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Psychology and Psychotherapy: Theory, Research and Practice · Famiglia

Uno studio qualitativo multiprospettico sulle convinzioni causali riguardo alla depressione in adolescenza

Trentaquattro adolescenti olandesi con depressione clinica, le loro madri e i loro padri dicono ciascuno che cosa, secondo loro, abbia causato la depressione, e poi che cosa pensano ne pensi l’adolescente. A livello di gruppo le spiegazioni si somigliano: carattere, relazioni sociali, scuola, stress. All’interno di ciascuna famiglia coincidono poco, e i genitori sottovalutano quanto l’adolescente comprenda della propria depressione.

Autrici e autori Wilma G. M. Wentholt, Loes H. C. Janssen, Mirjam C. M. Wever, Marieke S. Tollenaar e Bernet M. Elzinga (Department of Clinical Psychology, Leiden University, e Leiden Institute for Brain and Cognition, Paesi Bassi); Lisanne A. E. M. van Houtum (stesse affiliazioni, e Department of Child and Adolescent Psychiatry/Psychology, Erasmus MC – Sophia, Rotterdam); Lenneke R. A. Alink (Institute of Education and Child Studies, Leiden University)Prima pubblicazione Psychology and Psychotherapy: Theory, Research and Practice, 23 maggio 2024Traduzione Complexe Systémique, traduzione non ufficiale assistita dall’IA

Traduzione non ufficiale in italiano di A qualitative, multi‐perspective study on causal beliefs about adolescent depression, di Wilma G. M. Wentholt, Loes H. C. Janssen, Lisanne A. E. M. van Houtum, Mirjam C. M. Wever, Marieke S. Tollenaar, Lenneke R. A. Alink e Bernet M. Elzinga, pubblicato in Psychology and Psychotherapy: Theory, Research and Practice (Wiley) (2024), doi: 10.1111/papt.12528, con licenza CC BY 4.0. Traduzione realizzata da Complexe Systémique nell’ottobre 2026 con l’aiuto dell’intelligenza artificiale: il testo originale è stato tradotto in italiano e impaginato, il che costituisce una modifica dell’opera ai sensi della licenza. Le tabelle sono presentate come elenchi (la Tabella 1, appiattita nella fonte, è stata riorganizzata per adolescenti, madri e padri); le dichiarazioni di fine articolo sono raggruppate nelle note; la dichiarazione sulla disponibilità dei dati e il materiale supplementare online (Tabelle S1–S2, Figure S1–S2) non sono riprodotti. La traduzione non è stata realizzata né da chi firma l’articolo né dall’editore, che non rispondono del suo contenuto né di eventuali errori. Fa fede la versione originale.

Lo scopo, quindi, non deve essere che l’adolescente e il genitore o i genitori abbiano la stessa prospettiva, ma piuttosto che comprendano la prospettiva gli uni degli altri e ne parlino insieme.

Wilma G. M. Wentholt, Loes H. C. Janssen, Lisanne A. E. M. van Houtum, Mirjam C. M. Wever, Marieke S. Tollenaar, Lenneke R. A. Alink e Bernet M. Elzinga

Abstract

Obiettivi. Il presente studio si proponeva di esaminare: (1.1) le convinzioni causali riguardo alla depressione in adolescenza in un campione di adolescenti con depressione clinica e delle loro madri e dei loro padri; (1.2) la sovrapposizione intrafamiliare delle convinzioni causali; (2.1) le convinzioni causali riflesse di madri e padri, ossia ciò che attribuiscono alla prospettiva dell’adolescente; (2.2) l’accuratezza delle convinzioni causali riflesse di madri e padri rispetto alle convinzioni causali dell’adolescente.

Disegno. Studio qualitativo con un approccio intrafamiliare.

Metodi. Adolescenti con una depressione clinica in atto (disturbo depressivo maggiore/distimia; N = 34) e i loro genitori (N = 34 madri, N = 26 padri) sono stati intervistati separatamente sulle loro convinzioni causali riguardo alla depressione dell’adolescente. Ai genitori è stato inoltre chiesto come percepissero le convinzioni causali dell’adolescente (ossia le convinzioni causali riflesse).

Risultati. Le convinzioni causali menzionate più spesso da adolescenti, madri e padri sono: caratteristiche dell’adolescente, fattori sociali, scuola e varie esperienze stressanti. La sovrapposizione tra genitori e adolescenti era relativamente bassa, in particolare per i temi dello smarrimento, dell’effetto cumulativo e degli eventi di vita stressanti, mentre era relativamente alta per i temi dei fattori sociali, della scuola e delle esperienze stressanti al di fuori della famiglia. I genitori erano relativamente accurati nelle loro convinzioni causali riflesse, ma tendevano a sottovalutare la comprensione che l’adolescente aveva delle possibili cause della propria depressione. L’accuratezza delle convinzioni causali riflesse dei genitori era particolarmente bassa per il tema dell’effetto cumulativo e alta per i fattori sociali.

Conclusioni. Le diverse convinzioni causali di adolescenti e genitori potrebbero essere utilizzate in ambito terapeutico. La ricerca futura potrebbe esaminare se conversazioni (guidate) possano favorire la convergenza all’interno delle famiglie e l’efficacia del trattamento.

Indicazioni per la pratica clinica

  • Ogni adolescente con depressione ha un proprio insieme personale di convinzioni causali, che può differire in modo sostanziale dalla prospettiva dei suoi genitori. È utile interrogare sia l’adolescente sia entrambi i genitori sulle loro convinzioni causali (riflesse), per comprendere i fattori in gioco e il grado di convergenza all’interno della famiglia.
  • Molte delle convinzioni causali riguardavano esperienze stressanti (in vari ambiti) e quasi un quarto delle persone adolescenti ha riferito un senso di sopraffazione dovuto all’accumulo di esperienze di vita (negative). Adolescenti in questa situazione possono trarre grande beneficio da un sostegno nell’elaborazione di queste esperienze in un contesto terapeutico, e può esservi un’occasione significativa per coinvolgere i genitori nel sostenere l’adolescente nella vita quotidiana, al di là del contesto terapeutico.
  • Interrogare sulle convinzioni causali in modo strutturato può fornire ulteriori indicazioni su tali convinzioni. Raccomandiamo a chi opera in ambito clinico di iniziare con una domanda aperta sull’argomento, di utilizzare poi un quadro dei fattori di rischio noti e di chiedere quali fattori siano percepiti specificamente come causa e come fattori di mantenimento della depressione.

CONTESTO

Gli anni dell’adolescenza sono caratterizzati da numerosi cambiamenti fisici, psicologici, cognitivi, emotivi e sociali (ad es. Sawyer et al., 2012). Essi offrono grandi opportunità (ad es. lo sviluppo emotivo; Sawyer et al., 2012), ma anche vulnerabilità, come mostra il forte aumento dei disturbi depressivi in questo periodo (ad es. Kessler et al., 2005). Nel Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali (DSM-5) sono descritti diversi disturbi depressivi, in cui «la caratteristica comune di questi disturbi è la presenza di umore triste, vuoto o irritabile, accompagnato da modificazioni somatiche e cognitive che incidono significativamente sulla capacità di funzionamento dell’individuo» (American Psychiatric Association [APA], 2013, p. 155). L’adolescente in via di sviluppo cerca di trovare il proprio posto nel mondo (sociale) circostante e di costruire la propria identità e un funzionamento autonomo (McCurdy et al., 2020; Smetana, 2010). Quando i disturbi depressivi insorgono in questa fase dello sviluppo, possono avere un impatto a lungo termine attraverso effetti negativi su diversi ambiti di vita (ad es. perturbazioni nell’ambito sociale, scolastico e familiare; Clayborne et al., 2019) e un rischio elevato di recidiva più avanti nella vita (Curry et al., 2011).

Gli studi epidemiologici mostrano che diversi fattori biologici (ad es. genetica, strutture neurali, sostanze neurochimiche, sistema immunitario), cognitivi (ad es. schemi e stile cognitivi, pessimismo, stile ruminativo, elaborazione delle informazioni) e sociali (ad es. eventi di vita, dinamiche familiari, problemi relazionali, scarso sostegno sociale) costituiscono un rischio di depressione (Dobson & Dozois, 2011). I fattori emersi dagli studi qualitativi sulle convinzioni di adolescenti riguardo alle cause della propria depressione clinica sono in larga misura in linea con questi fattori di rischio noti (Bear et al., 2021; Midgley et al., 2017; Viduani et al., 2021; Wisdom & Agnor, 2007; Wisdom & Green, 2004). Le persone adolescenti hanno convinzioni causali diverse sulla propria depressione, che possono essere raggruppate a grandi linee in tre categorie principali. La più ampia è quella delle «avversità psicosociali», come maltrattamenti, rifiuto/bullismo da parte del gruppo dei pari e problemi familiari, povertà e malattia (Bear et al., 2021; Midgley et al., 2017; Viduani et al., 2021; Wisdom & Green, 2004). In secondo luogo vengono spesso menzionati fattori di personalità (Bear et al., 2021; Midgley et al., 2017; Wisdom & Green, 2004) e, in terzo luogo, la vulnerabilità intergenerazionale (Bear et al., 2021; Midgley et al., 2017; Wisdom & Agnor, 2007). Nel contesto della vulnerabilità intergenerazionale, alcune persone partecipanti si concentrano su spiegazioni genetiche (Bear et al., 2021; Midgley et al., 2017), mentre altre menzionano spiegazioni sociali (interazioni familiari, strategie di coping, eventi negativi) (Wisdom & Agnor, 2007). Oltre a queste tre categorie principali, vengono talvolta citati le pressioni legate all’essere adolescenti (Wisdom & Green, 2004) e uno squilibrio ormonale (Midgley et al., 2017). Infine, emergono due temi trasversali. Da un lato, alcune persone adolescenti menzionano un accumulo graduale/effetto cumulativo di fattori di stress (Bear et al., 2021; Wisdom & Green, 2004), mentre altre faticano a individuare qualsiasi possibile causa (ossia lo smarrimento; Bear et al., 2021; Midgley et al., 2017). Spesso vengono menzionate più convinzioni insieme, fornendo così una spiegazione multidimensionale (Bear et al., 2021; Midgley et al., 2017).

Secondo l’approccio ecologico allo sviluppo umano di Bronfenbrenner, lo sviluppo infantile avviene in stretta interazione bidirezionale con diversi sistemi circostanti, tra i quali il sistema familiare è uno dei più vicini a chi cresce (Bronfenbrenner, 1977). Anche se l’adolescenza è tesa verso l’autonomia (McCurdy et al., 2020), i genitori sono le principali figure di accudimento e restano importanti nella vita quotidiana e nello sviluppo a lungo termine dell’adolescente (ad es. Meeus, 2016). Di conseguenza, la ricerca esaminata in modo sistematico mostra che un coinvolgimento integrato dei genitori nel trattamento della depressione in adolescenza è benefico per gli effetti del trattamento e per le dinamiche familiari (ad es. riduzione dei conflitti) (Dardas et al., 2018). Inoltre, uno studio quantitativo mostra che le convinzioni causali delle persone che prestano cura (coniugi e altri familiari) hanno un ruolo nell’aderenza al trattamento di pazienti in età adulta, con un’aderenza minore quando la depressione viene attribuita a problemi cognitivi o di atteggiamento (Sher et al., 2005). Ciò suggerisce che anche le convinzioni causali dei genitori possano avere un ruolo nel trattamento della depressione in adolescenza. Per quanto ci risulta, non esistono studi qualitativi che abbiano incluso le convinzioni causali dei genitori sulla depressione clinica dell’adolescente di cui sono genitori, né la loro comprensione delle convinzioni causali dell’adolescente. Non si sa dunque in che misura i genitori condividano convinzioni causali simili a quelle dell’adolescente o abbiano opinioni molto diverse sulle cause della sua depressione.

Convinzioni causali condivise e/o una comprensione accurata, da parte dei genitori, delle convinzioni causali dell’adolescente possono accrescere il sostegno che l’adolescente percepisce dai genitori, mentre i disaccordi sull’argomento possono essere fonte di tensioni e conflitti. Bassi livelli di sostegno ed elevati livelli di conflitto sono risultati a loro volta associati alla depressione in adolescenza, e persino predittivi di essa (Restifo & Bögels, 2009). Attualmente non esiste alcuna ricerca che abbia esaminato la sovrapposizione tra genitori e adolescenti nelle convinzioni causali e l’accuratezza delle convinzioni causali riflesse dei genitori rispetto alla prospettiva dell’adolescente; il presente studio si propone di farlo, alla luce della sua possibile rilevanza clinica.

È particolarmente utile esaminare in modo qualitativo le convinzioni causali sulla depressione clinica in adolescenza, a complemento della ricerca quantitativa. Le persone che hanno vissuto o vivono una depressione hanno una comprensione personale del proprio disturbo, che potrebbe offrire spunti tanto alla terapia quanto alla ricerca. Il trattamento psicologico della depressione è in generale efficace, ma le dimensioni dell’effetto sono modeste (Cuijpers et al., 2009) e gli effetti dei diversi tipi di trattamento psicologico individuale appaiono comparabili (Cuijpers et al., 2011). Per la depressione in adolescenza in particolare, tuttavia, un coinvolgimento integrato dei genitori sembra benefico per l’efficacia del trattamento (Dardas et al., 2018). Può essere utile includere nella ricerca e nella pratica clinica la comprensione della persona adolescente in cura e del genitore o dei genitori; è stato riscontrato che le convinzioni causali personali influenzano la preferenza per un trattamento, l’aderenza e l’esito (Hagmayer & Engelmann, 2014). Uno studio incluso nella rassegna di Hagmayer ed Engelmann (2014), per esempio, ha mostrato che la terapia interpersonale era più efficace della terapia cognitivo-comportamentale per le persone che consideravano il conflitto interpersonale come causa della propria depressione (Carter et al., 2011). Includere la prospettiva della persona in cura potrebbe quindi giovare alla ricerca sull’efficacia dei trattamenti. Prima di passare alla ricerca sui benefici dell’integrazione delle convinzioni causali nel trattamento, è necessaria una ricerca qualitativa sulle convinzioni causali tanto di adolescenti quanto dei loro genitori.

Il presente studio

Con il presente studio qualitativo intendiamo fornire nuove conoscenze sulle convinzioni causali riguardo alla depressione in adolescenza, secondo un approccio familiare multiprospettico, in un campione di adolescenti con depressione clinica e delle loro madri e dei loro padri. Più precisamente, intendiamo esaminare: (1.1) le convinzioni causali di adolescenti, madri e padri sulla depressione dell’adolescente; (1.2) in che misura le convinzioni causali di adolescenti, madri e padri si sovrappongono all’interno delle famiglie; (2.1) le ipotesi di madri e padri sulle convinzioni causali dell’adolescente (ossia le convinzioni causali riflesse); (2.2) e in che misura madri e padri sono accurati nelle loro convinzioni causali riflesse.

METODI

Partecipanti

Questo studio fa parte del progetto olandese a due generazioni e a metodi multipli «Relations and Emotions in Parent-Adolescent Interaction research» (RE-PAIR) dell’Università di Leida. L’obiettivo generale dello studio RE-PAIR è esaminare la relazione bidirezionale tra le interazioni genitori-adolescente e la depressione in adolescenza, confrontando famiglie in cui l’adolescente non presenta psicopatologie con famiglie in cui l’adolescente presenta un disturbo depressivo maggiore (DDM) o una distimia in atto (d’ora in poi «adolescenti con depressione»). Nel presente studio abbiamo incluso soltanto le famiglie in cui l’adolescente soffre di depressione.

Le famiglie sono state reclutate tramite servizi di salute mentale dell’area di Leida e tramite annunci. Il personale dei servizi di salute mentale ha informato le famiglie idonee sullo studio e ha messo in contatto il gruppo di ricerca con le famiglie interessate. Le famiglie sono state informate e sottoposte a screening (ossia un breve controllo dei criteri di inclusione ed esclusione) per telefono, ed è stato fissato un appuntamento per l’intervista diagnostica dell’adolescente con la Kiddie-Schedule for Affective Disorders and Schizophrenia – Present and Lifetime (K-SADS-PL; Reichart et al., 2000). Se tutti i criteri di inclusione ed esclusione erano soddisfatti, venivano programmate le fasi successive dello studio (vedi procedura). I criteri di inclusione per l’adolescente erano: diagnosi primaria di DDM o distimia (verificata con la K-SADS-PL), età compresa tra 11 e 17 anni al momento dell’inclusione, vivere e partecipare con almeno una figura primaria di accudimento e frequentare (o aver concluso) la scuola secondaria o un percorso di istruzione superiore. Adolescenti e genitori dovevano avere una padronanza sufficiente della lingua olandese. Se pertinente alla situazione familiare, le due figure primarie di accudimento venivano invitate a partecipare allo studio. Se nella vita dell’adolescente erano coinvolte più di due figure di accudimento, la famiglia e il gruppo di ricerca selezionavano le due che avevano i contatti più frequenti con l’adolescente. Tutte le famiglie in cui hanno partecipato due genitori erano composte da una madre e un padre. Le famiglie venivano escluse se l’adolescente stava iniziando un trattamento antidepressivo (le dosi stabili erano ammesse), se la sicurezza non poteva essere garantita a causa di tendenze suicidarie (l’ideazione suicidaria non era un criterio di esclusione) o di gravi autolesionismi, e in caso di diagnosi in comorbilità in atto di disabilità intellettiva, psicosi, disturbi alimentari, disturbi da uso di sostanze o disturbi dello spettro autistico. Questi disturbi in comorbilità costituivano criteri di esclusione a causa del loro impatto sul funzionamento cognitivo e comportamentale nelle interazioni sociali, rilevante data l’attenzione del progetto più ampio alle interazioni genitori-adolescente. In totale sono state contattate 70 famiglie ritenute idonee allo studio, di cui 34 sono state incluse e hanno partecipato al presente studio.

In totale, 35 famiglie in cui l’adolescente soffriva di depressione (N = 35) e i loro genitori (N = 62) hanno partecipato a RE-PAIR tra luglio 2018 e febbraio 2022. Di queste 35, una famiglia (con n = 2 genitori) era stata inizialmente reclutata come famiglia di controllo sana, ma durante l’intervista K-SADS-PL è emerso che l’adolescente presentava un DDM in atto. I dati dell’intervista qualitativa rilevanti per il presente studio non erano quindi disponibili per questa famiglia. Ne è risultato un campione totale di 34 famiglie con adolescente con depressione (N = 34, 79,4% di sesso femminile) e delle loro madri (N = 34, 97,1% madri biologiche) e dei loro padri (N = 26, 92,3% padri biologici). La maggioranza aveva una diagnosi primaria di DDM (n = 27) e sette adolescenti avevano una diagnosi primaria di distimia. Le caratteristiche demografiche del campione sono presentate nella Tabella 1. Tutte le famiglie avevano cercato un aiuto professionale per l’adolescente, ma abbiamo osservato una grande variabilità nel tipo di figura professionale (ad es. dall’assistente sociale della scuola fino alla psicologa o allo psicologo abilitati) e nel tipo e nella frequenza delle sedute (da chi era attualmente in lista d’attesa a sedute (bi)settimanali fino a un anno e mezzo) (Tabella 1). Nessuna delle famiglie aveva ricevuto interventi di sostegno alla genitorialità o trattamenti a base familiare in relazione alla depressione dell’adolescente.

Tabella 1 — Caratteristiche demografiche delle persone partecipanti.

Valori: M (DS)/% (n); intervallo tra parentesi quadre.

Adolescenti (N = 34)

  • Età al giorno della ricerca. 15.67 (1.51) [12.65–18.09].
  • Sesso biologico, femminile. 79.4 (27).
  • Istruzione. Istruzione professionale di base (olandese: VMBO): 17.6 (6); istruzione secondaria generale superiore (olandese: HAVO): 17.6 (6); istruzione preuniversitaria (olandese: VWO): 35.3 (12); istruzione professionale secondaria (olandese: MBO): 14.7 (5); istruzione professionale superiore (olandese: HBO): 5.9 (2); altro: 8.8 (3).
  • Etnia, europea bianca. 64.7 (22).
  • Genitori divorziati/separati. 47.1 (16).
  • Sintomatologia depressiva (PHQ-9). 20.06 (4.75) [9.00–27.00].
  • Psicopatologia in comorbilità in atto (K-SADS-PL). Disturbo/i d’ansia: 44.1 (15); altro/i disturbo/i (ossia ADHD, DOC, DC): 8.8 (3); disturbo/i d’ansia e altro/i disturbo/i: 11.8 (4); nessun disturbo in comorbilità: 34.3 (12).
  • Aiuto professionale/trattamento. Mai, ma attualmente in lista d’attesa o con colloquio di accoglienza avviato: 41.2 (14); in passato, sedute con terapeuta in possesso di abilitazione: 26.5 (9); attualmente, sedute con terapeuta in possesso di abilitazione: 32.4 (11).
  • Eventi di vita stressanti (LES). Perdita stressante: 0.29 (0.46) [0.00–1.00]; minacce stressanti per la salute: 0.85 (1.35) [0.00–6.00]; sfide relazionali o situazionali stressanti: 2.29 (1.71) [0.00–6.00].
  • Childhood Trauma Questionnaire (CTQ-SF). Abuso emotivo: 8.71 (3.70) [5.00–18.00]; trascuratezza emotiva: 11.06 (3.32) [500–19.00]; punteggio totale: 35.38 (7.41) [24.00–56.00].

Madri (N = 34)

  • Età. 47.90 (4.89) [36.51–54.95].
  • Istruzione. Scuola secondaria: 29.4 (10); istruzione professionale secondaria (olandese: MBO): 17.6 (6); istruzione professionale superiore o università (olandese: HBO, WO): 52.9 (18).
  • Etnia, europea bianca. 79.4 (27).
  • Sintomatologia depressiva (PHQ-9). 5.74 (5.47) [0.00–26.00].
  • Indicazione di disturbi psicologici (MINI). Disturbo/i psicologico/i in atto: 38.2 (13); DDM/distimia in atto: 20.6 (7); disturbo/i psicologico/i pregresso/i: 55.9 (19); DDM/distimia pregressi: 38.2 (13).

Padri (N = 26)

  • Età. 53.16 (5.09) [42.28–64.64].
  • Istruzione. Scuola secondaria: 11.5 (3); istruzione professionale secondaria (olandese: MBO): 26.9 (7); istruzione professionale superiore o università (olandese: HBO, WO): 61.5 (16).
  • Etnia, europea bianca. 76.9 (20).
  • Sintomatologia depressiva (PHQ-9). 4.08 (4.56) [0.00–21.00].
  • Indicazione di disturbi psicologici (MINI). Disturbi psicologici in atto: 26.9 (7); DDM/distimia in atto: 3.8 (1); disturbi psicologici pregressi: 34.6 (9); DDM/distimia pregressi: 26.9 (7).

Nota: PHQ-9, LES, K-SADS, CTQ-SF e MINI sono descritti nella sezione dei Materiali supplementari. I disturbi d’ansia in comorbilità includono il DPTS. I disturbi in comorbilità escludono i disturbi «probabili» e i disturbi in remissione (parziale). Il punteggio totale del CTQ-SF esclude gli item di minimizzazione. Abbreviazioni: ADHD, disturbo da deficit di attenzione/iperattività; DC, disturbo della condotta; DDM, disturbo depressivo maggiore; DOC, disturbo ossessivo-compulsivo.

Procedura e strumenti

La partecipazione allo studio RE-PAIR comprendeva quattro parti: questionari online, una giornata di ricerca in laboratorio, 14 giorni consecutivi di Ecological Momentary Assessment e una sessione di risonanza magnetica funzionale (fMRI). Tutte le spese di viaggio sono state rimborsate. Le persone adolescenti hanno ricevuto un compenso in denaro di 15–35 euro e i genitori di 73–103 euro, a seconda delle parti dello studio a cui avevano partecipato. Nel presente studio abbiamo utilizzato soltanto i dati dell’intervista qualitativa svolta durante la giornata di ricerca e dei questionari online. I dati delle altre parti dello studio sono presentati altrove (Janssen et al., 2020, 2021, 2023, 2024; van Houtum, van Schie et al., 2023; van Houtum, Wever, et al., 2023; van Houtum et al., 2021, 2022; Veenman et al., 2024; Wever, van Houtum, Janssen, Spruit, et al., 2022; Wever, van Houtum, Janssen, Wentholt, et al., 2022; Wever et al., 2021, 2023, 2024).

Le interviste qualitative semistrutturate sono state condotte e audioregistrate da personale di ricerca formato (con dottorato in corso) e da assistenti di ricerca (dai corsi di laurea triennale in Psicologia clinica e in Psicologia dell’infanzia e dell’adolescenza) al termine della giornata di ricerca, in uno spazio riservato e tranquillo, con ciascun membro della famiglia separatamente. L’intervista conteneva domande su più argomenti, tra cui le convinzioni causali sulla depressione dell’adolescente. Per rilevare queste convinzioni causali, abbiamo cominciato con una domanda aperta: «Secondo lei, quali sono le possibili cause dei sintomi depressivi (suoi o dell’adolescente)?» (d’ora in poi «convinzioni causali spontanee»). Successivamente, abbiamo consegnato alle persone partecipanti un quadro dei fattori di rischio della depressione in adolescenza fondati su basi scientifiche, tratto dal lavoro di Hansson et al. (2010) (quadro presentato nella Tabella S1), e abbiamo chiesto: «Studi scientifici precedenti hanno individuato diverse possibili cause. Guardando questo quadro, vede dei fattori che potrebbero aver avuto un ruolo causale nei sintomi depressivi (suoi o dell’adolescente)?» (d’ora in poi «convinzioni causali sollecitate»). Infine, abbiamo chiesto ai genitori: «Secondo lei, che cosa vede l’adolescente come possibili cause?» (d’ora in poi «convinzioni causali riflesse»). Le registrazioni audio delle interviste complete sono state trascritte con il software Amberscript (Amberscript, 2022), anonimizzate e verificate e corrette manualmente da assistenti di ricerca indipendenti.

Lo studio RE-PAIR è stato approvato nel maggio 2018 dal Comitato etico medico del Leiden University Medical Centre (NL62502.058.17) ed è stato condotto in conformità con la Dichiarazione di Helsinki e con la legge olandese sulla ricerca medica che coinvolge soggetti umani (WMO). Le persone partecipanti hanno firmato un consenso informato, ed entrambi i genitori titolari della responsabilità genitoriale hanno firmato un ulteriore consenso informato se l’adolescente aveva meno di 16 anni.

Analisi qualitative

Abbiamo utilizzato il software ATLAS.ti (ATLAS.ti Scientific Software Development GmbH, 2022) e seguito il metodo della grounded theory per l’analisi tematica dei dati qualitativi (ossia codifica aperta, assiale e selettiva) con un approccio iterativo (Boeije, 2010). Tre assistenti della laurea triennale hanno codificato tre interviste, sviluppato un albero di codifica iniziale (codifica aperta e assiale) e discusso i temi con le persone responsabili della codifica (WW e BE). Quattro interviste sono state codificate utilizzando l’albero di codifica per ottenere ulteriori informazioni sui temi rilevanti. I temi sono stati discussi con le persone responsabili della codifica e l’albero di codifica è stato rivisto. Successivamente, a sei assistenti della laurea triennale è stato presentato questo albero di codifica, e hanno codificato tutte le 94 interviste due volte, in due cicli di codifica iterativa nei quali nessuna persona ha mai codificato più interviste della stessa famiglia. Punti poco chiari e considerazioni sono stati segnalati e discussi con le persone responsabili della codifica. Le informazioni emerse dalla codifica svolta dal gruppo di assistenti e dalle riunioni di intervisione sono state utilizzate per rivedere l’albero di codifica. Infine, una persona iscritta alla laurea triennale è stata introdotta al sistema, ha codificato tre interviste di prova, e la codifica di nove interviste (codificate in doppio da WW) è stata discussa in modo approfondito con WW, prima firma dell’articolo. Questa persona ha poi codificato le restanti 85 interviste (94 interviste in totale meno le nove codificate in doppio), ha segnalato i punti poco chiari e ha discusso il consenso con le persone responsabili della codifica. L’albero di codifica finale e le regole di codifica aggiuntive sono riportati nella sezione dei Risultati supplementari.

Sovrapposizione intrafamiliare e accuratezza dei genitori nelle convinzioni causali riflesse

Per ciascuna diade madre–adolescente e padre–adolescente abbiamo calcolato due punteggi: un punteggio di sovrapposizione intrafamiliare delle convinzioni causali e un punteggio di accuratezza delle convinzioni causali riflesse dei genitori rispetto alle convinzioni causali dell’adolescente. I punteggi di sovrapposizione intrafamiliare si basavano sulla parte spontanea dell’intervista, per cogliere le convinzioni idiosincratiche delle persone partecipanti. Le domande sulle convinzioni causali riflesse sono state poste ai genitori dopo che avevano visto il quadro di sollecitazione nel contesto delle proprie convinzioni causali. Pertanto, i punteggi di accuratezza si basavano sulle convinzioni causali riflesse dei genitori rispetto al totale (parte spontanea e parte sollecitata dell’intervista) delle convinzioni causali dell’adolescente.

I punteggi di sovrapposizione intrafamiliare e di accuratezza dei genitori sono stati calcolati separatamente, ma in modo analogo. A ciascun tema principale menzionato soltanto dall’adolescente o soltanto dal genitore all’interno della diade sono stati assegnati zero punti, e a ciascun tema principale menzionato sia dall’adolescente sia dal genitore all’interno della diade è stato assegnato un punto. I temi principali non menzionati né dall’adolescente né dal genitore non sono stati inclusi nel punteggio di sovrapposizione e di accuratezza. La somma di questi punteggi per tema principale è stata divisa per il numero totale di temi principali menzionati (dall’adolescente e/o dal genitore). Il punteggio di sovrapposizione intrafamiliare andava dall’assenza di sovrapposizione nelle convinzioni causali (con un punteggio medio di zero) alla sovrapposizione completa per ciascun tema menzionato (punteggio medio di uno). Il punteggio di accuratezza intrafamiliare andava da convinzioni causali riflesse dei genitori del tutto inaccurate (con un punteggio medio di zero) a convinzioni causali riflesse dei genitori del tutto accurate (con un punteggio medio di uno). Inoltre, per ciascun tema principale abbiamo visualizzato la sovrapposizione e l’accuratezza intrafamiliari in diagrammi di Venn proporzionali all’area, utilizzando un’applicazione online (https://eulerr.co/) basata sul pacchetto R eulerr (versione 6.1.1) (Larsson, 2021).

RISULTATI

Sulla base dell’analisi tematica abbiamo individuato 12 temi ampi con un totale di 39 sottotemi sottostanti (Tabella S2). Una breve descrizione e le frequenze di tutti i (sotto)temi sono riportate nella Tabella S2 e nei Risultati supplementari. La Tabella S1 presenta i temi relativi alla parte sollecitata dell’intervista. Le statistiche descrittive della durata delle interviste, del numero di (sotto)temi (riflessi) e dei punteggi di sovrapposizione e di accuratezza intrafamiliari sono presentate nella Tabella 2. Abbiamo assegnato a ciascuna famiglia un secondo numero, casuale, per garantire l’anonimato nella citazione dei frammenti.

Tabella 2 — Statistiche descrittive delle interviste qualitative.

Valori: M (DS) [intervallo].

  • Durata dell’intervista completa in minuti. Adolescenti (N = 34): 13 (5) [5–33]; madri (N = 34): 27 (12) [10–62]; padri (N = 26): 27 (12) [8–57].
  • Convinzioni causali, numero di temi spontanei. Adolescenti (N = 34): 2.65 (1.50) [1.00–7.00]; madri (N = 34): 3.82 (1.29) [2.00–8.00]; padri (N = 26): 3.31 (1.76) [1.00–7.00].
  • Convinzioni causali, numero totale di temi. Adolescenti (N = 34): 3.68 (1.68) [1.00–9.00]; madri (N = 34): 5.29 (1.75) [2.00–10.00]; padri (N = 26): 5.23 (1.70) [1.00–9.00].
  • Convinzioni causali, numero di sottotemi spontanei. Adolescenti (N = 34): 3.44 (2.12) [1.00–9.00]; madri (N = 34): 5.30 (1.85) [2.00–11.00]; padri (N = 26): 4.54 (2.77) [1.00–10.00].
  • Convinzioni causali, numero totale di sottotemi. Adolescenti (N = 34): 5.27 (2.70) [2.00–14.00]; madri (N = 34): 8.70 (3.28) [4.00–16.00]; padri (N = 26): 7.85 (3.33) [1.00–14.00].
  • Numero totale di temi delle convinzioni causali riflessea. Madri (N = 34): 2.42 (1.36) [1.00–6.00]; padri (N = 26): 1.78 (1.04) [0.00–4.00].
  • Numero totale di sottotemi delle convinzioni causali riflessea. Madri (N = 34): 2.97 (2.02) [1.00–8.00]; padri (N = 26): 2.00 (1.17) [0.00–4.00].
  • Punteggio di sovrapposizione nelle diadi adolescente–genitore. Madri (N = 34): 0.31 (0.19) [0.00–0.80]; padri (N = 26): 0.22 (0.25) [0.00–1.00].
  • Punteggio di accuratezza delle convinzioni causali riflesse dei genitoria. Madri (N = 34): 0.34 (0.23) [0.00–1.00]; padri (N = 26): 0.23 (0.20) [0.00–0.67].

Nota: i temi con un solo sottotema (ossia «Smarrimento», «Effetto cumulativo», «Mancanza di comprensione/sostegno percepiti») sono stati inclusi sia nel numero dei temi principali sia in quello dei sottotemi. Spontanee = convinzioni causali della parte spontanea dell’intervista; Totale = totale delle convinzioni causali nelle parti spontanea e sollecitata dell’intervista; convinzioni causali riflesse = ipotesi di madri e padri sulle convinzioni causali dell’adolescente. I punteggi di sovrapposizione si basano sulla parte spontanea dell’intervista, i punteggi di accuratezza sull’intervista totale dell’adolescente (parte spontanea più parte sollecitata). a Dati mancanti sulle convinzioni causali riflesse per n = 3 madri e n = 3 padri. Per questa parte n = 31 madri e n = 23 padri, su n = 33 famiglie.

Convinzioni causali spontanee di adolescenti, madri e padri (Obiettivo 1.1)

Dato l’elevato numero di temi, ci concentreremo sulle prime cinque convinzioni causali per membro della famiglia (Tabella 3), che comprendono i temi «Sociale», «Caratteristiche dell’adolescente», «Stress nel contesto familiare», «Evento di vita stressante», «Scuola», «Intergenerazionale», «Scuola» e «Pubertà». Le prime cinque convinzioni causali spontanee di adolescenti, madri e padri erano relativamente simili per quanto riguarda i temi «Sociale», «Caratteristiche dell’adolescente» e le esperienze stressanti (Tabella 3). «Sociale» (tema principale per le persone adolescenti) e «Caratteristiche dell’adolescente» (tema principale per i genitori) erano nel complesso i temi di convinzioni causali menzionati più spesso (Risultati supplementari) da adolescenti e genitori. Il tema «Sociale» comprendeva affermazioni su esperienze interpersonali negative di intensità variabile, da esperienze sociali della vita quotidiana come «le mie amicizie mi sembrano un po’, ehm, sbilanciate […] Come se io capissi cosa passa per la testa alle mie amicizie, ma loro non capissero me» (#100, ragazza) fino a esperienze gravi come «be’, ehm, in pratica sono stata bullizzata da chi mi allenava per un anno intero. Sapeva come rigirare le cose, far sembrare che fosse colpa mia» (#156, ragazza). Il tema «Caratteristiche dell’adolescente» comprendeva affermazioni su caratteristiche legate all’adolescente (alla sua personalità) e presenti in tutti i contesti; da affermazioni specifiche come «è sempre stato sensibile, il che forse lo rende più vulnerabile ai momenti difficili […] Si preoccupa di cose che vanno oltre la sua età» (#184, madre di un ragazzo) ad affermazioni più generali come «è semplicemente qualcosa nel suo carattere» (#29, padre di una ragazza).

Tabella 3 — Le prime cinque convinzioni causali per tipo di membro della famiglia.

Temi classificati da 1 a 5 (%).

  • Adolescenti (N = 34), spontanee. 1. Sociale (41.2); 2. Evento di vita stressante (38.2); 3. Caratteristiche dell’adolescente (35.3); 4. Scuola (35.3); 5. Stress nel contesto familiare (32.3).
  • Adolescenti (N = 34), totale. 1. Sociale (52.9); 2. Evento di vita stressante (52.9); 3. Stress nel contesto familiare (50.0); 4. Caratteristiche dell’adolescente (50.0); 5. Scuola (47.1).
  • Madri (N = 34), spontanee. 1. Caratteristiche dell’adolescente (85.3); 2. Stress nel contesto familiare (50.0); 3. Sociale (47.1); 4. Pubertà (41.2); 5. Scuola (35.3).
  • Madri (N = 34), totale. 1. Caratteristiche dell’adolescente (91.2); 2. Sociale (67.6); 3. Scuola (64.7); 4. Stress nel contesto familiare (61.8); 5. Intergenerazionale (58.8).
  • Madri, riflessea. 1. Caratteristiche dell’adolescente (45.2); 2. Sociale (41.9); 3. Stress nel contesto familiare (32.3); 4. Evento di vita stressante (25.8); 5. Scuola e Smarrimento (entrambi 22.7).
  • Padri (N = 26), spontanee. 1. Caratteristiche dell’adolescente (57.7); 2. Intergenerazionale (42.3); 3. Stress nel contesto familiare (38.5); 4. Sociale (34.6); 5. Uso dei media (30.8).
  • Padri (N = 26), totale. 1. Caratteristiche dell’adolescente (76.9); 2. Sociale (76.9); 3. Intergenerazionale (69.2); 4. Stress nel contesto familiare (65.4); 5. Evento di vita stressante (57.7).
  • Padri, riflessea. 1. Caratteristiche dell’adolescente (30.4); 2. Sociale (26.1); 3. Stress nel contesto familiare (26.1); 4. Evento di vita stressante (21.7); 5. Smarrimento (21.7).

Nota: Spontanee = convinzioni causali della parte spontanea dell’intervista; Totale = totale delle convinzioni causali nelle parti spontanea e sollecitata dell’intervista; Riflesse = ipotesi di madri e padri sulle convinzioni causali dell’adolescente. a Dati mancanti sulle convinzioni causali riflesse per n = 3 madri e n = 3 padri. Per questa parte n = 31 madri e n = 23 padri, su n = 33 famiglie.

Una terza convinzione causale importante per adolescenti, madri e padri erano le esperienze di vita stressanti. Il tema «Stress nel contesto familiare» (tra i primi cinque per adolescenti, madri e padri) comprendeva affermazioni su esperienze stressanti (spesso croniche) nel contesto familiare, per esempio: «soprattutto per il divorzio dei miei genitori e la situazione difficile con mio padre» (#177, ragazza) e «è cresciuta in una famiglia con tantissimi litigi, ehm, credo che si possa definire violenza domestica psicologica. E, ehm, be’, a un certo punto succedeva ogni giorno e lei ha dato l’allarme, non ce la faceva più» (#45, madre di una ragazza). Le persone partecipanti hanno inoltre menzionato «Eventi di vita stressanti» acuti e specifici (tra i primi cinque per le persone adolescenti), come: «ha visto suo padre ammanettato e portato via dalla polizia» (#83, madre di una ragazza) e «ho visto mia nonna morire in casa sua, ha avuto un infarto. Sono stata lì dall’inizio alla fine, è caduta a terra e mia mamma era nel panico» (#20, ragazza).

Anche il tema «Scuola» è stato menzionato spesso da adolescenti (tra i primi cinque), madri (tra i primi cinque) e padri (tra i primi sei). Questo tema comprendeva affermazioni sulla pressione a rendere a scuola e su altri fattori di stress in ambito scolastico, per esempio: «a scuola già non andavo molto bene e non stavo bene. E poi a scuola tutto il corpo docente, e anche mia mamma, mi stava col fiato sul collo. Era diventato tutto troppo e semplicemente non me ne importava più niente» (#72, ragazza).

Il tema «Intergenerazionale» è stato menzionato spesso da madri e padri (tra i primi due) e comprendeva affermazioni esplicite sul riconoscimento di determinate caratteristiche (da affermazioni vaghe fino alla depressione clinica in senso specifico) in altri membri della famiglia e/o sulla loro attribuzione a un’eredità genetica. Le persone adolescenti hanno menzionato raramente il tema «Intergenerazionale» senza sollecitazione, mentre quasi la metà lo ha menzionato dopo la sollecitazione: «Credo che sia anche una questione genetica, e le persone seguono l’esempio» (#95, padre di una ragazza).

Il tema «Uso dei media» figurava tra le prime cinque convinzioni causali spontanee dei padri, ma non tra quelle delle madri e delle persone adolescenti. Questo tema comprendeva affermazioni sugli effetti negativi dell’uso dei media, come: «se passi molto tempo su Instagram e vedi le cose divertenti degli altri, questo può davvero offuscarle lo sguardo» (#58, padre di una ragazza). Il tema «Pubertà», invece, figurava tra le prime cinque convinzioni causali spontanee delle madri, ma non tra quelle dei padri e delle persone adolescenti. Questo tema comprendeva affermazioni sulla pubertà e sulle turbolenze che la accompagnano, per esempio: «prima di tutto credo la sua età e le fluttuazioni ormonali e cose del genere» (#54, madre di una ragazza).

Sovrapposizione intrafamiliare (Obiettivo 1.2)

Per presentare visivamente la distribuzione dei punteggi di sovrapposizione (Figura 1a), abbiamo classificato i genitori in base all’assenza di sovrapposizione, a una sovrapposizione moderata (punteggio di sovrapposizione 0.01–0.49) e a una sovrapposizione elevata (punteggio di sovrapposizione pari o superiore a 0.50) delle loro convinzioni causali con quelle dell’adolescente. I padri avevano in media un punteggio di sovrapposizione più basso delle madri (Tabella 2), mostravano più spesso un’assenza totale di sovrapposizione e meno spesso una sovrapposizione moderata con l’adolescente (Figura 1a).

(a) Frequenze della sovrapposizione intrafamiliare delle convinzioni causali, per categorie. (b) Frequenze dell’accuratezza intrafamiliare delle convinzioni causali riflesse, per categorie. Nota: No = sovrapposizione/accuratezza nulla
FIGURA 1. (a) Frequenze della sovrapposizione intrafamiliare delle convinzioni causali, per categorie. (b) Frequenze dell’accuratezza intrafamiliare delle convinzioni causali riflesse, per categorie. Nota: No = sovrapposizione/accuratezza nulla; moderata = sovrapposizione/accuratezza 0.01–0.49; elevata ≥0.50 di sovrapposizione/accuratezza.

Abbiamo visualizzato la sovrapposizione intrafamiliare per i temi delle convinzioni causali in diagrammi di Venn (i primi cinque temi sono presentati nella Figura 2; tutti i temi nella Figura S1). L’esame di questi diagrammi di Venn ha fornito indicazioni sui modelli di sovrapposizione, che in questa sezione abbiamo ordinato dalla sovrapposizione più bassa alla più alta. I temi trasversali «Smarrimento» ed «Effetto cumulativo» erano quelli con la sovrapposizione genitori–adolescente più bassa (Figura S1). «Smarrimento» indica che la persona partecipante non comprendeva la causa della depressione ed «Effetto cumulativo» indica che la persona partecipante ha menzionato esplicitamente un accumulo di più fattori come causa della depressione. Si trattava di temi importanti per le persone adolescenti, ma menzionati meno spesso dai loro genitori. Una ragazza, per esempio, ha detto: «è stato un accumulo di piccole cose […] che sono diventate sempre di più, e questo ha prodotto molto stress e la cosa [i sintomi depressivi] è peggiorata» (#156), mentre nessuno dei suoi genitori ha menzionato esplicitamente questo «Effetto cumulativo». Le famiglie in cui il genitore o entrambi i genitori non avevano alcuna sovrapposizione con l’adolescente (n = 3) riguardavano sempre adolescenti che avevano menzionato soltanto un senso di «Smarrimento» – «Davvero non lo so» (#1, ragazza) – mentre il genitore o i genitori avevano menzionato più convinzioni causali, ma non lo «Smarrimento». La sovrapposizione genitori–adolescente era relativamente bassa anche per «Evento di vita stressante», soprattutto quando l’adolescente menzionava eventi esterni al contesto familiare, come: «io e la mia ragazza ci siamo lasciati e, ehm, c’è stata una rapina al lavoro» (#53, menzionato da un ragazzo, ma non da sua madre). I casi di sovrapposizione genitori–adolescente riguardavano invece più spesso eventi interni al contesto familiare, come la morte di un nonno o di una nonna.

Diagrammi di Venn della sovrapposizione intrafamiliare nelle convinzioni causali spontanee, primi cinque temi.
FIGURA 2. Diagrammi di Venn della sovrapposizione intrafamiliare nelle convinzioni causali spontanee, primi cinque temi.

Abbiamo osservato una sovrapposizione genitori–adolescente relativamente alta per «Sociale», «Scuola» e «Stress fuori dal contesto familiare»; e una sovrapposizione madre–adolescente relativamente alta (ma padre–adolescente bassa) per «Caratteristiche dell’adolescente» e «Stress nel contesto familiare» (Figura 2; Figura S1). I membri della famiglia coincidevano spesso nel menzionare come convinzioni causali «[io/lei] non avevo/aveva davvero amici» (#131, menzionato da una ragazza e da sua madre, ma non dal padre) e «l’isolamento sociale [dovuto alla pandemia di COVID-19]» (#120, menzionato da una ragazza, da sua madre e da suo padre).

Convinzioni causali tematiche che i genitori attribuiscono alla prospettiva dell’adolescente (Obiettivo 2.1)

I dati sulle convinzioni causali riflesse dei genitori riguardo alla prospettiva dell’adolescente mancavano per alcuni genitori (n = 3 madri, n = 3 padri), con un campione risultante di 31 madri e 23 padri appartenenti a 33 famiglie. Dato l’elevato numero di temi, ci concentreremo sulle prime cinque convinzioni causali riflesse per membro della famiglia (Tabella 3), che comprendono i temi «Sociale», «Caratteristiche dell’adolescente», «Stress nel contesto familiare», «Evento di vita stressante», «Scuola», «Scuola» e «Smarrimento». Le prime cinque convinzioni causali riflesse (Tabella 3) erano quasi identiche per madri e padri, e i temi comparivano anche tra i primi cinque (totali) delle persone adolescenti. Il tema principale delle convinzioni causali riflesse dei genitori era «Caratteristiche dell’adolescente»; per esempio hanno detto: «Forse la sua autostima, credo che lei sappia o senta che per lei è molto importante quello che gli altri dicono di lei» (#102, padre di una ragazza) oppure «è davvero convinta che le manchi una sostanza chimica nel cervello» (#191, madre di una ragazza). «Sociale» e «Stress in famiglia» erano il secondo e il terzo tema più importante delle convinzioni causali riflesse dei genitori. Per esempio, il padre di una ragazza ha detto: «Credo che parlerà del fatto di essere rifiutata dagli altri, di avere pochi amici» (#89), e la madre di una ragazza ha detto: «e, ehm, credo che [nome] dirà che le manca molto la sua famiglia [che vive all’estero]» (#102). Al quarto posto, i genitori hanno menzionato gli «Eventi di vita stressanti» come convinzione causale riflessa. Per esempio, entrambi i genitori di una ragazza hanno detto: «parlerà di […] situazioni simili ad aggressioni» (#120), ed entrambi i genitori di un ragazzo hanno detto: «parlerà di quello che è successo con il suo amico [suicidio]» (#138). Al quinto posto, i genitori hanno menzionato la «Scuola» come convinzione causale riflessa. Un padre, per esempio, ha detto: «mmh sì, forse problemi a scuola» (#102, ragazza). Infine, lo «Smarrimento» compariva tra i primi cinque temi delle convinzioni causali riflesse dei genitori. Una madre, per esempio, ha detto: «[nome] ha detto di recente che non c’è alcun motivo per cui lei sia depressa, quindi non sa perché» (#112, ragazza). Questo tema non compariva tra i primi cinque (totali) delle persone adolescenti, ma è stato comunque menzionato spesso (26,5%; Tabella S2).

Accuratezza intrafamiliare (Obiettivo 2.2)

I punteggi di accuratezza per categorie sono presentati visivamente nella Figura 1b. I genitori hanno menzionato i temi principali riflessi meno spesso e avevano una media (numerica) di temi riflessi più bassa rispetto alla frequenza con cui le persone adolescenti menzionavano gli stessi temi come proprie convinzioni causali (totali) (Tabella 2). I padri avevano in media un punteggio di accuratezza più basso delle madri (Tabella 2), erano un po’ più spesso del tutto inaccurati e meno spesso molto accurati (Figura 1b). Abbiamo visualizzato l’accuratezza intrafamiliare per i temi delle convinzioni causali riflesse in diagrammi di Venn (Figura S2). L’esame di questi diagrammi di Venn ha fornito indicazioni sui modelli di accuratezza, che in questa sezione abbiamo ordinato dall’accuratezza più bassa alla più alta. Le famiglie in cui il genitore o entrambi i genitori erano del tutto inaccurati nelle loro convinzioni causali riflesse erano famiglie in cui il genitore o i genitori avevano detto che l’adolescente avrebbe faticato a indicare convinzioni causali («Smarrimento»; due famiglie), non avevano detto nulla sulle convinzioni causali dell’adolescente ma si erano dilungati sulla propria prospettiva (una famiglia), oppure avevano menzionato temi completamente diversi da quelli dell’adolescente (tre famiglie). Inoltre, nessun genitore ha previsto correttamente che l’adolescente avrebbe menzionato un «Effetto cumulativo» come convinzione causale, mentre questo tema è stato menzionato esplicitamente da quasi un quarto delle persone adolescenti. Una ragazza, per esempio, ha detto: «be’, ehm, è perché la mia situazione a casa è cambiata […] da lì è andata sempre peggio […] È un accumulo del passato, delle elementari, di persone a me vicine che mi hanno delusa e abbandonata e cose così, e del cambiamento della mia situazione a casa. Una combinazione di queste cose» (#89), mentre né la madre né il padre hanno menzionato esplicitamente questo effetto cumulativo quando è stato chiesto loro quali fossero le convinzioni causali della figlia. Anche l’accuratezza delle convinzioni causali riflesse dei genitori era bassa per «Intergenerazionale». Va tuttavia tenuto presente che solo due adolescenti hanno menzionato spontaneamente questo tema e che la maggior parte lo ha menzionato soltanto dopo la sollecitazione tramite il quadro.

Diversi temi mostravano un’accuratezza moderata delle convinzioni causali riflesse dei genitori. I temi «Smarrimento» e «Caratteristiche dell’adolescente» sono stati menzionati da un numero di adolescenti (come convinzioni causali) approssimativamente pari a quello dei genitori (come convinzioni causali riflesse). Tuttavia, a livello intrafamiliare, madri e padri erano all’incirca tanto spesso inaccurati quanto accurati nel riflettere i temi, eccetto le madri per «Caratteristiche dell’adolescente» (più spesso accurate che inaccurate). I temi «Stress nel contesto familiare», «Scuola» ed «Evento di vita stressante» erano sottostimati dai genitori: i genitori che li menzionavano come convinzioni causali riflesse erano nettamente meno numerosi delle persone adolescenti che li menzionavano come convinzioni causali. Tuttavia, i genitori che menzionavano questi temi avevano relativamente spesso ragione nel prevedere che l’adolescente li avesse menzionati. I padri erano notevolmente accurati nel considerare lo «Stress fuori dal contesto familiare» come convinzione causale riflessa.

I genitori erano particolarmente accurati nelle loro convinzioni causali riflesse per i temi «Sociale» e «Uso dei media». Il tema «Uso dei media» era una convinzione causale importante per i padri nella loro prospettiva, ma nessuna madre e nessun padre lo ha indicato come convinzione causale riflessa quando è stato chiesto loro della prospettiva dell’adolescente, e in effetti il tema non è stato menzionato da nessuna persona adolescente. «Sociale» era un tema importante per le persone adolescenti (n = 18) e, per la maggior parte di loro (n = 13), uno o entrambi i genitori lo hanno menzionato correttamente come convinzione causale riflessa.

Risultati esplorativi clinicamente rilevanti

Vanno menzionate tre osservazioni rilevanti nel contesto clinico. In primo luogo, il quadro dei fattori di rischio noti ha aiutato le persone adolescenti a formulare le loro convinzioni causali. Ciò si riflette nel forte aumento del tema «Intergenerazionale» dalla parte spontanea alla parte sollecitata dell’intervista (Tabella S2). Inoltre, tre adolescenti avevano menzionato nella parte spontanea dell’intervista soltanto un senso di «Smarrimento», senza alcuna convinzione causale specifica. Tutte e tre le persone hanno menzionato una (cioè «Intergenerazionale») o più convinzioni causali quando è stato presentato loro il quadro. In secondo luogo, le persone partecipanti hanno menzionato alcuni temi specificamente come fattori di mantenimento o di peggioramento, piuttosto che come cause dirette della depressione. Ciò valeva per i temi «Caratteristiche dell’adolescente», «Stress fuori dal contesto familiare», «Evento di vita stressante» e «Scuola». Per esempio: «Non so indicare cause, solo cose che influiscono. Tipo la mancanza di sonno, lo stress […] e i litigi e le cose strane che succedono, la peggiorano. E i fallimenti o le cose che vanno male possono scatenarla. Comincio a sentirmi male con me stesso e finisco di umore depresso» (#25, ragazzo) e «è rimasta terribilmente indietro a scuola, la pressione è aumentata […] credo che questo, ehm, abbia causato una specie di distacco. Non credo che sia la causa in sé, ma di certo non l’ha aiutata» (#191, padre di una ragazza). In terzo luogo, abbiamo osservato che le famiglie con punteggi di accuratezza particolarmente alti (totale n = 7, di cui n = 4 famiglie monoparentali) erano spesso famiglie in cui l’adolescente era attualmente in trattamento (n = 5, di cui n = 4 famiglie monoparentali). I genitori di queste famiglie erano relativamente accurati nell’indicare «Stress nel contesto familiare» ed «Evento di vita stressante».

DISCUSSIONE

Il presente studio si proponeva di esaminare in modo qualitativo le convinzioni causali sulla depressione in adolescenza in adolescenti con depressione clinica e nelle loro madri e nei loro padri, in una prospettiva intrafamiliare. Il primo risultato chiave è che i temi principali della personalità e di varie esperienze sociali e stressanti erano simili tra adolescenti e genitori e coerenti con i precedenti studi qualitativi condotti con adolescenti (Bear et al., 2021; Midgley et al., 2017; Viduani et al., 2021; Wisdom & Green, 2004). Un secondo risultato, più notevole, è che, osservando le convinzioni causali all’interno delle famiglie, la sovrapposizione tra le convinzioni dell’adolescente e quelle del genitore o dei genitori era relativamente bassa. Così, all’interno di una stessa famiglia, l’adolescente poteva vedere la depressione come il risultato di caratteristiche di personalità e di eventi stressanti, mentre la madre poteva vederla come il risultato della pubertà e di fattori scolastici. In terzo luogo, i genitori erano moderatamente accurati nel formulare le convinzioni causali dell’adolescente, ma tendevano a sottovalutarle, nel senso che l’adolescente menzionava più temi (ad es. scuola, esperienze sociali, fattori intergenerazionali e tratti di personalità) di quanti il genitore si aspettasse (ad es. scuola ed esperienze sociali). Abbiamo riscontrato un’ampia varietà di convinzioni causali sulla depressione in adolescenza, dalle esperienze stressanti alle turbolenze della pubertà. Questa varietà concorda con i precedenti lavori qualitativi (Bear et al., 2021; Midgley et al., 2017; Viduani et al., 2021; Wisdom & Green, 2004) e con l’abbondanza di fattori di rischio emersi dalla ricerca epidemiologica (ad es. Dobson & Dozois, 2011). Le tre categorie principali (avversità psicosociali, fattori di personalità, vulnerabilità intergenerazionale) individuate nei precedenti studi qualitativi sulle prospettive di adolescenti vengono così estese alle prospettive dei genitori: sia per quanto riguarda le convinzioni dei genitori stessi sulla causa o sulle cause della depressione dell’adolescente, sia per quanto riguarda le convinzioni che attribuivano all’adolescente.

Le avversità psicosociali erano una convinzione causale principale delle persone partecipanti, sia nel presente studio sia nei lavori precedenti (Bear et al., 2021; Midgley et al., 2017; Viduani et al., 2021; Wisdom & Green, 2004). I temi dello stress all’interno e all’esterno del contesto familiare, degli eventi di vita stressanti e dei fattori sociali potrebbero essere raggruppati in un’unica ampia categoria generica di avversità psicosociali. Quasi tutte le persone adolescenti hanno menzionato una o più di queste avversità e un quarto ha riferito un senso di sopraffazione dovuto all’accumulo di esperienze di vita (negative). Il presente studio aggiunge due temi importanti a questo elenco di fattori di stress: la scuola e le restrizioni dovute alla pandemia di COVID-19. Si potrebbe discutere se il termine avversità sia appropriato per la scuola, ma si tratta chiaramente di un fattore di stress per le persone adolescenti, riconosciuto nel presente studio anche dai genitori. La scuola è stata vissuta come problematica da molte persone partecipanti, in termini generali oppure specificamente in termini di rendimento (sotto pressione). Nei Paesi Bassi le persone adolescenti sperimentano nel tempo una pressione e uno stress scolastici crescenti (De Looze et al., 2020). La generalizzazione ad altri Paesi va fatta con cautela, poiché uno studio internazionale un po’ più datato indica che la percezione della pressione scolastica è cambiata appena tra il 1994 e il 2010 (Klinger et al., 2015). A prescindere dall’aumento nel tempo, la ricerca meta-analitica mostra che la pressione scolastica è associata a un aumento della depressione (sintomi e livelli clinici), con alcune evidenze di un effetto direzionale dei sintomi depressivi in seguito alla pressione scolastica (rassegna di Steare et al., 2023). D’altra parte, i problemi di concentrazione e l’impatto dei sintomi sul funzionamento, tra l’altro in ambito scolastico, vengono considerati nella diagnosi di una depressione clinica (APA, 2013). Lo stress scolastico e i sintomi depressivi si influenzano quindi probabilmente in modo bidirezionale, e questo stress è un fattore importante da considerare nella ricerca e nel trattamento della depressione in adolescenza.

Le restrizioni dovute alla pandemia di COVID-19 sono state codificate come fattore di stress esterno alla famiglia e possono essere considerate un’avversità psicosociale. Dal primo lockdown olandese in poi (marzo 2020) hanno partecipato 22 famiglie, e le restrizioni dovute al COVID-19 sono state menzionate come convinzione causale dal 27,3% delle persone adolescenti, dal 31,8% delle madri e dal 22,2% dei padri di queste famiglie (Tabella S2). Il tema non compariva quindi tra le prime cinque convinzioni causali e veniva spesso menzionato come fattore di peggioramento piuttosto che come causa diretta. La ricerca meta-analitica mostra un aumento moderatamente stabile dei sintomi depressivi dal periodo precedente a quello della pandemia di COVID-19 (Ludwig-Walz et al., 2022; Madigan et al., 2023), ma una bassa certezza delle evidenze per i tassi di depressione clinicamente rilevante (Ludwig-Walz et al., 2022). Le indicazioni del nostro lavoro qualitativo, unite alle meta-analisi esistenti, suggeriscono che le restrizioni dovute alla pandemia non siano (percepite come) una causa principale della depressione clinica in adolescenza. D’altra parte, gli effetti di queste restrizioni non possono essere ignorati, poiché vi sono chiare evidenze dei loro effetti (percepiti) di peggioramento sui sintomi depressivi.

Il presente studio replica, con una varietà di sottotemi, la seconda ampia categoria dei fattori di personalità individuata in precedenza (Bear et al., 2021; Midgley et al., 2017; Wisdom & Green, 2004). La terza ampia categoria, la vulnerabilità intergenerazionale (Bear et al., 2021; Midgley et al., 2017; Wisdom & Agnor, 2007), è stata replicata in parte. Questa categoria era un tema importante per i genitori nel presente studio, ma solo due adolescenti l’hanno menzionata spontaneamente. Questo numero è aumentato in modo sostanziale dopo la presentazione del quadro dei fattori di rischio noti. La maggior parte delle persone partecipanti ha menzionato contemporaneamente fattori familiari ed ereditarietà genetica, sostenendo così in parte una spiegazione biologica. Se ne possono trarre due conclusioni interessanti. Nel presente studio i genitori, ma non le persone adolescenti, considerano la vulnerabilità intergenerazionale come un’importante convinzione causale idiosincratica riguardo alla depressione dell’adolescente. Inoltre, l’uso di un quadro di sollecitazioni sembra utile nelle interviste con adolescenti. Ciò è in linea con uno studio sul diabete pediatrico, nel quale un elenco di sollecitazioni aiutava le persone adolescenti a porre domande e a partecipare di più durante le visite mediche (Pembroke et al., 2022). Adolescenti (così come le persone adulte) possono avere difficoltà a formulare il proprio contributo su determinati argomenti. Alcuni sintomi di una depressione clinica possono aver reso la cosa ancora più difficile nel presente campione (ad es. mancanza di motivazione e di concentrazione, bassa autostima). Raccomandiamo l’uso di un quadro per sollecitare adolescenti (e genitori) durante un’intervista.

Infine, il presente studio aggiunge il tema dell’uso dei media all’elenco delle convinzioni causali in una prospettiva familiare. Si trattava di una convinzione causale importante per i padri, ma non per le persone adolescenti e le madri, nel presente studio. I precedenti lavori qualitativi sulle convinzioni causali di adolescenti vengono così replicati, nel senso che le persone adolescenti non hanno menzionato questo tema. I media (sociali) sono sempre più disponibili nella società attuale, e l’uso dei media da parte di adolescenti è associato in modo trasversale ai sintomi depressivi in adolescenza (meta-analisi di Ivie et al., 2020), ma gli effetti direzionali restano poco chiari. Inoltre, è stato riscontrato che l’uso dei media da parte di adolescenti è associato a un aumento dei conflitti tra genitori e adolescenti (ad es. Yang & Zhang, 2021). Nel presente studio l’uso dei media era un tema importante per i padri, ma non per le persone adolescenti e le madri, il che indica le loro diverse opinioni sull’argomento. Mentre le convinzioni causali (riflesse) di adolescenti, madri e padri erano in generale simili a livello di gruppo, vi erano discrepanze sostanziali all’interno delle famiglie. La sovrapposizione delle convinzioni causali tra adolescenti e genitori era relativamente bassa. Inoltre, i genitori erano moderatamente accurati nel formulare le convinzioni causali dell’adolescente, ma tendevano a sottovalutarle, nel senso che l’adolescente menzionava più temi di quanti il genitore o i genitori si aspettassero. Sovrapposizione e accuratezza erano particolarmente basse per i temi trasversali; la sovrapposizione genitori–adolescente era relativamente alta per i fattori sociali e scolastici, mentre l’accuratezza dei genitori era relativamente alta soltanto per i fattori sociali. Genitori e adolescenti condividevano quindi in larga misura convinzioni causali relative a fattori di stress o a esperienze di natura cronica al di fuori del contesto familiare, che incidono sulla vita quotidiana dell’adolescente. Questi fattori potrebbero essere stati più evidenti, poiché i genitori erano al corrente delle esperienze sociali e scolastiche dell’adolescente e del loro impatto emotivo. Per le esperienze sociali, i genitori erano persino consapevoli in modo accurato della comprensione che l’adolescente aveva dell’argomento. Sembra che questo tema venga discusso in modo particolare all’interno delle famiglie e/o notato dai genitori.

Sono state fatte altre due osservazioni degne di nota. In primo luogo, alcune persone partecipanti hanno descritto spontaneamente temi (ad es. le restrizioni dovute al COVID-19) e sintomi della depressione (ad es. visioni negative di sé, insonnia, funzionamento scolastico disregolato) come fattori di mantenimento o di peggioramento della depressione, piuttosto che percepirli come cause che la precedono. Questa prospettiva si accorda con l’approccio della modellizzazione a rete, in cui l’interesse risiede nel modo in cui i sintomi si influenzano a vicenda, piuttosto che nell’esame delle cause che precedono la depressione (Fried et al., 2017; van Borkulo et al., 2015). In secondo luogo, le famiglie con genitori dalle convinzioni causali riflesse particolarmente accurate (ossia punteggio di accuratezza ≥ .50) riguardavano spesso adolescenti attualmente in trattamento con personale psicologico abilitato. I genitori di queste famiglie erano relativamente accurati nell’indicare lo stress nel contesto familiare o gli eventi di vita stressanti. Ciò non è stato riscontrato per i punteggi di sovrapposizione. Il presente studio ha un disegno trasversale e non è chiaro se l’elevata accuratezza abbia preceduto o seguito l’inizio del trattamento. Da un lato, la terapia potrebbe favorire la comprensione, da parte dei genitori, della prospettiva dell’adolescente su queste esperienze stressanti. Dall’altro, i genitori erano forse più consapevoli dell’impatto di queste esperienze stressanti così come percepito dall’adolescente e potrebbero aver favorito l’inizio della terapia.

Punti di forza e limiti

Il principale punto di forza di questo studio è la sua attenzione pionieristica alla descrizione qualitativa delle convinzioni causali sulla depressione in adolescenza dalla prospettiva di adolescenti con depressione clinica e delle loro madri e dei loro padri. Si tratta anche del primo studio qualitativo sulle convinzioni causali riflesse dei genitori, sulla sovrapposizione intrafamiliare delle convinzioni causali e sull’accuratezza delle convinzioni causali riflesse dei genitori, che aggiunge così in modo sostanziale nuove conoscenze alla ricerca precedente.

I risultati vanno interpretati alla luce di due importanti caratteristiche del campione. Per tutte le persone adolescenti incluse era stato cercato un trattamento e circa la metà aveva ricevuto almeno un certo trattamento in passato o al presente. Le convinzioni causali possono essere state influenzate dal trattamento (o dal processo di richiesta del trattamento). In secondo luogo, sono state escluse le persone adolescenti con specifiche comorbilità in atto (vedi Metodi). I risultati non possono quindi essere semplicemente generalizzati alle famiglie con adolescenti con depressione prima della richiesta di aiuto e/o con le comorbilità in atto sopra elencate. Infine, va tenuta presente la metodologia descrittiva adottata per la sovrapposizione e l’accuratezza intrafamiliari: non si possono trarre conclusioni né sulle cause né sulle conseguenze di questi livelli di sovrapposizione e di accuratezza.

Implicazioni cliniche e prospettive future

I risultati del presente studio possono tradursi in tre principali implicazioni cliniche. In primo luogo, è utile indagare (separatamente) le prospettive sulle convinzioni causali tanto dell’adolescente quanto di entrambi i genitori. A livello di gruppo emergono alcuni temi principali comparabili, ma il presente studio mette in luce, in modo importante, la varietà delle esperienze di adolescenti con depressione clinica e dei loro genitori. Inoltre, vi era una notevole variabilità tra le famiglie nel livello di sovrapposizione genitori–adolescente e di accuratezza delle convinzioni causali riflesse dei genitori. In pratica, è utile interrogare sia l’adolescente sia entrambi i genitori sulle loro convinzioni causali (riflesse), per ottenere un quadro più completo dei fattori in gioco e del grado di convergenza all’interno delle famiglie. Lo scopo, quindi, non deve essere che l’adolescente e il genitore o i genitori abbiano la stessa prospettiva, ma piuttosto che comprendano la prospettiva gli uni degli altri e ne parlino insieme. La ricerca futura potrebbe esaminare gli effetti del parlare delle convinzioni causali in terapia. Chiedere attivamente all’adolescente quali siano le sue convinzioni causali e coinvolgerle nel trattamento (ad es. mediante un processo decisionale condiviso) potrebbe rispondere alle sue preoccupazioni personali e giovare alla soddisfazione e all’efficacia del trattamento. Inoltre, la ricerca futura potrebbe verificare se interventi (familiari) possano favorire la convergenza delle convinzioni causali (riflesse) di adolescenti e genitori, se le persone adolescenti vivano questa convergenza come un sostegno e se una maggiore convergenza giovi al benessere dell’adolescente e/o dei genitori.

In secondo luogo, molte delle convinzioni causali riguardavano esperienze stressanti (anche se in varie forme) e quasi un quarto delle persone adolescenti ha riferito spontaneamente un senso di sopraffazione dovuto all’accumulo di esperienze di vita (negative). Adolescenti in questa situazione possono trarre grande beneficio da un sostegno nell’elaborazione delle esperienze di vita (negative) in un contesto terapeutico e nel rafforzamento delle proprie capacità di regolazione emotiva. Inoltre, può esservi un’occasione significativa per favorire la comprensione, da parte dei genitori, delle esperienze di stress dell’adolescente e per coinvolgere i genitori nel sostenere l’adolescente nella vita quotidiana. Quasi tutti i genitori (eccetto una famiglia) hanno menzionato più temi come convinzioni causali riflesse e potrebbero già sapere (implicitamente) che l’effetto di accumulo di tali esperienze è difficile per l’adolescente; la ricerca futura potrebbe esaminare se le persone adolescenti trarrebbero beneficio dal parlare esplicitamente di questo argomento in un contesto terapeutico e/o familiare.

In terzo luogo, l’uso di un quadro dei fattori di rischio noti (Tabella S1) può aiutare le persone adolescenti (e i genitori) a formulare le loro convinzioni causali. Per cominciare, è opportuno porre una domanda aperta sull’argomento, per non influenzare le convinzioni idiosincratiche e il contributo dell’adolescente. Come passo successivo, è utile presentare il quadro. Le persone adolescenti possono inizialmente avere difficoltà a formulare i propri pensieri e riuscirci meglio quando viene loro presentato un quadro. Inoltre, il presente studio mostra che alcune persone adolescenti e alcuni genitori distinguono spontaneamente tra fattori causali e fattori di mantenimento o di peggioramento. Chiedere in modo strutturato dei fattori causali e di mantenimento può fornire ulteriori indicazioni tanto ai membri della famiglia quanto al personale clinico.

CONCLUSIONE

In conclusione, questo studio qualitativo intrafamiliare sulle convinzioni causali riguardo alla depressione in adolescenza mette in luce tre messaggi chiave. In primo luogo, vi è un’ampia varietà nelle convinzioni causali di adolescenti con depressione clinica e dei loro genitori. A livello di gruppo emergono alcuni temi principali comparabili, ma vi sono variazioni sostanziali da una famiglia all’altra e da una persona all’altra all’interno della stessa famiglia. Nella ricerca scientifica è quindi importante distinguere questi livelli. Conversazioni (guidate) all’interno delle famiglie sulla prospettiva di ciascun membro possono aiutare a comprendersi e a sostenersi meglio a vicenda. In secondo luogo, molti dei temi riguardavano una forma di esperienza stressante. I temi specifici all’interno di queste esperienze stressanti concordano con la ricerca precedente, anche se il presente studio aggiunge il tema dello stress specificamente in ambito scolastico. In terzo luogo, i genitori del presente campione tendevano a sottovalutare le convinzioni causali dell’adolescente: le persone adolescenti menzionavano temi più spesso di quanto il genitore o i genitori si aspettassero. Ciò valeva soprattutto per le esperienze stressanti, per il fattore intergenerazionale e per l’effetto cumulativo. Studi futuri potrebbero indagare se coinvolgere le convinzioni causali nel trattamento della depressione in adolescenza giovi agli esiti del trattamento, e se interventi (di sostegno alla genitorialità) possano accrescere la convergenza delle convinzioni causali riflesse dei genitori e il livello di sostegno percepito dall’adolescente.

Complexe Systémique: i punti chiave

Ciò che lo studio mette in luce è meno il contenuto delle spiegazioni che il modo in cui si distribuiscono all’interno della famiglia. A livello di gruppo, adolescenti, madri e padri raccontano più o meno la stessa storia: carattere, relazioni sociali, scuola, stress. All’interno di ciascuna famiglia, i racconti si sovrappongono poco, e i genitori sottovalutano soprattutto ciò che l’adolescente percepisce dell’accumulo delle difficoltà, o il suo smarrimento nel non sapere. I padri mettono in primo piano gli schermi, che le persone adolescenti non citano mai. Per la pratica sistemica l’interesse è duplice. Interrogare separatamente ciascun membro sulle proprie ipotesi causali, poi su quelle che attribuisce agli altri, apre uno spazio di metacomunicazione in cui l’obiettivo è la comprensione reciproca piuttosto che l’accordo. E la distinzione spontanea tra cause e fattori di mantenimento richiama una lettura circolare, anziché lineare, del sintomo. I limiti sono chiari: disegno trasversale, famiglie olandesi già in cerca di cure, punteggi di sovrapposizione puramente descrittivi. Da leggere insieme allo studio norvegese sulle convinzioni familiari riguardo alla malattia e alla meta-analisi sul coinvolgimento della famiglia nella psicoterapia della depressione in età infantile e adolescenziale.

Note dall’originale

Contributi individuali. Wilma G. M. Wentholt: concettualizzazione; indagine; scrittura – bozza originale; metodologia; analisi formale; visualizzazione; amministrazione del progetto. Loes H. C. Janssen: concettualizzazione; scrittura – revisione e editing; indagine. Lisanne A. E. M. van Houtum: concettualizzazione; indagine; scrittura – revisione e editing. Mirjam C. M. Wever: concettualizzazione; indagine; scrittura – revisione e editing. Marieke S. Tollenaar: concettualizzazione; scrittura – revisione e editing. Lenneke R. A. Alink: scrittura – revisione e editing. Bernet M. Elzinga: concettualizzazione; scrittura – revisione e editing; acquisizione dei finanziamenti; metodologia; supervisione.

Ringraziamenti. Un grande grazie a tutte le famiglie partecipanti, al personale clinico che ha collaborato e al corpo studentesco che ha prestato assistenza. Un ringraziamento speciale ad Annelot van Geffen, Willemijn Cobben, Veerle Bastiaansen ed Elif Uyanik per il loro aiuto nella codifica delle interviste (e nel suo coordinamento). Lo studio è sostenuto da un finanziamento di ricerca personale assegnato a Bernet Elzinga dall’Organizzazione olandese per la ricerca scientifica (NWO-VICI; Unravelling the Impact of Emotional Maltreatment on the Developing Brain, 453-15-006).

Dichiarazione sul conflitto di interessi. Chi firma l’articolo dichiara di non avere conflitti di interessi, effettivi o potenziali.

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Traduzione non ufficiale in italiano di A qualitative, multi‐perspective study on causal beliefs about adolescent depression, di Wilma G. M. Wentholt, Loes H. C. Janssen, Lisanne A. E. M. van Houtum, Mirjam C. M. Wever, Marieke S. Tollenaar, Lenneke R. A. Alink e Bernet M. Elzinga, Psychology and Psychotherapy: Theory, Research and Practice, vol. 97, no 3, pp. 477-497 (2024), doi: 10.1111/papt.12528, con licenza CC BY 4.0. Traduzione e impaginazione: Complexe Systémique, ottobre 2026, con l’aiuto dell’intelligenza artificiale – l’opera è stata modificata ai sensi della licenza (traduzione, tabelle presentate come elenchi). La traduzione non è stata realizzata né da chi firma l’articolo né dall’editore, che non rispondono del suo contenuto né di eventuali errori. Fa fede la versione originale.

Questa è una traduzione non ufficiale dell’articolo originale «A qualitative, multi‐perspective study on causal beliefs about adolescent depression», pubblicato in Psychology and Psychotherapy: Theory, Research and Practice (2024) con licenza CC BY 4.0. Tradotto in italiano da Complexe Systémique con l’aiuto dell’intelligenza artificiale e impaginato per la lettura online, come indicato all’inizio di questa pagina. Fa fede la versione originale.

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Come citare questo articolo

Wentholt, W. G. M., Janssen, L. H. C., van Houtum, L. A. E. M., Wever, M. C. M., Tollenaar, M. S., Alink, L. R. A., et Elzinga, B. M. (2024). A qualitative, multi‐perspective study on causal beliefs about adolescent depression. Complexe Systémique. https://app.complexe-systemique.com/en_GB/articles/a-qualitative-multi-perspective-study-on-causal-beliefs-about-adolescent-depression (Opera originale pubblicata nel 2024 in Psychology and Psychotherapy: Theory, Research and Practice, 97(3), 477-497 (2024); ripubblicata nel 2024 da Psychology and Psychotherapy: Theory, Research and Practice, https://bpspsychub.onlinelibrary.wiley.com/doi/10.1111/papt.12528)

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