Questa versione è stata tradotta dall'inglese da Complexe Systémique con l'aiuto dell'intelligenza artificiale. In caso di dubbio, fa fede la versione originale.
Systemic Practice and Action Research · Pratica sistemica
Cybersyn, il progetto di guida cibernetica dell’economia cilena sotto Allende, è ben noto. Il resto del percorso latinoamericano di Stafford Beer lo è molto meno. José-Carlos Mariátegui lo ricostruisce a partire da archivi e interviste: SIGMA in Cile negli anni Sessanta, CENTRO in Perù, poi Messico, Uruguay, Venezuela e Colombia, tra successi, fiaschi e appropriazione neoliberale.
Traduzione non ufficiale in italiano di Beyond Project Cybersyn: Tracing the Influence of Stafford Beer Projects and Ideas in Latin America, di José-Carlos Mariátegui, pubblicato in Systemic Practice and Action Research (Springer) (2025), doi: 10.1007/s11213-025-09717-2, con licenza CC BY 4.0. Traduzione realizzata da Complexe Systémique nell’ottobre 2026 con l’aiuto dell’intelligenza artificiale: il testo originale è stato tradotto in italiano e impaginato per la lettura online, il che costituisce una modifica dell’opera ai sensi della licenza. La tabella è presentata sotto forma di elenco. La traduzione non è stata realizzata né da chi firma l’articolo né dall’editore, che non rispondono del suo contenuto né di eventuali errori. Fa fede la versione originale.
Per quanto astratto nella sua concezione, il VSM non è mai politicamente neutro.
José-Carlos Mariátegui
Abstract
Questo articolo esplora i viaggi e le collaborazioni meno noti di Stafford Beer in America Latina, al di là del celebre progetto cileno Cybersyn. Ricostruisce il coinvolgimento di Beer nella regione a partire dagli anni Sessanta, attraverso la sua società SIGMA e i suoi progetti in Cile, nonché i tentativi di espandersi in altri paesi latinoamericani. L’articolo getta inoltre luce su un progetto relativamente sconosciuto degli anni Settanta in Perù, il Centro per lo Studio della Partecipazione Popolare (CENTRO), influenzato dalle idee di Beer sui sistemi di informazione e controllo aziendale in tempo reale. Esplora poi il coinvolgimento di Beer in vari progetti in America Latina durante gli anni Ottanta e Novanta, mentre la regione tornava gradualmente alla democrazia, con casi in Messico, Uruguay (URUCIB), Venezuela (Cybervenez) e Colombia. Mentre alcune applicazioni, in particolare in Uruguay e in Colombia, hanno dimostrato il potenziale del modello del sistema vitale (VSM) nel favorire un’autentica democrazia organizzativa e la trasformazione sociale, altre, in Messico e in Venezuela, sono fallite a causa dell’instabilità politica o della corruzione sistemica. L’articolo sostiene che, sebbene il VSM di Beer sia spesso descritto come puramente tecnocratico, la sua applicazione in America Latina rivela che, pur essendo talvolta stato fatto proprio dalle riforme neoliberali, si è anche allineato con le aspirazioni regionali alla trasformazione sociale e alla liberazione creativa attraverso l’uso della tecnologia, mettendo in discussione pregiudizi persistenti sui luoghi da cui può nascere l’innovazione tecnologica.
Parole chiave: Stafford Beer, America Latina, cibernetica, modello del sistema vitale (VSM), democrazia
Lo scopo di questo articolo è elaborare una rassegna completa del lavoro e delle reti meno noti di Stafford Beer in America Latina, al di là del progetto Cybersyn. La ricerca si basa su documenti della Stafford Beer Collection della Liverpool John Moores University (SBCLJM), oltre che su interviste e pubblicazioni. L’articolo sostiene che, sebbene il VSM di Beer sia spesso descritto come puramente tecnocratico, la sua applicazione in America Latina rivela che esso era anche allineato con le aspirazioni regionali alla trasformazione sociale e alla liberazione creativa attraverso l’uso della tecnologia, mettendo in discussione idee preconcette sui luoghi da cui può nascere l’innovazione tecnologica.
Stafford Beer (1926–2002) è considerato una delle figure più influenti della cibernetica del management. È forse noto soprattutto per il suo lavoro sul progetto Cybersyn in Cile durante la presidenza di Salvador Allende (1971–1973) (Beer 1981; Pickering 2010; Medina 2011). Beer si servì del suo modello del sistema vitale (VSM), che concettualizza qualsiasi sistema vitale o funzionante in cinque sottosistemi interconnessi che consentono autoregolazione, auto-organizzazione e autoreferenza. Il VSM fu una parte cruciale del progetto Cybersyn, che mirava a gestire le industrie nazionalizzate del Cile secondo principi cibernetici, consentendo sia il coordinamento centrale sia la partecipazione dei lavoratori e delle lavoratrici attraverso varie componenti, tra cui una rete di telescriventi, un software statistico e una sala operativa.
Tuttavia, a parte il progetto Cybersyn, le ricerche sul lavoro di Beer in America Latina sono scarse, anche riguardo al modo in cui il VSM fu discusso e impiegato nei diversi paesi per i quali egli prestò consulenza, in particolare durante gli anni Ottanta e Novanta. Questo percorso risale ai progetti di consulenza di SIGMA in Cile negli anni Sessanta, che offrirono a Beer anche la possibilità di esplorare altre opportunità in Perù, Argentina e Brasile, senza però risultati concreti. Negli anni Settanta, durante il suo impegno nel progetto Cybersyn, Beer influenzò in qualche misura un altro progetto relativamente sconosciuto in Perù, il Centro per lo Studio della Partecipazione Popolare (CENTRO), un’iniziativa del governo militare peruviano che aspirava a realizzare riforme sociali ed economiche radicali e profonde. Negli anni Ottanta e Novanta, mentre la democrazia veniva ristabilita nei paesi latinoamericani, Beer fu chiamato dai governi per diversi progetti di consulenza nella regione. Tra i progetti più fruttuosi vi furono URUCIB (Uruguay Cibernético) e l’applicazione del VSM in una serie di progetti statali in Colombia. Vi furono però anche iniziative meno riuscite, come il coinvolgimento di Beer con i governi del Messico e del Venezuela. Dato l’affetto di Stafford Beer per la regione dopo il suo profondo impegno nel progetto Cybersyn, questo studio originale intende offrire una panoramica dei viaggi meno noti di Beer in America Latina, comprese la sua rete e le sue collaborazioni. Le idee di Beer sulla democrazia erano parte integrante del suo più ampio lavoro in cibernetica e gestione organizzativa. Beer riteneva che la cibernetica, e in particolare il modello VSM con la sua capacità di apprendere, adattarsi ed evolvere, potesse servire da schema per relazioni sociali e flussi informativi capaci di garantire la massima libertà possibile alle persone, migliorando il funzionamento dei sistemi democratici e rendendoli così più reattivi e adattabili ai bisogni e ai desideri della cittadinanza (Beer 1971, 1983, 1989).
Come l’articolo cercherà di illustrare, sebbene i risultati siano stati alterni, paradossalmente sistemi di questo tipo, che avrebbero potuto avere un profondo impatto sociale in America Latina, furono promossi negli anni Ottanta e Novanta da un’élite tecnocratica e neoliberale che divenne l’artefice e l’esecutrice delle riforme economiche che hanno segnato la regione negli ultimi quattro decenni. Mentre il progetto Cybersyn ha ricevuto negli ultimi anni un’attenzione considerevole sia nel mondo accademico sia nei media divulgativi (Pickering 2010; Medina 2006, 2011, 2015; Benezra 2018; Morozov, 2014; Alvarez and Gutierrez 2022; Vehlken 2022), il più ampio coinvolgimento di Beer in America Latina resta in gran parte inesplorato. La nostra ricerca colma questa lacuna cruciale documentando l’ampio lavoro e l’influenza di Beer in tutta la regione, sia prima sia dopo il progetto Cybersyn. In una prospettiva più ampia, l’articolo contribuisce al dibattito in corso sul rapporto tra cibernetica e trasformazione politica, integrando i lavori recenti di Srnicek e Williams (2015) e di Muldoon (2022) sul potenziale politico dei sistemi tecnologici. Esaminando come le idee di Beer siano state interpretate e applicate sotto regimi politici diversi, la nostra ricerca offre nuove chiavi di lettura sul complesso rapporto tra pensiero cibernetico, potere statale, trasformazione sociale e implementazione tecnologica.
Il nostro approccio metodologico segue la metodologia storica di Collingwood, combinando un’indagine sistematica fondata sulle evidenze con l’interpretazione critica di molteplici fonti (Collingwood 2020). Questo articolo di ricerca è nato dal nostro lavoro di co-curatela del numero speciale di AI & Society (volume 37, fascicolo 3, settembre 2022) dedicato a «Cybernetics in Latin America: Contexts, Developments, Perceptions and Impacts», che ha offerto un’ampia mappatura del campo attraverso 20 contributi originali (Mariátegui et al. 2022a). Esso ha però anche rivelato significativi territori inesplorati nella storia sociale della cibernetica in America Latina, in particolare il coinvolgimento di Stafford Beer in altri progetti oltre al progetto Cybersyn.
Le evidenze principali provengono da un’ampia ricerca d’archivio condotta presso la SBCLJM, integrata da materiali dell’Archivio Darcy e Berta Ribeiro dell’Università di Brasília, degli Archivi dell’Organizzazione Internazionale del Lavoro (OIL) a Ginevra e dell’archivio personale di Carlos de Senna Figueiredo a Rio de Janeiro, oltre che da articoli e pubblicazioni. Per arricchire queste fonti documentarie e comprendere meglio i ragionamenti e le motivazioni degli attori storici, abbiamo condotto interviste approfondite con figure chiave coinvolte in vari progetti cibernetici in America Latina, tra cui Angela Espinosa, Víctor Ganón, Joan Garcés, Allenna Leonard, Francisco Sagasti e Carlos de Senna Figueiredo. Questo approccio basato su più fonti ci ha permesso di ricostruire una comprensione più completa del coinvolgimento di Beer in America Latina. Analizzando criticamente sia i materiali d’archivio sia le testimonianze dirette, ricostruiamo la complessa rete di relazioni e iniziative che ha dato forma all’applicazione dei principi cibernetici in diversi contesti politici e sociali della regione. Questa metodologia di ricerca ci consente di comprendere non solo che cosa sia accaduto, ma anche i ragionamenti e le motivazioni alla base di questi sviluppi storici.
Dopo questa breve introduzione, si ripercorrono gli anni in cui Beer fondò la società di consulenza SIGMA, e in particolare il suo lavoro in Cile, nonché i successivi tentativi infruttuosi di estendere le attività ad altri paesi dell’America Latina. Daremo poi una panoramica di CENTRO, un progetto realizzato in Perù negli anni Settanta – più o meno nello stesso periodo del progetto Cybersyn – e del modo in cui vi furono discusse le idee di Beer su un sistema di informazione e controllo aziendale in tempo reale. Presenteremo quindi alcuni dei progetti in cui Beer fu coinvolto negli anni Ottanta e Novanta, mentre l’America Latina tornava gradualmente alla democrazia e i governi ricercavano la sua consulenza esperta, ossia i casi del Messico (1982–1983), di Uruguay Cibernética - URUCIB (1986–1988), di Cybervenez - Venezuela cibernetico (1989) e di diversi progetti sviluppati in Colombia con il VSM (1993–2002). Attraverso questi casi analizzeremo come le idee di Beer si siano evolute dall’iniziale attenzione alla gestione industriale fino ad affrontare complesse sfide politiche, organizzative e socioeconomiche nel settore pubblico, man mano che il VSM veniva tradotto e adattato a contesti politici diversi, talvolta con successo, come nel caso dell’Uruguay e della Colombia, talvolta fallendo, come in Venezuela e in Messico (Beer 1989). Questa analisi mostrerà come tali applicazioni non siano state semplici esercizi tecnocratici, ma piuttosto tentativi di allineare i principi cibernetici con le aspirazioni dell’America Latina alla trasformazione sociale e alla liberazione creativa. Concluderemo infine con una breve sintesi delle idee principali dell’articolo e un piccolo omaggio a Stafford Beer e al fondatore di CENTRO, Darcy Ribeiro.
Infine, l’articolo fa riferimento ad alcuni termini chiave che occorre definire in anticipo per orientare chi legge, ossia: cibernetica, neoliberismo e autonomia. In questo contesto, la cibernetica rappresenta più della semplice scienza del controllo e della comunicazione; incarna un approccio sistematico alla gestione organizzativa che privilegia l’autoregolazione e i meccanismi di retroazione, in particolare se applicato ai sistemi sociali ed economici (Beer 1959, 1972, 1981). Il neoliberismo si configura come una dottrina economica che promuove la deregolamentazione dei mercati e la privatizzazione, ma – come vedremo più avanti – in America Latina divenne anche una forza trasformatrice che si appropriò dei principi cibernetici per promuovere il controllo tecnocratico e l’efficienza del mercato, spesso in contrasto con la visione di Beer volta a massimizzare la libertà delle persone (Harvey 2005). L’autonomia, principio centrale nel lavoro di Beer, si riferisce alla capacità di decisione decentrata e alla partecipazione dei lavoratori e delle lavoratrici - un principio che assunse significati diversi passando dalla visione emancipatoria di Beer alle sue varie applicazioni nei contesti latinoamericani (Beer 1981, 1989). La tensione tra questi concetti diventa particolarmente evidente quando si esamina come il VSM di Beer sia stato adattato e applicato nei diversi ambienti politici della regione.
Anthony Stafford Beer nacque a Croydon, vicino a Londra, il 25 settembre 1926 (Pickering 2010). Figlio di William John Beer, capo statistico del Lloyd’s Register of Shipping, Beer si iscrisse a filosofia e psicologia all’University College London, ma lasciò gli studi incompiuti per arruolarsi nel 1944 come artigliere nella Royal Artillery, lasciando l’esercito con il grado di capitano nel 1949. Nel 1956 entrò nella società Samuel Fox di Sheffield, una consociata della United Steel, dove convinse la direzione a costituire un gruppo di ricerca operativa (RO), che divenne il Dipartimento di Ricerca Operativa e Cibernetica. La RO consisteva nell’applicazione di metodi analitici avanzati per aiutare a prendere decisioni migliori e a risolvere problemi complessi. Nata come concetto in tempo di guerra, la RO divenne rilevante per le imprese, la pubblica amministrazione e altri contesti organizzativi. In quel periodo la United Steel acquistò uno dei primi mainframe impiegati nel settore privato in Gran Bretagna, che eseguiva simulazioni di modellizzazione, aprendo la strada a quella che allora si chiamava «cibernetica del management», una disciplina fortemente incentrata sull’applicazione di meccanismi di controllo all’interno delle organizzazioni (Gross 2020). Il lavoro di Beer nella cibernetica del management influenzò il mondo degli affari e della gestione e rese Beer relativamente affermato e noto (Beer 1959).
Nel 1961 Beer lasciò la United Steel e fondò la Science in General Management Limited (SIGMA), una società di consulenza specializzata in analisi per l’ottimizzazione delle operazioni industriali. L’attività principale di SIGMA era la RO, che all’epoca permetteva alle aziende di trovare soluzioni pratiche e «scientifiche» a vari problemi che cominciavano a manifestarsi all’interno delle organizzazioni man mano che queste diventavano più complesse. Come osservava Beer, a causa «della crescita di nuove tecnologie, della disponibilità di nuovi dispositivi di controllo (specialmente i computer) e del mutare della situazione sociale, tutto ciò pone al management innumerevoli problemi che dovrebbero essere studiati de novo» (Beer 1965). In quel contesto SIGMA forniva servizi non solo di RO, ma anche di cibernetica e di Industrial Dynamics; quest’ultima indicava un metodo di modellizzazione per comprendere e gestire il comportamento complesso dei processi industriali, perlopiù mediante simulazione al computer (Forrester 1961).
SIGMA era guidata da Stafford Beer in partenariato con Roger Eddison e Metra International, un’importante organizzazione europea e mondiale di ricerca sul management (Beer 1965). Funzionava come una sorta di organismo vivente o di organizzazione fluida, non vincolata da una struttura organizzativa troppo rigida, il che significava che le persone potevano essere spostate da un progetto all’altro in qualsiasi momento (Sigma Brochure, 1965; Beer 1965). Al vertice della «struttura organizzativa fluida» di SIGMA, simile alle idee espresse dal VSM, c’era Stafford Beer; al secondo livello si trovavano Roger Eddison come direttore delle operazioni e Lancelot Perowne come direttore dello sviluppo, e al terzo livello i tre direttori generali: Andrew Muir (RO), Basil Balder (cibernetica) e Duncan Mountford (Industrial Dynamics).
Nel 1963 SIGMA contava un’équipe di circa 31 professionisti e professioniste, che nel 1965 salì a circa 70 persone (Beer 1965). SIGMA era un’azienda di tipo particolare, con alcune somiglianze con il mondo accademico; per esempio, il personale disponeva di un sistema di «congedo sabbatico» in base al quale, per ogni anno di servizio, chi svolgeva attività scientifica accumulava quattro settimane di ricerca a stipendio pieno; l’azienda nominò inoltre un SIGMA Senior Lecturer in RO e due Research Fellow in collaborazione con il dipartimento di Computing, Cybernetics and Management del Brighton Technical College (Beer 1965). Infine, ma non meno importante, per Beer era fondamentale lavorare con un gruppo interdisciplinare di professionisti e professioniste, che egli suddivideva in quattro gruppi: scienze fisiche e ingegneristiche (34%); scienze biologiche e umane (24%); matematica, statistica e logica (26%); filosofia, politica ed economia (16%) (Beer 1965).
I pochi documenti del periodo SIGMA disponibili presso la SBCLJM, così come altri riferimenti di ricerca, mostrano che SIGMA aveva un’équipe di specialisti di RO che lavorava per la Compañía de Acero del Pacífico (CAP) a partire dal 1963. La CAP era uno dei maggiori produttori di acciaio del Sud America e svolse un ruolo chiave nello sviluppo industriale ed economico del Cile negli anni Sessanta. Fu fondata nel 1946 con l’obiettivo di promuovere e sviluppare l’industria cilena. Inizialmente era una società a capitale misto, con azioni detenute dallo Stato cileno tramite la Corporación de Fomento de la Producción (CORFO) – un’agenzia cilena di sviluppo economico che promuove la competitività e la diversificazione produttiva –, dal Fondo Autonomo per l’Ammortamento del Debito Pubblico e da azionisti privati. L’inaugurazione dell’acciaieria di Huachipato nel 1950 e l’integrazione delle attività minerarie attraverso i giacimenti di ferro di El Algarrobo nel 1959 e di El Romeral nel 1971 ampliarono ulteriormente le attività della CAP. Secondo Eden Medina, fu nel 1962 che il direttore della CAP si rivolse a SIGMA. Beer, che non era mai stato in America Latina, rifiutò di andarci di persona a causa della sua agenda frenetica, ma mise insieme un’équipe da inviare in Cile, guidata da uno spagnolo, Marino Dizy, e da due inglesi, Andrew Muir e Colin Faulkner (Beer 1981; Medina 2011). Il lavoro di SIGMA consisteva nel dimostrare il valore di vari progetti di investimento ottimizzando i processi e migliorando l’efficienza, risolvendo così una serie di problemi di gestione, sia tattici sia strategici, e di formazione. Nell’ambito del loro lavoro dovevano determinare la produzione massima potenziale di un’acciaieria, migliorare produzione e rendimento nei reparti di laminazione, sviluppare approcci strategici per l’estrazione del minerale, fornire una formazione essenziale nelle metodologie di RO e analizzare il traffico per razionalizzare le operazioni nell’acciaieria di Huachipato. Durante il lavoro per la CAP, molti problemi individuati dai consulenti di SIGMA furono risolti e, in quasi tutti i casi, le soluzioni furono attuate. Ne derivarono risparmi sostanziali e furono sviluppate nuove tecniche (Muir 1963b). Nell’ambito della loro esperienza alla CAP di Huachipato, Muir, Dizy e Faulkner pubblicarono su Operational Research Quarterly un articolo che passava in rassegna i loro venti mesi di lavoro di RO in Cile (Muir et al. 1964). Oltre al lavoro per la CAP, SIGMA lavorò anche con le Ferrovie cilene, per le quali poté realizzare un’analisi del percorso critico (CPA) per la tratta San Fernando-Talca e calcolare anche la rete di Roy su un IBM 1401, un computer decimale a lunghezza di parola variabile, utilizzando un programma PERT modificato (Dizy 1965a). Poiché la mole di lavoro era notevole, SIGMA assunse anche studenti del posto come supporto. Tra loro c’era Fernando Flores, studente di ingegneria industriale all’Università Cattolica del Cile, formato in RO e assunto da SIGMA per lavorare al contratto con le Ferrovie cilene. Fu in quel periodo che Flores si imbatté in Cybernetics and Management di Beer (Beer 1959, 1981, p. 207; Medina 2011, p. 31; Rivera 2011). Dopo la laurea, Flores continuò a essere influenzato dai libri di Beer, in particolare da Decision and Control (Beer 1966), e considerava Beer un profondo visionario del settore, allontanandosi dalle idee più tecniche della RO.
Il bollettino interno di SIGMA, il SIGMA SITREP, dedicò due numeri alle sue attività e prospettive in America Latina, rispettivamente nel 1963 e nel 1965. Nel complesso, vi si constatava un interesse entusiasta a sviluppare ulteriori affari nella regione, tanto più che cinque specialisti lavoravano già in Cile. Con il titolo «Letter from South America», il SIGMA SITREP descriveva il considerevole aumento delle sue attività e iniziative commerciali (Dizy 1965b, c). Vi si afferma che Marino Dizy, nei pochi momenti liberi in Cile, cercava di suscitare maggiore interesse da parte della CORFO, concentrata sull’espansione dell’economia, in particolare nel settore industriale. Il secondo approccio consisteva nel visitare i centri industriali di alcuni altri paesi e parlare con la dirigenza delle industrie locali, spiegando lo scopo della RO e il servizio offerto da SIGMA, poiché un uso più diffuso di queste tecniche non avrebbe potuto che favorire il miglioramento generale delle condizioni economiche in tutta l’America Latina.
L’équipe di SIGMA si recò in Brasile e in Argentina per esplorare e ampliare le proprie opportunità commerciali. A San Paolo, a SIGMA si presentò un’opportunità tramite SPEED, una consociata delle Guide telefoniche brasiliane, che chiedeva consiglio su come rilanciare efficacemente i propri servizi di centro di calcolo, il che avrebbe potuto aprire a SIGMA le porte di oltre 20 aziende industriali e commerciali in Brasile. In Argentina, invece, SIGMA dedicò tre giorni a valutare il panorama locale della RO, conducendo dodici colloqui in vari settori, tra cui le industrie siderurgica, petrolifera e manifatturiera, per valutare il potenziale dei servizi di SIGMA in questi mercati (Muir 1963a).
Altri possibili mercati erano il Venezuela e il Perù, dove l’esperienza di SIGMA alla CAP in Cile risultava particolarmente preziosa. All’inizio di giugno del 1965 Caplin e Dizy si recarono in Perù, dove, nonostante un volo in ritardo, condussero con efficienza 12 incontri con potenziali clienti in meno di 32 ore. Durante questa visita lampo incontrarono studenti e docenti della Facoltà di Petrolio dell’Università Nazionale di Ingegneria di Lima e alti funzionari del settore petrolifero nazionalizzato, discutendo dei vantaggi delle tecniche di RO. Questi incontri ben coordinati furono organizzati dall’ingegnere peruviano Fausto Valdeavellano, ex tirocinante di SIGMA. Il potenziale commerciale in Perù era evidente, con l’interesse di dirigenti del settore petrolifero per un’analisi CPA relativa a una nuova raffineria progettata da costruttori giapponesi. I documenti menzionano che una «figura di spicco dell’industria della farina di pesce, ex venditore di olio combustibile» (probabilmente l’imprenditore peruviano Luis Banchero Rossi) era ben versata in cibernetica e si era detta interessata a risolvere un costoso problema di trasporto. Inoltre, l’Associazione peruviana di management propose per l’autunno un seminario di una settimana a Lima, che rappresentava un’ottima occasione per SIGMA di proseguire i propri sforzi promozionali (Dizy 1965c).
Tuttavia, nessuna delle visite in Argentina, Brasile, Perù o Venezuela andò in porto. SIGMA aveva incontrato difficoltà significative nell’espandere le proprie attività in Sud America. In primo luogo, le tariffe di consulenza praticate da SIGMA erano elevate rispetto a quelle delle società locali, il che la rendeva meno competitiva sul mercato. In secondo luogo, la regione soffriva di una scarsità di valuta forte, che complicava le transazioni finanziarie e la possibilità di ottenere contratti. Infine, le società nordamericane stavano entrando aggressivamente nel mercato, spesso sostenute da aiuti finanziari di iniziative come l’Alleanza per il progresso e la Fondazione Ford, il che dava loro un netto vantaggio, in particolare per ottenere progetti con enti governativi, presso i quali tale sostegno finanziario era molto persuasivo (Dizy 1965b).
Ciononostante, i progetti di SIGMA in Cile e il suo giro promozionale in America Latina non vanno trascurati, poiché suscitarono un interesse e un entusiasmo significativi per le possibilità offerte dagli approcci cibernetici al governo e alla pianificazione. Le prime interazioni di SIGMA in America Latina potrebbero aver gettato i semi delle successive e più ampie collaborazioni di Beer nella regione, ossia il progetto Cybersyn in Cile e, in una certa misura, CENTRO in Perù. Fernando Flores, influenzato dalla cibernetica del management di Beer e che aveva lavorato per SIGMA in Cile, sarebbe diventato anni dopo, durante il governo Allende, direttore tecnico generale della CORFO, con la responsabilità della regolazione quotidiana delle fabbriche nazionalizzate, e avrebbe infine portato Beer in Cile perché applicasse la sua competenza in gestione cibernetica alla conduzione delle fabbriche nazionalizzate, il che divenne il progetto Cybersyn (Medina 2011; Pickering 2010; Rivera 2011). In Perù, quando David Caplin e altri consulenti di SIGMA giunsero a Lima per il loro giro promozionale, incontrarono Francisco Sagasti durante una cena organizzata da Valdeavellano. Quell’incontro portò Sagasti a trascorrere un periodo presso SIGMA nel Regno Unito (da settembre 1966 ad agosto 1967). Durante il soggiorno Sagasti fu influenzato dalle idee di Beer, il che lo spinse a intraprendere il master alla Pennsylvania State University e poi, nel 1968, a proseguire con il dottorato alla Wharton School della University of Pennsylvania sotto la supervisione del teorico dell’organizzazione Russel Ackoff, padre della pianificazione strategica basata sulla teoria dei sistemi (Sagasti 1971). Sagasti sarebbe poi diventato presidente del Perù (2020–2021) ed esperto internazionale di TIC per lo sviluppo.
All’inizio degli anni Settanta, l’America Latina conobbe due delle esperienze più originali e innovative di cibernetica del management, nell’ambito dei governi socialisti del Cile e del Perù. Questi governi cercavano di produrre profonde trasformazioni sociali. È in questo contesto che nacque in Cile il progetto Cybersyn. Come già detto, lo scopo di questo articolo non è spiegare il progetto Cybersyn, che è stato oggetto di ampie ricerche, in particolare negli ultimi quindici anni (Alvarez and Gutierrez 2022; Benezra 2018; de Senna Figueiredo 2022; Espejo 2022b; Medina 2011; Morozov 2014; Ossa and Rivera 2008; Palmarola et al. 2024; Pickering 2010; Vehlken 2022). Vorremmo tuttavia mettere in luce un progetto relativamente sconosciuto dello stesso periodo, avviato in Perù nel 1972 durante il Governo Rivoluzionario delle Forze Armate (Gobierno Revolucionario de la Fuerza Armada, o GRAF secondo la sigla spagnola), guidato dal generale Juan Velasco Alvarado (1968 - 1975). L’intenzione del GRAF era realizzare profonde riforme sociali ed economiche nel paese. Tra le sue riforme più importanti, il GRAF espropriò e nazionalizzò le compagnie petrolifere e decretò un’ampia riforma agraria che sciolse le haciendas andine e le vecchie piantagioni costiere, con l’intento di trasformare il modello rurale semifeudale in un insieme moderno di cooperative agricole.
Velasco cercava di condurre il Perù verso la modernizzazione, non secondo i modelli occidentali di produzione e consumo, ma introducendo radicalmente nuovi assetti che ponessero al centro la soddisfazione dei bisogni umani e il benessere, e non soltanto la prosperità economica. Il GRAF puntava a una «democrazia sociale di piena partecipazione», creando un modello in cui il popolo potesse decidere il proprio futuro e partecipare attivamente al suo sviluppo. Per raggiungere un obiettivo così ambizioso, appariva ovvio che occorressero dati accurati e la capacità di analizzarli.
Nel 1972 il GRAF decise di creare il Centro per lo Studio della Partecipazione Popolare (Centro de Estudios de Participación Popular, secondo il nome spagnolo, o CENTRO, come era comunemente chiamato). CENTRO fu fondato dall’antropologo brasiliano Darcy Ribeiro, ex ministro dell’istruzione e capo di gabinetto durante il governo di João Goulart, esiliato dal Brasile dopo il colpo di Stato militare del 1964. Insieme al matematico argentino Oscar Varsavsky, Ribeiro aspirava a creare per il Perù un «modello di socialismo cibernetico» (de Senna Figueiredo 2022; Mariátegui 2024). Varsavsky propose un piano di sviluppo socialista basato sulla simulazione numerica e su modelli computazionali – che chiamò Progetto nazionale (Proyecto Nacional) – in grado di tenere conto delle numerose variabili che intervengono nell’elaborazione delle politiche nazionali (Varsavsky 1975). La visione di CENTRO era promuovere un’«infrastruttura di retroazione» inclusiva e partecipativa: un insieme di strumenti analitici per individuare i problemi sociali e coinvolgere la popolazione, spesso esclusa, nella risoluzione dei problemi e nei processi decisionali. Si riteneva che, attraverso la partecipazione attiva, il popolo potesse plasmare il proprio futuro economico e sociale.
Varsavsky sviluppò un modello computazionale per esplorare le possibilità di trasformazione della società in funzione della disponibilità di risorse, della distribuzione della ricchezza e della fattibilità politica. Anziché prevedere i risultati, Varsavsky mirava a servirsi della sperimentazione numerica e dei modelli computazionali per ideare possibili modelli di sviluppo e di benessere sociale. Per uno scienziato sociale come Ribeiro, esperimenti di questo tipo consentivano di visualizzare futuri possibili e «utopie praticabili», in particolare per soddisfare i bisogni di base in Perù (Viedma 2021).
Le idee di Stafford Beer furono portate a CENTRO dal brasiliano Carlos Senna Figueiredo, inizialmente assunto da Beer come specialista di modelli matematici applicati per il progetto Cybersyn. In seguito Senna Figueiredo sarebbe entrato a CENTRO dopo essere partito con un volo da Santiago del Cile a Lima l’11 settembre, proprio mentre era in corso il colpo di Stato contro Salvador Allende. I documenti di CENTRO rivelano un progetto preliminare di sistema di informazione e controllo aziendale in tempo reale, simile al progetto Cybersyn, volto a garantire l’autonomia decisionale a tutti i livelli dell’apparato industriale mantenendo al tempo stesso l’equilibrio con le politiche regolatorie dello Stato (de Figueiredo 1973).
Tuttavia, a differenza del progetto Cybersyn, la visione di CENTRO non riguardava l’automazione del lavoro o l’efficienza della produzione basata sul VSM, ma piuttosto l’abolizione delle strutture di potere asimmetriche e l’uso di nuovi strumenti per il governo della società in un mondo sempre più complesso. Nel caso peruviano, la creazione del settore della proprietà sociale rese necessario creare meccanismi di partecipazione nelle imprese per garantire l’autonomia decisionale a tutti i livelli dell’apparato industriale. CENTRO propose un sistema di informazione e controllo come strumento per realizzare tale autonomia, nella consapevolezza che queste imprese devono essere «integrate in contesti più ampi, e occorre stabilire un equilibrio tra la loro autonomia e la politica regolatoria dello Stato nel rispettivo settore» (de Figueiredo 1973, p. 44).
In tutti i documenti di CENTRO si insiste molto su come il sistema miri a garantire l’autonomia decisionale generata dai meccanismi di partecipazione ai diversi livelli di gestione, il che significa che l’équipe di CENTRO concepiva il sistema di informazione e controllo come un meccanismo di gestione, basato sulla teoria generale dei sistemi di Bertalanffy e su concetti della cibernetica di Wiener (von Bertalanffy 1968; Wiener 1948). Il sistema si ispirava principalmente alle idee della prima edizione del libro di Beer Brain of the Firm (Beer 1972)1, proponendo di «implementare un sistema nervoso in tempo reale nell’economia. Un sistema decisionale in continuo adattamento […] che utilizzi il computer come motore logico e non semplicemente come deposito di dati» (de Figueiredo1973).
Inoltre, de Senna Figueiredo organizzò una presentazione del progetto Cybersyn per alti funzionari2 e fu l’autore di quello che è forse il primo testo al mondo pubblicato sul progetto Cybersyn, edito da CENTRO nel 1974 nel volume Planificación y Participación (Pianificazione e partecipazione) (de Figueiredo 1974). La pubblicazione ebbe una tiratura di 5.000 copie, una delle più alte tra quelle identificate come pubblicazioni di CENTRO. Nel suo saggio «Il controllo dell’informazione e la partecipazione nell’impresa», de Senna Figueiredo racconta la sua esperienza del progetto Cybersyn (con alcuni passaggi simili al testo citato nel paragrafo precedente, il che ne conferma la paternità), fornendo una spiegazione dettagliata del VSM di Beer, corredata di illustrazioni, diagrammi di flusso e modelli matematici (Varsavsky et al. 1974).
La fine prematura di CENTRO, dopo che un nuovo colpo di Stato militare prese il potere nel 1975 e lo smantellò, fu dovuta in parte a una mancanza di comprensione e di sostegno da parte dell’alto comando militare. Ciò mette in luce uno schema ricorrente in America Latina: i progetti visionari soccombono spesso alle priorità di breve termine e alla miopia politica. Nel decennio successivo il panorama politico ed economico dell’America Latina subì cambiamenti significativi, mentre i paesi facevano i conti con le conseguenze delle dittature militari, con le crisi economiche e con la crescente influenza delle politiche neoliberali promosse dalle organizzazioni multilaterali. È su questo sfondo che Stafford Beer fece ritorno in America Latina negli anni Ottanta, quando i governi cercavano modi innovativi per affrontare nuove sfide e riformare la propria pubblica amministrazione servendosi dei suoi concetti cibernetici.
Negli anni Ottanta, mentre l’America Latina tornava gradualmente alla democrazia, molti paesi della regione adottarono politiche neoliberali (privatizzazione delle imprese statali, deregolamentazione, liberalizzazione commerciale e finanziaria) in risposta alle crisi economiche e al debito. Queste politiche erano promosse da organizzazioni multilaterali come il Fondo Monetario Internazionale (FMI) e la Banca Mondiale. I governi erano attratti dal potenziale della cibernetica come mezzo per migliorare le proprie politiche pubbliche e i propri sforzi di riforma. La cibernetica, con la sua enfasi sulla comprensione dei sistemi complessi e dei loro circuiti di retroazione, offriva un approccio promettente per introdurre maggiore razionalità, oggettività e precisione nel processo di elaborazione delle politiche. Era vista anche come un modo per modernizzare l’azione di governo e dimostrare un impegno per la trasparenza e l’integrità. Organizzazioni come il Programma delle Nazioni Unite per lo Sviluppo (UNDP) sostennero tali riforme e resero possibile il ricorso a consulenti internazionali competenti. È interessante notare che Stafford Beer fu coinvolto in diverse collaborazioni in America Latina in quegli anni, che ci offrono spunti sulle sfide e sui successi dell’applicazione del VSM in contesti politici, economici e sociali diversi. Nelle sottosezioni seguenti esploreremo il percorso di Beer in quattro paesi: Messico (1982–1983), Uruguay (1986–1988), Venezuela (1989) e Colombia (1993–2002). Ogni caso mostra come le idee e le metodologie di Beer, in particolare il VSM e la cibernetica di secondo ordine, siano state applicate a vari aspetti della pubblica amministrazione e dell’organizzazione del governo.
Beer trascorse una parte significativa del 1982 e l’intero 1983 in Messico, inizialmente su invito di Javier Libas, avvocato, cibernetico e politico di destra che aveva conosciuto il lavoro di Beer. Beer visse a Città del Messico, mentre cresceva la sua disillusione nei confronti del governo messicano. Uno dei progetti in cui Beer fu coinvolto mirava ad affrontare il problema dello spreco alimentare nel paese, un problema dovuto a infrastrutture di trasporto e spedizione inadeguate, che spesso fanno sì che i prodotti si deteriorino prima di arrivare al mercato. Il progetto cercava di ottimizzare le infrastrutture esistenti, eventualmente di orientare la scelta dei prodotti verso quelli più resistenti al trasporto e, in definitiva, di ridurre lo spreco alimentare in un paese che ne aveva assoluto bisogno3. L’iniziativa incontrò però difficoltà significative a causa della corruzione diffusa nel paese: i fondi stanziati finivano spesso nelle tasche di dipendenti pubblici chiamati «aviatori», ostacolando l’avanzamento del progetto.
Più significativo è il memorandum di Beer del 1983, pubblicato sul quotidiano «El Norte»4 e indirizzato al presidente messicano Miguel de la Madrid Hurtado, che rappresenta un’applicazione critica del VSM per diagnosticare e affrontare disfunzioni sistemiche di governo (Beer 1986). La sua analisi rivela come le strutture istituzionali possano opporre una resistenza attiva alla trasformazione, anche in presenza di un’apparente volontà politica di cambiamento. Il memorandum illustra due problemi fondamentali del Messico: la disfunzione strutturale e la resistenza istituzionale al cambiamento. La disfunzione strutturale si manifesta nell’incapacità del governo di adattarsi a circostanze mutevoli. Beer osserva che ciò crea un circolo vizioso in cui le istituzioni diventano sempre più disfunzionali, producendo quella che egli chiama una crescita burocratica «cancerosa». Soprattutto, Beer individua come gli assetti istituzionali generassero attivamente risultati indesiderati. Servendosi di esempi tratti dalla PEMEX – la compagnia petrolifera statale –, dal partito politico PRI5 e dalla burocrazia federale, dimostra come questi sistemi fossero perfettamente concepiti per produrre corruzione e inefficienza - non come aberrazioni, ma come esiti naturali della loro configurazione strutturale. Ciò concorda con il celebre motto di Beer secondo cui «lo scopo di un sistema è ciò che fa» (POSIWID), non ciò che dichiara di fare (Beer 1995, 2002). Il memorandum al presidente de la Madrid funge al tempo stesso da avvertimento su come le strutture istituzionali possano sovvertire le intenzioni democratiche e da schema per una riforma sistemica e sperimentale verso un governo più partecipativo ed efficace. Dopo questa esperienza deludente, Beer lasciò il Messico e decise di emigrare in Canada (Beer 1990), anche se nel marzo 1990, di nuovo su invito di Javier Libas, tenne una relazione alla conferenza «The Intelligent Organisation» presso l’Istituto Tecnologico e di Studi Superiori di Monterrey.6
Nel caso dell’Uruguay, dopo dodici anni di dittatura civico-militare, il nuovo presidente democraticamente eletto Julio María Sanguinetti aveva bisogno di informazioni quotidiane, quasi in tempo reale, su variabili critiche per valutare la situazione del paese, individuare per tempo i potenziali problemi e prendere decisioni buone e ben informate. Uruguay Cibernética (URUCIB) era un sistema informativo direzionale progettato e realizzato per la Presidenza dell’Uruguay (1986–1988). Il sistema creò una rete nazionale di dati che integrava modellizzazione cibernetica e tecniche statistiche per individuare quelle che Beer chiamava le «instabilità incipienti» della situazione del paese, concentrandosi sull’individuazione di cambiamenti dirompenti nelle serie storiche di dati microeconomici per fornire al governo segnali di allerta precoce. Il progetto impiegava inoltre un metodo pratico per estrapolare variabili macroeconomiche da dati microeconomici facilmente accessibili, una tecnica allora inedita. URUCIB ridusse la carenza di informazioni, i costi burocratici e la complessità del reperimento dei dati da diverse fonti informative negli uffici governativi. Il sistema aveva un’interfaccia grafica intuitiva che permetteva ai «decisori di più alto livello» di fondare le proprie decisioni su informazioni complete presentate quotidianamente in un Management Centre situato nell’ufficio del Presidente, concettualmente simile alla sala operativa (Opsroom) del progetto Cybersyn, ma basato sulla tecnologia digitale (Ganón 2019). Beer concepiva il Management Centre come un «ambiente informativo» in cui le persone potessero riunirsi per prendere decisioni sulla base di dati in tempo reale mostrati su schermi e display visivi, con la carta esplicitamente bandita dallo spazio (Beer 1989). L’ingegnere uruguaiano Victor Ganón, responsabile del progetto, basò URUCIB sul VSM e assunse Stafford Beer come consulente. Il VSM forniva un modello per ricavare indicatori e individuare in tempo reale le instabilità nella situazione del paese. Il progetto in sé si fondava su un’ampia integrazione di sistemi, considerando che in quegli anni molte tecnologie venivano ancora impiegate in compartimenti stagni (per esempio comunicazioni, calcolo, risorse di dati). Il sistema comprendeva un software statistico chiamato «Cyberfilter», che analizza i flussi di dati rispetto alle attese memorizzate per individuare le instabilità incipienti abbastanza presto da permettere a chi dirige di intervenire prima che i problemi si concretizzino (Beer 1989; Ganón 2022). L’implementazione del sistema Telex rappresentò un progresso significativo rispetto alle telescriventi del Cybersyn cileno. L’Uruguay aveva sviluppato capacità nazionali avanzate in elettronica e programmazione, che gli permisero di progettare e costruire localmente centri e apparecchiature Telex completi (Ganón 2022).
Secondo Ganón, Beer non credeva che il software necessario al funzionamento di URUCIB potesse essere sviluppato in Uruguay; per la «mentalità del Nord» di Beer, le persone del Sud non potevano sviluppare un software «all’avanguardia» (Ganón 2022). Il pregiudizio occidentalocentrico di Beer può considerarsi comprensibile se si tiene presente che, per il programma «Cyberstride» del progetto Cybersyn, lo sviluppo fu fornito principalmente dalla società di consulenza Arthur Andersen in Inghilterra; inoltre, Beer si affidava molto ai consigli di altri esperti stranieri (Medina 2011). È interessante notare che il successo di URUCIB aprì la strada alla sua successiva «esportazione» in Argentina e in Nicaragua7, dove fu utilizzato per molti anni sia dal governo locale sia da quello nazionale (Ganón 2022). Fu il primo software esportato dall’Uruguay, che sarebbe poi diventato uno dei paesi latinoamericani più avanzati in termini di sviluppo di software e tecnologia. URUCIB rappresentò una tappa significativa nella storia dell’informatica in America Latina e potrebbe persino essere considerato un precursore delle pratiche moderne della scienza dei dati.
Il passaggio dal presidente Sanguinetti al presidente Lacalle, nel marzo 1990, segnò una svolta per URUCIB. Se il sistema aveva prosperato sotto l’amministrazione Sanguinetti, ottenendo persino riconoscimenti internazionali, con il nuovo governo dovette affrontare sfide significative. Il cambio di amministrazione portò nuove priorità e prospettive diverse su come gestire l’informazione governativa. Questo mutamento del sostegno politico arrivò in un momento particolarmente delicato, poiché URUCIB doveva tecnicamente evolvere oltre la sua implementazione originaria in MS-DOS verso un sistema più robusto basato su Windows, oltre ad ampliare la propria rete a utenti esterni e migrare il proprio database. La combinazione tra la perdita del sostegno politico della nuova amministrazione e il ritiro del sostegno finanziario dell’UNDP pose infine termine al percorso pionieristico di URUCIB nei sistemi informativi governativi, nonostante il suo comprovato successo e il riconoscimento internazionale.
Nel caso del Venezuela, il secondo mandato del presidente Carlos Andrés Pérez (1989–1993) dovette affrontare significative sfide economiche e sociali in un paese ricco di petrolio. Grazie al contatto con il venezuelano Manuel Mariña Muller – un discepolo di Beer che aveva scritto la sua tesi di dottorato sulla cibernetica (Mariña Muller 1982) ed era docente all’Università Centrale del Venezuela - UVC)8 –, l’UNDP e l’Organizzazione delle Nazioni Unite per lo Sviluppo Industriale (UNIDO) invitarono Beer tre volte9 in Venezuela per discutere di cibernetica del management con il presidente Pérez e della possibile realizzazione di quello che fu chiamato il progetto Cybervenez, volto a installare una sala decisionale strategica per il gabinetto presidenziale. Come nel caso di URUCIB, questa sala sarebbe stata alimentata con informazioni in tempo reale tramite il «Cyberfilter». Lo scopo era analizzare voci vitali come gli approvvigionamenti alimentari e i flussi economici nazionali, al fine di individuare le instabilità incipienti.10 A tal fine fu costituito un «comitato cibernetico» all’interno dell’ufficio del Presidente, e un’équipe di implementazione sviluppò diagrammi di flusso che fornivano informazioni sulla filiera alimentare, per esempio sull’industria del latte.
Durante il soggiorno a Caracas, Beer parlò anche con il presidente Pérez di come le democrazie latinoamericane potessero formare un’alleanza efficace verso l’autonomia regionale e una posizione collettiva nell’ordine mondiale. A tal fine, l’alleanza regionale avrebbe potuto trarre vantaggio da un aspetto cruciale del VSM: l’interazione tra ambienti (Beer 1990). Beer sottolinea che questa interazione si manifesta in molteplici dimensioni condivise: confini fisici, relazioni economiche, risorse naturali e un’identità regionale collettiva negli affari e nel turismo globali. Beer suggerisce che gestire queste interazioni ambientali attraverso principi cibernetici potrebbe essere estremamente prezioso per strutturare la cooperazione regionale, poiché rappresenta un modo di gestire la complessità (la varietà) nel sistema e potrebbe condurre a migliori scambi economici regionali (Beer 1990, p. 319). Tuttavia, come osserva Pickering, la legge della varietà necessaria di Ashby, secondo cui solo la varietà può assorbire la varietà, spiega perché i tentativi di imporre strutture politiche o economiche rigide a sistemi complessi di relazioni – come nel caso dell’alleanza regionale latinoamericana prospettata – sono destinati a fallire (Pickering 2010, p. 275).
La situazione del Venezuela subì una svolta drammatica quando i prezzi del petrolio crollarono, l’economia si contrasse e l’inflazione salì alle stelle. Ciò indusse il presidente Pérez ad attuare un severo pacchetto di austerità sostenuto dal FMI, una misura che provocò il «Caracazo» nel febbraio 1989: una serie di proteste e rivolte diffuse a Caracas e in altre città, represse brutalmente dall’esercito. Questo brusco mutamento del quadro economico provocò ampi dissensi tra le varie fazioni e portò infine alle dimissioni di metà dei membri del gabinetto presidenziale11. Come conseguenza diretta di questi sviluppi imprevisti, gli ambiziosi piani cibernetici del presidente furono di fatto deragliati. Il capitale politico e l’influenza su cui Beer aveva sperato di far leva per portare avanti la propria agenda erano stati gravemente compromessi dai disordini. A sua volta, sebbene in quel periodo Beer ed Espejo12 organizzassero a Caracas un paio di seminari di una settimana, l’intero progetto Cybervenez non andò mai in porto e fu gradualmente smantellato, risolvendosi per Beer in una semplice perdita di tempo, che in seguito egli avrebbe definito un «fiasco»13.
La Colombia fu l’ultima tappa del percorso di Stafford Beer in America Latina. Nel 1989 Angela Espinosa, ingegnera informatica e dei sistemi colombiana e figura chiave nello sviluppo della cibernetica organizzativa in Colombia, stava svolgendo il dottorato in cibernetica organizzativa presso la Aston University sotto la supervisione di Raul Espejo. Incontrò Stafford Beer a una conferenza a Cambridge, da cui nacque una lunga collaborazione14. Nel 1990, dopo aver conseguito il dottorato, Espinosa tornò in Colombia e fu nominata segretaria per l’informatica presso l’Ufficio del Presidente. Tra il 1993 e il 2002 furono sviluppati cinque progetti, descritti nel cap. 8 (Facilitating Systemic Change with the VSM) del libro di Espinosa Sustainable self-governance in businesses and society: the viable system model in action (Espinosa 2023). I progetti menzionati nel libro furono realizzati durante le presidenze di César Gaviria (1990–1994) ed Ernesto Samper (1994–1998). Entrambi i presidenti appartenevano al Partito liberale e puntarono sulla liberalizzazione economica, sul welfare e sui negoziati di pace con i gruppi guerriglieri. Il VSM ha contribuito a progettare e realizzare questi progetti e, sebbene alcuni non siano stati portati a termine come previsto, essi hanno prodotto cambiamenti di vasta portata, dalla riorganizzazione delle istituzioni al miglioramento della governance nazionale, dalla riforma di un sistema scolastico nazionale allo sviluppo di un settore ambientale nazionale (Espinosa 2023). Nei paragrafi seguenti descriviamo tre casi che mostrano come Espinosa e le persone che collaboravano con lei abbiano utilizzato strumenti come il VSM e la cibernetica di secondo ordine per affrontare sfide nella gestione strategica dell’informazione, nelle pratiche di revisione e nella riforma dell’istruzione in Colombia durante gli anni Novanta.
Gestione strategica dell’informazione presso l’Ufficio del Presidente della Colombia (1990–1992). La tesi di dottorato di Espinosa (Espinosa 1995) si basava su uno studio di caso che analizzava il Piano strategico dei sistemi informativi (SISP) presso l’Ufficio presidenziale colombiano (CPO) tra il 1990 e il 1992, quando lei era segretaria per l’informatica presso il CPO. In quel periodo fu acquistato negli Stati Uniti il software «The Coordinator», che rappresentava gli sviluppi più recenti della cibernetica di secondo ordine (Winograd 1987). Espinosa guidò un progetto con il CPO, il Dipartimento nazionale di pianificazione e il Centro di ricerche economiche dell’Università Nazionale per sviluppare un sistema sistemico di gestione delle prestazioni destinato a monitorare l’attuazione dei programmi di sviluppo negli enti pubblici. Espinosa applicò il VSM, il che comportò una mappatura della presidenza e degli enti statali, completata con una propria versione della metodologia Viplan, un approccio in 6 fasi sviluppato da Raul Espejo per implementare il VSM (Espejo et al. 1999). Alle fasi tradizionali di Viplan aggiunse lo studio della gestione strategica dell’informazione (Espinosa 1995). Il risultato finale fu la progettazione e la realizzazione del progetto «Synergia» per monitorare i KPI sull’effetto dei programmi di sviluppo finanziati con fondi pubblici, che funzionò efficacemente per diversi anni e contribuì a sviluppare una cultura della misurazione delle prestazioni nel settore pubblico (Espinosa 2023).
Il NAO in Colombia presentava diversi problemi, tra cui la mancanza di informazioni tempestive e di qualità, la mancanza di azioni di controllo efficaci derivanti dalle verifiche, nonché un’eccessiva centralizzazione e frammentazione. La reingegnerizzazione del NAO utilizzò quadri concettuali e strumenti della cibernetica organizzativa e della cibernetica di secondo ordine, introducendo la «revisione sistemica» per migliorare le comunicazioni e costruire una fiducia responsabile tra gli enti governativi (Espejo 2022a). Sebbene il progetto abbia portato alcuni miglioramenti nelle pratiche di revisione e nelle competenze del personale addetto, il cambiamento organizzativo complessivo fu limitato. Va sottolineato che la maggior parte dei cambiamenti avvenne a livello delle attività di revisione, mentre la struttura organizzativa e le pratiche di gestione cambiarono meno (Espinosa 1998). Il progetto fu finanziato dall’UNDP e guidato da un’équipe di consulenti accademici dell’Università de Los Andes di Bogotá, oltre che da Raul Espejo, che vi si recava ogni anno per brevi visite. In seguito, nel 1996, Beer, Espejo e Heinz Von Foerster furono invitati come ospiti internazionali alla conferenza «Il nuovo Ufficio nazionale di revisione per la Colombia nel XXI secolo» a Cartagena, dove il progetto fu presentato ai più alti funzionari pubblici del paese. Espinosa ricorda le parole d’apertura di Beer alla conferenza (Espinosa 2023):
Il controllo intrinseco, o autocontrollo, può essere progettato per ottenere un controllo più efficace, e in quel processo il problema della corruzione si risolverebbe automaticamente….
La corruzione è un prodotto del sistema; la corruzione non è un’entità in sé….
Se il sistema è corrotto, è perché è progettato per essere corrotto. Quindi riprogettiamolo [p. 245].
La progettazione di un «Nuovo sistema scolastico» seguì inizialmente l’approccio tradizionale della Banca Interamericana di Sviluppo (IADB), che promuoveva riforme educative in America Latina basate su una teoria e una metodologia meccanicistiche, incentrate sull’aumento dell’efficacia e dell’efficienza delle istituzioni che gestiscono le risorse educative, e che non riuscì a ottenere l’impatto desiderato sulla copertura, sulla qualità e sull’equità dei sistemi educativi locali. Nel tentativo di rompere con i paradigmi teorici e gli approcci metodologici della IADB, la progettazione fu riorientata tra il 1998 e il 2000 verso un approccio olistico alternativo, basato su concetti della cibernetica organizzativa e della cibernetica di secondo ordine, per affrontare atteggiamenti, valori e contesto d’interazione a livello dei sistemi educativi locali e nei rapporti di questi con altri sistemi istituzionali (Espinosa and Jackson 2002). Il progetto sottolineava l’importanza di accrescere la partecipazione e la collaborazione tra i vari attori del sistema educativo, tra cui bambini e bambine, famiglie, scuole, comunità locali e autorità municipali e nazionali, nonché di sviluppare relazioni migliori, un’allocazione delle risorse basata sui bisogni locali, programmi di incentivi e la mobilitazione sociale per trasformare collettivamente l’istruzione a livello locale, migliorando in definitiva la qualità, la copertura e l’equità del sistema educativo, incoraggiando al tempo stesso l’autonomia locale e promuovendo la cittadinanza e le prestazioni in vista di una riforma educativa sostenibile (Espinosa and Jackson 2002).
Vi furono altri progetti rilevanti, come lo Sviluppo del Sistema ambientale nazionale (Espinosa and Walker 2006) e il Monitoraggio dell’impatto dei programmi nazionali di riduzione della povertà, entrambi anch’essi attenti alle idee del VSM sull’autoregolazione. Quest’ultimo programma progettò e realizzò con successo un sistema di monitoraggio per valutare l’impatto dei programmi di sviluppo per la lotta alla povertà, che rafforzò il controllo della cittadinanza sulle risorse per lo sviluppo e la sua partecipazione attiva al monitoraggio della loro attuazione e del loro impatto locale (Espinosa 1997, 2006). Inoltre, dal 1993 al 2002, Espinosa progettò e diresse presso l’Università de Los Andes un programma di specializzazione dedicato ai sistemi di gestione delle prestazioni, ispirato al VSM. Il programma rimase attivo per diversi anni dopo la sua partenza nel 2002.
Come osservato sopra, sebbene il lavoro di SIGMA in America Latina negli anni Sessanta non offra una prospettiva evidente sul potenziale della cibernetica del management nel governo, è sintomatico che proprio in quegli anni Beer abbia sviluppato un insieme di idee raccolte sotto il nome di «The Liberty Machine», sostenendo che la cibernetica aveva la responsabilità «non solo di allertare la società sulle minacce ambientali e sociali, ma anche di fornire gli strumenti con cui risolverle» (Beer 1971, p. 338). Per Beer, il fallimento della società era radicato nello squilibrio prodotto da strutture organizzative tradizionali gerarchiche, divise per funzioni e verticistiche, di cui i governi offrivano un esempio quanto mai lampante. «The Liberty Machine» propugnava invece un nuovo tipo di metasistema, caratterizzato da una struttura reticolare anziché gerarchica e da un’azione guidata dall’informazione anziché dall’autorità.
Si potrebbe sostenere che il progetto Cybersyn in Cile e CENTRO in Perù siano stati, in ultima analisi, due importanti progetti governativi che miravano a superare i confini convenzionali e a proporre progetti radicali e alternativi, fondandosi su una combinazione di principi cibernetici basati su sistemi di controllo in tempo reale, autonomia, processi decisionali e gestione partecipativa. Non va tuttavia sottovalutato che l’influenza delle idee di Beer negli anni Settanta in America Latina si manifestò in un momento in cui la regione viveva un importante sviluppo intellettuale, sia di una ricca tradizione sociologica (Beigel 2019) sia di un approccio pionieristico ai modelli computazionali per affrontare i problemi sociali prevalenti (Carnota and Borches 2014; de Senna Figueiredo 2022; Mariátegui et al. 2022b; Valente and Grohmann 2024). Paradossalmente, alcune figure di spicco di questa tradizione sociologica latinoamericana, come Fernando Henrique Cardoso – che sarebbe poi diventato presidente del Brasile (1995–2003) –, vedevano nel progetto Cybersyn un’iniziativa stravagante che non aveva nulla a che fare con la realtà politica ed economica dell’America Latina (Cardoso 2006). Ciò mette in luce una tensione cruciale nell’applicazione del VSM: la sfida di tradurre i suoi principi cibernetici emancipatori in applicazioni all’interno delle strutture statali esistenti e della società in generale.
Un decennio dopo, negli anni Ottanta e Novanta, quando Beer tornò in America Latina, si trovò di fronte a uno scenario molto diverso e più difficile rispetto a quello degli anni Settanta. I casi del Messico (1982–1983), dell’Uruguay (1986–1988), del Venezuela (1989) e poi della Colombia (1993–2002) offrono interessanti testimonianze di come le sue idee, in particolare il VSM, siano state comprese, o talvolta fraintese, in quel momento storico.
Nel caso del Messico, la corruzione aveva una natura sistemica. È interessante notare che Beer vedeva la corruzione non come una mancanza morale individuale, ma come un prodotto informativo del sistema. Egli osserva come i sistemi burocratici sviluppino intrinsecamente «termiti della corruzione» che «si insinuano fino alle ultime terminazioni nervose del flusso informativo», rendendo corrotti i messaggi stessi (Beer 1983, p. 797). Questo approccio basato sull’informazione suggerisce che la corruzione in Messico non riguardasse soltanto individui disonesti, ma un sistema concepito per rendere inevitabile la corruzione. La disillusione finale di Beer nei confronti del governo messicano e la sua decisione di lasciare il paese sottolineano anche le difficoltà di applicare principi cibernetici di fronte a una burocrazia istituzionale così radicata. Trasformare sistemi complessi e adattivi, come i governi, richiede una profonda comprensione delle loro dinamiche informative, nonché l’impegno e la collaborazione costanti degli attori chiave, come vedremo più avanti nei casi dell’Uruguay e della Colombia. Tuttavia, ben poco si può fare per creare la nuova dinamica proposta da Beer se alcune persone limitano o bloccano deliberatamente il flusso di informazioni.
Il Venezuela inizialmente concepì il progetto Cybervenez e l’alleanza dei paesi democratici latinoamericani come modi per contrastare la propria dipendenza dal Washington Consensus e dalle sue politiche attuate attraverso le organizzazioni multilaterali. Le discussioni di Beer con il presidente Pérez sulla formazione di un’alleanza delle democrazie latinoamericane riflettono la sua visione del «metamanagement»: la creazione di strutture organizzative di livello superiore che includano le organizzazioni esistenti (in questo caso, gli Stati nazionali) in strutture più ampie ed efficaci (Beer 1990). Il caso del Venezuela mette però in luce anche le difficoltà di realizzare simili progetti di governo cibernetico di fronte alle turbolenze politiche ed economiche della fine degli anni Ottanta, in particolare durante il «Caracazo» e la conseguente instabilità sociale in un paese che fino agli anni Settanta era stato una delle nazioni più ricche e stabili del mondo, soprattutto grazie al boom dell’industria petrolifera. Questo esito conferma la tesi di Beer secondo cui, se i principi cibernetici offrono strumenti potenti per un’organizzazione e un governo più efficaci, la loro applicazione riuscita dipende da un certo grado di stabilità politica ed economica (Beer 1981). Di fronte a crisi gravi e a complesse dinamiche di potere – come si è visto nel caso del Messico e del Venezuela –, anche i sistemi meglio progettati possono rivelarsi insostenibili.
Il progetto uruguaiano URUCIB illustra sia il potenziale sia i rischi dell’applicazione dei principi cibernetici di Stafford Beer ai processi decisionali di governo. Da un lato, le capacità di monitoraggio in tempo reale e di integrazione dei dati del sistema sono in linea con la visione di Beer di un approccio al governo più adattivo e guidato dall’informazione. Fornendo al presidente Sanguinetti dati aggregati tempestivi e completi sulla situazione del paese, URUCIB mirava a rafforzare la capacità del governo di individuare le sfide emergenti e di rispondervi. Tuttavia, la centralizzazione di questo sistema di supporto alle decisioni nell’ufficio del Presidente solleva anche interrogativi sul suo possibile uso improprio, tecnocratico e autoritario (Pickering 2010, p. 264). Mentre Beer concepiva il VSM come un mezzo per preservare la libertà distribuendo il controllo e consentendo processi decisionali partecipativi, un sistema come URUCIB potrebbe essere usato per concentrare il potere nelle mani di un piccolo gruppo di decisori di alto livello. Il rischio è che, anziché democratizzare l’informazione e il controllo, un sistema del genere rafforzi un modello tecnocratico di governo in cui un’élite ristretta detiene un potere sproporzionato in virtù del proprio accesso ai dati e agli strumenti analitici.
Il caso URUCIB presenta un paradosso interessante nella storia dei sistemi informativi governativi. Pur rivelandosi un successo tecnico e ottenendo riconoscimenti internazionali, esso annunciava anche l’ascesa del governo tecnocratico che avrebbe dominato la politica latinoamericana negli anni Novanta. Questo tipo di governo guidato dai dati, pur promettendo maggiore efficienza e razionalità nei processi decisionali, rischiava anche di ridurre realtà sociali e politiche complesse a metriche quantificabili, tratto distintivo dell’approccio neoliberale che avrebbe poi contribuito all’erosione delle fragili democrazie latinoamericane. La sorte stessa di URUCIB è particolarmente eloquente. Nonostante la sua comprovata efficacia, il progetto non poté sopravvivere alla combinazione tra perdita del sostegno politico e mutamento delle priorità amministrative. Questa vulnerabilità rivela una questione più profonda, destinata a diventare sempre più rilevante: la sfida della sovranità tecnologica. Come ha dimostrato la fine di URUCIB, anche sistemi sviluppati localmente e di successo potevano essere abbandonati, lasciando i governi sempre più dipendenti da soluzioni software standardizzate prodotte da multinazionali, anziché da strumenti appositamente concepiti per rispondere alle esigenze complesse e alle caratteristiche peculiari del governo nazionale.
Nei casi colombiani, l’applicazione del VSM mirava a creare sistemi più adattivi, trasparenti e responsabili. Ridisegnando le strutture e gli incentivi di fondo che favoriscono la corruzione, questi progetti cercavano di promuovere una cultura dell’integrità e delle prestazioni nel settore pubblico colombiano. La relativa continuità di due presidenti consecutivi del Partito liberale approfondì le politiche neoliberali, ma offrì un contesto più favorevole a questi interventi sistemici di lungo periodo rispetto alle situazioni più instabili di altri paesi dell’America Latina.
Per riassumere i vari progetti cibernetici in America Latina che hanno coinvolto Stafford Beer15, la tabella 1 ne confronta le date, gli ambiti e gli esiti, offrendo una rassegna delle ragioni dei successi o dei fallimenti dei progetti.
Tabella 1 Panoramica dei progetti cibernetici di Stafford Beer in America Latina (1970–2000)
Come attestano con evidenza i casi citati nelle sezioni precedenti – e come rileva anche Medina nel suo resoconto del progetto Cybersyn –, possiamo dedurre che gli strumenti tecnologici possono influenzare e ridefinire la politica e il cambiamento sociale, il che a sua volta può contribuire a creare e sostenere nuove configurazioni del potere statale (Medina 2006, p. 605) oppure a contestare quelle esistenti e a offrire strutture di potere alternative (Espinosa 2025). Inoltre, non si può sminuire il fatto che il motivo principale del successo dei progetti in Uruguay e in Colombia sia stata la presenza di un gruppo di professionisti e professioniste locali coinvolti, come Víctor Ganón in Uruguay e la dott.ssa Angela Espinosa in Colombia. Né si può trascurare che il prestigio internazionale di Beer e la sua ampia rete di contatti gli garantivano un accesso diretto ai più alti livelli del potere politico. Oltre alla sua indiscutibile reputazione nel campo della cibernetica del management, Beer era diventato una sorta di leggenda vivente, le cui idee continuano a influenzare il campo attraverso le persone che hanno collaborato con lui.16
Sebbene Beer abbia concepito il VSM sulla base di principi cibernetici che riteneva universali (simili al sistema nervoso umano), è possibile riconoscere che la sua applicazione è sempre stata mediata da specifici contesti politici, sociali e culturali. Il concetto di «traduzione» elaborato da Latour in Science in Action è particolarmente pertinente per comprendere come il VSM sia stato interpretato e modificato passando dalla concezione originaria di Beer ai vari contesti e alle varie applicazioni latinoamericane (Latour 1987). Proprio come Latour mostra in che modo i fatti scientifici si trasformano attraverso reti di attori, il VSM non è stato semplicemente trasferito, ma attivamente tradotto secondo i bisogni politici e le strutture di potere locali, il che lo ha reso attraente sia per agende progressiste sia per agende tecnocratiche.
Eppure, alla luce dei casi presentati sopra, sarebbe eccessivamente semplicistico definire il VSM puramente tecnocratico, poiché una tale prospettiva trascura diversi aspetti cruciali della sua concezione e della sua applicazione. Pickering sostiene che il VSM fosse «un’invenzione di esperti tecnici che attribuiva agli esperti tecnici posizioni chiave» (Pickering 2010, p. 265), il che è in linea con la narrazione tecnocratica alimentata negli anni Ottanta e Novanta, come l’importanza dell’efficienza del mercato o la privatizzazione dei servizi pubblici essenziali: in sostanza, prendere il controllo dello Stato e riconvertirlo a beneficio delle imprese private (Srnicek and Williams 2015). Nonostante il VSM sia intrinsecamente concepito per la partecipazione democratica e l’autonomia locale, tali strategie di «modernizzazione» neoliberali si tradussero in tagli di posti di lavoro, riduzione del welfare e maggiore disuguaglianza sociale. Questa appropriazione dei principi del VSM in un approccio verticistico pervasivo va contro l’intenzione originaria del modello, che sottolinea l’importanza dei processi dal basso per favorire la vitalità e l’adattabilità organizzative. In questa prospettiva neoliberale, le idee della cibernetica furono utilizzate dalle imprese private per sviluppare soluzioni orientate al profitto e basate sul mercato, che miravano a limitare il ruolo dello Stato (o a prenderne il controllo) stabilendo schemi «universali». Questi schemi imposero la standardizzazione dei saperi, delle pratiche giuridiche e degli standard tecnologici, che divennero la lingua franca delle multinazionali e dei regimi neoliberali (Sassen 2006; Srnicek and Williams 2015). Erodendo la sovranità dello Stato e la partecipazione collettiva e delegando tale responsabilità alle imprese private, si perse la capacità di porre importanti domande strutturali su come riformare la società.
Questa critica, tuttavia, trascura i principi fondamentali di autonomia e partecipazione democratica che erano centrali nella visione di Beer e che risuonavano particolarmente bene con le più ampie aspirazioni dell’America Latina alla liberazione creativa e alla trasformazione sociale. L’interesse della regione per le idee di Beer non riguardava semplicemente l’efficienza tecnica - rappresentava un tentativo di usare i principi cibernetici come strumenti per immaginare e creare nuove possibilità sociali.
Questa prospettiva ci aiuta a capire perché ridurre questi progetti a pura tecnocrazia o a ingenuo utopismo ne trascuri il carattere distintivo. Ciò è particolarmente evidente in progetti come CENTRO, che andava oltre la semplice implementazione tecnica per abbracciare quello che si potrebbe chiamare «utopismo praticabile» - la convinzione che i dati, gli strumenti computazionali e i principi cibernetici potessero aiutare a individuare e realizzare possibilità sociali trasformative, anziché limitarsi a ottimizzare le strutture esistenti. Questo approccio vedeva la tecnologia non come uno strumento di controllo, ma come un mezzo per ampliare il potenziale umano e la creatività collettiva. L’obiettivo non è abbandonare la realtà per sogni irraggiungibili, ma usare i principi cibernetici per ampliare ciò che consideriamo possibile e realizzabile.
La distinzione è cruciale: mentre la tecnocrazia implica il governo di esperti tecnici che impongono soluzioni predeterminate e uniformi, la visione latinoamericana della cibernetica cercava spesso di creare spazi di esplorazione collettiva, sia sul piano tecnico sia su quello decisionale. L’obiettivo non era prescrivere fini dall’alto (attraverso i meccanismi di mercato o la pianificazione centrale), ma sviluppare sistemi capaci di aiutare i governi a scoprire e perseguire i propri scopi in evoluzione. Non sorprende che la partecipazione di Beer si sia concentrata sul settore pubblico e sugli obiettivi di modernizzazione dello Stato, il che, come sosteneva Víctor Ganón, potrebbe anche essere inteso come una risposta allo Stato neoliberale e all’economia neoliberale dell’epoca (Ganón 2022).
Inoltre, i casi discussi in questo articolo mettono in luce il fatto che conoscenze, innovazione e progetti pionieristici possono essere sviluppati con successo in nazioni spesso etichettate come «sottosviluppate» e frequentemente trascurate quanto al loro potenziale di contribuire a nuovi «modelli globali». L’osservazione di Bart van Steenbergen sul calo dell’interesse per la solidarietà, sia all’interno delle nazioni – sotto forma di un sostegno decrescente al welfare state – sia all’esterno – in termini di abbandono delle nazioni più povere –, offre una chiave critica per comprendere questo fenomeno (van Steenbergen 1994). La mancanza di solidarietà e di sostegno verso le nazioni sottosviluppate non solo ne ostacola la capacità di contribuire al progresso globale, perpetuando un sistema di disuguaglianza che avvantaggia le nazioni sviluppate e le grandi multinazionali, ma ignora anche – con totale ignoranza – i contributi brillanti e diversificati alla storia delle idee, in questo caso alla cibernetica manageriale, prodotti in regioni non rappresentate, come l’America Latina.
Questo articolo ha cercato di offrire una prospettiva più ampia sul lavoro di Stafford Beer e delle persone che collaboravano con lui in relazione ai progetti in America Latina, al di là del progetto cileno Cybersyn, quello per cui è più noto. Le sue idee sulla cibernetica e sulla gestione organizzativa trovarono terreno fertile e ottennero un successo significativo in alcuni paesi, dando vita a progetti innovativi come URUCIB in Uruguay e all’applicazione del VSM in vari progetti statali in Colombia. Queste esperienze mostrano anche come regioni spesso etichettate come «sottosviluppate» possano apportare contributi pionieristici all’innovazione tecnologica, mettendo in discussione pregiudizi persistenti sui luoghi da cui può nascere il progresso tecnologico. Altri progetti, invece, come Cybervenez in Venezuela o l’esperienza messicana, incontrarono ostacoli significativi e alla fine non ebbero successo, il che evidenzia le difficoltà di applicare i principi emancipatori del VSM in ambienti politici complessi.
L’analisi dei progetti di Stafford Beer in America Latina rivela non solo l’adattabilità del VSM, ma anche i rischi e le opportunità che si presentano quando si applicano modelli tecnologici in contesti sociali complessi. Questa riflessione è particolarmente pertinente oggi, in un’epoca in cui gli strumenti tecnologici hanno il potenziale di democratizzare o di concentrare il potere, a seconda delle scelte politiche che ne orientano l’uso. Per quanto astratto nella sua concezione, il VSM non è mai politicamente neutro. La sua applicazione riflette e amplifica i valori e le priorità del contesto politico in cui viene applicato. Particolarmente significativo è il modo in cui questi progetti si sono intrecciati con la tradizione latinoamericana peculiare dell’«utopismo praticabile», che vedeva nei principi cibernetici non semplici strumenti di ottimizzazione, ma mezzi per immaginare e creare nuove possibilità sociali. Questa prospettiva mette in discussione la caratterizzazione semplicistica del lavoro di Beer come puramente tecnocratico, rivelando invece come il VSM potesse allinearsi con le più ampie aspirazioni dell’America Latina alla liberazione creativa e alla trasformazione sociale.
La ricerca sui progetti di Stafford Beer in America Latina presenta diversi limiti importanti, tra cui la forte dipendenza da specifiche fonti d’archivio (principalmente la SBCLJM) e la possibile distorsione delle interviste retrospettive. Ricerche future potrebbero esplorare l’influenza di Beer in altri paesi latinoamericani ed esaminare ulteriori fonti primarie negli archivi dei governi locali e delle organizzazioni multilaterali.
Desidero concludere questo articolo offrendo alcuni spunti sulla vita e sull’eredità di Stafford Beer e di Darcy Ribeiro. Addentrandomi negli archivi di Beer e di Ribeiro, ho scoperto una ricchezza di filosofie condivise tra i due uomini. Non erano soltanto studiosi multidisciplinari e indipendenti, ma anche dirigenti eccezionali che applicarono il loro talento intellettuale al di là dei confini dell’accademia. La loro statura intellettuale permise loro di intrattenere corrispondenze con presidenti e capi di Stato e di influenzarli, come attestano le lettere conservate nei loro archivi. Le annotazioni e gli scarabocchi rinvenuti nelle loro collezioni non solo rivelano la profondità della loro creatività e l’originalità delle loro idee, ma offrono anche uno scorcio del ricco intreccio di esperienze e relazioni che hanno plasmato la loro vita. I loro percorsi intellettuali erano indissolubilmente legati alle persone che incontrarono, ai luoghi che visitarono e alle idee che si scambiarono, creando una base vivace e dinamica per sviluppare modelli di governo partecipativo che si servivano della tecnologia per promuovere la giustizia sociale, un’ambizione al tempo stesso realizzabile e utopica. Le loro idee di democrazia miravano a creare una società inclusiva ed equa.
Complexe Systémique: i punti chiave
Per la pratica clinica, questa storia è più di un aneddoto: mostra che cosa diventa un modello sistemico una volta uscito dalla pagina. Il modello del sistema vitale prometteva autonomia e partecipazione; a seconda del contesto, ha servito l’emancipazione (Uruguay, Colombia) o la concentrazione tecnocratica del potere, ed è fallito ovunque l’informazione fosse bloccata o corrotta. La massima di Beer, «lo scopo di un sistema è ciò che fa», resta uno strumento prezioso per leggere un’istituzione, un’équipe o una famiglia attraverso i suoi effetti anziché attraverso le sue intenzioni dichiarate. L’idea di «traduzione» ricorda anche che nessun modello può essere importato così com’è: lo si reinventa con le équipe locali, come sa chiunque trasponga un approccio appreso altrove. È opportuna una certa distanza critica: si tratta di un resoconto storico scritto da una sola persona, basato principalmente su un unico archivio e su interviste retrospettive, senza un legame diretto con il lavoro clinico, e la valutazione di ciascun progetto resta sommaria. Da leggere insieme all’articolo sulla cibernetica di primo e di secondo ordine e all’articolo su ciò che la matematica ha portato alla psicoterapia.
Note dell’originale
1 La seconda edizione di Brain of the Firm (1981) sarà ampiamente modificata per spiegare l’esperienza cilena del progetto Cybersyn.
2 Carlos de Senna Figueiredo, intervista personale. Rio de Janeiro, 22 aprile 2022.
3 Allenna Leonard, intervista su Zoom, 28 marzo 2024.
4 Quotidiano «El Norte», 6-XII-83.
5 Il Partito Rivoluzionario Istituzionale (PRI) è stato per decenni l’unico partito egemone in Messico, governando ininterrottamente dal 1929 al 2000.
6 Video disponibile all’indirizzo https://www.youtube.com/watch?v=7COX-b3HK50.
7 In Argentina fu installato presso il governo della provincia di Buenos Aires (governatore Antonio Cafiero) e presso l’ufficio del Presidente della Nazione (presidente Carlos Menem). In Nicaragua fu installato presso l’ufficio del Presidente della Nazione (presidente Violeta Chamorro) (Ganón 2022).
9 Nei documenti disponibili si afferma che Beer visitò il Venezuela due volte; tuttavia, in Beer (1990), egli scrive di avervi compiuto tre visite.
10 Lettera di Stafford Beer a Carlos Andrés Perez, 16 febbraio 1989. Stafford Beer Collection, Liverpool John Moores University.
11 Allenna Leonard, intervista personale, 28 marzo 2024.
13 Testo manoscritto in spagnolo sulla copertina di una cartella del 1988. In alto c’è una citazione che recita «Yo le prometo que usted no va a perder su tiempo» («Le prometto che non perderà il suo tempo»), firmata «President Carlos Andres Perez» e datata dicembre 88. In basso ci sono due annotazioni: «UNDP» e «FIASCO». Stafford Beer Collection, Liverpool John Moores University.
14 Angela Espinosa, intervista su Zoom, 26 ottobre 2023.
15 SIGMA non è inclusa perché la tabella si concentra sui progetti statali.
16 Una testimonianza costante dell’eredità di Stafford Beer è Metaphorum, una comunità attiva che dal 2003 promuove e diffonde ricerca originale e formazione in cibernetica organizzativa (https://metaphorum.org/).
Numero di sperimentazione clinica. Non applicabile.
Ringraziamenti. Ringrazio in particolare Carlos de Senna Figueiredo e Angela Espinosa, che hanno contribuito con informazioni preziosissime fin dall’inizio di questa ricerca. Ringrazio anche la Stafford Beer Collection della Liverpool John Moores University (Emily Parsons) e l’équipe dell’Archivio Darcy e Berta Ribeiro dell’Università di Brasília (José Ronaldo Cunha, Katiane Brito e Janaina Dos Santos Melo), nonché gli Archivi dell’OIL a Ginevra (Jacques Rodriguez). Per questa ricerca ho intervistato diverse persone che ringrazio: Víctor Ganón, Joan Garcés, Allenna Leonard e Francisco Sagasti. Desidero inoltre ringraziare David Maulen de los Reyes, Evgeny Morozov e John Palmesino per le ricche conversazioni e discussioni.
Finanziamento. Finanziamento open access fornito dalla Luiss University nell’ambito dell’accordo CRUI-CARE.
Approvazione etica. Non applicabile.
Conflitti di interesse. Chi firma l’articolo dichiara di non avere conflitti di interesse.
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Traduzione non ufficiale in italiano di Beyond Project Cybersyn: Tracing the Influence of Stafford Beer Projects and Ideas in Latin America, di José-Carlos Mariátegui, Systemic Practice and Action Research, vol. 38, n. 2 (2025), doi: 10.1007/s11213-025-09717-2, con licenza CC BY 4.0. Traduzione e impaginazione: Complexe Systémique, ottobre 2026, con l’aiuto dell’intelligenza artificiale; l’opera è stata modificata ai sensi della licenza (tabella presentata sotto forma di elenco). La traduzione non è stata realizzata né da chi firma l’articolo né dall’editore, che non rispondono del suo contenuto né di eventuali errori. Fa fede la versione originale.
Questa è una traduzione non ufficiale in italiano dell’articolo originale «Beyond Project Cybersyn: Tracing the Influence of Stafford Beer Projects and Ideas in Latin America», pubblicato in Systemic Practice and Action Research (2025) con licenza CC BY 4.0. Tradotto da Complexe Systémique con l’aiuto dell’intelligenza artificiale, come indicato in testa a questa pagina; fa fede la versione originale.
Leggi l’articolo originaleCome citare questo articolo
Mariátegui, J.-C. (2025). Beyond Project Cybersyn: Tracing the Influence of Stafford Beer Projects and Ideas in Latin America. Complexe Systémique. https://app.complexe-systemique.com/en_GB/articles/beyond-project-cybersyn-stafford-beer-projects-and-ideas-in-latin-america (Opera originale pubblicata nel 2025 in Systemic Practice and Action Research, 38(2), 9 (2025); ripubblicata nel 2025 da Systemic Practice and Action Research, https://link.springer.com/article/10.1007/s11213-025-09717-2)
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