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Journal of Family Therapy · Terapia familiare

«Posso dirlo?» Partecipazione e posizionamento infantile in un’atmosfera di segreto in terapia familiare

Che cosa fanno bambine e bambini quando, in seduta, le persone adulte tacciono un suicidio o una malattia? A partire da una terapia familiare condotta in una clinica di psichiatria infantile di Kuopio, in Finlandia, il gruppo di Mira Helimäki analizza, enunciato per enunciato, come Mark e Clara si posizionano rispetto ai segreti della loro famiglia. Lungi dal restare in disparte, entrambi rivelano e insieme proteggono ciò che non viene detto, e il sintomo può fungere da «storia di copertura».

Autrici e autori Mira Helimäki e Aarno Laitila (Department of Psychology, University of Jyväskylä, Finlandia); Kirsti Kumpulainen (Child Psychiatry, University of Eastern Finland)Prima pubblicazione Journal of Family Therapy, 4 maggio 2020Traduzione Complexe Systémique, traduzione non ufficiale assistita dall’IA

Traduzione non ufficiale in italiano di ‘Can I tell?’ Children’s participation and positioning in a secretive atmosphere in family therapy, di Mira Helimäki, Aarno Laitila e Kirsti Kumpulainen, pubblicato in Journal of Family Therapy (Wiley) (2021), doi: 10.1111/1467-6427.12296, con licenza CC BY 4.0. Traduzione realizzata da Complexe Systémique nell’ottobre 2026 con l’aiuto dell’intelligenza artificiale: il testo originale è stato tradotto in italiano e impaginato per la lettura online, il che costituisce una modifica dell’opera ai sensi della licenza. La tabella di trascrizione (tabella 1) e i tre estratti sono presentati sotto forma di elenchi, enunciato per enunciato; gli abstract in cinese e in spagnolo dell’originale non sono riprodotti. La traduzione non è stata realizzata né da chi firma l’articolo né dall’editore, che non rispondono del suo contenuto né di eventuali errori. Fa fede la versione originale.

In terapia familiare, il comportamento sintomatico di un bambino o di una bambina può funzionare come «storia di copertura» visibile di costruzioni invisibili di segreti.

Mira Helimäki, Aarno Laitila e Kirsti Kumpulainen

Abstract

In quanto fenomeno sfaccettato, i segreti di famiglia influenzano l’interazione nel sistema terapeutico. Questo studio qualitativo, che applica i Dialogical Methods for Investigations of Happening of Change (metodi dialogici per lo studio dell’accadere del cambiamento) a più partecipanti, ha esplorato come bambine e bambini partecipavano e si posizionavano in terapia familiare in un clima di segreti di famiglia. I risultati hanno mostrato che erano co-partecipanti attivi nella complessa dinamica di un’atmosfera di segreto, coinvolgendosi nei processi paradossali di ricostruzione e decostruzione del clima di segretezza e di insicurezza. In terapia familiare, il comportamento sintomatico infantile può funzionare come «storia di copertura» visibile di costruzioni invisibili di segreti, impedendo che i temi delicati diventino il fulcro della terapia. I segreti di famiglia continuano quindi a rappresentare una sfida per la pratica e la ricerca in terapia familiare.

Indicazioni per la pratica

  • È opportuno chiedere dei segreti di famiglia nella valutazione che precede la terapia e nei colloqui diagnostici in cui sono presenti tutti i membri della famiglia
  • Il genogramma consente di esplorare i modelli e i funzionamenti familiari multigenerazionali che potrebbero essere influenzati da segreti di famiglia
  • Normalizzando il fenomeno dei segreti di famiglia, chi conduce la terapia potrebbe fare spazio a conversazioni comuni su di essi e incoraggiare i membri della famiglia a parlare delle loro buone ragioni per mantenere dei segreti

Introduzione

Tutte le famiglie hanno i loro segreti (Knauth, 2003; Tracy, 2015). In quanto fenomeno normativo, i segreti non rimandano automaticamente a qualcosa di patologico. Mantenere un segreto può essere indice di una negazione collettiva che si manifesta nella famiglia come funzionale. Nella tradizione della terapia familiare, i segreti di famiglia rimandano a temi carichi di intensa paura, vergogna e colpa. Se il segreto diventa un tabù, inibendo il dialogo e distorcendo l’adattabilità e lo sviluppo del sistema familiare, diventa problematico (Simon et al., 1985), incide sulla dinamica dell’unità familiare come sistema emotivo e relazionale (Bowen, 1978; Vangelisti and Caughlin, 1997) e mette alla prova il compito di chi pratica la terapia familiare (Deslypere and Rober, 2018). Nei segreti di famiglia, l’informazione trattenuta è considerata cruciale per le persone a cui viene nascosta, perché ha un effetto sulla loro vita (Berger and Paul, 2008; Vangelisti and Caughlin, 1997). È necessaria una ricerca qualitativa per comprendere meglio la complessità del fenomeno del segreto di famiglia e i suoi effetti sistemici e multidirezionali sui membri della famiglia. In questo studio ci interessava capire come bambine e bambini si posizionano rispetto ai temi tenuti segreti e come affrontano queste situazioni impegnative.

I segreti definiscono confini che ci dicono chi è dentro e chi è fuori (Imber-Black, 1993). In una prospettiva sistemica, i segreti riguardano tutte le persone coinvolte nel processo terapeutico. I segreti portano alla collusione, al distanziamento psicologico, a una minore fiducia, a una comunicazione compromessa e all’insoddisfazione, nonché a lealtà familiari squilibrate (Dreman, 1977; Imber-Black, 1998; Vangelisti and Caughlin, 1997). La famiglia, in quanto unità emotiva e relazionale, funziona in modi che riflettono i pensieri, i sentimenti e i comportamenti di ciascuno dei suoi membri. Poiché tutte le parti del sistema sono interconnesse, nessun individuo funziona nel vuoto; al contrario, ogni persona risponde alle altre e contribuisce all’integrità del sistema (Bowen, 1978; Kerr and Bowen, 1988). I segreti nelle famiglie possono diventare fenomeni multigenerazionali, trasmessi come regole di comunicazione, deleghe o eredità, che possono veicolare e mediare complicate strutture di legami di lealtà. Alcune storie possono, per esempio, attraversare le famiglie come argomenti proibiti, oppure un membro della famiglia può essere destinato a compiere un dovere o un compito prestabilito (Stierlin, 1977a, b).

Sul piano individuale, chi custodisce un segreto sperimenta tensione, solitudine e problemi di salute fisica legati allo stress (Kelly, 2002). Mantenere il segreto vincola energia psichica, provoca confusione e ansia in chi lo custodisce e incide sulla comunicazione all’interno della famiglia, fino a condurre a una disfunzione familiare (Imber-Black, 1998; Karpel, 1980; Vangelisti and Caughlin, 1997). I segreti di famiglia possono ostacolare la crescita naturale del processo di individuazione infantile. Anche i segreti mantenuti con le migliori intenzioni (protezione) possono incidere negativamente sui modelli di interazione di una famiglia (Bowen, 1978; Imber-Black, 1998; Stierlin, 1977b). Chi è tenuto all’oscuro di un segreto cerca di far fronte a pratiche comunicative distorte e può sviluppare dubbi su di sé, sospetto, paura e ansia, disturbi alimentari e un funzionamento psicologico negativo più avanti nella vita (Imber-Black, 1998). Il meccanismo tipico usato per mantenere i segreti è l’evitamento dei temi. Berger e Paul (2008) hanno mostrato che esiste una relazione inversa tra evitamento dei temi e funzionamento familiare. Hanno rilevato che, soprattutto tra le madri, l’evitamento generale dei temi era il predittore più forte del funzionamento familiare, mentre la condivisione congiunta da parte dei genitori prediceva il livello di funzionamento più elevato. Sono state individuate tre distinte categorie di motivazione legate all’evitamento dei temi: basata sulla relazione, basata sull’individuo e basata sull’informazione (Afifi and Guerrero, 2000; Berger and Paul, 2008; Golish and Caughlin, 2002). La prima rimanda al bisogno di mantenere una relazione stretta e di proteggerla, per esempio, dal conflitto e dalla rabbia; la seconda è centrata sull’autoprotezione; e la terza è motivata dal desiderio di trasmettere l’informazione in modo chiaro e pertinente.

I segreti di famiglia comprendono un’ampia gamma di temi della vita familiare. Le esperienze negative del passato, l’adozione e l’infertilità (Berger and Paul, 2008), l’alcolismo, le relazioni extraconiugali e traumi come il suicidio, la malattia fisica e mentale e la morte sono tipicamente avvolti nel segreto (Imber-Black, 1993). Proteggere l’infanzia da segreti delicati e «tossici» (Imber-Black, 1998), per esempio nei casi di violenza all’interno della famiglia, è comprensibile. Si sa tuttavia che bambine e bambini, in quanto barometri del clima familiare, sono particolarmente vulnerabili di fronte a un’aura di segretezza, poiché le loro capacità di autoregolazione sono ancora in evoluzione. Anche le loro reazioni differiscono. Il comportamento internalizzante può manifestarsi in sintomi depressivi e quello esternalizzante in problemi di comportamento (Bowen, 1978). Dreman (1977) e Baird (1974) hanno rilevato che un bambino o una bambina può diventare il capro espiatorio e chi porta il sintomo di un sistema di comunicazione familiare segreto, in cui la comunicazione segreta si intreccia con un problema di aggressività derivante dall’incapacità di gestire efficacemente la rabbia.

Il concetto di segreto di famiglia si concentra «unilateralmente» sui suoi effetti negativi e non riesce quindi a cogliere la natura complessa della segretezza. Il concetto di rivelazione selettiva offre un approccio alternativo a questa complessità, indicando la tensione dialettica tra ciò che si dice e ciò che non si dice, tra il mantenere il segreto e il condividere informazioni (Rober et al., 2012). Partendo dal presupposto che il dialogo sia una condizione preliminare per un cambiamento positivo in qualsiasi forma di terapia (Seikkula and Trimble, 2005), la rivelazione selettiva, come concetto dialogico, si è guadagnata il suo posto nella pratica della terapia familiare. L’obiettivo di un approccio dialogico non è indurre o spingere a una rivelazione aperta, ma piuttosto invitare a riflettere sui significati che i membri della famiglia attribuiscono alle loro esitazioni e ai loro silenzi (Rober, 2002). Dal concentrarsi soltanto sulla promozione dell’«apertura», questo approccio è passato a mettere in luce la complessità della tensione dialettica tra apertura e chiusura (Baxter, 2011). Nella conversazione terapeutica, le persone in terapia selezionano continuamente che cosa raccontare e che cosa tacere. Invece di concentrarsi sul contenuto della storia non detta, chi conduce la terapia dovrebbe invitare i membri della famiglia a parlare delle buone ragioni che stanno dietro alla loro decisione.

Alcune storie che potrebbero essere pertinenti nel dialogo terapeutico sono troppo difficili da raccontare (Rober, 2002). La decisione di raccontare una storia delicata va soppesata rispetto all’impatto emotivo che può avere sui membri vulnerabili della famiglia (Rober and Rosenblatt, 2013.) Alcune storie restano non raccontate perché il contesto della conversazione è giudicato non sicuro (Rober, 2002). I silenzi e le esitazioni delle persone in terapia sono informazioni importanti per chi conduce la terapia e diventano i suoi principali strumenti di lavoro nella terapia sistemica. È anche importante tenere presente che i segreti nelle famiglie non sono necessariamente tossici; a volte servono a creare una storia con cui i membri della famiglia possono convivere (Rober and Rosenblatt, 2013).

Il compito terapeutico consiste nell’ascoltare le storie delle persone in terapia e nell’aiutare ad aprire uno spazio per il non-ancora-detto (Anderson and Goolishian, 1988). Nel caso dei segreti di famiglia il compito è impegnativo, dato che i segreti suscitano impotenza, incertezza e perfino rabbia. Procedere troppo in fretta porta spesso le persone a chiudersi e a ritrattare la loro storia o a interrompere la terapia (Deslypere and Rober, 2018). Un approccio dialogico autenticamente rispettoso crea un contesto in cui le persone sentono di poter raccontare in sicurezza le loro storie delicate (Rober, 2002). Ciò richiede a chi conduce la terapia di tollerare l’incertezza in un modo che aiuti a fornire la sicurezza che permette anche ai membri della famiglia di tollerarla (Seikkula and Olson, 2003). Tollerare situazioni in cui non esistono risposte preconfezionate e assumere una posizione di non-sapere mette in discussione il ruolo esperto di chi fa terapia (Anderson, 1997). In uno stato di non-sapere, chi conduce la terapia resta in contatto con la complessità, l’incertezza e l’incompiutezza della situazione e si espone così a una molteplicità di voci nelle proprie conversazioni interiori (Rober, 2002).

Il linguaggio (la comunicazione detta e non detta) acquisisce i suoi significati attraverso un’attenzione accurata a come viene enunciato. Aristotele, nel Peri Hermeneias (De Interpretatione and Categories, 1975), formulò l’idea che le parole esteriori e quelle interiori non sono identiche, affermando che ogni enunciato è soltanto un’interpretazione del proprio pensiero. In pratica, per capire «te» non basta capire le «tue» parole. È anche cruciale cogliere significato, pensiero e motivazione (Vygotsky, 1971, p. 151). L’unico modo per farlo è ascoltare ciò che l’altra persona ha da dire. Harlene Anderson (1988, 2001, 2012) ha descritto la terapia familiare come un sistema generatore di significati in cui le persone partecipano a un «processo dello stare insieme dentro la cosa». I significati sono generati in un contesto interrelazionale, attraverso il processo fluido del dare e ricevere, che per sua natura è dialogico. Nel dialogo, significati e comprensioni sono costruiti insieme. La presenza attiva di chi ascolta è ciò che distingue il dialogo dal monologo (Bakhtin, 1986). Nel dialogo, ogni enunciato ha bisogno di una risposta. Rispondere non significa dare una spiegazione o un’interpretazione, ma mostrare nella propria risposta di aver preso atto di ciò che è stato detto. L’ascolto si dimostra sempre nelle nostre parole di risposta (Seikkula et al., 2012). Secondo Bachtin, «per la parola non c’è nulla di più terribile della mancanza di risposta» (Bakhtin, 1975, p. 127). Sebbene un principio chiave della terapia familiare sia che le prospettive di bambine e bambini vengano ascoltate (Strickland-Clark et al., 2000), è evidente che le sedute sono tipicamente costruite da discorsi e conversazioni guidati dalle persone adulte. Ascoltare le voci dell’infanzia significa coinvolgerla come membro a pieno titolo del dialogo terapeutico, come partecipante che ha cose importanti da dire. Il processo di coinvolgimento dell’infanzia si è rivelato difficile. Willis, Walters e Crane (2014) hanno mostrato che di solito bambine e bambini erano partecipanti passivi ed erano esclusi da gran parte del dialogo terapeutico. Hutcby e O’Reilly (2010) e Parker e O’Reilly (2012) hanno rilevato che tendono a occupare una posizione diseguale, descritta come «statuto di mezzo membro», nelle interazioni con le persone adulte. Lo statuto di mezzo membro rimanda, per esempio, alla posizione del bambino o della bambina come l’altro di cui si parla (Parker and O’Reilly, 2012) e come chi viene interrotto (O’Reilly, 2008). Il posizionamento rimanda alla domanda «da dove parla la persona?» (Hermans, 2006; Seikkula et al., 2012).

Obiettivi dello studio

L’obiettivo era studiare come bambine e bambini partecipano e si posizionano negli episodi riguardanti temi segreti nelle sedute di terapia familiare e come affrontano queste situazioni. Abbiamo anche indagato come l’équipe terapeutica e i genitori rispondevano alle iniziative infantili di parlare di temi delicati o proibiti. La ricerca qualitativa sui segreti di famiglia in terapia familiare è scarsa. Questo studio su piccola scala contribuisce a rispondere a questa esigenza.

Dati

I dati della ricerca sono costituiti da sedute di terapia familiare videoregistrate presso la Clinica di psichiatria infantile dell’Ospedale universitario di Kuopio. Il materiale fa parte di un progetto di ricerca più ampio in terapia familiare su quattordici famiglie di bambine e bambini dai 6 ai 12 anni con diagnosi di disturbo oppositivo-provocatorio o di disturbo della condotta. Tutte le persone partecipanti hanno dato il loro consenso informato a prendere parte allo studio e il piano di ricerca è stato approvato dal comitato etico del Distretto sanitario della Savonia settentrionale. Uno dei processi terapeutici è stato selezionato per uno studio più approfondito per la sua caratteristica distintiva: segreti di famiglia riguardanti perdite traumatiche multigenerazionali. Questo processo di terapia familiare comprendeva quindici sedute, di durata variabile tra 55 minuti e 1 ora e 47 minuti, svoltesi nell’arco di un anno. Per uno studio più ravvicinato, la persona che firma per prima l’articolo ha selezionato tre tipi distinti di seduta di terapia familiare: (1) un laboratorio sul genogramma svolto a domicilio (4ª seduta), della durata di 1 h 37 min; (2) un incontro di rete presso la clinica di psichiatria infantile (11ª), della durata di 1 h 43 min; e (3) una seduta svolta a domicilio (13ª), della durata di 60 min.

La famiglia era composta da (pseudonimi) Jane (madre), Brian (padre), Mark, 9 anni, e la sorella minore, Clara, 8 anni. Negli estratti sono indicati con le abbreviazioni J, B, M e C. Le sedute erano condotte da due persone esperte in terapia familiare, T1 e T2. L’approccio terapeutico era sistemico, con elementi di giochi strutturati e compiti interattivi.

Metodi e procedura

Questo studio ha applicato i Dialogical Methods for Investigations of Happening of Change (DIHC) per più partecipanti (Seikkula et al., 2012). Prima dell’analisi, la persona che firma per prima ha trascritto integralmente tre sedute videoregistrate che trattavano il tema della segretezza in famiglia. Si è tenuto conto anche dell’informazione non verbale. Il grado di accuratezza della trascrizione è stato pensato per rispondere alle esigenze del DIHC, con l’accento sul contenuto verbale, senza prosodia. L’analisi è stata condotta in finlandese, lingua madre delle persone partecipanti, per cogliere tutte le sfumature del parlato. La traduzione in inglese è stata realizzata da una persona di madrelingua inglese che vive da molto tempo in Finlandia. I significati delle traduzioni sono stati tuttavia negoziati insieme alla persona che firma per prima. L’analisi è stata condotta dalla persona che firma per prima, mentre le persone che firmano in seconda e terza posizione hanno svolto il ruolo di supervisione e di revisione dell’analisi. Dopo un’attenta lettura da parte di chi firma l’articolo, la ricerca si è svolta secondo le fasi seguenti. (1) Sono stati esplorati gli episodi definiti come tematici. Un cambio di argomento è stato considerato un nuovo episodio. Gli episodi riguardanti i segreti di famiglia sono stati scelti per la microanalisi. (2) Sono state annotate le risposte a ciascun enunciato per ottenere un quadro di come ciascuna persona interlocutrice partecipava alla costruzione della conversazione comune. In questo studio, i concetti utilizzati per analizzare le categorie di risposta sono stati la dominanza semantica, che rimanda a chi introduce nuovi temi o nuove parole in un determinato momento della conversazione, e la dominanza interazionale, che rimanda all’influenza dominante di una persona partecipante sull’interazione comunicativa. (3) In questa fase è stato seguito il sistema di codifica dei processi narrativi (Angus et al., 1999; Laitila, 2016; Laitila et al., 2001). Gli strumenti analitici utilizzati sono stati concetti come la modalità di processo esterna, che rimanda alle descrizioni di cose accadute, la modalità di processo interna, che rimanda alle descrizioni che le persone partecipanti fanno della propria esperienza degli eventi descritti, e la modalità di processo riflessiva, che rimanda agli sforzi delle persone partecipanti per comprendere il legame tra gli eventi in questione e le loro esperienze personali. (4) Dopo l’analisi delle categorie di risposta, l’attenzione si è spostata sulle voci, sulle persone destinatarie e sul posizionamento delle persone interlocutrici. Le voci rimandano alla coscienza parlante (Bakhtin, 1984), che diventa visibile negli scambi tra le persone interlocutrici nel contesto del racconto in corso. Il posizionamento collega una voce al punto di vista di una persona partecipante. Le persone destinatarie sono quelle a cui è rivolto un enunciato. Nell’analisi di dialoghi con più partecipanti, non è sempre facile identificarle. Il discorso può anche essere rivolto a qualcuno nel dialogo interiore (Seikkula et al., 2012). L’analisi e i risultati sono stati discussi e oggetto di riflessione comune da parte di chi firma l’articolo, e si è consultata la letteratura pertinente, compresa la ricerca sulla terapia familiare. I risultati sono presentati in parte in forma narrativa, seguendo la cronologia delle sedute di terapia (Braun and Clarke, 2006).

Analisi e risultati

I risultati dell’analisi presentati in questo articolo si concentrano su due episodi tematici riguardanti i segreti della famiglia, uno relativo al passato e l’altro al presente. I risultati riguardanti il segreto del suicidio di uno zio (passato) sono presentati per primi, ma solo in forma narrativa analitica. La seconda analisi riguarda la salute della madre (presente) ed è presentata in dettaglio e integralmente nella tabella 1. Le trascrizioni nelle tabelle sono presentate secondo il principio seguente: prima i dati originali in finlandese, poi la traduzione in corsivo e tra parentesi.

Tabella 1 — Sequenza 1: Jane, madre (J), Clara (C), Mark (M), terapeuta 1 (T1) e terapeuta 2 (T2), seduta 13, episodio tematico 2 (righe 25–75, minuti 2.13–4.40)

  • T2. Kuunnellaan nyt äitiä (Ascoltiamo la mamma). Categoria di risposta: dominanza interazionale. Voci, persone destinatarie, posizionamento: si rivolge in primo luogo a C, ma anche alle altre persone. Posizione di chi fa spazio alla parola della madre.
  • T1. Joo. Vaikea viikko niinku suhteessa mihin asiaan? (Sì. Settimana difficile… in che senso?). Categoria di risposta: dialogo dialogico. Risponde a T2 e al tema della «settimana difficile», argomento menzionato in precedenza dalla madre. Voci, persone destinatarie, posizionamento: si rivolge a J. Si posiziona in ascolto e con la curiosità di saperne di più. Fa spazio alla sua parola.
  • J. Perheeseen, terveyteen, työhön (In relazione alla famiglia, alla salute, al lavoro). Categoria di risposta: dialogica, dominanza semantica. Risponde a T1. Voci, persone destinatarie, posizionamento: si rivolge a T1 + T2. Doppia posizione di rivelare e nascondere. Voce di segretezza e di allusività.
  • M. Mä en tarvii terveyttä (Io non ho bisogno di salute). Categoria di risposta: miscela di modalità dialogica e monologica. Dialogica in quanto l’enunciato risponde al tema della salute, monologica in quanto non invita le altre persone interlocutrici a contribuire. Voci, persone destinatarie, posizionamento: si rivolge alla madre e ai familiari multigenerazionali di lei. Si posiziona in modo da spostare l’attenzione su di sé e salvare la madre dal dover parlare di un tema delicato. Il suo auto-posizionamento sfida anche la madre e la delega ricevuta. La voce di sfida è allusiva e nasconde più di quanto riveli.
  • J. Mitä? (Cosa?). Categoria di risposta: risponde a M. Dialogica. Voci, persone destinatarie, posizionamento: si posiziona come «stupita», un po’ irritata; posizione di una madre abituata all’obbedienza da parte del figlio.
  • T1. Äitin vuoro kertoo perheen kuulumiset..perhe, työ, terveys. Categoria di risposta: dominanza interazionale, facendo spazio alla parola della madre e mettendo a tacere l’auto-posizionamento provocatorio di M. Voci, persone destinatarie, posizionamento: si rivolge a M. Voce pedagogica. Si posiziona come chi pone limiti alle altre persone.
  • T1. (Adesso tocca alla mamma raccontarci come va… la famiglia, il lavoro e la salute). Categoria di risposta: risposta dialogica al tema della madre, la «settimana difficile». Voci, persone destinatarie, posizionamento: si rivolge a M. Si posiziona come chi riporta al tema del racconto della madre. Voce che neutralizza un clima teso.
  • J. Hmmm. Categoria di risposta: risponde a T1 + M.
  • T1. Minkälaisia asioita siitä nousee sulla mieleen? (Che genere di cose ti fanno venire in mente?). Categoria di risposta: dialogica. Risponde a J e la incoraggia a dire di più sul tema. Voci, persone destinatarie, posizionamento: si rivolge a J. Si posiziona come chi è interessato ad ascoltare ancora.
  • J. Lasten kuullen en viitsi enempää (Davanti ai bambini non voglio (dire) di più). Categoria di risposta: risponde a T1 + T2 + M? Voci, persone destinatarie, posizionamento: si posiziona come chi seleziona ciò che dice. Voci di segretezza, esitazione e protezione.
  • Nota. Le persone destinatarie della voce interiore della madre sono i suoi familiari multigenerazionali / l’altro generalizzato
  • T1. Joo, okei (Capisco, va bene). Categoria di risposta: risponde alla madre con accettazione. Voci, persone destinatarie, posizionamento: si posiziona come chi comprende il punto di vista di J.
  • J. Niille tulee enemmän.. (Altrimenti ne avranno/riceveranno di più…). Categoria di risposta: risponde a T1 + T2. Voci, persone destinatarie, posizionamento: si posiziona come una madre che protegge i propri figli dalle cose spiacevoli. Voce di allusività e di segretezza. Le persone destinatarie della sua voce interiore sono i suoi familiari multigenerazionali / l’altro generalizzato.
  • C. Minä tiiän mikä äitillä on (Io so che cos’ha la mia mamma). Categoria di risposta: nuova iniziativa. Si rivolge a tutte le persone partecipanti, in particolare a T1. Dialogica. Dominanza semantica. Voci, persone destinatarie, posizionamento: si posiziona come attiva, protestando contro il posto di esclusa che le viene assegnato. Voce di chi sa ciò che la madre cerca di tacere.
  • T1. No sulla on joku aavistus no… sä voit äitiltä kysyä sit ja äiti sit varmaan sanoa nii et kysy vaan (Be’, magari hai qualche idea, be’… puoi chiederlo alla mamma e lei probabilmente te lo può dire, quindi chiedi pure). Categoria di risposta: dialogica, dominanza semantica e interazionale; risponde all’iniziativa di C e la incoraggia a proseguire il dialogo sul tema con la madre. Voci, persone destinatarie, posizionamento: si posiziona come chi incoraggia figlia e madre a parlare del tema. Voce che prende sul serio ciò che C ha detto, ma che modera la sua certezza di sapere quale sia il problema della madre.
  • J. Saat sä nyt sanoo jotain, mut.. (Puoi dire qualcosa, ma…). Categoria di risposta: risponde a C. Voci, persone destinatarie, posizionamento: voci in equilibrio tra apertura e chiusura, incertezza ed esitazione. Si posiziona come esitante sul fatto che sia sicuro parlare. Le persone destinatarie della sua voce interiore sono i suoi familiari multigenerazionali.
  • C. Saaks’ sanoo kaikki? (Posso dire tutto?). Categoria di risposta: risponde al tema del chiedere e del raccontare. Dialogica. Voci, persone destinatarie, posizionamento: si rivolge a tutte le persone presenti, compresa sé stessa, e ai familiari multigenerazionali della madre. Assume una posizione di ambivalenza (lealtà contro apertura) e si posiziona come chi non sa davvero che cosa sta chiedendo quando domanda il permesso di parlare. Voci ambivalenti di coraggio, insicurezza ed esitazione; cerca di accertarsi che sia sicuro parlare e valuta la reazione emotiva della madre.
  • J. Mmm. Categoria di risposta: risponde a C e a T1 + T2. Voci, persone destinatarie, posizionamento: posizione di esitazione. Le persone destinatarie della sua voce interiore sono i suoi familiari multigenerazionali.
  • C. Jee…äitiä on pyörryttänyt (Evviva… La mamma ha avuto le vertigini). Categoria di risposta: dominanza semantica. Monologica. Modalità di processo esterna. Voci, persone destinatarie, posizionamento: si rivolge a tutte le persone presenti, compresa sé stessa, oltre ai familiari multigenerazionali della madre non presenti. Si posiziona come ambivalente: da un lato sollevata di parlare, dall’altro spaventata da ciò che dirà. L’ambivalenza nel rivelare informazioni delicate passa attraverso una voce artificialmente allegra.
  • T2. Maha on ollu kippee? (Le ha fatto male la pancia…?). Categoria di risposta: dialogica, anche se si tratta dell’interpretazione personale della situazione da parte di T2. Invita comunque J a precisare a che cosa si riferisca C.
  • C. Ja se on hyppiny sohvalla kun sitä on pyörrytti (E saltava sul divano mentre aveva le vertigini). Categoria di risposta: dominanza semantica. Monologica. Modalità di processo esterna. Voci, persone destinatarie, posizionamento: si rivolge a T1 + T2 + M. Si posiziona come informatrice attiva. Esprime il suo permesso di parlare.
  • J. Nii että toisin sanoen on kouristanut pahasti (Be’, in altre parole ci sono stati brutti spasmi). Categoria di risposta: risponde a T1 + T2. Modalità di processo interna. Voci, persone destinatarie, posizionamento: si posiziona come ambivalente, rivelando e nascondendo. Voce di allusività e di segretezza.
  • T1 e T2. Joo (Sì) Joo (Sì). Categoria di risposta: rispondono a J + C. Voci, persone destinatarie, posizionamento: si posizionano mostrando di ascoltare, ma di aver bisogno di più informazioni. Voci di esitazione.
  • C. Äiti joutu sairaalaan ja sit siltä lähti ajokortti niin se ei nyt äiti voi ajaa autolla (La mamma è finita in ospedale e le hanno tolto la patente e adesso non può guidare la macchina). Categoria di risposta: dominanza semantica. Monologica. Modalità di processo esterna. Voci, persone destinatarie, posizionamento: si posiziona come informatrice attiva. Ciò che C racconta e il modo in cui lo racconta non sono coerenti: manca la modalità interna.
  • T1 e T2. Hmm Hmmm. Categoria di risposta: rispondono a tutte le persone partecipanti. Voci, persone destinatarie, posizionamento: si posizionano con perplessità e in atteggiamento valutativo.
  • M. Miksi sä sitten meijät ajoit risteykseen? (E allora perché ci hai portati in macchina fino all’incrocio?). Categoria di risposta: nuova iniziativa. Dialogica. Risponde all’enunciato di C sulla patente di J. Voci, persone destinatarie, posizionamento: si rivolge a J. Si posiziona contestando la scelta d’azione della madre. Voce di sfida.
  • J. Jotkut asiat on pakko tehä muuten ei (Ci sono cose che bisogna fare, altrimenti…). Categoria di risposta: risponde a M. Modalità di processo esterna. Voci, persone destinatarie, posizionamento: si posiziona sulla difensiva. Voce di chi porta la responsabilità dei compiti quotidiani in famiglia. Si rivolge a tutte le persone partecipanti.
  • C. Isi ei oo kotona (Papà non è a casa). Categoria di risposta: dominanza semantica. Nuovo tema: l’assenza del padre. Voci, persone destinatarie, posizionamento: si posiziona come protettrice della madre. Voce sensibile alla parola della madre.
  • J. Meni työt ynnä muut tässä kaikki nii (Ho perso il lavoro e anche tutto il resto). Categoria di risposta: dialogica. Risponde al tema del perché sia stata una settimana difficile. Modalità di processo esterna. Voci, persone destinatarie, posizionamento: si posiziona come chi ha perso la propria capacità di agire. Voci di segretezza e di allusività. Oscilla tra apertura e chiusura.
  • T1. Joo (Sì). Categoria di risposta: risponde a J. Voci, persone destinatarie, posizionamento: si posiziona in un atteggiamento di comprensione.
  • T2. Niin ootko sä nyt kotona? (Quindi adesso sei a casa?). Categoria di risposta: risponde a J. Dialogica. Voci, persone destinatarie, posizionamento: si posiziona cercando di rendere le cose più concrete e visibili. Voce di normalizzazione.
  • J. Mmm (alzando le mani). Voci, persone destinatarie, posizionamento: si rivolge a T1 + T2. Si posiziona come insicura e imbarazzata.
  • C. Se on työtön (È disoccupata). Categoria di risposta: risponde a T1. Monologica. Voci, persone destinatarie, posizionamento: si posiziona come chi sa.
  • J. En tiedä (Non lo so). Categoria di risposta: risponde a T1.
  • T1. Joo (Sì). Categoria di risposta: risponde a J. Voci, persone destinatarie, posizionamento: si posiziona come chi comprende la stranezza della situazione.
  • T2. Ainakin nyt tänä päivänä (Almeno oggi). Categoria di risposta: risponde all’incertezza di J richiamando l’attenzione su ciò che si può sapere in quel momento. Dialogica. Voci, persone destinatarie, posizionamento: si posiziona in modo da neutralizzare e stabilizzare, prestando attenzione ai fatti presenti.
  • J. Mmm. Voci, persone destinatarie, posizionamento: voce che accetta la risposta.
  • C. Ja jos äitille niinku huutaa ja kiljuu niin äitiltä saattaa katketa verisuoni..olikse sillee..oliko? (E se alla mamma si urla e si strilla, le si può rompere un vaso sanguigno, vero? Vero?). Categoria di risposta: nuova iniziativa. Dominanza semantica. Modalità di processo esterna. Dialogica. Voci, persone destinatarie, posizionamento: si posiziona come informatrice attiva che vuole parlare del tema delicato della salute della madre. Voce di insicurezza. Si rivolge.
  • T1. Jos äiti suuttuu sille.. (Se la mamma si arrabbia, lei…). Categoria di risposta: risponde a C. Voci, persone destinatarie, posizionamento: si rivolge a C. Si posiziona con curiosità.
  • C. Oliks se sillee? (Vero?). Voci, persone destinatarie, posizionamento: si rivolge alla madre. Posizione di chi ha bisogno della risposta per tranquillizzarsi.
  • J. Äiti ei sais oikein hermostua mistään (La mamma (parla di sé stessa) non deve agitarsi). Categoria di risposta: risponde a C. Dominanza semantica, introducendo il nuovo tema dell’agitarsi. Voci, persone destinatarie, posizionamento: si posiziona come chi deve essere protetta dall’agitarsi. Voci di avvertimento, che significano «per favore, siate gentili con la mamma», e di allusività e segretezza. Le persone destinatarie della sua voce interiore sono i suoi familiari multigenerazionali.
  • T1. Okei, joo…pystyiskö sitä tota mmm vähän silleen niinku avaan sen verran että mitä niinku silleen ja mehän voitais… mitä sää aattelit sovittaisko me joku semmonen aika sulle tonne vaikka niinku…erillinen aika et voitais (Ok, be’… ci sarebbe modo… magari di aprire un po’ il tema… così, un pochino… che ne pensi…, potremmo per esempio fissare un incontro a parte per te, così da poter…). Categoria di risposta: comincia in modalità dialogica incoraggiando J ad aprire il tema, ma dopo un’esitazione passa a una modalità che suggerisce di escludere Mark e Clara dalla conversazione comune. T1 risponde all’atmosfera di segreto ed emotivamente difficile con un’alternativa orientata alla soluzione. Dominanza interazionale. Voci, persone destinatarie, posizionamento: si sposta verso un nuovo episodio tematico: fissare un nuovo appuntamento. Si posiziona cercando un equilibrio tra l’importanza di parlare di ciò che sta davvero accadendo e il prendere sul serio il desiderio della madre di non parlare del tema in presenza di Mark e Clara. Voci di confusione, incertezza e negoziazione.
  • J. Mä en voi tulla sinne. mulla ei ole kyytiä (Non posso venire… non ho un passaggio). Categoria di risposta: risponde a T1. Monologica. Voci, persone destinatarie, posizionamento: si posiziona come irritata e frustrata. Voce di «non senti quello che ti ho appena detto?».
  • Nota. L’équipe terapeutica ha chiesto a J se B potesse accompagnarla all’appuntamento in clinica. J ha respinto la proposta, adducendo la difficoltà di organizzarsi con i turni di lavoro di Brian.
  • T2. No entäs se seuraava kotikäynti vaihetaanko se sillee et lapset olisivat koulussa? (E allora il prossimo incontro a casa, lo spostiamo a un orario in cui i bambini sono a scuola?). Categoria di risposta: dialogica; risponde alla proposta di T1 di fissare un nuovo appuntamento e tiene conto della risposta della madre. Suggerisce una nuova alternativa pratica che al tempo stesso escluderebbe Mark e Clara. Voci, persone destinatarie, posizionamento: si rivolge alla madre e a T1. Si posiziona volendo creare uno spazio per la storia privata della madre.
  • C. EI! (NO!). Categoria di risposta: risponde a T1 + T2 + J. Voci, persone destinatarie, posizionamento: si posiziona protestando contro l’esclusione dalla conversazione. Si rivolge a tutte le persone.

Storia del caso

La famiglia di Mark era stata inviata alla clinica di psichiatria infantile a causa del comportamento aggressivo di Mark, al quale era stato diagnosticato un disturbo della condotta. Aveva parlato di avere pensieri suicidari, e ciò è emerso anche nel corso della terapia. La sorella minore di Mark, Clara, presentava sintomi internalizzanti, aveva una dipendenza problematica dalla madre e soffriva di paure e di disturbi del sonno. Negli ultimi anni la famiglia aveva vissuto perdite traumatiche multigenerazionali (i suicidi dello zio e della nonna di Mark e Clara) che erano rimaste non dette a causa della loro natura delicata.

Il segreto del suicidio dello zio

Nella quarta seduta, l’équipe terapeutica ha proposto alla famiglia di partecipare a un laboratorio sul genogramma per studiare le storie familiari di entrambi i genitori nell’arco di tre generazioni. Ciò si è rivelato efficace per portare Mark e Clara a esaminare i loro complessi modelli familiari, le risorse relazionali, gli eventi significativi e le perdite. Il genogramma ha offerto loro la possibilità di avvicinarsi a temi nascosti e non detti. Entrambi si sono posizionati come attivi sul tema della morte dello zio. Clara ha preso l’iniziativa informando l’équipe che il fratello della madre era morto. Mark, che ha posto diverse domande, voleva sapere come fosse successo. Il ruolo dell’équipe era bilanciare i bisogni di Mark e Clara e quelli della madre. Con un linguaggio corporeo non verbale (gesti), la madre ha indicato la difficoltà che aveva nel parlare del tema e nel rispondere alle domande di Mark. T2 ha assunto il ruolo di mediatrice. Ha cercato di incoraggiare la madre a rivelare qualcosa, per quanto piccolo. La risposta della madre è stata ambigua, aprendo e chiudendo il tema allo stesso tempo. Era aperta in quanto affermava che il tema era difficile, ma chiudeva in quanto affermava che rispondere «avrebbe avuto conseguenze gravi». La buona ragione della madre per mantenere il segreto può essere vista, comprensibilmente, come protettiva; tuttavia, in una prospettiva dialogica, ha legato le mani all’équipe, ha classificato il tema come pericoloso, come tabù, e ha così ricostruito intorno a esso l’atmosfera di segreto.

L’atmosfera di segreto intorno al benessere della madre

La tredicesima seduta è cominciata nella cucina della famiglia, in un’aura di segretezza. Mark e Clara erano sdraiati accanto al camino. Poiché l’équipe terapeutica chiedeva abitualmente ai membri della famiglia di compilare, all’inizio della seduta, questionari di feedback per monitorare e focalizzare l’intervento, T1 aveva notato che i punteggi di benessere autovalutati dalla madre erano eccezionalmente bassi. Come di consueto nei contesti conversazionali terapeutici con più partecipanti, diversi temi competevano per essere scelti e ricevere attenzione. Tra questi c’erano la domanda di Clara a T1 e T2 su quando la famiglia sarebbe potuta tornare alla clinica di psichiatria infantile, il rifiuto provocatorio di Mark di andare a scuola quel giorno e l’osservazione allarmante sul peggioramento del benessere della madre. L’équipe ha deciso di concentrarsi sull’ultimo. L’«ascoltiamo la mamma» di T1 è stato il punto di partenza della microanalisi dell’episodio tematico.

L’auto-posizionamento di Mark e di Clara

Mark e Clara hanno reagito in modo diverso all’atmosfera di segreto. Mark si è posizionato in conformità con la sua diagnosi, come illustra l’estratto seguente. La madre aveva appena detto che «è stata una settimana difficile e un periodo travagliato» e l’équipe era interessata a saperne di più.

Righe 27–28, minuti 2.13–2.15. La madre (J), Mark (M)

  • J. Perheeseen, terveyteen, työhön (In relazione alla famiglia, alla salute, al lavoro). Categoria di risposta: dialogica, dominanza semantica. Risposta a T1. Persone destinatarie, posizionamento, voci: si rivolge a T1 + T2. Doppia posizione di chi rivela e nasconde. Uso segreto e allusivo della voce.
  • M. En minä tarvii terveyttä (Io non ho bisogno di salute). Categoria di risposta: miscela di modalità dialogica e monologica. Dialogica in quanto risponde al tema della salute, monologica in quanto l’enunciato non invita le altre persone interlocutrici a contribuire. Persone destinatarie, posizionamento, voci: si rivolge alla madre e ai familiari multigenerazionali di lei. Si posiziona in modo da spostare l’attenzione su di sé e salvare la madre dal dover parlare di un tema delicato. Il suo auto-posizionamento sfida anche la madre e la delega ricevuta. La voce di sfida è allusiva e nasconde più di quanto riveli.

L’«io non ho bisogno di salute» di Mark è significativo nel contesto conversazionale in cui il «settimana difficile, in che senso?» di T1 aveva appena invitato la madre di Mark a spiegare la sua risposta. L’intervento di Mark può essere interpretato come un’operazione di salvataggio. Mark sposta l’attenzione, anche negativamente, su di sé e lontano dal tema delicato della salute della madre. Per evitare alla madre di dover parlare di un tema delicato, assume il ruolo del bambino provocatorio, un ruolo a cui lui e la sua famiglia sono abituati. Agendo così, Mark ricostruisce sia l’atmosfera di segreto sia il suo ruolo di bambino provocatorio. Il suo enunciato può anche essere compreso, dal punto di vista della sua voce interiore, come una sfida alla delega multigenerazionale. Le vere persone destinatarie erano forse i familiari multigenerazionali della madre, ormai non più presenti? Ciò che Mark stava davvero dicendo non è stato raccolto.

La madre aveva avuto una crisi improvvisa a casa solo pochi giorni prima. Clara ha assunto un ruolo attivo e di iniziativa come informatrice chiave sulla crisi della madre. Clara aveva assistito a questa situazione spaventosa e, su richiesta della madre, era andata a chiedere aiuto al padre. Il posizionamento di Clara nella conversazione era ambivalente. Ha chiesto alla madre il permesso di raccontare ciò che sapeva. Nel raccontare la sua storia, Clara osservava le reazioni della madre e cercava un equilibrio tra il suo bisogno di raccontare e la sua lealtà verso la riluttanza della madre ad affrontare l’argomento. Le voci del racconto di Clara possono essere interpretate come contraddittorie sia in ciò che ha detto (contenuto) sia nel modo in cui l’ha detto (forma), come nell’estratto seguente:

Righe 41–43. Clara (C), la madre (J)

  • C. Saaks sanoo kaikki? (Posso dire tutto?). Categoria di risposta: risponde al tema del chiedere e del raccontare. Dialogica. Persone destinatarie, posizionamento, voci: si rivolge a tutte le persone presenti, compresa sé stessa, e ai familiari multigenerazionali della madre. Assume una posizione di ambivalenza (lealtà contro apertura) e si posiziona come chi non sa davvero che cosa sta chiedendo quando domanda il permesso di parlare. Voci ambivalenti di coraggio, insicurezza ed esitazione; cerca di accertarsi che sia sicuro parlare e valuta la reazione emotiva della madre.
  • J. Mmm. Categoria di risposta: risponde a C e a T1 + T2. Persone destinatarie, posizionamento, voci: voce di esitazione. Le persone destinatarie della sua voce interiore sono i suoi familiari multigenerazionali.
  • C. Jeee.. äitiä on pyörryttänyt (Evvivaaa… (allegramente)… La mamma ha avuto le vertigini). Categoria di risposta: dominanza semantica. Monologica. Modalità di processo esterna. Persone destinatarie, posizionamento, voci: si rivolge a tutte le persone presenti, compresa sé stessa, oltre ai familiari multigenerazionali della madre non presenti. Si posiziona come ambivalente: da un lato sollevata di parlare, dall’altro spaventata da ciò che dirà. L’ambivalenza nel rivelare informazioni delicate passa attraverso una voce artificialmente allegra.

L’iniziativa di Clara può essere interpretata come multidimensionale. Mostra coraggio nell’affrontare un tema delicato, ma al tempo stesso la paura di rompere l’eredità multigenerazionale delle strutture di lealtà. Se non è chiaro quanto sia stato permesso in generale, nella storia di questa famiglia, ai suoi membri parlare di temi difficili e di emozioni negative, è evidente che per Clara è stato difficile.

La madre

La crisi della madre era avvenuta pochi giorni prima della seduta. Nell’affrontare il tema, la madre si è posizionata come incerta su che cosa dire in presenza di Mark e Clara. Quando l’équipe l’ha posizionata in modo da spiegare che cosa intendesse con «settimana difficile», la sua risposta, «famiglia, lavoro, salute», sembrava offrire grandi temi di discussione. Tuttavia, quelle parole aprivano e insieme chiudevano qualsiasi possibile discussione. Le parole distanzianti, rivolte all’équipe, indicavano la sua riluttanza a continuare a parlarne. Al tempo stesso, nelle sue voci interiori si possono sentire echi di lealtà verso i suoi familiari multigenerazionali (è proibito parlare di temi difficili davanti ai bambini). L’équipe ha comunque cercato di fare più spazio ai temi allusivi e segreti della madre e l’ha incoraggiata a parlare, come illustrato di seguito:

Righe 34–35. Terapeuta 1 (T1) e madre (J)

  • T1. Minkälaisia asioita siitä nousee sulla mieleen? (Che genere di cose ti fanno venire in mente?). Categoria di risposta: dialogica. Risponde alla madre incoraggiandola a dire di più sul tema. Persone destinatarie, posizionamento, voci: posizione di non-sapere; la voce esprime interesse a sentire di più.
  • J. Lasten kuullen en viitsi enempää (Davanti ai bambini non voglio (dire) altro). Categoria di risposta: risponde a T1 + T2. Persone destinatarie, posizionamento, voci: si posiziona come chi seleziona ciò che dice. Voci di segretezza, esitazione e protezione. Le persone destinatarie della voce interiore della madre sono i suoi familiari multigenerazionali / l’altro generalizzato.

La buona ragione della madre per essere reticente era proteggere il figlio e la figlia, in quanto rappresentante del passato e del presente della famiglia. La sua risposta esitante e allusiva, «altrimenti ne avranno di più…», rimanda alla sua paura e alla sua difficoltà di «dire la verità», di cui aveva parlato in precedenza in un colloquio privato con T1 in clinica. In quel colloquio aveva chiarito di non essere ancora pronta a raccontare a Mark e Clara i fatti relativi alla morte dei suoi familiari, perché i suicidi avevano provocato in lei un’esplosione così forte di rabbia e di colpa. T1 aveva incoraggiato la madre a parlare di quelle morti con Mark e Clara in modo adatto alla loro età, suggerendo che i temi non detti possono causare un’ansia invisibile. La madre aveva ammesso che nella sua famiglia era andata così. Anche la salute della madre era un tema delicato, poiché la madre aveva raccontato a T1 che Clara aveva parlato della paura di perderla e che ogni tanto, al mattino, le chiedeva: «oggi muori?». Nonostante le buone intenzioni della madre, le sue parole allusive facevano spazio ad altre paure e interpretazioni immaginarie e ricostruivano così un clima di insicurezza.

T1 e T2

L’atmosfera di segreto, con le sue voci ambivalenti e contraddittorie, era ostile al compito terapeutico di aprire uno spazio per il non-ancora-detto. L’équipe si è posizionata nell’ascolto e nel non-sapere. Ha incoraggiato la madre a generare significati locali (Anderson and Goolishian, 1992) per costruire una comprensione della sua risposta «famiglia, lavoro, salute». Ha creato uno spazio di dialogo tra la madre e Clara e ha cercato di stabilizzare la situazione, confusa ed emotivamente impegnativa. Tuttavia, l’atmosfera di segreto ha suscitato anche nell’équipe voci di ambivalenza, voci di confusione e di esitazione nella dialettica contrapposta tra parlare e non parlare. Le parole allusive della madre hanno avuto effetto: nel momento in cui la madre ha poi chiesto implicitamente a Mark e Clara di lasciarle la responsabilità della propria salute con le parole «la mamma non deve agitarsi», T1 ha spostato il fuoco della conversazione sull’organizzazione di un incontro successivo senza la presenza di Mark e Clara.

Discussione

Questo studio si è concentrato su come i segreti di famiglia, in quanto fenomeno sistemico, influenzino il posizionamento infantile nella terapia familiare e su come bambine e bambini affrontino queste situazioni impegnative. Nel caso presente abbiamo notato, in primo luogo, che sia Mark sia Clara erano co-partecipanti attivi nella complessa dinamica dell’atmosfera di segreto della famiglia. In secondo luogo, si coinvolgevano nei processi paradossali di ricostruzione e decostruzione di questa atmosfera di segreto. Entrambi hanno partecipato attivamente ai temi riguardanti i segreti della famiglia. Sebbene l’auto-posizionamento infantile in terapia familiare sia tipicamente passivo (Willis et al., 2014), i presenti risultati mostrano che bambine e bambini possono anche impegnarsi attivamente in discussioni su questioni delicate e nascoste. Entrambi hanno assunto ruoli di iniziativa nel loro modo di affrontare un tema delicato. Hanno posto domande pertinenti e hanno fatto da fonte di informazioni.

In modo paradossale e simultaneo, nei loro modi di decostruire l’atmosfera di segreto si sono anche posizionati in modo da ricostruirla. Il comportamento sintomatico di Mark, manifestato nei suoi discorsi sul suicidarsi, offriva l’opportunità di discutere temi proibiti. Al tempo stesso, tuttavia, egli manteneva paradossalmente l’attenzione su di sé, proteggendo così implicitamente i temi delicati dal diventare un argomento di discussione terapeuticamente rilevante. Le minacce di Mark di togliersi la vita mantenevano presente il segreto del suicidio, mentre al tempo stesso il suo comportamento provocatorio, la sua protesta infantile, manteneva l’attenzione su di lui anziché sul segreto. In questo contesto, la decostruzione rimanda all’idea di Derrida secondo cui ogni enunciato contiene simultaneamente aspetti contraddittori e sfugge a una determinazione assoluta; in altre parole, il «significato» di una «cosa» viene all’esistenza attraverso ciò che la «cosa» non è e in relazione a esso (Derrida et al., 2003).

I meccanismi di coping di Mark e di Clara nel sistema emotivo e relazionale della famiglia mostravano differenze. Mentre il modo di far fronte di Mark consisteva nel reagire verso l’esterno, Clara, che aveva un attaccamento problematico alla madre, ha assunto il ruolo di regolatrice emotiva dopo aver rischiato di mettere la madre in contatto con la propria vulnerabilità. Clara aveva assistito alla situazione caotica legata alla crisi della madre, e l’aveva persino aiutata, il che la collocava in una posizione di dominanza semantica su quell’argomento di conversazione. Si trovava però in una posizione ambivalente: da un lato voleva parlare, raccontare ciò che sapeva, mentre dall’altro cercava di proteggere la madre da quel tema difficile. L’insicurezza di Clara era mascherata dal suo aspetto allegro, incoerente con il suo racconto, il che indicava la presenza di almeno due voci distinte. Nell’analisi dei racconti è importante notare se «c’è congruenza tra la storia raccontata e la storia vissuta» (Rober et al., 2010, p. 36).

I presenti risultati confermano studi precedenti sull’impatto negativo dei segreti sulla comunicazione familiare, come discusso nell’introduzione. In primo luogo, abbiamo notato che uno stile comunicativo segreto produceva un clima teso e di distanziamento psicologico, generando voci di ambivalenza, esitazione e confusione. Il concetto di rivelazione selettiva (Rober et al., 2012) ha permesso di comprendere più a fondo le buone ragioni della madre per la sua riluttanza a parlare. Le sue ragioni miravano a proteggere non solo il figlio, la figlia e i familiari multigenerazionali defunti (basate sulla relazione), ma anche sé stessa (basate sull’individuo). Se si prendono sul serio le parole della madre, il suo processo personale di lutto per i suicidi della propria madre e del fratello era stato bloccato da sentimenti di rabbia che l’avevano tenuta prigioniera dell’aggressività per diversi anni. È possibile che la madre vedesse i discorsi suicidari di Mark come potenzialmente pericolosi e come una profezia che si autoavvera, tale da suscitare in lei una paura intensa. In linea con i risultati di Baird (1974) e Dreman (1977), il processo di lutto mal gestito e incompiuto della madre e la sua rabbia potrebbero aver portato alla segretezza. L’enunciato allusivo della madre, «se se ne parla, le conseguenze saranno dannose», indica che una discussione comune del segreto sarebbe pericolosa. Secondo Imber-Black (1998), i segreti pericolosi avvelenano le relazioni, creando barriere e riducendo la fiducia. Gli enunciati intesi come protezione hanno paradossalmente l’effetto opposto, aumentando le richieste emotive della situazione e l’insicurezza del clima dialogico. Uno stile comunicativo allusivo tende a fare spazio all’immaginario, e le fantasie infantili sono spesso peggiori della realtà (Fine, 1973). Nel caso presente, la comunicazione allusiva è riuscita a influenzare il clima emotivo del sistema terapeutico, portando a una disfunzione, manifestatasi nell’esclusione di Mark e Clara dalla discussione terapeutica sul tema delicato.

La segretezza ha avuto un impatto sulle decisioni dell’équipe terapeutica. In primo luogo, le decisioni della madre hanno determinato in ultima analisi di che cosa si potesse parlare in presenza di Mark e Clara. In secondo luogo, l’équipe, destinata a diventare partecipe dei segreti, si è trovata con le mani legate. Ha usato il proprio mandato per cercare di convincere la madre a dire almeno qualcosa al figlio e alla figlia. Ci si può chiedere: che cos’altro avrebbe potuto fare senza perdere la fiducia della madre? Il compito di bilanciare il bisogno infantile di parlare di temi delicati e il prendere sul serio le parole della madre era impegnativo. In questo caso, l’équipe vedeva il problema visibile di aggressività di Mark come in qualche modo connesso alle costruzioni invisibili dei segreti di famiglia.

Servendosi del genogramma, ha favorito la discussione sulle perdite passate. Nei suoi tentativi di negoziazione, si è sforzata invano di motivare la madre a parlare di questioni dolorose che avrebbero favorito un processo di lutto condiviso. L’obiettivo terapeutico della madre era ottenere aiuto per il problema di aggressività di Mark, più che parlare delle perdite passate. Non esiste una via regia per sapere con certezza se i discorsi suicidari e il comportamento aggressivo di Mark fossero connessi ai temi nascosti delle morti per suicidio dei suoi familiari. Si è tuttavia osservato che un processo di lutto bloccato (Bowen, 1978), la comunicazione segreta e la rabbia mal gestita (Baird, 1974; Dreman, 1977; Fine, 1973) possono involontariamente fare del bambino o della bambina un capro espiatorio.

In questa famiglia, la madre riteneva che i segreti di famiglia riguardanti i suicidi dei familiari fossero temi troppo minacciosi per essere discussi e condivisi insieme. Tuttavia, la sua decisione di rifiutarsi di parlare di quei suicidi con Mark e Clara era una scelta consapevole e articolata. I membri della famiglia mantenevano efficacemente l’attenzione sui loro sintomi visibili, impedendo che i temi invisibili e delicati fossero portati in modo effettivo ed esplicito al centro dell’attenzione terapeutica. Sapendo che mantenere un segreto vincola energia psichica, causando stress, solitudine e tensione, non sorprendeva che la crisi della madre sembrasse legata a sintomi da stress, sintomi indicativi di chi custodisce segreti (Kelly, 2002).

Il comportamento provocatorio di Mark può essere interpretato come una «storia di copertura» della sua vulnerabilità. Si può solo ipotizzare quale ruolo svolga la provocazione di Mark nel modello multigenerazionale della sua famiglia per affrontare sentimenti difficili, come la rabbia. Mark aveva parlato all’équipe del suo bisogno di ricevere più attenzione dai genitori e aveva manifestato un’irritazione implicita verso la madre. Gli enunciati di Mark «la mamma non mi conosce» e «io non ho bisogno di salute» possono anche essere interpretati come espressione di isolamento e solitudine. Tuttavia, gli enunciati provocatori di chi è posizionato come provocatorio rendono tipicamente l’ascolto un compito impegnativo. Gli enunciati di Mark sono stati interpretati dalle persone adulte in conformità con il suo comportamento sintomatico. Resta una domanda interessante: quale ruolo ha avuto l’assenza del padre nelle sedute in cui i segreti della famiglia sono stati proposti alla discussione comune?

Conclusioni

I risultati hanno implicazioni cliniche. Ammesso che i modelli familiari tendano a ripetersi (Bowen, 1978; Kerr and Bowen, 1988), suggeriamo che il tema dei segreti di famiglia sia preso sul serio nel contesto della terapia familiare. Si raccomanda di chiedere dei segreti di famiglia nella valutazione che precede la terapia e nei colloqui diagnostici in cui sono presenti tutti i membri della famiglia. Nel migliore dei casi, il genogramma come strumento terapeutico può arricchire i processi terapeutici, consentendo un’esplorazione aperta dei modelli e dei funzionamenti familiari multigenerazionali che potrebbero essere influenzati da segreti di famiglia (McGoldrick et al., 2008). Normalizzando il fenomeno dei segreti di famiglia, chi conduce la terapia potrebbe fare spazio a discussioni comuni su di essi e incoraggiare i membri della famiglia a parlare delle loro buone ragioni per non parlare (Rober, 2002). Secondo Tracy (2015), «i segreti di famiglia possono essere una forza motrice, in modo esplicito o implicito, per molte persone che cercano una terapia».

Un limite di questo studio di caso riguarda la generalizzabilità dei risultati. Poiché sono rimasti nascosti a Mark e Clara, gli effetti dei segreti della famiglia sul suo funzionamento restano oscuri. Pur riconoscendo che le conclusioni tratte in questo studio sono provvisorie, come tendono a esserlo negli studi di questo tipo, riteniamo che lo studio arricchisca la comprensione della natura sfaccettata e sistemica dei segreti di famiglia e dell’auto-posizionamento infantile al loro interno. Inoltre, questo studio offre una nuova prospettiva sull’utilizzo del metodo DIHC per più partecipanti quando sono presenti bambine o bambini. I disturbi della condotta infantili nel contesto dei segreti di famiglia meritano ulteriori ricerche. Nella cura psichiatrica infantile potrebbero esserci molte «storie di copertura» dietro tali diagnosi. I significati racchiusi in queste storie non possono essere avvicinati ed elaborati senza una rivelazione sicura. La terapia familiare può essere un luogo in cui esplorarli seriamente e con una curiosità rispettosa.

Complexe Systémique: in sintesi

Lo studio ha la dimensione di un singolo caso, ma illumina un momento che ogni clinico e ogni clinica conosce: quando un genitore dice «non davanti ai bambini» e la seduta vacilla. La microanalisi mostra che bambine e bambini non si limitano ad assistere al segreto. Clara chiede il permesso di parlare e racconta la sua storia con una voce troppo allegra; Mark attira la tempesta su di sé e devia la conversazione. Ciascuno a suo modo decostruisce e ricostruisce il segreto. Da un punto di vista sistemico emergono due lezioni. Primo: il sintomo di un bambino o di una bambina può proteggere il sistema tanto quanto lo esprime; lavorare sull’aggressività senza vedere il lutto bloccato rischia di mantenere il capro espiatorio. Secondo: l’équipe stessa è presa nel clima di segreto; proporre un appuntamento senza Mark e Clara sembra rispettoso, ma ratifica proprio l’esclusione contro cui Clara protesta. La via dialogica consiste meno nel forzare la rivelazione che nel parlare delle buone ragioni del silenzio, con tutta la famiglia presente. Da leggere insieme con l’articolo sul genogramma e l’articolo sulle lealtà invisibili.

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Traduzione non ufficiale in italiano di ‘Can I tell?’ Children’s participation and positioning in a secretive atmosphere in family therapy, di Mira Helimäki, Aarno Laitila e Kirsti Kumpulainen, Journal of Family Therapy, vol. 43, no 1 (2021), doi: 10.1111/1467-6427.12296, con licenza CC BY 4.0. Traduzione e impaginazione: Complexe Systémique, ottobre 2026, con l’aiuto dell’intelligenza artificiale; l’opera è stata modificata ai sensi della licenza (trascrizioni presentate sotto forma di elenchi). La traduzione non è stata realizzata né da chi firma l’articolo né dall’editore, che non rispondono del suo contenuto né di eventuali errori. Fa fede la versione originale.

Questa è una traduzione non ufficiale in italiano dell’articolo originale «‘Can I tell?’ Children’s participation and positioning in a secretive atmosphere in family therapy», pubblicato in Journal of Family Therapy (2021) con licenza CC BY 4.0. Tradotta da Complexe Systémique con l’aiuto dell’intelligenza artificiale, come indicato all’inizio di questa pagina; fa fede la versione originale.

Leggi l’articolo originale

Come citare questo articolo

Helimäki, M., Laitila, A., et Kumpulainen, K. (2021). ‘Can I tell?’ Children’s participation and positioning in a secretive atmosphere in family therapy. Complexe Systémique. https://app.complexe-systemique.com/en_GB/articles/can-i-tell-children-s-participation-and-positioning-in-a-secretive-atmosphere (Opera originale pubblicata nel 2020 in Journal of Family Therapy, 43(1) (2021); ripubblicata nel 2021 da Journal of Family Therapy, https://onlinelibrary.wiley.com/doi/full/10.1111/1467-6427.12296)

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