Traduzione assistita dall'IA

Questa versione è stata tradotta dall'inglese da Complexe Systémique con l'aiuto dell'intelligenza artificiale. In caso di dubbio, fa fede la versione originale.

Journal of Family Theory & Review · Terapia familiare

I padri hanno paura ma forse non lo sanno: considerare mascolinità e attaccamento nel lavoro con i padri in terapia familiare

E se, dietro il ritiro, l’indifferenza o la rabbia di molti padri in terapia familiare, si celasse una paura che non riconoscono? Allen K. Sabey, Jakob F. Jensen e Brandon Jacobs collegano socializzazione maschile, privilegio di genere e teoria dell’attaccamento. Ne traggono indicazioni concrete per invitare i padri alle sedute e aiutarli ad accedere alle proprie emozioni, senza perdere di vista il privilegio.

Autori Allen K. Sabey (The Family Institute at Northwestern University), Jakob F. Jensen e Brandon Jacobs (Department of Human Development and Family Science, East Carolina University), USAPrima pubblicazione Journal of Family Theory & Review, 27 dicembre 2025Traduzione Complexe Systémique, traduzione non ufficiale assistita dall’IA

Traduzione non ufficiale in italiano di Fathers Are Frightened but May Not Know It: Considering Masculinity and Attachment When Working With Fathers in Family Therapy, di Allen K. Sabey, Jakob F. Jensen e Brandon Jacobs, pubblicato in Journal of Family Theory & Review (Wiley) (2026), doi: 10.1111/jftr.70040, con licenza CC BY 4.0. Traduzione realizzata da Complexe Systémique nell’ottobre 2026 con l’aiuto dell’intelligenza artificiale: il testo originale è stato tradotto in italiano e impaginato, il che costituisce una modifica dell’opera ai sensi della licenza. La traduzione non è stata realizzata né dagli autori né dall’editore, che non rispondono del suo contenuto né di eventuali errori. Fa fede la versione originale.

Così, i padri hanno paura, non solo perché potrebbero non essere accettati o non sentirsi parte del gruppo in quanto uomini (come descritto sopra), ma anche perché avvertono la propria incapacità di prendersi cura della prole in certi modi (per esempio, rispondendo ai bisogni emotivi di figlie e figli).

Allen K. Sabey, Jakob F. Jensen e Brandon Jacobs

Abstract

Date le realtà emotive spesso non riconosciute nella teoria e nella pratica relative alle mascolinità e alla paternità, il lavoro con i padri in terapia familiare richiede un’attenzione costante. Il lavoro terapeutico può trarre vantaggio dall’attenzione a come uomini e padri possano essere stati socializzati verso ideologie maschili restrittive (per esempio, la svalutazione dell’esperienza emotiva) e a come i relativi schemi di comportamento, contestualizzati nel privilegio di genere, si perpetuino attraverso l’esperienza interiore di uomini che hanno paura ma non lo sanno. Proponiamo un quadro basato sull’attaccamento e sulle emozioni per comprendere la socializzazione maschile e per il lavoro clinico con uomini e padri: in altre parole, gli istinti di accudimento dei padri e la loro capacità di offrire alla prole cure che ne promuovano lo sviluppo sono ostacolati dal fatto di essere vincolati dalla loro legittima paura delle proprie emozioni. Passiamo in rassegna la letteratura sul lavoro terapeutico con uomini e padri (che riguarda principalmente uomini cisgender), raccomandiamo modi per rafforzare questo aspetto della terapia attingendo al quadro della teoria dell’attaccamento e riconosciamo la necessità di un quadro più inclusivo che tenga conto dell’eterogeneità dell’essere uomo e padre.

1 Introduzione

Si consideri l’intreccio tra mascolinità, famiglia e terapia familiare in questo scenario, in cui un padre partecipa a una terapia familiare. Un padre di 45 anni, cisgender ed eterosessuale, socializzato fin da giovane dalla famiglia, dai coetanei e da altri sistemi (per esempio media, scuola, lavoro) a non dare valore alle emozioni proprie e altrui (cioè agli ideali maschili tradizionali), viene ora incoraggiato in terapia familiare a offrire cura emotiva alla figlia adolescente, cosa che non ha mai fatto prima; la ragazza fatica a comunicare chiaramente le proprie emozioni (per esempio, non condivide nulla oppure esplode di rabbia). Padre e figlia hanno ciascuno le proprie esperienze di accudimento e di attaccamento, ma sosteniamo che la responsabilità di essere disponibile e responsivo all’esperienza della figlia ricada principalmente sul padre. Varianti di questo scenario sono comuni in terapia familiare, e situazioni del genere meritano attenzione, perché le conseguenze di una terapia che va male sono considerevoli. In particolare, richiamiamo l’attenzione su come questo padre abbia imparato a conoscere le proprie emozioni in quanto individuo maschio cisgender.

Il campo [della terapia familiare] è giunto a riconoscere che il genere è un aspetto importante sia della vita delle persone che seguiamo sia del processo terapeutico e della supervisione. Per preparare adeguatamente la nuova generazione di chi praticherà la terapia familiare, è importante che riconosca i molti e complessi modi in cui il genere può influenzare il proprio lavoro. (Williams and McBain 2006, 393)

In questo articolo proseguiamo tale riconoscimento e tale sforzo passando in rassegna e integrando teorie e ricerche sulla socializzazione maschile e sulla paternità (un corpus vasto e anch’esso centrato principalmente su uomini cisgender; Fitzgerald et al. 2020; Molloy et al. 2022) e sintetizzando la letteratura sul lavoro terapeutico con maschi e padri, per incoraggiare una pratica clinica più efficace e migliorare l’esperienza clinica dei padri e delle loro famiglie. Concordiamo sul fatto che «la mascolinità è qualcosa che le famiglie intere “fanno”» e che questa prospettiva è preziosa per il campo della terapia familiare (Roy and Allen 2022, 31). Inquadriamo inoltre il nostro lavoro come riguardante principalmente l’esperienza di uomini e padri cisgender, poiché attingiamo alla nostra esperienza personale e professionale di uomini cis che lavorano principalmente con uomini cis. Esplicitiamo questa prospettiva perché siamo consapevoli della diversità di uomini e padri e riconosciamo che gran parte della ricerca di base e clinica che esaminiamo poggia sulla concezione dannosa del genere come binario (Dietert and Dentice 2013; McGuire et al. 2016). Raccomandiamo quindi che le indicazioni e gli approcci qui presentati includano sensibilità e un adattamento pertinente a ogni singolo uomo e padre.

Siamo consapevoli che il nostro approccio a questi temi è al tempo stesso personale e professionale (England 1994), e ci posizioniamo quindi socialmente per riconoscere come le nostre caratteristiche personali, la nostra formazione professionale e le nostre relazioni possano plasmare le nostre prospettive. Il primo autore (Allen Sabey) si identifica come uomo bianco, cisgender, eterosessuale, marito e padre (di quattro figli, tra cui un maschio). È cresciuto in una famiglia a basso reddito senza un padre presente in casa. È terapeuta di coppia e familiare abilitato (MFT) e clinical assistant professor in un Master of Science in MFT nel Midwest. Attinge principalmente alla teoria dell’attaccamento e ad altre teorie affini (per esempio la neurobiologia interpersonale) per orientare il suo lavoro clinico, l’insegnamento e la ricerca. Il secondo autore (Jakob Jensen) si identifica anch’egli come uomo bianco, cisgender, eterosessuale, marito e padre. È stato cresciuto da un patrigno affettuoso e severo, che ha mostrato comportamenti genitoriali sia utili sia dannosi legati alla mascolinità. È terapeuta di coppia e familiare abilitato, supervisore riconosciuto dall’AAMFT, presidente dell’associazione MFT del suo Stato e lavora come associate professor di terapia di coppia e terapia familiare medica. Il terzo autore (Brandon Jacobs) si identifica come uomo gay cisgender. È cresciuto nel sud dell’Alabama con un padre cristiano, che aveva prestato servizio nell’esercito e dava grande importanza a regole rigide, a un’espressione emotiva limitata e agli ideali maschili tradizionali, anche se la cura per la famiglia era implicitamente sottintesa. Ha conseguito un master in terapia di coppia e familiare, sta svolgendo un dottorato (Ph.D.) in terapia familiare medica e lavora in uno studio di medicina di base che offre cure di affermazione di genere.

2 Concettualizzare la mascolinità e la paternità

Riconosciamo che «praticamente tutto il funzionamento umano ha un’impronta di genere: l’aspetto, i modi, la comunicazione, il temperamento, le attività in casa e fuori, le aspirazioni e i valori» (Ruble et al. 2006, 858). Il genere, e l’identificarsi come maschio e/o come padre, plasma l’esperienza e le relazioni di ciascuno. Definire che cosa significhi essere uomo o padre è complesso e sfumato, ma in termini molto generali consideriamo uomini e padri coloro che si identificano come tali: uomini sono coloro che si identificano come maschi e padri sono gli uomini che sono genitori. Rendiamo operative le nozioni di genere e di genitorialità in questi termini ampi per essere inclusivi (cioè senza limitare l’identità di genere alle caratteristiche biologiche), pur riconoscendo che queste categorie demografiche comprendono un insieme molto eterogeneo di persone (Doucet and Lee 2014; McGuire et al. 2016). Sebbene gran parte della ricerca renda operativo il genere da una prospettiva binaria e confronti uomini cisgender eterosessuali con donne cisgender eterosessuali e madri cisgender eterosessuali con padri cisgender eterosessuali, noi consideriamo il genere un’idea biopsicosociale: il genere ha componenti biologiche, psicologiche e sociali ed è al tempo stesso graduale (anziché binario) e fluido (anziché fisso; Bem 1981; de Vries et al. 2014; McGuire et al. 2016). Pur concettualizzando in generale la mascolinità e i padri in questi termini, intendiamo occuparci dell’esperienza di uomini e padri che, in particolare, hanno vissuto una socializzazione che li orienta verso l’ideologia maschile tradizionale (per esempio, lontano dall’esperienza emotiva).

Riconosciamo come l’identificarsi come uomo o padre possa includere una serie di caratteristiche importanti che plasmano l’identità e l’esperienza. Uomini e padri variano in modo drastico per generazione, razza, etnia, classe sociale, sessualità e struttura familiare. Si consideri questo elenco non esaustivo dei diversi modi in cui un padre può identificarsi come padre o esserlo: si può diventare padre biologico attraverso un rapporto sessuale o la donazione di sperma, oppure si può diventare padre attraverso l’affido, l’adozione, il matrimonio (cioè come patrigno) o la transizione di genere; i padri possono avere o non avere il diritto legale di esercitare la tutela del figlio o della figlia; possono vivere o non vivere con la prole; possono avere o non avere contatti regolari con la prole; possono provvedere o non provvedere al suo mantenimento economico; e possono avere la responsabilità principale, condivisa o esclusiva della cura della prole. Questi modi di essere padre non si escludono a vicenda, non sono fissi e hanno spiegazioni possibili diverse. Per esempio, un padre può aver scelto un aspetto della paternità (per esempio vivere con la prole) oppure può non avere la possibilità di farlo (per esempio se è detenuto).

Dato che percorsi e circostanze diversi possono influenzare in modo sostanziale l’esperienza, la nostra rassegna, le nostre prospettive e le nostre raccomandazioni, di carattere più generale, potrebbero non rappresentare singole persone o certi gruppi di uomini e padri (per esempio i patrigni, gli uomini trans), né applicarsi a loro. Riconosciamo la realtà di circostanze uniche e rilevanti e incoraggiamo sintonizzazione e sensibilità culturale verso ogni uomo o padre nel suo contesto. Riconosciamo che la teoria e la ricerca sulla paternità gay e trans sono istruttive e promettenti (per esempio Barrett and Tasker 2002; Condat et al. 2020; Grigoropoulos 2023; Hafford-Letchfield et al. 2019; Malmquist 2022) ma sottorappresentate, e incoraggiamo l’attenzione alle possibili differenze rispetto a ciò che qui presentiamo, a titolo provvisorio, per uomini e padri.

3 Uomini e padri come diversi

Una vasta ricerca ha esaminato le differenze di genere e di sesso in una serie di ambiti rilevanti, di solito valutando le differenze tra maschi cis eterosessuali e femmine cis eterosessuali (dalla prospettiva del binarismo di genere; Del Giudice 2022), il che purtroppo esclude dalla considerazione e dall’inclusione altre identità di genere (per esempio le persone trans) e perpetua la visione oppressiva del genere come binario. Per riassumere brevemente questa letteratura, esistono differenze medie e qualitative tra uomini cis e donne cis nella biologia (per esempio i sistemi endocrino e neurobiologico; Burris and Knox 2024; Eliot 2021; Rajhans et al. 2019), nella personalità e nelle caratteristiche psicologiche normative (per esempio il funzionamento cognitivo, la sicurezza dell’attaccamento; Del Giudice 2019; Hofmann et al. 2025; Kheloui et al. 2023), nella psicopatologia e nei comportamenti correlati (per esempio la violenza, l’uso di sostanze; Eliot 2021) e nella genitorialità. La letteratura empirica sulla genitorialità rileva in generale che i padri cis eterosessuali sono meno coinvolti, meno sensibili, più inclini a scoraggiare l’espressione emotiva e hanno relazioni di attaccamento meno sicure con la prole rispetto alle madri cis (Havighurst et al. 2019; Pinquart 2022, 2023; Pleck and Masciadrelli 2004; Suzuki et al. 2022; Yaffe 2020). Sebbene gli studi indichino differenze di genere significative in molti comportamenti genitoriali importanti, le rappresentazioni mediatiche o le discussioni di psicologia divulgativa su queste differenze sono di solito esagerate, poiché le differenze sono in genere piccole e in diminuzione (Paquette et al. 2020), con una variabilità all’interno di ciascun genere che indica una sovrapposizione sostanziale tra gli ambiti. La ricerca che confronta padri cis e madri cis nel ruolo di caregiver principale non ha mostrato differenze nella qualità della genitorialità (Jones et al. 2022), il che potrebbe portare a spiegare le differenze tra madri e padri con differenze storiche di ruolo e modelli di socializzazione piuttosto che con caratteristiche biologiche legate al sesso, oppure a pensare che tali differenze riflettano una confusione con altre variabili rilevanti (Biblarz and Stacey 2010). In tutte queste differenze empiriche generalizzate, i maschi cis eterosessuali mostrano una variabilità sostanziale e un’enorme sovrapposizione con altri generi e altre identità (per esempio razza, identità sessuale). Occorre quindi sempre considerare i dati demografici (per esempio classe sociale, età), poiché il genere non è mai sufficiente come spiegazione completa delle caratteristiche individuali (Hyde 2014).

Chi studia la paternità è giunto in generale alla conclusione, pur con qualche voce dissenziente, che non vi sono prove empiriche sufficienti a sostegno della teoria del padre essenziale, secondo cui i padri hanno effetti unici sulla prole in virtù della loro mascolinità e della loro identità maschile (Adamsons et al. 2022; Pleck 2007; Wolfe and Levant 2022). Pleck (2010) ha invece proposto la teoria del padre importante, secondo cui, pur non essendo un fattore che determina da solo lo sviluppo della prole, i padri esercitano su di essa un’influenza importante quando sono presenti e coinvolti. Le prove empiriche sostengono l’effetto che i padri hanno sulla salute, sul benessere e sullo sviluppo della prole quando sono presenti in famiglia (American Psychological Association, Boys and Men Guidelines Group 2018; Booth et al. 2010; Brown and Aytuglu 2020; Deneault et al. 2021; Hennigar and Cabrera 2024; Jeynes 2016). Al tempo stesso, la ricerca indica che bambine e bambini cresciuti senza padri cisgender (per esempio da madri lesbiche) possono stare altrettanto bene, se non meglio, di quelli cresciuti in famiglie con una madre e un padre cisgender (Patterson 2022; Zhang et al. 2023), il che mette in luce il peso dei processi familiari, della stabilità familiare e dei fattori demografici (per esempio lo status socioeconomico) per lo sviluppo infantile.

Sebbene le teorie possano privilegiare alcuni fattori dello sviluppo rispetto ad altri (per esempio la biogenetica, il costruzionismo sociale), sono le interazioni tra fattori individuali/biologici e fattori ambientali a contribuire alla presenza di caratteristiche maschili in uomini e padri. I fattori ambientali sono molteplici, ma comprendono le ideologie della mascolinità. Pur essendo difficile da definire concretamente, la mascolinità, o le mascolinità, può riferirsi sia a un processo sia a norme (per esempio attributi) relative a che cosa significhi essere maschio (Roy and Allen 2022).

4 Privilegio e oppressione

Un altro aspetto importante quando si considerano il genere e l’esperienza degli uomini è quello del privilegio (Case et al. 2014). Il privilegio consiste nel disporre di determinati vantaggi non guadagnati in una comunità o in una società (cioè in un contesto) sulla base della percezione delle identità sociali (per esempio genere, razza, età, status socioeconomico) e/o dell’appartenenza a determinati gruppi (per esempio affiliazione religiosa o politica). I maschi cis sono di solito considerati il genere più privilegiato e godono della relativa protezione dall’oppressione e da altre esperienze di vita negative. Opportunità ed esperienze non sono ugualmente accessibili a tutte le identità di genere, e i maschi cis vivono il mondo con molti vantaggi, di solito invisibili o non riconosciuti; maschi e padri hanno più accesso, più sicurezza e più potere in molti ambiti della maggior parte delle società del mondo rispetto ad altre identità di genere (Case et al. 2014; Clements et al. 2022). Questo privilegio di genere si interseca anche con l’identità sessuale e con la razza/etnia, concedendo ulteriori benefici non guadagnati ai maschi e ai padri cis bianchi ed eterosessuali rispetto agli uomini non bianchi, non eterosessuali e/o trans (Schwiter et al. 2021). Poiché ogni persona ha molteplici identità o parti di sé, la letteratura riconosce che si possono vivere al tempo stesso privilegio e subordinazione (McIntosh 2012; Moradi 2019). Le femmine, le persone transgender e non binarie o con altre identità di genere godono di privilegi nella loro vita in ragione della gamma di altre identità o appartenenze di gruppo che possono avere e mantenere, e i maschi possono vivere svantaggio o oppressione, anch’essi in ragione di altre identità o appartenenze, compresa quella di essere padre (Adamsons et al. 2022; Coston and Kimmel 2012).

Sono rilevanti e collegate a questo tema anche le ideologie del patriarcato e della supremazia maschile, concetti socialmente costruiti che dichiarano dominanti maschi e padri. Queste strutture e ideologie creano e mantengono la disuguaglianza di genere. L’altro estremo del continuum di accesso e opportunità può riferirsi allo svantaggio, alla subordinazione o all’oppressione, in cui altre identità di genere e altre ideologie (per esempio le mascolinità femminili e non egemoniche) sono considerate inferiori. Per esempio, le politiche relative a lavoro e carriera e i processi sociali che le accompagnano sono spesso sfavorevoli alle donne e alle madri, ponendole in svantaggio rispetto a uomini e padri per avanzamenti, promozioni e aumenti di stipendio (Yu and Hara 2021). Il campo della terapia familiare non è esente da queste realtà, e molte voci del mondo accademico vi hanno richiamato la dovuta attenzione fin dalla fine degli anni Settanta (Smothers 2017). La terapia familiare femminista si è sviluppata in risposta al rafforzamento, esplicito e sottile, delle strutture familiari patriarcali negli approcci di terapia familiare (Hare-Mustin 1978).

Riconosciamo la realtà di queste dinamiche ed esperienze di genere per uomini e padri in molte società e nel campo della terapia familiare, e riconosciamo che questi privilegi e queste disuguaglianze si perpetuano attraverso una mancanza di attenzione e di azione che fa parte dell’esperienza privilegiata. Ciò include l’ignoranza o la negazione dell’esistenza di vantaggi immeritati, perché riconoscerli porterebbe apparentemente a una perdita o a uno svantaggio per l’identità attualmente privilegiata (cioè i maschi). Fatto inquietante per l’intera società, molti ragazzi e uomini vengono socializzati lontano da questa consapevolezza, ed è ciò di cui ci occupiamo qui.

5 La socializzazione alla mascolinità

La mascolinità assume molte forme. Sebbene alcuni uomini abbiano compiuto passi significativi nell’ampliare i modi in cui la mascolinità si esprime, persiste senz’altro l’idea che esistano norme e aspettative socialmente costruite su come gli uomini dovrebbero pensare, sentire e comportarsi, comunemente indicate come mascolinità egemoniche (Connell 1987; Messerschmidt 2019; Thompson and Bennett 2015). Wedgwood et al. (2023) hanno definito le mascolinità egemoniche come «la configurazione di pratiche che rappresenta il modo più onorato di essere uomo in un dato contesto sociale, distinta dalle mascolinità meno rispettate e che fornisce legittimità alla subordinazione complessiva delle donne nella società» (p. 1). In quanto forma di mascolinità più familiare, l’ideologia maschile tradizionale descrive come la maggior parte dei ragazzi negli Stati Uniti venga educata a reprimere la vulnerabilità e la tristezza; a ostentare sicurezza, autosufficienza e indipendenza; a essere assertivi e potenti e a prendere il comando; ad assumere dominio, superiorità e privilegio; e a mostrare durezza, competitività e capacità economica, considerando debolezze tratti come l’empatia o l’apertura emotiva (Addis and Mahalik 2003; Levant 1992; Mahalik et al. 2003; Seidler et al. 2016; Wong et al. 2017). Questa ideologia comprende la prospettiva di un falso binarismo di genere eterosessista: maschi e femmine sarebbero opposti, la mascolinità esisterebbe in contrapposizione alla femminilità e al di sopra di essa, e l’eterosessualità sarebbe la norma e l’identità sessuale desiderabile (Garlick 2003; Jones et al. 2025).

Queste prescrizioni sociali, i comportamenti maschili che le accompagnano e il rifiuto della femminilità si ritrovano in tutte le relazioni, i settori e i sistemi. Dal campo infermieristico, Rivera and Scholar (2020) hanno sostenuto e descritto come le tendenze comportamentali derivanti dalla strutturazione culturale siano state guidate da tre teorie influenti: (a) la teoria del maschio sostenibile, (b) la mascolinità positiva e (c) la mascolinità sociale. Tutte e tre elevano una prospettiva maschile bianca, cis ed eterosessuale, suggerendo che le persone di razze, generi, orientamenti sessuali e condizioni di abilità diversi siano intrinsecamente inferiori. La definizione di mascolinità di ciascuno è spesso legata al genere, alla classe sociale, all’orientamento sessuale, alla razza, all’età e ad altre collocazioni sociali (Connell 2005). Da una prospettiva femminista, Wong (2017) ha spiegato che gli uomini godono di un privilegio sociale non guadagnato, dato che sessismo, misoginia e patriarcato sono pervasivi e influiscono negativamente sul modo in cui ragazze e donne sviluppano il senso della propria identità ed espressione di genere, nonché sul modo in cui attraversano relazioni, istituzioni e sistemi sociali. A causa di una maggiore paura e probabilità di rifiuto, gli uomini con identità minoritarie devono rapportarsi alle ideologie maschili con ancora più cautela rispetto a quelli dei gruppi maggioritari. Aspettative di genere rigide e la prospettiva di un binarismo di genere possono avere effetti particolarmente dannosi sulle famiglie (Wiseman and Davidson 2012) e sulle comunità marginalizzate (per esempio giovani maschi neri, minoranze sessuali; Lin and Liu 2023; Quam et al. 2020). Chi fa ricerca e chi opera in clinica deve riconoscere che le discussioni storiche sulla mascolinità sono quasi certamente influenzate da presupposti razzisti, sessisti e omofobi intrisi di privilegio maschile, e deve quindi vigilare per sforzarsi di essere consapevole di tale privilegio e di tali pregiudizi e richiamarvi apertamente l’attenzione.

Per riassumere brevemente le tre teorie citate, in primo luogo la teoria del maschio sostenibile è diffusa in molte culture e postula che gli uomini debbano sviluppare un guscio emotivo duro e impenetrabile che li protegga dalla debolezza. Chi sostiene questa teoria ipotizza che gli uomini siano predisposti alla violenza e al dominio, e che tali comportamenti li rendano più desiderabili agli occhi delle partner femminili, che vorranno che la loro discendenza porti tali tratti per sopravvivere (Searcy 1982). La teoria del maschio sostenibile porta con sé molti dei presupposti eteronormativi che orientano la scelta del partner e la teoria evoluzionistica (Rosenthal and Ryan 2022). In secondo luogo, una teoria della mascolinità positiva (diversa dalla nozione di mascolinità positiva a cui fanno riferimento Kiselica e Englar-Carlson, descritta più avanti in questo articolo) trae origine dalle teorie razziali elitarie e privilegiate del XVIII secolo per definire un ideale globale di mascolinità egemonica (Rivera and Scholar 2020). Chi perpetua questa teoria si adopera per sminuire e femminilizzare valori, caratteristiche e comportamenti che non sono assertivi o dominanti. Secondo questa forma di mascolinità positiva, fortemente influenzata dal privilegio maschile, tutti i comportamenti negativi sono classificati come non maschili o femminili, il che giustifica l’inferiorità di altre razze, culture, generi e sessualità. Per esempio, nel promuovere la schiavitù, i teorici della mascolinità positiva sostenevano che gli uomini africani fossero intrinsecamente pigri e promiscui e che di conseguenza bisognasse dar loro del lavoro.

Infine, la teoria della mascolinità sociale (si veda Rivera and Scholar 2020) suggeriva che gli uomini dovessero salire una certa scala sociale, con comportamenti specifici che rappresentavano un avanzamento nella mascolinità. Tali comportamenti comprendevano l’essere sposati con una donna; provvedere a moglie e prole; stabilire la propria autorità su moglie e prole; l’autonomia di muoversi a piacimento tra la casa, il luogo di lavoro e gli incontri sociali; esprimere i desideri sessuali solo all’interno del vincolo matrimoniale; e controllare le dimensioni della famiglia secondo la preferenza scelta dall’uomo (Brady 2009). Man mano che i comportamenti fondati su questa teoria diventavano più comuni, la mascolinità poteva essere conquistata nel tempo indipendentemente dalle capacità fisiche. Anche le leggi che criminalizzavano le relazioni tra persone dello stesso sesso, le relazioni extraconiugali e le relazioni sessuali aperte perpetuavano questa linea di pensiero.

La comprensione di questi movimenti sociali storici e interculturali è essenziale per una discussione informata su mascolinità, privilegio maschile e patriarcato oggi. Sebbene gli ideali maschili permeino continuamente quasi ogni ambito e dimensione dell’interazione sociale, forse in nessun luogo la pressione ad aderire ai tratti storicamente maschili è avvertita con più forza che tra i giovani uomini che praticano sport di squadra. Messner (1992) osserva che lo sport funge da palestra in cui i ragazzi adottano tratti maschili dominanti, e vengono premiati per questo, come la competitività (che può assumere la forma di atteggiamenti di ostentazione sociale e di dominio) e lo stoicismo emotivo. Drummond et al. (2022) hanno rilevato che, tra gli adolescenti maschi in Australia, gli sport tradizionalmente dominati dagli uomini, come il football australiano e il cricket, possono perpetuare ideali maschili egemonici, enfatizzando forza, dominio e stoicismo. Questi ambienti possono ostacolare il benessere mentale e l’espressione emotiva dei giovani atleti maschi e contribuire a perpetuare un privilegio e un patriarcato non riconosciuti. Un corpus crescente di ricerche ha collegato la pratica sportiva giovanile a comportamenti aggressivi e violenti (Newman et al. 2021). Tali comportamenti possono risultare problematici per le relazioni sentimentali e per i comportamenti genitoriali più avanti nella vita, poiché Newman et al. (2021) sostengono che la socializzazione aggressiva che avviene nello sport si estende ad altri ambiti della vita, comprese le relazioni interpersonali e familiari. Tracce di aggressività, violenza, rabbia e stoicismo premiate dallo staff tecnico e dalla squadra durante l’adolescenza possono essere riportate da alcuni uomini nei loro comportamenti genitoriali più avanti nella vita.

Dopo queste esperienze sportive, molti ragazzi subiscono una pressione crescente a mantenere comportamenti maschili stereotipati e tossici nella scuola media e superiore, poiché gli adolescenti maschi sorvegliano il comportamento maschile attraverso prese in giro e atti di bullismo omofobi o transfobici (Pascoe 2011). Per esempio, Stanaland et al. (2024) hanno rilevato che i ragazzi adolescenti che si sentivano spinti a conformarsi alle norme maschili tradizionali in una prospettiva di binarismo di genere, specialmente quelli con figure genitoriali che sostenevano convinzioni di mascolinità egemonica, mostravano un’aggressività maggiore quando la loro identità di genere veniva messa in discussione. Le conseguenze di tali pressioni sono ben visibili nell’aumento del bullismo, della violenza e della solitudine che affliggono i ragazzi della scuola media (Orpinas et al. 2015).

Nella prima età adulta, attraverso la formazione delle relazioni sentimentali da giovani adulti, gli uomini vengono spesso premiati per l’adesione ai ruoli di chi provvede e protegge loro assegnati fin dall’infanzia, e vi si abbandonano. Quando la società trasmette agli uomini il messaggio che il loro ruolo principale o unico è provvedere alle altre persone e proteggerle, diminuisce la probabilità che adottino comportamenti di accudimento, sensibilità e compassione. Mentre le altre emozioni vengono represse, la rabbia diventa pervasiva, e molti uomini abbracciano l’aggressività e la competizione come parte intrinseca del loro ruolo di chi provvede e protegge. Abbracciare l’aggressività e la competizione è problematico perché perpetua l’idea che gli uomini debbano dimostrare la propria virilità attraverso manifestazioni apprese di dominio, aggressività, oppressione e sfruttamento (Roy and Allen 2022; Schwalbe 2015).

All’interno dello spazio ristretto dei ruoli socialmente accettabili che gli uomini possono ricoprire, essi scoprono anche quali emozioni vadano amplificate o represse. Attraverso le esperienze di sviluppo della prima età adulta, continuano a imparare tramite la socializzazione che vulnerabilità ed emozioni vanno tenute sotto controllo, con un’eccezione notevole: la rabbia. La rabbia spicca come emozione rara che agli uomini è socialmente permesso, e persino incoraggiato, esprimere (Logoz et al. 2023). La rabbia è l’unica emozione che gli uomini possono mostrare apertamente senza temere che altre persone li percepiscano come deboli o incompetenti (Okuda et al. 2015). Che si tratti degli esempi di figure sportive di spicco o di celebrità maschili, o magari della visione di media popolari e di videogiochi pieni di esempi di uomini che mostrano rabbia e violenza intense, ai giovani uomini adulti viene ripetuto sempre lo stesso messaggio: rabbia e violenza sono un modo «accettabile» per gli uomini di affrontare i problemi (Grossman and Paulsen 2018). Questa normalizzazione (cioè il privilegio) sostiene la disuguaglianza di genere ignorando i sistemi dannosi che avvantaggiano i maschi e gli atti di patriarcato che si trasmettono attraverso la società e di generazione in generazione.

6 Gli uomini hanno paura, ma non lo sanno

In questo processo di socializzazione maschile, in cui ragazzi e uomini imparano che cosa significhi essere maschio nella società e si sforzano di mettere in scena la mascolinità per mantenere i propri privilegi, ciò che raramente viene riconosciuto nelle teorie, nella ricerca e nei dibattiti pubblici sulla mascolinità è l’esperienza emotiva sottostante. La socializzazione può essere definita come il modo in cui le persone imparano a essere accettate o rifiutate dalla società (Dodge et al. 2003). Dato il bisogno fondamentale di appartenere a una famiglia o a una comunità, non solo nell’infanzia per l’effettiva sopravvivenza fisica, ma che ogni persona sperimenta per tutta la vita, la socializzazione di genere è un modo di gestire questo bisogno di appartenenza. Nella misura in cui il soddisfacimento di questo bisogno fondamentale è incerto, ragazzi e uomini proverebbero la paura di non appartenere. Per esempio, se un ragazzo non è a suo agio nel dominare e non è sportivo, potrebbe non sentirsi sicuro (cioè avere paura) di poter agire in modo coerente o autentico in modi che gli permettano di appartenere alla propria comunità. Questa sensazione può manifestarsi anche in relazione ai privilegi e ai vantaggi concessi a ragazzi e uomini. Se un maschio percepisce la perdita potenziale o reale del proprio status, dei propri benefici non guadagnati o delle proprie posizioni di potere, la vivrebbe come una minaccia che attiverebbe allo stesso modo le sue paure (Levant and Powell 2017).

Molti ragazzi, se non la maggior parte, vengono socializzati a credere che, se non aderiscono alle norme maschili, saranno rifiutati e non saranno considerati «veri uomini». Vandello et al. (2008) hanno messo in luce il concetto di virilità precaria, secondo cui la mascolinità è uno status che deve essere continuamente guadagnato e può essere facilmente perso, il che porta spesso alla paura di essere rifiutati per non essersi conformati alle norme maschili tradizionali. Per alcuni maschi questa paura potrebbe essere persino una questione di vita o di morte. Di conseguenza, la paura degli uomini di essere percepiti come deboli o femminili (da una prospettiva binaria di genere) e, in ultima analisi, di essere rifiutati a causa di questa percezione perpetua schemi di socializzazione emotiva malsani ed evitanti, oltre a comportamenti problematici. Il bisogno di ragazzi e uomini di dimostrare continuamente di essere «veri uomini» e di mantenere il proprio status privilegiato può tradursi in atti continui e perpetui di misoginia, bullismo, violenza ed evitamento emotivo che minano relazioni sociali e familiari sane (Vandello and Bosson 2013).

Maté e Maté (2022) descrivono questa tensione emotiva (cioè la tensione legata al ruolo di genere; Levant and Powell 2017) come situata tra i due bisogni universali di attaccamento e di autenticità: quando entrambi non sono disponibili (per esempio perché essere accettati come maschi significa avere certi attributi e non altri), l’attaccamento avrà la meglio per la sua assoluta necessità durante tutta l’infanzia. Gli uomini possono disconnettersi da parti della propria natura (per esempio autenticità, vulnerabilità, curiosità) per essere accettati dalle altre persone, anche quando ciò richiede comportamenti dannosi (come esemplificato nel romanzo Il signore delle mosche). Questo dilemma suggerisce che l’esperienza emotiva centrale vissuta da ragazzi e uomini sia dunque la paura. Potremmo chiamarla bassa autostima o ansia, e può manifestarsi in modi difensivi e rabbiosi, come bullismo, dominio o aggressività, oppure come imperturbabilità e indifferenza. Proponiamo che ciò possa costituire una parte sostanziale della comprensione della supremazia maschile, che si manifesta come patriarcato, misoginia, omofobia, transfobia, violenza maschile e simili. Sulla base della ricerca (per esempio Dodge et al. 2003; Pollastri et al. 2018; Vandello et al. 2008; Wong et al. 2017) e seguendo questa linea di pensiero, ipotizziamo che gli uomini che si collocano al di sopra delle altre persone, o che accettano e mantengono le posizioni superiori loro concesse dalla società, possano essere descritti come terrorizzati. Questo posizionamento può assumere molte forme e può avvenire o meno in modo consapevole e intenzionale.

Tra le molte persone che hanno studiato la mascolinità, Brene Brown ha condotto ricerche influenti sulla vergogna maschile. Brown (2012) ha sostenuto che, in media, gli uomini provano più vergogna quando si sentono incompetenti, credono che le altre persone li vedano come deboli, devono chiedere aiuto e non sono in grado di provvedere ai bisogni altrui o di proteggere gli altri. Brown racconta che gli uomini si sentono spesso intrappolati dalle aspettative culturali di essere stoici, forti ed emotivamente controllati. La «debolezza» percepita può essere fisica, emotiva o persino morale. Qualsiasi segno di vulnerabilità viene spesso interpretato, sia dalle altre persone sia dagli uomini stessi, come un fallimento. Per la maggior parte degli uomini, la paura di apparire incompetenti viene tenuta nascosta e si esprime attraverso manifestazioni di rabbia, evitamento o distacco, generando dinamiche interpersonali malsane (Addis 2008).

Un aspetto chiave di questa esperienza emotiva e delle sue manifestazioni correlate è che la paura vissuta da ragazzi e uomini è sconosciuta, non elaborata, bloccata o repressa, cosicché esercita la sua potente influenza su pensieri e comportamenti in modo inconscio e non intenzionale. La letteratura sul privilegio maschile sostiene l’idea che l’ignoranza sia comune (Schwiter et al. 2021) e che vi sia un attivo «bendarsi gli occhi» (cioè rendere invisibili le identità queer e le esperienze di oppressione che vi sono associate) rispetto ai privilegi e agli svantaggi che la disuguaglianza di genere riflette (Smith and Shin 2014). Supponiamo che la maggior parte degli uomini non sia consapevole di avere paura e negherebbe sinceramente la realtà di questa parte della propria esperienza, anche se il loro comportamento e i loro atteggiamenti segnalano il contrario. Perfino un atteggiamento di indifferenza e la mancanza di azione rappresentano probabilmente una dissociazione emotiva derivante dall’attivazione cronica del sistema nervoso. Sosteniamo che la mancata consapevolezza e la mancata inclusione di questo elemento chiave dell’esperienza maschile ostacolino i progressi verso la parità di genere e il benessere degli uomini. Per esempio, in un recente TED talk Gary Barker (2023), direttore generale di un’organizzazione che mira alla parità di genere coinvolgendo ed educando gli uomini, ha affermato che uomini e ragazzi si sentono smarriti, confusi e soli e che «si chiudono», ma non ha menzionato questo tema emotivo centrale: avere paura e non saperlo. Organizzazioni, programmi, ricerche, teorie e approcci clinici volti ad aiutare società e comunità a muoversi in queste direzioni importanti ne trarrebbero quindi vantaggio se le realtà vulnerabili degli uomini venissero incluse direttamente nelle conversazioni e negli interventi destinati ad affrontare gli schemi problematici nelle dinamiche relazionali e sociali che coinvolgono uomini socializzati in questo modo. Per esempio, Eckerle et al. (2023) hanno recentemente sottolineato l’importanza di riconoscere l’attivazione della vergogna maschile negli interventi volti a mettere in discussione il privilegio maschile, e la letteratura sul «queer blindfolding» inquadra le motivazioni intrapsichiche sottostanti attraverso una lente emotiva (Smith and Shin 2014).

Proponiamo questo commento e questo quadro non per giustificare o minimizzare la realtà del privilegio maschile e paterno, né gli atti negativi e le conseguenze degli atti e dei sistemi associati (per esempio il patriarcato) sugli individui e sulla società, ma per arricchire le prospettive e offrire ulteriori punti di intervento. Riconosciamo che gli effetti di questa realtà (la paura non riconosciuta degli uomini e gli atti negativi che ne derivano) hanno conseguenze che vanno dall’indesiderabile al terribile per tutte le persone, compresi gli stessi maschi (Connell and Messerschmidt 2005). Gli esiti negativi e infelici dell’ideologia maschile tradizionale sono stati documentati in modo costante, tra cui problemi di salute mentale e conflitti interpersonali (Courtenay 2011; Green et al. 2018; Hill et al. 2020; Murnen et al. 2002; Pollastri et al. 2018; Smiler 2024; Wong et al. 2017).

Al contrario, forme di mascolinità più positive e inclusive, come la mascolinità positiva, la mascolinità inclusiva e la mascolinità compassionevole, promuovono l’intelligenza emotiva, relazioni egualitarie e la vulnerabilità come alternative alla mascolinità egemonica. La mascolinità positiva valorizza tratti tradizionali come la responsabilità, l’integrità e la cura degli altri, permettendo agli uomini di assumere ruoli di accudimento senza stigma (Kiselica and Englar-Carlson 2010). La teoria della mascolinità inclusiva suggerisce che, in contesti meno omofobi e meno rigidamente connotati dal punto di vista del genere (cioè in cui il genere è riconosciuto come non binario), gli uomini sono più liberi di esprimersi emotivamente e di instaurare relazioni maschili strette, non competitive e sane (Anderson 2009). Questi approcci sostengono il pluralismo, il benessere mentale, relazioni più sane e norme di genere più flessibili. Le mascolinità moderne mettono in discussione l’idea che forza e cura si escludano a vicenda, contribuendo a smantellare stereotipi che danneggiano sia gli uomini sia chi sta loro intorno. Intendiamo promuovere la flessibilità nei ruoli di genere e nei comportamenti «maschili», e riconosciamo che i tratti maschili stereotipati o tradizionali (per esempio assertività, autosufficienza, coraggio) non sono intrinsecamente dannosi e possono avere esiti positivi (Kiselica et al. 2016). Ciò che è problematico è la limitazione abituale o rigida delle espressioni comportamentali ed emotive degli uomini ai soli tratti corrispondenti a quelli maschili stereotipati.

7 La paternità attraverso la lente dell’attaccamento

La teoria dell’attaccamento, nella sua formulazione originaria, descrive principalmente la natura del legame madre-bambino. Gli studi hanno considerato ed esaminato anche la relazione padre-figlio attraverso la lente dell’attaccamento, che inquadra e centra la concettualizzazione della paternità e dell’essere padre sul fatto che i padri offrano alla prole una base sicura e un porto sicuro (Brown and Aytuglu 2020; Dykas and Smiler 2022; Grossmann and Grossmann 2020). I padri, come le madri, idealmente saranno costantemente disponibili e responsivi ai bisogni fisici ed emotivi della prole attraverso l’attivazione del loro sistema comportamentale di accudimento (Bowlby 1969; Lamb 2010; Lombardi et al. 2022). L’ampia letteratura conferma che bambine e bambini formano con il padre un legame di attaccamento indipendente e importante (Palm 2014) e che la relazione di attaccamento padre-figlio ha effetti significativi sulla salute e sullo sviluppo della prole (Diniz et al. 2021; Rodrigues et al. 2021).

Applicando la teoria dell’attaccamento alla paternità, e collocandosi in larga misura all’interno di determinate culture (per esempio quelle occidentali), Daniel Paquette (Paquette 2004; Paquette et al. 2020) ha sviluppato la teoria della relazione di attivazione padre-figlio, che riconosce come i padri siano più inclini a sostenere l’esplorazione del mondo da parte della prole (per esempio il gioco) offrendo una base sicura, piuttosto che a fornire conforto emotivo nel ruolo di porto sicuro. Questa preferenza può essere legata alla socializzazione emotiva maschile tradizionale, che scoraggia ragazzi e padri dal dare valore all’esperienza emotiva e può portare i padri a trasmettere alla prole il messaggio di essere emotivamente indisponibili e che, sul piano emotivo, figlie e figli devono cavarsela da soli. Essere una base sicura che incoraggia il gioco e l’esplorazione potrebbe invece corrispondere maggiormente alla socializzazione di genere dei padri e al ruolo più comodo di spingere la prole a prendere iniziative in situazioni sconosciute, a esplorare, a rischiare, a giocare in modo vigoroso, a superare ostacoli, a essere più coraggiosa in presenza di estranei e a farsi valere (Grossmann and Grossmann 2020). La ricerca ha cominciato a confermare il valore di questa qualità dell’attaccamento padre-figlio (Lee et al. 2021).

La teoria dell’attaccamento offre un quadro per comprendere l’intreccio tra paternità e mascolinità e il modo in cui l’ideologia maschile tradizionale potrebbe limitare la paternità (Dykas and Smiler 2022). Una premessa fondamentale della scienza dell’attaccamento è che i padri possiedono istinti innati di accudimento che si attivano naturalmente per prestare attenzione e rispondere al figlio o alla figlia. Dati i bisogni evolutivi della prole nel tempo, questi istinti e le azioni di accudimento associate richiederebbero a un padre una gamma di modalità di risposta, e una flessibilità nel rispondere, in particolare quando si tratta di essere emotivamente responsivo. Così come l’ideologia maschile tradizionale prescrive in quali modi gli uomini debbano essere maschili, le norme sociali o egemoniche della mascolinità tradizionale potrebbero tradursi anche nell’idea che i padri possano essere padri solo in certi modi, impedendo loro di accedere all’intera gamma dei propri istinti di accudimento e di agire a partire da essa (Doucet and Lee 2014; Fernández-Cornejo et al. 2025). Per esempio, un padre potrebbe sentirsi a disagio quando il figlio o la figlia esprime tristezza o dolore e rispondere in modo non co-regolante (per esempio facendo lo sciocco per cercare di risollevare subito il morale). Nella misura in cui gli istinti e i comportamenti di cura dei padri sono limitati a causa della socializzazione e della tensione legata al ruolo di genere, un padre potrebbe essere attivato sul piano neurobiologico senza risoluzione, cioè avere paura di non poter adempiere alla propria funzione intrinseca e naturale di essere disponibile e di rispondere ai bisogni della prole. Proseguendo l’esempio, il figlio o la figlia potrebbe non rasserenarsi in fretta e il padre potrebbe sentirsi inefficace nell’aiutare a far fronte a quel disagio emotivo. Così, i padri hanno paura, non solo perché potrebbero non essere accettati o non sentirsi parte del gruppo in quanto uomini (come descritto sopra), ma anche perché avvertono la propria incapacità di prendersi cura della prole in certi modi (per esempio, rispondendo ai bisogni emotivi di figlie e figli). Purtroppo, così come l’aver paura può sfuggire in generale alla percezione degli uomini, i padri possono essere in gran parte inconsapevoli di questa attivazione cronica e di questa esperienza emotiva di inadeguatezza, il che perpetua uno schema di comportamenti di accudimento limitati o persino dannosi.

In linea con la teoria dell’attaccamento, sosteniamo che i padri «ideali» non siano vincolati dalle norme maschili tradizionali e siano quindi a loro agio e capaci di agire in modi creativi e flessibili per garantire lo sviluppo della prole (Fernández-Cornejo et al. 2025; Rodrigues et al. 2021). Le aspettative sociali nei confronti degli uomini contano (Cassidy 2000; Palm 2014), in particolare quando portano i padri a non riuscire a prendersi cura del figlio o della figlia in modo efficace e costante. Affermiamo quindi che la capacità dei padri di agire in modi che promuovono lo sviluppo della prole non è soltanto una caratteristica individuale presente in ogni singolo padre (Doucet and Lee 2014). La paternità è anche una caratteristica collettiva. Fortunatamente, man mano che si producono gradualmente cambiamenti sociali, i padri sono sempre più in grado di mostrare modi sintonizzati e flessibili di essere padri (per esempio essendo emotivamente più espressivi), e incoraggiamo tutte le persone a contribuire a questi cambiamenti sociali in modi diversi, anche attraverso forme di psicoterapia.

8 Lavorare con gli uomini in terapia

Nella nostra rassegna e nelle nostre prospettive sulla teoria e sulla ricerca relative a uomini, mascolinità e paternità, abbiamo posto al centro l’esperienza emotiva di avere paura senza saperlo per organizzare e comprendere una caratteristica comunemente trascurata ma significativa dell’esperienza di uomini e padri nel mondo e nelle loro famiglie. La presenza di questo aspetto nella vita di uomini e padri, riconoscendo che non tutti gli uomini e i padri vivono la paura in questi modi, costituisce un possibile obiettivo di intervento per lavorare verso flessibilità e rassicurazione nella loro identità di uomini e padri in famiglia e nella società. Le varie forme di psicoterapia (individuale, di coppia e familiare) sono luoghi comuni e potenziali per questo tipo di intervento. In questa sezione ci proponiamo quindi di passare in rassegna i modi di lavorare con uomini e padri «tradizionali» proposti dalle diverse forme di psicoterapia (Silver et al. 2018), di svilupparli e di inquadrarli come modi di prestare attenzione alle paure degli uomini in relazione alla loro mascolinità, ai relativi schemi di comportamento e alla loro esperienza dei privilegi socialmente concessi. Cominciamo dal livello individuale, passando in rassegna linee guida e raccomandazioni formulate per il lavoro psicoterapeutico con gli uomini in generale. Presentiamo e discutiamo poi modelli pertinenti di terapia di coppia e di terapia familiare e offriamo ulteriori commenti e direzioni per arricchire il campo.

8.1 Metodi per lavorare individualmente con gli uomini

Attingendo a varie fonti, ecco un elenco non esaustivo, i cui elementi non si escludono a vicenda, che riassume e introduce metodi di lavoro individuale con gli uomini; la maggior parte di essi incoraggia vari modi di considerare il ruolo della socializzazione emotiva maschile nella sofferenza degli uomini e nei relativi schemi di comportamento, in generale e in terapia (American Psychological Association, Boys and Men Guidelines Group 2018; Ashfield and Gouws 2019; Englar-Carlson et al. 2010; Liddon et al. 2019; Silver et al. 2018; Walters 2011; Whitley and SpringerLink 2021; Wolfe and Levant 2022). Benché descritti nel contesto del lavoro individuale, possono applicarsi anche al lavoro con uomini nelle loro relazioni. Si tratta di raccomandazioni generali per lavorare con gli uomini per i quali sono considerate pertinenti; potrebbero non essere applicabili o utili per uomini che non sono stati socializzati all’ideologia maschile tradizionale o che sono più flessibili nel loro ruolo di genere. Riconosciamo come percorsi, identità e posizioni sociali diversi orientino l’esperienza degli uomini e, pur non affrontando qui le possibili sfumature, incoraggiamo consapevolezza e sensibilità verso le specificità di ogni uomo che partecipa a una psicoterapia.

In primo luogo, chi conduce la terapia può riflettere sulle proprie esperienze con uomini e padri per individuare eventuali pregiudizi e ridurre al minimo i problemi di controtransfert. Per esempio, se chi conduce la terapia vive una forte attivazione di fronte a un cliente uomo verbalmente aggressivo o indifferente, probabilmente farà fatica a mantenere il proprio equilibrio emotivo e sarà meno in grado di offrire al tempo stesso calore terapeutico, confini sani e orientamento in modo utile per il cliente. In secondo luogo, chi conduce la terapia può tenere presente che i sintomi di ansia e depressione possono presentarsi diversamente negli uomini (per esempio la depressione che si manifesta come rabbia). Come sostiene la tesi principale del libro di Terry Real (1998), I Don't Want to Talk About It: Overcoming the Secret Legacy of Male Depression, gli uomini e le persone che fanno parte della loro vita possono non riconoscere facilmente la presenza o la gravità della depressione negli uomini, perché essa può manifestarsi comunemente con comportamenti reattivi (per esempio irritabilità) piuttosto che con quelli che di solito si considerano comportamenti depressivi (per esempio mancanza di motivazione).

In terzo luogo, chi conduce la terapia può affrontare in modo diretto e indiretto la riluttanza degli uomini a partecipare al trattamento. Storicamente gli uomini sono stati meno propensi a cercare un aiuto professionale (Addis and Mahalik 2003) e, sebbene le tendenze possano cambiare, per molti uomini resta difficile avere bisogno di aiuto e riceverlo, perché ciò può implicare una carenza personale e una dipendenza vulnerabile. In quarto luogo, e in relazione al punto precedente, chi conduce la terapia può avere pazienza nel conquistare la fiducia degli uomini. Gli uomini possono essere più scettici nei confronti della terapia, il che può manifestarsi con uno scarso coinvolgimento nelle sedute, una mancanza di apertura verso chi conduce la terapia sulla propria esperienza, ambivalenza riguardo ai possibili benefici o frustrazione verso alcune parti del processo terapeutico. Occorre aspettarsi di procedere lentamente. In quinto luogo, chi conduce la terapia può valutare, direttamente e attraverso l’osservazione, le convinzioni attuali sull’ideologia maschile tradizionale e l’adesione a essa (per esempio stoicismo emotivo, dominio sociale, eterosessismo, patriarcato). Esistono modi sia informali sia formali di condurre questa valutazione (Thompson and Bennett 2015), tra cui strumenti come il Conformity to Masculine Norms Inventory (Levant et al. 2020).

In sesto luogo, chi conduce la terapia può aspettarsi da parte dei clienti uomini una minimizzazione o una scarsa familiarità con l’esperienza emotiva (propria e altrui) e con le esperienze relazionali precedenti (per esempio la famiglia d’origine). Quando vengono poste le classiche domande sui sentimenti, gli uomini possono rispondere con logica e spiegazioni, oppure non sapere come rispondere o che cosa dire. Alcuni lavori hanno concettualizzato l’alessitimia, la difficoltà a identificare, comprendere ed esprimere le emozioni, come un fenomeno maschile normativo (Levant 1992). In settimo luogo, chi conduce la terapia può riconoscere esplicitamente l’impatto della socializzazione emotiva maschile collegando il contenuto o il processo delle sedute con il discorso sociale sulla socializzazione maschile o con esempi specifici del passato dell’uomo. Per esempio, riferendosi a uno schema di comportamento, si potrebbe chiedere: «Quali esperienze ricorda che le hanno insegnato a comportarsi così?». Lo si fa non per giustificare il comportamento, ma per creare consapevolezza e aumentare la possibilità di flessibilità al riguardo. Infine, chi conduce la terapia può lavorare con pazienza alla costruzione della competenza emotiva (Root and Denham 2010) attraverso psicoeducazione, esplorazione, validazione, approfondimento emotivo, ecc. Molti metodi clinici affrontano questo aspetto in vari modi, come Internal Family Systems, Acceptance and Commitment Therapy, Somatic Experiencing ed Emotion-Focused Therapy.

8.2 Approcci relazionali al lavoro con partner e padri

Passando al lavoro clinico relazionale con gli uomini, diversi modelli di terapia di coppia hanno integrato direttamente nel trattamento il genere e la socializzazione maschile. La Socioemotional Relationship Therapy (SERT; Knudson-Martin et al. 2015) e la Relational Life Therapy (Real, n.d.) lavorano con i partner maschi affinché riconoscano le influenze contestuali e di genere sul modo in cui si presentano nelle relazioni, ammorbidendo le aspettative interiorizzate e le norme restrittive che ostacolano l’intimità e la connessione. Sebbene non sia storicamente un elemento centrale dell’Emotionally Focused Couples Therapy (EFT), Ceniza e Allan (2021) hanno proposto linee guida pratiche per applicare l’EFT con maschi bianchi eterosessuali della classe operaia delle zone rurali, poiché questa popolazione è comunemente più strettamente vincolata alle norme maschili tradizionali. Nel loro insieme, questi approcci mettono in evidenza la necessità di decostruire con compassione e in modo diretto i modi in cui le aspettative di genere operano sul piano sociale e interiore, per promuovere equità relazionale e capacità emotiva.

Guardando ai padri in terapia familiare, il campo ha conosciuto una graduale trasformazione nella concettualizzazione della mascolinità e della paternità. I modelli precedenti, come la terapia familiare strutturale e quella strategica, sostenevano spesso le gerarchie familiari convenzionali, collocando i padri come figure d’autorità rigide o come partecipanti disimpegnati (Friedman 1995; Minuchin 1974). Queste rappresentazioni rispecchiavano la mascolinità egemonica, che storicamente e tuttora pone il controllo emotivo, il dominio e la produttività al di sopra della sintonizzazione relazionale (Connell and Messerschmidt 2005). La terapia familiare femminista ha offerto un contrappunto essenziale mettendo in discussione questi presupposti di genere radicati (Silverstein and Brooks 2010). Sottolineando le dinamiche di potere e gli effetti limitanti delle norme patriarcali sia sulle donne sia sugli uomini, le studiose femministe hanno esortato chi pratica la terapia a esaminare criticamente l’ideologia di genere che plasma la paternità. Avis (1989) ha evidenziato il rischio di replicare strutture oppressive, mentre Dienhart e Avis (1994) hanno mostrato come l’espressione emotiva dei padri sia spesso limitata da norme di mascolinità interiorizzate. L’Emotionally Focused Family Therapy (EFFT) dà un ulteriore contributo sottolineando i bisogni di attaccamento e sostenendo i padri nel diventare emotivamente più accessibili e responsivi, in particolare quando la vulnerabilità è stata socializzata come debolezza (Furrow et al. 2019). Di conseguenza, il coinvolgimento terapeutico dei padri è stato limitato e ha oscurato la complessità e la variabilità emotiva dell’esperienza maschile.

Gli sviluppi successivi hanno continuato ad ampliare questa comprensione relazionale della paternità. Il modello dialogico di Dienhart (2001) ha collocato la paternità come una narrazione in evoluzione, plasmata attraverso le relazioni e la costruzione di significato, particolarmente pertinente dati il frequente isolamento emotivo degli uomini e la scarsità di modelli di comportamento di accudimento (Mahalik et al. 2003). Analogamente, Frosh (1997) ha rilevato i costi psicologici della mascolinità tradizionale, collegando la repressione emotiva a schemi intergenerazionali di disconnessione. Altri modelli sistemici, come la terapia narrativa (White and Epston 1990) e gli approcci collaborativi (Anderson and Goolishian 1992), offrono percorsi per ricostruire le identità maschili includendovi l’accudimento e la presenza emotiva. L’Integrative Systemic Therapy (IST) estende questo lavoro attraverso il suo metaquadro del genere, incoraggiando chi pratica la terapia a individuare e rimuovere i vincoli legati al genere che plasmano le dinamiche familiari, anche senza affrontare esplicitamente la mascolinità o la socializzazione maschile (Pinsof et al. 2018).

9 La pratica clinica con uomini e padri

Inquadriamo questa rassegna di interventi e modelli come modi di prestare attenzione alle manifestazioni comportamentali che possono derivare dall’attivazione inconscia della paura nella socializzazione alla mascolinità egemonica. Sottolineiamo il valore clinico di identificare l’attivazione della paura negli uomini e di entrarvi in contatto in modo esperienziale, lavorando con essa e a partire da essa a beneficio di uomini e padri e delle persone e dei sistemi che li circondano. In questo senso, Silver et al. (2018) hanno scritto:

Il lavoro clinico con uomini tradizionali può avere un impatto particolarmente forte nella misura in cui difende i diritti e i bisogni delle persone vulnerabili verso cui tali uomini sono più inclini a dirigere la loro aggressività e ad abusare del loro potere: le loro compagne e la loro prole. (p. 104)

In termini clinici, sosteniamo che uomini e padri possono avere paura della propria esperienza emotiva, paura del giudizio, del rifiuto, della perdita, dell’abbandono e di essere inadeguati o carenti all’interno della propria famiglia. Si tratta di bisogni umani fondamentali che restano insoddisfatti per uomini, partner e padri e, nella nostra esperienza clinica, la maggior parte delle famiglie non lo sa. Sottolineiamo quindi il valore del sostegno che chi conduce la terapia può offrire a uomini e padri perché riconoscano la propria esperienza emotiva di paura ed entrino in contatto con essa, così da favorire l’accesso alla loro vulnerabilità e rimodellare la loro narrazione su ciò che un uomo e un padre possono sentire e fare. Questa direzione va in senso contrario agli aspetti restrittivi delle ideologie maschili che, come visto sopra, limitano la consapevolezza e l’espressione della vulnerabilità emotiva. In questi interventi vogliamo sottolineare con forza l’importanza della curiosità, della validazione, dell’accettazione e dell’empatia di chi conduce la terapia verso i clienti uomini, per offrire un’esperienza emotiva correttiva di fiducia e sicurezza che rassicuri rispetto alla paura sconosciuta con cui gli uomini hanno presumibilmente vissuto per la maggior parte della loro vita. Riteniamo che ciò sia necessario per allentare la presa, potenzialmente forte, di un’identità, di convinzioni (per esempio la supremazia maschile) e di schemi di comportamento problematici (per esempio l’«investimento nella narrazione del queer blindfolding», Smith and Shin 2014, 956) che, pur essendo forse ritenuti funzionali dagli uomini, interferiscono con una connessione autentica con sé e con le altre persone e possono perpetuare un privilegio non riconosciuto e i comportamenti dannosi che ne derivano (Franklin-Paddock et al. 2025). Compassione e responsabilizzazione possono andare di pari passo (Silver et al. 2018).

Una situazione clinica comune che noi e le persone che formiamo (nel caso del primo e del secondo autore) incontriamo regolarmente è quella di un padre che non è coinvolto nella terapia familiare quanto un figlio o una figlia e la madre. Ciò può derivare dalla socializzazione all’autosufficienza e dalle posizioni privilegiate che ragazzi e uomini hanno vissuto per tutta la vita. Possono esserci vincoli legittimi al suo coinvolgimento, ma vogliamo anche incoraggiare sforzi produttivi in questo senso per coinvolgere il padre il più possibile, poiché il coinvolgimento paterno nel trattamento clinico è di buon auspicio per il miglioramento degli esiti nella prole (Bagner and Eyberg 2003; von Klitzing and White 2020; Lundahl et al. 2008). Affermiamo che «coinvolgere il padre periferico è un compito chiave per chi lavora con le famiglie» (Walters 2011, 106). Ecco quindi le nostre raccomandazioni per il processo con cui invitare un padre alla terapia familiare, nella misura in cui sono pertinenti per la famiglia e la situazione:

  • Rivolgersi direttamente al padre
  • Riconoscere la sua intenzione di prendersi cura della famiglia.
  • Richiamare la preoccupazione condivisa e la sua speranza per il figlio o la figlia e per la loro relazione.
  • Riconoscere in che modo ha sostenuto la sua famiglia.
  • Sottolineare la sua importanza, il suo valore e il suo punto di vista come figura di guida nella famiglia.
  • Validare le possibili difficoltà e paure riguardo al trattamento e al figlio o alla figlia.
  • Chiedere quali siano le speranze, le preoccupazioni e i possibili obiettivi per la famiglia.
  • Chiarire lo scopo delle sedute e il proprio ruolo di terapeuta.
  • Presentare il processo come temporaneo, collaborativo e centrato sulla soluzione.
  • Invitarlo a partecipare direttamente.
  • Condividere la propria speranza e il proprio impegno nel trattamento
  • Insistere con creatività, nel tempo, per coinvolgerlo nel trattamento.

Se i padri non sono coinvolti direttamente, parlarne con gli altri membri della famiglia per capire come lo intendono ed esprimere empatia per la loro possibile rabbia e/o tristezza. Raccomandiamo di includere comunque il padre, anche se non è fisicamente presente, con domande come: «Se tuo padre fosse qui, che cosa potrebbe dire?».

Quando si lavora con i padri in terapia familiare, oltre agli approcci e ai metodi passati in rassegna sopra, incoraggiamo chi conduce la terapia a mostrare di dare valore al padre e al suo punto di vista attraverso la collaborazione e un equilibrio di attenzione e riconoscimento all’interno del sistema cliente. Si può discutere direttamente di che cosa sia importante per lui nell’essere padre, di quanto ritenga di riuscirci e di come abbia imparato a essere padre (Owen and Glass 2009). Affrontare la paura dei padri e la possibile mancanza di flessibilità nelle loro identità, nel loro concetto di sé e nei loro comportamenti, per promuovere disponibilità, apertura e responsività verso la prole. Prestare attenzione alla presenza del patriarcato e del privilegio maschile nelle dinamiche familiari e nei relativi ambiti della divisione del lavoro (per esempio la cura della prole), delle decisioni familiari e del sostegno economico. Affermiamo che i padri possono essere al tempo stesso forti e vulnerabili, aperti e solidi, comprensivi e affidabili. Non devono sentirsi costretti a scegliere tra comportamenti tradizionalmente «maschili» e «femminili». Si tratta di riconnettersi ai propri istinti paterni di accudimento e alle proprie esperienze e ai propri bisogni emotivi. Chi opera in clinica dovrebbe riconoscere che i padri possono partire da una scarsa fiducia nella disponibilità delle altre persone a sostenerli se non agiscono esclusivamente ed efficacemente come protettori e fornitori tradizionali. Un cliente recente del primo autore ha fatto riferimento a questa aspettativa percepita di essere «superman» e ha raccontato di avere paura di ciò che la sua prole avrebbe pensato se avesse ammesso in qualsiasi modo le sue difficoltà. I padri possono comunque essere l’adulto più grande, più forte e gentile di cui la prole ha bisogno (Coyne et al. 2019) e avere il permesso di essere spaventati, tristi o pieni di vergogna. Affermiamo che la guida paterna include tutte queste emozioni e caratteristiche.

Affermiamo inoltre che la valutazione di ogni singolo uomo e padre e la sintonizzazione con lui sono essenziali quando si valuta se e come affrontare la mascolinità e la paternità. Benché possano esistere temi comuni per i padri in terapia familiare, le norme non sono mai realtà assolute né universali (von Klitzing and White 2020). Non possiamo presumere di comprendere perfettamente l’esperienza di un padre nella sua famiglia unica. Al tempo stesso, uomini e padri si presenteranno all’interno di sistemi di potere e di privilegio e, per quanto riguarda specificamente il genere e l’identità sessuale, possono avere valori e pregiudizi di eterosessismo, omofobia e privilegio eterosessuale che plasmeranno la loro visione del mondo e la concezione di sé stessi, della propria famiglia e delle difficoltà che affrontano e portano in terapia (Owen and Glass 2009). Qui serve umiltà culturale, come con ogni cliente e ogni sistema cliente.

L’American Association for Marriage and Family Therapy ha recentemente pubblicato linee guida per le cure di affermazione di genere, pertinenti per questa riflessione su mascolinità, paternità e terapia familiare.

Nel nostro ruolo di MFT (terapia di coppia e familiare), indipendentemente dai modelli e dalle teorie specifiche, affrontiamo tutto il nostro lavoro, supervisione compresa, in modo sistemico. Ciò significa che dobbiamo considerare tutte le variabili socioculturali e storiche che sia la persona in supervisione sia chi supervisiona portano sul tavolo, oltre, naturalmente, a quelle psicologiche ed emotive. Una di queste variabili è il genere, non solo come identità e/o espressione personale, ma anche come costrutto socioculturale e storico. Il genere è un elemento chiave da considerare anche quando si lavora con individui, coppie, policule, famiglie e in realtà con qualsiasi sistema relazionale che entra nel nostro studio, dato che la ricerca ha dimostrato quanto questa variabile possa influenzare il modo in cui pensiamo e agiamo in ogni tipo di relazione, così come il modo in cui ci rapportiamo alla nostra salute mentale e persino il modo in cui affrontiamo la nostra pratica terapeutica come MFT. Se non consideriamo il genere, soprattutto nel ruolo di supervisione, rischiamo di lasciare inesplorate aree importanti di coinvolgimento e di sviluppo, il che si rifletterà probabilmente nel modo acritico in cui le persone in supervisione potrebbero affrontare il proprio lavoro clinico. (Carrington et al. 2025, 15)

10 Direzioni future

La nostra rassegna e le nostre raccomandazioni consentono e aprono diverse strade per proseguire l’esplorazione del modo in cui affrontare in terapia familiare le esperienze e i comportamenti emotivi (cioè fondati sulla paura) di uomini e padri, alla luce della teoria dell’attaccamento e in quanto eventualmente legati alla loro mascolinità. Le direzioni future dovrebbero dare priorità allo sviluppo di interventi clinici, a livello sia individuale sia relazionale, che riconoscano e affrontino direttamente le paure di uomini e padri legate alla mascolinità. Oltre a diversificare il campionamento delle popolazioni, la ricerca e la pratica future devono individuare in che modo le paure emotive possano plasmare il coinvolgimento in terapia, influenzare i ruoli familiari e incidere sulla disponibilità emotiva dei padri e sui loro schemi di comportamento paterno. I modelli terapeutici devono continuare a evolversi per integrare in modo esplicito e simultaneo i costrutti di genere, potere, privilegio e vulnerabilità (per esempio la paura di perdere autorità), in modi che aiutino gli uomini ad affrontare e riformulare le ansie legate alla mascolinità (Dienhart 2001; Frosh 1997; Silverstein and Brooks 2010).

Il lavoro futuro dovrebbe anche considerare la diversità delle identità paterne e orientarsi verso un quadro più inclusivo. Per esempio, chi opera in clinica potrebbe indagare in che modo le paure di inadeguatezza dei patrigni in ruoli non biologici incidano sulla loro autorità e sui processi di attaccamento, o in che modo le famiglie omogenitoriali e i padri transgender incontrino sfide specifiche quando le aspettative tradizionali di genere sulla paternità vengono scardinate (Condat et al. 2020; Malmquist 2022). Analogamente, i padri single e le famiglie elettive possono vivere ansie accentuate riguardo al raggiungimento di quella che può essere descritta come una mascolinità adeguata (Doucet 2004), mentre affrontano lo stigma e sostegni sistemici limitati (Barrett and Tasker 2002; Roy and Allen 2022). Esaminare questi diversi contesti e identità di uomini e padri attraverso la lente delle loro paure offre un punto di accesso importante per progettare interventi che normalizzino la vulnerabilità, mettano in discussione le norme restrittive della mascolinità e della paternità e rafforzino la resilienza relazionale nelle diverse esperienze di paternità. Prestare attenzione alla paura di non essere all’altezza degli ideali culturali di mascolinità, per un’ampia gamma di uomini e padri, permetterà alla terapia di promuovere in modo più efficace connessione, resilienza e salute relazionale.

11 Conclusione

Chi pratica la terapia familiare può ancora, inconsapevolmente e purtroppo, rafforzare i ruoli di genere tradizionali, perpetuare il privilegio maschile e/o non riuscire a esplorare adeguatamente il modo in cui la socializzazione maschile incide sul funzionamento relazionale (Scourfield and Drakeford 2002). Una formazione continua alla competenza di genere e alla riflessività è necessaria per affrontare i possibili punti ciechi e favorire ambienti terapeutici inclusivi che convalidino espressioni diverse della paternità e della mascolinità. Nel loro insieme, questi contributi segnalano una crescente consapevolezza, all’interno della terapia familiare, di come la mascolinità e la paternità possano essere plasmate da forze socioculturali e da ideologie interiorizzate. Dalle critiche femministe agli approcci dialogici e basati sull’attaccamento, il campo è sempre più attrezzato per aiutare i padri a costruire, nello spazio terapeutico, identità più autentiche ed emotivamente coinvolte e a crescere in consapevolezza, sicurezza e connessione con sé stessi e con le altre persone. von Klitzing e White (2020) sottolineano la molteplicità dei ruoli paterni contemporanei, descrivendoli come emotivamente vari e relazionalmente complessi. Sostengono che i ruoli paterni in evoluzione oscillano sempre più tra quelli di protettore, compagno di gioco e figura di accudimento, ciascuno influenzato dai cambiamenti socioculturali nelle aspettative di genere. La loro prospettiva fa eco all’idea che i padri guidino la prole verso un mondo simbolico più ampio, facilitando sia la separazione sia la reintegrazione nel sistema familiare. Questo ruolo dinamico, un tempo visto attraverso una lente fissa, invita oggi a un’esplorazione più ampia delle capacità emotive e simboliche della paternità. Auspichiamo che questi progressi teorici e clinici continuino a essere portati gradualmente in primo piano nella pratica terapeutica, per garantire un’applicazione coerente di pratiche attente al genere in tutto il campo. Queste basi storiche preparano il terreno per un’integrazione più ampia e sistematica di pratiche sensibili al genere nel lavoro clinico e nella formazione futuri.

Complexe Systémique: i punti chiave

Il testo ha il merito di avanzare un’ipotesi clinica semplice e feconda: il padre periferico, freddo o arrabbiato non è anzitutto un padre a cui non importa, ma un uomo che la socializzazione maschile ha separato dalla propria paura, la paura di non appartenere e la paura di non saper prendersi cura. La lettura attraverso l’attaccamento permette di riformulare il ritiro come un’attivazione senza via d’uscita piuttosto che come una mancanza d’amore, e l’elenco di indicazioni per invitare il padre alle sedute è direttamente utilizzabile. L’articolo tiene insieme compassione e responsabilizzazione: riconoscere la paura non esonera nessuno dal nominare il privilegio e il patriarcato all’opera nella famiglia. Per la pratica sistemica, ricorda che la mascolinità è qualcosa che le famiglie «fanno» insieme e che il posto del padre si gioca nell’intero sistema, relazione terapeutica compresa. I suoi limiti derivano dalla natura del testo: una rassegna teorica, senza dati propri, centrata su uomini cisgender degli Stati Uniti, la cui ipotesi di una paura inconscia resta da verificare. Da leggere insieme a l’articolo sulla crisi della mascolinità e a l’articolo sulla nuova paternità e l’istinto paterno.

Note dell’originale

Conflitti di interesse. Gli autori dichiarano di non avere conflitti di interesse.

Bibliografia

Adamsons, K., L. Cutler, and R. Palkovitz. 2022. “Theorizing Fathering: Past, Present, and Future.” In Handbook of the Psychology of Fatherhood, edited by S. Molloy, P. Azzam, and A. Isacco, 1–27. Springer International Publishing. https://doi.org/10.1007/978-3-031-14498-1_1.

Addis, M. E. 2008. “Gender and Depression in Men.” Clinical Psychology: Science and Practice 15, no. 3: 153–168. https://doi.org/10.1111/j.1468-2850.2008.00125.x.

Addis, M. E., and J. R. Mahalik. 2003. “Men, Masculinity, and the Contexts of Help Seeking.” American Psychologist 58, no. 1: 5–14. https://doi.org/10.1037/0003-066X.58.1.5.

American Psychological Association, Boys and Men Guidelines Group. 2018. “APA Guidelines for Psychological Practice With Boys and Men.” http://www.apa.org/about/policy/psychological-practice-boys-men-guidelines.pdf.

Anderson, E. 2009. Inclusive Masculinity: The Changing Nature of Masculinities. Routledge. https://doi.org/10.4324/9780203871485.

Anderson, H., and H. Goolishian. 1992. “The Client Is the Expert: A Not-Knowing Approach to Therapy.” In Therapy as Social Construction, edited by S. McNamee and K. J. Gergen, 25–39. Sage.

Ashfield, J., and J. Gouws. 2019. “Dignifying Psychotherapy With Men: Developing Empathic and Evidence-Based Approaches That Suit the Real Needs of the Male Gender.” In The Palgrave Handbook of Male Psychology and Mental Health, edited by J. A. Barry, R. Kingerlee, M. Seager, and L. Sullivan. Springer International Publishing. https://doi.org/10.1007/978-3-030-04384-1_30.

Avis, J. M. 1989. “Integrating Gender Issues Into the Family Therapy Curriculum.” Journal of Feminist Family Therapy 1, no. 2: 3–26. https://doi.org/10.1300/J086v01n02_02.

Bagner, D. M., and S. M. Eyberg. 2003. “Father Involvement in Parent Training: When Does It Matter?” Journal of Clinical Child and Adolescent Psychology 32, no. 4: 599–605. https://doi.org/10.1207/S15374424JCCP3204_13.

Barker, G. 2023. “A Reframing of Masculinity, Rooted in Empathy [Video]. TED Conferences.” https://www.ted.com/talks/gary_barker_a_reframing_of_masculinity_rooted_in_empathy.

Barrett, H., and F. Tasker. 2002. “Gay Fathers and Their Children: What We Know and What We Need to Know.” Lesbian and Gay Psychology Review 3, no. 1: 3–10.

Bem, S. L. 1981. “Gender Schema Theory: A Cognitive Account of Sex Typing.” Psychological Review 88, no. 4: 354–364.

Biblarz, T. J., and J. Stacey. 2010. “How Does the Gender of Parents Matter?” Journal of Marriage and Family 72, no. 1: 3–22.

Booth, A., M. E. Scott, and V. King. 2010. “Father Residence and Adolescent Problem Behavior.” Journal of Family Issues 31, no. 5: 585–605. https://doi.org/10.1177/0192513X09351507.

Bowlby, J. 1969. Attachment and Loss: Vol. 1. Attachment. Basic Books.

Brady, S. 2009. “Chapter Five: Masculinity and the Construction of Male Homosexuality in Modern Britain Before the First World War.” In Masculinity and the Other: Historical Perspectives, 115–137. Cambridge Scholars Publishing.

Brown, B. 2012. Daring Greatly: How the Courage to be Vulnerable Transforms the Way we Live, Love, Parent, and Lead. Gotham Books.

Brown, G. L., and H. A. Aytuglu. 2020. “Father-Child Attachment Relationships.” In Handbook of Fathers and Child Development, edited by H. E. Fitzgerald, K. Klitzing, N. J. Cabrera, J. Scarano Mendonça, and T. Skjøthaug, 273–290. Springer. https://doi.org/10.1007/978-3-030-51027-5_18.

Burris, C. T., and C. Knox. 2024. “Gonadal Hormones: The Men, the Myths, and the Legends.” Psychology of Men & Masculinity 25, no. 4: 347–356. https://doi.org/10.1037/men0000468.

A. Carrington, A. Iantaffi, M. E. Thomas, and A. Veldorale-Griffin, eds. 2025. Gender-Affirming Care: Guidelines for Working Systemically With Transgender, Nonbinary, and Gender Expansive Clients. American Association for Marriage and Family Therapy.

Case, K. A., R. Hensley, and A. Anderson. 2014. “Reflecting on Heterosexual and Male Privilege: Interventions to Raise Awareness.” Journal of Social Issues 70, no. 4: 722–740. https://doi.org/10.1111/josi.12088.

Cassidy, J. 2000. “The Complexity of the Caregiving System: A Perspective From Attachment Theory.” Psychological Inquiry 11, no. 2: 86–91.

Ceniza, M., and R. Allan. 2021. “Conceptual and Application Considerations of Emotionally Focused Therapy With White Heterosexual Working-Class Rural Males.” Family Journal 29, no. 2: 200–207. https://doi.org/10.1177/1066480720966525.

Clements, Z. A., B. N. Derr, and S. S. Rostosky. 2022. “Male Privilege Doesn't Lift the Social Status of All Men in the Same Way”: Trans Masculine Individuals' Lived Experiences of Male Privilege in the United States.” Psychology of Men & Masculinities 23, no. 1: 123–132. https://doi.org/10.1037/men0000371.

Condat, A., G. Mamou, C. Lagrange, et al. 2020. “Transgender Fathering: Children's Psychological and Family Outcomes.” PLoS One 15, no. 11: e0241214. https://doi.org/10.1371/journal.pone.0241214.

Connell, R. W. 1987. Gender and Power: Society, the Person and Sexual Politics. Stanford University Press.

Connell, R. W. 2005. Masculinities. 2nd ed. University of California Press.

Connell, R. W., and J. W. Messerschmidt. 2005. “Hegemonic Masculinity: Rethinking the Concept.” Gender & Society 19, no. 6: 829–859. https://doi.org/10.1177/0891243205278639.

Coston, B. M., and M. Kimmel. 2012. “Seeing Privilege Where It Isn't: Marginalized Masculinities and the Intersectionality of Privilege.” Journal of Social Issues 68, no. 1: 97–111. https://doi.org/10.1111/j.1540-4560.2011.01738.x.

Courtenay, W. H. 2011. Dying to be Men: Psychosocial, Environmental, and Biobehavioral Directions in Promoting the Health of Men and Boys. Routledge/Taylor & Francis Group. https://doi.org/10.4324/9780203853245.

Coyne, J., B. Powell, K. Hoffman, and G. Cooper. 2019. “Circle of Security.” In Handbook of Infant Mental Health, edited by C. H. Zeanah, 4th ed., 500–513. Guilford Publications.

de Vries, A. L. C., B. P. C. Kreukels, T. D. Steensma, and J. K. McGuire. 2014. “Gender Identity Development: A Biopsychosocial Perspective.” In Gender Dysphoria and Disorders of Sex Development: Progress in Care and Knowledge, edited by B. P. C. Kreukels, T. D. Steensma, and A. L. C. Vries, 53–80. Springer.

Del Giudice, M. 2019. “Sex Differences in Attachment Styles.” Current Opinion in Psychology 25: 1–5. https://doi.org/10.1016/j.copsyc.2018.02.004.

Del Giudice, M. 2022. “Measuring Sex Differences and Similarities.” In Gender and Sexuality Development: Contemporary Theory and Research, 1–38. Springer International Publishing. https://doi.org/10.1007/978-3-030-84273-4_1.

Deneault, A. A., M. J. Bakermans-Kranenburg, A. M. Groh, P. R. Fearon, and S. Madigan. 2021. “Child-Father Attachment in Early Childhood and Behavior Problems: A Meta-Analysis.” New Directions for Child and Adolescent Development 2021, no. 180: 43–66. https://doi.org/10.1002/cad.20434.

Dienhart, A. 2001. “Engaging Men in Family Therapy: Does the Gender of the Therapist Make a Difference?” Journal of Family Therapy 23, no. 1: 21–45. https://doi.org/10.1111/1467-6427.00167.

Dienhart, A., and J. M. Avis. 1994. “Working With Men in Family Therapy: An Exploratory Study.” Journal of Marital and Family Therapy 20, no. 4: 397–417. https://doi.org/10.1111/j.1752-0606.1994.tb00129.x.

Dietert, M., and D. Dentice. 2013. “Growing Up Trans: Socialization and the Gender Binary.” Journal of GLBT Family Studies 9, no. 1: 24–42. https://doi.org/10.1080/1550428X.2013.746053.

Diniz, E., T. Brandão, L. Monteiro, and M. Veríssimo. 2021. “Father Involvement During Early Childhood: A Systematic Review of the Literature.” Journal of Family Theory & Review 13, no. 1: 77–99. https://doi.org/10.1111/jftr.12410.

Dodge, K. A., J. E. Lansford, V. S. Burks, et al. 2003. “Peer Rejection and Social Information-Processing Factors in the Development of Aggressive Behavior Problems in Children.” Child Development 74, no. 2: 374–393. https://doi.org/10.1111/1467-8624.7402004.

Doucet, A. 2004. “It's Almost Like I Have a Job, but I Don't Get Paid”: Fathers at Home Reconfiguring Work, Care, and Masculinity.” Fathering: A Journal of Theory, Research, and Practice About Men as Fathers 2, no. 3: 277–303. https://doi.org/10.3149/fth.0203.277.

Doucet, A., and R. Lee. 2014. “Fathering, Feminism(s), Gender, and Sexualities: Connections, Tensions, and New Pathways.” Journal of Family Theory & Review 6, no. 4: 355–373. https://doi.org/10.1111/jftr.12051.

Drummond, M., S. Elliott, C. Drummond, I. Prichard, L. Lewis, and N. Bevan. 2022. “Level Playing Field: Young Males, Masculinity and Mental Wellbeing Through Sport.” BMC Public Health 22: 756. https://doi.org/10.1186/s12889-022-13200-1.

Dykas, M. J., and A. P. Smiler. 2022. “Fathering and Attachment.” In Handbook of the Psychology of Fatherhood, edited by S. Molloy, P. Azzam, and A. Isacco, 87–110. Springer. https://doi.org/10.1007/978-3-031-14498-1_6.

Eckerle, F., A. Rothers, M. Kutlaca, L. Henss, W. Agunyego, and J. C. Cohrs. 2023. “Appraisal of Male Privilege: On the Dual Role of Identity Threat and Shame in Response to Confrontations With Male Privilege.” Journal of Experimental Social Psychology 108: 1–14. https://doi.org/10.1016/j.jesp.2023.104492.

Eliot, L. 2021. “Brain Development and Physical Aggression: How a Small Gender Difference Grows Into a Violence Problem.” Current Anthropology 62, no. S23: S66–S78. https://doi.org/10.1086/711705.

England, K. V. L. 1994. “Getting Personal: Reflexivity, Positionality, and Feminist Research.” Professional Geographer 46, no. 1: 80–89. https://doi.org/10.1111/j.0033-0124.1994.00080.x.

Englar-Carlson, M., M. A. Stevens, and R. Scholz. 2010. “Psychotherapy With Men.” In Handbook of Gender Research in Psychology, Vol 2: Gender Research in Social and Applied Psychology, edited by J. C. Chrisler and D. R. McCreary, 221–251. Springer Science + Business Media. https://doi.org/10.1007/978-1-4419-1467-5_10.

Fernández-Cornejo, J. A., E. D. Pozo-García, and L. Escot. 2025. “Traditional and Insecure Masculinities Are Not the Best Allies of Caring Fatherhood.” Gender Issues 42, no. 4: 1–23. https://doi.org/10.1007/s12147-025-09378-4.

Fitzgerald, H. E., K. von Klitzing, N. J. Cabrera, J. de Scarano Mendonça, and T. Skjøthaug. 2020. Handbook of Fathers and Child Development: Prenatal to Preschool. Springer International Publishing. https://doi.org/10.1007/978-3-030-51027-5.

Franklin-Paddock, B., M. J. Platow, and M. K. Ryan. 2025. “From Privilege to Threat: Unraveling Psychological Pathways to the Manosphere.” Archives of Sexual Behavior 54, no. 4: 1325–1340. https://doi.org/10.1007/s10508-025-03114-5.

Friedman, S. 1995. The Reflecting Team in Action: Collaborative Practice in Family Therapy. Guilford Press.

Frosh, S. 1997. “Masculinity, Rationality, and Family Therapy.” Systems Practice 10: 179–190. https://doi.org/10.1007/BF02557915.

Furrow, J. L., G. Palmer, S. M. Johnson, G. R. Faller, and L. Olsen-Palmer. 2019. Emotionally Focused Family Therapy: Restoring Connection and Promoting Resilience. Routledge.

Garlick, S. 2003. “What Is a Man? Heterosexuality and the Technology of Masculinity.” Men and Masculinities 6, no. 2: 156–172. https://doi.org/10.1177/1097184X03255851.

Green, J. D., J. C. Kearns, A. M. Ledoux, M. E. Addis, and B. P. Marx. 2018. “The Association Between Masculinity and Nonsuicidal Self-Injury.” American Journal of Men's Health 12, no. 1: 30–40. https://doi.org/10.1177/1557988315624508.

Grigoropoulos, I. 2023. “Gay Fatherhood Experiences and Challenges Through the Lens of Minority Stress Theory.” Journal of Homosexuality 70, no. 9: 1867–1889. https://doi.org/10.1080/00918369.2022.2043131.

Grossman, D., and K. Paulsen. 2018. “On Media Violence and Aggression.” Journal of the American Academy of Physician Assistants 31, no. 8: 11–12. https://doi.org/10.1097/01.JAA.0000541490.25902.f9.

Grossmann, K., and K. E. Grossmann. 2020. “Essentials When Studying Child-Father Attachment: A Fundamental View on Safe Haven and Secure Base Phenomena.” Attachment & Human Development 22, no. 1: 9–14. https://doi.org/10.1080/14616734.2019.1589056.

Hafford-Letchfield, T., C. Cocker, D. Rutter, M. Tinarwo, K. McCormack, and R. Manning. 2019. “What Do We Know About Transgender Parenting?: Findings From a Systematic Review.” Health & Social Care in the Community 27, no. 5: 1111–1125. https://doi.org/10.1111/hsc.12759.

Hare-Mustin, R. T. 1978. “A Feminist Approach to Family Therapy.” Family Process 17, no. 2: 181–194. https://doi.org/10.1111/j.1545-5300.1978.00181.x.

Havighurst, S. S., K. R. Wilson, A. E. Harley, and C. E. Kehoe. 2019. “Dads Tuning in to Kids: A Randomized Controlled Trial of an Emotion Socialization Parenting Program for Fathers.” Social Development 28, no. 4: 979–997. https://doi.org/10.1111/sode.12375.

Hennigar, A., and N. J. Cabrera. 2024. “The Influence of Fathers on Infant Development.” In WAIMH Handbook of Infant and Early Childhood Mental Health, edited by J. D. Osofsky, H. E. Fitzgerald, M. Keren, and K. Puura. Springer. https://doi.org/10.1007/978-3-031-48627-2_19.

Hill, A. L., E. Miller, G. E. Switzer, et al. 2020. “Harmful Masculinities Among Younger Men in Three Countries: Psychometric Study of the Man Box Scale.” Preventive Medicine 139: 106185. https://doi.org/10.1016/j.ypmed.2020.106185.

Hofmann, R., D. Rozgonjuk, C. J. Soto, F. Ostendorf, and R. Mõttus. 2025. “There Are a Million Ways to be a Woman and a Million Ways to be a Man: Gender Differences Across Personality Nuances and Nations.” Journal of Research in Personality 115: 104582. https://doi.org/10.1016/j.jrp.2025.104582.

Hyde, J. S. 2014. “Gender Similarities and Differences.” Annual Review of Psychology 65, no. 1: 373–398. https://doi.org/10.1146/annurev-psych-010213-115057.

Jeynes, W. H. 2016. “Meta-Analysis on the Roles of Fathers in Parenting: Are They Unique?” Marriage & Family Review 52, no. 7: 665–688. https://doi.org/10.1080/01494929.2016.1157121.

Jones, B. A., L. Cahill, and D. T. McDermott. 2025. “Gender, Traditional Gender Ideology, Gender Essentialist Beliefs, and Masculinity Threat as Determinants of Attitudes Toward Trans and Gender Diverse People in a U.K. Sample.” Psychology of Sexual Orientation and Gender Diversity 12, no. 2: 228–240. https://doi.org/10.1037/sgd0000658.

Jones, C., S. Foley, and S. Golombok. 2022. “Parenting and Child Adjustment in Families With Primary Caregiver Fathers.” Journal of Family Psychology 36, no. 3: 406–415. https://doi.org/10.1037/fam0000915.

Kheloui, S., S. Jacmin-Park, O. Larocque, et al. 2023. “Sex/Gender Differences in Cognitive Abilities.” Neuroscience & Biobehavioral Reviews 152: 105333. https://doi.org/10.1016/j.neubiorev.2023.105333.

Kiselica, M. S., S. Benton-Wright, and M. Englar-Carlson. 2016. “Accentuating Positive Masculinity: A New Foundation for the Psychology of Boys, Men, and Masculinity.” In APA Handbook of Men and Masculinities, edited by Y. J. Wong and S. R. Wester, 123–143. American Psychological Association. https://doi.org/10.1037/14594-006.

Kiselica, M. S., and M. Englar-Carlson. 2010. “Identifying, Affirming, and Building Upon Male Strengths: The Positive Psychology/Positive Masculinity Model of Psychotherapy With Boys and Men.” Psychotherapy 47, no. 3: 276–287. https://doi.org/10.1037/a0021159.

Knudson-Martin, C., M. A. Wells, S. K. Samman, and SpringerLink. 2015. Socio-Emotional Relationship Therapy: Bridging Emotion, Societal Context, and Couple Interaction. Springer International Publishing. https://doi.org/10.1007/978-3-319-13398-0.

Lamb, M. E. 2010. The Role of the Father in Child Development. 5th ed. Wiley.

Lee, J. Y., B. L. Volling, and S. J. Lee. 2021. “Testing the Father–Child Activation Relationship Theory: A Replication Study With Low-Income Unmarried Parents.” Psychology of Men & Masculinity 22, no. 3: 551–563. https://doi.org/10.1037/men0000301.

Levant, R. F. 1992. “Toward the Reconstruction of Masculinity.” Journal of Family Psychology 5, no. 3–4: 379–402. https://doi.org/10.1037/0893-3200.5.3-4.379.

Levant, R. F., R. McDermott, M. C. Parent, N. Alshabani, J. R. Mahalik, and J. H. Hammer. 2020. “Development and Evaluation of a New Short Form of the Conformity to Masculine Norms Inventory (CMNI-30).” Journal of Counseling Psychology 67, no. 5: 622–636. https://doi.org/10.1037/cou0000414.

Levant, R. F., and W. A. Powell. 2017. “The Gender Role Strain Paradigm.” In The Psychology of Men and Masculinities, edited by R. F. Levant and Y. J. Wong, 15–43. American Psychological Association.

Liddon, L., R. Kingerlee, M. Seager, and J. A. Barry. 2019. “What Are the Factors That Make a Male-Friendly Therapy?” In The Palgrave Handbook of Male Psychology and Mental Health, edited by J. A. Barry, R. Kingerlee, M. Seager, and L. Sullivan. Palgrave Macmillan. https://doi.org/10.1007/978-3-030-04384-1_32.

Lin, K., and L. Liu. 2023. “Dating Violence Perpetration Among Sexual Minority Youths in the US: Exploring the Effects of Masculinity Ideology.” Crime & Delinquency 70, no. 10: 2701–2731. https://doi.org/10.1177/00111287231178676.

Logoz, F., L. Eggenberger, N. Komlenac, M. Schneeberger, U. Ehlert, and A. Walther. 2023. “How Do Traditional Masculinity Ideologies and Emotional Competence Relate to Aggression and Physical Domestic Violence in Cisgender Men?” Frontiers in Psychology 14: 1100114. https://doi.org/10.3389/fpsyg.2023.1100114.

Lombardi, C. M., M. E. Scott, and D. Thomson. 2022. “Understanding Developmental Attachment Theory in the Context of Family Diversity.” In Sourcebook of Family Theories and Methodologies, edited by K. Adamsons, A. L. Few-Demo, C. Proulx, and K. Roy, 555–572. Springer International Publishing. https://doi.org/10.1007/978-3-030-92002-9_40.

Lundahl, B. W., D. Tollefson, H. Risser, and M. C. Lovejoy. 2008. “A Meta-Analysis of Father Involvement in Parent Training.” Research on Social Work Practice 18, no. 2: 97–106. https://doi.org/10.1177/1049731507309828.

Mahalik, J. R., S. M. Burns, and M. Syzdek. 2003. “Masculinity and Perceived Normative Health Behaviors as Predictors of Men's Health Behaviors.” Social Science & Medicine 64, no. 11: 2201–2209. https://doi.org/10.1016/j.socscimed.2007.02.035.

Malmquist, A. 2022. “Transgender Men Forming Two-Father Families With Their Cisgender Male Partners: Negotiating Gendered Expectations and Self-Perceptions.” LGBTQ+ Family: An Interdisciplinary Journal 18, no. 5: 369–385. https://doi.org/10.1080/27703371.2022.2113582.

Maté, G., and D. Maté. 2022. The Myth of Normal: Trauma, Illness, and Healing in a Toxic Culture. Avery/Penguin Random House.

McGuire, J. K., K. A. Kuvalanka, J. M. Catalpa, and R. B. Toomey. 2016. “Transfamily Theory: How the Presence of Trans* Family Members Informs Gender Development in Families.” Journal of Family Theory & Review 8, no. 1: 60–73. https://doi.org/10.1111/jftr.12125.

McIntosh, P. 2012. “Reflections and Future Directions for Privilege Studies.” Journal of Social Issues 68, no. 1: 194–206. https://doi.org/10.1111/j.1540-4560.2011.01744.x.

Messerschmidt, J. W. 2019. “The Salience of “Hegemonic Masculinity”.” Men and Masculinities 22, no. 1: 85–91. https://doi.org/10.1177/1097184X18805555.

Messner, M. A. 1992. Power at Play: Sports and the Problem of Masculinity. Beacon Press.

Minuchin, S. 1974. Families and Family Therapy. Harvard University Press.

Molloy, S., P. Azzam, and A. Isacco. 2022. Handbook of the Psychology of Fatherhood. Springer International Publishing. https://doi.org/10.1007/978-3-031-14498-1.

Moradi, B. 2019. “Naming Gender as Axis of Power and Coalition Politics.” Psychology of Women Quarterly 43, no. 3: 303–308. https://doi.org/10.1177/0361684319850439.

Murnen, S. K., C. Wright, and G. Kaluzny. 2002. “If Boys Will Be Boys, Then Girls Will Be Victims? A Meta-Analytic Review of the Research That Relates Masculine Ideology to Sexual Aggression.” Sex Roles 46, no. 11–12: 359–375. https://doi.org/10.1023/A:1020488928736.

Newman, T., E. Magier, C. Kimiecik, and M. Burns. 2021. “The Relationship Between Youth Sport Participation and Aggressive and Violent Behaviors: A Scoping Review of the Literature.” Journal of the Society for Social Work and Research 12, no. 2: 371–389. https://doi.org/10.1086/714421.

Okuda, M., J. Picazo, M. Olfson, et al. 2015. “Prevalence and Correlates of Anger in the Community: Results From a National Survey.” CNS Spectrums 20, no. 2: 130–139. https://doi.org/10.1017/S1092852914000182.

Orpinas, P., C. McNicholas, and L. Nahapetyan. 2015. “Gender Differences in Trajectories of Relational Aggression Perpetration and Victimization From Middle to High School.” Aggressive Behavior 41, no. 5: 401–412. https://doi.org/10.1002/ab.21563.

Owen, J., and J. Glass. 2009. “Counseling Caucasian Fathers: Affirming Cultural Strengths While Addressing White Male Privilege.” In Counseling Fathers, edited by C. Z. Oren and D. C. Oren, 141–161. Routledge/Taylor & Francis Group.

Palm, G. 2014. “Attachment Theory and Fathers: Moving From “Being There” to “Being With”.” Journal of Family Theory & Review 6, no. 4: 282–297. https://doi.org/10.1111/jftr.12045.

Paquette, D. 2004. “Theorizing the Father–Child Relationship: Mechanisms and Developmental Outcomes.” Human Development 47, no. 4: 193–219. https://doi.org/10.1159/000078723.

Paquette, D., C. Gagnon, and J. de Macario Meiros. 2020. “Fathers and the Activation Relationship.” In Handbook of Fathers and Child Development, edited by H. E. Fitzgerald, K. Klitzing, N. J. Cabrera, J. Scarano Mendonça, and T. Skjøthaug, 291–313. Springer International Publishing. https://doi.org/10.1007/978-3-030-51027-5_19.

Pascoe, C. J. 2011. Dude, You're a Fag: Masculinity and Sexuality in High School. 2nd ed. University of California Press.

Patterson, C. J. 2022. “Parental Sexual Orientation, Parental Gender Identity, and the Development of Children.” Advances in Child Development and Behavior 63: 71–102.

Pinquart, M. 2022. “Attachment Security to Mothers and Fathers: A Meta-Analysis on Mean-Level Differences and Correlations of Behavioural Measures.” Infant and Child Development 31, no. 6: 2364.

Pinquart, M. 2023. “Attachment Security With Mothers and Fathers: A Meta-Analysis on Mean-Level Differences and Correlations of Verbal Attachment Measures.” Journal of Child and Family Studies 32, no. 12: 3848–3859. https://doi.org/10.1007/s10826-023-02585-1.

Pinsof, W. M., D. C. Breunlin, W. P. Russell, J. A. Y. Lebow, C. Rampage, and A. Chambers. 2018. Integrative Systemic Therapy: The Problem-Centered Metaframeworks Perspective. APA Books.

Pleck, J. H. 2007. “Why Could Father Involvement Benefit Children? Theoretical Perspectives.” Applied Developmental Science 11, no. 4: 196–202. https://doi.org/10.1080/10888690701762068.

Pleck, J. H. 2010. “Fatherhood and masculinity.” In The role of the father in child development, Edited by M. Lamb. 5th ed., 27–57. Wiley.

Pleck, J. H., and B. P. Masciadrelli. 2004. “Paternal Involvement by U.S. Residential Fathers: Levels, Sources, and Consequences.” In The Role of the Father in Child Development, edited by M. E. Lamb, 4th ed., 222–271. Wiley.

Pollastri, A. R., J. N. Raftery-Helmer, E. V. Cardemil, and M. E. Addis. 2018. “Social Context, Emotional Expressivity, and Social Adjustment in Adolescent Males.” Psychology of Men & Masculinity 19, no. 1: 69–77. https://doi.org/10.1037/men0000081.

Quam, S., C. VanHook, N. Szoko, A. Passarello, E. Miller, and A. J. Culyba. 2020. “Racial Identity, Masculinities, and Violence Exposure: Perspectives From Male Adolescents in Marginalized Neighborhoods.” Journal of Adolescent Health 67, no. 5: 638–644. https://doi.org/10.1016/j.jadohealth.2020.08.003.

Rajhans, P., R. P. Goin-Kochel, L. Strathearn, and S. Kim. 2019. “It Takes Two! Exploring Sex Differences in Parenting Neurobiology and Behaviour.” Journal of Neuroendocrinology 31, no. 9: e12721. https://doi.org/10.1111/jne.12721.

Real, T. 1998. I Don't Want to Talk About It: Overcoming the Secret Legacy of Male Depression. Simon and Schuster.

Real, T. n.d. “An Overview of Relational Life Therapy. Relational Life Institute.” https://terryreal.com/rlt-overview-pdf/.

Rivera, A., and J. Scholar. 2020. “Traditional Masculinity: A Review of Toxicity Rooted in Social Norms and Gender Socialization.” Advances in Nursing Science 43, no. 1: E1–E10. https://doi.org/10.1097/ANS.0000000000000284.

Rodrigues, M., N. Sokolovic, S. Madigan, et al. 2021. “Paternal Sensitivity and Children's Cognitive and Socioemotional Outcomes: A Meta-Analytic Review.” Child Development 92, no. 2: 554–577. https://doi.org/10.1111/cdev.13545.

Root, A. K., and S. A. Denham. 2010. “The Role of Gender in the Socialization of Emotion: Key Concepts and Critical Issues.” New Directions for Child and Adolescent Development 2010, no. 128: 1–9. https://doi.org/10.1002/cd.265.

Rosenthal, G., and M. Ryan. 2022. “Sexual Selection and the Ascent of Women: Mate Choice Research Since Darwin.” Science 375: 6308. https://doi.org/10.1126/science.abi6308.

Roy, K. M., and S. H. Allen. 2022. “Men, Families, and the Reconceptualization of Masculinities.” Journal of Family Theory & Review 14, no. 1: 28–43. https://doi.org/10.1111/jftr.12441.

Ruble, D. N., C. L. Martin, and S. A. Berenbaum. 2006. “Gender Development.” In Handbook of Child Psychology, edited by N. Eisenberg, vol. 3, 6th ed., 858–932. Wiley.

Schwalbe, M. 2015. Manhood Acts: Gender and the Practices of Domination. Routledge.

Schwiter, K., J. Nentwich, and M. Keller. 2021. “Male Privilege Revisited: How Men in Female-Dominated Occupations Notice and Actively Reframe Privilege.” Gender, Work and Organization 28, no. 6: 2199–2215. https://doi.org/10.1111/gwao.12731.

Scourfield, J., and M. Drakeford. 2002. “New Labour and the ‘Problem of Men’.” Critical Social Policy 22, no. 4: 619–640. https://doi.org/10.1177/02610183020220040401.

Searcy, W. A. 1982. “The Evolutionary Effects of Mate Selection.” Annual Review of Ecology and Systematics 13, no. 1: 57–85. https://doi.org/10.1146/annurev.es.13.110182.000421.

Seidler, Z. E., A. J. Dawes, S. M. Rice, J. L. Oliffe, and H. M. Dhillon. 2016. “The Role of Masculinity in Men's Help-Seeking for Depression: A Systematic Review.” Clinical Psychology Review 49: 106–118. https://doi.org/10.1016/j.cpr.2016.09.002.

Silver, K. E., R. F. Levant, and A. Gonzalez. 2018. “What Does the Psychology of Men and Masculinities Offer the Practitioner? Practical Guidance for the Feminist, Culturally Sensitive Treatment of Traditional Men.” Practice Innovations 3, no. 2: 94–106. https://doi.org/10.1037/pri0000066.

Silverstein, L. B., and G. R. Brooks. 2010. “Gender Issues in Family Therapy and Couples Counseling.” In Handbook of Gender Research in Psychology, Vol 2: Gender Research in Social and Applied Psychology, edited by J. C. Chrisler and D. R. McCreary, 253–277. Springer Science + Business Media. https://doi.org/10.1007/978-1-4419-1467-5_11.

Smiler, A. P. 2024. “Understanding Masculinity: A Multifaceted Organizing Framework.” Psychology of Men & Masculinity 25, no. 4: 357–374. https://doi.org/10.1037/men0000495.

Smith, L. C., and R. Q. Shin. 2014. “Queer Blindfolding: A Case Study on Difference “Blindness” Toward Persons Who Identify as Lesbian, Gay, Bisexual, and Transgender.” Journal of Homosexuality 61, no. 7: 940–961. https://doi.org/10.1080/00918369.2014.870846.

Smothers, M. 2017. “Women's Project, the.” In The Sage Encyclopedia of Marriage, Family, and Couples Counseling, vol. 4, 1759–1761. SAGE Publications, Inc. https://doi.org/10.4135/9781483369532.n526.

Stanaland, A., S. Gaither, A. Gassman-Pines, D. Galvez-Cepeda, and A. Cimpian. 2024. “Adolescent Boys' Aggressive Responses to Perceived Threats to Their Gender Typicality.” Developmental Science 27, no. 6: e13544. https://doi.org/10.1111/desc.13544.

Suzuki, D., Y. Ohashi, E. Shinohara, et al. 2022. “The Current Concept of Paternal Bonding: A Systematic Scoping Review.” Health 10, no. 11: 2265. https://doi.org/10.3390/healthcare10112265.

Thompson, E. H., and K. M. Bennett. 2015. “Measurement of Masculinity Ideologies: A (Critical) Review.” Psychology of Men & Masculinity 16, no. 2: 115–133. https://doi.org/10.1037/a0038609.

Vandello, J. A., and J. K. Bosson. 2013. “Hard Won and Easily Lost: A Review and Synthesis of Theory and Research on Precarious Manhood.” Psychology of Men & Masculinity 14, no. 2: 101–113. https://doi.org/10.1037/a0029826.

Vandello, J. A., J. K. Bosson, D. Cohen, R. M. Burnaford, and J. R. Weaver. 2008. “Precarious Manhood.” Journal of Personality and Social Psychology 95, no. 6: 1325–1339. https://doi.org/10.1037/a0012453.

von Klitzing, K., and L. O. White. 2020. “Fathers in Child Psychotherapy.” In Handbook of Fathers and Child Development, edited by H. E. Fitzgerald, K. von Klitzing, N. J. Cabrera, J. S. Mendonça, and T. Skjøthaug, 603–625. Springer. https://doi.org/10.1007/978-3-030-51027-5_37.

Walters, J. 2011. Working With Fathers: From Knowledge to Therapeutic Practice. Bloomsbury Publishing.

Wedgwood, N., R. Connell, and J. Wood. 2023. “Deploying Hegemonic Masculinity: A Study of Uses of the Concept in the Journal Psychology of Men & Masculinities.” Psychology of Men & Masculinities 24, no. 2: 83–93. https://doi.org/10.1037/men0000417.

White, M., and D. Epston. 1990. Narrative Means to Therapeutic Ends. Norton.

Whitley, R., and SpringerLink. 2021. Men's Issues and Men's Mental Health: An Introductory Primer. 1st ed. Springer International Publishing. https://doi.org/10.1007/978-3-030-86320-3.

Williams, L., and H. McBain. 2006. “Integrating Gender on Multiple Levels: A Conceptual Model for Teaching Gender Issues in Family Therapy.” Journal of Marital and Family Therapy 32, no. 3: 385–397. https://doi.org/10.1111/j.1752-0606.2006.tb01614.x.

Wiseman, M., and S. Davidson. 2012. “Problems With Binary Gender Discourse: Using Context to Promote Flexibility and Connection in Gender Identity.” Clinical Child Psychology and Psychiatry 17, no. 4: 528–537. https://doi.org/10.1177/13591045114249.

Wolfe, G., and R. F. Levant. 2022. “Applying the APA Guidelines for Psychological Practice with Boys and Men to Clinical Work with Fathers.” In Handbook of the Psychology of Fatherhood, 365–381. https://doi.org/10.1007/978-3-031-14498-1_22.

Wong, A. 2017. “Intersectionality: Understanding Power, Privilege, and the Intersecting Identities of Women.” In Counseling Women Across the Life Span: Empowerment, Advocacy, and Intervention, edited by J. E. Schwarz, 39–56. Springer Publishing.

Wong, Y. J., M.-H. R. Ho, S.-Y. Wang, and I. S. K. Miller. 2017. “Meta-Analyses of the Relationship Between Conformity to Masculine Norms and Mental Health-Related Outcomes.” Journal of Counseling Psychology 64, no. 1: 80–93. https://doi.org/10.1037/cou0000176.

Yaffe, Y. 2020. “Systematic Review of the Differences Between Mothers and Fathers in Parenting Styles and Practices.” Current Psychology 42, no. 19: 16011–16024. https://doi.org/10.1007/s12144-020-01014-6.

Yu, W. H., and Y. Hara. 2021. “Motherhood Penalties and Fatherhood Premiums: Effects of Parenthood on Earnings Growth Within and Across Firms.” Demography 58, no. 1: 247–272. https://doi.org/10.1215/00703370-8917608.

Zhang, Y., H. Huang, M. Wang, et al. 2023. “Family Outcome Disparities Between Sexual Minority and Heterosexual Families: A Systematic Review and Meta-Analysis.” BMJ Global Health 8, no. 3: e010556. https://doi.org/10.1136/bmjgh-2022-010556.

Traduzione non ufficiale in italiano di Fathers Are Frightened but May Not Know It: Considering Masculinity and Attachment When Working With Fathers in Family Therapy, di Allen K. Sabey, Jakob F. Jensen e Brandon Jacobs, Journal of Family Theory & Review, vol. 18, n. 2 (2026), doi: 10.1111/jftr.70040, con licenza CC BY 4.0. Traduzione e impaginazione: Complexe Systémique, ottobre 2026, con l’aiuto dell’intelligenza artificiale; l’opera è stata modificata ai sensi della licenza. Né gli autori né l’editore rispondono di questa traduzione; fa fede la versione originale.

L’articolo originale è «Fathers Are Frightened but May Not Know It: Considering Masculinity and Attachment When Working With Fathers in Family Therapy», pubblicato in Journal of Family Theory & Review (2026) con licenza CC BY 4.0. Traduzione non ufficiale in italiano realizzata da Complexe Systémique con l’aiuto dell’intelligenza artificiale, come indicato in testa a questa pagina; fa fede la versione originale in inglese.

Leggi l’articolo originale

Come citare questo articolo

Sabey, A. K., Jensen, J. F., e Jacobs, B. (2026). Fathers Are Frightened but May Not Know It: Considering Masculinity and Attachment When Working With Fathers in Family Therapy. Complexe Systémique. https://app.complexe-systemique.com/en_GB/articles/fathers-are-frightened-but-may-not-know-it-masculinity-and-attachment-in-family-therapy (Opera originale pubblicata nel 2025 in Journal of Family Theory & Review, 18(2), 328-342 (2026); ripubblicata nel 2026 da Journal of Family Theory & Review, https://onlinelibrary.wiley.com/doi/full/10.1111/jftr.70040)

Carrello

Il tuo carrello è vuoto.