprendevano informazioni sulla SZ (trattamento, cause, sintomi, effetti dei farmaci) e il sostegno tra pari. Implicazioni cliniche: il personale infermieristico potrebbe essere una risorsa utile per sostenere le famiglie (cioè conoscenze e abilità pratiche).
  • 18. Seeman, 2013, Canada. Obiettivo dello studio: individuare le lacune nelle conoscenze su fratelli e sorelle e sull’assistenza alle persone con SZ. Disegno: osservazione e documentazione di note cliniche (registrate in media una volta alla settimana nell’arco di 10 anni). Analisi dei dati: oltre 12.000 osservazioni scritte su 25 donne, di cui 200 relative alle relazioni fraterne. Campione: diagnosi di SZ n = 25; donne n = 25; fascia d’età dall’adolescenza alla vecchiaia; i dettagli sulla fratria non sono noti (per garantire riservatezza e anonimato). Risultati principali: (1) Fratelli e sorelle sono importanti nella rete sociale. Quando i genitori non riescono a far fronte alla situazione, la fratria è più attiva. (2) La figlia maggiore assumeva spesso il ruolo di caregiver principale (a seconda della cultura, dei valori familiari e delle circostanze personali). (3) Il ruolo di cura era spesso stressante, e il carico si alleggeriva quando la responsabilità era condivisa tra i membri della famiglia. Implicazioni cliniche: includere la fratria nelle sedute di FI e offrire psicoeducazione (ad esempio su come bilanciare la responsabilità e il carico dell’assistenza). I dati relativi alla fratria dovrebbero figurare nella documentazione clinica.
  • 19. Sin et al., 2017, Regno Unito. Obiettivo dello studio: esplorare le difficoltà nel reclutare fratelli e sorelle di persone con FEP in un RCT. Disegno: interviste qualitative semistrutturate con il personale clinico e di ricerca coinvolto nel reclutamento della fratria in un RCT. Analisi dei dati: analisi tematica. Partecipanti allo studio: personale dei servizi di intervento precoce per la psicosi n = 12 (responsabili scientifici n = 4; referenti o assistenti per gli studi clinici n = 4; personale clinico n = 4). Fratria: nessun coinvolgimento della fratria. Pazienti: diagnosi di FEP. Risultati principali: (1) I genitori possono proteggere i figli o dare priorità alla persona assistita, con il risultato che la fratria riceve meno attenzione da parte loro. (2) Fratelli e sorelle che non hanno contatti, o ne hanno pochissimi, con i servizi possono avere un accesso limitato al sostegno (ad esempio per far valere i propri bisogni). Implicazioni cliniche: una valutazione familiare completa e sistematica nei contesti clinici, ad esempio genogramma e mappa della rete familiare.
  • 20. Udgiri et al., 2017, India. Obiettivo dello studio: individuare i bisogni di chi presta assistenza a PwFEP. Disegno: approccio qualitativo esplorativo e interviste semistrutturate faccia a faccia in kannada, telugu, hindi o inglese. Analisi dei dati: approccio induttivo generale. Partecipanti allo studio: familiari n = 11 (tra cui madri, padri, figli, fratelli e sorelle); età media 36,18 anni. Fratria: N = 3 (27,3% del campione). Tutte le persone conviventi con la persona assistita. Pazienti: PwFEP con diagnosi di SZ paranoide (n = 5); età media 32,50 anni. Risultati principali: (1) Fratelli e sorelle avevano lasciato il lavoro per assumere un ruolo di cura. I bisogni psicosociali comprendono: (1) informazioni e conoscenze (ad esempio eziologia, sintomi e farmaci); (2) assistenza sociale e sostegno legale ed economico; (3) sostegno emotivo (ad esempio per la propria salute mentale e la gestione dello stigma). Implicazioni cliniche: interventi basati sui bisogni per rispondere ai bisogni psicosociali di chi presta assistenza a PwFEP in India.
  • 21. Yang et al., 2017, Cina. Obiettivo dello studio: comprendere le esperienze di fratelli e sorelle che sono caregiver principali di persone con SZ a Taiwan. Disegno: interviste semistrutturate e approfondite. Analisi dei dati: analisi qualitativa del contenuto. Campione (partecipanti/fratria): componenti della fratria n = 10; uomini n = 3; età media = 44,9 anni (intervallo 30–65). Pazienti: diagnosi di SZ n = 10; in regime di ricovero n = 10. Risultati principali: (1) L’assistenza cominciava quando i genitori non erano più in grado di svolgere i compiti. (2) Le richieste rivolte alla fratria (ad esempio economiche e lavorative) dipendevano dalla convivenza e dalla vicinanza. (3) Bisogni di sostegno emotivo (ad esempio preoccupazioni per il futuro e senso di impotenza). Implicazioni cliniche: la psicoeducazione e i FI dovrebbero sostenere fratelli e sorelle nel far fronte alla situazione e promuovere la coesione familiare.
  • 22. Young & Flannigan, 2021, Sudafrica. Obiettivo dello studio: comprendere le esperienze di persone «nere» di lingua isiXhosa come fratelli e sorelle di qualcuno con una SMI. Disegno: interviste semistrutturate in isiXhosa. Campionamento intenzionale e a valanga. Analisi dei dati: IPA. Campione (partecipanti/fratria): componenti della fratria n = 5 (inclusi zii n = 2); uomini n = 1; età 22–49, media = 29,4 anni. Persone nere di fede cristiana n = 5. Pazienti: diagnosi di SZ n = 4, disturbo bipolare dell’umore n = 1. Risultati principali: (1) Le famiglie ricorrevano alla medicina tradizionale e alle strutture sanitarie pubbliche occidentali in parallelo o in successione. (2) L’assistenza era positiva (ad esempio un legame fraterno più stretto e una migliore comprensione della salute mentale). (3) L’assistenza era un carico (cioè responsabilità, sacrificio di sé, difficoltà economiche, stigma, vergogna e paura). Implicazioni cliniche: maggiore integrazione e dialogo tra i sistemi di credenze della guarigione tradizionale e la sanità occidentale. Fratelli e sorelle possono anche essere una risorsa preziosa per contrastare lo stigma sociale.

Nota: alcuni articoli utilizzavano lo stesso campione in due pubblicazioni, il che è stato tenuto in considerazione nella discussione. Ai fini della revisione, il termine «paziente» è usato per le persone che presentano sintomi di psicosi. Chi presta cura e sostegno è indicato con i termini «caregiver» e «persone che prestano assistenza». Va notato che gli articoli variavano nella definizione di «fratello o sorella», alcuni includendo quelli biologici. La natura socialmente costruita della fratria non è insolita nelle famiglie nere sudafricane, in particolare nelle aree rurali, dove le relazioni sociali e domestiche sono fluide; questo studio ha quindi incluso fratelli e sorelle acquisiti, unilaterali, biologici e socialmente costruiti. I 22 articoli sono presentati in ordine cronologico. La tabella è una sintesi degli studi, con i principali risultati e le implicazioni e le caratteristiche sociodemografiche del campione di partecipanti, della fratria e della persona assistita. Alcuni di questi dettagli non erano riportati. La prima autrice (inserire le iniziali) ha contattato chi firmava come referente per la corrispondenza per ottenere ulteriori informazioni. Abbreviazioni. No., numero; PwFEP, persone con primo episodio psicotico; SZ, schizofrenia; FI, intervento familiare; IPA, analisi fenomenologica interpretativa; SMI, malattia mentale grave; SOPS, fratelli e sorelle di persone con schizofrenia; ARMS, stato mentale a rischio di psicosi; RCT, studio randomizzato controllato; PTSD, disturbo da stress post-traumatico; EUPD, disturbo di personalità emotivamente instabile; QoL, qualità della vita; MH, salute mentale; FEP, primo episodio psicotico.

2.5 Strumento di valutazione della qualità

La valutazione della qualità metodologica è stata condotta dalla prima autrice con la checklist qualitativa del Critical Appraisal Skills Programme (CASP; CASP International Network, 2013). Lo strumento comprende 10 domande che permettono di valutare criticamente la qualità delle diverse metodologie qualitative. Manca in generale un consenso su come valutare la qualità nella ricerca qualitativa (Leung, 2015). Data la varietà delle forme di ricerca qualitativa provenienti da culture e paesi diversi, chi ha condotto lo studio non ha escluso studi sulla base della qualità. Degli articoli inclusi, il 30% è stato esaminato sia dalla prima autrice sia dalla seconda persona valutatrice per valutare l’affidabilità tra valutazioni, con un accordo del 97,1% su tutte le valutazioni dei domini (si veda la Tabella 2).

Tabella 2 — Valutazione della qualità dei 22 studi inclusi, in ordine cronologico.

Criteri: obiettivi; metodo; disegno; strategia di reclutamento; raccolta dei dati; bias di chi conduce la ricerca; questioni etiche; analisi dei dati; chiarezza dei risultati; valore della ricerca.

  • Al-Sawafi et al., 2021. Valutazione A: 1, 1, 1, 1, 1, 3, 1, 1, 1, 1; valutazione B: 1, 1, 1, 1, 1, 2, 1, 1, 1, 1.
  • Al Sawafi et al., 2022. Valutazione A: 1, 1, 1, 1, 1, 3, 1, 1, 1, 1.
  • Amaresha et al., 2015. Valutazione A: 1, 1, 1, 1, 1, 3, 1, 1, 1, 1.
  • Amaresha et al., 2019. Valutazione A: 1, 1, 1, 1, 1, 3, 1, 1, 1, 1.
  • Bishop & Greeff, 2015. Valutazione A: 1, 1, 1, 1, 1, 3, 1, 1, 1, 1; valutazione B: 1, 1, 1, 1, 1, 2, 1, 1, 1, 1.
  • Day & Petalas, 2020. Valutazione A: 1, 1, 1, 1, 1, 3, 1, 1, 1, 1.
  • Dodge & Smith, 2019. Valutazione A: 1, 1, 1, 1, 1, 2, 1, 1, 1, 1.
  • Graves et al., 2020. Valutazione A: 1, 1, 1, 1, 1, 2, 1, 1, 1, 1.
  • Graves et al., 2021. Valutazione A: 1, 1, 1, 1, 1, 2, 1, 1, 1, 1.
  • Izon et al., 2021. Valutazione A: 1, 1, 1, 1, 1, 1, 1, 1, 1, 1; valutazione B: 1, 1, 1, 1, 1, 1, 1, 1, 1, 1.
  • Kovacs et al., 2019. Valutazione A: 1, 1, 1, 1, 1, 2, 1, 1, 1, 1; valutazione B: 1, 1, 1, 1, 1, 2, 1, 1, 1, 1.
  • Liegghio, 2017. Valutazione A: 1, 1, 1, 1, 1, 2, 1, 1, 1, 1; valutazione B: 1, 1, 1, 1, 1, 2, 1, 1, 1, 1.
  • Liu & Zhang, 2019. Valutazione A: 1, 1, 1, 1, 1, 1, 1, 1, 1, 1.
  • Napa et al., 2017. Valutazione A: 1, 1, 1, 1, 1, 2, 1, 1, 1, 1.
  • Park & Lee, 2017. Valutazione A: 1, 1, 1, 1, 1, 2, 1, 1, 1, 1.
  • Paul & Nadkarni, 2017. Valutazione A: 1, 1, 1, 1, 1, 2, 1, 1, 1, 1; valutazione B: 1, 1, 1, 1, 1, 2, 1, 1, 1, 1.
  • Purba, 2017. Valutazione A: 1, 1, 1, 2, 1, 2, 1, 2, 1, 1.
  • Seeman, 2013. Valutazione A: 1, 1, 1, 1, 1, 2, 1, 2, 1, 1.
  • Sin et al., 2017. Valutazione A: 1, 1, 1, 1, 1, 1, 1, 3, 1, 1.
  • Udgiri et al., 2017. Valutazione A: 1, 1, 1, 1, 1, 2, 1, 1, 1, 1.
  • Yang et al., 2017. Valutazione A: 1, 1, 1, 1, 1, 2, 1, 1, 1, 1.
  • Young & Flannigan, 2021. Valutazione A: 1, 1, 1, 1, 1, 3, 1, 2, 1, 1; valutazione B: 1, 1, 1, 1, 1, 3, 1, 2, 1, 1.

Nota: «1», la pubblicazione forniva una descrizione informativa del criterio in esame e soddisfaceva il criterio di qualità; «2», la pubblicazione forniva una descrizione informativa, ma una realizzazione inadeguata; «3», la pubblicazione non forniva informazioni o le forniva in misura insufficiente; A si riferisce alla prima persona valutatrice (inserire le iniziali); B si riferisce alla seconda persona valutatrice (inserire le iniziali). La Tabella 2 illustra i punteggi simili attribuiti alla qualità degli articoli dalle due persone valutatrici. Alle 10 domande si rispondeva «sì» (1), «no» (2) o «non so dire» (3); i criteri e le indicazioni per ciascuna domanda sono consultabili in Critical Appraisal Skills Programme (CASP) International Network (2013). Nel complesso, gli articoli inclusi nella revisione fornivano risultati validi, con implicazioni per la ricerca e la pratica. Alcuni articoli non fornivano informazioni sulla metodologia o sui risultati e la riflessività di chi conduceva la ricerca era riportata in modo poco chiaro.

2.6 Sintesi narrativa

I dati sono stati sintetizzati e analizzati mediante una sintesi narrativa, per «raccontare la storia» dei risultati degli studi inclusi (Popay et al., 2006). L’approccio della sintesi narrativa ha comportato l’elaborazione di una sintesi preliminare e l’esplorazione delle relazioni all’interno degli studi e tra di essi per trarne conclusioni (Popay et al., 2006). I temi e gli estratti degli articoli inclusi sono stati riletti più volte dalla prima autrice. Durante le fasi di screening del testo completo e di estrazione, abbiamo individuato numerosi studi che commentavano e riportavano aree chiave. Con un processo induttivo e iterativo sono stati creati codici iniziali, poi condensati e categorizzati fino all’emergere di schemi e temi definitivi. Questo approccio è stato utilizzato per combinare e riportare i risultati relativi ai fattori di stress psicosociale, ai bisogni, agli ostacoli e ai facilitatori dell’assistenza per le SOPEP. L’individuazione dei codici e, successivamente, l’elaborazione dei temi definitivi sono state discusse e verificate in supervisione. Sono state scelte citazioni pertinenti per illustrare i punti chiave di ciascun tema.

2.7 Riflessività

Nella ricerca qualitativa, la riflessività è importante per comprendere l’influenza del background e delle prospettive di chi conduce la ricerca (Malterud, 2001). Le esperienze personali della prima autrice in materia di vita familiare, una relazione fraterna positiva e precedenti ricerche con famiglie di persone in ARMS possono aver influenzato le sue ragioni per occuparsi delle esperienze della fratria e per comprenderle. Ad esempio, il fatto di guardare da una prospettiva britannica bianca e religiosa può aver influenzato il punto di vista della prima autrice sul carico del caregiver e sulle norme culturali e di genere. La supervisione è stata importante per mantenere una posizione di ricerca oggettiva e garantire che i temi fossero radicati nei dati.

3 RISULTATI

3.1 Panoramica

Gli studi inclusi sono stati condotti in Europa (n = 3), Asia (n = 9), Americhe (n = 5), Africa (n = 2) e Medio Oriente (n = 3). Esploravano i fattori di stress psicosociale delle SOPEP nel caso di ARMS (n = 1), di FEP (n = 3) e di diagnosi di schizofrenia o disturbo psicotico (n = 18). Dei 18 studi riguardanti pazienti con diagnosi di schizofrenia, sette riguardavano popolazioni ospedalizzate (Al-Sawafi et al., 2021; Al Sawafi et al., 2022; Day & Petalas, 2020; Liu & Zhang, 2019; Park & Lee, 2017; Seeman, 2013; Yang et al., 2017). Le persone partecipanti erano soltanto componenti della fratria (n = 10), familiari (cioè genitori, partner, fratelli e sorelle, nonni; n = 7), le persone assistite stesse (n = 1) e personale sanitario (n = 2). Uno studio includeva nel campione sia pazienti sia familiari (Paul & Nadkarni, 2017) e un altro sia familiari sia personale sanitario (Al Sawafi et al., 2022).

La maggior parte degli studi si basava su interviste individuali (n = 18). Uno studio combinava interviste e osservazioni (Napa et al., 2017), uno interviste e focus group (Paul & Nadkarni, 2017), uno domande aperte in un questionario (Bishop & Greeff, 2015) e un altro l’osservazione di note cliniche (Seeman, 2013). L’analisi qualitativa dei dati era varia: grounded theory (n = 6), analisi tematica (n = 3), IPA (n = 3), framework analysis (n = 2), analisi del contenuto (n = 3), indagini fenomenologiche descrittive (n = 3) e approccio induttivo generale (n = 2).

Nei 22 studi, la fratria coinvolta era per lo più femminile (n = 10). Sei studi non indicavano il genere di fratelli e sorelle, e due presentavano una ripartizione equilibrata tra partecipanti di genere maschile e femminile. L’età della fratria era tipicamente compresa tra 25 e 39 anni (n = 11). Uno studio riguardava fratelli e sorelle giovani (Liegghio, 2017) e uno esplorava una fratria di età compresa tra 30 e 65 anni (Yang et al., 2017). Sette studi non indicavano l’età della fratria. Talvolta venivano riportati ulteriori dettagli sulla fratria, ad esempio la convivenza con la persona assistita (Amaresha et al., 2015, 2019; Dodge & Smith, 2019; Udgiri et al., 2017), il ruolo di caregiver principale (Amaresha et al., 2015, 2019) e l’ordine di nascita (Dodge & Smith, 2019; Kovacs et al., 2019; Liegghio, 2017). Per i dettagli si veda la Tabella 1.

Inoltre, tre gruppi riutilizzano i propri dati per pubblicare più articoli (Al-Sawafi et al., 2021; Al Sawafi et al., 2022; Amaresha et al., 2015, 2019; Graves et al., 2020, 2021). Il peso di questi articoli è stato tenuto in considerazione nei risultati e nella discussione.

3.2 Strumento di valutazione della qualità

Gli studi esaminati presentavano obiettivi chiari, erano espliciti sulle modalità di raccolta dei dati e avevano scelto una metodologia qualitativa appropriata. Tuttavia, alcuni non erano rigorosi nell’analisi dei dati (si veda la Tabella 2, criterio 8) e non consideravano criticamente il ruolo, l’influenza e i possibili bias di chi conduceva la ricerca (si veda la Tabella 2, criterio 6). Tutti gli studi sono stati inclusi in quanto ritenuti un contributo prezioso alla letteratura esistente, con risultati importanti da considerare nella pratica e nelle politiche attuali.

3.3 Facilitatori e ostacoli all’assistenza e al sostegno delle SOPEP

Attraverso la sintesi narrativa sono state individuate sei componenti chiave che contribuiscono ai fattori di stress psicosociale delle SOPEP e facilitano od ostacolano le loro intenzioni, i loro comportamenti e le loro esperienze nel prestare assistenza: (1) le convinzioni delle SOPEP sulla psicosi, (2) le convinzioni sull’assistenza, (3) i valori familiari e culturali, (4) i tratti di personalità, (5) le difficoltà pratiche e (6) l’accesso alle risorse. La Figura 2 mostra i fattori di stress psicosociale che possono aiutare (in grassetto) od ostacolare (in corsivo) le intenzioni e i comportamenti di cura delle SOPEP. Il modello comprende fattori d’influenza di livello individuale e sociale, oltre che ambienti fisici e macroambienti.

Un risultato chiave della sintesi, che mostra i facilitatori e gli ostacoli all’assistenza e al sostegno di fratelli e sorelle di persone con esperienze di psicosi (SOPEP). I fattori di stress psicosociale
FIGURA 2. Un risultato chiave della sintesi, che mostra i facilitatori e gli ostacoli all’assistenza e al sostegno di fratelli e sorelle di persone con esperienze di psicosi (SOPEP). I fattori di stress psicosociale di fratelli e sorelle di persone con esperienze di psicosi (SOPEP) possono aiutare (in grassetto) od ostacolare (in corsivo) le loro intenzioni e i loro comportamenti nel prestare assistenza.

I fattori psicologici e sociali d’influenza possono contribuire all’insorgenza o all’aggravamento di difficoltà di salute mentale già presenti nelle SOPEP. Questi fattori di stress possono incidere sulle relazioni delle SOPEP con gli altri membri della famiglia e facilitare od ostacolare la loro possibilità di prestare cura o sostegno al fratello o alla sorella (si veda la Figura 2). Tra gli esempi di fattori di stress psicologico per le SOPEP figurano l’essere testimoni dei comportamenti e dei sintomi della psicosi, o di comportamenti di violenza, aggressività e ideazione suicidaria. Le SOPEP possono vivere un aumento dei conflitti nelle relazioni familiari e/o sentire che i loro bisogni non vengono pienamente soddisfatti da chi si occupa principalmente di loro. Le SOPEP stesse possono provare un’ampia gamma di emozioni complesse e stratificate, con ripercussioni sulla loro salute mentale. I fattori di stress sociale per le SOPEP possono includere un accesso ridotto alle risorse, ad esempio il carico economico per la famiglia, un minore sostegno scolastico e un accesso limitato al sostegno familiare, comunitario e sociale. I fattori di stress psicologico e sociale possono interagire sul benessere psicologico delle SOPEP, nonché sulla relazione fraterna e sulle relazioni familiari.

3.3.1 Convinzioni sulla psicosi

Questioni sociali come lo stigma pubblico verso le persone con esperienze di psicosi possono generare stereotipi negativi (ad esempio aggressività e violenza) (Liegghio, 2017; Napa et al., 2017) e discriminazioni (ad esempio l’impossibilità di possedere beni immobili) (Liegghio, 2017; Paul & Nadkarni, 2017). Le percezioni negative della psicosi facevano sì che le SOPEP si sentissero in imbarazzo, a disagio (Al Sawafi et al., 2022; Amaresha et al., 2015, 2019; Liegghio, 2017; Young & Flannigan, 2021) e isolate dagli altri (Amaresha et al., 2019; Graves et al., 2021; Liegghio, 2017).

Qualcuno del vicinato ci ha suggerito di andarcene dal quartiere… è stato dopo che (mio fratello o mia sorella) aveva avuto una crisi. (Liegghio, 2017)

Le esperienze emotive negative delle SOPEP possono essere attribuite alla convinzione che i comportamenti del fratello o della sorella siano intenzionali. Queste critiche possono suscitare gelosia quando si combinano con un’attenzione concentrata sulla persona assistita e con la percezione che i bisogni delle SOPEP siano meno importanti (Seeman, 2013; Izon et al., 2021).

Sì, ha una malattia… ma questo non vuol dire che non possa fare niente. (Amaresha et al., 2019)

A volte ti fa fare brutta figura, ci fa fare brutta figura come famiglia. E allora provi quelle… e gli altri ridevano. Era come se lo facesse per divertimento. (Young & Flannigan, 2021)

A seconda dell’identità personale e sociale delle SOPEP, l’esperienza di avere un fratello o una sorella «malati» può variare. Durante l’adolescenza e la prima età adulta, ciò può avere conseguenze sulla relazione fraterna (Graves et al., 2021), sulle relazioni con i genitori (ad esempio sentirsi abbandonati) e sul funzionamento psicosociale delle SOPEP. Le SOPEP che hanno vissuto cambiamenti nelle relazioni familiari (cioè conflitti familiari, coinvolgimento nell’assistenza e meno attenzione e tempo da parte dei genitori) possono mancare di conoscenze e di comprensione della condizione (Al Sawafi et al., 2022; Amaresha et al., 2015; Izon et al., 2021; Liegghio, 2017; Napa et al., 2017; Sin et al., 2017).

Abbiamo bisogno di sapere alcune cose, come: qual è la natura della malattia? Perché si manifesta? Perché mio fratello si comporta così? (Amaresha et al., 2015)

3.3.2 Convinzioni sull’assistenza

Le SOPEP svolgono un ruolo chiave nell’assistenza: 17 studi menzionano che la fratria ha una responsabilità verso la persona assistita e la sua famiglia. Le SOPEP possono essere socializzate al ruolo di cura fin da piccole (ad esempio a causa della cattiva salute o della morte di un genitore) e ci si aspetta che si prendano cura del fratello o della sorella «malati». Le SOPEP possono riconoscersi nell’assunzione di un «ruolo genitoriale» (Graves et al., 2021; Izon et al., 2021) nel corso della vita (Day & Petalas, 2020; Graves et al., 2021; Kovacs et al., 2019; Yang et al., 2017). Alcune, tuttavia, possono scegliere di non impegnarsi, evitare le responsabilità di cura e prendere le distanze dal fratello o dalla sorella (Seeman, 2013).

Fino a che età sono nostri fratelli? Nostra responsabilità? Fino a quando? Fino a 40 anni? Fino a 50? Fino a 60? (Kovacs et al., 2019)

Gli studi mettevano in luce le diverse forme di cura fornite dalle SOPEP: la cura fisica comprendeva la gestione dei farmaci e degli appuntamenti, i trasporti e l’alloggio (Amaresha et al., 2019; Napa et al., 2017; Purba, 2017; Udgiri et al., 2017; Yang et al., 2017); il sostegno emotivo comprendeva l’ascolto, i consigli e l’empatia (Al-Sawafi et al., 2021; Al Sawafi et al., 2022; Liu & Zhang, 2019); il sostegno sociale comprendeva la compagnia, le interazioni sociali e l’accesso ad attività (Al-Sawafi et al., 2021; Bishop & Greeff, 2015; Dodge & Smith, 2019; Napa et al., 2017; Seeman, 2013); infine, il sostegno economico comprendeva i trasporti, le bollette e le ripercussioni sull’attività lavorativa delle SOPEP stesse (Al-Sawafi et al., 2021; Amaresha et al., 2015, 2019; Purba, 2017; Udgiri et al., 2017; Yang et al., 2017; Young & Flannigan, 2021). Cinque studi non menzionavano richieste psicosociali specifiche (Graves et al., 2020, 2021; Izon et al., 2021; Purba, 2017; Sin et al., 2017).

È mia sorella! È normale che in famiglia ci si aiuti quando qualcuno sta male. (Liu & Zhang, 2019)

3.3.3 Valori familiari e culturali

In alcune culture, la psicosi veniva descritta come «bizzarra» (Graves et al., 2021) o come «picchi», «hucchu», «follia» (Amaresha et al., 2015, 2019; Young & Flannigan, 2021) e come il risultato di «vamachara» (magia nera) o di un «Jinn» (Al-Sawafi et al., 2021; Al Sawafi et al., 2022; Amaresha et al., 2015, 2019; Young & Flannigan, 2021), oppure come un messaggio di Dio (Park & Lee, 2017). I comportamenti di ricerca d’aiuto comprendevano il ricorso alla medicina tradizionale prima che ai servizi di salute mentale (Al-Sawafi et al., 2021; Al Sawafi et al., 2022; Amaresha et al., 2015, 2019; Young & Flannigan, 2021).

All’inizio non sapevamo dove andare… alcune persone ci dicevano di portarlo nei templi e di fare delle puja (rituali religiosi), e altre ci consigliavano di chiedere aiuto a chi pratica la magia nera. (Amaresha et al., 2019)

Le convinzioni sull’assistenza e sulla malattia mentale possono essere specifiche di ciascuna cultura (Amaresha et al., 2015, 2019). È importante notare che la maggior parte degli articoli inclusi in questa revisione non riportava la posizione di chi conduceva la ricerca, che poteva essere in linea o in contrasto con i valori familiari e culturali delle persone partecipanti. Le variazioni nell’assistenza possono dipendere dal genere, dalla vicinanza geografica, dalla condizione socioeconomica e dalle altre responsabilità delle SOPEP (ad esempio verso altri figli o parenti anziani). In alcune culture, le famiglie offrono alle persone assistite un sostegno collettivista, e le richieste possono ricadere sulla fratria piuttosto che sui genitori, con aspettative di coinvolgimento nell’assistenza (Napa et al., 2017; Seeman, 2013).

Mio fratello maggiore e io lavoriamo insieme. Ha detto che è importantissimo, visto che io sono a Taiwan e non posso esaurirmi a forza di occuparmi della famiglia. Mio fratello maggiore lavora in America e guadagna i soldi per pagare le spese di nostro fratello malato, dei nostri genitori e della loro badante straniera. (Yang et al., 2017)

Alcune SOPEP possono evitare l’assistenza a causa del carico percepito e dello stigma (Day & Petalas, 2020; Graves et al., 2021; Kovacs et al., 2019; Seeman, 2013; Yang et al., 2017) e/o dei valori familiari (Graves et al., 2020; Kovacs et al., 2019). Lo stigma e la discriminazione possono ostacolare o ritardare la ricerca di aiuto, aggravando ulteriormente i sintomi e il funzionamento (Amaresha et al., 2019), o indurre le famiglie a ricorrere alle istituzioni per evitare il carico familiare (Park & Lee, 2017; Yang et al., 2017). Le SOPEP possono contare sui genitori perché continuino a svolgere il ruolo di cura (Dodge & Smith, 2019; Park & Lee, 2017).

Quando i miei genitori moriranno… credo che (l’assistenza) toccherà a me. (Dodge & Smith, 2019)

3.3.4 Tratti di personalità

Le SOPEP esprimevano compassione, empatia e pazienza verso il fratello o la sorella e il desiderio di essere una presenza calmante nei momenti trascorsi insieme (Al-Sawafi et al., 2021; Al Sawafi et al., 2022; Amaresha et al., 2019; Bishop & Greeff, 2015; Day & Petalas, 2020; Graves et al., 2020; Liu & Zhang, 2019; Park & Lee, 2017; Young & Flannigan, 2021). Le SOPEP desideravano avere pazienza nel comunicare con il fratello o la sorella, soprattutto quando si sentivano sfinite o frustrate dai suoi comportamenti (Amaresha et al., 2015; Kovacs et al., 2019).

Mi piace stare tranquillo con lui e prendere la chitarra… la sua malattia mi ha avvicinato a lui come fratello, voglio sempre migliorare! (Young & Flannigan, 2021)

3.3.5 Difficoltà pratiche

La maggior parte degli studi descriveva le richieste di cura rivolte alle SOPEP. Alcune SOPEP descrivevano l’assistenza come stressante, gravosa e associata a effetti negativi (Amaresha et al., 2015, 2019; Kovacs et al., 2019; Liegghio, 2017; Park & Lee, 2017; Paul & Nadkarni, 2017; Seeman, 2013; Young & Flannigan, 2021). Le SOPEP parlano delle «richieste di denaro» (Seeman, 2013) e del carico economico dovuto alle spese di ricovero e ai farmaci (Amaresha et al., 2015; Park & Lee, 2017; Yang et al., 2017), mentre altre avevano pagato figure della medicina tradizionale (Al-Sawafi et al., 2021; Amaresha et al., 2019).

Non ho idea di come pagare le spese del ricovero. (Yang et al., 2017)

Le SOPEP che lavoravano o studiavano incontravano difficoltà pratiche nell’accompagnare il fratello o la sorella agli appuntamenti e nel partecipare alle sue cure (Amaresha et al., 2019, 2015; Liegghio, 2017; Sin et al., 2015).

Ho deciso anche di lasciare la scuola. Mamma mia, m*rda! È tutto sulle mie spalle! … È un peso. (Young & Flannigan, 2021)

Le SOPEP possono avere responsabilità aggiuntive (cioè famiglia e figli piccoli) che rendono difficile la vita sociale e il coinvolgimento nella cura del fratello o della sorella (Amaresha et al., 2015; Yang et al., 2017).

In questo periodo ho tantissime pressioni, sia personali sia professionali… non riesco a passare del tempo con il mio fidanzato e con le mie amicizie. (Amaresha et al., 2015)

3.3.6 Accesso alle risorse

Il bisogno di risorse aggiuntive per le SOPEP era menzionato in tutti gli studi. La maggior parte degli studi parla del desiderio di un sostegno emotivo all’interno della famiglia o di un sostegno tra pari su temi come l’evitamento, il lutto, lo stigma, il carico e la responsabilità di cura a lungo termine. Oltre la metà degli studi parla del bisogno delle SOPEP di conoscenze e di psicoeducazione su temi come i sintomi, l’eziologia, l’assistenza sociale e il sostegno legale ed economico.

Vorrei sapere che cos’è esattamente la psicosi. Che cosa ha causato questa malattia? Quanto tempo ci vorrà per guarire? (Udgiri et al., 2017)

Cinque studi (Al Sawafi et al., 2022; Amaresha et al., 2015; Dodge & Smith, 2019; Graves et al., 2020; Paul & Nadkarni, 2017) parlano di abilità e tecniche pratiche per aiutare le SOPEP a gestire i sintomi. Quattro studi (Day & Petalas, 2020; Liu & Zhang, 2019; Seeman, 2013; Sin et al., 2017) parlano di risorse aggiuntive per il personale sanitario (ad esempio una formazione all’intervento familiare culturalmente valorizzata e la documentazione delle reti familiari).

Oltre la metà degli studi inclusi nella revisione parla di interventi culturalmente adattati per le SOPEP, date le preoccupazioni e le convinzioni specifiche sull’assistenza e i possibili conflitti con le pratiche culturali. Questi studi spiegano come i programmi possano dover essere adattati per tener conto delle differenze di lingua, di stigma e di coinvolgimento di altre persone (ad esempio la famiglia allargata, sciamani e monaci).

È importante usare un linguaggio semplificato. (Al Sawafi et al., 2022)

Tutti gli studi inclusi in questa revisione trattano delle strategie e dei programmi necessari per sostenere le SOPEP. Chi firma l’articolo ha raggruppato le risorse nella Tabella 3. È emerso che queste risorse aiutano fratelli e sorelle a sentirsi meno stressati, isolati e confusi rispetto alle richieste psicosociali legate alla condizione di SOPEP, e più positivi e più informati su come sostenere sé stessi e il fratello o la sorella. Potrebbe essere necessario adattarle ai bisogni delle SOPEP in funzione della loro identità personale e sociale, dello stadio della psicosi della persona assistita e delle aspettative e convinzioni culturali sull’assistenza.

Tabella 3 — Risorse per facilitare l’assistenza e affrontare le sfide psicosociali di chi ha un fratello o una sorella che vive una psicosi.

  • Bisogni psicosociali della fratria: Educazione per accrescere le conoscenze della fratria;Esempi di conversazioni e di risorse di sostegno:
    • Come gestire la malattia e il trattamento (sintomi sia positivi sia negativi)
    • L’eziologia della malattia
    • Quali sintomi e segnali osservare nella condizione
    • Discussioni per aiutare a ridurre lo stigma e il carico (ad esempio sui comportamenti che la persona assistita può controllare)
    • Fattori ereditari
    • Conseguenze sulla salute e sui bisogni a lungo termine della fratria
    • Rendere la fratria capace di orientarsi nei servizi di salute mentale
  • Bisogni psicosociali della fratria: Coinvolgimento nella cura della salute mentale della persona assistita;Esempi di conversazioni e di risorse di sostegno:
    • Coinvolgimento nel piano di trattamento e nel modo in cui sostenere il fratello o la sorella nella gestione della malattia
    • Sapere quali professioniste e professionisti sanitari partecipano alla cura della persona assistita
    • Coinvolgimento nell’intervento familiare
  • Bisogni psicosociali della fratria: Accesso a un sostegno per la salute mentale della fratria stessa;Esempi di conversazioni e di risorse di sostegno:
    • Accesso al sostegno emotivo come persona utente a pieno titolo
    • Accesso a forme di sollievo (respite)
    • Incoraggiamento a mettere sé stessi al primo posto (cioè l’idea dell’aereo, in cui si indossa per prima la propria maschera d’ossigeno)
    • Normalizzare le emozioni contrastanti
    • Occasione di parlare del futuro e dell’assistenza quando i genitori non saranno più in grado di farvi fronte
    • Occasione di parlare di temi dolorosi, ad esempio lo stigma, i conflitti e il carico
  • Bisogni psicosociali della fratria: Accesso al sostegno sociale;Esempi di conversazioni e di risorse di sostegno:
    • Sostegno tra pari (ad esempio familiari e fratelli e sorelle di persone con malattia mentale)
    • Coinvolgimento della famiglia allargata
  • Bisogni psicosociali della fratria: Accesso a consulenza economica;Esempi di conversazioni e di risorse di sostegno:
    • Discussioni sul lavoro e sull’accesso a forme di sostegno sul posto di lavoro
    • Indicare sovvenzioni e sostegni economici per caregiver
    • Sostenere un fratello o una sorella senza lavoro
  • Bisogni psicosociali della fratria: Incoraggiare un sostegno religioso e spirituale continuativo;Esempi di conversazioni e di risorse di sostegno:
    • Facilitare l’accesso al sostegno religioso o al nutrimento spirituale
  • Bisogni psicosociali della fratria: Coinvolgimento del sistema più ampio per sviluppare una congruenza culturale;Esempi di conversazioni e di risorse di sostegno:
    • Creazione di legami e di una comunicazione migliori con le figure della medicina tradizionale e le guide religiose
    • Condividere informazioni e creare legami con le comunità locali
    • Condividere risorse (ad esempio il modello della Figura 2) che riducano lo stigma e promuovano l’alfabetizzazione sulla salute mentale

Nota: risorse che si sono rivelate utili per aiutare fratelli e sorelle a sentirsi meno stressati, isolati e confusi rispetto alle richieste psicosociali legate all’avere un fratello o una sorella con psicosi, e più positivi e più informati su come sostenere sé stessi e il fratello o la sorella.

4 DISCUSSIONE

4.1 Sintesi dei risultati

Questa revisione ha esplorato i fattori di stress e i bisogni psicosociali delle SOPEP a partire da studi qualitativi. La sintesi narrativa ha incluso studi condotti al di fuori delle comunità occidentali, per esplorare i bisogni specifici delle SOPEP in culture diverse e comprendere forme di sostegno psicosociale culturalmente specifiche e centrate sulla fratria. La maggior parte degli studi inclusi forniva dettagli chiari sulla ricerca, ma il ruolo di chi conduceva la ricerca era raramente considerato in modo critico. Tutti gli studi inclusi sono stati ritenuti contributi preziosi alla letteratura esistente, con risultati importanti da considerare nella pratica e nelle politiche attuali.

I fattori psicologici e sociali possono interagire tra loro e incidere sulla salute mentale delle SOPEP, nonché sulla relazione fraterna e sulle relazioni familiari. Ad esempio, chi si occupa principalmente della famiglia può concentrarsi sui bisogni del figlio o della figlia con esperienze di psicosi, con il risultato che le SOPEP vivono una mancanza di affetto, si sentono isolate e gelose, e questo può portare a un ulteriore ritiro (Amaresha et al., 2019; Izon et al., 2021; Seeman, 2013). In linea con la teoria dei sistemi familiari (Kerr, 2019; Minuchin, 1988), le famiglie non possono essere comprese isolatamente e le azioni di una persona possono spostare l’equilibrio all’interno di una famiglia. I fattori sociali e psicologici sono dinamici e possono diventare fattori di stress: ad esempio, le risorse economiche o il sostegno sociale possono ridursi o aumentare e incidere sull’intero sistema familiare. I bisogni delle SOPEP possono quindi variare in funzione dei fattori d’influenza (cioè fattori individuali e sociali, ambiente fisico e macroambiente; si veda la Figura 2). Tuttavia, il coinvolgimento e l’educazione volti ad accrescere le conoscenze delle SOPEP e a offrire loro sostegno e risorse (si veda la Tabella 3) sono importanti per facilitare l’assistenza, fornire alle SOPEP strategie di coping e riconoscere le loro difficoltà psicosociali e gli eventuali cambiamenti nelle relazioni familiari.

Le SOPEP svolgono un ruolo chiave nell’assistenza al fratello o alla sorella e nel sostegno ai genitori. Ciò può tradursi per le SOPEP in tensioni familiari o in ripercussioni sul funzionamento socio-lavorativo. Comprensibilmente, le SOPEP possono vivere un’ampia gamma di emozioni ed esperienze, tra cui colpa, vergogna, rabbia e un aumento del disagio psicologico. Le diverse esperienze della fratria possono essere comprese alla luce della cultura che plasma i valori e le prospettive delle diverse comunità. Ad esempio, alcune SOPEP possono avere atteggiamenti negativi verso l’assistenza e percepire carico, effetti negativi e stigma sociale. Ciò può aiutare i servizi a capire perché alcuni genitori tengano le SOPEP al riparo dalle esperienze della persona assistita mentre altri le coinvolgono nella cura fin da piccole, e perché alcune SOPEP compiano sacrifici nel proprio stile di vita personale (ad esempio famiglia e carriera) mentre altre prendono le distanze dal fratello o dalla sorella.

Oltre la metà degli studi di questa revisione parla del bisogno delle SOPEP di conoscenze e di psicoeducazione su temi come i sintomi, l’eziologia, l’assistenza sociale e il sostegno legale ed economico. Dei quattro studi di questa revisione che esplorano le SOPEP nel caso di FEP e ARMS, tutti parlano della necessità di coinvolgere le SOPEP, sostenerle e condividere informazioni con loro, e tre segnalano la carenza di informazioni e di comprensione delle SOPEP. Nel Regno Unito, un intervento basato su informazioni online e sul sostegno tra pari si è rivelato utile e accettabile per le SOPEP (Sin et al., 2015). Offrire alle SOPEP l’accesso a risorse psicoeducative digitali, abbinate al sostegno tra pari nella fratria, potrebbe giovare ad alcune famiglie, anche se alcune potrebbero avere bisogno di un sostegno supplementare in materia di assistenza sociale e di consulenza legale ed economica, con variazioni in funzione della cultura, della lingua e del contesto locale.

Questa revisione amplia la letteratura esistente, sottolineando la necessità che i servizi introducano adattamenti culturali. Le convinzioni e gli atteggiamenti delle SOPEP verso l’assistenza e la salute mentale possono essere influenzati da fattori individuali, sociali e macro e dall’ambiente fisico (si veda la Figura 2). Questa revisione riconosce i fattori di stress psicosociale legati all’assistenza, nonché i facilitatori e gli ostacoli per le SOPEP (ad esempio le risorse e le difficoltà pratiche). I servizi di salute mentale potrebbero esplorare queste sei aree: le convinzioni delle SOPEP sulla psicosi e sull’assistenza, i loro valori familiari e culturali, i loro tratti di personalità (cioè empatia, premura e pazienza), le difficoltà pratiche e l’accesso alle risorse (si veda la Tabella 3), quando lavorano con le SOPEP per comprendere le loro richieste di cura e le convinzioni culturali della famiglia sull’assistenza.

4.2 Implicazioni cliniche

L’emergere dei sintomi di psicosi può avere ripercussioni sull’intera famiglia (Wang et al., 2017), e fratelli e sorelle vivono gli effetti cumulativi delle sfide evolutive combinate con la perturbazione familiare (Graves et al., 2020). Il legame fraterno è spesso la relazione familiare più lunga della vita (Day & Petalas, 2020). I servizi potrebbero prendere in considerazione un sostegno aggiuntivo per aiutare le SOPEP a sentirsi meno stressate, isolate e confuse rispetto alle richieste psicosociali dell’assistenza, e più positive e più informate su come sostenere sé stesse e il fratello o la sorella. La maggior parte degli studi di questa revisione parla di sostegno emotivo per le SOPEP, che possono provare sentimenti contrastanti e porsi domande sulla responsabilità di cura a lungo termine. Il coinvolgimento delle SOPEP in un intervento familiare o nel sostegno tra pari può offrire loro uno spazio in cui esprimere emozioni difficili verso il fratello o la sorella o verso l’assunzione di un ruolo di cura, ed esplorare modi per facilitare l’assistenza.

Un linguaggio superato e una scarsa sensibilità culturale possono ostacolare l’accesso dei gruppi minoritari ai servizi di salute mentale. Comprendere le esperienze delle SOPEP e offrire interventi culturalmente adattati, accettabili ed efficaci può facilitare le loro intenzioni e i loro comportamenti nel prestare assistenza (si veda la Figura 2). Gli interventi su misura possono includere l’esplorazione dei valori culturali e delle convinzioni familiari sulla psicosi e del modo in cui la famiglia o la comunità reagisce. Ciò può essere cruciale con alcune SOPEP provenienti da culture collettiviste e coinvolte nell’assistenza: alcune forniscono tutta la cura, mentre altre possono non essere coinvolte perché le aspettative ricadono sui genitori (Napa et al., 2017; Seeman, 2013).

L’esplorazione delle convinzioni che sottendono l’assistenza e del modo in cui le SOPEP gestiscono i propri sentimenti e le proprie reazioni verso la persona può variare in funzione dei valori, dello stigma sociale e delle esperienze di discriminazione. Ad esempio, alcune SOPEP possono avere responsabilità aggiuntive (ad esempio una propria famiglia e dei figli), ma ci si aspetta culturalmente che si prendano cura del fratello o della sorella (Amaresha et al., 2015; Yang et al., 2017). Adattare i servizi alle SOPEP in tutto il mondo può significare, per il personale clinico, offrire psicoeducazione sulla psicosi con un «linguaggio semplificato» e riconoscere le convinzioni delle SOPEP (ad esempio il «vamachara» o un «Jinn»; Al-Sawafi et al., 2021; Al Sawafi et al., 2022; Amaresha et al., 2015, 2019; Young & Flannigan, 2021) o l’idea di un messaggio di Dio (Park & Lee, 2017). I servizi dovrebbero riconoscere che le risposte emotive negative o positive possono derivare dal tipo di assistenza, dalle risorse e da fattori personali e identitari (cioè genere, vicinanza geografica e condizione socioeconomica). Alcune SOPEP potrebbero avere bisogno di essere orientate verso un sostegno economico per caregiver, se previsto nel loro contesto culturale. Il personale clinico dovrebbe cercare di costruire un rapporto di fiducia con le SOPEP a partire da una posizione non giudicante, imparando da loro e individuando i loro punti di forza e le loro risorse. I servizi potrebbero creare legami con figure della comunità (ad esempio guide religiose, sciamani, monaci e figure della medicina tradizionale) per sostenere le aspettative delle SOPEP rispetto al ruolo di cura attraverso il sostegno religioso o il nutrimento spirituale, oltre che per ridurre lo stigma e il carico e promuovere l’alfabetizzazione sulla salute mentale.

4.3 Raccomandazioni per i decisori politici

  • Lo sviluppo di un percorso di invio che dia alle SOPEP accesso a un sostegno proprio (cioè conoscenze, consulenza economica e sostegno per la salute mentale; si veda la Tabella 3).
  • Offrire sistematicamente alle SOPEP terapie psicologiche nell’ambito dell’intervento familiare.
  • Che i servizi esplorino i facilitatori e gli ostacoli che le SOPEP incontrano nel prestare cura e sostegno (cioè Figura 2, sei aree).

4.4 Limiti e ricerca futura

Questa revisione è stata la prima a sintetizzare i fattori di stress psicosociale delle SOPEP in culture diverse, esaminando al tempo stesso la qualità degli studi. Chi firma l’articolo ha incluso tutti gli studi che soddisfacevano i criteri di inclusione, indipendentemente dalla loro qualità. La giustificazione è che le diverse forme di studi qualitativi provenienti da culture differenti sono state ritenute un contributo prezioso alla letteratura esistente, con risultati importanti da considerare nella pratica e nelle politiche attuali.

La revisione presentava alcuni limiti. Sono stati utilizzati i risultati riportati dagli studi inclusi, anziché accedere ai dati qualitativi grezzi. Le dimensioni dei campioni degli studi erano relativamente ridotte, e sono stati inclusi studi con campioni misti di familiari (cioè genitori, partner, fratelli e sorelle e nonni). Inoltre, la definizione di «fratello o sorella» includeva fratelli e sorelle acquisiti, unilaterali e zii (Young & Flannigan, 2021). Combinare campioni costituiti sia secondo il fenomeno socialmente costruito di «fratria» sia secondo la «fratria» definita biologicamente limita la validità interna della revisione. Tuttavia, integrare i risultati e riconoscere come le SOPEP possano variare tra culture e comunità conferisce validità esterna. Ciò può aiutare a creare interventi culturalmente adattabili e accettabili per le SOPEP (Edge et al., 2018), oltre che orientare i servizi verso risorse significative che rispondano ai bisogni psicosociali delle SOPEP e facilitino l’assistenza.

La ricerca futura sui bisogni psicosociali delle SOPEP dovrebbe dare voce alla fratria in un maggior numero di culture, esplorando i bisogni dei membri più giovani e più anziani della fratria e adottando metodologie qualitative e miste rigorose. Esplorare le differenze di genere tra le SOPEP, i loro ruoli di cura e i loro bisogni psicosociali può aiutare i servizi a offrire un sostegno più accettabile e a coinvolgere prima le SOPEP e le famiglie nei servizi di salute mentale. Comprendere la reciprocità della relazione fraterna e l’impatto delle SOPEP sulle persone che usufruiscono dei servizi, e viceversa, sarebbe importante per la ricerca futura. Inoltre, la maggior parte degli studi inclusi si concentrava su condizioni croniche, mentre la ricerca futura potrebbe esplorare le esperienze psicotiche precoci (cioè FEP e ARMS) e i bisogni delle SOPEP.

5 CONCLUSIONE

Questa revisione qualitativa ha individuato i bisogni delle SOPEP, i facilitatori e gli ostacoli al sostegno e le risorse utili per prestare assistenza. La revisione ha incluso i fattori di stress e i bisogni psicosociali delle SOPEP in una varietà di culture e lungo l’intero ombrello della psicosi. Le SOPEP hanno forti legami emotivi e compassione verso il fratello o la sorella e desiderano essere una presenza calmante nei momenti trascorsi insieme. Il coinvolgimento delle SOPEP nell’assistenza può essere condiviso all’interno della famiglia, oppure possono farsi carico di tutte le responsabilità, sostenendo al tempo stesso i genitori. Le SOPEP possono provare emozioni negative verso l’assistenza, verso il fratello o la sorella e verso la famiglia, sentimenti di carico e/o difficoltà nel far fronte alle richieste di cura con le risorse disponibili. Le esperienze delle SOPEP erano influenzate da diversi livelli: fattori individuali (ad esempio conoscenze e genere), fattori sociali (ad esempio istruzione e valori familiari), ambienti fisici (ad esempio accesso ai servizi territoriali) e macroambienti (ad esempio povertà e valori sociali). Il coinvolgimento delle comunità locali (ad esempio guide religiose e figure della medicina tradizionale) nei programmi educativi può sostenere le aspettative delle SOPEP rispetto al ruolo di cura e ridurre lo stigma e il carico. In tutto il mondo, le SOPEP potrebbero trarre beneficio dal coinvolgimento in interventi familiari e da un sostegno individuale che faciliti l’assistenza e riconosca le loro esperienze psicosociali ed emotive.

Complexe Systémique: punti chiave

Questa revisione sposta utilmente lo sguardo: nella psicosi, fratelli e sorelle sono spesso caregiver invisibili, presenti prima dell’équipe clinica e spesso dopo i genitori. Il modello a ruota della Figura 2 è utilizzabile direttamente nella pratica: convinzioni sulla malattia, convinzioni sull’assistenza, valori familiari e culturali, personalità, vincoli pratici e risorse formano una griglia semplice per un genogramma o una seduta con la fratria. Una lettura sistemica invita tuttavia ad andare oltre un inventario di «fattori di stress»: la gelosia, il ritiro o l’iperresponsabilità di un fratello o di una sorella dicono anche come si ridistribuiscono posizioni e lealtà quando un figlio o una figlia diventa «la persona malata». I limiti sono reali: la qualità è stata valutata per lo più da una sola persona, diversi campioni si sovrappongono, la fratria è talvolta una piccola minoranza negli studi inclusi e l’articolo pubblicato contiene ancora «(insert initials)». Da leggere insieme a l’articolo sulle relazioni con le persone ad alto rischio di psicosi e a l’articolo sull’intervento familiare culturalmente adattato CaFI.

Riferimenti bibliografici

Al-Sawafi, A., Lovell, K., Renwick, L., & Husain, N. (2021). Exploring the experience of relatives living with individuals diagnosed with schizophrenia in Oman: A qualitative study. Journal of Psychiatric and Mental Health Nursing, 28(6), 1029–1040. https://doi.org/10.1111/jpm.12786

Al Sawafi, A., Lovell, K., Renwick, L., & Husain, N. (2022). Exploring views of relatives and mental health professionals to inform the cultural adaptation of a family intervention for schizophrenia in Oman: A qualitative study. International Journal of Social Psychiatry, 68(8), 1795-1805.

Amaresha, A. C., Joseph, B., Agarwal, S. M., Narayanaswamy, J. C., Venkatasubramanian, G., Muralidhar, D., & Subbakrishna, D. K. (2015). Assessing the needs of siblings of persons with schizophrenia: A qualitative study from India. Asian Journal of Psychiatry, 17, 16–23. https://doi.org/10.1016/j.ajp.2015.07.011

Amaresha, A. C., Venkatasubramanian, G., & Muralidhar, D. (2014). Needs of siblings of persons with psychosis: A systematic descriptive review. Clinical Psychopharmacology and Neuroscience, 12(2), 111–123. https://doi.org/10.9758/cpn.2014.12.2.111

Amaresha, A. C., Venkatasubramanian, G., & Muralidhar, D. (2019). Perspectives about illness, attitudes, and caregiving experiences among siblings of persons with schizophrenia: A qualitative analysis. Indian Journal of Psychological Medicine, 41(5), 413–419. https://doi.org/10.4103/IJPSYM.IJPSYM_318_19

Arciniegas, D. B. (2015). Psychosis. Continuum: Lifelong Learning in Neurology, 21(3 Behavioral Neurology and Neuropsychiatry), 715.

Bank, S. P., & Kahn, M. D. (2003). The sibling bond. Basic Books.

Ben-David, S., Cole, A. R., Brucato, G., Girgis, R., & Munson, M. R. (2019). A conceptual model of mental health service utilization among young adults at clinical high-risk for developing psychosis. Psychiatric Rehabilitation Journal, 42(1), 17–25. https://doi.org/10.1037/prj0000336

Bishop, M., & Greeff, A. P. (2015). Resilience in families in which a member has been diagnosed with schizophrenia. Journal of Psychiatric and Mental Health Nursing, 22(7), 463–471. https://doi.org/10.1111/jpm.12230

Bowman, S., Alvarez-Jimenez, M., Wade, D., Howie, L., & McGorry, P. (2017). The positive and negative experiences of caregiving for siblings of young people with first episode psychosis. Frontiers in Psychology, 8, 730. https://doi.org/10.3389/fpsyg.2017.00730

Bowman, S., Alvarez-Jimenez, M., Wade, D., McGorry, P., & Howie, L. (2014). Forgotten family members: The importance of siblings in early psychosis. Early Intervention in Psychiatry, 8(3), 269–275. https://doi.org/10.1111/eip.12068

British Psychological Society, BPS. (2021). Family interventions in psychosis guidelines for psychologists and practitioners supporting families and social networks. Retrieved https://www.bps.org.uk/sites/www.bps.org.uk/files/Policy/Policy%20-%20Files/Family%20interventions%20in%20psychosis.pdf

Camacho-Gomez, M., & Castellvi, P. (2020). Effectiveness of family intervention for preventing relapse in first-episode psychosis until 24 months of follow-up: A systematic review with meta-analysis of randomized controlled trials. Schizophrenia Bulletin, 46(1), 98–109. https://doi.org/10.1093/schbul/sbz038

Caqueo-Urízar, A., Miranda-Castillo, C., Lemos Giráldez, S., Lee Maturana, S. L., Ramírez Pérez, M., & Mascayano Tapia, F. (2014). An updated review on burden on caregivers of schizophrenia patients. Psicothema, 26(2), 235–243. https://doi.org/10.7334/psicothema2013.86

Claxton, M., Onwumere, J., & Fornells-Ambrojo, M. (2017). Do family interventions improve outcomes in early psychosis? A systematic review and meta-analysis. Frontiers in Psychology, 8, 371. https://doi.org/10.3389/fpsyg.2017.00371

Critical Appraisal Skills Programme (CASP) International Network. (2013). Retrieved https://casp-uk.net/casp-tools-checklists/

Day, R. L., & Petalas, M. A. (2020). Adult sibling relationships: Perspectives of service users with mental health difficulties. Issues in Mental Health Nursing, 41(5), 404–414. https://doi.org/10.1080/01612840.2019.1671561

Delgado, M., & Tennstedt, S. (1997). Puerto Rican sons as primary caregivers of elderly parents. Social Work, 42(2), 125–134. https://doi.org/10.1093/sw/42.2.125

Dilworth-Anderson, P., Williams, I. C., & Gibson, B. E. (2002). Issues of race, ethnicity, and culture in caregiving research: A 20-year review (1980-2000). The Gerontologist, 42(2), 237–272. https://doi.org/10.1093/geront/42.2.237

Dodge, C. E., & Smith, A. P. (2019). Caregiving as role transition: Siblings' experiences and expectations when caring for a brother or sister with schizophrenia. Canadian Journal of Community Mental Health, 38, 35–47. https://doi.org/10.7870/cjcmh-2019-005

Dyregrov, K., & Dyregrov, A. (2005). Siblings after suicide—‘The forgotten bereaved’. Suicide and Life Threatening Behaviour, 35(6), 714–724. https://doi.org/10.1521/suli.2005.35.6.714

Edge, D., Degnan, A., Cotterill, S., Berry, K., Baker, J., Drake, R., & Abel, K. (2018). Culturally adapted family intervention (CaFI) for African-Caribbean people diagnosed with schizophrenia and their families: A mixed-methods feasibility study of development, implementation and acceptability. NIHR Journals Library.

Edge, D., Degnan, A., Cotterill, S., Berry, K., Drake, R., Baker, J., Barrowclough, C., Hughes-Morley, A., Grey, P., Bhugra, D., Cahoon, P., Tarrier, N., Lewis, S., & Abel, K. (2016). Culturally-adapted family intervention (CaFI) for African-Caribbeans diagnosed with schizophrenia and their families: A feasibility study protocol of implementation and acceptability. Pilot and Feasibility Studies, 2(1), 1–14. https://doi.org/10.1186/s40814-016-0070-2

Fleary, S.A., & Heffer, R.W. (2013). Impact of growing up with a chronically ill sibling on well siblings' late adolescent functioning. International Scholarly Research Notices, 2013.

Graves, J., Marsack-Topolewski, C. N., Chan, K. T., & Shapiro, J. (2021). Emerging adults and developing awareness of siblings' symptoms of schizophrenia. Families In Society.

Graves, J. M., Marsack-Topolewski, C. N., & Shapiro, J. (2020). Emerging adult siblings of individuals with schizophrenia: Experiences with family crisis. Journal of Family Issues, 41(11), 2002–2021. https://doi.org/10.1177/0192513X20905327

Hsiao, F. H., Klimidis, S., Minas, H., & Tan, E. S. (2006). Cultural attribution of mental health suffering in Chinese societies: The views of Chinese patients with mental illness and their caregivers. Journal of Clinical Nursing, 15(8), 998–1006. https://doi.org/10.1111/j.1365-2702.2006.01331.x

Izon, E., Au-Yeung, K., & Jones, W. (2020). The challenges of engaging individuals at high-risk of developing psychosis: Reflections from research assistants within a randomised control trial. Psychosis, 12(4), 339–347. https://doi.org/10.1080/17522439.2020.1779795

Izon, E., Berry, K., Law, H., Au-Yeung, K., & French, P. (2019). “I don't know how to fix it and sometimes it's so overwhelming”. Identifying the barriers and facilitators for family caregivers supporting someone at high-risk of psychosis: A qualitative study. Psychosis, 1–11.

Izon, E., Berry, K., Law, H., & French, P. (2021). ‘If he feels better I'll feel better’ relationships with individuals at high-risk of developing psychosis. Early Intervention in Psychiatry, 1–8.

James, S. L., Abate, D., Abate, K. H., Abay, S. M., Abbafati, C., Abbasi, N., Abbastabar, H., Abd-Allah, F., Abdela, J., Abdelalim, A., Abdollahpour, I., Abdulkader, R. S., Abebe, Z., Abera, S. F., Abil, O. Z., Abraha, H. N., Abu-Raddad, L. J., Abu-Rmeileh, N. M. E., Accrombessi, M. M. K., … Murray, C. J. L. (2018). Global, regional, and national incidence, prevalence, and years lived with disability for 354 diseases and injuries for 195 countries and territories, 1990-2017: A systematic analysis for the global burden of disease study 2017. The Lancet, 392(10159), 1789–1858. https://doi.org/10.1016/S0140-6736(18)32279-7

Kerr, M. E. (2019). Bowen theory's secrets: Revealing the hidden life of families. WW Norton & Company.

Kovacs, T., Possick, C., & Buchbinder, E. (2019). Experiencing the relationship with a sibling coping with mental health problems: Dilemmas of connection, communication, and role. Health & Social Care in the Community, 27(5), 1185–1192. https://doi.org/10.1111/hsc.12761

Kritzinger, J., Swartz, L., Mall, S., & Asmal, L. (2011). Family therapy for schizophrenia in the South African context: Challenges and pathways to implementation. South Africa Journal of Psychology, 41(2), 140–146. https://doi.org/10.1177/008124631104100203

Landis, J. R., & Koch, G. G. (1977). The measurement of observer agreement for categorical data. Biometrics, 33(1), 159–174. https://doi.org/10.2307/2529310

Leung, L. (2015). Validity, reliability, and generalizability in qualitative research. Journal of Family Medicine and Primary Care, 4(3), 324–327. https://doi.org/10.4103/2249-4863.161306

Liegghio, M. (2017). ‘Not a good person’: Family stigma of mental illness from the perspectives of young siblings. Child & Family Social Work, 22(3), 1237–1245. https://doi.org/10.1111/cfs.12340

Liu, N., & Zhang, J. (2019). Experiences of caregivers of family member with schizophrenia in China: A qualitative study. Perspectives in Psychiatric Care, 56(1), 201-212. https://doi.org/10.1111/ppc.12412

Liu, Z., Heffernan, C., & Tan, J. (2020). Caregiver burden: A concept analysis. International Journal of Nursing Sciences, 7(4), 438–445. https://doi.org/10.1016/j.ijnss.2020.07.012

Lively, S., Friedrich, R. M., & Rubinstein, L. (2004). The effect of disturbing illness behaviours on siblings of persons with schizophrenia. Journal of the American Psychiatric Nursing Association, 10(5), 222–232. https://doi.org/10.1177/1078390304269497

Malterud, K. (2001). Qualitative research: Standards, challenges, and guidelines. The Lancet, 358(9280), 483–488. https://doi.org/10.1016/S0140-6736(01)05627-6

McCann, T. V., Lubman, D. I., & Clark, E. (2011). First-time primary caregivers' experience of caring for young adults with first-episode psychosis. Schizophrenia Bulletin, 37(2), 381–388. https://doi.org/10.1093/schbul/sbp085

McClellan, J. (2018). Psychosis in children and adolescents. Journal of the American Academy of Child & Adolescent Psychiatry, 57(5), 308–312. https://doi.org/10.1016/j.jaac.2018.01.021

McGorry, P. D., & Singh, B. S. (1995). Schizophrenia: Risk and possibility. In B. Raphael & G. D. Burrows (Eds.), Handbook of studies on preventive psychiatry (pp. 491–514). Elsevier.

Minuchin, P. (1988). Relationships within the family: A systems perspective on development. In R. A. Hinde & J. Stevenson-Hinde (Eds.), Relationships within families: Mutual influences (pp. 7–26). Clarendon Press.

Moher, D., Liberati, A., Tetzlaff, J., Altman, D. G., & PRISMA Group (2009). Preferred reporting items for systematic reviews and meta-analyses: the PRISMA statement. Annals of Internal Medicine, 151(4), 264–W64. https://doi.org/10.7326/0003-4819-151-4-200908180-00135

Napa, W., Tungpunkom, P., Sethabouppha, H., Klunklin, A., & Fernandez, R. (2017). A grounded theory study of Thai family caregiving process for relatives with first episode psychosis. Pacific Rim International Journal of Nursing Research, 21(2), 158–170.

National Health Service (NHS). (2017). Carers, family and friends. Retrieved https://www.gmmh.nhs.uk/carer-information

Onwumere, J., Wilson, S., Billings, J., Brown, L., Floyd, C., Widuch, K., Lyons, N., Man, L. C., James, G., Afsharzadegan, R., Khan, S., Padayatchi, M., Souray, J., & Raune, D. (2020). First episode psychosis: A comparison of caregiving appraisals in parents caring for the same child. Early Intervention in Psychiatry, 1–11.

Ownsworth, T., & Karlsson, L. (2022). A systematic review of siblings' psychosocial outcomes following traumatic brain injury. Disability and Rehabilitation, 44(4), 496–508. https://doi.org/10.1080/09638288.2020.1769206

Park, M., & Lee, K. J. (2017). Korean sibling caregivers of individuals diagnosed with schizophrenia. Asian/Pacific Island Nursing Journal, 2(3), 97–102. https://doi.org/10.9741/23736658.1066

Paul, S., & Nadkarni, V. V. (2017). A qualitative study on family acceptance, stigma and discrimination of persons with schizophrenia in an Indian metropolis. International Social Work, 60(1), 84–99. https://doi.org/10.1177/0020872814547436

Plessis, L., Wilquin, H., Pavani, J. B., & Bouteyre, E. (2020). Explaining differences between sibling relationships in schizophrenia and nonclinical sibling relationships. Frontiers in Psychiatry, 11, 321. https://doi.org/10.3389/fpsyt.2020.00321

Popay, J., Roberts, H., Sowden, A., Petticrew, M., Arai, L., Rodgers, M., Britten, N., Roen, K., & Duffy, S. (2006). Guidance on the conduct of narrative synthesis in systematic reviews. A Product from the ESRC Methods Programme Version, 1(1), b92.

Purba, J. M. (2017). Caregivers' needs in caring for relatives with Schizophrenia in medan Indonesia: A phenomenological study. Belitung Nursing Journal, 3(6), 656-661.

Rathod, S., Gega, L., Degnan, A., Pikard, J., Khan, T., Husain, N., Munshi, T., & Naeem, F. (2018). The current status of culturally adapted mental health interventions: A practice-focused review of meta-analyses. Neuropsychiatric Disease and Treatment, 14, 165–178. https://doi.org/10.2147/NDT.S138430

Seeman, M. V. (2013). Spotlight on sibling involvement in schizophrenia treatment. Psychiatry: Interpersonal and Biological Processes, 76(4), 311–322. https://doi.org/10.1521/psyc.2013.76.4.311

Shiraishi, N., & Reilly, J. (2019). Positive and negative impacts of schizophrenia on family caregivers: A systematic review and qualitative meta-summary. Social Psychiatry and Psychiatric Epidemiology, 54(3), 277–290. https://doi.org/10.1007/s00127-018-1617-8

Sin, J., Henderson, C., Spain, D., Gamble, C., & Norman, I. (2017). What factors influence successful recruitment of siblings of individuals with first episode psychosis to e-health interventions? A qualitative study. Health Expectations, 20(4), 696–704. https://doi.org/10.1111/hex.12508

Sin, J., Jordan, C. D., Barley, E. A., Henderson, C., & Norman, I. (2015). Psychoeducation for siblings of people with severe mental illness. Cochrane Reviews, 2015(5), Cd010540. https://doi.org/10.1002/14651858.CD010540.pub2

Udgiri, S. M., Nirmala, B. P., & Thirthalli, J. (2017). The care-giving needs of carers of persons with first episode of psychosis: Exploratory qualitative findings from India. Journal of Psychosocial Rehabilitation and Mental Health, 4(2), 159–170. https://doi.org/10.1007/s40737-017-0094-9

United Nations General Assembly. (2017). Report of the special rapporteur on the right of everyone to the enjoyment of the highest attainable standard of physical and mental health. The Hague, United Nations.

Varghese, M., Kirpekar, V., & Loganathan, S. (2020). Family interventions: Basic principles and techniques. Indian Journal of Psychiatry, 62(Suppl 2), S192–S200. https://doi.org/10.4103/psychiatry.IndianJPsychiatry_770_19

Wang, X., Chen, Q., & Yang, M. (2017). Effect of caregivers' expressed emotion on the care burden and rehospitalization rate of schizophrenia. Patient Preference and Adherence, 11, 1505–1511. https://doi.org/10.2147/PPA.S143873

Yang, C. I., Hsieh, M. Y., Lee, L. H., & Chen, S. L. (2017). Experiences of caring for a sibling with schizophrenia in a Chinese context: A neglected issue. International Journal of Mental Health Nursing, 26(4), 409–417. https://doi.org/10.1111/inm.12269

Young, L. S., & Flannigan, R. (2021). My sibling's mental illness: An interpretative phenomenological analysis of experiences of having an adult sibling with a mental illness in semi-rural South Africa. South African Journal of Psychiatry, 27, 7. https://doi.org/10.4102/sajpsychiatry.v27i0.1585

Yung, A. R., Yung, A. R., Pan Yuen, H., Mcgorry, P. D., Phillips, L. J., Kelly, D., Dell'olio, M., Francey, S. M., Cosgrave, E. M., Killackey, E., Stanford, C., Godfrey, K., & Buckby, J. (2005). Mapping the onset of psychosis: The comprehensive assessment of at-risk mental states. Australian and New Zealand Journal of Psychiatry, 39(11–12), 964–971. https://doi.org/10.1080/j.1440-1614.2005.01714.x

Traduzione non ufficiale in italiano di The psychosocial stressors of siblings of people with experiences of psychosis (SOPEP): A systematic narrative review across cultures, di Emma Izon, Jerica Radez e Matthew T. D. Knight, Clinical Psychology & Psychotherapy, vol. 31, n. 1, e2921 (2024), doi: 10.1002/cpp.2921, con licenza CC BY 4.0. Traduzione e impaginazione: Complexe Systémique, ottobre 2026, con l’aiuto dell’intelligenza artificiale; l’opera è stata modificata ai sensi della licenza (tabelle presentate sotto forma di elenchi). La traduzione non è stata realizzata né da chi firma l’articolo né dall’editore, che non rispondono del suo contenuto né di eventuali errori. Fa fede la versione originale.

Questa è una traduzione non ufficiale in italiano dell’articolo originale «The psychosocial stressors of siblings of people with experiences of psychosis (SOPEP): A systematic narrative review across cultures», pubblicato in Clinical Psychology & Psychotherapy (2024) con licenza CC BY 4.0. Traduzione realizzata da Complexe Systémique con l’aiuto dell’intelligenza artificiale, come indicato all’inizio di questa pagina; fa fede la versione originale.

Leggi l’articolo originale

Come citare questo articolo

Izon, E., Radez, J., e Knight, M. T. D. (2024). The psychosocial stressors of siblings of people with experiences of psychosis (SOPEP): A systematic narrative review across cultures. Complexe Systémique. https://app.complexe-systemique.com/en_GB/articles/the-psychosocial-stressors-of-siblings-of-people-with-experiences-of-psychosis-sopep (Opera originale pubblicata nel 2023 in Clinical Psychology & Psychotherapy, 31(1), e2921 (2024); ripubblicata nel 2024 da Clinical Psychology & Psychotherapy, https://onlinelibrary.wiley.com/doi/10.1002/cpp.2921)

Carrello

Il tuo carrello è vuoto.