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Journal of Family Therapy · Terapia familiare

«È una relazione come qualsiasi altra relazione»: prospettive della terapia sistemica sulla terapia dell’amicizia

Molte persone mettono le amicizie al centro della propria vita, eppure la terapia sistemica resta pensata per famiglie e coppie. Il gruppo di Elliott Burcham, presso la University of Hertfordshire, ha chiesto a 17 persone che praticano la terapia sistemica che cosa significasse per loro la terapia dell’amicizia. Curiosità, ambivalenza, ma una conclusione condivisa: le competenze sistemiche si applicano. Gli ostacoli sono soprattutto istituzionali, e gli strumenti, a cominciare dal genogramma, vanno ancora adattati.

Autrici e autori Elliott Burcham e Lizette Nolte (University of Hertfordshire, Regno Unito); Hendrix Hammond (Association for Family Therapy, Londra)Prima pubblicazione Journal of Family Therapy, 9 marzo 2026Traduzione Complexe Systémique, traduzione non ufficiale assistita dall’IA

Traduzione non ufficiale in italiano di ‘It's a Relationship Just Like Any Other Relationship’—Systemic Therapists' Perspectives on Friend Therapy, di Elliott Burcham, Lizette Nolte e Hendrix Hammond, pubblicato in Journal of Family Therapy (Wiley) (2026), doi: 10.1111/1467-6427.70021, con licenza CC BY 4.0. Traduzione realizzata da Complexe Systémique nell’ottobre 2026 con l’aiuto dell’intelligenza artificiale: il testo originale è stato tradotto in italiano e impaginato, il che costituisce una modifica dell’opera ai sensi della licenza. La tabella è presentata sotto forma di elenco. La traduzione non è stata realizzata né da chi firma l’articolo né dall’editore, che non rispondono del suo contenuto né di eventuali errori. Fa fede la versione originale.

La terapia dell’amicizia sfida la disciplina a riconsiderare quali relazioni meritino attenzione terapeutica.

Elliott Burcham, Lizette Nolte e Hendrix Hammond

Abstract

Molte persone mettono le amicizie al centro della propria vita, eppure chi pratica la terapia sistemica si concentra spesso esclusivamente sulle relazioni familiari e di coppia. In questo studio abbiamo esplorato come chi pratica la terapia sistemica comprende e affronta il lavoro relazionale con persone amiche in terapia. Abbiamo intervistato 17 professioniste e professionisti sistemici attivi nel Regno Unito e analizzato i dati con l’analisi tematica riflessiva. Sebbene la maggior parte delle persone partecipanti non conoscesse la terapia dell’amicizia, ha espresso curiosità, ambivalenza e una riflessione attenta sui propri valori personali e professionali. Le persone partecipanti hanno riconosciuto che le competenze sistemiche possono essere applicate alle amicizie, soprattutto alla luce dei cambiamenti sociali e culturali che accrescono il ruolo delle amicizie. Allo stesso tempo, hanno individuato alcuni ostacoli, tra cui le norme istituzionali, la mancanza di evidenze e le perplessità sull’applicazione di cornici terapeutiche a queste relazioni. I nostri risultati suggeriscono che la terapia sistemica potrebbe essere nella posizione giusta per lavorare terapeuticamente con le amicizie, ma farlo potrebbe richiedere cambiamenti nella formazione, negli strumenti e nell’ideologia. La terapia dell’amicizia sfida la disciplina a riconsiderare quali relazioni meritino attenzione terapeutica.

Punti chiave

  • La terapia sistemica è nella posizione giusta per lavorare terapeuticamente con le amicizie. Chi la pratica può chiedersi se il proprio bagaglio di competenze sistemiche consenta di offrire una terapia alle amicizie e può anche riflettere sulle norme e sulle convenzioni della propria pratica che potrebbero renderla possibile o impedirla.
  • La terapia dell’amicizia può sostenere le persone assistite i cui legami più forti sono quelli di amicizia, come le persone LGBTQIA+, le persone migranti e chi ha vissuto un percorso di accoglienza o affido.
  • Includere le amicizie nella terapia mette in discussione chi riteniamo meritevole di attenzione terapeutica e che cosa definiamo «famiglia» o sistema relazionale.

1 Introduzione

La pratica sistemica si concentra sui sistemi relazionali, in genere famiglie e coppie (Dallos and Draper 2015), e spesso trascura l’amicizia (Flemke 2001), uno dei legami più significativi e duraturi della vita (Dunbar 2021). Le amicizie possono favorire il benessere (Christakis and Fowler 2010; Santini et al. 2021), ma possono anche comportare dinamiche simili ai modelli familiari, come la possessività, la disuguaglianza o il bullismo (Burck and Daniel 2021), e attraversare cambiamenti di circostanze che portano al conflitto o al lutto quando un’amicizia finisce (Flemke 2001). Queste complessità evidenziano l’utilità di riconoscere le amicizie come un possibile ambito di intervento sistemico (Jenicek and MacIntosh 2023).

Vale la pena considerare come la pratica sistemica si sia occupata delle amicizie. Alcuni modelli iniziali attingevano a reti relazionali più ampie. Gli interventi di rete familiare (Family Network) di Speck (1967) riunivano familiari e amicizie nelle situazioni di crisi, e furono poi perfezionati in interventi di rete centrale (Core Network Interventions) più ristretti (Llamas et al. 1981). Haber (1987) invitava le persone amiche come consulenti non professionali, mentre il concetto di «sistemi determinati dal problema» di Anderson et al. (1986) includeva chiunque fosse coinvolto nel discorso, comprese quindi le amicizie. Approcci successivi come la terapia multisistemica, la terapia multidimensionale e il Dialogo Aperto (Henggeler and Borduin 1990; Kinane et al. 2022; Liddle et al. 1992) hanno anch’essi riconosciuto il ruolo dei pari e di reti più ampie. Tuttavia, in questi modelli le amicizie compaiono in genere come risorse per la persona assistita piuttosto che come oggetto centrale della terapia. Sebbene alcune testimonianze aneddotiche suggeriscano che la pratica sistemica possa lavorare in modo relazionale con le amicizie (Henggeler and Borduin 1990; Kinane et al. 2022; Liddle et al. 1992), queste restano un oggetto di intervento raro.

In questo articolo sosteniamo che i cambiamenti sociali stanno accrescendo il ruolo delle amicizie nella vita di molte persone, e che la pratica sistemica dovrebbe prenderne atto. Le crisi economiche, le difficoltà abitative, il movimento femminista, l’evoluzione delle norme sul matrimonio, la globalizzazione e la pandemia di COVID-19 contribuiscono tutti alla loro crescente importanza (Ayers et al. 2021; Spencer and Pahl 2006).

Il matrimonio ha conosciuto trasformazioni significative. Un tempo istituzione politica ed economica, in cui le amicizie avevano spesso un peso emotivo maggiore (Coontz 2006), nel XX secolo la famiglia nucleare ha ridefinito il matrimonio come insieme pratico e romantico, con l’accento sulla complicità e sull’unità. Le critiche femministe hanno poi incoraggiato la realizzazione di sé al di là della famiglia e una rinnovata attenzione alle amicizie (Sow and Friedman 2020). Più di recente, tuttavia, la precarietà economica e l’aumento del costo degli alloggi hanno rafforzato i valori familiari tradizionali, ritardando al tempo stesso il matrimonio e l’acquisto della casa (Stone et al. 2011). Di conseguenza, molte persone giovani adulte vivono più a lungo in coabitazione, e le amicizie assumono spesso ruoli di tipo familiare (Arnett 2007; Bynner 2005).

La pandemia di COVID-19 e l’isolamento dovuto ai lockdown hanno ulteriormente messo in luce il valore delle amicizie (Maloy et al. 2022). Allo stesso tempo, hanno accelerato la diffusione della comunicazione digitale, permettendo di vivere e lavorare oltre i confini nazionali (Hermann and Paris 2020). Questa mobilità frammenta però anche le strutture tradizionali, poiché il lavoro e gli studi separano spesso le persone dalla famiglia d’origine, aumentando potenzialmente il ricorso alle amicizie (Bauman 2000).

Per le comunità marginalizzate, le amicizie sono da tempo strutture di sostegno vitali. Nelle comunità LGBTQIA+, le reti di parentela, spesso descritte come «famiglia scelta», mostrano come le amicizie possano assumere ruoli tipicamente associati alla famiglia quando i legami con la famiglia d’origine si interrompono (Nelson 2013; Weston 1997). Green (2000) critica la terapia sistemica per aver trascurato questi bisogni relazionali e chiede una maggiore inclusione delle famiglie scelte, mentre altre voci sostengono che escludere la famiglia scelta e privilegiare la famiglia nucleare rifletta cornici bianche, occidentali ed eteronormative radicate nella pratica sistemica (Jenicek and MacIntosh 2023). Dinamiche simili vengono ipotizzate per chi ha vissuto un percorso di accoglienza o affido e per le comunità migranti, nelle quali la disconnessione o la rottura con la famiglia biologica rende spesso centrali le amicizie (Francisco-Menchavez 2018; Gill et al. 2023). In questi contesti, gli interventi terapeutici potrebbero utilmente affrontare le dinamiche complesse di tali legami (Burck and Daniel 2021).

Sosteniamo pertanto che sia opportuno e necessario che la pratica sistemica consideri di includere le amicizie come oggetto relazionale fondamentale della terapia. Questo studio ha esplorato le prospettive di chi pratica la terapia sistemica sulla terapia dell’amicizia e la disponibilità a considerare le amicizie come ambiti di intervento.

Siamo consapevoli che l’espressione terapia dell’amicizia possa suscitare disagio, poiché si colloca al di fuori delle categorie sistemiche tradizionali come la terapia familiare o di coppia, e anche le persone partecipanti a questo studio hanno espresso ambivalenza al riguardo. Usiamo l’espressione deliberatamente, non per proporre un modello fisso o un possibile nuovo approccio manualizzato, ma per porre in primo piano le amicizie come contesti significativi per il lavoro sistemico e per mettere in discussione il presupposto che la terapia sia confinata ai legami familiari o romantici. Alternative come famiglia scelta o famiglia logica sono state prese in considerazione ma scartate: la prima affonda le radici nelle comunità queer, e volevamo evitare di appropriarci di un concetto dal significato culturale e politico specifico; la seconda non gode di un ampio riconoscimento al di fuori degli ambienti accademici o militanti. Al contrario, terapia dell’amicizia richiama formule familiari come terapia familiare o di coppia, risultando più accessibile sia alle persone assistite sia a chi esercita la professione. La proponiamo non come un’etichetta definitiva, ma come una provocazione: un invito a riconsiderare quali relazioni la pratica sistemica dovrebbe includere e a rispecchiare meglio le realtà relazionali contemporanee.

In questo studio ci concentriamo sulle amicizie emotivamente significative, quelle che possono fungere da fonti primarie di sostegno, intimità e cura e che talvolta possono essere considerate «famiglia». In particolare, ci rifacciamo alla nozione di «cerchia ristretta» di Dunbar (2021): amicizie contraddistinte da un’elevata intensità emotiva e da un investimento reciproco.

2 Metodo

2.1 Disegno

Questo studio ha adottato un disegno qualitativo per esplorare le opinioni di chi pratica la terapia sistemica sull’inclusione delle amicizie nella pratica terapeutica. Sono state condotte interviste semistrutturate per raccogliere dalle persone partecipanti resoconti ricchi e approfonditi, analizzati con l’analisi tematica riflessiva (ATR) (Braun and Clarke 2022).

La domanda di ricerca che ha guidato lo studio era:

Quali sono le prospettive di chi pratica la terapia sistemica sul lavoro relazionale con persone amiche in terapia?

A suo supporto, abbiamo considerato anche la seguente sottodomanda:

Quali benefici e quali difficoltà individua chi pratica la terapia sistemica, sul piano personale e professionale, quando considera l’inclusione delle amicizie nel lavoro terapeutico?

2.2 Posizionamento del gruppo di ricerca

Chi firma questo articolo nutre un profondo apprezzamento per l’amicizia. L’esperienza dell’amicizia vissuta dalla prima firma, come luogo sia di rifugio sia di perdita, compresa la morte di una persona amica cara, ha suscitato una riflessione su come la pratica sistemica potesse fare spazio a questi legami. Col tempo è cresciuta la curiosità per il contrasto tra l’ampiezza relazionale della teoria sistemica e l’attenzione più ristretta della pratica a famiglie e coppie, che ha ispirato l’esplorazione condotta in questo studio su come la terapia si rapporti con le amicizie. Pur attratto dalle possibilità, il gruppo di ricerca è rimasto curioso e cauto riguardo ai rischi e alle difficoltà di introdurre la terapia in relazioni che molte persone apprezzano proprio perché libere da interventi professionali. Come gruppo di ricerca, abbiamo riflettuto per tutto il percorso sul linguaggio e sul significato applicati all’amicizia e alla terapia dell’amicizia.

Solo la prima firma conosceva l’identità delle persone partecipanti, e non esisteva alcun rapporto personale con loro. Il reclutamento è avvenuto attraverso strutture professionali formali e reti professionali condivise, con procedure di consenso informato trasparenti in ogni fase. La tenuta di un diario e le discussioni collaborative all’interno del gruppo di ricerca hanno sostenuto l’ATR (Braun and Clarke 2022). Come gruppo di ricerca abbiamo riflettuto sui processi di ricerca per tutta la durata dello studio, e le conversazioni riflessive hanno spesso fatto emergere storie personali e portato a considerarne le implicazioni sul piano sia personale sia professionale.

2.3 Partecipanti

Il reclutamento è avvenuto attraverso reti sistemiche, tra cui la mailing list del Family and Systemic Therapy Research Centre, la mailing list della Association of Family Therapy e diverse liste di gruppi di pratica. In totale 22 persone hanno manifestato interesse, di cui 18 hanno dato il consenso a partecipare. Una persona ha avuto problemi tecnici e non ha proseguito, per cui il numero finale di partecipanti è stato 17. Le persone partecipanti avevano completato uno o più dei seguenti percorsi: lo Year Two Intermediate Postgraduate Diploma in Systemic Practice, i CYP IAPT Systemic Family Practitioner Courses, il Master’s in Family and Systemic Psychotherapy e il Doctorate in Systemic Practice. Le persone partecipanti lavoravano nel Regno Unito e parlavano fluentemente l’inglese. Sul piano demografico, la maggior parte erano donne britanniche bianche, di età compresa tra 27 e 79 anni, con 2–36 anni di esperienza nella pratica sistemica. Di seguito è riportata una sintesi dei dati demografici delle persone partecipanti (Tabella 1).

Tabella 1 — Informazioni sulle persone partecipanti.

N (%).

  • Età. 21–29: 1 (6%); 30–39: 1 (6%); 40–49: 5 (29%); 50–59: 4 (24%); 60–69: 2 (12%); 70–79: 4 (24%).
  • Genere. Maschile: 2 (12%); femminile: 15 (88%); altro: 0 (0%).
  • Origine etnica. Bianca britannica: 10 (59%); bianca di altra origine: 4 (24%); nera caraibica: 2 (12%); asiatica: 1 (6%).
  • Anni di esperienza sistemica. 0–5: 4 (24%); 6–10: 5 (29%); 11–15: 0 (0%); 16–20: 1 (6%); 21–25: 2 (12%); 26–30: 2 (12%); 31–35: 2 (12%); 36–40: 1 (6%).
  • Qualifica sistemica. Year Two Intermediate Postgraduate Diploma in Systemic Practice: 2 (12%); Masters in Family and Systemic Psychotherapy: 14 (82%); percorso di accreditamento storico (legacy accreditation route): 1 (6%).

Nota: il «percorso di accreditamento storico» (legacy accreditation route, noto in passato come «grandparent route») indica un vecchio percorso di accreditamento, oggi soppresso, attraverso il quale chi aveva già esperienza poteva ottenere una qualifica sistemica sulla base della pratica pregressa anziché di una formazione strutturata.

2.4 Considerazioni etiche

L’approvazione etica è stata concessa dalla University of Hertfordshire (numero di protocollo LMS/PGR/UH/05311). Secondo le linee guida della British Psychological Society (BPS) (Oates et al. 2021), il consenso informato è stato ottenuto prima delle interviste ed è stato garantito l’anonimato delle persone partecipanti. I dati sono stati gestiti in modo sicuro conformemente agli standard del GDPR. Sono state seguite le indicazioni relative alla ricerca online (Kaye et al. 2021) e alle visite a domicilio per la raccolta dei dati.

2.5 Raccolta dei dati

Le interviste sono state condotte tra giugno 2023 e gennaio 2024 dalla prima firma. Le persone partecipanti hanno ricevuto le informazioni e i moduli di consenso prima delle interviste. La maggior parte è stata intervistata tramite MS Teams, una persona presso la propria abitazione. Tutte le interviste sono state registrate e trascritte integralmente da chi conduceva la ricerca. Una traccia semistrutturata ha guidato le interviste, con stimoli aperti per esplorare come le persone partecipanti intendessero le amicizie in rapporto ad altri contesti sistemici. Tra le domande figuravano: «In che cosa una terapia sistemica dell’amicizia potrebbe essere uguale o diversa dalla terapia familiare o di coppia?», «Su quali competenze potrebbe basarsi per lavorare in terapia con persone amiche?» e «Quali differenze vede tra la terapia dell’amicizia e altre forme di lavoro sistemico?». La traccia mirava a far emergere prospettive sia personali sia professionali.

Definizione operativa fornita alle persone partecipanti: «La terapia dell’amicizia consiste nell’applicare idee e pratiche sistemiche ad amicizie emotivamente significative, trattando l’amicizia come un sistema relazionale significativo in cui si possono esplorare schemi, comunicazione e influenze contestuali. Si basa su approcci comunemente usati nel lavoro sistemico con famiglie e coppie, ma li adatta per aiutare le persone amiche a riflettere sulla loro relazione, ad affrontare le difficoltà o a dare un senso ai cambiamenti nella loro vita e nel loro legame».

L’appendice A riporta la traccia completa dell’intervista.

2.6 Analisi dei dati

Abbiamo analizzato i dati con l’ATR (Braun and Clarke 2022), seguendo un processo flessibile e ricorsivo che consentiva di muoversi tra le sei fasi analitiche. La prima firma ha guidato l’analisi, effettuando una codifica sistematica con NVivo 12 e applicando approcci sia semantici sia latenti. È seguita la generazione dei temi, raggruppando i codici in schemi e perfezionando le mappe tematiche. Le altre firme hanno partecipato alla revisione dei primi codici, sostenuto l’elaborazione e la denominazione dei temi e offerto un riscontro critico per garantire la coerenza con l’insieme dei dati. Discussioni regolari hanno favorito la riflessività, permettendoci di riflettere sui nostri presupposti, considerare interpretazioni alternative e restare ancorati ai principi dell’ATR durante tutto il processo.

3 Risultati

Attraverso l’analisi sono stati costruiti quattro temi: «Il rapporto con la terapia dell’amicizia», «Il cambiamento delle dinamiche sociali: implicazioni per l’emergere della terapia dell’amicizia», «Affrontare dinamiche relazionali complesse attraverso la terapia dell’amicizia» e «L’idoneità della terapia sistemica alla terapia dell’amicizia». In tutti questi temi sono emersi sia fattori a favore sia fattori contrari all’inclusione delle amicizie nella terapia. Vengono ora discussi.

3.1 Il rapporto con la terapia dell’amicizia

Le reazioni delle persone partecipanti al concetto di terapia dell’amicizia sono state varie e, il più delle volte, attingevano a esperienze personali, pur essendo state invitate a considerarlo da un punto di vista professionale. Alcune persone partecipanti si sono mostrate entusiaste, riconoscendo l’importanza delle amicizie:

Mi piace molto l’idea della terapia dell’amicizia… Penso che abbia assolutamente senso, vista l’importanza di quelle relazioni. [Partecipante 10]

Altre si sono mostrate più caute, riconoscendo la novità del concetto:

[La terapia dell’amicizia] sembra una richiesta un po’ nuova, probabilmente si procederebbe un po’ a tentoni, cercando di capire insieme [alle persone assistite]: «Che cosa stiamo facendo qui?». [Partecipante 04]

Sebbene le persone partecipanti fossero intervistate nella loro veste professionale, le esperienze personali hanno spesso avuto un ruolo di primo piano nel plasmare la loro risposta alla terapia dell’amicizia:

Le amicizie sono la nuova famiglia… Ho amicizie di una vita che sono molto importanti per me, e ho tanta… parentela di sangue con cui non ho assolutamente niente a che fare. [Partecipante 17]

Molte delle persone che avevano queste amicizie profonde hanno espresso come tali relazioni influissero sulla loro apertura all’idea della terapia dell’amicizia:

Penso che [introdurre la terapia dell’amicizia sia] incredibilmente importante perché, come dicevo, le amicizie come famiglia. E quella ragazza… la conosco da quando avevamo tre anni… lei e la sua famiglia sono come parenti per me. [Partecipante 11]

Alcune persone partecipanti hanno però espresso scetticismo sulla necessità della terapia dell’amicizia, richiamando spesso convinzioni personali e culturali che privilegiano le relazioni familiari rispetto alle amicizie:

Il mio matrimonio dura da [molti decenni], quindi è chiaro che prendo molto sul serio il matrimonio… si ha più motivazione almeno a provare a cambiare le cose… per via della prole o della famiglia, sa, con il matrimonio è molto più forte che con le amicizie. [Partecipante 09]

Alcune persone hanno considerato in modo riflessivo la propria posizione rispetto alle amicizie in rapporto alla famiglia:

La gente lascia perdere molte cose per qualcuno della famiglia che conosce appena, quando c’è una crisi. Ma farebbe lo stesso per un’amicizia?… Sono davvero consapevole che forse sono solo le mie aspettative culturali sulle amicizie. [Partecipante 13]

Pur attingendo soprattutto a esperienze personali, alcune persone partecipanti hanno fatto riferimento anche a esperienze professionali nel considerare la terapia dell’amicizia. Alcune si sono chieste come l’identità delle persone assistite potesse orientare il modo in cui intendevano la loro amicizia:

Potrei farmi organizzare dalle mie idee sulla loro amicizia semplicemente a causa della loro cultura o della loro religione. [Partecipante 01]

Una persona partecipante ha riflettuto su come il lavoro con famiglie e coppie comporti spesso presupposti preesistenti, mentre a suo avviso la terapia dell’amicizia richiederebbe un approccio più aperto ed esplorativo:

Con le coppie e le famiglie ho un piccolo catalogo in testa di quello che potrebbero volere… con le amicizie, penso che mi verrebbe più naturale esplorare [i miei presupposti] più nel dettaglio, perché non ho un’idea data per scontata, costruita negli anni… di quale sia il repertorio delle possibilità. [Partecipante 07]

Pur non trattandosi di un aspetto centrale della loro pratica, in alcuni casi le persone partecipanti hanno attinto alle proprie esperienze cliniche di terapia dell’amicizia:

Una collega e io lavoravamo con una persona che… la sua famiglia, per così dire, scelta erano le amicizie. E non aveva alcun contatto con la propria famiglia… abbiamo fatto un paio di sedute in cui, sì, abbiamo fatto qualcosa di terapeutico, ed è stato davvero memorabile. [Partecipante 07]

In sintesi, le persone partecipanti in generale non conoscevano il concetto di terapia dell’amicizia, e le loro reazioni iniziali andavano da un sostegno entusiasta a risposte caute o ambivalenti. Valori personali ed esperienze vissute hanno spesso plasmato queste risposte. Chi considerava le amicizie centrali nella propria vita tendeva a mostrare più apertura verso l’idea, mentre altre persone facevano riferimento a norme culturali che privilegiavano le relazioni familiari o romantiche. Tuttavia, la maggior parte ha messo in discussione in modo riflessivo i propri presupposti e ha riflettuto su come identità, provenienza e posizionamento professionale potessero influenzare le proprie opinioni.

3.2 Il cambiamento delle dinamiche sociali: implicazioni per l’emergere della terapia dell’amicizia

Le persone partecipanti hanno riflettuto su come le dinamiche sociali, come le crisi economiche e l’evoluzione delle norme sul matrimonio, influenzino le relazioni. Nonostante l’allontanamento dalle norme tradizionali, molte hanno osservato che il matrimonio e la famiglia nucleare restano prioritari nella società occidentale, rafforzati da aspettative culturali, quadri giuridici e istituzioni come l’NHS. Molte persone partecipanti ritenevano che questo rafforzamento avesse finora portato alla marginalizzazione del ruolo dell’amicizia nella terapia sistemica.

Diverse persone partecipanti hanno suggerito che la terapia dell’amicizia non sia emersa perché il capitalismo rafforza l’importanza della famiglia nucleare all’interno del sistema economico:

Perché ci concentriamo sulla famiglia? Perché è un’unità convalidata socialmente e legalmente, un ambito di produzione. Si prendono cura delle persone, provvedono alle persone, ed è su questo che lo Stato fa affidamento. [Partecipante 17]

Come ha affermato una persona partecipante, si potrebbe sostenere che la terapia sistemica si sia inconsapevolmente allineata a questo sistema economico:

È un complotto capitalista… perché le amicizie non fanno parte dei mezzi di produzione… se si guarda alla società industrializzata… si è una famiglia. Si è prodotta nuova forza lavoro… Ma l’amicizia?… Penso che sia troppo nebulosa perché il capitalismo se ne occupi. [Partecipante 11]

Diverse persone partecipanti hanno sottolineato come anche i sistemi giuridici rafforzino le strutture familiari a scapito delle amicizie:

C’è un quadro giuridico attorno a quel tipo di relazioni [familiari], mentre c’è… pochissimo quadro giuridico attorno alle amicizie. [Partecipante 03]

Alcune persone vedevano nelle aspettative culturali che privilegiano le relazioni romantiche e il «mettere su famiglia» un fattore che contribuisce alla marginalizzazione delle amicizie. Hanno considerato i modi dialogici in cui queste priorità possono essere rafforzate:

Quando chiacchiero con le mie amicizie, la conversazione finisce sempre sulla prole e sulla formazione delle coppie… La mia prole – sono in due – non ha, e non ha mai avuto, una relazione… Provo persino un certo senso di marginalizzazione. [Partecipante 08]

Molte persone partecipanti hanno descritto come l’organizzazione dei servizi dell’NHS e dei servizi sociali possa trascurare le amicizie a causa della sua impostazione individualistica:

L’altro ostacolo sarebbe che l’NHS in generale si organizza principalmente attorno a un individuo… non penserebbero più di tanto alle amicizie come alla difficoltà presentata. [Partecipante 04]

Diverse persone hanno riflettuto su come i modelli di servizio dell’NHS privilegino la cura individualizzata e operino entro vincoli giuridici e di finanziamento che rafforzano gli interventi centrati sulla famiglia. L’accento sulla pratica basata sulle evidenze è stato visto come un ostacolo chiave all’inclusione delle amicizie, soprattutto data l’assenza di una base di ricerca consolidata. Come ha osservato una persona partecipante:

Penso che sarebbe davvero importante riflettere sulle evidenze a favore della terapia dell’amicizia… Lavoro nell’NHS… se c’è qualcosa di nuovo da proporre a un servizio, forse bisognerebbe giustificarlo con un business case. [Partecipante 05]

Altre persone hanno fatto eco a questa osservazione, descrivendo la necessità di dimostrare i risultati e di allinearsi a priorità dettate da criteri economici:

Ogni volta che si fa qualcosa, ci saranno sempre, sa, domande come: «Per chi è? A che cosa serve? Come dimostrerete che è efficace? Vale i nostri soldi?». [Partecipante 07]

La maggior parte delle persone partecipanti ha osservato che, sebbene la società abbia tradizionalmente ricostituito l’importanza della famiglia attraverso molteplici sistemi, sembra esserci un cambiamento nella cultura occidentale per cui le amicizie stanno acquisendo importanza:

Mi chiedo se la società occidentale sia passata dalla famiglia allargata alla famiglia nucleare, e se ora le nostre reti di amicizia siano molto più importanti di quanto non fossero un tempo. [Partecipante 03]

Questo cambiamento è stato attribuito a trasformazioni culturali che incidono sulle dinamiche relazionali; alcune persone partecipanti lo hanno collegato a un allontanamento dalle norme religiose e dalle aspettative tradizionali legate al matrimonio e alla genitorialità, che accresce il ruolo dell’amicizia nelle dinamiche sociali:

Il fatto che la religione sia un contesto meno focale, meno centrale… c’è qualcosa in quelle aspettative, che si tratti del matrimonio o della genitorialità… che forse è cambiato… e questo accresce l’importanza dell’amicizia per le persone. Penso che diventi più centrale. [Partecipante 18]

Molte persone partecipanti hanno osservato che l’aumento del costo della vita porta a convivere più a lungo con persone amiche, soprattutto tra le persone giovani:

Penso che per una persona giovane… vivere per conto proprio sia quasi impossibile senza il sostegno della famiglia. Quindi l’aspetto economico… Bisogna legarsi alle amicizie. Bisogna condividere la casa. [Partecipante 03]

La mobilità globale è stato un altro fattore preso in considerazione dalle persone partecipanti, molte delle quali hanno osservato che la distanza fisica dalla famiglia d’origine incide sui legami tradizionali, rendendo le amicizie più significative perché colmano i vuoti lasciati dalla famiglia:

La globalizzazione… persone fisicamente separate dalla famiglia da migliaia di chilometri… questo fa la differenza perché penso che molte delle nostre strutture tradizionali di sostegno siano molto diverse da quelle di 50 anni fa, e spesso l’amicizia, per così dire, va a riempire quel vuoto. [Partecipante 07]

Più in generale, molte persone partecipanti hanno riflettuto sull’importanza delle amicizie nelle comunità scollegate dalla propria famiglia d’origine:

Penso che le persone si appoggino di più alle amicizie oggi… Ci sono situazioni in cui le persone giovani non vengono accettate dalla propria famiglia a causa delle strade diverse che scelgono. E allora, se la propria famiglia non ti accetta, avrai bisogno, sa, di formare una comunità in qualche modo. [Partecipante 08]

Invitate a riflettere su questi cambiamenti, la maggior parte delle persone partecipanti ha esaminato criticamente l’attenzione tradizionale della terapia sistemica alle relazioni familiari:

Non avevo mai pensato alle amicizie in quel contesto. Penso sempre «famiglia». Quella parola ci organizza. [Partecipante 01]

Altre persone hanno indicato che la terapia familiare potrebbe imporre norme senza volerlo:

Tutte le teorie che usiamo affondano le radici in un modo piuttosto eteronormativo e tradizionale di pensare le relazioni… È un po’ come decolonizzare, no? Usiamo tutte queste idee molto occidentali, eurocentriche, e se non prestiamo attenzione al modo in cui si sono sviluppate, finiremo per replicare e imporre senza pensarci i presupposti dati per scontati… intrecciati in esse. [Partecipante 07]

Dopo aver valutato criticamente i possibili limiti dell’attenzione tradizionale della terapia sistemica, molte persone partecipanti si sono espresse a favore di un ampliamento della terapia «familiare» che includa le amicizie:

Penso che dare più rilievo alla dimensione «sistemica» della terapia potrebbe essere più utile, perché non trasmette semplicemente il messaggio che si applica solo a una famiglia… Apre di più le cose a un pensiero sistemico su qualsiasi gruppo di persone, comprese le amicizie. [Partecipante 04]

In sintesi, le persone partecipanti hanno ritenuto che la terapia dell’amicizia possa non essere emersa a causa di ostacoli sociopolitici, giuridici e sistemici che privilegiano la famiglia rispetto alle amicizie. Tuttavia, i cambiamenti sociali dettati da trasformazioni economiche, culturali e relazionali sembrano mettere in luce la crescente importanza delle amicizie. Le persone partecipanti hanno considerato come questi cambiamenti possano indicare una rilevanza crescente della terapia dell’amicizia, in particolare perché offre un approccio più inclusivo alle complessità delle relazioni moderne. Come ha affermato in modo convincente la persona partecipante 11: «La terapia sistemica dell’amicizia è una forma di attivismo… perché mette in discussione lo status quo».

3.3 Affrontare dinamiche relazionali complesse attraverso la terapia dell’amicizia

Le persone partecipanti hanno individuato contesti in cui la terapia dell’amicizia potrebbe avere senso, in particolare per chi è privo del sostegno familiare tradizionale o deve affrontare l’impatto di una perdita sulle dinamiche di amicizia. Molte persone partecipanti hanno considerato come l’identità di genere, l’orientamento sessuale, la migrazione e l’esperienza di accoglienza o affido possano spezzare i legami familiari tradizionali attraverso la disconnessione o l’ostracismo e portare alla creazione di strutture di sostegno alternative.

Alcune hanno suggerito che, per le persone migranti, la creazione di reti amicali offra un senso di appartenenza e di sicurezza in un ambiente sconosciuto:

Le persone migranti, rifugiate, non hanno qui la loro famiglia… in quel caso le amicizie sarebbero molto più importanti per sostituire protezione e sicurezza… Allora le cerchie di amicizie diventano più importanti. Ma ovviamente ci sono anche più difficoltà. [Partecipante 03]

Analogamente, molte persone partecipanti hanno suggerito che le persone della comunità LGBTQIA+ facciano affidamento sulle amicizie quando si trovano di fronte al rifiuto sociale o familiare:

Persone della comunità LGBTQ+ che non si sono sentite accettate nella propria famiglia, o magari nella società, e che allora formano una specie di famiglia di amicizie. [Partecipante 01]

Alcune hanno suggerito che le amicizie assumano un ruolo più rilevante nella vita delle persone accolte nel sistema di tutela, che potrebbero non avere accesso alla propria famiglia d’origine:

Le amicizie potrebbero essere tra le loro relazioni [delle persone con esperienza di accoglienza o affido] più significative. Che questa diventasse un’offerta dell’NHS sarebbe uno sviluppo eccellente. Sostenere le relazioni che hanno più significato. [Partecipante 07]

Diverse persone partecipanti hanno osservato che la maggiore importanza delle amicizie per chi ha subito l’ostracismo o il distacco dalla propria famiglia d’origine può introdurre nuove sfide e dinamiche relazionali:

È una relazione come qualsiasi altra relazione… se è la persona con cui si passa la maggior parte del tempo, allora ci saranno dinamiche relazionali come ovunque. [Partecipante 08]

Molte persone partecipanti hanno considerato anche la perdita, osservando che la morte di una persona amica cara, soprattutto per suicidio, può ripercuotersi sulle reti sociali e alterare profondamente le amicizie:

Il suicidio… quello che era successo era semplicemente orribile… Aveva perfettamente senso che avesse scelto quella strada. Ma per qualcuno che non crede nel suicidio, o per qualcuno che dice: «Se solo me ne avesse parlato»… Tutte queste persone arriveranno dicendo: «Se solo» o «E se…?» o «Mi sento davvero in colpa perché avrei potuto…»; ora devono dare forma a quel che resta di loro due. Ed è come: «Come andiamo avanti?», «Non so come vivere queste amicizie ora che tu non ci sei». [Partecipante 02]

L’impatto profondo di tali eventi ha portato alcune persone partecipanti a sottolineare la necessità che i servizi terapeutici riconoscano meglio le ripercussioni del suicidio e della perdita sulle amicizie:

Dopo aver lasciato l’università, questo giovane si è tolto la vita. E penso che, nella raccolta dell’anamnesi, non chiediamo abbastanza delle ripercussioni sulle relazioni di amicizia… chiediamo sempre degli eventi familiari, di ciò che incide sulla vita familiare, ma l’impatto di un’amicizia che si toglie la vita, o che muore in un incidente, o altro, è molto profondo. [Partecipante 17]

Alcune persone partecipanti hanno riflettuto su come la terapia dell’amicizia potrebbe essere utile in questi contesti, offrendo una cornice per orientarsi nei complessi paesaggi emotivi che emergono dopo una perdita:

Si può perdere qualcuno, ma magari non si pensa di fare una terapia con un’amicizia in quel contesto. Eppure, quanto potrebbe essere utile? [Partecipante 18]

Nel complesso, i cambiamenti nelle amicizie descritti dalle persone partecipanti in seguito a una perdita o a una disconnessione dalle strutture familiari tradizionali suggeriscono che l’attuale offerta terapeutica potrebbe non rispondere alle sfide specifiche che le persone affrontano in queste situazioni. Secondo le persone partecipanti, la terapia dell’amicizia potrebbe offrire una cornice per aiutare le persone a rinegoziare le aspettative all’interno delle proprie amicizie dopo eventi di vita significativi o in contesti in cui le amicizie acquistano maggiore importanza a causa della disconnessione dalla famiglia d’origine.

3.4 L’idoneità della terapia sistemica alla terapia dell’amicizia

In questo tema, le persone partecipanti hanno riflettuto sulla possibilità per chi pratica la terapia sistemica di impegnarsi efficacemente nella terapia dell’amicizia. Hanno discusso di come la competenza relazionale della terapia sistemica, la sua adattabilità a contesti diversi e la capacità di integrare molteplici prospettive possano renderla particolarmente adatta ad affrontare le complessità delle amicizie. Le persone partecipanti hanno anche considerato come gli strumenti sistemici tradizionali, come il genogramma, potrebbero essere adattati per cogliere meglio le sfumature delle amicizie.

Tutte le persone partecipanti hanno espresso l’idea che la competenza relazionale della terapia sistemica nella gestione delle dinamiche familiari o di coppia potrebbe essere applicata anche alle amicizie, poiché anch’esse sono una forma di relazione:

Perché è una relazione. Non importa. Una relazione è una relazione. [Partecipante 15]

Molte hanno osservato che le difficoltà incontrate nelle amicizie rispecchiano probabilmente quelle delle relazioni familiari:

Penso che molte delle difficoltà sarebbero le stesse: difficoltà nelle relazioni o nella comunicazione. [Partecipante 12]

Diverse persone partecipanti hanno osservato che la terapia sistemica ha già adattato la propria pratica a contesti relazionali che vanno oltre la famiglia tradizionale, e hanno suggerito che potrebbe affrontare efficacemente le dinamiche relazionali all’interno delle amicizie:

Penso che [la terapia dell’amicizia sia] assolutamente applicabile, proprio come applichiamo l’approccio sistemico ai contesti aziendali. Giusto? Osserviamo persone che lavorano insieme alle prese con dinamiche relazionali. [Partecipante 08]

Un altro punto di forza individuato è stato la capacità della terapia sistemica di fare spazio a molteplici prospettive:

Se ci sono entrambe [le persone amiche] nella stanza, immagino di cercare di aiutarle a pensare a ciò che l’altra persona potrebbe pensare e provare… il che mi sembra esattamente ciò che facciamo nel lavoro sistemico. [Partecipante 06]

Oltre alla competenza relazionale e alla capacità di tenere insieme molteplici prospettive, le persone partecipanti hanno riflettuto sulla capacità della pratica sistemica di considerare il contesto nel riflettere su come le transizioni di vita possano mettere a dura prova le amicizie:

Le amicizie sono spesso molto minacciate quando una persona amica cara inizia una relazione. L’ho visto diverse volte, in effetti: quando una persona amica cara decide di andare a vivere con qualcun altro, l’altra pensa: «Oh, cielo. Adesso perderò quell’amicizia». [Partecipante 09]

Le persone partecipanti hanno sottolineato il costo emotivo che tali transizioni comportano per le amicizie:

Quell’amicizia cambia, e c’è un enorme senso di perdita e di lutto, e tristezza, e rabbia. [Partecipante 10]

Alcune persone partecipanti hanno parlato dei significati che le persone attribuiscono alle proprie amicizie e di come questi plasmino il modo in cui vivono tali transizioni. Queste osservazioni indicano come le aspettative personali e le norme culturali possano influenzare l’impatto emotivo dei cambiamenti di vita sulle amicizie:

Le amicizie cambiano solo per questo [un cambiamento di vita]! Si è sotto stress al lavoro o si ha una nuova relazione su cui ci si concentra… il significato che vi attribuiscono determinerà poi il modo in cui vedranno ciò che l’amicizia sta facendo loro. Invece di vederlo come una parte culturalmente normale, adeguata all’età, sa, dell’amicizia, che cambia ed evolve. Quindi penso che [nella terapia dell’amicizia] ci potrebbe essere questo, il lato del significato. [Partecipante 02]

Tutte le persone partecipanti hanno discusso dell’applicabilità degli strumenti sistemici esistenti per dare senso alle dinamiche relazionali nelle amicizie. Per esempio, diverse persone hanno suggerito di usare il genogramma tradizionale per aiutare le persone amiche a riflettere su come vivono l’amicizia a partire dalle proprie esperienze familiari:

Penso che [un genogramma] potrebbe essere davvero utile anche per riflettere su come quelle amicizie si collocano nel contesto delle altre amicizie, della famiglia e delle altre persone. [Partecipante 13]

Altre persone partecipanti hanno proposto di adattare il genogramma in modo da cogliere la rete più ampia di relazioni importanti nella vita di una persona, al di là della famiglia:

Mi chiedo come potremmo adattare un genogramma per farne un «retogramma»… Forse devo muovermi in una direzione in cui mi fisso meno su «la relazione di questa persona, con questa persona, in questo modo» e più su «queste sono le persone importanti per me». [Partecipante 05]

In sintesi, le persone partecipanti hanno suggerito che la competenza relazionale della terapia sistemica, la sua adattabilità al contesto relazionale e la capacità di tenere insieme molteplici prospettive potrebbero metterla in condizione di integrare la terapia dell’amicizia nella propria pratica. Hanno sottolineato le potenzialità di un adattamento degli strumenti sistemici esistenti, come il genogramma, per cogliere meglio le sfumature delle amicizie. Queste considerazioni indicano che chi pratica la terapia sistemica ritiene che competenze, approcci e strumenti sistemici possano affrontare efficacemente le complessità delle dinamiche di amicizia, offrendo una cornice potenzialmente preziosa per affrontare le sfide e le transizioni che le amicizie possono comportare.

4 Discussione

Questo studio nasceva dalla nostra convinzione che la terapia dell’amicizia sia un’aggiunta opportuna e preziosa alla pratica sistemica. Sebbene la letteratura precedente suggerisca che la terapia sistemica trascuri spesso le amicizie a favore della famiglia a causa di pregiudizi culturali e norme tradizionali (Flemke 2001; Jenicek and MacIntosh 2023), nessuno studio aveva esaminato direttamente le prospettive di chi pratica la terapia sistemica su questa possibilità.

La maggior parte delle persone partecipanti non conosceva la terapia dell’amicizia, il che ha dato luogo a reazioni diverse, tra cui entusiasmo, curiosità, ambivalenza e cautela. Tutte concordavano sul fatto che le competenze sistemiche potessero essere applicate alle amicizie, anche se le opinioni divergevano sul fatto che la terapia dell’amicizia dovesse avere lo stesso peso del lavoro con famiglie o coppie. Queste prospettive erano influenzate da narrazioni culturali ed esperienze personali che riflettono norme sociali più ampie, oltre che dai vincoli dei servizi, da un’organizzazione dei servizi familiare e dall’accento sulla pratica basata sulle evidenze. La priorità accordata alla famiglia ha radici storiche; come osserva Faderman (1985), l’affermarsi del matrimonio di compagnia e della famiglia nucleare nelle società industrializzate ha marginalizzato le amicizie a favore dei legami romantici e familiari. Molte persone partecipanti si sono chieste in modo riflessivo se le proprie convinzioni fossero influenzate da norme riprodotte socialmente (Greenwald and Banaji 1995) e istituzionalmente (McGeorge and Stone Carlson 2011) che marginalizzano le amicizie, osservando come il diritto, l’economia e i sistemi sociali rafforzino il primato della famiglia. Allo stesso tempo, hanno riconosciuto cambiamenti sociali più ampi che valorizzano le amicizie, il che suggerisce che un’attenzione sistemica a questi legami possa ora essere opportuna e necessaria.

Lo studio suggerisce pertanto di integrare le amicizie nei corsi di formazione sistemica, favorendo una visione più completa delle reti relazionali. I programmi di formazione potrebbero esplorare in modo riflessivo il ruolo significativo delle amicizie nella vita delle persone, affrontando al tempo stesso i possibili conflitti o le rotture in queste relazioni. Tali programmi potrebbero aiutare chi esercita la professione a esaminare criticamente i propri presupposti su «famiglia» e «reti sociali» e garantire che le amicizie non vengano trascurate nella pratica. Inoltre, i programmi di formazione sistemica potrebbero offrire workshop specialistici e formazione continua a chi possiede già una qualifica, fornendo gli strumenti e le competenze per lavorare efficacemente con questo approccio promettente ma nuovo. Infine, offrire un accreditamento in terapia dell’amicizia potrebbe arricchire ulteriormente le qualifiche professionali e sostenere lo sviluppo di questo approccio terapeutico emergente.

Le persone partecipanti a questo studio hanno suggerito che la pratica sistemica, con le sue competenze relazionali, potrebbe essere ben attrezzata per offrire la terapia dell’amicizia. Tuttavia, le prime riflessioni hanno indicato che gli strumenti e i metodi attuali potrebbero richiedere aggiustamenti o ulteriori sviluppi per accogliere meglio le amicizie. In particolare, la modifica del genogramma per includere le reti di amicizia è stata menzionata come un possibile adattamento. Va notato che le persone partecipanti non hanno affrontato altri aspetti importanti, come il consenso, la riservatezza e la gestione dei rischi tra persone amiche. Ciò suggerisce che la terapia dell’amicizia potrebbe essere un ambito relativamente nuovo per la pratica sistemica, che richiede ulteriore formazione e riflessione sulle sfide e sulle opportunità specifiche che presenta e sugli sviluppi necessari nelle pratiche attuali.

Diverse persone partecipanti hanno sottolineato i contesti culturali che plasmano le loro relazioni con amicizie e famiglia, osservando che tali contesti influenzerebbero allo stesso modo chi si rivolge ai nostri servizi. Attualmente si sa poco di come le persone percepiscano il ruolo delle amicizie nella propria vita, di come affrontino le difficoltà o le rotture in queste relazioni e di quanto sarebbe accettabile la terapia dell’amicizia per affrontare tali questioni. Comprendere l’atteggiamento del pubblico verso la terapia dell’amicizia potrebbe quindi approfondire la nostra comprensione del suo potenziale negli interventi sistemici.

Infine, le persone partecipanti hanno evidenziato i possibili limiti insiti nell’espressione «terapia familiare», suggerendo che potrebbe essere il momento per la disciplina di riconsiderare il proprio ambito. Sosteniamo pertanto che l’Association for Family Therapy (AFT) dovrebbe rivedere e aggiornare la propria definizione di «famiglia» per rispecchiare meglio l’evoluzione dei contesti sociali, riconoscendo esplicitamente le amicizie e le famiglie scelte. Un simile aggiornamento riconoscerebbe il ruolo significativo di queste relazioni nella vita contemporanea (Jenicek and MacIntosh 2023).

4.1 Limiti

Come in ogni ricerca qualitativa, i resoconti prodotti in questo studio sono plasmati dai contesti e dalle posizioni di chi vi ha preso parte. La maggior parte delle persone partecipanti erano donne britanniche bianche a metà o alla fine della carriera, e questa composizione demografica potrebbe aver influenzato il modo in cui l’amicizia e la terapia dell’amicizia sono state intese nelle interviste. Non abbiamo raccolto informazioni sull’orientamento sessuale, per cui non è chiaro se siano state incluse prospettive LGBTQIA+; ciò è rilevante data l’importanza della parentela queer e della famiglia scelta nella letteratura più ampia e nelle riflessioni di alcune persone partecipanti. Chi esercita la professione provenendo da contesti culturali diversi o con un’esperienza vissuta di migrazione potrebbe anche dare senso all’amicizia in modi peculiari, e l’assenza di queste informazioni limita ciò che il presente studio permette di conoscere. Anche la collocazione generazionale potrebbe aver influito sulla costruzione di significato, in particolare perché le persone giovani adulte affrontano spesso la precarietà abitativa e il rinvio di tappe come il matrimonio o l’acquisto della casa, condizioni sociali che possono plasmare il modo in cui si vivono le amicizie (Druta et al. 2021; Levine 2012). Infine, poiché la terapia dell’amicizia era un’idea nuova per la maggior parte delle persone partecipanti, molti contributi hanno assunto la forma di una costruzione di senso esplorativa o speculativa più che di descrizioni di una pratica consolidata.

4.2 Spunti per la ricerca futura

Le direzioni per la ricerca futura sono diverse. Si potrebbe esplorare l’atteggiamento del pubblico verso la terapia dell’amicizia, in particolare nei gruppi che possono contare maggiormente sulle amicizie come sostegno, come le persone LGBTQIA+, le persone migranti e chi ha vissuto un percorso di accoglienza o affido. Sono necessari ulteriori studi per esaminare come la terapia dell’amicizia viene attuata, il suo impatto sulla salute mentale e sulle relazioni e il modo in cui chi pratica la terapia sistemica potrebbe integrarla nella propria pratica. La ricerca potrebbe anche indagare come chi fa terapia e le persone assistite decidano quali amicizie includere, per esempio quelle contraddistinte da vicinanza emotiva, convivenza o un legame di lunga data, e come diano senso a queste distinzioni. Inoltre, gli studi potrebbero indagare come vengono affrontate in terapia le conversazioni sui possibili rischi e benefici, comprese le questioni di potere, sicurezza e riservatezza. Queste indagini potrebbero orientare una pratica etica e culturalmente sensibile, nonché lo sviluppo di una formazione che metta chi esercita la terapia in condizione di lavorare con sicurezza sulle dinamiche di amicizia.

5 Conclusione

In conclusione, lo studio suggerisce che, secondo chi la esercita, la pratica sistemica potrebbe trarre beneficio dal riconoscere e affrontare le dinamiche complesse delle amicizie, e che la terapia sistemica potrebbe essere nella posizione giusta per offrire la terapia dell’amicizia. Tuttavia, per realizzare appieno il potenziale della terapia dell’amicizia, sono necessarie ulteriori ricerche per costruire una base di evidenze, sviluppare programmi di formazione e affrontare gli ostacoli istituzionali che potrebbero limitarne l’adozione. In definitiva, la terapia dell’amicizia nella pratica sistemica potrebbe riflettere un riconoscimento più ampio delle forme diverse e in evoluzione di legame e di sostegno che le amicizie offrono nella società contemporanea.

Appendice A: traccia dell’intervista

  1. Traccia dell’intervista rivista (versione terapia dell’amicizia)

    1. Chi conduce la ricerca si presenterà e spiegherà lo scopo dell’intervista.
    2. Chi conduce la ricerca spiegherà la procedura di consenso informato e si assicurerà che la persona partecipante la comprenda e firmi il modulo di consenso informato.

  2. Dati demografici:

    1. Mi parli un po’ di Lei (età, professione, livello di istruzione, ecc.).
    2. Da quanto tempo lavora come terapeuta?
    3. Con quale tipo di persone assistite lavora abitualmente?

  3. Terapia dell’amicizia:

    1. Può descrivere che cosa intende per terapia dell’amicizia?
    2. Chi conduce la ricerca fornirà una definizione operativa di terapia dell’amicizia su cui le persone partecipanti baseranno le proprie risposte.
    3. Quali sono, secondo Lei, le principali differenze tra la terapia dell’amicizia e la terapia familiare o di coppia?
    4. Come potrebbe stabilire se la terapia dell’amicizia è indicata per una persona?
    5. Se ha già praticato la terapia dell’amicizia, può descriverla?
    6. Se non ha mai praticato la terapia dell’amicizia, può descrivere in che cosa potrebbe consistere una seduta tipo?
    7. Può descrivere un caso specifico in cui la terapia dell’amicizia è stata, o avrebbe potuto essere, particolarmente efficace?

      1. Che cosa, in quella persona assistita, Le ha fatto pensare che potesse essere utile?
      2. Come sarebbe stato offrire la terapia dell’amicizia a quella persona assistita?

  4. Esiti della terapia dell’amicizia

    1. Come valuta i progressi della persona (minore o adulta) durante la terapia dell’amicizia?
    2. Come potrebbe misurare il successo della terapia dell’amicizia?

  5. Pratiche sistemiche pertinenti per la terapia dell’amicizia

    1. In che cosa la terapia dell’amicizia potrebbe essere uguale o diversa dalla terapia sistemica di coppia o familiare?
    2. Come potrebbero applicarsi al lavoro tra persone amiche le competenze che usa nella Sua pratica di terapia sistemica?
    3. Quale approccio, modello o tecnica sistemica Le viene in mente quando pensa di utilizzare la terapia dell’amicizia?

  6. Ostacoli e difficoltà della terapia dell’amicizia

    1. Quali sono alcune difficoltà comuni che potrebbe incontrare utilizzando la terapia dell’amicizia?
    2. Che cosa potrebbe ostacolare l’introduzione della terapia dell’amicizia nella comunità terapeutica?

  7. Formazione alla terapia dell’amicizia

    1. In che modo il Suo corso sistemico ha incoraggiato o scoraggiato l’offerta della terapia dell’amicizia durante la formazione?
    2. Quale formazione ha ricevuto, se ne ha ricevuta, sulla terapia dell’amicizia? In caso affermativo, c’era abbastanza insegnamento disponibile in materia? In caso negativo, Le piacerebbe ricevere una formazione sulla terapia dell’amicizia?
    3. Se decidesse di seguire una formazione sulla terapia dell’amicizia, quali contenuti chiave vorrebbe che fossero trattati?

  8. Migliorare l’accessibilità della terapia dell’amicizia

    1. Quali raccomandazioni formulerebbe, dal punto di vista della terapia sistemica, per migliorare l’accessibilità della terapia dell’amicizia?

  9. Contesto della terapia dell’amicizia

    1. Perché pensa che la terapia dell’amicizia non sia emersa prima?
    2. Che cosa pensa del contesto che rende la terapia dell’amicizia più o meno pertinente? (per es. cambiamenti nelle pratiche matrimoniali, maggiore uso dei social media, ascesa dell’individualismo)
    3. Quali gruppi specifici di persone assistite potrebbero trarre beneficio dalla terapia dell’amicizia? (per es. persone migranti, comunità LGBTQIA+, giovani in uscita da percorsi di accoglienza, uomini)

  10. Conclusione

    1. Ha altri commenti o riflessioni che vorrebbe condividere sulla terapia dell’amicizia?
    2. Ringraziare la persona partecipante per il tempo dedicato e ricordarle la procedura di follow-up.

Chi conduce la ricerca perfezionerà questa traccia sulla base dei riscontri di pari, di persone esperte del settore e delle risposte delle persone partecipanti.

Complexe Systémique: punti chiave

Lo studio ha un merito semplice: prende sul serio un’evidenza che la pratica sistemica elude. Molte persone vivono i loro legami più forti al di fuori della famiglia e della coppia, eppure i nostri setting, i nostri genogrammi e le nostre anamnesi restano costruiti attorno al sangue e al matrimonio. Le diciassette persone intervistate, che praticano la terapia sistemica, sanno poco della terapia dell’amicizia, ma tutte ritengono che le competenze sistemiche si applichino: «una relazione è una relazione». Il punto più istruttivo è altrove. Le reazioni dipendono anzitutto dalla storia personale, e gli ostacoli indicati sono istituzionali (organizzazione dell’NHS, richiesta di evidenze) più che clinici. Il silenzio delle interviste su consenso, riservatezza e rischi tra persone amiche mostra che la pratica è ancora da inventare. Si tratta di opinioni, raccolte soprattutto presso donne britanniche bianche con esperienza, non di una valutazione. Un passo è comunque alla nostra portata: chiedere, fin dalla prima anamnesi, quali amicizie contano e che cosa abbia cambiato la perdita di un’amicizia. Da leggere insieme a l’articolo sulla terapia focalizzata sulle emozioni con le relazioni poliamorose e a l’articolo sul genogramma, da estendere alle amicizie.

Note dell’originale

Ringraziamenti. Desideriamo esprimere la nostra sincera gratitudine a tutte le persone che praticano la terapia sistemica e che hanno generosamente partecipato a questa ricerca. La loro competenza e la loro comprensione dei modi relazionali di lavorare sono state preziose per approfondire la nostra comprensione del potenziale della terapia dell’amicizia come approccio emergente. Ringraziamo inoltre chi ha svolto la revisione per i riscontri accurati e le indicazioni, che sono stati determinanti per dare forma a questo articolo e migliorarlo.

Conflitti di interesse. Chi firma l’articolo dichiara di non avere conflitti di interesse.

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Traduzione non ufficiale in italiano di ‘It's a Relationship Just Like Any Other Relationship’—Systemic Therapists' Perspectives on Friend Therapy, di Elliott Burcham, Lizette Nolte e Hendrix Hammond, Journal of Family Therapy, vol. 48, n. 2 (2026), doi: 10.1111/1467-6427.70021, con licenza CC BY 4.0. Traduzione e impaginazione: Complexe Systémique, ottobre 2026, con l’aiuto dell’intelligenza artificiale — l’opera è stata modificata ai sensi della licenza (traduzione in italiano, tabella presentata sotto forma di elenco). Né chi firma l’articolo né l’editore rispondono di questa traduzione; fa fede la versione originale.

Questo è l’articolo originale «‘It's a Relationship Just Like Any Other Relationship’—Systemic Therapists' Perspectives on Friend Therapy», pubblicato in Journal of Family Therapy (2026) con licenza CC BY 4.0. Traduzione non ufficiale in italiano realizzata da Complexe Systémique con l’aiuto dell’intelligenza artificiale, come indicato in apertura di questa pagina; fa fede la versione originale.

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Burcham, E., Nolte, L., e Hammond, H. (2026). ‘It's a Relationship Just Like Any Other Relationship’—Systemic Therapists' Perspectives on Friend Therapy. Complexe Systémique. https://app.complexe-systemique.com/en_GB/articles/its-a-relationship-just-like-any-other-relationship-systemic-therapists-perspectives-on-friend-therapy (Opera originale pubblicata nel 2026 in Journal of Family Therapy, 48(2), e70021 (2026); ripubblicata nel 2026 da Journal of Family Therapy, https://onlinelibrary.wiley.com/doi/full/10.1111/1467-6427.70021)

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