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Australian and New Zealand Journal of Family Therapy · Terapia familiare

Pensiero sistemico: promuovere collaborazione e connessioni per rafforzare il campo. Una conversazione con Umberta Telfener

Formatasi prima in filosofia, poi a Filadelfia e alla scuola di Milano con Boscolo e Cecchin, Umberta Telfener presiede dal 2022 la European Family Therapy Association. Nella sua casa in Toscana racconta a Deisy Amorin-Woods ciò che deve a Minuchin, a Lynn Hoffman e a Heinz von Foerster. E sostiene che si debba parlare di terapia sistemica piuttosto che di terapia familiare: le famiglie tradizionali non esistono più, e il lavoro clinico è sempre un lavoro politico.

Autrici Deisy Amorin-Woods (Insight Counselling & Relationship Centre e Edith Cowan University, Perth, Australia); Umberta Telfener (European Family Therapy Association, Sorinnes, Belgio, e Milan Center for Family Therapy, Milano, Italia)Prima pubblicazione Australian and New Zealand Journal of Family Therapy, 1º marzo 2024Traduzione Complexe Systémique, traduzione non ufficiale assistita dall’IA

Traduzione non ufficiale in italiano di Systems thinking: fostering collaboration and connections to strengthen the field. A conversation with Umberta Telfener, di Deisy Amorin-Woods e Umberta Telfener, pubblicato in Australian and New Zealand Journal of Family Therapy (Wiley) (2024), doi: 10.1002/anzf.1577, con licenza CC BY 4.0. Traduzione realizzata da Complexe Systémique nell’ottobre 2026 con l’aiuto dell’intelligenza artificiale: il testo originale è stato tradotto in italiano e impaginato per la lettura online, il che costituisce una modifica dell’opera ai sensi della licenza. La traduzione non è stata realizzata né da chi firma l’articolo né dall’editore, che non rispondono del suo contenuto né di eventuali errori. Fa fede la versione originale.

Pensiamo che la terapia sia un processo lineare e semplice, ma la terapia è un’occasione, è una danza.

Umberta Telfener, in conversazione con Deisy Amorin-Woods

Abstract

Umberta Telfener è una figura molto stimata, nota per i suoi molteplici contributi a diversi aspetti della terapia familiare e sistemica. Il suo stile di leadership le è valso la reputazione di essere una sorta di «antropologa culturale», a riprova della sua attitudine a creare connessioni, instaurare relazioni e sviluppare partenariati. Il suo inconfondibile «stile Umberta» è noto per un’energia inesauribile, una leadership attiva e un deciso impegno nel mettere in discussione lo status quo. Pur essendo in carica da appena un anno alla European Family Therapy Association (EFTA), Umberta ha ideato e sviluppato numerosi progetti, costruendo reti con chi esercita la professione e con figure del pensiero sistemico di tutto il mondo. Radicata in una formazione filosofica classica, la sua ricerca si inscrive nello studio sistematico delle questioni fondamentali relative all’esistenza, alla ragione, alla conoscenza, al valore, alla mente e al linguaggio. Il ruolo di Umberta ricorda quello di un «chasqui», termine quechua che indica un «messaggero» e che descrive bene la sua agile capacità di tessere reti. Comunica e condivide attivamente messaggi vitali, a sostegno della comunità sistemica internazionale. Questo articolo si basa su una conversazione in presenza svoltasi nel luglio 2023 nella casa di campagna di Umberta in Toscana. Il nostro dialogo approfondisce la sua ampia esperienza professionale, dalla formazione alla Philadelphia Child Guidance Clinic e dalla guida di Boscolo e Cecchin a Milano fino al suo ruolo di leadership come attuale presidente dell’EFTA. Umberta riflette sulle figure pioniere che hanno influenzato il suo pensiero e sul suo incisivo lavoro con i sistemi.

Punti chiave

  1. Le origini di Umberta Telfener nella terapia familiare risalgono al servizio di terapia familiare della Child Guidance Clinic di Filadelfia, dove si immerse completamente in tutto ciò che riguardava i «sistemi».
  2. In seguito completò la sua formazione in terapia familiare in Italia, presso la Scuola di Terapia Familiare di Milano, sotto la guida e la supervisione dirette di Gianfranco Cecchin e Luigi Boscolo.
  3. Umberta ha scritto molto: è autrice e curatrice di libri sia per il grande pubblico sia per la professione della terapia familiare. Ha pubblicato articoli su riviste italiane e in altre lingue.
  4. Tra gli obiettivi di Umberta per la European Family Therapy Association figurano la creazione di reti con la comunità internazionale attraverso istituzioni sistemiche e singole figure professionali di tutto il mondo, e la costruzione di reti di ricerca che prendano in considerazione metodi qualitativi alternativi, capaci di riconoscere la complessità senza essere riduzionisti.
  5. Umberta ritiene che, in quanto persone che pensano in modo sistemico, dobbiamo fare attenzione a non presentarci semplicemente come figure terapeutiche, perché c’è molto di più da fare oltre alla sola terapia e molto di più da fare oltre al solo incontrare famiglie.

CHI È UMBERTA TELFENER

Formatasi inizialmente in filosofia, Umberta Telfener ha poi conseguito il dottorato in Psicologia della salute all’Università La Sapienza di Roma. Nata in Italia, terapeuta familiare e sistemica molto stimata, gode da oltre quarant’anni di una profonda considerazione che va oltre l’ambito professionale italiano ed europeo. Man mano che il suo contributo al nostro campo si è ampliato, è diventata sempre più una «forza con cui fare i conti», nota per la sua passione e il suo impegno nel coltivare relazioni e sviluppare partenariati.

La sua formazione in terapia familiare iniziò alla Child Guidance Clinic di Filadelfia, dove si immerse completamente in tutto ciò che riguardava i «sistemi» (Dreyer, 1976). In seguito completò la formazione in terapia familiare in Italia, alla Scuola di Terapia Familiare di Milano (Barbetta & Telfener, 2019, 2021; Telfener, 2024; Telfener & Ticozzelli, 2023), sotto la guida e la supervisione dirette di Gianfranco Cecchin e Luigi Boscolo, e lì entrò poi a far parte del corpo docente. Ancora oggi continua a collaborare con la scuola di Milano, dove è responsabile delle relazioni esterne.

Nel corso della sua carriera professionale Umberta ha ricoperto diversi ruoli. Ha lavorato per 10 anni in un centro di salute pubblica ed esercita la libera professione dal 1980. Per 20 anni è stata professoressa a contratto alla Scuola di specializzazione in Psicologia della salute dell’Università La Sapienza di Roma. Continua a supervisionare il lavoro di singole figure professionali e di gruppi. Tiene seminari, corsi di formazione e supervisioni in istituti sia pubblici sia privati.

Umberta è autrice di numerose pubblicazioni rivolte a un pubblico ampio. Ha pubblicato articoli come unica autrice e in collaborazione, oltre a libri sulla teoria e la pratica della psicoterapia e del pensiero sistemico. Ha scritto anche libri per il grande pubblico sull’amore, sulle relazioni e sui temi relazionali attraverso una lente postmoderna e ipermoderna (Telfener, 2007, 2011b, 2013, 2015b, 2018, 2020, 2021). Tra i suoi lavori professionali più recenti figurano Strategizing: the state of the art in the Milan School (Telfener & Ticozzelli, 2023), Milan School of Family Therapy (Telfener, 2024), The spiritual dimension in psychotherapy (Telfener, 2015a) e Community work and psychotherapy as two sides of the same cooperative practice, in systemic therapy as transformative practice, libro curato da Imelda McCarthy e Gail Simon (Telfener, 2016).

Umberta ha creato un dizionario sistemico concepito come un ipertesto dialogico, che ha curato sotto la supervisione di un altro dei suoi mentori, Heinz von Foerster (Telfener, 2003). È inoltre autrice di Learning contexts (Telfener, 2011a) e di Reflexivity in psychotherapy (Bianciardi & Telfener, 2014), e ha curato libri sia per il grande pubblico sia per la professione della terapia familiare. Ha pubblicato articoli su riviste italiane e in altre lingue.

La dott.ssa Telfener ha un legame di lunga data con la European Family Therapy Association (EFTA). Vi è entrata come socia individuale e dal 2010 ha rappresentato l’Istituto di Terapia Familiare di Milano. Nel 2016 è entrata nel consiglio della Camera degli istituti di formazione (TIC) e nel novembre 2020 ne è diventata presidente. Umberta è stata eletta presidente all’assemblea generale del congresso EFTA nel settembre 2022.

Umberta è una leader acuta e molto operativa. Nell’ambito del suo ruolo di presidente dell’EFTA si è posta come obiettivi consolidare i cambiamenti positivi, costruire reti di ricerca volte ad aumentare le pubblicazioni, creare uno spazio per le generazioni più giovani e collegare l’EFTA con la comunità internazionale e con altre istituzioni sistemiche nel mondo. Le sta molto a cuore il monitoraggio delle minacce che il cambiamento climatico e la perdita di biodiversità pongono al benessere umano, alla sopravvivenza degli ecosistemi e alla salute mentale (Telfener, 2023b).

IMPEGNO NEL CAMPO: LA EUROPEAN FAMILY THERAPY ASSOCIATION

L’EFTA è stata fondata nel 1990 come associazione indipendente senza scopo di lucro. Conta membri della maggior parte dei paesi europei, oltre a «membri stranieri».

L’Associazione ha una struttura tripartita composta da tre camere:

  1. La Camera dei membri individuali (CIM), che riunisce un’ampia gamma di professionalità (per esempio assistenti sociali, psichiatri, psicologi e altre professioni sanitarie) con almeno 4 anni di formazione in terapia familiare o approccio sistemico, che lavorano con famiglie, coppie e sistemi più ampi.
  2. La Camera delle organizzazioni nazionali di terapia familiare (NFTO), che riunisce associazioni e federazioni nazionali.
  3. La Camera degli istituti di formazione (TIC), che collega gli istituti di formazione e favorisce il lavoro in rete sulla base di linee guida sugli standard minimi di formazione.

L’EFTA contribuisce al campo:

  1. Collegando e coordinando organizzazioni nazionali, istituti e singole figure professionali europee nel campo della terapia familiare e della pratica sistemica.
  2. Promuovendo il più alto livello di competenza e di qualità nella pratica, nella ricerca, nella supervisione e nell’insegnamento in terapia familiare e nei campi affini.
  3. Potenziando la formazione delle figure professionali sistemiche e di chi pratica la terapia familiare a livello regionale, nazionale ed europeo.
  4. Svolgendo il lavoro di commissioni legate agli scopi dell’EFTA, come la ricerca, gli standard di formazione, l’etica e le relazioni esterne.
  5. Diffondendo informazioni sulla terapia familiare e sugli approcci sistemici in tutta Europa presso le persone, le istituzioni e le organizzazioni che si occupano della salute e dello sviluppo delle famiglie e dei sistemi umani.
  6. Promuovendo la ricerca, i congressi, le pubblicazioni, gli strumenti audiovisivi e altro materiale scientifico nel campo (Borcsa, 2017).

IL CONTESTO DELL’INTERVISTA

Umberta Telfener è una persona per cui nutro profondo rispetto e ammirazione, per il suo contributo ampio e sfaccettato in diversi ambiti del nostro campo. Il suo impegno nei consigli delle associazioni, così come la sua dedizione al progresso della nostra professione, al mantenimento di standard elevati e, in definitiva, alla salvaguardia del nostro campo, sono ammirevoli. È una qualità rara, qualcosa da cui molte persone si tirano indietro per l’enorme impegno e la quantità di lavoro richiesti, di solito dietro le quinte e senza un beneficio diretto per sé.

Mi hanno definita un’«antropologa culturale»: i confini non mi impediscono di stabilire contatti e coltivare relazioni. Ciò vale anche per le interviste e le conversazioni che conduco in tutto il mondo con persone che condividono la pratica sistemica (Amorin-Woods et al., 2020, 2021, 2022; Amorin-Woods & Imber-Black, 2024; Amorin-Woods & Mosconi, 2023; Amorin-Woods & Saccu, 2023; Amorin-Woods & Selvini, 2023). Per me, anche Umberta è un’antropologa culturale, ma su una scala molto più ampia. È interessata, curiosa, entusiasta e appassionata nel creare legami, stabilire connessioni, instaurare relazioni e sviluppare partenariati. La sua energia instancabile e l’inventiva che mette in campo per sviluppare reti sono ampiamente riconosciute come lo stile Umberta, che sta rapidamente diventando leggendario. Come leader è molto attiva, sinceramente coinvolta, dimostra un’energia inesauribile e si dedica completamente a una causa. Mette in discussione con decisione lo status quo e si esprime con grande efficacia. Si trova a suo agio nell’esprimere la propria opinione e nell’esplorare nuovi punti di vista. Non abbandona un’idea finché non l’ha realizzata. Il suo obiettivo ultimo è portare soluzioni e progresso nel nostro campo. Questo dimostra la sua autenticità, una qualità di cui il nostro campo ha grande bisogno. Pur ricoprendo la carica più alta dell’EFTA da appena un anno, ha già ideato e sviluppato molti progetti, piccoli, medi e grandi. Umberta ha costruito e sviluppato reti con chi esercita la professione, con chi fa ricerca e, in modo ampio, con le figure del pensiero sistemico nazionali e internazionali del nostro campo (Telfener, 2023b).

Fedele alle origini della sua formazione filosofica classica, la sua ricerca è invariabilmente ricerca di saggezza, conoscenza e verità, poiché la filosofia è uno studio sistematico di questioni generali e fondamentali relative a temi come l’esistenza, la ragione, la conoscenza, il valore, la mente e il linguaggio (Merriam-Webster, 2024). Umberta cerca attivamente di comprendere verità fondamentali sul «sé» e sugli «altri» nel nostro mondo, esplorando il senso e lo scopo e facendo luce su modi originali di pensare il pensiero sistemico e la psicoterapia.

Da peruviana, credo di poter descrivere giustamente Umberta come un chasqui. È una parola quechua (lingua indigena del Perù) che indica un messaggero dell’impero (inca). Agili, ben addestrati e fisicamente preparati, avevano il compito di portare messaggi da un luogo all’altro sotto forma di «quipu» o di informazioni orali (Guaman Poma de Ayala, 1615/2009). Proprio come un chasqui, Umberta è un’agile tessitrice di reti che scambia comunicazioni e trasporta e consegna informazioni e messaggi importanti per sostenere la nostra comunità sistemica internazionale.

Questo articolo si basa su una conversazione in presenza che ho avuto con Umberta Telfener nel luglio 2023, nella sua casa di campagna a Capalbio, in Toscana (Italia). In questa conversazione, Umberta e io approfondiamo la sua esperienza professionale sfaccettata e il suo contributo al nostro campo. Parla della sua formazione iniziale alla Philadelphia Child Guidance Clinic, della formazione e dell’esperienza di lavoro alla Scuola di Terapia Familiare di Milano e del suo variegato impegno nell’EFTA, compresi la sua leadership e il suo attuale ruolo di presidente dell’EFTA. Umberta condivide le sue riflessioni su alcune delle figure pioniere che hanno profondamente influenzato il suo pensiero e il suo lavoro con i sistemi.

LA CONVERSAZIONE

Deisy Amorin-Woods

Ciao Umberta! Grazie per avermi accolta. È meraviglioso essere qui con te, nel tuo spazio spettacolare di Capalbio, nella splendida Toscana. Ti sono davvero grata di accogliermi nella tua casa di campagna così particolare. C’è un’atmosfera così tranquilla e serena, semplicemente bellissima! Sono sicura che in questo spazio ti viene facile sentirti radicata. Anzi, credo che sia stata tu a progettare questa bella casa e che, pur non essendo architetta, fantasticassi di esserlo; così progettare la tua casa è stato un modo per trasformare una fantasia in realtà.

Umberta Telfener

Ciao Deisy, benvenuta. Sì, l’ho progettata io, ed è andata proprio così. Questo spazio è molto importante per me.

Deisy Amorin-Woods

Sono felicissima di avere questa opportunità, visto il legame che ho con te. Sei da lungo tempo una professionista e una leader di primo piano nel campo della terapia familiare, soprattutto in Europa. In quanto tale, è naturale che tu sia stata influenzata, che tu abbia influenzato e che continui a influenzare molte persone nel nostro campo. Quanto alla tua formazione in terapia familiare, credo che sia iniziata negli Stati Uniti, al Philadelphia Child Guidance Institute. Poi hai portato quelle idee in Italia e le hai fuse con il sapore italiano.

Umberta Telfener

Esattamente, è lì che è iniziato il mio percorso. Sono andata prima in Inghilterra, poi negli Stati Uniti, al Child Guidance Institute, dove sono stata influenzata da Jay Haley, Sal Minuchin e Harry Aponte. Al mio rientro in Italia sono entrata nella Scuola di Terapia Familiare di Milano sotto la guida diretta di Gianfranco Cecchin e Luigi Boscolo, che sono diventati i miei mentori.

Deisy Amorin-Woods

Lo apprezzo molto, perché credo che quando ci spostiamo in altri contesti e culture e ci immergiamo pienamente in essi, entriamo in contatto con approcci e modi di pensare nuovi e inediti che affinano le nostre capacità critiche e riflessive. Questo ci aiuta a considerare radici diverse e altri modi di formulare il nostro pensiero. Quanto al tuo percorso professionale, sei stata una figura di primo piano nel contesto europeo, in particolare per il tuo impegno specifico nell’EFTA. Hai scritto molto e hai ricoperto ruoli accademici come docente all’Università La Sapienza.

Umberta Telfener

Essendo quella con meno potere all’università, perché sono stata docente a contratto per tutta la vita: non ho mai avuto un posto di ruolo.

Deisy Amorin-Woods

Beh, ha il suo valore, perché ti dà anche l’opportunità di addentrarti in altri ambiti della professione. Inoltre, hai scritto molto sulla teoria e sulla pratica della terapia familiare e hai scritto anche diversi libri sulle relazioni e sull’«amore».

Umberta Telfener

Quei libri, sette in realtà, sono scritti per il grande pubblico. Ho una piccola storia a questo proposito. Il primo si intitolava I married a narcissist (Telfener, 2007). Nell’originale si parla di un «narcizo» (tra l’altro ha un doppio significato, perché indica anche il fiore del narciso). Mi sento un po’ in colpa, perché ha aperto un periodo in cui le donne hanno cominciato a essere molto critiche verso gli uomini e ad accusarli direttamente. Quindi mi sento in colpa perché ho dato al grande pubblico in Italia il termine narcisismo, di cui oggi, direi, si abusa davvero.

Deisy Amorin-Woods

Il libro è uscito nel 2006, quindi sono passati quasi vent’anni e da allora sono successe molte cose. Sono emerse molte idee sull’impatto del tuo lavoro nei contesti di allora e di oggi nel nostro mondo. Così, oltre a essere un’autrice affermata per «il grande pubblico», sei stata una grande collaboratrice e una «guru» dei partenariati. Questo ti ha portata anche al tuo lungo impegno nell’EFTA, dove hai avuto un ruolo di grande rilievo. E dal settembre 2022 sei stata eletta presidente dell’EFTA.

Umberta Telfener

Beh, sì, il mio impegno nell’EFTA dura da molto tempo. Sono entrata nell’EFTA all’inizio del suo sviluppo, come la persona con meno potere. Ero una delle allieve di Boscolo e Cecchin e c’ero nelle fasi iniziali dell’EFTA, quando è nata. Poi me ne sono andata per avere i miei figli e dedicarmi ad altro. Al mio ritorno, sono entrata attraverso l’EFTA-TIC. A quel tempo Mony Elkaim ne era il presidente.

Deisy Amorin-Woods

In che anno sarà stato?

Umberta Telfener

Oh, dev’essere stato 12, 13 anni fa. C’ero quando è nata l’EFTA-TIC e poi, quando purtroppo Mony è morto (nel 2020), ne sono diventata presidente. Ho imparato tantissimo partecipando. C’erano workshop, riunioni e il congresso, che si teneva una volta all’anno. C’era dell’insegnamento, si insegnava ad altre persone del mestiere in modo divertente, istruttivo e piacevole. Quindi ho imparato molto. Credo di essermi innamorata dell’EFTA e del progetto di avere una rete europea. È qualcosa per cui sono estremamente impegnata.

Deisy Amorin-Woods

Che bello! Curiosamente, nell’ambito di ciò che faccio per la rivista, questo mio progetto di conversazioni consiste nel creare connessioni e stabilire legami. È qualcosa di cui tu sai molto: collegare il passato con il presente e guardare alla direzione futura del nostro campo. Esiste un’influenza reciproca e continua. Comincia da chi ci ha influenzato nella nostra professione, dalle persone che influenziamo e anche da quelle che influenzeremo. È un processo continuo, per questo quei legami sono così importanti.

Mi interessa sapere che cosa stai trovando attualmente come presidente dell’EFTA. Forse possiamo partire dalle persone che ti hanno fatto da guida. In che modo questo ti ha nutrita e ti ha aiutata a formulare il tuo pensiero, e come è diventato parte di ciò che sei oggi come clinica, come docente e come leader?

Umberta Telfener

Sai, è stato quando ho cominciato a entrare nel campo della terapia familiare e del pensiero sistemico. Era intorno al 1975. Mi ero laureata in filosofia e volevo fare pratica e vedere com’era il mondo. Sono andata prima in Inghilterra, ma lì non riuscivo a entrare facilmente nel mondo sistemico. Così sono andata negli Stati Uniti e ho conosciuto Sal Minuchin, Harry Aponte e Jay Haley, tutti loro. Ed era facile, il campo era molto chiaro: il lavoro, i sistemi e chi praticava lì la terapia familiare. Alcuni avevano una formazione psicoanalitica, altri un orientamento comportamentale o cognitivo… e poi c’era la corrente sistemica, di gran lunga la più interessante.

Deisy Amorin-Woods

Secondo te, che cosa la rendeva la più interessante?

Umberta Telfener

Si occupavano di complessità, ed era fantastico. Mi sono innamorata. Mi sono innamorata molte volte in quel periodo. Allora era facile, avevamo dei nonni. La situazione che abbiamo oggi non è abbastanza chiara, non abbiamo molti padri. Ci sono molti istituti che hanno lavorato con tante teorie diverse, e sono più confusi. Decidono, per esempio, di essere sistemici, ma non ne conoscono i fondamenti o non hanno un’idea precisa di che cosa significhi davvero, né di come si presenti. Quindi, mentre allora era molto chiaro chi fosse «dentro» e chi fosse «fuori», oggi c’è molta gente che si dichiara sistemica ma non lo è. Vogliono appartenere al nostro mondo, ed è fantastico che lo vogliano; tuttavia si pone una questione di criteri. Per esempio, dobbiamo adeguarci ai criteri dell’EAP (European Association of Psychotherapy), che ha standard molto elevati, o dobbiamo avere standard nostri? Quindi la situazione nel campo della salute mentale e della psicoterapia è, a questo punto, molto confusa.

Deisy Amorin-Woods

Immagino che, con questa confusione, come possiamo sostenere le persone confuse quando noi stesse lo siamo?

Umberta Telfener

Esatto. Come possiamo farlo? È un grande, un enorme isomorfismo. Sì, c’è confusione perché ci sono moltissimi istituti. In Germania, per esempio, c’è tantissima gente, c’è un numero incredibile di figure professionali e pochissimi sono membri dell’EFTA.

Deisy Amorin-Woods

Secondo te, perché?

Umberta Telfener

Bella domanda: perché? Probabilmente perché non abbiamo mai avuto una rappresentanza, una persona tedesca che tenesse molto a far sapere alla popolazione che l’EFTA esisteva. All’inizio l’EFTA era francofona, poi c’è stato un presidente greco e sono entrate molte persone greche. Poi ci sono stati alcuni presidenti italiani, come Luigi Onnis e Rodolfo de Bernard prima di me, che rispettavo profondamente, e così sono entrate persone italiane. Poi c’è un’altra cosa che ha cambiato la situazione: per moltissimo tempo l’EFTA è stata l’ente che accreditava gli istituti. Oggi gli istituti vengono accreditati dal proprio paese, e la Germania è stata uno dei primi paesi ad accreditarli, quindi non avevano più così bisogno di noi.

Deisy Amorin-Woods

Capisco, quindi la governance, in termini di criteri di accreditamento, è cambiata.

Umberta Telfener

La governance è cambiata completamente, quindi forse è lì, in parte, che si annida la confusione.

Deisy Amorin-Woods

Pensi che possa essere necessario ricalibrare i requisiti del mandato?

Umberta Telfener

Sì, stiamo cambiando il nostro mandato. È molto chiaro che stiamo passando da un mandato che aveva a che fare con la legittimazione delle istituzioni a uno che prendiamo molto sul serio e che riguarda aspetti «culturali». Ho avviato molte iniziative perché penso che oggi l’EFTA abbia un mandato molto importante, un mandato «culturale», che invita all’azione.

Deisy Amorin-Woods

Apprezzo davvero la tua dedizione e il tuo impegno in questo ambito, perché un aspetto importante del nostro ruolo nella terapia familiare è la sua natura sfaccettata, soprattutto quando si ricopre un ruolo di leadership. Credo che parte di questo dovere consista nel preparare il terreno non solo per essere riconosciuti, ma anche per rispondere davvero ai bisogni della nostra comunità così diversa, perché altrimenti restiamo aggrappati a un quadro molto limitato, che fallisce nei suoi risultati. Come dico spesso, dobbiamo essere consapevoli e tenerci alla larga dal fornire mezzi monoculturali per fini multiculturali (Amorin-Woods, 2020).

Umberta Telfener

Assolutamente, non è realistico.

Deisy Amorin-Woods

In effetti, non è realistico. Sono sicura, però, che grazie ai tuoi sforzi continui, alla tua tenacia e alla tua dedizione, che sono alcune delle tue qualità più preziose, come presidente dell’EFTA ti impegnerai ad affrontare questa e altre lacune.

Umberta Telfener

Beh, la prima cosa che ho proposto, e che ci siamo impegnati a realizzare come associazione, è stata creare una task force su Giustizia sociale e pensiero sistemico. È una cosa rilevante nella nostra comunità globale, con tutto ciò che accade nel mondo, come le guerre ingiustificabili da cui siamo circondati. Abbiamo dovuto occuparci di persone che sono andate in guerra, o di persone migranti che affrontano la povertà e la mancanza di una casa. Penso che il nostro lavoro sia sempre, strettamente, un lavoro politico! Nell’ambito della nostra task force su Giustizia sociale e pensiero sistemico abbiamo tenuto la nostra prima riunione alla NFTO a Sofia nel giugno 2023, e poi abbiamo tenuto riunioni regolari e gruppi di discussione. Infatti alcune delle nostre discussioni su questo tema sono consultabili sul sito dell’EFTA (O'Brien et al., 2023).

Deisy Amorin-Woods

In effetti, che si tratti del livello micro, meso o macro, a tutti i livelli ci saranno implicazioni politiche (Amorin-Woods, 2021). Di recente ho avuto una conversazione con una delle persone più stimate della nostra professione, Evan Imber-Black, e parlavamo proprio di questo (Amorin-Woods & Imber-Black, 2024). Ciò che è emerso da quella conversazione, come ora con te, è che non possiamo negare la presenza della politica nel nostro campo, perché è presente in tutti i sistemi, comprese le famiglie o le istituzioni; è impossibile sfuggirle.

Umberta Telfener

Assolutamente, dobbiamo essere politici e dobbiamo saper rispondere. Una volta consapevoli di ciò che è accaduto, dobbiamo agire e rispondere; dobbiamo chiederci che cosa farne da lì in poi. È importante non cadere in una collusione sociale che si occupa dei problemi emergenti invece di analizzare lo sfondo culturale e contestuale, che mantiene il problema proprio attraverso gli strumenti che cercano di alleviarlo. Chi lavora nella salute mentale non può rischiare di riprodurre gli esiti della guerra, e personalmente ricordo l’articolo 11 della Costituzione (italiana): «L’Italia ripudia la guerra come strumento di risoluzione delle controversie». Questo articolo racchiude principi chiave relativi al ruolo dell’Italia nella comunità internazionale e al suo impegno a promuovere la pace e la giustizia fra le nazioni (Telfener, 2023a).

Deisy Amorin-Woods

È proprio lì che vorrei arrivare ora, riguardo al tuo lavoro e ai tuoi interessi, a chi sei e alle qualità che porti quando ti unisci in modo collaborativo ad altre persone per fare la differenza nelle varie comunità che rappresenti. Il tuo ruolo di presidente dell’EFTA consiste nell’essere il collegamento con altre associazioni di terapia familiare e con le singole figure professionali che entrano nella professione già pieni di dubbi; perché, come hai descritto prima, e ha molto senso, la domanda è: come si offre una guida quando c’è confusione?

Umberta Telfener

Assolutamente.

Deisy Amorin-Woods

La confusione genera confusione, proprio come l’ansia genera ansia. Penso per esempio all’attaccamento: se la madre è ansiosa, anche la bambina o il bambino lo sarà a sua volta. Quindi è qualcosa che dobbiamo avere come parte del processo, un certo livello di sicurezza. Le conversazioni vanno affrontate perché, come hai descritto prima, ci saranno approcci diversi a seconda di dove si va, dato che anche l’interpretazione e l’applicazione dipendono dal contesto e dalla cultura.

Umberta Telfener

Pensiamo che la terapia sia un processo lineare e semplice, ma la terapia è un’occasione, è una danza. Si può andare da una persona che fa terapia e che si suppone sia bravissima, ma che non ti aiuta. Oppure si può andare da qualcuno che ha appena cominciato e che ti aiuta tantissimo. Quindi, riguardo a questa grande sfida di cui parlavi, penso che ciò di cui abbiamo bisogno come figure terapeutiche, ma anche come persone che pensano in modo sistemico (perché è importante non presentarci solo come figure terapeutiche), sia renderci conto che c’è molto di più da fare oltre alla sola terapia e molto di più da fare oltre al solo incontrare famiglie. Le famiglie sono in crisi. Ci sono 200 modelli di famiglia. Qui in Italia vedo di continuo molte configurazioni che rappresentano questa diversità. Ciò che dobbiamo fare è restare aperti e pronti a cambiare continuamente la nostra terapia, adattandoci ai loro modi di pensare, invece di chiedere alle persone che seguiamo di adattarsi al nostro modo di pensare. Così cerco sempre nuove strade e nuove idee. Leggo il giornale ogni giorno e chiedo a chi studia con me di leggere il giornale ogni giorno, perché penso che non si possa ignorare ciò che accade nel mondo quando si fa psicoterapia o si lavora in un’istituzione.

In un discorso che ho tenuto davanti alla comunità dei pari a Sofia all’inizio di quest’anno, ho sollevato alcuni punti: «Siamo più che terapeute e terapeuti familiari, pensiamo in modo sistemico. La politica e i ministeri non ci hanno chiusi in questa posizione. Dobbiamo ampliare queste idee sistemiche. La differenza tra il nostro approccio e gli altri modelli è il nostro mandato sulla complessità. Reggere la complessità è difficile ma molto gratificante. Non dobbiamo parlare solo di terapia. La terapia è un intervento di secondo ordine. Dobbiamo parlare di tutti i possibili interventi di comunità. Sono le istituzioni a diventare agenti di cambiamento. Del resto, abbiamo cominciato così. Facevamo più che terapia. Facevamo tantissime cose» (Telfener, 2023a).

Deisy Amorin-Woods

In effetti, sono pienamente d’accordo con te. Lo dico per la mia esperienza di lavoro su più livelli: come responsabile delle politiche pubbliche, nello sviluppo e nel coordinamento di programmi che rispondono ai bisogni della comunità, e nel mio lavoro diretto con famiglie, coppie e singole persone. Credo che tu stia sottolineando l’importanza dei tre livelli — micro, meso e macro — del nostro ruolo di persone che pensano in modo sistemico, che rispondono ai bisogni della comunità e che influenzano le politiche (Amorin-Woods, 2021). Sono d’accordo che bisogna essere informate; bisogna «essere al corrente» di ciò che è rilevante in un dato momento, perché le cose cambiano. Come hai detto, il mandato di governance dell’EFTA è cambiato, e ogni nuova persona che arriva influenzerà un’altra, proprio come tu sei stata influenzata da Hayley, Minuchin e Aponte. Così queste influenze non vengono dimenticate, ma si aggiungono nuovi strati.

Umberta Telfener

Molti, molti strati… C’è un libro bellissimo di Deleuze e Guattari che si intitola Mille le pian/plateaux A thousand layers/plateaux (Deleuze & Guattari, 1980/1987). La vita è fatta di mille strati, e ci occupiamo contemporaneamente di tutti questi strati. Lo trovo molto interessante, perché hai parlato dei miei inizi. Direi che Sal Minuchin, sicuramente Harry Aponte, che mi ha invitata a The Child Guidance Institute, sicuramente Jay Hayley — ho incontrato Jay e Gregory Bateson — e Lynn Hoffman, in particolare, hanno avuto tutti un impatto enorme su di me.

Deisy Amorin-Woods

In che senso?

Umberta Telfener

Lynn è diventata una mia carissima amica. Parlavamo per ore di idee sistemiche. Aveva un ventaglio di opinioni amplissimo.

Deisy Amorin-Woods

Che cosa, in particolare, di Lynn ha avuto un impatto così forte su di te?

Umberta Telfener

Beh, eravamo in un periodo di passaggio dalla cibernetica di primo ordine a quella di secondo ordine, e non capivamo molto chiaramente il concetto di cibernetica di secondo ordine. Era un termine inventato da Hans von Foerster e Margaret Mead durante le conferenze Mercy (von Foerster, 2003). Quindi ci arrovellavamo su questa idea perché, sai, passare dall’essere oggettivi e dire «questo sta accadendo» all’essere partecipi, mettendoci dentro le proprie emozioni, la propria lente, i propri pregiudizi, era un grande passaggio, e credo che lo abbiamo attraversato tenendoci per mano. C’era un rituale in quella transizione. Era incredibile: ci arrovellavamo su questo pensiero, e non era facile, ma continuavamo a discuterne. Ho avuto anche lunghe discussioni con Boscolo e Cecchin, dato che erano i miei mentori.

Ho sempre pensato che mi sarebbe piaciuto essere, in qualche modo, una giornalista della terapia familiare. Beh, in un certo senso lo sto facendo. Ciò che immaginavo era di andare sempre in giro a far visita a quei leader, Whittaker nel Wisconsin, Framo a San Diego… andare in giro, raccogliere idee e descriverle… poi, ed è la terza volta che uso questa espressione, «mi sono innamorata» del «modello di Milano». Era all’incirca il 1981 quando mi è stato chiesto di diventare una delle docenti di Boscolo e Cecchin. Ho fatto con loro la formazione come docente. Non ho rifatto la formazione che avevo fatto a Filadelfia, ma ho fatto la formazione come docente a Milano, ed era il 1980; quindi sono quarant’anni che sono fedele (Barbetta & Telfener, 2021).

Deisy Amorin-Woods

Era esclusivamente con Cecchin e Boscolo?

Umberta Telfener

Sì, il gruppo dei «quattro di Milano» si era già diviso. Sono stata lì 3 giorni, c’era anche Lynn Hoffman, quindi ero lì ad aiutare dietro lo specchio con tutti e quattro. Boscolo e Cecchin mi avevano invitata a essere docente in formazione e io prendevo un aereo da Roma alle 5.30 o alle 6.00 del mattino per arrivare a Milano alle 7.30; a volte atterravo a Genova perché c’era nebbia, arrivavo lì e poi passavo la giornata con l’équipe.

Deisy Amorin-Woods

Quindi alcune delle cose che ho colto finora su di te sono la tua attrazione per la «lente giornalistica», per entrare in altri contesti e conversare con figure di riferimento in ambienti diversi, così da rafforzare il tuo pensiero e nutrire la tua pratica. Questo ti permette poi di immergerti di nuovo nel mondo delle persone che segui con attenzione e intenzione, portando apertura nel tuo approccio, essendo pronta ad aggiustare il tiro, ad adattarti a ciò che queste persone ti presentano. Così il tuo approccio «antropologico», la tua immersione nel contesto, nelle culture, nelle comunità e nei diversi modelli, ti offre molte cose. Ti orienta a trattare queste diverse forme con sicurezza e rispetto e ti aiuta anche a elaborare le tue idee, a creare quell’insieme unitario, per così dire. La tua esposizione e il tuo approccio aperto sarebbero senz’altro una risorsa enorme per una professionista alla guida di un’associazione, perché come presidente troverai moltissime differenze.

Umberta Telfener

AMO le differenze. Dobbiamo accogliere queste differenze invece di cercare di ridurle; credo che più differenze ci sono, meglio è, e più siamo attrezzati per affrontare le sfide delle nostre comunità.

Deisy Amorin-Woods

In effetti, non si tratta di diluire le forme varie e diverse, perché è proprio questo che ci aiuta, arricchendo e rafforzando i nostri approcci con le persone che seguiamo, con le istituzioni e con le comunità.

Umberta Telfener

Assolutamente, e le differenze che sto trovando sono quelle tra istituti occidentali e orientali, che sono «molto diversi». Per certi versi gli istituti dell’Est sono molto più appassionati. Per certi versi sono meno vincolati dal punto di vista economico. Sono come avanguardie che avviano qualcosa nei loro paesi. È bello vedere emergere queste idee fresche.

Deisy Amorin-Woods

E c’è una certa ingenuità accanto alla passione…

Umberta Telfener

Sì, molto, una bellissima sensazione di «lottare» per un modo di pensare nuovo e più umanistico. La conseguenza di ciò che abbiamo perso in Occidente è che ora dobbiamo adattarci alle leggi delle grandi istituzioni. Abbiamo perso un po’ di «territorio». Abbiamo perso alcuni spazi pubblici. Abbiamo perso parte del prezioso lavoro che facevamo con le persone psicotiche a favore dei farmaci. Qualcuno direbbe che i «farmaci» sono come «il nuovo manicomio» per le persone. Sono la nuova «gabbia dorata della psichiatria».

Deisy Amorin-Woods

Sono assolutamente d’accordo. Finiamo per tornare alla «perdita di potere» dopo tutto il lavoro ampio e ricco che abbiamo fatto per promuovere l’«empowerment». Dobbiamo fare in modo di riprendere in mano le redini.

Umberta Telfener

Sì, è un pensiero sistemico indebolito e diluito. Abbiamo dovuto accettare troppi compromessi. Quindi spetta a ciascuno di noi, in particolare a chi ricopre ruoli di leadership, passare all’azione.

Deisy Amorin-Woods

Assolutamente, dobbiamo intrecciare questi processi ed entrare in ambiti diversi, per farne qualcosa, qualcosa di nuovo. Ora, oltre a conoscerti personalmente, una parte di ciò che ho sentito è anche la tua tenacia. Ci vuole un tipo particolare di persona per riuscire davvero a farlo. Bisogna avere coraggio e forza ed essere anche resilienti, perché forze più grandi possono facilmente smantellarti e patologizzarti, dato che c’è politica in tutto. Serve anche quel senso di autenticità verso sé stesse, perché come possiamo infondere o cogliere l’autenticità degli altri, il loro sé autentico e i loro spazi, e trattarli con rispetto, se non lo facciamo noi per prime?

Quindi trovo che la tua capacità di collegare, la tua capacità di manovrare e di intrecciare questa comprensione, queste idee e questi concetti con i bisogni delle persone, delle famiglie, delle comunità e delle nazioni per portare tutto in un insieme, sia fondamentale per una leader, in particolare per una leader che sovrintende a un intero continente, come nel tuo caso in Europa, con un insieme così vario di nazioni che convivono in questo spazio. Vedo come ambiti chiave la necessità di farsi portavoce della professione e della comunità. La realtà è che in certi paesi della terapia familiare non si è nemmeno mai sentito parlare, ed è triste. Ogni volta che usiamo idee sistemiche, sento che ogni volta, nella mia esperienza, nei luoghi in cui ho lavorato, come dirigente o come professionista in prima linea, nel pubblico, nel non governativo o nella libera professione, vedo che nel momento stesso in cui lavoriamo con idee sistemiche si apre uno sguardo più realistico. Rafforza lo spazio; allarga il quadro attuale e l’orizzonte. Quindi mi chiedo che cosa vedi tu, come leader di un’associazione multinazionale, come punti di forza per mantenere questo e il nostro senso del dovere.

Umberta Telfener

Sono totalmente d’accordo sul nostro dovere, e il dovere è portare il pensiero sistemico in spazi più ampi. Quando dici che sono una teorica solida: ho avuto Heinz Von Foerster come mentore per più di 10 anni. Era un «filosofista» ed è stato uno dei padri della cibernetica di secondo ordine (von Foerster, 2003). Ci siamo conosciuti nel 1983 e così per vent’anni, fino alla sua morte, siamo stati amici e io sono stata sua allieva. Andavo a Pescadero dalla sua famiglia. Ero molto amica di sua moglie, May, e di suo figlio, e andavamo avanti e indietro. Loro venivano a trovarmi. Io andavo a trovarli. Avevo una passione per la teoria e ho una passione per l’epistemologia, per via della mia formazione in filosofia. La mia prima laurea è stata in filosofia, solo la seconda in psicologia. Quindi ho una piattaforma solida e ben radicata su cui poggiare, e questo mi aiuta. Mi dà la forza di lavorare e di battermi per le mie idee, davvero. Sono un po’ immodesta, ma Mony era esattamente uguale, ed era un gigante della terapia!

Deisy Amorin-Woods

In effetti, Mony aveva una presenza magnetica e uno stile di lavoro straordinariamente ricco. Così, attraverso l’apprendimento e l’immersione, la condivisione con le nostre figure di riferimento e con la comunità professionale, cogliendo le forze guida teoriche insieme alle componenti pratiche, continuiamo a «sposare» la teoria con la pratica.

Umberta Telfener

Beh, non so, in realtà non mi piace la parola «sposare». Il matrimonio è una parola troppo forte. Temo di non essermi mai sposata. Ho vissuto con dei partner, ma non mi sono mai sposata.

Deisy Amorin-Woods

Lo rispetto. Immagino che, lasciando da parte quella parola, ciò che cerco di dire è che dobbiamo impegnarci in un processo continuo di collegamento tra teoria e pratica. Quindi c’è una danza costante e continua che porti avanti nel tuo ruolo di presidente dell’EFTA. Ci hai raccontato chi ti ha influenzata, chi stai influenzando, come sei stata influenzata e come hai influenzato gli altri: quale pensi sia la direzione della terapia familiare? In molti paesi non c’è una comprensione approfondita di ciò che fa la terapia familiare o di che cosa sia davvero il pensiero sistemico, né dei suoi benefici. In parte è colpa nostra, perché nell’insegnamento, nel ruolo di guida e nella pratica, dobbiamo far conoscere quel lavoro.

Umberta Telfener

D’accordo, vedo due cose. La prima: temo che tu abbia ragione, che dobbiamo parlare di matrimonio e non di una relazione passeggera per quanto riguarda teoria e pratica, perché è davvero per sempre. Non è qualcosa che si possa dissimulare. Quindi devo tornare al tuo termine e parlarne come di un matrimonio. Questa è una cosa.

La seconda è: come entriamo in ambiti che non ci vedono? Ho la sensazione che non dovremmo parlare solo in termini di «famiglia», perché penso che la famiglia sia un concetto molto ristretto nei tempi moderni. Vorrei parlare di terapia «sistemica». Per esempio, il tipo di terapia che si fa con il padre e due figli perché la madre se n’è andata, o con delle fratrie; fratrie che vivono insieme perché i genitori sono morti in guerra e fratelli e sorelle che non si conoscono nemmeno; adolescenti che vivono nella stessa casa per tutti gli effetti della guerra. È successo nella terribile guerra tra tutsi e hutu. C’erano fratrie e giovani in età più o meno adolescenziale che vivevano insieme e funzionavano come una famiglia. Quindi dobbiamo ampliare il concetto di «famiglia» e non pensare per prima cosa a madre, padre e figli; e, in secondo luogo, probabilmente dobbiamo parlare di terapia sistemica invece che di terapia familiare. Perché la terapia sistemica ci permette 1000 possibilità, tecniche, strategie, possibilità di vedere le persone e cose del genere.

Deisy Amorin-Woods

Quindi, se ho capito bene, stai dicendo che il linguaggio è di importanza fondamentale. Il modo in cui descriviamo i concetti può limitarne la comprensione e l’uso, oppure può ampliarli. Alcune persone possono avere un’idea rigida del concetto, e questo restringe il percorso di ciò che esso diventa nella pratica. Ciò che dobbiamo considerare è ampliarne la visione, il che ci consente di ampliarne le applicazioni. Così, riferendoci alla nostra professione o a ciò che facciamo come «terapia sistemica», se ne amplia la visione fino a considerare le molte diverse combinazioni, sostenendo un approccio «inclusivo» e la comunità nel suo insieme. Credo che dobbiamo continuare a discuterne.

Umberta Telfener

Assolutamente. Vedo molte persone individualmente e le vedo all’interno della cornice sistemica… immagino anche tu.

Deisy Amorin-Woods

Sì, assolutamente.

Umberta Telfener

Non definisco ciò che faccio terapia familiare. Definisco la terapia come terapia sistemica, perché penso che il nostro approccio sia più ampio di così. È stata una trappola chiamare il nostro lavoro terapia familiare, perché facciamo molto di più, e possiamo fare molto di più… non vediamo solo famiglie tradizionali. Non ci sono più famiglie tradizionali!

Deisy Amorin-Woods

In effetti, ci sono composizioni diverse e forme diverse e, come hai sottolineato, incontriamo moltissime situazioni diverse. Quindi è un modo molto più realistico di presentare e di fare terapia.

Umberta Telfener

Assolutamente.

Deisy Amorin-Woods

Ora, visto che ci avviciniamo alla fine della nostra conversazione, mi interrogo su Umberta «la persona». Vorrei sapere qualcosa di più su di te come persona, su come sei passata dallo spazio personale al mondo, allo spazio sistemico; e immagino su come sei passata dal tuo «sistema personale» a influenzare professionalmente altri sistemi. Mentre lo dico, suona come un indovinello… immagino che sia uno scambio costante.

Umberta Telfener

È uno scambio costante. Beh, una cosa che posso dire è che penso che chi fa terapia abbia bisogno di essere radicato e di sentirsi molto a proprio agio con sé; è un viaggio. Ora sono abbastanza grande da esserci riuscita, ma è stato un lungo viaggio, una ricerca lunga, lunghissima, dall’inizio, da quando ero bambina. Perché siamo in questo mondo? Qual è lo scopo? Amo queste domande e credo che molte persone che fanno questo tipo di lavoro abbiano in mente queste domande e arrivino a una sorta di soluzione. La mia soluzione è che siamo nati per imparare, per vivere; che nasciamo, e viviamo, per imparare a vivere. Ed è un viaggio che dura tutta la vita. Penso che dopo la mia morte l’apprendimento finirà, ma anche dopo la mia morte spero di essere una molecola nell’universo che continuerà a imparare e ad andare avanti. Lo spero davvero. Quindi, sai, penso che, facendo terapia, abbiamo la fortuna che la nostra conoscenza non finisca mai. Non possiamo mai dire «lo so». Dobbiamo continuare a cercare. Dobbiamo leggere articoli, leggere libri e riflettere su ciò che ci insegnano, continuare a incontrare persone e a imparare da loro e, certo, fare queste conversazioni.

Deisy Amorin-Woods

Mi ci ritrovo molto: dobbiamo essere consapevoli e intenzionali nell’uscire nel mondo, nell’incontrare persone, valorizzando al tempo stesso gli incontri spontanei. Credo davvero che fare queste conversazioni in giro per il mondo con persone del mestiere, con chi pensa in modo sistemico e con chi pratica mi mantenga attiva. Mi offre un apprendimento continuo così profondo, ricco e multidimensionale che mi mantiene aggiornata e consapevole, e al tempo stesso connessa a un gruppo più ampio, il nostro gruppo sistemico internazionale. Continua ad alimentare il mio amore e la mia fame per la nostra professione. Fare il sacrificio di viaggiare tre volte all’estero solo quest’anno per partecipare a congressi di terapia familiare, compreso ora il congresso internazionale (organizzato da Andolfi e dalla sua scuola APS), ha creato tantissime occasioni di incontro e di scambio. Mi ha anche dato l’opportunità di ricevere la tua generosità di collega, invitandomi a stare a casa tua, a entrare in relazione, a scambiare e a imparare ancora di più. Uso l’espressione l’apprendimento non ha data di scadenza (Amorin-Woods, 2020).

Umberta Telfener

La nostra professione non ha data di scadenza! Tu non hai data di scadenza! Sei la persona più curiosa che abbia mai incontrato in vita mia!

Deisy Amorin-Woods

Allora, parlando di curiosità… quale vedi come direzione dell’EFTA e della terapia familiare, immagino la visione del pensiero sistemico, e come la vedi?

Umberta Telfener

Siamo in un momento molto, molto difficile perché, come ti dicevo, non abbiamo più un mandato fermo, attivo e forte per decidere quali istituti siano «dentro» o «fuori». Stiamo lavorando per avere un elenco di figure di supervisione nei diversi paesi. Sto lavorando molto intensamente con il consiglio generale per diventare un importante punto di attrazione «culturale», un attrattore di cultura, di cultura sistemica; uno dei miei colleghi, Matthias Ochs, e la sua commissione stanno cercando di avviare il discorso su una ricerca qualitativa in ambito sanitario. Per la nostra comunità «sistemica», perché è il nostro modo di considerare e rispettare la complessità che non ci permette di fare una ricerca strutturata e scientifica, né di essere ricettori riduzionisti, e dobbiamo trovare altri modi di fare ricerca.

Deisy Amorin-Woods

Poiché lavoriamo con «esperienze vissute», dobbiamo rispettarle e accoglierle con cura per assicurarci di essere sensibili, consapevoli e responsive, il che spiega il mio vivo interesse per il tuo lavoro: avere quella gamma variegata di esperienze, che per me fa parte di una vera leadership per questo ruolo… avere esperienza accademica e anche esperienza di ricerca.

Umberta Telfener

Di esperienza di ricerca, me ne manca un po’…

Deisy Amorin-Woods

Oltre alla supervisione e alla pratica clinica. Come trasmettere questa conoscenza: mentre ascoltiamo continuamente, con attenzione e in modo attivo, la conoscenza degli altri, dobbiamo assicurarci di prenderci cura di questi ambiti. Non possiamo trascurare l’importanza dei quattro ambiti chiave del nostro lavoro: ricerca, insegnamento, supervisione e pratica; dobbiamo tenere conto di questi quattro ambiti, esserne consapevoli e sposarli!

Umberta Telfener

Eccoci, di nuovo quella parola!

Deisy Amorin-Woods

… ok… e innamorarci di loro…

Umberta Telfener

Sì, assolutamente. E anche perché temo che viviamo in un mondo molto scientifico e riduzionista. Com’è possibile vivere in un mondo dove c’è la guerra e muoiono persone migranti? Siamo qui sedute invece di fare qualcosa contro la guerra e il genocidio delle persone migranti; dobbiamo essere al centro di tutto questo, e dobbiamo compiere passi concreti.

Deisy Amorin-Woods

Assolutamente. Sono d’accordo. Non possiamo restare in silenzio, dobbiamo farci portavoce, essere parte della conversazione, dell’azione, del «saper fare». Dobbiamo diffondere consapevolezza e conoscenza, saper ascoltare quella conoscenza e rispondervi. Ora, la mia ultima curiosità, dato che probabilmente questo testo sarà letto da chi insegna, da chi pratica la clinica o la supervisione e da chi studia. Che cosa ti piacerebbe condividere o trasmettere? Quale sarebbe la «saggezza di Umberta»? Qualcosa che risuona in te e che vorresti condividere sulla professione, sul tuo ruolo di leadership… magari qualcosa su cui riflettere a partire da questa conversazione che abbiamo avuto oggi?

Umberta Telfener

Beh, penso che l’essenza di questa conversazione sia la curiosità, e ne abbiamo tanta tutte e due. Vorrei che nel nostro campo ci fosse più curiosità. L’essenza sarebbe probabilmente anche la parola rispetto. Un augurio che vorrei fare al mondo è che sia pieno di rispetto per ogni persona, indipendentemente dalle differenze, e mi auguro un mondo in cui si abbia cura dei valori psicologici, ma in cui, al loro interno o legati a essi, ci siano quelli spirituali: sono due ambiti. Penso che nella terapia dobbiamo metterli insieme e a volte anche entrare nell’ambito spirituale per rendere la terapia più pesante, più densa!

Deisy Amorin-Woods

Quindi più solida…

Umberta Telfener

Sì, è così, più solida!

Deisy Amorin-Woods

Allora c’è un’altra parola che mi viene in mente, un’altra parola con la «c», oltre a curiosità, ed è Creatività; ciò che colgo da quello che dici è essere creative nel farlo, nell’intrecciare questi due ambiti o domini…

Umberta Telfener

Sì, assolutamente, assolutamente: avere più peso, prendere il mondo sul serio ed essere grati; quindi probabilmente l’ultima parola con cui vorrei concludere questa intervista è Gratitudine. Gratitudine a te perché mi hai intervistata, gratitudine e rispetto per chi si rivolge a noi chiedendo aiuto e conservando la speranza, gratitudine a chi condivide il nostro lavoro, e gratitudine a questo mondo meraviglioso.

Deisy Amorin-Woods

Grazie infinite, Umberta! È stato un vero piacere. La mia sincera gratitudine per avermi accolta nel tuo incantevole e tranquillo paradiso, la tua casa e il tuo spazio in Toscana. Ti sono davvero grata.

Umberta Telfener

Grazie davvero a te.

Complexe Systémique: punti chiave

Questa conversazione è la testimonianza di una generazione che ha conosciuto i «nonni» del pensiero sistemico, da Filadelfia a Milano, e che oggi vede rivendicare l’etichetta «sistemico» senza sapere sempre che cosa copra. Due tesi riguardano direttamente il lavoro clinico. Innanzitutto, parlare di terapia sistemica piuttosto che di terapia familiare: la cornice non è data dal numero di persone presenti nella stanza, ma dal modo di pensare il problema, il che permette di lavorare con una sola persona, con una fratria o con giovani che la guerra ha riunito. In secondo luogo, il passaggio dell’EFTA da un mandato di accreditamento a un mandato «culturale» e politico, in cui il lavoro clinico non può ignorare la guerra, le migrazioni o il clima. La lettura deve restare critica: il genere dell’omaggio lascia poco spazio al disaccordo, e diverse affermazioni (i «200 modelli di famiglia», gli istituti dell’Est «più appassionati») sono impressioni. Soprattutto, rifiutare la ricerca «riduzionista» pur riconoscendo una mancanza di esperienza nella ricerca lascia aperta la questione di come le terapie sistemiche otterranno riconoscimento. Da leggere insieme a l’omaggio a Gianfranco Cecchin e ai suoi pregiudizi sistemici e l’articolo sulla cibernetica di primo e secondo ordine.

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Traduzione non ufficiale in italiano di Systems thinking: fostering collaboration and connections to strengthen the field. A conversation with Umberta Telfener, di Deisy Amorin-Woods e Umberta Telfener, Australian and New Zealand Journal of Family Therapy, vol. 45, n. 1 (2024), doi: 10.1002/anzf.1577, con licenza CC BY 4.0. Traduzione e impaginazione: Complexe Systémique, ottobre 2026, con l’aiuto dell’intelligenza artificiale; l’opera è stata modificata ai sensi della licenza. La traduzione non è stata realizzata né da chi firma l’articolo né dall’editore, che non rispondono del suo contenuto né di eventuali errori. Fa fede la versione originale.

Traduzione non ufficiale in italiano dell’articolo originale «Systems thinking: fostering collaboration and connections to strengthen the field. A conversation with Umberta Telfener», pubblicato in Australian and New Zealand Journal of Family Therapy (2024) con licenza CC BY 4.0. Tradotto e pubblicato da Complexe Systémique con l’aiuto dell’intelligenza artificiale, come indicato all’inizio di questa pagina; fa fede la versione originale.

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Come citare questo articolo

Amorin-Woods, D., e Telfener, U. (2024). Systems thinking: fostering collaboration and connections to strengthen the field. A conversation with Umberta Telfener. Complexe Systémique. https://app.complexe-systemique.com/en_GB/articles/systems-thinking-fostering-collaboration-a-conversation-with-umberta-telfener (Opera originale pubblicata nel 2024 in Australian and New Zealand Journal of Family Therapy, 45(1), 109-128 (2024); ripubblicata nel 2024 da Australian and New Zealand Journal of Family Therapy, https://onlinelibrary.wiley.com/doi/full/10.1002/anzf.1577)

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