Traduzione assistita dall'IA

Questa versione è stata tradotta dallo spagnolo da Complexe Systémique con l'aiuto dell'intelligenza artificiale. In caso di dubbio, fa fede la versione originale.

Red Sistémica · Epistemologia

Istituto Matríztico: le conversazioni liberatrici nella biologia culturale

Humberto Maturana Romesín e Ximena Dávila Yáñez, che hanno fondato insieme l’Instituto de Formación Matríztica, espongono qui il lavoro di orientamento chiamato conversazioni liberatrici: una pratica che nasce dall’intreccio tra la biologia della conoscenza e la biologia dell’amare, prende le mosse dal dolore che motiva la richiesta di aiuto e mette in movimento, attraverso ciò che Ximena Dávila chiama lo specchio diretto, la dinamica riflessiva che libera dalla negazione dell’essere imposta dalla cultura patriarcale-matriarcale.

Autore e autrice Humberto Maturana Romesín, dottore in biologia, e Ximena Dávila Yáñez, che hanno fondato insieme l’Instituto de Formación MatrízticaPrima pubblicazione Perspectivas Sistémicas, numero speciale n. 94/95Traduzione Complexe Systémique, traduzione non ufficiale dallo spagnolo assistita dall’IA, con l’accordo di Red Sistémica

«Noi esseri umani siamo, nel fondamento del nostro essere biologico, esseri amorevoli, ed esserlo è la fonte della nostra possibilità di ritrovare la gioia e il ben-essere nel vivere umano.»

Humberto Maturana Romesín e Ximena Dávila Yáñez

L’intreccio tra la biologia della conoscenza e la biologia dell’amare

È possibile accedere alla comprensione generata dall’intreccio tra la biologia della conoscenza e la biologia dell’amare a partire dal dolore che motiva una richiesta di aiuto, e da lì guidare la conversazione con chi consulta in un cammino riflessivo, che chiamiamo specchio diretto, verso l’accettazione di sé mediante conversazioni liberatrici. Per chi consulta, le conversazioni liberatrici si traducono in un uscire dal dolore e dalla sofferenza generati dalla continua negazione dell’essere prodotta dal vivere immersi nella cultura patriarcale-matriarcale in cui viviamo. In questo modo, queste conversazioni hanno conseguenze che chi osserva distinguerebbe come terapeutiche, perché mettono in movimento la dinamica riflessiva che libera dal dolore e dalla sofferenza nel vivere quotidiano attraverso la comprensione della dinamica biologico-culturale che li genera. Questa dinamica è l’espressione dell’operare della Matrice biologico-culturale dell’esistenza umana.

Questa matrice biologico-culturale dell’esistenza umana rimanda al tempo stesso alla condizione d’origine dell’umano nella biologia dell’amare (matrice = utero) e alla trama relazionale (matrice = trama di relazioni) propria dell’intreccio tra emozione e ragione, che fa del vivere umano, nel suo divenire storico, un vivere capace di assumere diverse forme culturali che sorgono nella realizzazione del suo essere, in quanto essere che nella sua origine ontogenetica è primariamente amorevole.

Che cosa fa di nuovo Ximena Dávila

Ximena Dávila Yáñez, nel suo lavoro di orientamento attraverso ciò che chiama Conversazioni liberatrici dal dolore e dalla sofferenza di chi consulta, fa due cose fondamentali nuove:

1

Nominare la negazione dell’essere

Mostra che il tema centrale delle consultazioni che cercano aiuto nell’ambito del vivere relazionale è la negazione dell’essere a cui la nostra cultura patriarcale-matriarcale sottopone tutti i suoi membri.

2

Mettere in movimento la dinamica riflessiva

Mette in movimento la dinamica relazionale riflessiva che costituisce l’essenza dell’intreccio tra la biologia della conoscenza e la biologia dell’amare, e lo fa in un modo che risulta terapeutico, attraverso l’uso di ciò che inventa e chiama in questo lavoro lo specchio diretto, per mezzo delle conversazioni liberatrici.

La nozione di specchio diretto è nata da ciò che un consultante dice a Ximena Dávila: «Lei è come uno specchio per me», constatando che vedeva sé stesso nel suo emozionare (nel fluire delle sue emozioni) guardando la propria condotta relazionale attraverso le nostre conversazioni, nelle quali gli veniva mostrato in modo indiretto in quale dei cammini esplicativi del suo vivere si trovasse nei diversi momenti, secondo il racconto che faceva della sua storia. In questo tipo di conversazioni non si fa alcun riferimento alla Biologia della conoscenza. Essa resta rivelata come una comprensione che opera in modo inconscio nel fluire del conversare riflessivo con la persona che consulta. Per questo, una delle conseguenze più importanti di queste conversazioni, per la persona che consulta, è che la comprensione della sua dinamica comportamentale relazionale si amplia, in un processo che può condurla a un cambiamento emotivo.

E questa comprensione ampliata si rivela uno strumento che la persona porta con sé nel suo operare inconscio e consapevole, che la mantiene in una postura riflessiva sul proprio emozionare e le permette di entrare in un processo trasformativo del suo spazio psichico a partire da sé, cioè del suo spazio emotivo e comportamentale quotidiano.

Lo specchio diretto non è una tecnica

La dinamica relazionale che chiamiamo specchio diretto sembra semplice da realizzare, ma non lo è. Non si tratta di una tecnica, bensì della realizzazione delle conversazioni liberatrici a partire dallo sguardo che vede e comprende l’umano nelle sue dimensioni biologiche e culturali, a partire dalla comprensione della biologia culturale. Il valore di questa comprensione, come il valore di ogni strumento, sta nel modo in cui la si vive. La vera difficoltà di vivere questa comprensione, tuttavia, sta nel fatto che viviamo nella cultura patriarcale-matriarcale che, come una trappola psichica, la nega, perché è centrata sulle relazioni di dominio e sottomissione. Per questo, è compito delle conversazioni liberatrici ampliare questa comprensione fino al punto in cui chi consulta può liberarsi, o uscire da questa trappola, a partire da sé.

Ne consegue che questo lavoro crea una pratica di orientamento relazionale riflessivo che consiste in conversazioni liberatrici dal dolore e dalla sofferenza culturali, perché hanno luogo nella dinamica della biologia dell’amare. In questa pratica si mette in movimento la dinamica propria della biologia culturale nel suo operare della matrice biologico-culturale dell’esistenza umana. La realizzazione dello specchio diretto, come parte dell’operare nella matrice biologico-culturale dell’esistenza umana, non è una tecnica, ma fa parte della dinamica operazionale della matrice che apre e realizza nelle conversazioni liberatrici lo sguardo riflessivo che spezza l’attaccamento all’esistenza relazionale che genera il dolore per cui si chiede aiuto.

Siamo consapevoli di vivere un presente in cui si parla spesso di amore, ma finora nessuno aveva mostrato la dinamica operazionale che l’amare comporta perché possano avere luogo le conversazioni liberatrici dal dolore e dalla sofferenza culturali. Ximena Dávila inventa questa dinamica e la realizza.

Va tuttavia sottolineato che queste conversazioni liberatrici nella biologia culturale non possono essere condotte con responsabilità ed etica, e quindi con serietà ed efficacia, se non si acquisisce una formazione nella comprensione e nella conoscenza dei loro fondamenti, che è ciò che di fatto apre lo sguardo che rende possibili queste conversazioni. La Biologia culturale non è una teoria in più, non è una nuova epistemologia, anche se ne implica una: è uno sguardo e una comprensione che rivela le condizioni di costituzione dell’osservatore e dell’osservare, e che connota e rivela tutto il nostro agire in quanto esseri umani. La biologia culturale è la condizione costitutiva del nostro essere esseri umani Homo sapiens amans. Noi esseri umani esistiamo nella realizzazione della biologia culturale, ed è per questo che esistiamo nell’operare della matrice biologico-culturale dell’esistenza umana (anche se non ci rendiamo conto che è così), e possiamo creare il mondo che viviamo nel nostro riflettere sul nostro agire, lasciando andare le nostre certezze in un processo che si rivela liberatore dal dolore e dalla sofferenza culturali. In un certo senso non è una conoscenza nuova, ma è senza dubbio una nuova comprensione e l’evocazione dell’azione che la realizza.

Da matristico a matriztico: l’orientamento matriztico

Noi esseri umani siamo, nel fondamento del nostro essere biologico, esseri amorevoli, ed esserlo è la fonte della nostra possibilità di ritrovare la gioia e il ben-essere nel vivere umano. Si è già parlato di cultura matristica per fare riferimento a una cultura fondata sull’amare, a partire dalla nostra origine culturale amorevole anteriore alla cultura patriarcale-matriarcale, nell’intento di far capire che in gioco non è il maschile o il femminile, ma una relazione culturale. Ma l’espressione matristico (con la esse) non ci riesce, perché conserva il legame con il materno femminile. L’espressione matriztico (con la zeta), invece, ci riesce, perché si riferisce alla matrice nel suo doppio significato di contenitore nutriente e di trama relazionale propria della dinamica di convivenza che ci dà origine nel sorgere della famiglia ancestrale, più di tre milioni di anni fa. Così Ximena Dávila Yáñez, parlando di Orientamento matriztico, fa anche qualcosa di fondamentalmente nuovo: connota che l’effetto liberatore delle conversazioni liberatrici sta nel fatto che restituiscono all’essere che chiede aiuto la possibilità di fondare il proprio emozionarsi e la propria comprensione sui fondamenti stessi del suo essere umano.

Una dimensione fondamentale dell’agire in questa comprensione è che, attraverso la sua dinamica, in un presente mutevole, vengono riconosciute tutte e ciascuna le persone che hanno fatto parte dell’esperienza di vita di chi la realizza. Persone che hanno fatto parte tanto della storia quanto di questo presente mutevole. E ciò avviene a partire da un’esperienza di vita il cui corso è sospinto dalla riflessione che si compie in prima persona a partire dal dolore culturale patriarcale-matriarcale, il che permette di rendersi conto che in tutto il nostro vivere e convivere ci siamo mossi spinti dalla biologia dell’amare e dal rispetto per noi stessi. Questo slancio amorevole che ci muove, nel nostro vivere e convivere, a cercare risposte ai dolori esistenziali permette che sorga un modo di relazionarsi in cui si sono congiunte la gioia della libertà e il dolore della solitudine, invitando al tempo stesso a non cadere nel circolo interminabile della sofferenza culturale patriarcale-matriarcale.

È a partire dall’amare che ogni essere umano ha la possibilità di uscire dal dolore culturale patriarcale-matriarcale che può star vivendo. Un amare che si manifesta dal momento in cui veniamo al mondo (e veniamo a questo mondo causando un dolore fisico a un’altra persona: le nostre madri). Se veniamo accolti nell’amare, arriviamo in un mondo «caldo caldo» che prolunga il nostro utero materno. E questo arrivo circondato d’amare dissipa nelle nostre madri quel dolore fisico del parto a cui ogni donna è naturalmente preparata, e ci dà la base amorevole e di fiducia che ci permette di muoverci nel convivere, all’interno di questa cultura patriarcale-matriarcale, a partire dalla biologia dell’amare.

Una base amorevole che può aprire la possibilità di crescere nella fiducia di un amare che resiste a qualsiasi transazione o tradimento. Ed è per questo che sarà in questo spazio psichico che ci trasformeremo in persona adulta, e sarà da questo fondamento che sorgerà questo agire liberatore.

Come si forma una persona adulta

Sappiamo che un essere umano emerge come persona adulta quando, nella sua condotta quotidiana, sorge spontaneamente come un essere autonomo ed etico, capace di collaborare a partire dal rispetto per sé e per gli altri, perché non ha paura di scomparire nella collaborazione. E sappiamo che è la convivenza nell’accettazione della vicinanza e dell’intimità corporea, in piena fiducia e tenerezza, quale avviene nella relazione amorevole materno-infantile e nel gioco, a costituire l’ambito relazionale naturale che genera, nel corso della crescita dell’infanzia, la sua trasformazione spontanea in persone autonome, responsabili ed etiche, che non provano paura di scomparire collaborando con altre persone alla co-creazione di un mondo valido e accogliente per tutti gli esseri umani in particolare, e per tutti gli esseri viventi in generale.

Sappiamo anche che la tragedia delle dipendenze, della criminalità e della mancanza di senso sociale, che emerge con tanto dolore nel nostro vivere culturale attuale, deriva dal fatto che siamo diventati ciechi a quattro aspetti fondamentali del nostro vivere, che sono:

1

Un fondo operazionale inconscio

Il vivere umano emerge, come ogni vivere, in modo inconscio a partire da un fondo operazionale inconscio, anche se in noi partecipano alla sua generazione e alla sua evocazione il nostro pensare e il nostro riflettere razionali.

2

I valori, astrazioni dell’amare

Ciò che nella vita quotidiana chiamiamo valori sono astrazioni del nostro operare in quanto esseri amorevoli.

3

Negare l’amare fa ammalare

In quanto esseri amorevoli, ci ammaliamo se neghiamo la biologia dell’amare.

4

Il convivere materno-infantile

Ciò che vi è di centrale, o di più fondamentale, nella formazione del vivere umano in generale, e del vivere umano adulto in particolare, si costituisce nel fluire relazionale inconscio del convivere materno-infantile.

Quando questo vivere relazionale adulto nel rispetto di sé e degli altri, a partire dall’autonomia e dalla libertà riflessiva che il rispetto di sé rende possibili, non sorge in modo inconscio da una storia materno-infantile amorevole, perché quel vivere è stato negato, può sorgere soltanto da un convivere amorevole simile con un’altra persona adulta che viva con essa in un convivere riflessivo, realizzando in quel convivere l’ambito di rispetto di sé, di fiducia e di libertà riflessiva che l’amare produce.

La potenza liberatrice delle conversazioni

Così, la potenza liberatrice o risanatrice delle conversazioni liberatrici risiede nel fatto che esse operano in chi consulta attraverso la realizzazione della comprensione dell’umano (cioè di sé) che la biologia culturale implica. Una biologia culturale che guida il corso del nostro vivere e che ci permette, se entriamo in una deriva patriarcale/matriarcale, di uscirne ritrovando il rispetto per noi stessi e per gli altri come asse articolatore del nostro agire quotidiano, conservando la biologia dell’amare come la dinamica relazionale che guida il nostro vivere. Ed è importante vedere che l’amare avviene nel vivere relazionale come un fluire comportamentale spontaneo attraverso il quale l’altro o l’altra, o sé stessi, sorge come altro legittimo nella convivenza con sé, e non in un discorso su ciò che l’amare implica, né nella descrizione di ciò che si dovrebbe fare perché l’altro o l’altra si senta amato. È così che queste conversazioni liberatrici rivelano, nell’ambito operazionale della consultazione che chiede aiuto, la validità dell’affermazione secondo cui «la maggior parte delle malattie umane, se non tutte, ha origine nel disamore, e guarisce quando si ritrova l’amare, tanto nell’amare sé stessi quanto nell’amare gli altri». E per farlo, lo fa, come mostra Ximena Dávila, modulando la fisiologia del ben-essere che l’amare produce nel suo operare nell’ambito relazionale riflessivo.

Note dell’originale

(*) Nota della redazione: precisiamo a chi legge che l’autore e l’autrice dell’articolo, il dott. Maturana e la dott.ssa Dávila, hanno scritto questo testo in uno stile in cui si designano con nome e cognome, cioè in terza persona.

Chi è Humberto Maturana Romesín

(1) Cofondatore dell’Instituto de Formación Matríztica. Dottore in biologia all’Università di Harvard, Premio nazionale per le scienze nel 1994 e creatore della nozione di autopoiesi. È autore, tra le altre opere, di Neurophysiology of Cognition, Biology of Language, Ontología del conversar, De la Biología a la Psicología, Objetividad un argumento para obligar e Del Ser al Hacer. Attualmente lavora con Ximena Dávila allo sviluppo della dinamica della Matrice biologica e culturale dell’esistenza umana. A partire dal suo studio della percezione, il professor Maturana ha creato il campo della comprensione ontologica del fenomeno del conoscere come fenomeno biologico, che chiamiamo biologia della conoscenza, e ha esplorato le origini dell’umano attraverso la biologia dell’amare. Attualmente svolge il suo lavoro a partire dalla comprensione della dinamica operazionale che intreccia la biologia della conoscenza e la biologia dell’amare, sorta dalla collaborazione con Ximena Dávila Yáñez come ambito riflessivo operazionale e che insieme chiamano Matrice biologica e culturale dell’esistenza umana.

Chi è Ximena Dávila Yáñez

(2) Cofondatrice dell’Instituto de Formación Matríztica. Creatrice della visione della dinamica che intreccia la Biologia della conoscenza e la Biologia dell’amare e poi, con Humberto Maturana Romesín, della sintesi della comprensione dell’umano che insieme chiamano Matrice biologica e culturale dell’esistenza umana, come espansione della biologia della conoscenza e dell’amare. Questa visione è anche il fondamento del nostro sguardo sulle organizzazioni come componenti della biosfera che oggi abitiamo.

La professoressa Dávila ha studiato Orientamento nelle relazioni umane e nella famiglia, con specializzazione in relazioni di lavoro, presso l’IPCC. Nella sua attività professionale ha creato il campo della comprensione del dolore e della sofferenza relazionali come fenomeni umani di origine culturale. Allo stesso modo ha contribuito ad approfondire la comprensione dei fondamenti biologico-culturali dell’umano attraverso la pratica del conversare liberatore. È coautrice, con il dott. Humberto Maturana, di El Tao o el Camino del Amar e di El Árbol del Vivir, Fundamentos Biológicos y Culturales de lo Humano, in corso di stampa. È inoltre coautrice, con lo stesso Humberto Maturana e con Cristóbal Gaggero, di Entendimiento Matríztico Organizacional EMO. Una mirada Humana a las Organizaciones desde la Matriz Biológica y Cultural de la Existencia Humana, in corso di stampa.

Un estratto

Red Sistémica pubblica online solo un estratto di questo articolo: il testo integrale è apparso nel numero speciale n. 94/95 della rivista Perspectivas Sistémicas. La nostra traduzione riprende l’intero estratto pubblicato online, e nulla di più; il seguito del testo non ci è accessibile. Leggi l’estratto originale in spagnolo.

Questo articolo è la traduzione italiana non ufficiale, dallo spagnolo, di «INSTITUTO MATRÍZTICO: Las conversaciones liberadoras en la biología cultural», pubblicato da Red Sistémica (prima pubblicazione: Perspectivas Sistémicas, numero speciale n. 94/95). Tradotto da Complexe Systémique con l’aiuto dell’intelligenza artificiale e ripubblicato con l’accordo della rivista. Fa fede la versione originale.

Leggi l’articolo originale

Come citare questo articolo

Maturana Romesín, H., & Dávila Yáñez, X. (2022). Institut Matríztico : les conversations libératrices dans la biologie culturelle (Complexe Systémique, trad.). Complexe Systémique. https://app.complexe-systemique.com/fr_FR/articles/institut-matriztico-les-conversations-liberatrices-dans-la-biologie-culturelle (Opera originale pubblicata nel 2022 in Perspectivas Sistémicas, numero speciale n. 94/95; ripubblicata nel 2022 da Red Sistémica, https://redsistemica.ar/2022/08/01/instituto-matriztico-las-conversaciones-liberadoras-en-la-biologia-cultural/)

Per approfondire

Confronto

Commenti 0

Effettuare l'accesso per partecipare alla discussione. Accedi

  1. Ancora nessun commento. Il primo può essere il suo.

Carrello

Il tuo carrello è vuoto.