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Frontiers in Psychiatry · Terapia familiare

Terapia multifamiliare nel primo episodio psicotico: esperienze di famiglie a Singapore

Un modello di terapia multifamiliare nato in Europa può essere trasposto a Singapore? Christopher Loh, Wilfred Liang, Helen Lee e Astelle Koh hanno riunito in focus group nove giovani in età adulta in cura per un primo episodio psicotico e dieci loro familiari, dopo un programma di quattro sedute basato su attività (scultura, albero genealogico, lettera alla psicosi). Sentirsi meno in solitudine, conversazioni finalmente possibili, una migliore comprensione della malattia: e una frattura generazionale sul ruolo della figura esperta.

Autrici e autori Christopher Loh (Adult Eating Disorders Service, South West London and St George's NHS Trust, Londra, Regno Unito); Wilfred Liang e Astelle Koh (Early Psychosis Intervention Programme, Institute of Mental Health, Singapore); Helen Lee (Medical Social Services, Ng Teng Fong General Hospital e Jurong Community Hospital, National University Health System, Singapore)Prima pubblicazione Frontiers in Psychiatry, 24 dicembre 2021Traduzione Complexe Systémique, traduzione non ufficiale assistita dall’IA

Traduzione non ufficiale in italiano di Multi-Family Therapy for First Episode Psychosis: Experiences of Families in Singapore, di Christopher Loh, Wilfred Liang, Helen Lee e Astelle Koh, pubblicato in Frontiers in Psychiatry (Frontiers Media) (2021), doi: 10.3389/fpsyt.2021.788827, con licenza CC BY 4.0. Traduzione realizzata da Complexe Systémique nell’ottobre 2026 con l’aiuto dell’intelligenza artificiale: il testo originale è stato tradotto in italiano e impaginato, il che costituisce una modifica dell’opera ai sensi della licenza. La tabella è presentata sotto forma di elenco; la dichiarazione sulla disponibilità dei dati non è riprodotta. La traduzione non è stata realizzata né da chi firma l’articolo né dall’editore, che non rispondono del suo contenuto né di eventuali errori. Fa fede la versione originale.

Invita l’équipe terapeutica ad adottare una posizione flessibile e fluida nel lavoro con le famiglie di Singapore.

Christopher Loh, Wilfred Liang, Helen Lee e Astelle Koh

Abstract

Obiettivo. Questo studio qualitativo ha esaminato le esperienze delle famiglie con la terapia multifamiliare (TMF) offerta dall’Early Psychosis Intervention Programme (EPIP) di Singapore. La TMF è stata sperimentata per un periodo di 2 anni e i risultati di questo studio sono stati utilizzati per perfezionarla ulteriormente, così da rispondere meglio ai bisogni delle famiglie di Singapore seguite dal servizio.

Metodi. Le famiglie che hanno completato la TMF sono state invitate a partecipare allo studio. Le nove persone assistite e i dieci caregiver che hanno accettato di partecipare sono stati assegnati, rispettivamente, a due focus group di discussione (FGD) di persone assistite e a due di caregiver. Per facilitare le discussioni è stata utilizzata una traccia di intervista semistrutturata. I FGD sono stati audioregistrati, trascritti e anonimizzati. I dati sono stati analizzati mediante analisi tematica.

Risultati. Dall’analisi sono emersi quattro temi principali: (1) processi terapeutici della TMF, (2) cambiamenti positivi nelle relazioni familiari, (3) miglioramenti nell’affrontare la psicosi e (4) suggerimenti per migliorare la TMF. Le famiglie hanno proposto alcune modifiche strutturali alla TMF, e i caregiver più delle persone assistite preferirebbero che l’équipe terapeutica offrisse più consigli esperti.

Conclusioni. I risultati suggeriscono che una TMF di matrice occidentale può essere adattata al lavoro con le famiglie di Singapore. Questo studio fa luce sui processi terapeutici che possono essere legati ai cambiamenti nelle relazioni familiari e nella gestione della psicosi. Inoltre, suggerisce che un approccio esperto e autorevole da parte dell’équipe terapeutica potrebbe non corrispondere ai bisogni delle generazioni più giovani di Singapore. Invita l’équipe terapeutica ad adottare una posizione flessibile e fluida nel lavoro con le famiglie di Singapore.

Introduzione

La terapia multifamiliare (TMF) è un modello di matrice occidentale che combina la teoria e la pratica delle terapie di gruppo e familiari, e il cui obiettivo terapeutico centrale è favorire il sostegno e l’apprendimento reciproci tra famiglie che affrontano difficoltà simili (1). Negli ultimi sette decenni la TMF è stata applicata in tutto il mondo in diversi ambiti, come la psicosi (2–6), i disturbi dell’umore (7), i disturbi alimentari (8), la salute mentale dell’infanzia e dell’adolescenza (9–11), la separazione e il divorzio (12), la salute fisica e i contesti educativi (13). L’ampia varietà di modelli e di ambiti della TMF rende difficile costruire una solida base di evidenze. Una rassegna narrativa ha suggerito che la TMF dispone della base di evidenze più solida nella psicosi rispetto agli altri ambiti (14). In linea generale, la TMF nella psicosi si è basata sul precedente modello psicoeducativo sviluppato da McFarlane (15). Nel corso degli anni, la TMF nel campo della psicosi si è evoluta in due filoni distinti: uno che conserva una forte componente psicoeducativa (16, 17) e l’altro incentrato sulle attività terapeutiche (1, 18). La maggior parte degli adattamenti della TMF al lavoro con famiglie asiatiche si basa su un modello psicoeducativo (3–6), e solo di recente lo stesso gruppo che firma il presente studio ha sviluppato a Singapore una TMF basata su attività terapeutiche (19).

Più in generale, gli interventi rivolti alla famiglia, pur differendo per approccio teorico, metodo e tecniche, condividono obiettivi simili: sostenere l’aggancio al servizio, l’aderenza al trattamento, la riduzione dei sintomi, la prevenzione delle ricadute e il miglioramento del benessere dei caregiver (20, 21). Studi precedenti sulla TMF hanno rilevato che questo specifico intervento familiare contribuiva a migliorare la qualità di vita delle persone in cura e la conoscenza della malattia da parte dei caregiver (6), a ridurre il carico dei caregiver (4, 5), a diminuire il tasso di ospedalizzazione e a favorire un migliore aggancio ai servizi di salute mentale (3). Sebbene i benefici della TMF siano ben documentati nel campo della psicosi, una revisione sistematica ha evidenziato l’ampia gamma di varianti di questo intervento terapeutico (22). Per esempio, Kung et al. (6) hanno sperimentato una TMF destinata specificamente a persone cinoamericane con schizofrenia. Questo modello adottava un approccio psicoeducativo e di problem solving, combinando gruppi multifamiliari riservati ai caregiver (senza le persone assistite) e sedute di terapia con la singola famiglia. Chien e Wong (5) hanno descritto una TMF composta da 18 sedute di 2 ore, svolte a cadenza quindicinale lungo quattro fasi chiave: (1) tre sedute di orientamento e aggancio, (2) sei sedute di laboratorio educativo, (3) sette sedute incentrate sul ruolo familiare terapeutico e sul rafforzamento delle risorse e (4) due sedute di chiusura. Mentre nel campo della psicosi continuano a svilupparsi diverse forme di TMF per il lavoro con famiglie asiatiche, è indispensabile che l’équipe terapeutica sia sensibile alle sfumature culturali quando applica un modello occidentale al contesto locale (23–25). Sebbene esistano incompatibilità tra i modelli di trattamento di matrice occidentale e le culture asiatiche, Bentelspacher et al. (26) hanno indicato che i gruppi psicoeducativi multifamiliari potevano essere utili alle famiglie di Singapore quando il processo di conduzione veniva adattato alle norme e ai valori culturali locali. Le convinzioni sull’eziologia e sul trattamento dei problemi psicologici delle persone assistite cinesi di Singapore sono eclettiche e derivano sia dalle terapie occidentali sia da quelle tradizionali (27). Di conseguenza, gli approcci di counselling e di psicoterapia che combinano terapie occidentali e tradizionali avrebbero maggiori probabilità di rispondere ai bisogni della popolazione cinese di Singapore (28).

Prima di questo studio, la TMF ha attraversato una fase pilota di 2 anni per definire la struttura e i contenuti del programma e comprendere il processo di conduzione più adatto ai bisogni delle famiglie di Singapore. I risultati preliminari dello studio pilota erano promettenti (19). Questa TMF era un programma basato su attività e fondato su principi psicoterapeutici, composto da 4 sedute settimanali e da una seduta di follow-up. Le attività terapeutiche comprendevano «Immagine della psicosi», «Discussione di gruppo multifamiliare», «Albero genealogico», «Scultura», «Lettera alla psicosi», «Fiume della vita familiare» e «Autopsicoeducazione e consolidamento del lavoro» [si veda (19) per maggiori dettagli sulla TMF]. Gli obiettivi della TMF erano: (1) migliorare la comprensione della psicosi e del suo impatto sulle persone assistite e sulle loro famiglie, (2) offrire uno spazio in cui le famiglie possano imparare le une dalle altre nuovi modi di gestire la psicosi, (3) dare a famiglie con esperienze simili l’opportunità di ampliare la propria rete di sostegno e (4) aiutare le famiglie ad attingere alle proprie risorse per gestire la psicosi. Questo studio qualitativo si proponeva di esplorare le esperienze delle famiglie di Singapore con la TMF nell’EPIP. L’impostazione dello studio è stata influenzata da diverse preoccupazioni: (a) occorre comprendere meglio i processi, più che gli esiti, della TMF; (b) è fondamentale esaminare nel dettaglio l’adattamento di un modello di matrice occidentale a uno specifico contesto locale (in questo caso Singapore); e (c) vi è interesse a «fare ricerca con» le famiglie che affrontavano la psicosi, piuttosto che «fare ricerca su» di esse. Lo studio serviva a generare ipotesi, non a verificarle. Le ipotesi generate potranno essere verificate in ricerche future per comprendere meglio l’uso della TMF a Singapore. Inoltre, i risultati dello studio saranno utilizzati per la valutazione e lo sviluppo del servizio.

Metodi

Lo studio è stato approvato dal Domain Specific Review Board (DSRB) del National Healthcare Group (NHG) e dall’Institutional Research Review Committee (IRRC) dell’Institute of Mental Health (IMH) di Singapore. In totale, 16 famiglie hanno preso parte a un ciclo di TMF e tre famiglie lo hanno abbandonato, con un tasso di completamento dell’81,25%.

Partecipanti

Questo studio monocentrico ha utilizzato un metodo di campionamento intenzionale, in cui le persone partecipanti sono state reclutate tramite la TMF dell’EPIP nell’arco di un anno. Una persona del gruppo di ricerca ha presentato lo studio durante la prima seduta di TMF e, dopo 2 settimane, ha ricontattato telefonicamente persone assistite e caregiver per chiedere se desiderassero parteciparvi. Il consenso informato scritto è stato ottenuto dalle persone assistite e dai caregiver che hanno accettato di prendere parte allo studio. I criteri di inclusione per le persone assistite erano: (1) essere seguite dall’EPIP per un primo episodio psicotico, (2) avere tra i 16 e i 40 anni, (3) avere la cittadinanza di Singapore o esservi residenti permanenti, (4) essere clinicamente stabili, (5) parlare inglese e (6) aver completato un ciclo di TMF. I criteri di inclusione per i caregiver erano: (i) essere familiari di una persona seguita dall’EPIP, (ii) avere almeno 21 anni, (iii) avere la cittadinanza di Singapore o esservi residenti permanenti, (iv) parlare inglese e (v) aver completato un ciclo di TMF. I criteri di esclusione, sia per le persone assistite sia per i caregiver, erano: (a) non parlare correntemente l’inglese e (b) non accettare che l’intervista venisse audioregistrata. Per le persone assistite più giovani dell’EPIP, di età compresa tra i 16 e i 20 anni, è stato ottenuto il consenso dei genitori.

In totale, nove persone assistite e 10 caregiver hanno partecipato a un focus group di discussione (FGD). Le caratteristiche sociodemografiche delle persone partecipanti sono riassunte nella Tabella 1. La composizione etnica delle persone partecipanti era rappresentativa della popolazione di Singapore (e dell’EPIP), costituita per il 74,2% da persone di origine cinese, per il 13,7% malese, per l’8,9% indiana e per il 3,2 da altre origini (29). Ogni persona assistita aveva un familiare (cioè il proprio caregiver) che ha preso parte a questo studio. Un solo caregiver non aveva con sé il proprio familiare (cioè la persona assistita), che aveva declinato l’invito. A ogni partecipante è stato corrisposto un piccolo compenso economico al termine del FGD.

Tabella 1 — Caratteristiche sociodemografiche delle persone partecipanti

  • Genere. Uomini: 11 (57,9%); donne: 8 (42,1%).
  • Origine etnica. Cinese: 15 (78,9%); malese: 4 (21,1%).
  • Età delle persone assistite (media, DS). (21.1, 2.85).
  • Relazione del caregiver con la persona assistita. Madre: 6 (60%); padre: 3 (30%); fratello: 1 (10%).

N (%).

Raccolta dei dati

I FGD sono stati condotti da una persona facilitatrice affiancata da una persona incaricata di prendere appunti, entrambe membri dell’équipe dell’EPIP e non in cieco rispetto allo studio. I FGD si sono svolti subito dopo l’ultima seduta di TMF. Le discussioni sono state facilitate mediante una traccia di intervista semistrutturata (si veda l’Appendice 1). Sono stati organizzati quattro FGD per due diversi gruppi di partecipanti: uno di persone assistite e l’altro di caregiver. Persone assistite e caregiver sono stati raggruppati separatamente per favorire una discussione più aperta. Ogni FGD è durato ~1 h e ha riunito 4–5 partecipanti. I FGD sono stati audioregistrati e trascritti in resoconti verbatim anonimizzati, e il gruppo di ricerca ha verificato la coerenza delle trascrizioni.

Analisi dei dati

I dati sono stati analizzati mediante analisi tematica, che consiste nell’identificare, analizzare e riportare schemi ricorrenti (temi) (30). L’analisi è stata condotta manualmente, utilizzando un foglio Excel per etichettare, organizzare e ordinare codici e temi. L’analisi dei dati è iniziata con la familiarizzazione di due persone del gruppo di ricerca, che hanno letto e riletto le trascrizioni e stilato un elenco di idee per la codifica. Successivamente, i dati grezzi sono stati organizzati in unità di analisi e ogni unità è stata sintetizzata per creare un elenco di codici iniziali. L’elenco dei codici iniziali è stato poi organizzato in gruppi significativi (temi). Data la natura esplorativa dello studio, la codifica è stata effettuata con un approccio guidato dai dati (31), in cui due persone del gruppo di ricerca hanno affrontato i dati senza domande specifiche in mente, per consentire ai temi di emergere. È stato elaborato un codebook, che le due persone hanno applicato a un sottocampione (20%) dei dati per verificarne l’applicabilità. Durante tutto il processo, una terza persona del gruppo di ricerca è intervenuta in caso di discrepanze nella codifica. Le tre persone hanno esaminato come i temi generali fossero collegati tra loro e come si inserissero nello scopo complessivo dello studio. Quando l’analisi è risultata soddisfacente, è stata prodotta una mappa tematica che rispecchiava il significato dei dati nel loro insieme.

Risultati

I temi emersi dai FGD sono stati raggruppati in quattro temi generali: (1) processi terapeutici della TMF, (2) cambiamenti positivi nelle relazioni familiari, (3) miglioramenti nell’affrontare la psicosi e (4) suggerimenti per migliorare la TMF. Questi temi generali sono stati riscontrati sia nei gruppi delle persone assistite sia in quelli dei caregiver, a riprova di esperienze simili condivise da entrambi i gruppi.

Processi terapeutici della TMF

Questo tema fa luce sui meccanismi della TMF. Le persone partecipanti si sono sentite convalidate e confortate da altre persone che vivevano situazioni simili; hanno sentito di non essere sole. Hanno riferito di sentirsi al sicuro, il che le ha aiutate a condividere apertamente le proprie esperienze.

Caregiver 08: «Penso che sia fondamentalmente un programma che ci dà una grande opportunità di incontrare davvero altre famiglie che hanno figli che stanno attraversando proprio questa condizione, altrimenti ti sentiresti un po’ in solitudine».

Caregiver 04: «Dalle loro storie, simili a quella di mia figlia, so che qui non sono in solitudine, e che c’è qualcuno con me».

Utente 02: «Fondamentalmente quello che sento è che è un posto dove non ci giudichiamo a vicenda, che aiuta le nostre relazioni a migliorare... e fondamentalmente ci aiuta a riuscire... a parlare con un po’ più di franchezza di cose come [la] psicosi…»

Utente 06: «Magari più... più gente può raccontare di più sulla propria condizione senza nascondersi».

Alcune persone partecipanti hanno riferito che la TMF ha offerto loro l’opportunità di entrare in contatto con altre persone e di ampliare la propria rete di sostegno, che desideravano mantenere anche al di là delle sedute.

Utente 03: «Lo vedo come un modo per costruire una comunità di persone che hanno esperienze simili …»

Caregiver 05: «Ma poi ci rivediamo, e abbiamo una chiamata in comune. Quindi questo ha davvero aiutato, un po’ alla volta».

Le persone partecipanti hanno anche avvertito un apprendimento reciproco tra loro.

Utente 06: «Perché ci sono anche altre famiglie, quindi possiamo imparare a vicenda anche se ogni persona ha un tipo di malattia diverso».

Utente 04: «Abbiamo condiviso tante esperienze e impariamo a vicenda. Però penso che parlando dei problemi, penso che abbiamo più tipo consapevolezza di noi, tipo [capire] cosa sta succedendo, sai».

Cambiamenti positivi nella relazione familiare

Le persone partecipanti hanno riferito una maggiore empatia e comprensione reciproca all’interno del nucleo familiare.

Utente 09: «Per me penso che sarebbe bello se la nostra famiglia sapesse che stiamo migliorando nella nostra malattia. Così ci capiscono bene».

Caregiver 02: «…tipo come famiglia, ci aiuta davvero a riallineare le nostre aspettative …»

Alcune persone partecipanti hanno notato più comunicazione e interazioni positive con i propri familiari. La TMF le ha incoraggiate ad avere conversazioni che altrimenti non avrebbero avuto nel contesto di casa. Alcune hanno anche riferito una maggiore coesione e unità familiare.

Caregiver 05: «Prima di tutto mi dà l’opportunità di presentare i miei pensieri a mio figlio. A tu per tu di solito non parliamo di queste cose, ma in questo contesto, la presentazione stessa mi dà l’opportunità di dire a mio figlio qualcosa di più su di me, su quello che penso».

Caregiver 05: «Cambiamo le nostre abitudini e c’è più unità in quello che vediamo».

Caregiver 03: «Penso che adesso c’è più vicinanza, soprattutto con il papà …»

Miglioramenti nell’affrontare la psicosi

Oltre ai guadagni interpersonali sopra descritti, vi sono state testimonianze di guadagni intrapersonali, in termini di miglioramento della propria capacità di far fronte alla psicosi. Le persone partecipanti hanno riferito di aver compreso meglio la malattia e di aver cominciato ad accettarla.

Caregiver 07: «…anche lui è frustrato, si chiede perché ha questa malattia. Quindi, dopo aver attraversato tutto questo, piano piano la capisce di più».

Utente 07: «È più tipo, sì, proprio capire la malattia in sé, e tipo spiegare i tuoi sintomi ai tuoi genitori… non solo alle altre famiglie».

Le persone partecipanti hanno anche riferito di aver acquisito, grazie alla TMF, nuove abilità per affrontare la psicosi nella vita quotidiana.

Utente 07: «…tipo mi ha fatto prendere consapevolezza… tipo, adesso ne sono consapevole, quindi come posso tipo… cominciare ad affrontarlo».

Utente 08: «Ci aiuterebbe nella vita di tutti i giorni … ci aiuterà a imparare ad affrontare meglio le nostre attività quotidiane con la nostra condizione...»

Suggerimenti per migliorare

Sono emersi suggerimenti costruttivi per apportare alcune modifiche strutturali al programma.

Utente 01: «Penso che ci dovrebbero essere dei momenti separati… più momenti separati, direi, perché certe cose, si vede che davanti alle persone care, penso che anche chi si prende cura di noi si trattiene su certe cose».

Utente 08: «Penso che magari potrebbero farci fare degli esercizi insieme, tipo come famiglia o tipo [in] coppi[e], per conoscere meglio anche le altre persone».

Le persone partecipanti, per lo più caregiver, hanno anche espresso la preferenza per un maggior numero di consigli professionali durante la TMF.

Caregiver 02: «Sento che certi argomenti hanno bisogno di quella competenza che ci dica semplicemente, alla fine, se siamo sulla strada giusta e se questo è il modo giusto».

Caregiver 03: «Che cosa ne dicono le persone che lavorano nel campo? Tipo, di che cosa si tratta questa malattia? Vorrei avere informazioni più affidabili».

Discussione

Il presente articolo esplora le esperienze delle famiglie con la TMF nel contesto dell’EPIP di Singapore. I risultati di questo studio offrono spunti sui processi della TMF che potrebbero spiegare i cambiamenti osservati nelle famiglie. I riscontri costruttivi delle persone partecipanti possono avere una rilevanza clinica diretta per lo sviluppo del servizio, così da rispondere meglio ai bisogni delle famiglie di Singapore.

Processi della TMF

Un ambiente sicuro è il fondamento perché il lavoro terapeutico possa avere luogo in qualsiasi forma di terapia. Persone assistite e caregiver del presente studio hanno sentito di non essere in solitudine nella propria situazione. Ciò riflette il legame tra le persone partecipanti al gruppo e il senso di sicurezza che si è instaurato nel gruppo nel corso della TMF. Il processo di creazione di uno spazio sicuro nella TMF è uno sforzo congiunto delle persone partecipanti e dell’équipe terapeutica, come illustrato da uno studio (11). L’essenza della TMF consiste nell’attingere alle risorse del gruppo, in modo che l’équipe terapeutica si «decentri» nel tempo, cioè diventi meno attiva, e permetta alle persone partecipanti di assumere sempre più l’iniziativa nel lavoro (1). Nel lavoro con le persone seguite dall’EPIP e con le loro famiglie, la nozione di decentramento dell’équipe terapeutica ha assunto una forma diversa, poiché l’équipe ha continuato a svolgere un ruolo piuttosto attivo, mantenendo al tempo stesso una posizione esperta e autorevole, per tutta la durata della TMF.

È ben documentato che il sostegno e l’apprendimento reciproci sono fattori terapeutici chiave della TMF nel lavoro con famiglie asiatiche (6, 10, 26). Le testimonianze di persone assistite e caregiver del presente studio fanno eco ai risultati di questi studi asiatici. L’apprendimento e il sostegno reciproci erano possibili solo quando le famiglie partecipavano apertamente alle discussioni di gruppo. Le testimonianze di sostegno e apprendimento reciproci, sia delle persone assistite sia dei caregiver, erano particolarmente pertinenti per il lavoro con le famiglie di Singapore, poiché mettevano in discussione l’idea che difficilmente si sarebbero impegnate in un contesto di gruppo di questo tipo, a causa della convinzione che «i panni sporchi si lavano in famiglia». Inoltre, il coinvolgimento di persone assistite e caregiver per tutta la durata della TMF ha messo in discussione anche l’idea che le famiglie di Singapore difficilmente chiederebbero aiuto a causa dello stigma legato alla malattia mentale. Lo spazio sicuro co-costruito dalle persone partecipanti e dall’équipe terapeutica ha preparato il contesto per una condivisione e una comunicazione aperte, il che a sua volta potrebbe aver facilitato il sostegno e l’apprendimento nel gruppo. Sentendosi ascoltate e convalidate, le persone partecipanti potrebbero essere state messe nella condizione di condividere più apertamente, rafforzando così ulteriormente il senso di sicurezza nel gruppo.

Un altro risultato chiave è l’esperienza, condivisa da persone assistite e caregiver, di cambiamenti positivi nelle relazioni familiari, con più empatia, comunicazione e comprensione. Lo spazio terapeutico sicuro poteva aiutare le famiglie ad avere conversazioni altrimenti difficili da affrontare a casa. Oltre a offrire psicoeducazione, la TMF ha il potenziale di rafforzare le relazioni. Potrebbe anche prevenire il rischio di rottura delle relazioni a causa della psicosi. Diversi studi condotti in Asia hanno proposto l’uso della TMF per migliorare le relazioni familiari (9–12). Ancora più importante, persone assistite e caregiver hanno riferito un maggiore senso di coesione familiare. I processi sopra descritti potrebbero essere legati ai cambiamenti nella comunicazione e nelle relazioni familiari, in cui forse si è creato un certo esprit de corps nel combattere la psicosi come unità familiare. I cambiamenti nella relazione potrebbero anche essere collegati alla riduzione del carico dei caregiver, come riportato da alcuni studi sulla TMF nell’ambito della psicosi a Hong Kong (4, 5); è probabile che le persone assistite e i familiari che se ne prendono cura siano in condizioni migliori per lavorare sulla loro relazione quando il carico assistenziale si riduce. L’emotività espressa (EE) è associata al carico familiare nelle famiglie di persone con un primo episodio psicotico (32), e vi sono evidenze a sostegno dell’uso di interventi familiari per ridurre l’EE (33). Oltre ad affrontare il carico dei caregiver, la TMF potrebbe avere il potenziale di attenuare l’EE nelle relazioni familiari. Tuttavia, non esiste una norma universale nell’esperienza dell’EE, ed è quindi importante tenere presente che i comportamenti di prestazione e di ricezione delle cure differiscono da una cultura all’altra (34).

In generale, si è osservato un miglioramento nell’esperienza soggettiva di far fronte alla psicosi. In linea con studi precedenti (6, 9), le persone partecipanti hanno riferito che la TMF le ha aiutate a comprendere meglio la malattia. Inoltre, hanno acquisito nuove abilità di coping e si sono ritrovate ad accettare maggiormente la psicosi. Con una maggiore fiducia nella propria capacità di farvi fronte e una maggiore accettazione della malattia, persone assistite e caregiver potrebbero essere più in grado di affrontare l’impatto relazionale della psicosi.

Idee per lo sviluppo del servizio

Le testimonianze di persone assistite e caregiver hanno rivelato alcune differenze nel modo in cui i due gruppi preferivano che la TMF venisse condotta. Le persone assistite vorrebbero più attività di gruppo multifamiliare per creare legami e discutere con le proprie famiglie. I caregiver, al contrario, hanno espresso il bisogno di avere più discussioni tra loro senza le persone assistite, poiché sentivano di doversi trattenere. Un vantaggio della TMF è la possibilità di offrire sia attività di gruppo multifamiliare sia discussioni in gruppi separati, che rispondano alle due preferenze espresse. La TMF può fungere da trampolino per orientare persone assistite e caregiver verso altri servizi adatti ai loro bisogni. Per esempio, le persone assistite e le loro famiglie possono essere inviate a una terapia con la singola famiglia dopo aver completato la TMF. Il bisogno dei caregiver di confrontarsi di più con altri caregiver può essere soddisfatto attraverso la partecipazione a gruppi di sostegno per caregiver sul territorio. Inoltre, si possono incoraggiare i caregiver (e le persone assistite) a formare una propria rete di sostegno oltre la TMF, restando in contatto tramite chat di gruppo e social media. Vale la pena notare che alcuni gruppi di TMF ci sono riusciti e hanno trovato utile questa rete di sostegno.

In linea con studi precedenti che raccomandavano di adottare una posizione esperta e autorevole nel lavoro con famiglie asiatiche (19, 24, 26, 35, 36), le persone partecipanti (per lo più caregiver) hanno indicato di desiderare un maggiore contributo professionale. Un risultato peculiare del presente studio è che questa richiesta proveniva dai caregiver e non dalle persone assistite. Vale la pena ribadire qui che le persone assistite erano giovani in età adulta (con un’età media di 21,1 anni) e che la differenza di preferenze riguardo all’approccio dell’équipe terapeutica potrebbe essere legata alla differenza generazionale tra le persone assistite, giovani adulte, e i loro caregiver. Questa differenza potrebbe essere influenzata dall’evoluzione dei valori tradizionali e delle mentalità attraverso le generazioni a Singapore. Come hanno sottolineato Foo et al. (27), la comprensione dei problemi psicologici e del loro trattamento da parte delle persone assistite cinesi di Singapore è influenzata dai modelli occidentali e dalle credenze tradizionali locali. Di conseguenza, l’équipe terapeutica deve essere flessibile nei propri approcci, ed è fondamentale non dare per scontato che una posizione esperta e autorevole sia adatta alle famiglie di Singapore.

Autoriflessività

Le quattro persone che hanno condotto la ricerca sono cinesi di Singapore e si trovano in una fase di vita collocata, in generale, tra quella delle persone assistite e quella dei caregiver. Due sono uomini e due sono donne. Sono state coinvolte nella TMF in modi diversi. Hanno tenuto presente come la loro età, il loro genere, la loro origine etnica e il loro coinvolgimento nella TMF potessero influenzare il modo in cui comprendevano e interpretavano i racconti delle persone partecipanti. Per questo si sono incontrate in numerose occasioni per confrontare reciprocamente le proprie analisi, allo scopo di discutere eventuali discrepanze ed esaminare l’influenza dei loro possibili bias sullo studio.

Limiti

La maggior parte dei caregiver di questo studio erano genitori, il che significa che le esperienze di coniugi o partner e di fratelli e sorelle non sono state rappresentate. Le persone assistite erano per lo più giovani in età adulta e probabilmente condividevano preoccupazioni legate a una stessa fase di vita. Di conseguenza, i risultati di questo studio potrebbero non essere applicabili a persone assistite più avanti con gli anni. La TMF è stata sperimentata in inglese (lingua ufficiale di Singapore) e la maggior parte delle persone partecipanti era di origine cinese. Ciò potrebbe significare che la TMF non risponda ai bisogni delle famiglie di Singapore che non parlano inglese. In futuro, la TMF potrebbe reclutare coniugi o partner e fratelli e sorelle, oltre a persone assistite di età più avanzata. Sarebbe utile includere più famiglie di altre origini etniche ed eventualmente condurre la TMF in altre lingue. Parallelamente, la ricerca futura sulla TMF potrebbe esplorare le esperienze di questi gruppi di famiglie, che non erano rappresentati nel presente studio. Infine, in questo studio mancano le esperienze dell’équipe terapeutica con la TMF. Forse gli studi futuri potrebbero esaminare anche questo aspetto, per comprendere le difficoltà di condurre la TMF e, soprattutto, sostenere il servizio nel mantenere nel tempo questo intervento terapeutico.

Conclusione

Questo progetto si basa sui risultati preliminari dello studio pilota sull’uso della TMF con le persone seguite dall’EPIP e con le loro famiglie (19). I risultati di questo studio sostengono la tesi secondo cui la TMF può aiutare le famiglie ad affrontare meglio la psicosi e a ricostruire le loro relazioni; avvalorano inoltre l’idea che un modello terapeutico di matrice occidentale possa essere adattato ai bisogni delle famiglie di Singapore. Ciò che questo studio aggiunge alla letteratura esistente è che mette in luce i processi terapeutici della TMF che aiutano le famiglie di Singapore nel loro percorso di guarigione dalla psicosi. È interessante notare che suggerisce anche che una posizione esperta e autorevole potrebbe non essere adatta alle generazioni più giovani di Singapore, poiché a esprimere la preferenza per questo approccio sono stati i caregiver e non le persone assistite giovani adulte. Lo studio invita quindi l’équipe terapeutica ad adottare una posizione flessibile e fluida, attenta alle diverse generazioni, nel lavoro con le famiglie di Singapore.

Appendice 1

Focus group di discussione sulla TMF

Traccia di intervista

Domande principali a cui rispondere nel focus group di discussione:

  • Qual è stata l’esperienza delle persone giovani o adulte e delle loro famiglie con la TMF?
  • Quale impatto ha avuto la TMF sulle persone giovani o adulte e sulle loro famiglie?
  • Che cos’è una TMF riuscita per le persone giovani o adulte e per le loro famiglie?
  • Qual è stata l’esperienza delle persone giovani o adulte e delle loro famiglie con la TMF?
  • Qual è stata la Sua esperienza con il programma di TMF? [per far emergere pensieri e sentimenti sulla struttura e sui contenuti del programma]
  • Può parlarmi delle Sue esperienze con il programma di TMF?
  • Supponiamo che volesse descrivere il programma a una persona amica, con parole Sue: come lo descriverebbe?
  • Quali pensa che siano alcuni dei benefici del programma? [Invitare le persone partecipanti a elencarli e a discutere un beneficio ciascuna. I foglietti possono essere raccolti in seguito per un’analisi testuale]
  • Quali suggerimenti darebbe per migliorare il programma? [Invitare le persone partecipanti a elencarli e a discutere un beneficio ciascuna. I foglietti possono essere raccolti in seguito per un’analisi testuale]
  • Può dirmi qual è stata la parte o l’esperienza migliore del programma?
  • Quale impatto ha avuto la TMF sulle persone giovani o adulte e sulle loro famiglie?
  • Ha notato qualche effetto della TMF su di Lei? [per far emergere osservazioni sugli effetti della TMF e sui cambiamenti in sé]
  • Pensa di essere cambiato o cambiata in seguito alla partecipazione al programma? Sì/No, può raccontarmi di più?
  • Quando ha iniziato il programma, che cosa sperava di ricavarne?
  • Pensa che il programma abbia risposto ai Suoi bisogni? Sì/No, mi racconti di più.
  • Ha notato qualche effetto della TMF sui Suoi familiari che hanno partecipato? [per far emergere osservazioni sugli effetti della TMF e sui cambiamenti nei familiari].
  • Pensa che i Suoi familiari siano cambiati in seguito alla partecipazione al programma? Sì/No, può raccontarmi di più?
  • Quando i Suoi familiari hanno iniziato il programma, che cosa speravano di ricavarne?
  • Pensa che il programma abbia risposto ai loro bisogni? Sì/No, mi racconti di più.
  • Che cos’è una TMF riuscita per le persone giovani o adulte e per le loro famiglie?
  • Come descriverebbe un programma di TMF riuscito? [per invitare le persone partecipanti a definire un programma riuscito]
  • Se la persona che segue il Suo caso Le dicesse che il programma di TMF è un programma riuscito, che cosa significherebbe per Lei?
  • Come vedrebbe un programma di TMF riuscito? Che cosa deve succedere nel programma di TMF?
  • Che cosa farebbe per Lei, personalmente, un programma di TMF riuscito?
  • Che cosa farebbe per la Sua famiglia un programma di TMF riuscito?

Complexe Systémique: l’essenziale

Al di là della psicoeducazione, questa terapia multifamiliare di Singapore si affida ad attività sistemiche classiche (scultura, albero genealogico, fiume della vita familiare), e le famiglie dicono di avervi trovato ciò che la casa non permetteva: parlare, capirsi, fare fronte comune contro la malattia. Due risultati riguardano direttamente la pratica. In primo luogo, il timore culturale di «lavare i panni sporchi in pubblico» non ha impedito l’impegno nel gruppo: la sicurezza costruita insieme lo ha reso possibile. In secondo luogo, la richiesta di consigli esperti veniva dai genitori, non dai giovani in età adulta: una posizione di autorità, spesso raccomandata con le famiglie asiatiche, può parlare a una generazione e perderne un’altra. Lo studio resta modesto: quattro gruppi, una sola lingua, per lo più genitori, un’équipe terapeutica che conduceva anche i focus group e nessuna misura di esito. Da leggere insieme alla meta-sintesi sulla terapia multifamiliare in Asia orientale e sudorientale e all’approccio TIPS ai gruppi psicoeducativi per le famiglie nel primo episodio psicotico.

Note dell’originale

Dichiarazione etica. Gli studi che hanno coinvolto partecipanti umani sono stati esaminati e approvati dal Domain Specific Review Board (DSRB) del National Healthcare Group (NHG) e dall’Institutional Research Review Committee (IRRC) dell’Institute of Mental Health (IMH). Il consenso informato scritto alla partecipazione a questo studio è stato fornito da chi esercita la tutela legale o dalla persona più prossima tra i familiari delle persone partecipanti.

Contributi di chi firma l’articolo. CL ha guidato lo sviluppo della TMF e di questo studio. WL, HL e AK hanno sostenuto lo sviluppo della TMF e tutti gli aspetti di questo studio. Tutte le persone firmatarie hanno contribuito all’articolo e approvato la versione presentata.

Finanziamento. Questo studio è stato finanziato dal Centre Grant Research Seed Funding (Pilot Study) dell’IMH. È stato erogato un totale di 2880 SGD.

Conflitto di interessi. WL è dipendente di Cigna Europe Insurance Company S.A.-N.V.,. Le altre persone firmatarie dichiarano che la ricerca è stata condotta in assenza di qualsiasi rapporto commerciale o finanziario che possa essere interpretato come un potenziale conflitto di interessi.

Nota dell’editore. Tutte le affermazioni espresse in questo articolo sono esclusivamente di chi lo firma e non rappresentano necessariamente quelle delle organizzazioni di appartenenza, né quelle dell’editore, della redazione e di chi ha svolto la revisione. Qualsiasi prodotto eventualmente valutato in questo articolo, o qualsiasi affermazione del suo produttore, non è garantito né approvato dall’editore.

Ringraziamenti. Chi firma l’articolo desidera ringraziare Mythily Subramaniam, Janhavi Vaingankar, Poon Lye Yin, Peter Wong, Ang Suying e Charlene Hon dell’Institute of Mental Health di Singapore per il loro generoso sostegno e il loro contributo a questo progetto.

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Traduzione non ufficiale in italiano di Multi-Family Therapy for First Episode Psychosis: Experiences of Families in Singapore, di Christopher Loh, Wilfred Liang, Helen Lee e Astelle Koh, Frontiers in Psychiatry, vol. 12, art. 788827 (2021), doi: 10.3389/fpsyt.2021.788827, con licenza CC BY 4.0. Traduzione e impaginazione: Complexe Systémique, ottobre 2026, con l’aiuto dell’intelligenza artificiale; l’opera è stata modificata ai sensi della licenza (tradotta; tabella presentata come elenco). Né chi firma l’articolo né l’editore rispondono di questa traduzione; fa fede la versione originale.

Questa è la traduzione non ufficiale in italiano dell’articolo originale «Multi-Family Therapy for First Episode Psychosis: Experiences of Families in Singapore», pubblicato in Frontiers in Psychiatry (2021) con licenza CC BY 4.0. Tradotto da Complexe Systémique con l’aiuto dell’intelligenza artificiale, come indicato all’inizio di questa pagina; fa fede la versione originale.

Leggi l’articolo originale

Come citare questo articolo

Loh, C., Liang, W., Lee, H. e Koh, A. (2021). Multi-Family Therapy for First Episode Psychosis: Experiences of Families in Singapore. Complexe Systémique. https://app.complexe-systemique.com/en_GB/articles/multi-family-therapy-for-first-episode-psychosis-experiences-of-families-in-singapore (Opera originale pubblicata nel 2021 in Frontiers in Psychiatry, 12, 788827 (2021); ripubblicata nel 2021 da Frontiers in Psychiatry, https://www.frontiersin.org/journals/psychiatry/articles/10.3389/fpsyt.2021.788827/full)

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