Traduzione assistita dall'IA

Questa versione è stata tradotta dall'inglese da Complexe Systémique con l'aiuto dell'intelligenza artificiale. In caso di dubbio, fa fede la versione originale.

PLOS Global Public Health · Coppia

Zethembe: un intervento di coppia co-sviluppato per giovani coppie eterosessuali negli insediamenti informali in Sudafrica

Come prevenire la violenza nella coppia tra le giovani donne degli insediamenti informali di Durban? Anziché imporre un programma, il gruppo di Andrew Gibbs ne ha co-sviluppato uno nell’arco di quindici mesi con quattro giovani donne dell’insediamento. Contro il parere delle persone esperte, hanno chiesto un intervento breve, da vivere in coppia. Il resoconto, franco, ne mostra tanto gli apporti quanto i punti ciechi.

Autrici e autori Andrew Gibbs (Department of Psychology, University of Exeter, Regno Unito; Gender and Health Research Unit, South African Medical Research Council, Durban; Institute of Global Health, University College London; Centre for Rural Health, University of KwaZulu-Natal, Durban), Zama Khoza (Gender and Health Research Unit, South African Medical Research Council; Project Empower, Durban), Sivuyile Khaula e Laura Washington (Project Empower, Durban), Smanga Mkhwanazi (Gender and Health Research Unit, South African Medical Research Council, Durban) e Jenevieve Mannell (Institute of Global Health, University College London), Sudafrica e Regno UnitoPrima pubblicazione PLOS Global Public Health, 8 aprile 2025Traduzione Complexe Systémique, traduzione non ufficiale assistita dall’IA

Traduzione non ufficiale in italiano di Zethembe: a co-developed couples intervention for young heterosexual couples in informal settlements in South Africa, di Andrew Gibbs, Zama Khoza, Sivuyile Khaula, Smanga Mkhwanazi, Jenevieve Mannell e Laura Washington, pubblicato in PLOS Global Public Health (Public Library of Science) (2025), doi: 10.1371/journal.pgph.0004332, con licenza CC BY 4.0. Traduzione realizzata da Complexe Systémique nell’ottobre 2026 con l’aiuto dell’intelligenza artificiale: il testo originale è stato tradotto in italiano e impaginato, il che costituisce una modifica dell’opera ai sensi della licenza. La tabella è presentata sotto forma di elenco; le figure supplementari (albero dei problemi, albero delle soluzioni, teoria del cambiamento) non sono riprodotte; le dichiarazioni di fine articolo sono raggruppate nelle note. La traduzione non è stata realizzata né da chi firma l’articolo né dall’editore, che non rispondono del suo contenuto né di eventuali errori. Fa fede la versione originale.

Il processo ha anche permesso alle giovani donne di contestare il sapere consolidato del mondo accademico e professionale.

Andrew Gibbs, Zama Khoza, Sivuyile Khaula, Smanga Mkhwanazi, Jenevieve Mannell e Laura Washington

Abstract

Gli interventi efficaci contro la violenza nei confronti di donne e ragazze negli insediamenti informali urbani sono scarsi. Per colmare questa lacuna abbiamo intrapreso un processo di co-sviluppo di un intervento, riunendo quattro giovani donne (di età compresa tra 18 e 25 anni) che vivono in un insediamento informale urbano, personale accademico e partner di una ONG. Seguendo l’approccio 6 Steps in Quality Intervention Development (6SQuID), abbiamo percorso insieme le tappe con metodi partecipativi, aiutando le giovani donne a riflettere criticamente e a interrogare la loro realtà vissuta, a individuare le cause della violenza nella loro vita e i punti in cui ritenevano possibile un cambiamento. Abbiamo co-creato Zethembe Couples Care e lo abbiamo «pre-testato» con 17 persone partecipanti (alcune delle quali in coppia). Infine, il gruppo accademico e le figure professionali hanno rivisto l’intervento e la teoria del cambiamento. Il processo di co-sviluppo ha prodotto una serie di insegnamenti: costruire la fiducia e aiutare le giovani donne a riflettere sulle loro realtà vissute e a comprenderle ha richiesto molto tempo (12 mesi su 15), riducendo il tempo disponibile per sviluppare l’intervento. Il processo ha anche permesso alle giovani donne di contestare il sapere consolidato del mondo accademico e professionale, portando a un intervento di coppia incentrato sulla comunicazione e sulla risoluzione dei problemi, ambiti in cui ritenevano possibile un cambiamento, ma forse senza poter prendere adeguatamente in considerazione i fattori strutturali della violenza. L’intervento Zethembe Couples Care richiede ora una sperimentazione pilota su scala più ampia per essere sviluppato ulteriormente e valutato formalmente.

Introduzione

La violenza contro donne e ragazze (VAWG, violence against women and girls) è diffusa in tutto il mondo [1]. Gli insediamenti informali urbani – zone in cui le abitazioni sono state costruite illegalmente, con un accesso scarso o nullo ai servizi di base – presentano in genere tassi di VAWG più elevati rispetto ad altre comunità [2,3], in parte a causa della povertà e della disorganizzazione sociale. In Sudafrica, dati rappresentativi a livello nazionale hanno stimato una prevalenza della violenza da partner intimo (IPV, intimate partner violence) nell’ultimo anno del 15%–17% tra le donne di 18–44 anni [4] e, nella provincia del KwaZulu-Natal, dove si svolge questo studio, la IPV nell’ultimo anno era del 10% [4]. Tuttavia, in uno studio condotto negli insediamenti informali di Durban, in Sudafrica, il 65% delle donne ha riferito di aver subito IPV negli ultimi 12 mesi [5].

Benché esistano interventi ben valutati che prevengono la IPV, compreso il lavoro con le donne che subiscono violenza e con gli uomini che la esercitano [6,7], le prove su ciò che funziona per prevenire la IPV tra le giovani donne che vivono negli insediamenti informali urbani restano scarse [6,8]. La ricerca attuale suggerisce diverse ragioni per la mancanza di interventi efficaci con le giovani donne, che si sono in genere concentrati sulle norme di genere e sul rafforzamento dei mezzi di sussistenza [6]. Un filone di ricerca suggerisce che le giovani donne non dispongano dello «spazio» per produrre un cambiamento, dati i vincoli della povertà e del controllo maschile che subiscono, mentre altre ricerche suggeriscono che occorra affrontare prima di tutto gli alti livelli di cattiva salute mentale di cui soffrono, prima che possano avvenire cambiamenti più ampi nella loro vita [6,9].

Un’altra possibile ragione della mancanza di interventi efficaci contro la IPV per le giovani donne che vivono negli insediamenti informali urbani è che gli interventi non sono stati co-sviluppati da giovani, figure professionali e mondo accademico, il che ha prodotto interventi che non risuonano con la vita delle giovani donne [10,11]. Questa critica è parallela a quella rivolta al modo in cui gli interventi di prevenzione dell’HIV «calati dall’alto» non riuscivano a risuonare con le realtà vissute dalle persone destinatarie, risultando inefficaci [12]. Il co-sviluppo degli interventi porta questo argomento ancora più lontano, suggerendo che gli interventi concepiti da persone esperte si concentrano sui «fattori di rischio» per la cattiva salute [11], anziché individuare e valorizzare i punti in cui le giovani donne possono agire, e agiscono, nella loro vita quotidiana, e rafforzare le strategie che già usano per creare sicurezza [11]. Ne deriva uno scarto tra ciò che viene offerto alle persone partecipanti e i punti in cui esse possono produrre un cambiamento nella propria vita. Il co-sviluppo cerca anche di creare uno spazio in cui le diverse forme di sapere, «locale», delle figure professionali delle ONG e accademico, siano valorizzate allo stesso modo [13], creando interventi più efficaci.

Il co-sviluppo non è esente da contestazioni. L’inclusione e il ruolo dei «persone potenzialmente beneficiarie» variano considerevolmente [14]. Inoltre, la «partecipazione» a questi processi può essere parziale, e alcune persone scelgono di restare in silenzio [14]. In aggiunta, i processi di co-sviluppo sono spesso impegnativi per il loro costo elevato e la loro lunga durata [15,16]. Infine, resta una reale preoccupazione che il potere non sia mai distribuito equamente tra i gruppi [17].

In questo articolo descriviamo il co-sviluppo di un intervento contro la IPV, realizzato con giovani donne che vivono negli insediamenti informali urbani di Durban, in Sudafrica, nell’arco di 15 mesi (dal 2020 al 2021). Si è trattato di un progetto congiunto tra Project Empower, un’organizzazione non governativa (ONG) con esperienza di lavoro con giovani in questi contesti, e il personale di ricerca del South African Medical Research Council e dello University College London. Descriviamo tre tappe del processo: i) il reclutamento delle giovani donne da coinvolgere nel processo di co-sviluppo, ii) il processo di co-sviluppo e iii) l’intervento finale e la teoria del cambiamento che ne sono emersi.

Metodi e materiali

Contesto

Gli insediamenti informali urbani continuano a crescere in Sudafrica: a Durban se ne stimano 520, pari a circa il 25% di tutte le famiglie [18]. Gli insediamenti informali urbani sono in genere un misto di abitazioni «formali» (cioè case pianificate, costruite in mattoni e dotate formalmente dei servizi di base) e di baracche di legno e lamiera. In particolare, negli insediamenti informali la fornitura pubblica di acqua ed elettricità è scarsa, anche se oggi il governo sudafricano fornisce spesso servizi di base sotto forma di blocchi provvisori di servizi igienici e docce.

È ampiamente dimostrato che gli insediamenti informali urbani sono luoghi in cui l’HIV, la cattiva salute mentale e la violenza comunitaria sono diffusi [5]. In Sudafrica, la prevalenza dell’HIV è massima tra le persone che vivono negli insediamenti informali urbani [19]. Ricerche precedenti hanno inoltre rilevato che quasi la metà delle persone giovani (18–30 anni) negli insediamenti informali di Durban potrebbe soffrire di depressione [5].

Le persone giovani, tuttavia, si trasferiscono spesso dalle comunità rurali agli insediamenti informali per cercare nuove opportunità e sottrarsi al controllo genitoriale e del mondo adulto [20]. Questa migrazione interna è spesso circolare: le persone giovani si spostano tra la casa rurale e le aree urbane mentre cercano lavoro, per periodi più o meno lunghi, tornando «a casa» nel frattempo. La disoccupazione giovanile resta elevata. Nel 2020 (prima della pandemia di COVID-19), si stimava che, tra le persone di 15–34 anni, il 41% non avesse un lavoro né seguisse un percorso di istruzione o formazione [21].

La comunità dell’insediamento informale di Durban in cui abbiamo lavorato era costituita da alcune case formali abbandonate, circondate da baracche, vicino alla costa e a breve distanza a piedi da piccole industrie e fabbriche, che offrivano limitate opportunità di impiego. C’erano una vecchia area giochi in cemento e servizi igienici e docce pubblici condivisi, tutti in cattivo stato. L’acqua proveniva da fontanelle collocate al centro della comunità. Non c’era un accesso agevole a campi sportivi o spazi ricreativi. La maggior parte delle persone che vivevano nella comunità era migrata da zone rurali del KwaZulu-Natal, e molte vivevano con fratelli e sorelle o con familiari della famiglia allargata. Poche persone vivevano con il o la partner. Molte giovani donne erano anche madri.

Metodologia del progetto

Il progetto è stato strutturato in tre fasi: il reclutamento delle giovani donne che avrebbero lavorato con il gruppo, la fase di co-sviluppo e una fase finale di consolidamento dell’intervento.

Reclutamento delle giovani donne.

Per individuare le co-sviluppatrici abbiamo reclutato giovani donne di un insediamento informale urbano che soddisfacevano i criteri di inclusione: non lavorare né frequentare la scuola e avere un’età compresa tra 18 e 25 anni. Una volta selezionate, sarebbero state assunte da Project Empower come assistenti di ricerca tra pari (Youth Peer Research Associates, YPRA) e retribuite con uno stipendio per la loro partecipazione per tutta la durata del progetto. Il processo di reclutamento era strutturato in modo da individuare partecipanti che si impegnassero nel lavoro e ne riconoscessero l’importanza al di là del proprio interesse personale. Il reclutamento si è svolto attraverso laboratori e discussioni informali, spesso via WhatsApp, nell’arco di diverse settimane. Durante il reclutamento, quando una partecipante si ritirava non c’era quasi nessun ricontatto, poiché ciò era considerato un segno che non poteva, o non voleva, essere coinvolta. Il reclutamento delle giovani donne è iniziato il 7 settembre 2020 e si è concluso il 2 ottobre 2020.

Processo di co-sviluppo.

L’approccio di co-sviluppo è stato guidato dal processo 6 Steps in Quality Intervention Development (6SQuID) [22] per lo sviluppo di interventi complessi (Tabella 1). In questo progetto ci siamo fermati alla tappa 5 per vincoli di finanziamento e di tempo. Nell’arco di 15 mesi abbiamo cercato – YPRA, Project Empower e gruppo accademico – di completare il 6SQuID ricorrendo a molteplici metodologie (Tabella 1). Le metodologie erano iterative e si sono sviluppate nel corso del progetto in base alle tappe precedenti e al modo in cui le YPRA rispondevano alle attività.

Tabella 1 — Metodologie utilizzate per completare le tappe del 6SQuID nel progetto Zethembe.

  • 1) Individuare il problema e i suoi fattori determinanti. Metodologie utilizzate: processo modificato di foto-elicitazione – le YPRA scattavano fotografie, le condividevano individualmente con Project Empower via WhatsApp e seguiva un colloquio individuale per discutere le foto in dettaglio; processo modificato di completamento di storie e di mappatura del River of Life (Fiume della vita), oltre ad altre attività; laboratorio incentrato sul conflitto nelle relazioni attraverso il gioco di ruolo; analisi tematica dei dati prodotti nel progetto, secondo Braun e Clarke [23], poi restituita a chi conduceva le attività; elaborazione di una teoria del cambiamento – attraverso un albero dei problemi e un albero delle soluzioni – per spiegare le relazioni tra fattori determinanti e problema.
  • 2) Individuare ciò che può essere cambiato. Metodologie utilizzate: laboratori di discussione della teoria del cambiamento per individuare dove il cambiamento è possibile.
  • 3) Individuare il meccanismo di cambiamento; 4) Decidere il meccanismo di erogazione. Metodologie utilizzate: laboratori e gruppi di discussione con le YPRA per individuare i meccanismi di erogazione; rassegna delle prove sugli interventi potenzialmente pertinenti.
  • 5) Sperimentazione e modifica dell’intervento. Metodologie utilizzate: test teatrale con le YPRA di varie sessioni dell’intervento, tratte da manuali esistenti di prevenzione della IPV e collegate alla teoria del cambiamento; pre-test del manuale dell’intervento con giovani (non YPRA).

Consolidamento dell’intervento.

Al termine del processo di co-sviluppo, figure professionali e gruppo accademico hanno redatto una teoria del cambiamento (ToC, theory of change) definitiva per descrivere compiutamente l’intervento. La ToC si è basata su un quadro di valutazione realista [24] che descrive i meccanismi d’impatto, collegando esplicitamente il contesto dell’intervento, i meccanismi di cambiamento e gli esiti, per descrivere compiutamente il modo in cui immaginiamo che l’intervento incida sulla vita delle persone giovani. Ciò permette di riconoscere come gli interventi possano dare forma al cambiamento nella vita delle persone, ed è stato utilizzato per descrivere interventi di prevenzione della violenza [25].

In tutte e tre le tappe, il gruppo – Project Empower e gruppo accademico – ha tenuto telefonate settimanali per discutere del progetto, oltre a incontri in presenza. Due facilitatori di Project Empower hanno lavorato a stretto contatto con le YPRA. Il primo facilitatore era un uomo nero, di qualche anno più grande delle YPRA, con una vasta esperienza di facilitazione e di lavoro negli insediamenti informali. La seconda facilitatrice era una donna nera, di poco più grande delle YPRA. Aveva già condotto attività di gruppo, ma non direttamente con giovani donne degli insediamenti informali. Durante gli incontri e i processi di co-sviluppo abbiamo preso appunti, discusso attività e insegnamenti e riflettuto sui materiali prodotti (per esempio lavagne a fogli mobili, mappe), per consentire una riflessione sull’insieme del progetto.

Etica

Lo studio ha ricevuto l’approvazione etica del comitato etico del South African Medical Research Council (EC023-7/2020) e del comitato etico dello UCL (9663/004). Tutte le persone partecipanti avevano più di 18 anni e hanno fornito per iscritto il consenso informato prima di partecipare. Le persone partecipanti avevano accesso a personale psicologico qualificato.

Risultati

Reclutamento delle YPRA

Il reclutamento delle YPRA è iniziato con un laboratorio di due giorni nel settembre 2020, con donne raggiunte attraverso i precedenti contatti comunitari di Project Empower – dal 7 settembre al 2 ottobre 2020. In tutto si sono presentate 35 partecipanti al primo laboratorio, ma alcune erano studentesse (perché la didattica era ancora a rotazione a causa delle regole legate al COVID-19) e sono state invitate a non tornare il giorno successivo. Durante il laboratorio abbiamo incoraggiato le donne a parlare di questioni generali relative alla loro vita nella comunità.

Dopo il laboratorio di due giorni abbiamo creato un gruppo WhatsApp per due settimane. WhatsApp è stato scelto perché consuma pochi dati, è sicuro e molto usato dalle persone giovani. Attraverso una chat di gruppo, Project Empower ha posto domande sulle difficoltà generali che le giovani donne incontravano nella comunità. In questa fase non veniva fornito traffico dati. Il gruppo WhatsApp è servito a valutare il persistere dell’interesse delle persone per la questione in generale e la loro capacità di comunicare via WhatsApp, dato che il progetto avrebbe fatto molto ricorso a questo mezzo di comunicazione. Pur riconoscendo che ciò poteva escludere chi non aveva un cellulare, o chi viveva il cellulare come fonte di conflitto e di controllo [26], avevamo bisogno che le persone fossero raggiungibili, dato che, a causa del COVID-19, avremmo probabilmente comunicato a volte via WhatsApp. Al termine di questo processo, sei donne erano rimaste in contatto regolare. Le sei sono state invitate a una «giornata al mare», un’esperienza più informale, per costruire la relazione tra le giovani donne e chi facilitava il gruppo.

Figure professionali e gruppo accademico hanno infine selezionato quattro donne, nominate YPRA. Le YPRA avevano tra i 20 e i 24 anni. Una non aveva terminato la scuola, due avevano completato l’istruzione secondaria (matric) e la terza aveva studiato per breve tempo a livello universitario. Sono state selezionate in modo da garantire una varietà di percorsi: due erano migrate nell’insediamento informale di Durban in cui lavoravamo dopo essere nate nelle zone rurali del KwaZulu-Natal e dell’Eastern Cape. Le altre due erano nate a Durban, ma non proprio nell’insediamento informale in cui lavoravamo. Avevano anche personalità diverse: due erano più estroverse e sicure di sé, le altre due più riservate. Le YPRA non sono state selezionate specificamente per aver subito violenza nelle loro relazioni intime, anche se alcune l’avevano subita.

Le YPRA hanno poi seguito un programma di orientamento di due settimane. La prima settimana è stata dedicata a fornire le informazioni di base sul progetto, una panoramica della metodologia e il modo in cui questo lavoro si inseriva nel campo più ampio della VAWG. La seconda settimana mirava a costruire fiducia e coesione di gruppo e ad aiutare le donne a riflettere più a fondo sulle questioni legate all’HIV, alla VAWG e alle difficoltà che le giovani donne incontravano. Si è ispirata alle idee di Freire e Boal [27,28], oltre che a interventi manualizzati come Stepping Stones [29].

6SQuID

Tappa 1 – Individuare il problema e i suoi fattori determinanti.

Nell’arco di dodici mesi abbiamo lavorato (YPRA, Project Empower, gruppo accademico) per co-costruire una comprensione del problema (la IPV) e dei suoi fattori determinanti profondi, elaborando una ToC. Project Empower ha aiutato le YPRA a riflettere criticamente e a interrogare la loro realtà vissuta e le difficoltà che incontravano, e ciò ha prodotto anche dati «nuovi» che hanno permesso al gruppo accademico e alle figure professionali di comprendere meglio la vita delle giovani donne.

La prima attività a cui si sono dedicate le YPRA è stata un processo di creazione di artefatti durante il periodo natalizio (da dicembre 2020 a gennaio 2021), basato su un approccio modificato di foto-elicitazione. In questo processo, alle YPRA è stato chiesto di inviare a una persona di Project Empower incaricata della facilitazione foto, messaggi o note vocali quando accadeva qualcosa di interessante – spettava a loro definire che cosa fosse «qualcosa di interessante». Dopo le vacanze, Project Empower ha condotto colloqui con le YPRA sulle loro 10 foto, messaggi o note vocali preferiti. Questi colloqui hanno permesso alle YPRA di riflettere e hanno offerto ulteriori significati alle figure professionali e al gruppo accademico.

Le YPRA hanno poi svolto un’attività modificata di completamento di storie [30], fusa con l’esercizio River of Life (Fiume della vita) di Stepping Stones [29]. Nel nostro processo, le YPRA raccontavano la storia di vita di una persona giovane immaginaria simile a loro attraverso la metafora di un fiume. Noi (gruppo accademico e figure professionali) avevamo previsto che questo avrebbe reso più facile per le YPRA esternalizzare i problemi e parlare di esperienze difficili, dato che il gruppo stava ancora costruendo la fiducia. Tuttavia, creare personaggi immaginari si è rivelato difficile. Le YPRA facevano fatica a concepire vite alternative e tornavano rapidamente a riflettere sulla propria vita. Le YPRA esitavano anche a condividere troppo del proprio River of Life, a causa delle informazioni sensibili che conteneva, e questa attività di gruppo è presto diventata un’attività individuale, in cui ciascuna YPRA lavorava e condivideva con una persona di Project Empower incaricata della facilitazione.

Le YPRA hanno svolto anche altre attività per riflettere sulla propria vita e fornire dati al gruppo accademico. Tra queste, la costruzione di linee del tempo delle loro attività settimanali e la mappatura delle relazioni importanti (intime e non intime) nella loro vita. In ogni attività c’era la possibilità di discutere in gruppo di ciò che era emerso, Project Empower aiutava le YPRA a riflettere sulla propria vita e chi conduceva le attività incoraggiava a discutere la dimensione di genere della vita delle donne.

Dato che il progetto era incentrato sulla IPV, noi (gruppo accademico e figure professionali) ritenevamo che le YPRA dovessero riflettere direttamente sul conflitto nelle relazioni intime. Alle YPRA è stato chiesto di creare quattro scenari, due che mostrassero relazioni conflittuali e due che mostrassero buone relazioni. Le YPRA hanno deciso da sé che cosa fosse una relazione conflittuale o una buona relazione. Questi scenari sono stati poi recitati e filmati, quindi rivisti e discussi, secondo una metodologia ispirata al «teatro dell’oppresso» [27], mentre chi conduceva l’attività sottolineava la necessità di considerare il ruolo del «genere». Ciò ha permesso una discussione mirata sulle strategie che le giovani donne usano per gestire il conflitto. Tuttavia, le YPRA facevano fatica a immaginare «buone» relazioni tra pari e mettevano invece in scena coppie sposate più anziane e idealizzate, che non vivevano nella loro comunità, come unico riferimento di «buone» relazioni.

Durante questi processi di riflessione e raccolta dei dati, le YPRA sono state accompagnate nella costruzione di una ToC per mappare il modo in cui i problemi individuati erano collegati alla IPV. Per fornirne una rappresentazione visiva, ciò è stato fatto con un approccio ad «albero dei problemi» [31,32]. In un’analisi ad albero dei problemi, il tronco è il problema (la IPV), le radici sono le cause profonde e le foglie e i rami sono le conseguenze. L’albero dei problemi delle YPRA (si veda la Fig. S1) è stato elaborato nel corso di diverse sessioni. Il primo albero dei problemi era (dal nostro punto di vista, accademico e professionale) troppo ampio e poco specifico (per esempio, indicava il «cellulare» come problema, invece di spiegare più chiaramente perché il «cellulare» potesse essere collegato alla IPV). Su richiesta delle figure professionali e del gruppo accademico, è stato quindi rifatto, concentrandosi sul modo in cui i fattori profondi erano collegati alla IPV.

Infine, i dati prodotti dalle YPRA sono stati analizzati «formalmente» dalla componente accademica del gruppo, che ha utilizzato l’analisi tematica [23] per sintetizzare rapidamente i dati delle YPRA, concentrandosi sui «rischi» e sulle «strategie di sicurezza», e ha poi creato una serie di mappe mentali che li rappresentavano. Queste sono state poi presentate alle YPRA perché le esaminassero. Le YPRA erano in genere d’accordo con l’analisi (anche se non sempre) e in seguito hanno apportato alcune piccole modifiche alla loro ToC. Durante la restituzione a chi facilitava per Project Empower, le YPRA hanno raccontato come questo processo avesse permesso loro di vedere in che modo le attività svolte si collegavano al progetto più ampio, dando loro un senso di avanzamento e di connessione.

Tappa 2 – Fattori di rischio modificabili.

Per individuare i fattori di rischio modificabili abbiamo condotto una serie di laboratori. Innanzitutto, partendo dall’albero dei problemi delle YPRA (Fig. S1), lo abbiamo trasformato in un «albero delle soluzioni» (Fig. S2) e discusso con le YPRA di che cosa si potesse fare per affrontare le cause profonde dell’albero dei problemi. Le YPRA hanno individuato un’ampia gamma di possibili soluzioni, da quelle su cui non avevano alcun controllo (per esempio, migliorare l’accesso a campi sportivi e parchi, che avrebbe richiesto un intervento pubblico) a quelle che ritenevano che donne come loro potessero mettere in pratica nella propria vita (per esempio, le conversazioni). La discussione tra le YPRA e Project Empower ha portato a concentrarsi su tre ambiti specifici: le competenze di risoluzione dei conflitti, la comunicazione e le competenze genitoriali. Le YPRA ritenevano che questi ambiti fossero importanti per loro e che potessero agire su di essi.

Tappa 3 – Individuare il meccanismo di cambiamento e tappa 4 – individuare il meccanismo di erogazione.

Le tappe 3 e 4 del processo 6SQuID si sono fuse. Il meccanismo di cambiamento designa i principi attivi dell’intervento, cioè in sostanza la teoria del cambiamento comportamentale, mentre il meccanismo di erogazione designa il modo in cui i principi attivi saranno erogati (per esempio in gruppo, individualmente). Era difficile separare queste tappe lavorando con le YPRA, poiché il meccanismo di erogazione influiva anche sul meccanismo di cambiamento.

Attraverso discussioni continue con le YPRA è apparso chiaro che, a loro parere, i fattori di rischio modificabili individuati – competenze di risoluzione dei conflitti, comunicazione e competenze genitoriali – erano tutti questioni da affrontare preferibilmente in collaborazione con il partner maschile. In passato, nel creare interventi per giovani degli insediamenti informali urbani, noi, gruppo accademico e figure professionali, avevamo evitato gli interventi di coppia per questa popolazione, date le ricerche che evidenziano le relazioni intime fluide, multiple e complesse delle persone giovani in questi contesti [33,34]. Inoltre, molti interventi di prevenzione della IPV incentrati sulla coppia richiedevano che le coppie fossero sposate o convivessero da almeno sei mesi [per esempio, 35], cosa rara tra le persone giovani che vivono negli insediamenti informali urbani. Attraverso la discussione e la riflessione, e ascoltando la logica che le YPRA proponevano a sostegno di questa scelta, abbiamo convenuto di incentrare l’intervento sulle coppie.

Le YPRA ritenevano inoltre che un intervento dovesse essere breve, idealmente 5 sessioni di 2–3 ore ciascuna, per garantire la partecipazione. Anche questo contrastava nettamente con il nostro lavoro precedente, in cui gli interventi erano lunghi – per esempio l’intervento Stepping Stones and Creating Futures prevedeva 63 ore di contatto (11 sessioni da 3 ore), il che ha creato difficoltà nella partecipazione [36]. Ancora una volta, noi (gruppo accademico e figure professionali) abbiamo riflettuto e convenuto che l’obiettivo era creare un intervento che sostenesse le persone giovani anziché imporre le nostre soluzioni.

Sulla base dei fattori di rischio modificabili individuati e dell’esigenza di un intervento breve e incentrato sulla coppia, il gruppo accademico e professionale ha condotto una rassegna rapida degli interventi efficaci nel ridurre la violenza che lavoravano con le coppie, o che si concentravano sulle competenze comunicative, sulla risoluzione dei problemi o sulla prole nella relazione di coppia. A tal fine abbiamo cercato articoli e rassegne pubblicati, abbiamo consultato persone esperte, abbiamo cercato i manuali disponibili su questi temi e abbiamo individuato cinque possibili sessioni tratte da interventi efficaci. Tra le cinque sessioni ce n’era una tratta da Stepping Stones [29] sulle aspettative di genere nelle relazioni. Stepping Stones ha mostrato un’ampia gamma di benefici positivi nella trasformazione delle norme di genere e delle relazioni [37]. Un’altra sessione proveniva da Indashikyiwra ed era incentrata sulle relazioni sane e sulla comprensione delle emozioni [35]. Indashikyiwra è stato valutato in Ruanda con coppie eterosessuali conviventi e ha mostrato riduzioni significative della IPV [35]. Una terza attingeva a Bandebereho, un intervento volto a promuovere il coinvolgimento maschile nella cura della prole [38], che si è dimostrato efficace nel ridurre la IPV, e la quarta utilizzava metodologie di risoluzione dei problemi [39], che si sono dimostrate efficaci contro l’umore depresso [40].

Tappa 5 - Sperimentazione e modifica dell’intervento.

La sperimentazione e la modifica dell’intervento sono state svolte in due modi: prima con le YPRA, poi con altre persone giovani.

Test teatrale.

Il test teatrale delle sessioni ha permesso di ottenere rapidamente il riscontro delle YPRA. Poiché le YPRA erano tutte donne, abbiamo coinvolto alcuni giovani uomini della stessa comunità – che non erano i partner delle YPRA, ma avevano un’età simile (tra 22 e 30 anni). Dopo ogni sessione abbiamo discusso di che cosa era piaciuto e che cosa no, e perché. Al termine di tutte le sessioni il gruppo è stato diviso in due (uomini/donne) per una discussione finale sulle sessioni.

Il test teatrale ha messo in luce alcune difficoltà nelle sessioni. La sessione sulla genitorialità era difficile da condurre. Le YPRA hanno spiegato che spesso non vedevano la propria prole, perché era accudita da altre persone, spesso da nonne e nonni nelle comunità rurali, e si è convenuto di eliminare la sessione. Durante la sessione dedicata alle competenze di gestione dei problemi, le YPRA parlavano in termini generali delle difficoltà individuate, anziché di difficoltà specifiche. Man mano che le sessioni procedevano, le persone parlavano in modo più specifico dei propri problemi, e l’attività di risoluzione dei problemi è stata trasformata in un esercizio da svolgere «a casa». Infine, sulla base del riscontro delle YPRA, abbiamo introdotto un «barattolo della cura di coppia», perché desideravano proseguire gli esercizi al di fuori dello spazio dell’intervento. Il barattolo della cura di coppia proponeva semplici argomenti di cui le coppie potevano parlare, gesti di apprezzamento che potevano fare per il o la partner, attività da svolgere insieme, e incoraggiava l’apertura riguardo alla sessualità; erano tutti a basso costo o gratuiti.

Anche il meccanismo di erogazione è stato definito durante il test teatrale. Si è convenuto con le YPRA che le sessioni sarebbero state condotte da due facilitatori (un uomo e una donna) in coppia. Ci sarebbero state al massimo cinque sessioni, ciascuna di 2,5 ore, idealmente distribuite su tre settimane. Le sessioni si sarebbero svolte nella comunità con giovani (di 18–25 anni).

«Pre-test».

Per ottenere ulteriori riscontri e modificare l’intervento, abbiamo condotto un piccolo «pre-test» dell’intervento con giovani. Alle YPRA è stato chiesto di reclutare nella loro comunità coppie eterosessuali in cui la donna avesse 18–25 anni, non andasse a scuola e non avesse un lavoro formale. Il luogo dell’intervento era un piccolo shebeen informale, che la sera vendeva alcolici ma era «chiuso» in tarda mattinata e nel pomeriggio, quando si svolgeva l’intervento. Anziché su tre settimane, l’intervento si è svolto in una calda settimana di gennaio 2021, per il timore che emergesse un picco di COVID-19 e che venissero imposte nuove regole di confinamento. Le persone partecipanti ricevevano 200 R (circa 8,70 £) per ogni sessione a cui partecipavano.

In tutto, il primo giorno si sono presentate 17 persone (9 donne e 8 uomini), per lo più di 18–25 anni (e tutte maggiorenni). Quattro erano coppie «autentiche» (cioè 8 persone) e una di queste coppie «autentiche» aveva un bebè di pochi mesi. Le altre persone presenti sembravano fingere di avere una relazione, cosa che chi conduceva le sessioni ha individuato dal fatto che le «coppie» non conoscevano davvero i dettagli della vita l’una dell’altra, non avevano un’intesa spontanea e così via. Il secondo giorno ha cominciato a partecipare un’altra coppia «vera». Nel corso della settimana la partecipazione è diminuita gradualmente e l’ultimo giorno erano rimaste 10 persone (3 coppie, più altre quattro persone). Alcuni giovani uomini sono stati chiamati all’ultimo momento per lavori a cottimo (lavori occasionali e informali) e alcune giovani donne avevano altri impegni.

Il pre-test ha fornito diversi insegnamenti fondamentali che hanno portato a modificare la ToC e l’intervento. In primo luogo, le giovani coppie hanno apprezzato lo spazio creato dall’intervento, perché raramente avevano l’occasione di parlare della loro relazione o di chiarire le proprie aspettative. In secondo luogo, le persone partecipanti hanno apprezzato il «triangolo cognitivo-comportamentale» (pensieri, emozioni, azioni), che faceva parte di una delle sessioni, come strumento che le aiutava a chiarire i propri sentimenti e comportamenti e offriva l’occasione di discutere dei problemi e delle difficoltà che incontravano nella vita. Tuttavia, facevano fatica a parlare delle emozioni, in particolare di quelle positive; chi conduceva le sessioni vi ha dedicato molto tempo e, nella revisione, è stato riservato più spazio alle emozioni positive. In terzo luogo, c’era una forte aspettativa di monogamia nelle relazioni, ma raramente corrispondeva alla realtà. Questo scarto tra le norme di monogamia e la realtà delle relazioni con più partner ha prodotto, durante le attività dell’intervento, silenzi e lacune, e avevamo bisogno di affrontare la questione in modo più diretto. Infine, l’attività di risoluzione dei problemi «a casa» non era stata svolta e doveva essere reintrodotta come sessione a sé.

Consolidamento dell’intervento

Sulla base dei riscontri del pre-test, il gruppo accademico e professionale ha rivisto l’intervento e la relativa ToC. Questa formalizzazione rende possibile una futura sperimentazione pilota dell’intervento (tappa 6 del 6SQuID). La ToC rivista di Zethembe Couples Care (Fig. S3) mette in evidenza il modo in cui le realtà strutturali incidono sulle relazioni sociali e intime delle persone giovani, al punto che le relazioni intime diventano luoghi di conflitto. Il conflitto era plasmato dalla mancanza di fiducia e di comunicazione, dalla limitata capacità di risolvere insieme i problemi e dal dominio maschile nelle decisioni. In risposta, l’intervento si è proposto di agire su tre ambiti:

  • 1) Chiarire le aspettative relazionali – tre sessioni dedicate esplicitamente a discutere le aspettative di genere nelle relazioni e a lavorare con le coppie per individuare come potrebbero essere relazioni sane. Ciò includeva un’attenzione sia emotiva sia pratica alle relazioni.
  • 2) Rafforzare le competenze comunicative – imparare modi di comunicare non violenti e non aggressivi è centrale nei programmi efficaci di prevenzione della VAWG [6]. Le competenze comunicative comprendevano l’apprendimento di strategie di comunicazione e del ruolo delle emozioni nel plasmare la comunicazione.
  • 3) Competenze di risoluzione dei conflitti – basate sulle terapie di risoluzione dei problemi [39]. Sulla base del pre-test è stata inserita una sessione intera che permetteva alle coppie di esercitarsi a collaborare per risolvere un problema non minaccioso nella loro relazione.

Discussione

Abbiamo descritto il processo di co-sviluppo di un intervento con giovani donne che vivono negli insediamenti informali urbani. In questo progetto, le giovani donne hanno lavorato a stretto contatto con figure professionali e gruppo accademico per co-sviluppare un intervento che unisse la comprensione delle YPRA su dove e come ritenevano possibile il cambiamento con i saperi scientifici e pratici di figure professionali e gruppo accademico su ciò che può rendere efficaci gli interventi di prevenzione della IPV. Ne è nato l’intervento Zethembe Couples Care. In questa discussione riflettiamo sui vantaggi e sulle difficoltà del co-sviluppo come processo.

Il processo di co-sviluppo ha permesso alle YPRA di mettere in discussione il sapere di figure professionali e gruppo accademico, nel modo più evidente con la scelta che l’intervento si rivolgesse alle coppie. La co-costruzione del sapere e la contestazione del sapere accademico sono centrali nel co-sviluppo [13,41] e riorientano i rapporti di potere [41]. In questo processo, il gruppo accademico e professionale ha riflettuto e modificato la propria posizione sulla base delle discussioni e dei riscontri delle YPRA, integrandone le prospettive e le comprensioni.

Nonostante questa fusione di saperi e la co-creazione di un intervento di coppia, durante il pre-test sono emerse diverse difficoltà. Poche coppie «vere e proprie» hanno partecipato. Inoltre, le relazioni intime complesse delle persone giovani, con partner multipli e sovrapposti, rendevano spesso tese le discussioni durante le sessioni. Alcune di queste difficoltà facevano parte del processo di «modifica» e di affinamento e sono prevedibili in qualsiasi processo di sviluppo di un intervento. Tuttavia, è anche possibile che ci siamo affidati troppo all’«esperienza vissuta», senza integrare adeguatamente il sapere delle figure professionali e del gruppo accademico.

L’intervento co-sviluppato agiva su fattori che le YPRA ritenevano importanti e suscettibili di cambiamento, in particolare la comunicazione e le competenze relazionali incentrate sulla diade di coppia. Ciò suggerisce che il co-sviluppo può mettere in luce spazi di capacità di agire a disposizione delle persone, che spesso non emergono nei processi di ricerca abituali [11]. Al contrario, i precedenti interventi per le giovani donne degli insediamenti informali si erano concentrati maggiormente sulla perdita di potere strutturale delle donne, in particolare sulla povertà, ma non erano riusciti a ridurre la IPV subita dalle donne stesse [6,8,11]. Queste diverse priorità degli interventi potrebbero essere legate alla «razionalità limitata» [42]: le YPRA hanno compiuto scelte e valutazioni sull’intervento sulla base delle informazioni di cui disponevano, concentrandosi quindi su piccoli successi negli spazi in cui avevano un certo controllo. Eppure, privilegiando questa analisi e questo approccio all’intervento, potremmo aver sottovalutato l’importanza di agire sui fattori strutturali e dimenticato quanto sia importante il modo in cui prospettive multiple possono servire a comprendere il problema [41] e le possibili soluzioni.

Nel corso del processo di co-sviluppo ci è voluto molto tempo per costruire la fiducia tra le YPRA e tra le YPRA e chi conduceva le attività, e la fiducia è essenziale per un processo di co-sviluppo efficace [43]. Ciò potrebbe essere dipeso dai confinamenti legati al COVID-19 in corso durante il progetto, dalla natura del tema, che ha dato luogo a discussioni ritenute molto delicate, e/o dalla mancanza di fiducia delle YPRA stesse, date le loro esperienze passate. La lunga durata del co-sviluppo ha creato problemi, perché ha ridotto il tempo disponibile per lo sviluppo dell’intervento.

Un’ultima difficoltà è che, pur trattandosi di un processo di co-sviluppo, siamo stati noi, gruppo accademico e professionale, a stabilire e controllare il processo complessivo. Abbiamo fissato le attività e le scadenze e preso le decisioni finali sull’intervento Zethembe Couples Care, compresa la ToC. La difficoltà di condividere equamente il potere nei processi di co-sviluppo è ampiamente riconosciuta [17] ed è in parte determinata dalle scadenze dei progetti e dei finanziamenti [16], ma riflette anche la sfida permanente del co-sviluppo.

Questo studio presenta una serie di limiti e di punti di forza. Non abbiamo condotto una valutazione formale del processo dell’esperienza di co-sviluppo, che avrebbe compreso colloqui con tutte le persone coinvolte (YPRA, gruppo accademico e figure professionali) per comprendere come avessero vissuto il processo. Inoltre, abbiamo lavorato con un numero ridotto di YPRA, il che riduce la generalizzabilità delle loro opinioni e potrebbe aver limitato la nostra comprensione della vita delle giovani donne. Tuttavia, lavorare nel tempo con un numero ridotto di YPRA ha consentito loro una profondità e una riflessione molto maggiori; inoltre, noi – gruppo accademico e figure professionali – abbiamo potuto attingere alle nostre ricerche precedenti per fornire un contesto e una comprensione più ampi. Nonostante questi limiti, lo studio ha dei punti di forza: abbiamo lavorato a stretto contatto e in modo approfondito con le YPRA per tutta la durata del progetto, rispondendo alle loro preoccupazioni e alla loro comprensione del tema, e in questa analisi abbiamo cercato di mettere in evidenza sia gli aspetti positivi sia quelli negativi di questo approccio.

Conclusione

Il processo di co-creazione di Zethembe Couples Care tra giovani donne, figure professionali e gruppo accademico, pur realizzando alcuni ideali del co-sviluppo – tra cui la messa in discussione del sapere accademico da parte delle persone giovani e un intervento che cerca di valorizzare gli spazi in cui le giovani donne sentivano di avere capacità di agire –, ha anche messo in luce le difficoltà insite in questo tipo di processi. Tra queste, il fatto che sia rimasto il gruppo accademico e professionale a fissare l’agenda e la possibile enfasi eccessiva sul sapere «locale», anziché una fusione tra sapere scientifico e sapere locale. I lavori futuri dovranno completare la sesta tappa del 6SQuID, per accertare se Zethembe Couples Care sia fattibile da erogare, accettabile per le persone partecipanti e se vi siano prove sufficienti di efficacia, prima di passare a una valutazione formale dell’intervento per verificare se possa ridurre la IPV subita dalle donne.

Complexe Systémique: punti chiave

Questo testo interessa meno per il suo risultato, un intervento di coppia in cinque sessioni ancora da sperimentare, che per il modo in cui racconta come è stato costruito. Le giovani donne hanno spostato il bersaglio: là dove le persone esperte miravano alla povertà e alle norme di genere, esse hanno scelto la comunicazione, la risoluzione dei problemi e la coppia, cioè il luogo in cui si sentivano in grado di agire. Vi si riconosce un’intuizione sistemica: partire dai margini di manovra reali piuttosto che dai fattori di rischio. Ma il gruppo è abbastanza onesto da vederne il rovescio: la «razionalità limitata» può perdere di vista i fattori strutturali, e le relazioni con più partner, raramente dichiarate, rendono instabile la nozione stessa di «coppia». Si ricordano anche la fiducia, che richiede dodici mesi su quindici, e il potere, che resta a chi fissa il calendario. Nessun dato di efficacia, né alcuna valutazione del processo. Da leggere insieme all’articolo sul test teatrale nell’adattamento culturale partecipativo e all’articolo sulla co-costruzione di Padres Ayudando a Padres.

Note dell’originale

Chi firma l’articolo dichiara di non avere conflitti di interessi.

Ringraziamenti. Desideriamo ringraziare le assistenti di ricerca tra pari che hanno lavorato con noi per tutta la durata del progetto e hanno contribuito con le loro preziose intuizioni.

Finanziamento. Questo lavoro è stato sostenuto dalla Sexual Violence Research Initiative (SVRI, ad AG, JM e LW). Ulteriore sostegno è stato ricevuto dal South African Medical Research Council (ad AG), dalla UKRI Future Leaders Fellowship (MR/S033629/1 a JM) e dallo UKRI Global Challenges Research Fund (MR/T029803/1 ad AG, LW e SM). Gli enti finanziatori non hanno avuto alcun ruolo nella progettazione dello studio, nella raccolta e nell’analisi dei dati, nella decisione di pubblicare o nella preparazione del manoscritto.

Bibliografia

Devries KM, Mak JYT, García-Moreno C, Petzold M, Child JC, Falder G, et al. Global health. The global prevalence of intimate partner violence against women. Science. 2013;340(6140):1527–8. https://doi.org/10.1126/science.1240937

Tomita A, Cuadros DF, Gibbs A. Syndemics of intimate partner violence among women in HIV endemic South Africa: geospatial analysis of nationally representative data. Sci Rep. 2022;12(1):18083. https://doi.org/10.1038/s41598-022-20230-7

Daruwalla N, Kanougiya S, Gupta A, Gram L, Osrin D. Prevalence of domestic violence against women in informal settlements in Mumbai, India: a cross-sectional survey. BMJ Open. 2020;10(12):e042444. https://doi.org/10.1136/bmjopen-2020-042444

DHS. South Africa demographic and health survey 2016; 2018.

Gibbs A, Jewkes R, Willan S, Washington L. Associations between poverty, mental health and substance use, gender power, and intimate partner violence amongst young (18–30) women and men in urban informal settlements in South Africa: A cross-sectional study and structural equation model. PLoS One. 2018;13(10):e0204956. https://doi.org/10.1371/journal.pone.0204956

Kerr-Wilson A, Gibbs A, McAslan Fraser E, Ramsoomar L, Parke A, Khuwaja H, et al. What works to prevent violence against women and girls? A rigorous global evidence review of interventions to prevent violence against women and girls. Pretoria, South Africa: What Works to Prevent Violence Against Women and Girls; 2020.

Keith T, Hyslop F, Richmond R. A systematic review of interventions to reduce gender-based violence among women and girls in sub-Saharan Africa. Trauma, Violence, & Abuse. 2022;23(1):1–20. https://doi.org/10.1177/15248380211068136

Gibbs A, Willan S, Misselhorn A, Mangoma J. Combined structural interventions for gender equality and livelihood security: a critical review of the evidence from southern and eastern Africa and the implications for young people. Journal of the International AIDS Society. 2012;15(Supp. 1):17362.

Gibbs A, Washington L, Abdelatif N, Chirwa E, Willan S, Shai N, et al. Stepping stones and creating futures intervention to prevent intimate partner violence among young people: cluster randomized controlled trial. J Adolesc Health. 2020;66(3):323–35. https://doi.org/10.1016/j.jadohealth.2019.10.004

Meinck F, Pantelic M, Little M, Nittas V, Bustaman A, Picker V, et al. Interventions to prevent and reduce gender-based violence among young people living with, or most affected by, HIV in low-and middle income countries. International AIDS Conference; Amsterdam; 2018.

Mannell J, Willan S, Shahmanesh M, Seeley J, Sherr L, Gibbs A. Why interventions to prevent intimate partner violence and HIV have failed young women in southern Africa. J Int AIDS Soc. 2019;22(8):e25380. https://doi.org/10.1002/jia2.25380

Campbell C. Letting them die: why HIV interventions fail. Oxford: James Currey; 2003.

Bhakuni H, Abimbola S. Epistemic injustice in academic global health. Lancet Glob Health. 2021;9(10):e1465–70. https://doi.org/10.1016/S2214-109X(21)00301-6

Brear M. Silence and voice in participatory processes – causes, meanings and implications for empowerment. Community Dev J. 2018;55(2):349–68. https://doi.org/10.1093/cdj/bsy041

Green G, Boaz A, Stuttaford M. Public participation in health care: exploring the Co-production of knowledge. Front Sociol. 2019;4:73.

Brear MR, Hammarberg K, Fisher J. Community participation in health research: an ethnography from rural Swaziland. Health Promot Int. 2020;35(1):e59–69. https://doi.org/10.1093/heapro/day121

Stevanovic M, Weiste E, Uusitalo L-L. Challenges of client participation in the co-development of social and health care services: imbalances of control over action and the management of the interactional agenda. SSM - Qual Res Health. 2022;2:100136. https://doi.org/10.1016/j.ssmqr.2022.100136

HDA. Informal Settlements – KwaZulu-Natal. Durban: HDA; 2011.

Gibbs A, Reddy T, Dunkle K, Jewkes R. HIV-Prevalence in South Africa by settlement type: a repeat population-based cross-sectional analysis of men and women. PLoS One. 2020;15(3):e0230105. https://doi.org/10.1371/journal.pone.0230105

Gibbs A, Campbell C, Nair Y, Maimane S. What do Youth Want? The mismatch between youth aspirations and participatory HIV/AIDS programmes. African Journal of AIDS Research. 2010.

SA S. Quarterly labour force survey: quarter 1 2020. Pretoria; 2020.

Wight D, Wimbush E, Jepson R, Doi L. Six steps in quality intervention development (6SQuID). J Epidemiol Community Health. 2016;70(5):520–5. https://doi.org/10.1136/jech-2015-205952

Braun V, Clarke V. Using thematic analysis in psychology. Qual Res Psychol. 2006;3:77–101.

Pawson R, Tilley N. Realistic evaluation. London: Sage Publishers; 1997.

Lowe H, Dobbin J, Kiss L, Mak J, Mannell J, Watson D, et al. Mechanisms for the prevention of adolescent intimate partner violence: a realist review of interventions in low- and middle-income countries. PLOS Glob Public Health. 2022;2(11):e0001230. https://doi.org/10.1371/journal.pgph.0001230

Gibbs A, Willan S, Jewkes R. Cellphones and romantic relationships of young women in urban informal settlements in South Africa. Cult Health Sex. 2022;24(10):1380–94. https://doi.org/10.1080/13691058.2021.1953609

Boal A. Theater of the oppressed. Pluto Press; 2000.

Freire P. Pedagogy of the oppressed. New York: Continuum; 1973.

Welbourn A. Stepping Stones: A training package in HIV/AIDS, communication and relationship skills. London: Strategies for Hope, 1995.

Clarke V, Braun V, Frith H, Moller N. Editorial introduction to the special issue: using story completion methods in qualitative research. Taylor & Francis; 2019.

Gibbs A, Gumede D, Adeagbo O, Sikweyiya Y, Chirwa E, Mkhwanazi S, et al. Adaptation and pre-test of a shortened stepping stones and creating futures intervention focused on HIV for young men in rural South Africa. PLOS Glob Public Health. 2023;3(2):e0001632. https://doi.org/10.1371/journal.pgph.0001632

Mannell J, Tevaga P, Heinrich S, Fruean S, Chang SL, Lowe H, et al. Love Shouldn’t Hurt - E le Sauā le Alofa: co-designing a theory of change for preventing violence against women in Samoa. Glob Public Health. 2023;18(1):2201632. https://doi.org/10.1080/17441692.2023.2201632

Dunkle KL, Jewkes R, Nduna M, Jama N, Levin J, Sikweyiya Y, et al. Transactional sex with casual and main partners among young South African men in the rural Eastern Cape: prevalence, predictors, and associations with gender-based violence. Soc Sci Med. 2007;65(6):1235–48. https://doi.org/10.1016/j.socscimed.2007.04.029

Willan S, Ntini N, Gibbs A, Jewkes R. Exploring young women’s constructions of love and strategies to navigate violent relationships in South African informal settlements. Culture Health Sexuality. 2019.;21(1):1–15.

Dunkle K, Stern E, Chatterji S, Heise L. Effective prevention of intimate partner violence through couples training: a randomised controlled trial of Indashyikirwa in Rwanda. BMJ Glob Health. 2020;5(12):e002439. https://doi.org/10.1136/bmjgh-2020-002439

Gibbs A, Dunkle K, Washington L, Sikweyiya Y, Willan S, Shai N, et al. Factors associated with young people’s attendance at an IPV prevention intervention in informal settlements in South Africa: a prospective analysis. Global Public Health. 2019:1–12.

Skevington SM, Sovetkina EC, Gillison FB. A systematic review to quantitatively evaluate “Stepping Stones”: a participatory community-based HIV/AIDS prevention intervention. AIDS Behav. 2013;17(3):1025–39. https://doi.org/10.1007/s10461-012-0327-6

Doyle K, Levtov RG, Barker G, Bastian GG, Bingenheimer JB, Kazimbaya S, et al. Gender-transformative Bandebereho couples’ intervention to promote male engagement in reproductive and maternal health and violence prevention in Rwanda: findings from a randomized controlled trial. PLoS One. 2018;13(4):e0192756. https://doi.org/10.1371/journal.pone.0192756

van’t Hof E, Stein DJ, Marks I, Tomlinson M, Cuijpers P. The effectiveness of problem solving therapy in deprived South African communities: results from a pilot study. BMC Psychiatry. 2011;11:156. https://doi.org/10.1186/1471-244X-11-156

Malouff JM, Thorsteinsson EB, Schutte NS. The efficacy of problem solving therapy in reducing mental and physical health problems: a meta-analysis. Clin Psychol Rev. 2007;27(1):46–57. https://doi.org/10.1016/j.cpr.2005.12.005

Filipe A, Renedo A, Marston C. The co-production of what? Knowledge, values, and social relations in health care. PLoS Biol. 2017;15(5):e2001403. https://doi.org/10.1371/journal.pbio.2001403

Simon HA. Bounded rationality. Utility Probab. 1990:15-8.

Mannell J, Washington L, Khaula S, Khoza Z, Mkhwanazi S, Burgess RA, et al. Challenges and opportunities in coproduction: reflections on working with young people to develop an intervention to prevent violence in informal settlements in South Africa. BMJ Glob Health. 2023;8(3):e011463. https://doi.org/10.1136/bmjgh-2022-011463

Traduzione non ufficiale di Zethembe: a co-developed couples intervention for young heterosexual couples in informal settlements in South Africa, di Andrew Gibbs, Zama Khoza, Sivuyile Khaula, Smanga Mkhwanazi, Jenevieve Mannell e Laura Washington, PLOS Global Public Health, vol. 5, n. 4 (2025), doi: 10.1371/journal.pgph.0004332, con licenza CC BY 4.0. Traduzione e impaginazione: Complexe Systémique, ottobre 2026, con l’aiuto dell’intelligenza artificiale; l’opera è stata modificata ai sensi della licenza (tabella presentata sotto forma di elenco, dichiarazioni raggruppate nelle note). Né chi firma l’articolo né l’editore rispondono di questa traduzione; fa fede la versione originale.

Questa è una traduzione dell’articolo originale «Zethembe: a co-developed couples intervention for young heterosexual couples in informal settlements in South Africa», pubblicato in PLOS Global Public Health (2025) con licenza CC BY 4.0. Pubblicata da Complexe Systémique: il testo è stato tradotto in italiano con l’aiuto dell’intelligenza artificiale e la presentazione è stata adattata alla lettura online, come indicato in apertura di questa pagina.

Leggi l’articolo originale

Come citare questo articolo

Gibbs, A., Khoza, Z., Khaula, S., Mkhwanazi, S., Mannell, J., et Washington, L. (2025). Zethembe: a co-developed couples intervention for young heterosexual couples in informal settlements in South Africa. Complexe Systémique. https://app.complexe-systemique.com/en_GB/articles/zethembe-a-co-developed-couples-intervention-for-young-heterosexual-couples-in-informal-settlements (Opera originale pubblicata nel 2025 in PLOS Global Public Health, 5(4), e0004332 (2025); ripubblicata nel 2025 da PLOS Global Public Health, https://journals.plos.org/globalpublichealth/article?id=10.1371/journal.pgph.0004332)

Carrello

Il tuo carrello è vuoto.