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Red Sistémica · Psicoterapia
I messaggi SMS inviati dai telefoni cellulari possono rappresentare una risorsa terapeutica: garantiscono la reperibilità di chi fa terapia, permettono di offrire sostegno nelle situazioni gravi, prolungano la forza della relazione terapeutica estendendo l’intervento oltre il termine della seduta e rendono possibile diradare gli incontri. Per esplorare queste funzioni, l’équipe ha esaminato tutti i messaggi ricevuti nell’arco di tre-quattro mesi da due terapeuti con caratteristiche diverse, insieme alle loro risposte.
«Sii breve nei tuoi ragionamenti, ché nessuno è piacevole se è lungo.»
Miguel de Cervantes (1547-1616)
«Words are as sunbeams: the more they are condensed, the deeper they burn.» (Le parole sono come raggi di sole: più sono condensate, più bruciano in profondità.)
Robert Southey (1774-1843)
I messaggi SMS inviati dai telefoni cellulari possono rappresentare una risorsa terapeutica, permettendo di garantire la reperibilità di chi fa terapia, di offrire sostegno nelle situazioni gravi, di prolungare la forza della relazione terapeutica estendendo l’intervento oltre il termine della seduta e di rendere possibile una riduzione della frequenza degli incontri.
Per indagare queste funzioni, si prendono in esame tutti i messaggi ricevuti in un periodo di 3-4 mesi da due terapeuti con caratteristiche diverse. A un’analisi quantitativa dei messaggi ricevuti, che tiene conto delle caratteristiche dei messaggi e di chi li invia, segue un esame più dettagliato che include le risposte dei terapeuti e considera lo scambio dei messaggi.
Le conclusioni, oltre a confermare l’ipotesi della possibilità di un uso consapevolmente psicoterapeutico dei messaggi SMS nell’ambito di una terapia, sembrano valorizzare anche la flessibilità dello strumento SMS, che dà l’impressione di prestarsi tanto a fini di comunicazione pratica quanto di sostegno o di intervento terapeutico, a seconda dei casi, al tempo stesso conciso e incisivo.
Gli SMS, messaggi scritti di al massimo 160 caratteri ciascuno, inviati tramite i telefoni cellulari, rappresentano oggi una delle modalità comunicative più economiche, rapide ed efficienti. Entrati nell’uso giovanile fino a creare particolari forme linguistiche ricche di abbreviazioni e simbolismi condensati, accompagnati da faccine (emoticon) che aggiungono una sfumatura di significato non verbale, sembrano a molti un elemento quasi folcloristico della comunicazione attuale: in realtà il traffico di SMS è altissimo e rappresenta una notevole fonte di introiti per le compagnie di telefonia mobile. I messaggi, con rare eccezioni legate al traffico o a zone residue non coperte dal segnale, arrivano immediatamente; costano meno di una chiamata; superano i confini nazionali; restano archiviati nella memoria del cellulare con l’orario di invio e il numero di telefono di chi li invia; e possono essere cancellati, conservati o inoltrati ad altri.
Questo strumento può avere un’utilità, uno spazio nella pratica psicoterapeutica? Riteniamo che l’abbia già trovato nella pratica della maggior parte di chi esercita la professione, e che questa pratica non ancora codificata richieda un’indagine di verifica capace di promuovere un uso corretto e proficuo di questa nuova opportunità comunicativa.
La possibilità di mantenere una comunicazione aperta con le persone seguite attraverso gli SMS può permettere di:
Offrire sostegno in situazioni gravi, urgenti o di scompenso al di fuori dei limiti orari dell’incontro o della conversazione telefonica.
Continuare l’intervento oltre il termine della seduta, decifrando il significato del messaggio ricevuto all’interno del processo psicoterapeutico e rispondendo in modo congruente.
Garantire la reperibilità di chi fa terapia, dato che i messaggi arrivano subito o alla riaccensione del cellulare, se era spento, ma senza l’obbligo di rispondere immediatamente interrompendo altre sedute o attività.
Prolungare la forza della relazione terapeutica oltre i limiti orari della seduta — e quindi del setting abituale —, perché la persona seguita possa sentirsi stimolata, sostenuta o frenata; in ogni caso aiutata e accompagnata nei momenti di difficoltà, ovunque si trovi.
Ridurre la frequenza delle sedute, con una diminuzione dei costi per le persone seguite.
Salvaguardare l’autonomia di chi fa terapia, che può decidere se, quando e come rispondere, riflettendo con calma sulla questione, eventualmente anche metacomunicando, e mantenendo così il controllo su possibili eccessi di indiscrezione o tendenze ad agire in modo impulsivo.
Lo scopo di questo lavoro è illustrare le caratteristiche dell’uso degli SMS, intesi come strumento rispondente agli obiettivi descritti, all’interno dei processi terapeutici.
La letteratura sul rapporto, più o meno sostitutivo, più o meno integrativo, tra psicoterapia e strumenti informatici basati su Internet — chat, posta elettronica, blog, giochi di ruolo e videoconferenze — è abbondante (10, 1, 9, 18, 19, 21, 5); nell’ambito delle terapie relazionali, Luciano L’Abate (14, 15) ha svolto un lavoro pionieristico, approfondito fino alla progettazione e alla sperimentazione di modalità e strumenti capaci di ridurre al minimo l’interazione faccia a faccia.
È invece scarso il materiale relativo all’uso dei messaggi SMS; spesso la stampa specializzata e i mass media segnalano, con toni più o meno allarmistici, i rischi della dipendenza (battezzata infomania) (25).
Esistono però anche resoconti di esperienze in cui gli SMS sono stati utilizzati in medicina per ridurre l’ansia dei familiari di persone sottoposte a intervento chirurgico (11), per migliorare la frequenza ai servizi ambulatoriali (7, 17), per gestire l’assistenza farmacologica a persone con diabete (13) e per favorire la comunicazione in presenza di deficit uditivi (20).
Il fenomeno giovanile degli SMS è stato studiato per le sue caratteristiche d’uso e di linguaggio (6, 2, 12) e preso in considerazione dalla psicoanalisi per i suoi significati di distanziamento dalla relazione diretta con l’altro, compresa l’eventuale relazione terapeutica (26); un uso terapeutico del cellulare in casi di disturbi fobici legati alla guida di veicoli era stato proposto da Flynn già nel 1992 (8).
Per quanto riguarda l’utilizzo degli SMS, disponiamo di alcune indicazioni a fini di counseling grazie alla descrizione dell’attività di un servizio di ascolto per adolescenti a Lecco, in cui la modalità di accesso preferita si è rivelata quella degli SMS (3). Un vero e proprio uso terapeutico degli SMS, sia pure in forma di rinforzo standardizzato, è documentato da una significativa ricerca neozelandese sull’utilizzo dei messaggi come supporto a un programma per smettere di fumare (22). Questa ricerca dimostra che, dopo sei settimane, un gruppo di persone fumatrici inserite in un programma di ricezione di SMS di consiglio e incoraggiamento presentava un tasso di abbandono della nicotina doppio rispetto al gruppo di confronto; i risultati positivi si mantenevano a sei mesi di distanza. Alcuni siti Internet approfondiscono seriamente il tema del rapporto tra psicoterapia e Internet (24, 28, 29, 4), e uno di essi si occupa anche degli SMS (27).
Ci siamo proposti di esaminare da diversi punti di vista tutti i messaggi, senza escluderne alcuno, inviati a due terapeuti dalle persone in cura nell’arco di un periodo piuttosto lungo (3-4 mesi), insieme alle relative risposte. La scelta di puntare su un numero elevato di messaggi, su un periodo prolungato e su un numero limitato di terapeuti è stata fatta per ridurre la variabilità che si sarebbe introdotta coinvolgendo più professionisti, per un eccesso di stili terapeutici e comunicativi diversi; il terapeuta e la terapeuta, uno psichiatra e una psicologa, entrambi specializzati in psicoterapia, condividono lo stesso tipo di approccio relazionale e utilizzano abitualmente gli SMS con piena consapevolezza e intenzionalità terapeutica. Non ci interessa infatti l’uso occasionale degli SMS come modalità comunicativa pratica, comune a chiunque usi un cellulare, ma il loro utilizzo consapevole da parte delle persone in cura e di chi le cura all’interno di una relazione e di un processo di terapia. Da anni entrambi impiegano il cellulare come strumento di lavoro, dando il proprio numero a tutta la clientela e rispondendo personalmente a tutti i contatti; per la vita personale, privata e familiare dispongono di un altro numero, riservato, che può restare raggiungibile anche quando quello di lavoro è escluso.
I messaggi inviati dalle persone in cura sono stati studiati nel loro insieme, ma anche separatamente per terapeuta e tradotti in percentuali, per quanto riguarda:
Il numero totale di messaggi ricevuti da ciascun terapeuta.
La distribuzione dei messaggi secondo il sesso di chi li invia.
Il contenuto, distinto in quattro categorie.
La diagnosi, per quattro grandi aree psicopatologiche.
La presenza nel messaggio di indicazioni di rischio grave e immediato.
L’orario di invio, e il giorno di invio distinto in feriale, prefestivo e festivo.
La correlazione dei messaggi ricevuti con le risposte inviate ha permesso inoltre di integrare le indicazioni quantitative di questa prima fase dell’indagine con una valutazione qualitativa, ricavandone alcuni suggerimenti per un uso terapeutico della corrispondenza via SMS.
I messaggi ricevuti, così come le risposte, sono stati scaricati ogni settimana su un computer dai due terapeuti; al momento dell’avvio della ricerca, questi non erano al corrente dei parametri che sarebbero stati indagati, ma solo della necessità di conservare tutti i messaggi ricevuti e le proprie risposte.
Le persone che hanno inviato i messaggi non sono una popolazione selezionata, sotto nessun profilo, all’interno della clientela dei due professionisti: sono soltanto quelle che, nel periodo esaminato, hanno fatto ricorso a questa modalità di contatto. Anche le istruzioni ricevute sono le stesse date a tutta la clientela fin dal primo colloquio: prevedono che il cellulare resti spento nei giorni festivi o di vacanza e che la risposta diretta alle telefonate sia garantita dalle 9.30 alle 20 nei giorni feriali e prefestivi; che, in ogni caso, anche in questi giorni, in condizioni che lo rendano inevitabile, il cellulare possa restare spento per periodi più o meno prolungati. In tal caso, se lo preferiscono, le persone in cura possono inviare un SMS, con la garanzia che il messaggio sarà letto appena possibile e riceverà risposta con un altro SMS; anche nei giorni festivi e durante le vacanze, un paio di volte al giorno vengono controllati i messaggi in arrivo e, se del caso, si risponde.
L’esame quantitativo riguarda soltanto i messaggi inviati dalle persone in cura, poiché non era possibile ottenere parametri che rendessero ugualmente valutabili le risposte dei terapeuti, condizionate nei contenuti, negli orari e nelle caratteristiche dai primi; sono stati invece sottoposti ad analisi gli scambi di messaggi, esaminando il nesso tra tipo di richiesta e risposta all’interno della relazione terapeutica. Ai due terapeuti è stato chiesto di motivare la risposta inviata; i risultati di questa parte dell’indagine saranno esposti sotto forma di esempi commentati di scambi di SMS tipici.
Il terapeuta A, psichiatra, ha ricevuto 112 messaggi (91 da 18 pazienti donne e 21 da 7 pazienti uomini) in 4 mesi, con una media di 0,93 messaggi al giorno; la terapeuta B, psicologa, ha ricevuto in 3 mesi 53 messaggi (42 da 20 pazienti donne e 11 da 6 pazienti uomini), con una media di 0,59 messaggi al giorno.
Tabella 1 – Numero totale di persone in cura e per sesso; numero totale di SMS e per sesso di chi scrive; media giornaliera di SMS ricevuti. (Le otto tabelle dell’articolo originale erano presentate come immagini, oggi non disponibili; se ne conservano qui le didascalie, mentre i dati numerici sono ripresi nel corpo del testo.)
Il rapporto numerico tra uomini e donne rispecchia la composizione della clientela dei due professionisti.
La media giornaliera degli SMS, apparentemente bassa, è in realtà calcolata sul numero totale di giorni, compresi quelli non lavorativi, dei sette mesi complessivamente presi in considerazione. Si può rilevare che il terapeuta A, medico psichiatra e psicoterapeuta, a parità di numero di persone in cura e con una distribuzione per sesso simile, riceve quasi il 40 % di messaggi in più rispetto alla terapeuta B, psicologa psicoterapeuta.
Tabella 2 – SMS per sesso di chi scrive: percentuale sul totale degli SMS e media per persona.
Sembra che le pazienti facciano un uso maggiore dell’opportunità comunicativa offerta dagli SMS, inviando il 40 % di messaggi in più rispetto agli uomini; ma un esame più approfondito permette di escludere che il maggior numero di messaggi ricevuti dal terapeuta A, uomo, rispetto a B, donna, dipenda dal sesso di chi fa terapia o da quello di chi scrive.
Tabella 3 – Tabella per terapeuta, con la distribuzione numerica dei messaggi per persona.
La tabella mette in evidenza una diversa distribuzione, tra i due terapeuti, del numero di messaggi ricevuti: A riceve un solo messaggio dalla metà delle persone in cura rispetto a B, mentre alcune persone gliene inviano molti di più (da 8 a 23 ciascuna!), fenomeno che non si verifica nella clientela di B.
Il contenuto dei messaggi è stato classificato in 4 grandi categorie secondo il tema: F (domande sui farmaci), A (annullamento di appuntamenti), S (richiesta di appuntamento, anche per un contatto telefonico), I (richiesta o comunicazione di informazioni riguardanti la terapia), Ps (messaggio collegato a interventi terapeutici svolti nelle sedute e loro elaborazione).
Tabella 4 – SMS per contenuto: numero e percentuale sul totale.
Risulta che, sebbene uno dei due terapeuti sia medico psichiatra, i messaggi riguardanti i farmaci sono rari, meno numerosi di quelli che annullano o richiedono appuntamenti; il contenuto degli SMS è comunque legato soprattutto agli interventi realizzati nelle sedute di psicoterapia e ai fatti a essi collegati.
È stato chiesto ai due terapeuti di classificare le persone in cura che avevano scritto in quattro grandi aree diagnostiche: disturbi dell’umore, dell’ideazione, nevrotici e di personalità. La scelta di non ricorrere a una valutazione esterna o all’uso di test diagnostici si giustifica con la decisione di non interferire con il processo terapeutico; la limitazione a queste quattro grandi aree diagnostiche dovrebbe comunque ridurre i rischi legati alla soggettività della valutazione e al coinvolgimento nella relazione.
Tabella 5 – SMS per aree diagnostiche e per terapeuta.
I casi seguiti dal terapeuta A, psichiatra oltre che psicoterapeuta, sono valutati come appartenenti ad aree diagnostiche che possono presentare disturbi, se non più gravi, almeno soggetti a crisi acute più frequenti; anche la terapeuta B, psicologa, segue persone di questo tipo, ma in numero minore.
Sono stati considerati urgenti da una valutazione esterna, sulla base di un esame del contesto (orario, giorno della settimana, presenza di altri messaggi), del contenuto e del modo in cui questo è espresso nel messaggio, gli SMS che presentavano indicazioni di rischio grave e immediato per la salute di chi scrive o di altri: propositi suicidari, minacce di violenza, intenzione di mettere in atto comportamenti indesiderabili.
Tabella 6 – SMS con caratteristiche di urgenza.
Al terapeuta A arrivano SMS con caratteristiche di urgenza da persone diverse, almeno una volta al mese, fenomeno che non si verifica con la terapeuta B. Il fatto che le urgenze riguardino persone diverse, e non modalità ripetitive di contatto, induce a considerarle meritevoli di seria attenzione.
Gli SMS riportano sotto il testo l’indicazione dell’ora di invio. Poiché la reperibilità telefonica è garantita dalle 9 alle 20, è stata fatta un’analisi dei messaggi inviati fuori orario, dalle 20 alle 9, e delle persone che li hanno inviati. In particolare sono stati considerati il peso percentuale dei messaggi ricevuti da ciascuno dei due terapeuti; il numero di persone che hanno scritto rispetto al totale di ciascun terapeuta; la frequenza massima e minima del ricorso a messaggi fuori orario. Le risposte sono arrivate in genere la mattina seguente.
Tabella 7 – SMS inviati fuori orario (dopo le 20 e prima delle 9): numero e percentuali dei messaggi e delle persone che hanno scritto, per terapeuta.
Non si rilevano differenze significative tra i due terapeuti nella ricezione di messaggi «fuori orario» quanto al numero di persone che hanno scritto; A riceve più messaggi di B, ma ciò dipende da poche persone che inviano un numero più elevato di messaggi.
Oltre all’ora, gli SMS sono accompagnati dall’indicazione del giorno di invio. Poiché il sabato, la domenica e i periodi di vacanza non sono giorni di lavoro, e con le persone in cura si concorda una disponibilità telefonica fino alle 20 del sabato e la ricezione di messaggi negli altri giorni, abbiamo incluso nella ricerca un esame dei messaggi arrivati nei prefestivi e nei festivi, quando la disponibilità dei professionisti è ridotta o nulla, per vedere se ciò comportasse qualche variazione indicativa di una funzione particolare degli SMS nella relazione terapeutica quando le possibilità di contatto sono ridotte. Per ciascun terapeuta si è quindi effettuato, ponderando in modo differenziato i giorni di vacanza goduti nel periodo esaminato, un conteggio totale e uno distinto degli SMS dei prefestivi e dei festivi; una valutazione percentuale del numero dei messaggi sul totale ricevuto; un conteggio del numero di persone che hanno fatto ricorso a questa risorsa comunicativa.
Tabella 8 – SMS inviati nei prefestivi e nei festivi: numero e percentuali per terapeuta.
Si osserva che il terapeuta A riceve molti più messaggi nei prefestivi e nei festivi, quasi quattro volte quelli di B; le persone che glieli inviano sono più numerose; la percentuale sul totale dei messaggi è quasi doppia.
Nel complesso si può concludere che il terapeuta A — psichiatra oltre che psicoterapeuta, uomo e più anziano —, a parità di clientela, riceve più messaggi durante la settimana e soprattutto fuori orario, nei prefestivi e nei festivi, nonché messaggi con caratteristiche di urgenza, rispetto a B, psicologa psicoterapeuta, donna e più giovane. La differenza è legata a un maggior numero di messaggi inviati da alcune persone, appartenenti a categorie diagnostiche che implicano una maggiore gravità clinica; è invece indipendente dal sesso di chi scrive e di chi fa terapia. Anche il contenuto dei messaggi è diverso: pochi riguardano prescrizioni di farmaci, mentre A riceve piuttosto un numero maggiore di comunicazioni relative allo svolgimento e al percorso dell’intervento psicoterapeutico, più orientate nel senso di una richiesta di «prolungamento» delle sedute.
Considerato che il terapeuta A tende in genere a vedere la propria clientela con minore frequenza rispetto alla terapeuta B, e che buona parte di essa è affetta da patologie più gravi che richiedono spesso interventi urgenti, si può pensare che lo stesso terapeuta A utilizzi gli SMS come conferma o controllo del processo terapeutico con maggiore assiduità di B, che ne fa più spesso un uso orientato alla gestione pratica della terapia e al sostegno psicologico.
Da ricordare
Le differenze osservate tra i due terapeuti non dipendono né dal sesso di chi fa terapia né da quello di chi scrive, ma dalla gravità clinica delle situazioni seguite e dalla frequenza delle sedute. Si delineano due usi distinti e ugualmente legittimi dell’SMS: l’uno rivolto piuttosto alla conferma e al controllo del processo terapeutico, l’altro alla gestione pratica della terapia e al sostegno psicologico.
Questa ipotesi di due usi possibili, distinti e legittimi, degli SMS può essere confermata solo da un esame qualitativo degli scambi, confrontando alcuni messaggi ricevuti da ciascuno dei due terapeuti e le risposte che vi hanno dato.
Si tratta di un’infermiera di 31 anni, alla quinta consulenza psicoterapeutica per disturbi depressivi, con un tentato suicidio per ingestione di farmaci e un disturbo di personalità borderline. Vive sola; il tentato suicidio fa seguito alla fine di una relazione sentimentale con un uomo molto problematico, infedele e violento, ma anche esigente e dispotico.
Scambio di messaggi
F., mercoledì 01/02, ore 23.40: Mi sono sempre sentita fuori dalla vita sociale. Con lui mi sentivo normale. Anche essere tradita è normale… L’orgoglio non è così importante.
A., giovedì 02/02, ore 10: In effetti la concorrenza non la stimola, vero? Su, Francesca… Non faccia l’innamorata pazza.
F., giovedì 02/02, ore 10.15: L’orgoglio è importante, ma è secondario. È la solitudine che provoca le crisi d’ansia, quindi agisco per non restare sola. Se lo perdo, torno a essere sola.
A., giovedì 02/02, ore 11.05: Quella di Richard mi sembra una compagnia troppo compromettente e incerta per lei… Ma faccia come crede.
F., giovedì 02/02, ore 18.56: Mi sento sola come un anno prima di conoscerlo. Passo tutto il giorno a letto. A che cosa mi aggrappo?
A., giovedì 02/02, ore 19.10: Sa benissimo che nel frattempo può aggrapparsi a me. Infatti mi chiama e mi scrive… e fa bene, può contare su di me, Francesca. Poi vedremo.
In un incontro di due giorni prima, F. aveva riferito che Richard si era riavvicinato a lei e che stava attraversando gravi difficoltà emotive; l’obiettivo di A è restare un punto di riferimento anche tra una seduta e l’altra, in una fase iniziale della relazione terapeutica in cui non è stato ancora possibile stabilire un legame abbastanza solido da offrire garanzie contro la ripetizione di comportamenti autolesivi. Un fattore di allarme è l’orario del primo messaggio, così come l’accenno, nel terzo, alla giornata passata a letto, cioè senza andare al lavoro e da sola in casa. I messaggi del terapeuta rispondono alla richiesta di F. di non essere lasciata sola; al tempo stesso proseguono una linea di intervento avviata nell’ultimo colloquio, che mira a modificare l’immagine di Richard come principe azzurro unico e insostituibile, e a cercare nelle caratteristiche di personalità e nella storia della paziente le ragioni del suo malessere, come modo per ridurne la reattività a stimoli esterni incontrollabili come l’andirivieni di Richard.
Scambio di messaggi
C., sabato 01/04, ore 18.46: Ho passato anche francese e la professoressa che l’altra volta mi aveva bocciata mi ha fatto i complimenti. Sono contenta. A mercoledì. Un abbraccio.
B., sabato 01/04, ore 19.05: Brava, Claudia! Sono molto contenta. Ha dimostrato capacità, determinazione e volontà ed è stata giustamente premiata. A mercoledì. Affettuosi saluti.
Claudia ha 22 anni ed è in terapia da due anni per crisi bulimiche; eliminato questo problema, da un anno la terapia si è orientata alla soluzione di problemi di crescita che hanno bloccato lo sviluppo della vita di Claudia, sia nell’ambito degli studi sia in quello delle relazioni sociali e affettive. Il messaggio risponde a un periodo di sostegno alla ripresa della frequenza universitaria. La terapeuta non vuole soltanto valorizzare il risultato ottenuto dalla paziente, ma farle acquisire, attraverso di esso, una maggiore fiducia in qualità caratteriali di cui si sente priva. Al tempo stesso la terapeuta ridimensiona il proprio ruolo nel raggiungimento del risultato, accetta una relazione in parte adottiva, sollecitata attraverso l’abbraccio, ma la tempera con gli affettuosi saluti; conferma l’appuntamento successivo, garantendo implicitamente che per il momento non c’è il rischio che si ritiri se la paziente fa progressi.
Il messaggio mira quindi a un sostegno terapeutico che va oltre il risultato positivo e si estende a una riorganizzazione del carattere.
Scambio di messaggi
T., giovedì 26/01, ore 20.10: Dottore, a proposito di quel farmaco, ne ho bisogno? Potrebbe servirmi a restituire al mio cervello serotonina, adrenalina…?
T., venerdì 27/01, ore 9.38: Ma come si risolve il problema della depersonalizzazione, con i tic che compaiono quando sono stressata?
T., venerdì 27/01, ore 14.10: Dottore, il mio isterismo è legato alla demenza?
T., venerdì 27/01, ore 18.22: Dottore, non smetto di parlare perché sono pazza?
A., venerdì 27/01, ore 18.32: Non è pazza, Tilde, ma è molto fastidiosa…
Tilde ha presentato disturbi deliranti di trasformazione corporea, attualmente contenuti da una rigida difesa basata su rituali ossessivi; in terapia da alcuni mesi, chiede di continuo garanzie, con modalità ossessive, al terapeuta, che non risponde a tutti i messaggi ma solo ad alcuni, nel tentativo — una volta contenuti i disturbi dell’ideazione — di rendere meno rigide difese compulsive molto limitanti anche per la vita quotidiana. La risposta di A mira, da un lato, a fornire la garanzia cercata; dall’altro, in relazione alla mancata risposta agli SMS precedenti, a favorire un maggiore controllo dell’ansia.
Scambio di messaggi
L., domenica 13/03, ore 14.05: Dottoressa, buongiorno, sono Luigi, sono appena arrivato all’aeroporto di Budapest… qui tutto ok… il viaggio è andato abbastanza bene. Grazie mille! Saluti!
B., lunedì 14/03, ore 9.20: Luigi, mi fa piacere che il viaggio sia andato bene. Stia tranquillo e si diverta. A presto.
Il collegamento via SMS concordato nella seduta precedente la partenza permette al paziente, che soffre di attacchi di panico, di affrontare un viaggio in aereo con la sua compagna e alcune persone amiche. Il successo dell’impresa può contribuire ad accrescere la fiducia in sé del paziente e a ridurre i rischi di recidiva degli attacchi di panico, evitando anche l’insorgere di problemi nella relazione affettiva e nel gruppo sociale di riferimento. La risposta della terapeuta conferma il suo interesse protettivo, senza caricare il paziente di troppe responsabilità, riconducendo così l’esperienza affrontata a un quadro di normalità.
Farmaci
Scambio di messaggi
Una paziente ad A: Se dovessi aumentare la sertralina, quando dovrei prendere la seconda compressa?
Annullamento
Scambio di messaggi
Un paziente a B: Sono T., sono malato. Mi andrebbe bene il 15, se non ci sono problemi. Grazie.
B. al paziente: T., mi dispiace che stia male. Mi chiami prima delle 11.30 o dalle 13 alle 13.45 e le darò il prossimo appuntamento.
La risposta della terapeuta è accogliente, ma sottolinea che non spetta al paziente decidere data e ora degli appuntamenti, invitandolo a concordare insieme la nuova data.
Informazione e controllo
Scambio di messaggi
Un paziente di A (una settimana dopo il primo incontro): Buongiorno, non ci sono miglioramenti, sono giù e ho paura di non farcela.
A. al paziente: Capisco l’incertezza e lo scoraggiamento, ma sa che qui tutti le vogliamo bene e non c’è motivo di sentirsi un cagnolino sperduto in un bosco di lupi. E poi tra poco faranno effetto anche le medicine. Coraggio!
Una paziente a B: Buongiorno, volevo dirle che a Caserta è andato tutto bene. Mi scusi se le mando questo messaggio con qualche giorno di ritardo.
B. alla paziente: Tutti i miei complimenti, Marcella. Ne sono molto felice.
Ai messaggi che li informano di difficoltà e progressi, permettendo un controllo di ciò che accade tra una seduta e l’altra, i due terapeuti rispondono con una partecipazione che sostiene le persone in cura nei momenti più duri e le rinforza positivamente in quelli di un meritato successo.
Psicoterapia
Scambio di messaggi
Una paziente a B: Buonasera, Dottoressa! Siccome sono un po’ giù, le sarei grata se mi mandasse, se possibile, un SMS di incoraggiamento. La mia situazione con Mauro non è cambiata. Grazie e scusi.
B. alla paziente: Luciana, le do tutto il mio incoraggiamento e il mio sostegno, ma prima vorrei sapere come mai non è venuta all’appuntamento del 10/2, che cosa le è successo.
La terapeuta accoglie la richiesta di incoraggiamento, ma annuncia il tema della seduta successiva, invitando la paziente a un impegno maggiore e avviando un intervento sulla relazione terapeutica, intesa come sostegno o come alleanza in vista di un cambiamento.
Scambio di messaggi
Una paziente ad A: SONO STATA IN ANSIA TUTTO IL GIORNO. ALLA FINE NON NE POTEVO PIÙ E HO CEDUTO ALLA MIA AUTOTERAPIA BEVENDO LIQUORE ALLE MANDORLE. HO PIANTO TANTISSIMO. ME NE VERGOGNO. VOLEVO DIRGLIELO. P.S. SPERO DI DORMIRE STANOTTE E DI VEDERLA DOMANI ALLE 10.30, ALTRIMENTI LA CHIAMERÒ PER IL POSTO DELLE 13.
A. alla paziente: Metta la sveglia, Annarita: il posto delle 13 non è più disponibile.
Il terapeuta coglie la drammaticità del messaggio, accentuata perfino dalla scrittura in maiuscolo, che contrasta con la riserva di tenersi fino alla mattina seguente il privilegio di venire all’ora stabilita o più tardi: rifiuta di deresponsabilizzare la paziente, pur garantendole la propria disponibilità, e crea le premesse per proporre nella seduta successiva la necessità di curarsi davvero dall’alcolismo, invece di autocommiserarsi e farsi compatire per la propria incapacità. Sceglie di proposito di rispondere in modo molto sintetico e usando solo lettere minuscole, per sottolineare la componente esibizionistica del messaggio ricevuto.
Scambio di messaggi
Un paziente ad A: Ci sarà pure un motivo se mi ammalo sempre 2 giorni prima dell’esame…
A. al paziente: Comincio a sospettarlo anch’io…
Il paziente ad A: Che incoraggiamento…!
Ecco uno scambio brevissimo che mette in gioco una riflessione ironica sulla riproposizione di un problema e sulla relazione terapeutica, riflessione che potrebbe aver luogo in qualsiasi seduta di terapia.
Richiesta di appuntamento, per un incontro o per una conversazione telefonica
Scambio di messaggi
Un paziente ad A: Mi può dare un appuntamento telefonico?
A. al paziente: Chiami adesso.
Una paziente a B: Dottoressa, le va bene se vengo giovedì alle 17.45? Le mando un messaggio perché non vorrei disturbarla, arrivederci, Gioia.
B. alla paziente: Gioia, giovedì sono al completo. Mi chiami domani dalle 10 alle 12 per fissare un altro appuntamento. Affettuosi saluti.
Il modo in cui sono scritti gli SMS non va mai considerato casuale, tanto per quelli che arrivano quanto per quelli inviati da chi fa terapia.
Nell’esempio precedente, uno dei messaggi, scritto tutto in maiuscolo, appare del tutto coerente con una diagnosi di personalità istrionica, sia per i caratteri sia per i contenuti: contiene quindi già un suggerimento diagnostico.
Molti messaggi, inoltre, arrivano senza firma, come se la persona pretendesse di essere riconosciuta immediatamente o, meglio ancora, di essere unica nella relazione terapeutica; in questo caso, una risposta che si limiti a segnalare la mancanza della firma ristabilisce subito un principio di realtà nella relazione, risparmiando inoltre la fatica di identificare chi ha scritto ricorrendo alla rubrica.
A volte i messaggi ricevuti contengono incongruenze e contraddizioni che possono essere subito segnalate e poi esaminate in terapia, in modo da creare un’attivazione nella persona in cura e da allenarla all’indagine psicologica.
Un uso espressivo, se non consapevolmente retorico, degli SMS è testimoniato anche dall’uso della punteggiatura, come nell’esempio seguente, in cui si vede quanto la paziente cerchi di comunicare la notizia in modo emozionante:
Scambio di messaggi
Una paziente di A: Ciao, sono Cristina… ho una novità… sono incinta di circa otto settimane. Evidentemente ho fatto male i conti!
Anche sul versante terapeutico, ogni SMS ricevuto richiede scelte stilistiche di risposta adeguate al contenuto, in modo da confermarlo e rafforzarlo con elementi persuasivi (16): per rispondere a un annullamento, per esempio, si può scegliere un tono neutro, oppure preoccupato, o persino indifferente, a seconda del significato attribuito all’annullamento, del momento del processo terapeutico e delle intenzioni riguardo all’intervento.
Ricorrere al nome della persona può essere un modo per conferire una maggiore personalizzazione al messaggio, rendendo meno fredda la parola scritta. La collocazione del nome nel messaggio può esprimere sfumature di significato diverse: per esempio, Giovanni, ha fatto una sciocchezza è più comprensivo e meno accusatorio di Ha fatto una sciocchezza, Giovanni!, dove la contiguità con la fine della frase, ancor più se c’è un punto esclamativo, sembra implicare una tirata d’orecchi più che una consolante solidarietà. Quest’ultima può a sua volta essere accentuata semplicemente con l’uso della punteggiatura: Giovanni, ha fatto una sciocchezza… Si può dire che l’organizzazione della frase, la distribuzione delle parole, la punteggiatura, la sonorità che risuona in noi alla lettura e altre risorse conferiscono anche al messaggio scritto quell’aspetto connotativo dei significati che la pragmatica della comunicazione attribuisce alla componente analogica del linguaggio (23).
Da ricordare
Niente è casuale in un SMS: le maiuscole, la mancanza di firma, la punteggiatura, la collocazione del nome sono altrettanti marcatori analogici. In terapia si sceglie quindi, a ogni messaggio, un tono e una forma; la firma, per esteso o con le iniziali, funziona come un marcatore di contesto che ricorda che lo scambio si svolge all’interno di una relazione professionale.
Firmare sempre i propri messaggi, per esteso o con le iniziali, non è dunque solo un debito di cortesia e un segno di educazione: una chiusa come Dott. E. B. (iniziale del nome, cognome per esteso) o G. A. (iniziali) rappresenta in ogni caso un marcatore di contesto, che indica che si tratta di un messaggio inserito in una relazione professionale, riducendo i rischi di un eccesso di confidenza.
Quando, in terapia, si ritiene di ricevere troppi messaggi, o si vuole sottolineare a fini terapeutici lo squilibrio della relazione, si possono adottare diverse modalità: rispondere con un SMS che rimarchi l’eccesso, non rispondere, o rispondere solo dopo un tempo sufficiente a far temere alla persona di aver esagerato, conservare i messaggi nella memoria del cellulare e utilizzarli nella seduta successiva per farne un tema di lavoro sulla relazione…
In terapia, la scelta dei termini appropriati per creare nella persona in cura l’effetto psicologico desiderato è un impegno, di grado variabile, ma da non sottovalutare: un semplice incoraggiamento è infatti diverso se espresso con Bravo! o con A presto. Una battuta o un commento scherzoso possono confermare una particolare intesa in certe situazioni: per esempio, Complimenti, un risultato prestigioso che le porterà credito… e clienti!; in altre è opportuno usare espressioni più generiche, per esempio: Mi fa piacere che abbia ottenuto un risultato così buono.
Sulla base di quanto detto sull’uso non casuale dei messaggi, dovrebbe essere possibile vedere la storia terapeutica in evoluzione raccogliendo tutti gli SMS inviati da una stessa persona in un periodo prolungato, parallelamente alle sedute di terapia, insieme alle risposte terapeutiche.
Esempio: Luciano, 43 anni, è un imprenditore affetto da un disturbo narcisistico di personalità, con occasionali reazioni impulsive e rischiose, in fase depressiva a seguito di una separazione burrascosa che potrebbe compromettere la sua situazione lavorativa ed economica; ha due figli piccoli che la madre intende portare in un’altra regione, prospettiva di perdita che lui non riesce ad accettare.
Scambio di messaggi
Luciano ad A, 27/01, ore 17.21: È più forte di me, non riesco a controllarmi, non ce la faccio: vedere i miei bambini giocare in palestra, felici e sereni, e pensare che c’è chi sta facendo di tutto per allontanarli da me, immaginando che lontano da me staranno bene, mi toglie il fiato, mi uccide. Piango all’idea che ci sono molte probabilità che questo possa accadere. Lo so, devo essere forte e sempre sorridente, ma ogni giorno è più difficile.
Risposta di A, 27/01, ore 18.02: Lei combatte per amore dei suoi figli, oltre che per sopravvivere; resista e non faccia sciocchezze, hanno bisogno di lei. Non è impegnato in una corsa dei cento metri, ma in una maratona.
Luciano, 29/02, ore 15.40: Buongiorno! Ho attraversato un periodo di estrema confusione, mi scuso per non averla chiamata. Quando posso farlo? Saluti.
Risposta di A, 29/02, ore 19.05: Chiami adesso, se vuole.
Luciano, 25/04, ore 2.43: Ho passato una domenica serena, da solo in casa, e una bella serata con gli amici… Faccio il conto alla rovescia in attesa di poter stare con i miei bambini. È una bella sensazione, buonanotte e soprattutto: buon risveglio!
Luciano, 30/04, ore 11.12 (messaggio non firmato): Il giudice ha disposto che i bambini restino qui, e che io possa stare di più con loro… Non è finita, ma è una grande vittoria. Sono felicissimo!
Risposta di A, 01/05, ore 10.23: Complimenti, davvero: ha fatto ciò che non le riesce facile, stare fermo e resistere, e la sua tenacia è stata premiata. Continui così!
La seconda sequenza di messaggi presenta un’evoluzione narrativa coerente, pur consistendo in scambi distanziati nel tempo, e un senso terapeutico fondato sulla proposta di una storia di sofferto riscatto altruistico, rivolta a un uomo e padre depresso e confuso. I messaggi punteggiano l’evoluzione della storia sviluppata nelle sedute di terapia, integrandosi in essa, rafforzandola, riassumendola e rilanciandola nei momenti di difficoltà, ma anche sintetizzandola in una morale che prelude a un approfondimento, in terapia, del lavoro sul disturbo di personalità.
Questo scambio di messaggi, inviati a una terza terapeuta, riguarda una situazione per nulla insolita, ma tale da allarmare in particolare chi ha appena iniziato a esercitare. Si tratta di SMS inviati in forma anonima, da computer, con messaggi d’amore da parte di un presunto paziente.
Scambio di messaggi
Xxxxadsl.it, mercoledì 18/05, ore 15.42: Come sei bella, Diletta… beato chi può parlarti… sfiorarti… amarti… stai tranquilla, sono solo un ammiratore, niente di più. (Il messaggio non è firmato e il numero di telefono non è rintracciabile.)
Xxxxadsl.it, venerdì 21/05, ore 0.19: Amare di più… è una dolce follia e anche un po’ colpa mia… perché ti amo di più… Addio, Diletta. (Il messaggio non è firmato e il numero non è rintracciabile. Il contenuto del messaggio è un passo di una canzone.)
Xxxxadsl.it, venerdì 21/05, ore 0.19: Che cos’è amare… è ascoltare in silenzio la luna e perdersi… e soffrire senza fare rumore… amare sei tu, lento risveglio… (Il messaggio, sempre anonimo, prosegue il testo della canzone precedente.)
Xxxxadsl.it, sabato 22/05, ore 8.40: Ti vorrei, ti vorrei, e venderei perfino l’anima… ti vorrei con la V maiuscola… ti vorrei tanto che non ce la faccio più… Buona domenica. (Il messaggio, con le stesse modalità, riproduce un passo di un’altra canzone, di altra firma.)
Da un numero di cellulare, domenica 22/05, ore 15.18: Buonasera, Dottoressa, sono Jacopo, un suo ex paziente. Le scrivo questo messaggio per supplicarla di perdonarmi: sono l’autore dei messaggi anonimi che ha ricevuto… perdono e ancora perdono, a lei e a suo marito. Sono ancora in una crisi terribile e nei momenti più disperati mi aggrappo ai pochi bei ricordi che ho. Non riceverà nessun altro messaggio da parte mia. Lo giuro. Sono pronto a rimediare se ho causato qualche danno. Mi scusi ancora. Distinti saluti. Jacopo Bianchi.
La terapeuta a Jacopo, lunedì 23/05, ore 9: Capisco che il fatto di stare male possa portarla a cercare un «anestetico» o una «balia» più che un aiuto terapeutico. Non perda la speranza, ma cerchi quest’ultimo, prima di ogni altra cosa. Dott.ssa Diletta Rossi.
La terapeuta aspetta il lunedì mattina per inviare la risposta, per non dare l’impressione di essere stata troppo turbata personalmente o nella sua vita familiare. Sa di aver dato, per quanto all’epoca fosse giovane e poco esperta, un aiuto significativo al paziente, e formula una risposta che lo aiuti a riprendere le fila di un discorso terapeutico interrotto.
Jacopo è un ragazzo di cui la terapeuta citata ha seguito il caso fino a due anni fa. Obeso (circa 120 kg per 165 cm di altezza), soffriva di gravissimi attacchi di panico con agorafobia; iscritto con ottimi risultati alla scuola per infermieri, aveva improvvisamente interrotto gli studi e ogni relazione sociale. Non era mai uscito con una ragazza; la famiglia si era trovata sporadicamente coinvolta in gravi difficoltà.
Nella terapia era emersa rapidamente una situazione grave, complicata dall’abuso di alcol (di notte e da solo), dalla progressiva riduzione di ogni attività sociale e dalla comparsa di idee di riferimento. A volte si era presentato in seduta con entrambe le braccia coperte di tagli netti e profondi, dichiarando intenzioni suicidarie.
Terzo figlio, nato dopo e a compensazione della morte prematura, a 5 anni, di una sorella di nome Jacopina, era sempre stato un ragazzo modello, gentile e buono, iperprotetto da genitori sconvolti dalla morte della figlia. La sorella maggiore aveva lasciato la casa, con molte difficoltà di svincolo, due anni prima. La psicoterapia era durata circa due anni; Jacopo non aveva ripreso gli studi, ma era tornato a frequentare alcuni amici. Si occupava di un cagnolino e a volte aiutava il padre nei lavori dei campi; sbrigava commissioni per conto dei genitori.
Non aveva più attacchi di panico, non si tagliava più e non beveva più alcol; persisteva invece l’obesità.
Superati i sintomi più acuti, all’inizio di un approfondimento del lavoro sui disturbi di personalità, Jacopo aveva cominciato a dire che veniva solo perché era innamorato della terapeuta e, dopo qualche mese, aveva abbandonato dicendo che preferiva fermarsi. Anche i genitori, a quel punto, avevano interrotto i contatti.
La terapeuta coglie il malessere dietro i contenuti e gli orari di invio dei messaggi e utilizza l’occasione offerta per riproporre la possibilità di riprendere la terapia, anche con altri professionisti, piuttosto che affidarsi a fantasie o a infantili speranze di adozione affettiva. Jacopo cerca infatti la soluzione al suo problema di ridotta autonomia personale — cui corrisponde un grave disturbo di personalità — nella fantasia di essere salvato dall’amore di una donna angelica, versione maschile del ruolo del principe azzurro delle fiabe per bambine.
La terapeuta supera così l’inquietudine creata dai messaggi anonimi utilizzandoli per ridefinire il transfert del paziente.
Incidenti di questo genere sono abbastanza comuni nella vita di chi fa psicoterapia, e lasciare il proprio numero di cellulare alle persone in cura può inquietare chi è all’inizio della carriera; d’altra parte, è peggio essere reperibili al telefono di casa o trovarvi messaggi anonimi. Il cellulare è sempre e comunque un telefono di lavoro, meno privato del numero fisso; si può spegnere facilmente ed è anche possibile avere sullo stesso apparecchio due numeri, uno privato e uno pubblico, persino con suonerie diverse.
I messaggi che si possono inviare e ricevere tramite il telefono cellulare possono rappresentare una risorsa significativa per la psicoterapia; si tratta di un modo economico e sintetico di comunicare, quasi in tempo reale. Qualche anno fa sembrò che la diffusione di Internet avrebbe stravolto completamente anche il modo di fare psicoterapia, superando il modello basato sul dialogo faccia a faccia; oggi possiamo constatare che possono esistere diverse modalità di includere messaggi di posta elettronica ed esercizi terapeutici nello svolgimento delle terapie (14), e persino di costruire sezioni di un programma formativo per psicoterapeuti, in Norvegia e in America Latina, sfruttando un’interazione virtuale; ma anche che la relazione terapeutica richiede un coinvolgimento personale che difficilmente può prescindere dall’incontro diretto e ravvicinato di due o più persone.
Il messaggio SMS non obbliga a usare un computer portatile né a mettersi davanti a un computer fisso; non comporta il rischio di disperdere il contenuto in messaggi di posta elettronica di lunghezza eccessiva; garantisce una reperibilità immediata di chi fa terapia, lasciando però la libertà di controllare i tempi e i modi della risposta; non obbliga a dedicare tempi troppo lunghi a leggere e decifrare le comunicazioni ricevute e a organizzare e scrivere le risposte.
Certo, non sostituisce gli incontri terapeutici, ma può permettere di distanziarli nel tempo, e può prolungarne e potenziarne l’azione oltre i ristretti limiti dell’ora di seduta.
Permette inoltre di gestire situazioni a rischio offrendo una possibilità di contatto rapido nelle urgenze; di monitorare l’assunzione dei farmaci nelle fasi iniziali del trattamento; e di sostenere le persone in cura che cercano di superare le difficoltà create dai sintomi nella vita reale, partecipando a distanza, in modo poco intrusivo, ai loro sforzi di cambiamento. Se ne può fare un uso differenziato secondo i bisogni della persona in cura e gli obiettivi terapeutici, facendo prevalere aspetti di sostegno, controllo e stimolo, oppure introducendo a caldo, con rapidità e capacità di sintesi, elementi interpretativi, umoristici o comunque dotati di un potere di ridefinizione che già di per sé possono avere un valore psicoterapeutico.
Il problema del possibile sviluppo di un’eccessiva dipendenza dalla terapia, divenuta accessibile sempre o quasi, come se il cellulare arrivasse a rappresentare un cordone ombelicale psicologico, non è superiore a quello indotto da un maggior numero di incontri diretti per gestire la stessa situazione, e costituisce un rischio costante della relazione terapeutica.
Come tutti gli strumenti utili, gli SMS richiedono a chi ne fa un uso consapevole in terapia attenzione, prontezza, impegno e responsabilità; ripagano questo sforzo con una maggiore efficacia e un risparmio di tempo di contatto diretto con ogni persona in cura, consentendo così di ampliare la clientela e di ridurre i costi delle terapie, con benefici per tutti, in fin dei conti, non solo economici ma anche sociali.
Note dell’originale
1. Psichiatra, psicologo, psicoterapeuta. Direttore del Centro Studi e Applicazione della Psicologia Relazionale, Prato.
2. Psicologa, psicoterapeuta. Docente del Centro Studi e Applicazione della Psicologia Relazionale, Prato.
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Siti segnalati
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Questo articolo è la traduzione italiana non ufficiale dallo spagnolo di «¡Scripta… volant! Uso y utilidad de los mensajes SMS en psicoterapia», pubblicato da Red Sistémica (prima pubblicazione: Red Sistémica). Traduzione realizzata da Complexe Systémique nell’ottobre 2026 con l’aiuto dell’intelligenza artificiale e ripubblicata con l’accordo della rivista. Fa fede la versione originale.
Leggi l’articolo originaleCome citare questo articolo
Manfrida, G. M., & Eisenberg, E. (2023). Scripta… volant ! Usage et utilité des messages SMS en psychothérapie (Complexe Systémique, trad.). Complexe Systémique. https://app.complexe-systemique.com/fr_FR/articles/scripta-volant-usage-et-utilite-des-messages-sms-en-psychotherapie (Opera originale pubblicata nel 2023 in Red Sistémica; ripubblicata nel 2023 da Red Sistémica, https://redsistemica.ar/2023/02/10/scripta-volant-uso-y-utilidad-de-los-mensajes-sms-en-psicoterapia/)
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