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Qualitative Health Research · Lutto

Esperienze di padri in Norvegia che frequentano un corso online di scrittura terapeutica dopo la morte di un figlio o di una figlia

I padri in lutto partecipano raramente ai gruppi di sostegno e spesso restano soli con il proprio dolore. In Norvegia, quattordici padri il cui figlio o la cui figlia era morto in modo inatteso hanno frequentato un corso online di scrittura terapeutica. Il gruppo di ricerca restituisce la loro esperienza attraverso quattro poesie tratte dalle note di campo e messe a confronto con gli scritti dei padri stessi: resistenza, rabbia, paternità parallele e un legame che continua con la creatura scomparsa.

Autrici e autori Olga V. Lehmann (Department of Social Sciences, University of Stavanger, Norvegia), Trine Giving Kalstad (The Norwegian SIDS and Stillbirth Association, Oslo, e Department of Crisis Psychology, University of Bergen, Norvegia) e Robert A. Neimeyer (Department of Psychology, University of Memphis, Tennessee, e Portland Institute for Loss and Transition, Portland, USA)Prima pubblicazione Qualitative Health Research, 1° dicembre 2023Traduzione Complexe Systémique, traduzione non ufficiale assistita dall’IA

Traduzione non ufficiale in italiano di Experiences of Fathers in Norway Attending an Online Course on Therapeutic Writing After the Death of a Child, di Olga V. Lehmann, Trine Giving Kalstad e Robert A. Neimeyer, pubblicato in Qualitative Health Research (SAGE) (2024), doi: 10.1177/10497323231216099, con licenza CC BY 4.0. Traduzione realizzata da Complexe Systémique nell’ottobre 2026 con l’aiuto dell’intelligenza artificiale: il testo originale è stato tradotto in italiano e impaginato per la lettura online, il che costituisce una modifica dell’opera ai sensi della licenza. Le tabelle sono presentate sotto forma di elenchi, con la tabella 1 riorganizzata per settimana; le dichiarazioni di fine articolo sono raggruppate nelle note. La traduzione non è stata realizzata né da chi firma l’articolo né dall’editore, che non rispondono del suo contenuto né di eventuali errori. Fa fede la versione originale.

Una prospettiva dialogica non si limita ai posizionamenti interni del sé, ma è rivolta a un senso di alterità, e mette in luce l’importanza del sostegno tra pari.

Olga V. Lehmann, Trine Giving Kalstad e Robert A. Neimeyer

Abstract

Dopo la morte inattesa di un figlio o di una figlia, le madri e i padri in lutto hanno bisogno di accedere rapidamente a sistemi di sostegno utili. I corsi online di scrittura terapeutica possono rendere accessibile questo sostegno. Poiché pochi studi hanno incluso padri in lutto come partecipanti, abbiamo esplorato le esperienze di padri i cui figli erano morti in modo inatteso e che hanno preso parte a un corso online di scrittura terapeutica in Norvegia. Abbiamo sperimentato due corsi pilota (gruppo 1, sei settimane, n = 9; gruppo 2, 5 settimane, n = 5). Descriviamo le nostre considerazioni metodologiche sull’uso delle rappresentazioni poetiche nella ricerca qualitativa in ambito sanitario e presentiamo quattro rappresentazioni poetiche basate sulle note di campo redatte dalla ricercatrice principale. Le triangoliamo poi e le analizziamo narrativamente insieme a due poesie collettive scritte dai partecipanti di ciascun gruppo; estratti degli scritti di due padri, uno per gruppo; questionari di valutazione (n = 4; n = 3); e il journaling anonimo di chiusura (check-out) del secondo gruppo (n = 3). La resistenza è stata un tratto saliente del lutto dei nostri partecipanti, e la scrittura ha permesso loro sia di stare in contatto con il proprio mondo emotivo sia di elaborare emozioni difficili mentre cercavano un senso nonostante la morte dei loro figli. Chi ha frequentato più incontri ha percepito il corso come trasformativo, come parte di un’esplorazione di sé in corso e come una possibilità di continuare e rafforzare il legame con i propri figli. I nostri risultati rispecchiano la complessità delle esperienze di lutto dei padri e danno conto del loro bisogno di trovare un ritmo per immergersi nel proprio mondo emotivo, dell’importanza del sostegno tra pari e del valore di diversificare le tecniche di intervento per rispondere ai bisogni e alle preferenze individuali.

Parole chiave: scrittura terapeutica, lutto, padri in lutto, resistenza, emozioni, costruzione di significato, rappresentazioni poetiche, journaling, gruppi online

Esistono troppo pochi trattamenti fondati su basi empiriche che riconoscano le differenze individuali nel lutto, e molti dei trattamenti disponibili non sono altrettanto utili per le madri e i padri in lutto quanto per altre persone in lutto (Pelacho-Rios & Bernabe-Valero, 2022). Le famiglie in lutto possono essere esposte a un rischio maggiore di sviluppare disturbi come il lutto prolungato, il disturbo da stress post-traumatico, l’ansia e/o la depressione (Aoun et al., 2015; Bottomley et al., 2022). Eppure, circa due terzi percepiscono di non ricevere un sostegno sufficiente durante il lutto (Aoun et al., 2015). Quando la morte di un figlio o di una figlia è inattesa, come nel caso della perdita perinatale o della SIDS, i sistemi di sostegno non bastano per accompagnare le famiglie in un processo di lutto spesso traumatico e difficile (Corno et al., 2020). Un sostegno centrato sulla persona e individualizzato ha mostrato effetti positivi nell’aiutare le madri e i padri in lutto (Dyregrov et al., 2000), e il personale sanitario tiene conto di come fattori quali il genere, la fase di sviluppo dei genitori e le sfumature relazionali con la creatura scomparsa possano dare luogo a percorsi unici di integrazione del lutto (Pedraza et al., 2023).

Le madri e i padri che si sentono sopraffatti, o che sentono il bisogno di evitare qualsiasi espressione di dolore e di lutto, tendono a incontrare le maggiori difficoltà nell’adattarsi alla vita dopo la morte dei figli (Barrera, 2007). Per quanto riguarda le dinamiche di coppia, si ritiene che entrambi i genitori in lutto abbiano spazi condivisi di elaborazione affettiva, come consolarsi a vicenda, nonché ricordare e mantenere nel tempo i legami con la creatura (Bergstraesser, 2015). Alcuni temi importanti per aiutare le famiglie a elaborare e integrare il lutto potrebbero essere il riconoscimento delle emozioni, la risoluzione delle questioni in sospeso e la costruzione di una forma di eredità per la creatura (Moriconi & Cantero-García, 2022).

La scrittura è uno dei molti strumenti che possono aiutare le persone e le famiglie a prendersi cura delle proprie esperienze emotive, nonché a trovare motivazione e senso mentre coltivano il legame con i figli o le figlie scomparsi. La scrittura può aiutare ad accogliere le tonalità emotive dei ricordi e dell’immaginazione in un modo che ristora e aiuta a dare forma all’identità con un senso di dignità, nell’adattarsi alle sfide del corso della vita (Lehmann & Synnes, 2023). La scrittura terapeutica favorisce l’elaborazione affettiva e la costruzione di significato riguardo a ciò che ci fa soffrire — il lutto, nel caso di questo articolo — e al fiorire nella vita nonostante questa sofferenza. La letteratura scientifica ha descritto in modi diversi la struttura e l’intento delle tecniche di scrittura terapeutica: alcune più centrate sull’esposizione alle esperienze traumatiche (Pennebaker, 1997), altre più centrate sugli aspetti creativi e dialogici che la scrittura stessa può evocare (Neimeyer, 1999, 2012). Che sia usata per iniziativa delle persone in lutto o nell’ambito di interventi a bassa soglia e/o specialistici, la scrittura ha dimostrato di avere effetti terapeutici. La letteratura in psicologia e nelle discipline umanistiche offre un solido sostegno agli effetti terapeutici che la scrittura può avere quando potenzia l’elaborazione affettiva e la costruzione di significato del lutto, del trauma, delle transizioni di vita e di molte altre circostanze (Den Elzen et al., 2023; Den Elzen & Lengelle, 2023; Neimeyer, 1999; Pennebaker & Smyth, 2016; Steffen et al., 2022).

Nel presente studio ci concentriamo sulla scrittura nei padri in lutto perché pochissime ricerche sul lutto dopo la morte inattesa di un figlio o di una figlia includono uomini come partecipanti (Kersting et al., 2013; Mota et al., 2023). La letteratura disponibile sul tema si concentra soprattutto su famiglie i cui figli muoiono a causa di malattie croniche come il cancro (Aho, 2009). Le meta-analisi sottolineano come le esperienze di lutto differiscano tra donne e uomini, il che li porta a rispondere in modo diverso agli interventi (Shut et al., 2001). Tra gli altri fattori, gli uomini possono sperimentare una mancanza di riconoscimento dei propri bisogni nel lutto, ricevere meno attenzione dal personale sanitario e sentire la pressione di dover sostenere le proprie compagne (Mota et al., 2023; Obst et al., 2020).

I risultati della ricerca sulle esperienze di lutto degli uomini possono essere contraddittori. Alcuni studi indicano che i padri rispondono al lutto secondo i ruoli di genere maschili e le norme sociali, affrontando i propri sentimenti in privato ed evitando o mettendo a tacere il lutto, mostrandosi razionali, orientati agli aspetti strumentali ed emotivamente distaccati (Mota et al., 2023; Williams et al., 2020; Zylla, 2017). Per paura di crollare, gli uomini possono anche tenersi occupati come strategia di coping, e questa motivazione entra in competizione con il desiderio o il bisogno di riservare uno spazio per relazionarsi con la creatura scomparsa nella vita quotidiana (Proulx et al., 2016).

Le madri e i padri in lutto sono grati di ricevere un sostegno psicosociale centrato sulla persona, in cui i loro sentimenti di tristezza o di rabbia vengano accolti e convalidati (Cacciatore et al., 2013). Anche altri sentimenti, come la vergogna e la colpa, appaiono rilevanti e richiedono attenzione nel fornire sostegno (Barr, 2012). Alcuni risultati suggeriscono che i padri in lutto trarrebbero maggiore beneficio da interventi orientati alle emozioni (Schut et al., 1997), cioè da ciò che si oppone alle rappresentazioni sociali del loro genere. Altre prospettive implicano che le persone che affrontano il lutto in forme più strumentali — uno stile più cognitivo e orientato all’azione, spesso associato alle esperienze maschili — raramente partecipano a forme di sostegno individuali o di gruppo, soprattutto se queste privilegiano la ventilazione emotiva rispetto ad altri strumenti (Doka et al., 2010). In generale, gli uomini sono meno propensi a cercare una psicoterapia e, quando lo fanno, il loro tasso di abbandono potrebbe arrivare al 45% o superarlo (Seidler et al., 2021).

Per quanto riguarda i gruppi di sostegno al lutto, alcune ricerche suggeriscono addirittura che i partecipanti di sesso maschile sperimentino un aumento dei sintomi depressivi e una diminuzione dell’energia e del vigore dell’umore (Maruyama & Atencio, 2008). Restano da studiare il modo in cui le emozioni vengono affrontate in questi interventi, se questi cambiamenti dell’umore siano o meno temporanei e se facciano parte dell’elaborazione affettiva di emozioni difficili. Innovare nel sostegno alla salute mentale degli uomini richiede una comprensione profonda delle loro motivazioni e aspettative per sviluppare interventi che siano loro utili. Quali che siano le ragioni per cui gli uomini vivono il lutto come lo vivono, chi fa ricerca e chi opera nella clinica deve mappare i loro bisogni e desideri integrando le prospettive di genere, personalità e cultura. Per questo, gli sforzi di ricerca e sviluppo volti a esplorare le esperienze vissute delle madri e dei padri in lutto sono cruciali per mapparne i bisogni e le preferenze e includerli in sistemi di sostegno a bassa soglia e/o specialistici. Nel presente articolo intendiamo restituire racconti sul mondo emotivo degli uomini in relazione al loro lutto e rispondere alle seguenti domande: quali sono le esperienze vissute dopo la morte inattesa di un figlio o di una figlia di cui gli uomini parlano in un corso online di scrittura terapeutica? Come vivono i padri i cui figli sono morti in modo inatteso il fatto di partecipare a un corso di scrittura terapeutica di questo tipo?

Metodologia

Partecipanti allo studio

Nove partecipanti si sono iscritti al primo corso; cinque hanno frequentato tutti e sei gli incontri, mentre gli altri quattro ne hanno frequentati alcuni. Cinque padri si sono iscritti al secondo corso: tre hanno frequentato tutti gli incontri, uno ha frequentato alcuni degli incontri di gruppo e le sessioni di guida individuale, e uno si è ritirato dal corso chiedendo di poter ricevere invece soltanto il primo soccorso emotivo con una persona esperta di psicologia. Tutti risiedevano in Norvegia, in sei diverse città del Paese. L’età media dei partecipanti era di 35 anni. Le principali cause di morte dei loro figli erano la sindrome della morte improvvisa del lattante (SIDS) o la morte in utero (n = 9), una malattia, un incidente o una causa non riferita (n = 5). A parte due partecipanti che si sono iscritti ai corsi 14 e 18 anni dopo la morte dei figli, la durata media del lutto dei partecipanti era di 15 mesi. L’età media dei bambini morti per malattia o incidente era di 2,8 anni, mentre, per gli altri partecipanti, i bambini erano nati morti o erano deceduti pochi giorni dopo la nascita.

I nostri corsi di scrittura

Per il nostro studio abbiamo integrato tecniche provenienti da diversi orientamenti teorici della psicoterapia e delle discipline umanistiche, seguendo le premesse della psicoterapia pluralistica. La psicoterapia pluralistica sottolinea che gli esseri umani hanno bisogni e desideri diversi e che offrire una varietà di tecniche e modelli rende più probabile rispondere a queste differenze individuali (Cooper & McLeod, 2007). Gli approcci pluralistici al lutto hanno dimostrato di avere effetti positivi significativi e duraturi tra le persone che ne usufruiscono (Steffen et al., 2022). Nella tabella 1 presentiamo uno schema dettagliato del corso, con una breve descrizione della psicoeducazione e delle pratiche di scrittura utilizzate in entrambi i gruppi. La maggior parte degli incontri è stata simile per i due gruppi. Tuttavia, trattandosi di un progetto di ricerca e sviluppo (R&S), nel gruppo 2 sono state introdotte piccole modifiche per tenere conto di alcuni riscontri dei partecipanti del gruppo 1. Gli aspetti generali della struttura e dei contenuti del corso si basano su un precedente studio sui corsi di scrittura online con madri in Norvegia (Lehmann et al., 2022).

Tabella 1 — Struttura e contenuti dei corsi di scrittura per padri in lutto.

  • Pratiche ripetute a ogni incontro. Transizione consapevole. Meditazione guidata nel gruppo 1. Nel gruppo 2, pratica scritta di consapevolezza in cui i partecipanti descrivono ciò che notano intorno a sé e dentro di sé. Check-in: frasi incomplete su ciò che i partecipanti provano e non provano riguardo al lutto e al corso all’inizio dell’incontro. Check-out: che cosa ho imparato oggi sul lutto, sulla scrittura, su me stesso?
  • Settimana 1. Versione adattata della scrittura propriocettiva (Metcalf & Simon, 2002): ascoltare un brano musicale e ricostruire esperienze a partire da esso. Include domande di riflessione. Psicoeducazione sulla scrittura terapeutica (Neimeyer, 1999, 2012; Pennebaker & Smyth, 2016). I capitoli della nostra vita: scrivere l’indice della propria autobiografia, seguito da domande di riflessione (Neimeyer, 2011).
  • Settimana 2. Psicoeducazione sul modello del duplice processo del lutto (Stroebe & Schut, 2010). Acrostico con le lettere del nome del figlio o della figlia scomparsi.
  • Settimana 3. Lettura condivisa della poesia di Rumi «The guest house» (Jalāl al-Dīn & Barks, 1996). Psicoeducazione sulla teoria del sé dialogico (Hermans, 2001). Gli ospiti della casa interiore: far emergere, attraverso domande di riflessione, la saggezza di aspetti silenziosi della propria identità (Lehmann et al., 2022).
  • Settimana 4. Gruppo 1, autunno 2022: psicoeducazione sulla rabbia e sul significato (Frankl, 1990; Pascual Leone & Paivio, 2013). Adattamento della pratica «Come tratteresti un amico?» (Neff & Germer, 2018). Gruppo 2, inverno 2023: psicoeducazione sulla rabbia, la colpa, la vergogna e il significato (Frankl, 1990; Greenberg & Iwakabe, 2011; Lengelle et al., 2016; Pascual Leone & Paivio, 2013). I partecipanti scrivono un dialogo tra le parti di sé bloccate nella vergogna e le parti di sé che portano compassione. Pratiche rimaste identiche nei due gruppi: psicoeducazione sulla compassione e sull’autocompassione (Lehmann, 2018; Lehmann et al., 2022; Neff & Germer, 2018; Shulz & Monin, 2018). Scrivere dell’ingiustizia che si cela sotto la rabbia e di ciò che se ne può eventualmente imparare.
  • Settimana 5. Gruppo 1, autunno 2022: psicoeducazione sulla vergogna e sul significato (Greenberg & Iwakabe, 2011; Lengelle et al., 2016). I partecipanti scrivono un dialogo tra le parti di sé bloccate nella vergogna e le parti di sé che portano compassione. Versione modificata di «Presentare una persona cara» (Hedke, 2012), in cui i genitori presentano il proprio lutto in un racconto in terza persona. Gruppo 2, inverno 2023: versione modificata di «Presentare una persona cara» (Hedke, 2012), in cui i genitori presentano il proprio lutto in un racconto in terza persona. Stesse pratiche della settimana 6 del gruppo 1.
  • Settimana 6. Gruppo 1: seconda versione dei capitoli della nostra vita: scrivere l’indice della propria autobiografia, seguito da domande di riflessione (Neimeyer, 2011). Domande di riflessione al riguardo e confronto con la bozza della settimana 1. Versione modificata della «corrispondenza con la persona defunta» (Neimeyer, 2012). I partecipanti scrivono una lettera al proprio figlio o alla propria figlia. Scrittura di una poesia collettiva a partire dallo spunto «si apre una porta». Gruppo 2: non applicabile.

Indipendentemente dalle premesse teoriche delle diverse tecniche utilizzate, una delle loro intenzioni era favorire dialoghi autentici dei partecipanti con altre persone e con parti di sé. Alcune pratiche implicavano un dialogo esplicito sotto forma di lettere ad altri partecipanti al corso, a sé stessi e alla persona defunta (Hedtke, 2012; Neff & Germer, 2018; Neimeyer, 2012). Altre attività prevedevano forme più implicite di dialogo interno al sé, attraverso compiti creativi e immaginativi, come abbozzare l’indice della propria biografia (Neimeyer, 2011) o scrivere del lutto a partire da poesie o canzoni (Metcalf & Simon, 2002). Al di là di queste diverse pratiche, la scrittura ha funzionato come piattaforma di dialogo dei partecipanti con diversi aspetti della propria identità, con le proprie compagne, con il personale sanitario, con altri pari e con i propri figli.

Realizzazione dei corsi di scrittura

Abbiamo condotto il primo dei nostri corsi di scrittura per padri in lutto nell’autunno 2022, per 6 settimane, con incontri settimanali di 3 ore e una sessione individuale di 30 minuti di riscontro su un testo scelto. Data la risposta positiva alle sessioni individuali, abbiamo riorganizzato la struttura del secondo corso, che si è svolto per 5 settimane nella primavera 2023 con incontri settimanali di 2,5 ore, insieme a tre sessioni individuali di 30 minuti di riscontro sul testo scelto. A tutti i partecipanti sono state offerte due sessioni gratuite di «primo soccorso» emotivo con una persona esperta di psicologia, per elaborare le emozioni difficili che sarebbero potute emergere durante il corso. Sia il primo soccorso emotivo sia le sessioni di riscontro individuale hanno riscosso successo, anche tra i partecipanti che si sono ritirati o che non hanno frequentato tutti gli incontri del corso.

La ricercatrice principale ha incontrato i partecipanti allo studio via Zoom. Ogni incontro serale iniziava con una pratica di transizione consapevole verso la scrittura e con un journaling di apertura (check-in) a partire da frasi incomplete sui loro sentimenti del momento. Veniva proposta una psicoeducazione sul tema della settimana (rispettivamente speranza, dialogo, compassione verso la vergogna e la rabbia, autocompassione e gentilezza amorevole, e senso della vita) in relazione al lutto, alle emozioni e al significato esistenziale. Le pratiche di scrittura consistevano in compiti individuali e domande di riflessione in piccoli gruppi e in plenaria, per favorire la consapevolezza emotiva, l’elaborazione affettiva e la costruzione di significato. I partecipanti erano incoraggiati a decidere da sé quanto poco o quanto molto scrivere, e quanto poco o quanto molto condividere tra loro. Per favorire un senso di sicurezza e un ritmo adeguato nelle dinamiche di gruppo, veniva anche ricordato loro che potevano parlare dei propri processi interiori durante la scrittura senza leggere le parole esatte che avevano scritto. Alla fine di ogni incontro, i partecipanti facevano journaling a partire da spunti di riflessione di chiusura (check-out) e ricevevano una pratica da svolgere a casa.

Raccolta e analisi dei dati

Rappresentazioni poetiche

Abbiamo elaborato quattro rappresentazioni poetiche a partire dalle note di campo della ricercatrice principale durante la conduzione dei due corsi di scrittura. Queste note contenevano principalmente sintesi di ciò che i partecipanti dicevano nelle discussioni in plenaria, incontro dopo incontro (11 settimane in totale). Le rappresentazioni poetiche sono sintesi emotivamente coinvolgenti, qui sotto forma di poesie in versi liberi scritte a partire dai dati dei partecipanti allo studio (Faulkner, 2005, 2009). Nella ricerca qualitativa in ambito sanitario, le rappresentazioni poetiche sono pertinenti perché possono offrire una comprensione delle esperienze corporee della sofferenza dei partecipanti (Ohlen, 2003), evocando la pluralità di voci delle esperienze all’interno di un partecipante e/o tra i partecipanti. Tali sintesi dei dati invitano inoltre a un dialogo tra i partecipanti, il gruppo di ricerca e il pubblico dell’articolo (Lehmann & Brinkmann, 2021).

Queste rappresentazioni poetiche si possono intendere come poesie di spoken word piuttosto che come una forma poetica classica. Il processo di elaborazione delle rappresentazioni poetiche ha comportato le seguenti fasi: (a) trascrizione delle note di campo, separando i paragrafi in righe; (b) aggiunta di una colonna con codici che sintetizzano il contenuto di ciascun paragrafo; (c) aggiunta di un’ulteriore colonna per osservazioni analitiche e temi; (d) affinamento dei codici e individuazione di temi generali che li comprendano; (e) abbozzo di poesie che riflettano i temi chiave; (f) lettura ripetuta delle poesie, riorganizzazione della formulazione e rifinitura dei temi; (g) invio delle poesie alle altre persone firmatarie dell’articolo per un riscontro; (h) invio delle poesie ai partecipanti allo studio per un riscontro; (i) integrazione dei riscontri e sintesi delle poesie per ridurne la lunghezza; e (j) rifinitura dell’estetica delle strofe, restando fedeli alle trascrizioni delle note di campo.

Il prodotto finale è consistito in quattro rappresentazioni poetiche con i seguenti temi: (a) lutto e tempo, sulle loro esperienze della temporalità nel lutto, per alcuni sfumata dalla pandemia; (b) fare proprie le emozioni, sull’esperienza delle emozioni e dell’elaborazione emotiva dei partecipanti; (c) paternità parallele, sulle esperienze ambigue dell’essere padri di un figlio o di una figlia morti mentre si aprono a nuove gravidanze; e (d) il lutto come processo, che mette in luce le esperienze di lutto e di costruzione di significato dei partecipanti da una prospettiva dialogica.

Analisi narrativa delle rappresentazioni poetiche e degli scritti dei partecipanti

Per garantire la validità qualitativa delle nostre rappresentazioni poetiche, le abbiamo messe a confronto con altre forme di dati e abbiamo analizzato narrativamente tutti questi materiali. Abbiamo seguito le premesse della psicologia narrativa, secondo cui le storie sono centrali per l’esperienza e l’esistenza umane, e chi fa ricerca deve raccogliere dati che restituiscano com’è la vita psicologica delle persone partecipanti attraverso i processi di costruzione di significato che ne danno conto (Josselson & Hammack, 2021). In particolare, abbiamo prestato attenzione agli eventi chiave e alle storie che questi eventi formano, a come i personaggi sono posizionati nel copione della narrazione e alle sfumature emotive delle narrazioni (Silver, 2018).

I primi due materiali erano brevi poesie scritte collettivamente nella chat durante l’ultimo incontro di ciascun corso. Gli altri erano due poesie scritte da un partecipante per ciascuno dei due corsi e una tabella riassuntiva del journaling di check-in e check-out settimana per settimana, condivisa da uno di questi padri. Abbiamo inoltre incluso i dati dei questionari di valutazione anonimi di entrambi i gruppi, le pratiche di journaling di check-out del secondo gruppo e un follow-up via e-mail con un partecipante. Quando possibile, abbiamo usato pseudonimi per riferirci ai partecipanti e ai loro figli. Per i dati compilati in forma anonima, abbiamo numerato i partecipanti e usato le abbreviazioni «ES1» o «ES2» per specificare se il questionario di valutazione proveniva dal primo o dal secondo gruppo, poi abbiamo numerato i partecipanti; e abbiamo usato «CHO» per il journaling di check-out, specificando l’incontro.

Riflessività della ricercatrice principale

La pratica di scrivere note di campo quando conduco gruppi online mi radica. Accogliere ritmi emotivi, storie di vita e prospettive diversi è un’esperienza di umiltà; richiede il mio ascolto e la mia memoria. Una volta un partecipante ha letto un verso di una poesia incompiuta, ribadendo la fatica di trovare parole fedeli alla sua sofferenza e l’urgenza di ritrovare un ritmo di vita. Il battito del suo desiderio di avere cura delle parole ha continuato a risuonare in me; mi ha ricordato il potere e la responsabilità delle mie stesse parole. Chi fa ricerca scrive spesso delle esperienze delle persone partecipanti in modi piuttosto complicati; i metodi creativi nella ricerca qualitativa sono strumenti potenti per avvicinarci a loro: ci permettono di parlare a partire dalla nostra condizione umana e di rivolgerci a essa.

Nel contesto dei gruppi di scrittura accadono molte cose che trascendono la scrittura stessa. Si tratta del senso di reciprocità che si coltiva in questi incontri (Lehmann & Brinkmann, 2019). Ciò che un partecipante condivide può fare eco alle esperienze di un altro o offrirvi una prospettiva. Possono condividere la fatica di trovare parole per l’ineffabile e, mentre costruiscono un senso di unione, cucire il tessuto del lutto con bordi morbidi e ruvidi. La coperta delle loro parole è una compagna mentre ciascuno attraversa, al proprio ritmo, la tempesta delle emozioni difficili e dei ricordi traumatici. Ho scritto le quattro rappresentazioni poetiche come un tentativo di intrecciare i fili delle storie di vita uniche dei miei partecipanti, rispecchiando la complessità del lutto maschile.

Considerando quanto sia tragico ricevere un figlio e vederselo strappare troppo presto, ho voluto dare voce, per questi padri in lutto, a ciò che ho sentito come vero nelle 11 settimane in cui ho accolto i loro aneliti. Consapevole dell’aspetto interpretativo della mia rievocazione delle note di campo, sapevo che le mie poesie non sarebbero state sufficienti se il loro contenuto non fosse stato confrontato con narrazioni reali dei partecipanti stessi, perché il mio pubblico primo e principale sono loro: volevo che queste poesie ritraessero che cosa sia il lutto dal loro punto di vista, non dal mio. Per questo ciascuna delle quattro rappresentazioni poetiche è accompagnata da dati dei questionari, o da scritti che i nostri partecipanti hanno condiviso con noi, insieme a riflessioni nutrite dalla letteratura scientifica.

Considerazioni etiche

Abbiamo ricevuto il numero di approvazione 885234 dalla Norwegian Agency for Shared Services in Education and Research (SIKT) per realizzare questo progetto, dato che il nostro protocollo di ricerca soddisfaceva i loro criteri di protezione dei dati. Il nostro progetto è stato esentato dall’approvazione del Regional Committee for Medicine and Health Research Ethics (REK), che ha ritenuto che il nostro protocollo di ricerca non comportasse rischi rilevanti per i partecipanti. I nostri partecipanti ci hanno inoltre autorizzato a utilizzare estratti dei loro scritti in questo articolo di ricerca.

Il lutto degli uomini per un figlio o una figlia in quattro strofe

Prima strofa: sul lutto e sul tempo

Tre, undici mesi,
cinque anni, quattordici?
Il tempo non è chiaro.
Correre di nuovo al lavoro,
nuove gravidanze,
la sofferenza di chi ci sta accanto,
una pandemia che chiude tutto.
Niente viaggi, niente calcio, niente pub,
che ingiustizia, «fare» il lutto
in questo modo innaturale.
Anche per chi ha avuto modo
di svagarsi — viaggi, bevute o sport —
non c’era tanto spazio
per parlare del lutto degli uomini, di norma.
Malinconia: sentire che mi mancano
parti del corpo. Il lutto è fisico, per noi.
Isolato, per questo e per quello —
in parte perché resisto.
Non ho parole, o ne ho poche.
Lascio che il lutto si congeli,
provo ad andare avanti con la vita. Funziona.
Eppure ci sono promemoria,
quasi ogni giorno, che qualcosa non è
come dovrebbe.
Faccio fatica quando le cose vanno bene:
non sto entrando a fondo nel lutto?
Scoppierà il palloncino?
Non so se faccio abbastanza posto alla mia creatura
nella mia vita di adesso.
Quando e come vivere il lutto?
Ora, scrivere: un modo di vivere il lutto.
Fa paura. Forse non per me?
Echi del futuro, reminiscenze.
Echi del passato, la mia infanzia
rispecchiata nella paternità di oggi.
Sorpreso di viaggiare nel tempo,
attraverso l’emozione. Trovo lezioni,
cose che pensavo di aver elaborato.
Ci lavoro di nuovo, ancora una volta,
ora ho altre risorse.

Sul lutto e sul tempo è una poesia che ci invita a riconsiderare la temporalità alla luce della sofferenza e dell’amore. Ci sono aspetti fenomenologici del lutto che non seguono un ordine cronologico; sono piuttosto forme di rottura (Shardlow, 2022). Consentire ai padri in lutto di considerare approcci non lineari alla temporalità sembra permettere loro di ricostruire più liberamente le proprie narrazioni identitarie (Barak, 2014). Durante il corso abbiamo accennato brevemente al fatto che sia l’amore sia il lutto vanno misurati in base all’intensità dei nostri sentimenti, non al tempo cronologico. Quello che non ci aspettavamo era che questo tema fosse così ricorrente nelle descrizioni e nelle condivisioni dei nostri partecipanti, ancora prima che l’argomento venisse introdotto esplicitamente.

Alcuni hanno percepito che il lockdown durante la pandemia di COVID-19 aveva influito sulla loro percezione del tempo, lasciandoli con numerosi vincoli nel partecipare alle attività consuete e/o con troppo tempo per il lutto. Affrontare gli aspetti del lutto orientati alla perdita può essere travolgente per madri e padri, e durante la pandemia di COVID-19 lo sconvolgimento di ruoli, routine e relazioni ha imposto ulteriori difficoltà alle persone in lutto nel trovare un momento che sembrasse adatto per vivere il proprio lutto (Hooghe et al., 2021). Tuttavia, il tema della pandemia non è stato ricorrente quanto le tonalità emotive generali legate al lutto. Un senso di ambiguità riguardo a quanto sarebbe durato il loro lutto, indipendentemente dal numero di mesi o anni trascorsi dalla morte dei figli, è stata un’esperienza comune a tutti i partecipanti. L’intensità emotiva e le difficoltà a nominare e/o elaborare emozioni difficili sembravano governare questa ambiguità del tempo, come esploriamo nella sezione successiva.

Seconda strofa: come fare proprie le emozioni

Lastricata di resistenza,
la mia disponibilità al lutto,
alla scrittura.
Le parti difficili:
togliere le maschere
usate quando si racconta una storia di lutto.
Un impulso a evitare.
Trovare parole per i sentimenti,
lasciare che i sentimenti siano.
Questo lutto fatto di istanti.
Il lutto mi chiede di dire ciò che intendo,
davvero. Non i titoli,
ciò che sta dietro.
Una foresta inesplorata di emozioni.
Tensione, volontà di avere il controllo.
Incredulità davanti ad alcuni ricordi.
Poi c’è il rimpianto.
Un’autopsia che non porta da nessuna parte:
non è stata colpa di nessuno.
Perché continuo a voler trovare una causa?
E se avessi potuto salvarci da questa tragedia?
L’ingiustizia, è a questo che penso di più.
La disperazione di voler
riportarli alla vita mi intorpidisce.
Non posso cambiarlo. Rabbia, tanta rabbia.
Ho paura della rabbia che provo.
La rabbia è un luogo solitario, tanto per cominciare.
Poi noto ciò che è rimasto incompiuto:
conversazioni che non ci sono state,
o che non sono andate come avrebbero dovuto,
con il personale sanitario, la famiglia o le amicizie.
Dialoghi incompiuti con me stesso,
con chi mi sta accanto, con la mia creatura.
Entrare nei sentimenti, con generosità.
Ora riesco a vederlo,
quanto ostacolate
sono rimaste queste emozioni.
C’è anche il quotidiano,
onorare altri stati d’animo,
i giorni in cui voglio restare «più occupato»,
i giorni in cui ho bisogno di essere più pratico.
I periodi difficili portano all’ambivalenza.

Come fare proprie le emozioni è una rappresentazione poetica che evoca la pratica di stare in contatto con le proprie emozioni e la pratica del ricordo tra i nostri partecipanti. Nel loro lutto, questi uomini si sono sintonizzati con il proprio ritmo emotivo, cosa che può essere difficile e che spesso viene vissuta in diverse forme di resistenza. Tale resistenza non è soltanto negativa: appartiene al lutto e può dar conto di aspetti strumentali del lutto che possono potenzialmente condurre a modalità costruttive di integrazione del lutto (Doka et al., 2010; Huang et al., 2023; Schut et al., 1997; Zylla, 2017). Resistere al lutto potrebbe anche riflettere la pressione che le norme sociali implicite o esplicite sul genere esercitano sugli uomini (Mota et al., 2023; Zylla, 2017). Inoltre, come illustreremo nei paragrafi seguenti, i nostri partecipanti avevano anche bisogno di sviluppare un’alfabetizzazione emotiva riguardo a emozioni difficili come la rabbia, la colpa e la vergogna (Barr, 2012; Moriconi & Cantero-García, 2022).

Integrare le prospettive: le narrazioni dei partecipanti sulle emozioni

Dopo aver scritto e rivisto le quattro rappresentazioni poetiche, le abbiamo inviate ai partecipanti al corso, chiedendo un riscontro: si sentivano visti e le parole trasmettevano le esperienze del gruppo? Uno di loro ha risposto così:

Sono in un periodo appena prima dell’anniversario della morte di mia figlia, quindi faccio fatica ad avere abbastanza capacità cognitiva mentre leggo queste poesie. In generale, posso dire che mi sono piaciute e che mi sono sentito visto in molto di ciò che hai scritto. Le difficoltà a esprimerci e a trovare parole per i sentimenti sono state la parte che meglio rispondeva alla tua domanda sul processo nel corso, insieme alle emozioni a vivo che rendono difficile condividere qualcosa. (Steinar, padre di Lia)

Le parole di Steinar suggeriscono ciò che altri padri hanno detto nei questionari di valutazione: lavorare con le emozioni e con il significato durante il corso online è stato importante per i nostri partecipanti, anche se si è rivelato difficile. Ciò potrebbe indicare, in linea con altri risultati di ricerca, che affrontare le emozioni è pertinente negli interventi sul lutto rivolti ai padri (Schut et al., 1997). Anche se il contesto del nostro intervento è diverso, la ricerca sui corsi di genitorialità suggerisce che lavorare sulle emozioni in quanto genitori è doloroso e conflittuale, ma ricco di significato (Ansar et al., 2021). Per esempio, un partecipante ha sottolineato che lavorare con le emozioni comporta resistenza e tensione:

Ho bisogno di un po’ di tempo per entrare in contatto con i miei sentimenti. Devo metterci sopra un coperchio e tenerli a distanza per funzionare al lavoro durante il giorno, e questo richiede molta energia, e ho bisogno di «scaldarmi un po’» o di lasciar entrare le cose gradualmente per non esserne sopraffatto. (Partecipante 2, CHO, giorno 2)

Un altro partecipante ha evidenziato nel questionario di valutazione il fatto di essere in contatto con i propri sentimenti più profondi e ha detto di aver apprezzato «poter scrivere prendendo i sentimenti come punto di partenza diretto, senza razionalizzarli» (Partecipante 1, ES1). Tuttavia, può anche darsi che la resistenza a tutto ciò porti alcuni a sentirsi sopraffatti e demotivati, il che rispecchia anche altre prospettive presenti in letteratura (Doka et al., 2010).

Ci sono almeno due aspetti importanti da considerare in queste possibili spiegazioni: le sfumature culturali dell’alfabetizzazione emotiva e la concezione della paternità. Gli studi sull’alfabetizzazione emotiva indicano che gli uomini che esprimono conformità alle norme e alle aspettative maschili possono presentare in generale sintomi depressivi più elevati rispetto ad altri uomini (Milner et al., 2019). Ciò non significa necessariamente che gli uomini provino emozioni con minore intensità, ma che, quando vivono secondo visioni classiche della mascolinità, possono sforzarsi di gestire le emozioni difficili in modo nascosto, il che può sia dare loro un senso di padronanza sia isolarli o aiutarli a evitare l’elaborazione emotiva (Cook, 1988). Anche se esistono pochi studi su come la cultura influenzi l’alfabetizzazione, la regolazione e l’espressione emotive in Norvegia, risultati preliminari suggeriscono che la popolazione studentesca norvegese tende meno a percepirsi consapevole e sensibile all’espressione e al controllo delle emozioni rispetto a quella statunitense (Hystad et al., 2010). Al tempo stesso, la Norvegia, come altri Paesi nordici, ha promosso un cambiamento nelle rappresentazioni sociali della paternità, nell’aspirazione alla parità di genere. Ciò significa che oggi ci si aspetta che i padri norvegesi si impegnino attivamente nella cura dei figli senza che questo minacci il loro senso di mascolinità (Magnunsson et al., 2008). Questo si aggiunge al complesso panorama delle possibili esperienze dei nostri partecipanti e mostra perché, negli studi futuri, un’attenzione alla cultura sarebbe cruciale per comprendere meglio i bisogni e i desideri delle madri e dei padri in lutto.

Terza strofa: paternità parallele

Tutto ciò che avremmo dovuto vivere
insieme.
I sogni di un’infanzia di giochi,
interrotti
dalla malattia, dagli incidenti, dall’ignoto.
Una gravidanza, una nascita, un funerale.
Dualità: essere in un reparto maternità,
famiglie che accolgono un nuovo membro,
e noi, a dire addio.
Essere padre ancora una volta.
Nessuno capisce… dicono:
«devi essere più forte».
Più forte?
È maledettamente difficile restare entusiasti
quando arrivano nuove gravidanze.
Come prepararsi a una nascita imminente?
Il mio ruolo di padre di altri figli,
ricordare l’anniversario di una morte
pochi giorni prima che nasca una nuova creatura.
La vita nelle sue sfumature più crude.
Alcuni trovano la strada
verso nuove gravidanze, nuovi figli,
altri no.
Una domanda si insinua:
sopravvivremo a tutto questo come coppia?
Pur orgoglioso di essere diventato padre,
alcuni giorni sono più facili di altri.

Paternità parallele è una rappresentazione poetica pensata per trasmettere l’ambiguità di affermare il sentimento dei nostri partecipanti di essere ancora padri di un figlio o di una figlia morti troppo presto, mentre per alcuni di loro questa paternità si è fusa con l’esperienza di avere di nuovo figli. Scrivendo e riflettendo sul proprio lutto, questi padri diventavano anche autori della propria identità. Il rinnovamento dell’identità è una parte importante del processo di integrazione del lutto nella vita quotidiana (Den Elzen, 2021; Gillies et al., 2013; Lengelle, 2021). Questo tema è apparso rilevante per i padri quanto lo era stato per le donne che avevano frequentato corsi di scrittura online (Lehmann et al., 2022). Nell’ambito di questo processo, madri e padri immaginano spesso le vite possibili che i loro figli avrebbero potuto vivere, confrontandosi con quanto possa essere difficile mantenere un legame dopo averli persi in così tenera età (Milman & Rheingold, 2023). Le traiettorie di vita delle persone che attraversano transizioni come la morte di una persona amata sono uniche e danno espressione a percorsi diversi per trovare un significato esistenziale (Lehmann & Brinkmann, 2021).

Integrare le prospettive: le narrazioni dei partecipanti sulla paternità

Nel questionario di valutazione, alcuni partecipanti hanno raccontato che la solitudine, le difficoltà dell’essere padre, la morte e la malattia di lunga durata erano stati i temi più difficili su cui scrivere. Al tempo stesso, c’era anche un senso di gratitudine per aver partecipato al corso e per aver scritto, anche se era stato difficile. Un partecipante ha detto: «È stato bello vedere che c’erano molti altri nello stesso territorio sconosciuto in cui mi trovavo io» (ES1), e un altro ha aggiunto di aver imparato «che posso reggere il mio lutto — il doloroso e il buono che c’è in esso» (ES2). Nel riconoscerlo, alcuni dei nostri partecipanti hanno affermato che, se la scrittura diventa un’occasione sia di costruzione di significato sia di elaborazione affettiva, è probabile che abbia effetti terapeutici (Den Elzen et al., 2023; Lehmann et al., 2022; Neimeyer, 1999; Pennebaker & Smyth, 2016). I due casi seguenti mettono in primo piano il tema dell’identità e della paternità, insieme a quanto possa essere difficile integrare una paternità parallela.

Il caso di Artur

La prosa poetica di Artur, In lutto per Nora, si compone di 74 righe ed è un interrogarsi filosofico che lo ha aiutato a onorare l’assurdo. Alcune delle sue domande esistenziali compaiono una sola volta nel testo, come «Sofferenza? Disagio? Insonnia? Desiderio di vicinanza?» (riga 1) o «Si è la propria fonte? Con voce, pensieri, significati e sentimenti?» (righe 8–9). Altre domande si ripetono, evocando la volontà penetrante di affermare la presenza effimera di sua figlia: «Come stai?» (righe 14, 21 e 30), «chi saresti potuta diventare» (righe 14 e 16) o «eri?» (righe 14, 31 e 44). È la storia di un padre che fa una promessa: «Non ti dimenticherò mai… anche se il nostro tempo insieme è stato così breve» (righe 62–64); e la storia di un padre che chiede una promessa: «Non smettere mai di venirmi a trovare» (riga 70), seguita dal gran finale «Ti voglio bene/il papà di Nora, e il “Noravind” [il vento di Nora] seguiamo» (righe 73 e 74).

Inoltre, Artur ha condiviso (vedi tabella 2) una sintesi del suo journaling di check-in e check-out settimana per settimana, che dà conto di un processo evolutivo di costruzione di significato. Per esempio, nelle prime settimane c’erano più autocritica e cautela, mentre nelle ultime 3 settimane c’erano consapevolezza ed elaborazione delle emozioni, nonché un’attenzione alla continuità del legame con sua figlia.

Tabella 2 — Le pratiche di journaling di check-in e check-out di Artur.

  • Giorno: 1; Journaling di check-in sui sentimenti: non applicabile; Journaling di check-out sugli apprendimenti: non applicabile
  • Giorno: 2; Journaling di check-in sui sentimenti: neutro, introverso; Journaling di check-out sugli apprendimenti: faccio fatica a condividere con altri che penso stiano peggio di me.
  • Giorno: 3; Journaling di check-in sui sentimenti: contento, pensieroso; Journaling di check-out sugli apprendimenti: ho paura che la morte di mia figlia non sia abbastanza grave da poterne parlare.
  • Giorno: 4; Journaling di check-in sui sentimenti: pronto, emozionato; Journaling di check-out sugli apprendimenti: ho provato più sentimenti di vergogna e di colpa di quanto pensassi. Cerco di trovare gioia nei momenti che ho avuto con lei.
  • Giorno: 5; Journaling di check-in sui sentimenti: vulnerabile, stanco; Journaling di check-out sugli apprendimenti: ho imparato che sono più pronto e consapevole nel portare Nora con me nel cammino che mi attende.
  • Giorno: 6; Journaling di check-in sui sentimenti: riconosciuto, sollevato; Journaling di check-out sugli apprendimenti: voglio continuare a scrivere su Nora. Sento di avere così un contatto più profondo con lei.

Il caso di Fred

La poesia di Fred, La mia storia di lutto, si compone di 924 versi ed è ricca di immagini e ricordi che invitano chi legge a viaggiare nel tempo e a sfiorare diversi aspetti del lato luminoso della sofferenza, dell’amore e della saggezza. Scrivendo della morte di sua figlia, Sol, si è accorto di tutto ciò che il lutto amplifica: la consapevolezza di precedenti aborti spontanei e dei suoi atteggiamenti nei loro confronti, il desiderio che la seconda gravidanza andasse bene e il confronto con la tragedia della morte perinatale. Il percorso di scoperta di sé di Fred svela non solo che cosa sia la paternità, ma anche che cosa possa rappresentare la condizione umana attraverso e al di là della mascolinità. Scrive di un aborto spontaneo che aveva preceduto di anni la morte di Sol:

Era incinta di poco meno di 12 settimane.
Dico «era incinta» (…) perché ovviamente il bambino cresce nel corpo della donna.
Non è che il padre possa dire «sono incinto», e nemmeno «siamo incinti».
«Aspettiamo un bambino» o «mia moglie aspetta» sono espressioni più accettabili.
Sento che il linguaggio a volte è inadeguato.
La gravidanza non appartiene anche al padre? In qualche modo?
Sembra qualcosa di indefinito.
Astratto.
Una parte della mia anima vi era investita. (Poesia di Fred, versi 99–109)

Questa strofa dà conto della relazione padre-figlio che nasce durante la gravidanza, insieme al desiderio di molti padri di entrare in connessione emotiva con il proprio bambino durante la gestazione (Bonnette & Broom, 2012). Fred ha anche rispecchiato l’importanza di continuare il legame con la persona defunta come parte dell’integrazione del lutto (Klass, 2006), perché sembra che sua figlia, Sol, abbia catalizzato un processo durato diversi anni di rivalutazione e trasformazione del suo scopo di vita, che ha comportato, tra l’altro, l’impegno in attività di volontariato a sostegno di madri e padri in lutto e un cambio di carriera.

Ora, è giusto dire che non tutti i nostri partecipanti hanno scritto e condiviso come hanno fatto Artur, Fred o altri. È difficile definire che cosa significhi l’abbandono nel nostro studio, perché alcuni di coloro che si sono ritirati dal corso hanno frequentato le sessioni di guida individuale e/o le sessioni di primo soccorso emotivo con l’équipe terapeutica con cui collaboravamo. Ciò che possiamo dire è che, in corsi di scrittura simili per madri, il reclutamento e la permanenza delle partecipanti sono stati maggiori (Lehmann et al., 2022). Un padre ha scritto nel questionario di valutazione:

Personalmente sento che è stato giusto frequentare il corso, ma che non ho ricevuto molto aiuto per andare avanti nel mio processo di lutto o per essere più consapevole dei miei sentimenti e più sicuro con essi. (Partecipante 4, ES1)

Il suo riscontro è importante e, sebbene suo figlio fosse morto a causa di una malattia di lunga durata e lui non avesse potuto frequentare tutti gli incontri per motivi di lavoro, può darsi che la scrittura terapeutica non funzioni per tutti gli uomini e/o che vada inserita nell’ambito di altri interventi.

Tuttavia, tutti e tre i partecipanti del secondo gruppo che hanno risposto al questionario di valutazione hanno affermato che avrebbero voluto avere incontri supplementari. Abbiamo chiesto esplicitamente a questo gruppo un riscontro su che cosa, secondo loro, motiverebbe più uomini a iscriversi a questo tipo di corsi. Alcuni hanno risposto che le «responsabilità domestiche» (Partecipante 3, ES2) potevano essere un vincolo e che «agli uomini (in generale) serve tempo per sentirsi abbastanza al sicuro da condividere davanti ad altri» (Partecipante 1, ES2), al che un altro ha aggiunto quanto segue:

Aspettavo da tempo che venisse proposto un corso come questo (...). Mi sono trovato meglio negli incontri con tre partecipanti, ma forse è l’introverso che è in me a parlare. Mi è piaciuto molto come era impostato, in modo da poter condividere tanto o poco di ciò che scrivevamo, ma potevamo comunque parlare di ciò che avevamo scritto. (Partecipante 2, ES2)

Ciò mette in evidenza l’esistenza di preferenze individuali su ciò che rende utili gli interventi a bassa soglia.

Quarta strofa: il lutto come processo

Come formulare il mio lutto? Resistenza.
Confusione: che cos’è il lutto, che cosa sono io?
Difficile scrivere una riflessione,
stare in contatto con i sentimenti.
Viene fuori un po’ cliché, un po’ standard.
Scrivere un’altra bozza,
volendo che sia buona.
Leggere ad alta voce ciò che è sulla carta?
Sentire dentro la voce del critico,
il perfezionista, il vulnerabile interiore.
Difficile cominciare e trovare le parole,
e difficile poi smettere di scrivere.
Com’è unico il lutto!
In questo gruppo di scrittura abbiamo costruito rispetto
per ciò che è successo a tutti noi.
È toccante ascoltarci a vicenda,
nonostante la sopraffazione.
Ci sono tanti uomini in lutto in me:
l’irritabile, l’impaziente,
l’entusiasta, l’egoista,
quello che si vergogna, quello che lotta
con l’incertezza.
C’è anche un uomo dentro che fa un passo indietro:
quello che trova energia, quello che prende distanza,
quello che abbraccia la vita con lo sguardo,
quello che va avanti, risolvendo,
quello che ama…
Che cosa possono insegnarmi?
Guardare il lato positivo,
un’affermazione provocatoria.
Scegliere come prendere le cose
spinge i nostri limiti.
Trovare un senso di valore interiore,
imparare a difenderci,
perché è difficile, vivere il lutto.
Sembra facile dirlo. Non lo è.
Ascoltare gli altri insegna l’umiltà,
ci rispecchiamo a vicenda, l’inattesa
forma che la nostra famiglia ha preso.
Incontrarsi in fasi diverse della vita
dà prospettiva.
La compassione per gli altri può essere più forte
della compassione per sé.
Interessante accorgersene.
Gratitudine.
Trovare un senso è una pratica,
essere di sostegno agli altri aiuta.
È un modo per avere pace.
Fa bene dare forma al lutto con il linguaggio,
e accettare ciò che non si può dire.
Il libro del lutto
ha già un bozzetto di copertina.
Tenendo il libro vicino al cuore,
cammino avanti…

Il lutto come processo è una rappresentazione poetica che restituisce le esperienze dei partecipanti con un senso di umanità proprio del lutto come condizione esistenziale; collega il lutto ad atteggiamenti importanti da integrare nella vita attraverso l’attenzione, la compassione e la flessibilità. Le madri e i padri in lutto che hanno partecipato ai nostri corsi hanno trovato utile esplorare la mente come una scena dialogica (Hermans, 2001), identificando ed elaborando diversi posizionamenti del sé che erano attivi mentre vivevano il lutto e cercavano di ricostruire la propria vita dopo la perdita. Dare spazio a diverse parti del sé quando si scrive delle esperienze di lutto si è dimostrato utile per trovare un senso e integrare il lutto in un rinnovato senso di identità (Den Elzen, 2021; Lengelle, 2021). Portare alla consapevolezza i diversi posizionamenti del sé riflette anche, in modo simile al duplice processo del lutto, come la vita e il lutto siano processi intrecciati da bilanciare (Stroebe & Schut, 2010). La poesia illustra quindi le sfumature delle esperienze di resistenza degli uomini, insieme all’importanza, per loro, di concentrarsi nella vita quotidiana su aspetti diversi dal lutto (Huang et al., 2023; Mota et al., 2023; Proulx et al., 2016; Zylla, 2017). Recenti risultati di ricerca hanno persino suggerito che un recupero adattivo nel lutto può essere raggiunto anche concentrandosi su aspetti più strumentali, come orientarsi a vivere verso il futuro riducendo l’attenzione agli aspetti del lutto orientati alla perdita (Huang et al., 2023). Inoltre, la poesia esemplifica anche come una prospettiva dialogica non si limiti ai posizionamenti interni del sé, ma sia rivolta a un senso di alterità (Hermans, 2001; Lehmann & Brinkmann, 2019), mettendo in luce l’importanza del sostegno tra pari, il forte effetto della comprensione e la compassione di altre persone in lutto.

Integrare le prospettive: le narrazioni dei partecipanti sul lutto come processo

Durante l’ultimo incontro di ciascun gruppo, i partecipanti hanno scritto una poesia collettiva a partire dallo spunto «Si apre una porta». A ogni partecipante è stato chiesto di scrivere almeno un verso. Quando tutti hanno condiviso le loro proposte nella chat, le abbiamo rilette insieme e abbiamo riorganizzato i versi finché non abbiamo concordato che la creazione era pronta.

Gruppo 1, autunno 2022

Si apre una porta
buio, all’interno.
Un futuro che non è mai venuto al mondo.
Il lutto è qui.
Non vedevo l’ora di conoscerti
Sarai sempre nei nostri ricordi,
sarai, sempre, lì.

Gruppo 2, inverno 2023

Si apre una porta
Che cosa mi accoglierà oggi quando entro?
Paura, vergogna, colpa, amore?
Ci vediamo lì, tu mi vedi.
Io sono qui,
tu sei qui.

Queste due poesie vanno in una direzione simile alla rappresentazione poetica sul lutto come processo e suggeriscono che l’integrazione del lutto è una pratica continua e che il corso online di scrittura terapeutica offre strumenti per aiutarli a lavorare con le emozioni e a rafforzare il legame con i propri figli. Alcuni studi suggeriscono che quanto meno madri e padri riescono a fare i conti con la morte dei figli, tanto più è probabile che riferiscano un’intensità grave dei sintomi nel loro lutto (Keesee et al., 2008). Al tempo stesso, dare un senso alla morte di un figlio o di una figlia è uno degli aspetti più difficili dell’elaborazione emotiva e dell’integrazione del lutto, data l’assenza di senso della tragedia stessa (Lehmann et al., 2022).

I corsi online di scrittura terapeutica sono solo una delle molteplici risorse a cui le famiglie in lutto possono accedere e, anche se la scrittura si rivela utile, il lutto e la consapevolezza emotiva sono un processo continuo, per cui lo scopo della scrittura non si esaurisce necessariamente alla fine del corso, ma può diventare un’abitudine da portare avanti. Come ha aggiunto un partecipante: «Questo corso ha avviato un processo, tanto che ora sento di poter continuare a farlo da solo a casa, dedicando tempo alla scrittura, a me stesso e a lei [mia figlia]» (Partecipante 3, ES1).

In Norvegia, a volte, è difficile trovare sostegno nel lutto, per cui gli interventi a bassa soglia e il contatto con organizzazioni di sostegno tra pari sono essenziali. Anche la varietà di tecniche e approcci dei corsi è stata vissuta positivamente, poiché molti partecipanti hanno raccontato che «ho acquisito conoscenze su nuove tecniche e su aspetti di modalità di scrittura precedenti che porterò con me» (Partecipante 2, ES2) o che «mi è piaciuto potermi mettere alla prova e, dato che c’erano molte pratiche diverse, ne ho trovate alcune che mi interessavano di più, alcune che rispondevano ai miei bisogni» (Partecipante 3, ES1). Estratti come questi confermano l’importanza di mantenere un atteggiamento pluralistico (Steffen et al., 2022) nello sviluppo di corsi di scrittura terapeutica.

Conclusioni e implicazioni

Il nostro studio esplorativo sulle esperienze di padri che frequentano un corso online di scrittura terapeutica dopo la morte inattesa di un figlio o di una figlia, qui collocato nel contesto norvegese, fa luce sulle tonalità emotive del lutto maschile. L’uso della rappresentazione poetica come forma di indagine qualitativa ha facilitato la comprensione di queste tonalità; queste sintesi evocative hanno messo in parole strati delle esperienze dei nostri partecipanti che essi faticavano a verbalizzare. Per esempio, il lutto ha sfumato la percezione della temporalità nella maggior parte dei nostri partecipanti, dando conto dell’unicità dei ritmi emotivi nell’elaborare emozioni e ricordi difficili. Solo per alcuni di loro la percezione della temporalità è stata esplicitamente influenzata dalla pandemia di COVID-19. Inoltre, la resistenza è apparsa come un tratto saliente nelle esperienze dei nostri partecipanti. Un vantaggio di tale resistenza potrebbe essere un’attenzione più esplicita alla ricostruzione della vita dopo la morte dei figli; il rovescio della medaglia, l’evitamento e/o un’alfabetizzazione emotiva limitata. La consapevolezza emotiva, le capacità di scrittura e le capacità comunicative si approfondiscono e si sviluppano nel contesto di corsi come il nostro, ma per i padri il cui evitamento emotivo o la cui scarsa alfabetizzazione emotiva sono forti, per molte ragioni, la scrittura terapeutica potrebbe risultare difficile.

Per molti dei nostri partecipanti, la scrittura è diventata uno strumento utile per la costruzione di significato, l’elaborazione affettiva e il sostegno tra pari, nonché una piattaforma dialogica per continuare un legame con i propri figli. Dato che i padri vivono esperienze di lutto uniche e che la morte dei figli avviene in periodi specifici del loro corso di vita, è importante diversificare le offerte disponibili per madri e padri in lutto. I gruppi di scrittura terapeutica, online o in presenza, potrebbero non funzionare per tutti gli uomini e, all’interno di un gruppo di scrittura terapeutica, è cruciale disporre di un insieme pluralistico di tecniche e strumenti in grado di rispondere ai loro bisogni e desideri individuali.

Per quanto ci risulta, questo è il primo studio di questo tipo in Norvegia, e diversi aspetti possono essere presi in considerazione in studi futuri. In primo luogo, per gli uomini per i quali il corso ha funzionato, esso è apparso trasformativo, come documentato nel presente articolo. Non vanno sottovalutate la consapevolezza emotiva e la disponibilità a lavorare con le emozioni, così come il fatto di avere il tempo per scrivere e la motivazione e/o l’esperienza per farlo. In secondo luogo, il ruolo della personalità, della cultura e delle traiettorie di sviluppo dovrebbe essere affrontato più a fondo nella raccolta dei dati di studi simili in futuro. La ricerca futura potrebbe concentrarsi in modo più esplicito su questi aspetti per mappare i bisogni e i desideri dei padri in lutto, come anche quelli delle madri in lutto. Sebbene sia importante semplificare la raccolta dei dati per i partecipanti, sarebbe anche auspicabile disporre di più dati longitudinali sugli uomini. Avere accesso a un maggior numero di estratti dei diari dei partecipanti o registrare gli incontri del corso potrebbe servire a questo scopo. In terzo luogo, il numero di partecipanti ai corsi per padri è stato inferiore a quello di corsi simili offerti alle madri (Lehmann et al., 2022). Che si tratti delle rappresentazioni sociali del genere o di un altro fattore, è importante rompere lo stigma che circonda il lutto maschile, sia per motivare gli uomini a cercare e accettare sostegno sia per rendere il sostegno più disponibile ed efficace per loro. Sviluppare campagne su questi temi potrebbe motivare più uomini a partecipare agli studi, abbassando così le barriere di accesso al sostegno.

In quarto luogo, si potrebbero prendere in considerazione ulteriori riflessioni sui contenuti, sugli orari e sullo stile pedagogico del corso. Per esempio, studiare gli effetti di questi corsi online e in presenza potrebbe fornire indicazioni sui contesti che favoriscono od ostacolano il lavoro con le emozioni. Per la maggior parte dei nostri partecipanti, seguire il corso online è stato comodo per ragioni pratiche. Non abbiamo né affrontato né valutato se la partecipazione a un corso online possa avere o meno favorito la consapevolezza e/o l’espressione delle emozioni. Ampliare il coinvolgimento delle persone utenti e le sperimentazioni pilota di questi corsi potrebbe offrire esperienze di apprendimento più ampie per migliorare la struttura e i contenuti del corso. In quinto luogo, data la popolarità che le sessioni individuali di scrittura hanno avuto tra i partecipanti al nostro studio, studi futuri potrebbero confrontare l’uso delle tecniche di scrittura terapeutica in diversi contesti, online o in presenza, sia individuali sia di gruppo. In sesto luogo, ci sono molti altri scritti dei partecipanti allo studio che non abbiamo incluso per i limiti di lunghezza del presente articolo o per la riservatezza dei nostri partecipanti. Chiedere l’autorizzazione a utilizzarli in futuri studi qualitativi potrebbe arricchire la nostra comprensione dei processi terapeutici suscitati da tali esercizi di scrittura.

Complexe Systémique: punti chiave

L’articolo interessa la clinica del lutto per due ragioni. In primo luogo, prende sul serio la resistenza dei padri senza ridurla a un deficit: tenersi occupati, rimandare, scrivere poco può servire anche a ricostruire la vita, purché la porta alle emozioni non venga chiusa. In secondo luogo, mostra che un gruppo di scrittura diventa uno spazio dialogico in cui ciascun uomo scopre di essere fatto di più voci, l’irritabile, quello che si vergogna, quello che ama, e in cui il legame con la creatura morta può continuare anziché spezzarsi. Le «paternità parallele», essere padre di una creatura morta e di una che deve nascere, ricordano quanto il lutto perinatale attraversi la coppia e i futuri fratelli e sorelle. Si può anche trattenere la flessibilità del formato: condividere poco o molto, parlare del proprio testo senza leggerlo. La portata resta limitata: quattordici padri, abbandoni, poesie composte dalla ricercatrice principale a partire dalle note di campo. Da leggere insieme all’articolo su un approccio narrativo al lavoro di gruppo con famiglie in lutto e allo studio di caso sulla scrittura polifonica collaborativa.

Note dell’originale

Contributi alla ricerca e alla stesura: O.L. si è occupata della selezione dei partecipanti, della pianificazione e conduzione dei corsi, delle sessioni individuali di accompagnamento alla scrittura, dell’elaborazione delle rappresentazioni poetiche, e ha avuto il ruolo principale nell’analisi dei dati e nella stesura dell’articolo. T.G.K. ha sostenuto il reclutamento dei partecipanti tramite l’organizzazione per cui lavora e la raccolta dei questionari di valutazione. Ha fornito un riscontro generale sulle versioni precedenti dell’articolo e aggiunto riferimenti bibliografici a sostegno delle argomentazioni. R.A.N. ha supervisionato O.L. nella pianificazione e conduzione dei corsi. Ha inoltre fornito un riscontro generale sulle versioni precedenti di questo articolo, riferimenti bibliografici a suo sostegno e suggerimenti sulla sua struttura.

Chi firma l’articolo dichiara di non avere alcun potenziale conflitto di interessi riguardo alla ricerca, alla paternità e/o alla pubblicazione di questo articolo.

Finanziamento: chi firma l’articolo dichiara di aver ricevuto il seguente sostegno finanziario per la ricerca, la stesura e/o la pubblicazione di questo articolo: il progetto è finanziato da EkstraStiftelsen Helse og Rehabilitering (Foundation Dam) (numero di finanziamento: 2022ST-0000000064).

Ringraziamenti. Desideriamo ringraziare ciascuno dei partecipanti al nostro studio per il coraggio che è servito loro per iscriversi a questo corso ed entrare in contatto con le proprie emozioni, nell’aspirazione a trovare un senso nella propria vita dopo aver affrontato la morte inattesa dei figli. Siamo grati anche per i loro figli; le loro brevi vite sono state piene di significato per i nostri partecipanti. Grazie a Reinekke Lengelle per aver supervisionato O.L. nella pianificazione e conduzione dei corsi. Grazie alla Norwegian SIDS and Stillbirth Association (LUB) per tutto il sostegno e la motivazione nella realizzazione di questo progetto. Siamo grati anche all’équipe di psicologia dell’Institute of Psychological Counselling in Norway (IPR), che ha offerto ai nostri partecipanti le sessioni di primo soccorso emotivo. Infine, grazie alla DAM Foundation per aver finanziato il progetto.

Dichiarazione etica. Abbiamo ricevuto il numero di approvazione 885234 dalla Norwegian Agency for Shared Services in Education and Research (SIKT) per realizzare questo progetto, dato che il nostro protocollo di ricerca soddisfaceva tutti i loro criteri di protezione dei dati. Il nostro progetto è stato esentato dall’approvazione del Regional Committee for Medicine and Health Research Ethics (REK), che ha ritenuto che il nostro protocollo di ricerca non comportasse rischi rilevanti per i partecipanti. Tutti i nostri partecipanti hanno ricevuto e firmato liberamente un modulo di consenso conforme alle linee guida di SIKT e REK.

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Traduzione non ufficiale in italiano di Experiences of Fathers in Norway Attending an Online Course on Therapeutic Writing After the Death of a Child, di Olga V. Lehmann, Trine Giving Kalstad e Robert A. Neimeyer, Qualitative Health Research, vol. 34, n. 5 (2024), doi: 10.1177/10497323231216099, con licenza CC BY 4.0. Traduzione e impaginazione: Complexe Systémique, ottobre 2026, con l’aiuto dell’intelligenza artificiale; l’opera è stata modificata ai sensi della licenza (traduzione, tabelle presentate come elenchi). Né chi firma l’articolo né l’editore rispondono di questa traduzione; fa fede la versione originale.

L’articolo originale, «Experiences of Fathers in Norway Attending an Online Course on Therapeutic Writing After the Death of a Child», è stato pubblicato in Qualitative Health Research (2024) con licenza CC BY 4.0. Questa è una traduzione non ufficiale in italiano realizzata da Complexe Systémique con l’aiuto dell’intelligenza artificiale, come indicato in apertura di questa pagina; fa fede la versione originale.

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Come citare questo articolo

Lehmann, O. V., Kalstad, T. G., e Neimeyer, R. A. (2024). Experiences of Fathers in Norway Attending an Online Course on Therapeutic Writing After the Death of a Child. Complexe Systémique. https://app.complexe-systemique.com/en_GB/articles/experiences-of-fathers-in-norway-attending-an-online-course-on-therapeutic-writing (Opera originale pubblicata nel 2023 in Qualitative Health Research, 34(5), 458-472 (2024); ripubblicata nel 2024 da Qualitative Health Research, https://journals.sagepub.com/doi/10.1177/10497323231216099)

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