Traduzione assistita dall'IA

Questa versione è stata tradotta dallo spagnolo da Complexe Systémique con l'aiuto dell'intelligenza artificiale. In caso di dubbio, fa fede la versione originale.

Red Sistémica · Famiglie e istituzioni

Dagli interventi degli esperti alle conversazioni collaborative: verso relazioni più democratiche nelle famiglie e nelle istituzioni

Cristina Ravazzola lavora al Programma di democratizzazione delle relazioni familiari coordinato da Beatriz Schmukler in Messico. La sua tesi: rendere più flessibili le convinzioni su cui si basa chi interviene nell’aiuto psicologico e sociale, in particolare le convinzioni su «la famiglia» e sui ruoli di madre e di padre. Un caso — una madre giudicata poco accogliente dall’istituzione in cui sono inseriti i suoi due figli adolescenti — serve a mostrare che cosa cambia quando il giudizio lascia il posto all’apprezzamento, e a porre la questione della funzione di chi interviene nel campo sociale.

Autrice Cristina Ravazzola, medica, specialista in psichiatria e terapeuta familiarePrima pubblicazione Perspectivas Sistémicas, n. 78, settembre-ottobre 2003Traduzione Complexe Systémique, traduzione non ufficiale dallo spagnolo assistita dall’IA, con l’accordo di Red Sistémica

Presentazione

Sono argentina, medica, specialista in psichiatria e terapeuta familiare. Insegno nel Corso di aggiornamento sul pensiero sistemico diretto, presso la Facoltà di Psicologia dell’UBA, dalla dottoressa Dora Schnitman, dove mi occupo dei temi della diversità, del genere e della violenza familiare.

Lavoro anche, ed è questo l’oggetto di questo articolo, al Programma di democratizzazione delle relazioni familiari coordinato dalla dottoressa Beatriz Schmukler in Messico. Vi svolgo funzioni di consulente del Programma e faccio parte dell’équipe professionale che sta scrivendo una serie di quaderni-guida (**) su diversi temi, che vorremmo servissero ad aiutare chi coordina programmi sociali sul campo a fare l’esercizio di riflettere sulle proprie idee.

Che cosa significa? Democratizzare le famiglie e le équipe professionali che le assistono

È qualcosa come riuscire a rendere più flessibili le convinzioni su cui noi, che operiamo nell’ambito dell’aiuto psicologico e sociale, ci basiamo per prendere decisioni e accompagnare processi nelle nostre professioni, e che vanno ben oltre ciò che abbiamo imparato nelle scuole di formazione professionale. Queste convinzioni hanno a che fare anche con ciò che abbiamo imparato nelle nostre famiglie e nelle nostre comunità.

Di quali convinzioni parliamo? Soprattutto di quelle che riguardano «la famiglia» e i ruoli che noi, madri e padri, vi svolgiamo. La nostra capacità di percepire e di agire è in gran parte inquadrata dalle nostre convinzioni, e non precisamente dai loro aspetti più consapevoli ed elaborati, ma da quelli più automatici e spontanei.

Nella mia pratica professionale mi trovo quasi ogni giorno di fronte alla constatazione che ci sono grandi differenze nella qualità dell’accompagnamento e dell’aiuto che possiamo offrire a chi viene a consultare noi e le altre figure dei servizi sociali o sanitari, a seconda che siamo o non siamo allenati a esaminare e mettere in discussione le nostre convinzioni e a promuovere forme di comunicazione come quelle che proponiamo in questo programma per arrivare alla democratizzazione delle famiglie.

Alcune di queste convinzioni si radicano in noi più rigidamente di altre, ed è proprio su queste che dobbiamo intervenire. A titolo di esempio, alcune convinzioni molto radicate e frequenti:

a

Tendiamo a mettere sotto accusa e a criticare le donne, quando sono madri, se non sono totalmente abnegate e dedite alla crescita dei figli, soprattutto quando, nonostante il sovraccarico del loro ruolo, trovano il modo di rispettarsi e di prendersi cura di sé.

b

Tendiamo a credere che si debba salvaguardare il posto del padre al di là di come egli si comporti concretamente, perché crediamo che, se in famiglia non c’è un uomo che partecipi all’educazione, i figli, soprattutto se maschi, avranno problemi con i limiti e le regole, e anche con la loro identità sessuale.

Se queste sono le nostre convinzioni, opereremo in un modo molto diverso da come faremmo se queste convinzioni si «ammorbidissero», se dubitassimo che siano così vere e ci avvicinassimo allora alle persone e alle loro situazioni singolari con meno certezze e con sguardi che ne apprezzano le risorse e ne rispettano i bisogni.

Penso che capiremo meglio questa preoccupazione che ci riunisce attraverso casi ed esempi della vita reale e che, a sua volta, esaminandoli, la loro elaborazione mi permetterà di sviluppare gli altri due temi centrali per questo Programma: la questione del valore dei modi di conversare nelle famiglie, tali da produrre climi e accordi in condizioni di equità tra i loro membri, e il dibattito, che forse resterà aperto per più avanti, su quale sia la funzione che spetta a noi, che operiamo nell’area sociale (comprese l’educazione, la salute e la cultura), tenendo conto di principi etici.

Il caso

La sig.ra Morales chiede un colloquio con le assistenti sociali di un’istituzione residenziale per adolescenti con problemi di comportamento, in cui sono inseriti i suoi due figli: un ragazzo di 14 anni e una ragazzina di 12. La storia di questo inserimento è la seguente: quattordici mesi prima entrambi erano stati denunciati come parte di una banda di adolescenti che commetteva reati nel quartiere in cui vivevano con la mamma. Il giudice della causa aveva allora disposto che i due fratelli adolescenti partecipassero al programma residenziale per «minori a rischio» dell’istituzione citata.

Attualmente, l’équipe responsabile del programma aveva discusso il caso di questi due fratelli, rilevando che entrambi ne avevano tratto beneficio e che il maggiore era ormai in condizione di tornare a vivere con la mamma, mentre riteneva opportuno che la ragazzina restasse nell’istituzione per altri due o tre mesi. L’équipe aveva inviato una lettera alla madre per informarla di queste novità e si trovava ora davanti a una mamma che chiedeva un colloquio e sembrava molto poco entusiasta all’idea di riavere con sé i figli.

Per capire l’importanza dei cambiamenti negli atteggiamenti e negli sguardi di chi opera, descriveremo le scene che li hanno messi in evidenza.

Il colloquio chiesto dalla signora si svolgeva in un clima teso e di disagio. I due ragazzi sembravano essere in un altro mondo. Le terapeute sociali facevano grandi sforzi per convincere la madre che i figli erano nettamente migliorati e che lei doveva prepararsi a riaccoglierli. La madre, molto curata, guardando l’orologio (aveva avvertito di avere un orario rigidissimo per entrare al lavoro, dove erano molto severi e nessuno sapeva dei suoi problemi familiari), restava seduta, molto rigida e un po’ ostile.

L’istituzione aveva convocato una supervisora per avere una consulenza, perché la direzione e le terapeute sociali erano molto contrariate da questa madre, che non avevano percepito come accogliente verso i figli. L’impressione delle assistenti sociali era piuttosto che la madre avesse atteggiamenti di rifiuto nei loro confronti. Poiché il clima di disagio persisteva e nulla migliorava nella riunione, la supervisora chiede una pausa per riflettere. Quando le assistenti sociali e la supervisora escono dalla stanza, quest’ultima vede la madre e i ragazzi abbracciarsi calorosamente. L’effetto di questa scena di tenerezza fu notevole. Produsse immediatamente un cambiamento di valutazione nella supervisora che, rientrando nella stanza, si siede accanto alla mamma. Questa, a sua volta, reagisce anche lei all’avvicinamento affettuoso della supervisora e comincia a raccontare che vive in un quartiere molto brutto e pericoloso, dove i figli si erano uniti ad altri ragazzi molto marginali coinvolti in attività criminali, e che di lì a pochi mesi avrebbe ottenuto un alloggio altrove: era lì che voleva riaccogliere i figli. Ma che, per il momento, temeva che, se fossero tornati, potesse riprodursi la situazione già vissuta e che questo grande sacrificio collettivo fosse vano. Le terapeute sociali e la supervisora proseguirono la conversazione con la madre, ora in un tono e in un clima di ricerca comune del modo di compiere i passi successivi per realizzare questi progetti. Il clima del colloquio si distese e si trasformò in un coordinamento condiviso delle tappe da compiere.

Riflessioni sul «caso»

La mia elaborazione di questo «caso» si concentra sull’individuare le concezioni delle terapeute sociali e della supervisora riguardo al posto della madre nella famiglia, e sulla possibilità di entrare in contatto con aspetti diversi, non così convenzionali, di una donna che è al tempo stesso madre e padre dei suoi figli, che ha bisogno di progredire e per questo deve lavorare molte ore al giorno e non può occuparsi dei figli come vorrebbe, e che si serve dei servizi di un ente pubblico perché se ne prenda cura mentre lei consolida il progetto che migliorerà le condizioni di vita dei suoi figli.

Quando le terapeute sociali e la supervisora riescono a ridurre la critica e il giudizio negativo sulla sig.ra Morales, riescono anche a costruire con lei una relazione collaborativa che andrà concretamente a beneficio degli adolescenti di cui si occupa l’ente. Madre, terapeute sociali e supervisora possono ora allearsi e condividere un obiettivo per il quale uniranno i loro sforzi.

Nello scambio comunicativo iniziale è evidente che la madre aveva percepito l’ostilità e la critica delle professioniste e si difendeva non confidando loro né le sue vere ragioni né i suoi bisogni. Il successivo passaggio della supervisora a un atteggiamento comprensivo e di apprezzamento produce un altro tipo di conversazione, questa volta feconda.

Da ricordare

Finché la critica e il giudizio negativo occupano la scena, la madre si difende e tace tanto le sue ragioni quanto i suoi bisogni. Non appena l’apprezzamento prevale sul giudizio, la conversazione cambia natura: diventa possibile una relazione collaborativa, ed è questa a giovare concretamente agli adolescenti di cui l’istituzione si occupa.

Questo esempio ci serve anche a riflettere sulle «funzioni» che svolgiamo, noi che operiamo a vario titolo nel sociale. Criticare, giudicare le madri (e i padri, quando ci sono) è facile. Molto spesso chi opera è giovane e non ha ancora l’esperienza della maternità o della paternità. E anche con più maturità e figli propri, i ruoli genitoriali, in particolare quello di madre, sono ruoli così esigenti e complessi che è facile guardarli da fuori e giudicarli negativamente.

Il passo successivo, in questa direzione, consiste nel credere che la funzione assistenziale si svolga sostituendosi ai genitori. Possiamo pensare che faremmo le cose meglio di loro e che, quindi, l’opzione migliore per i figli sarebbe, in questi casi, quella che offriamo noi (le équipe professionali, le istituzioni).

Ed è qui che sbaglieremmo. Le famiglie, i padri e le madri che ciascuna persona ha possono non essere perfetti e commettere molti errori, ma non per questo sono legami da scartare con il pretesto che altri farebbero meglio. I bisogni delle famiglie passano molto spesso per la possibilità che le accompagniamo nei momenti in cui hanno difficoltà a esercitare le loro funzioni e a portare a buon fine il loro compito educativo. Inoltre, accompagnare e facilitare conversazioni e percorsi sono funzioni molto difficili e complesse, molto più che sostituire e mettere da parte i membri della famiglia. Presuppongono di accettare ruoli non da protagonisti sulla scena, di riconoscere le capacità dei membri delle famiglie, di avere fiducia in loro e di cercare buone strategie per sostenerli e aiutarli a cambiare ciò che non serve loro.

«Accompagnare e facilitare conversazioni e percorsi sono funzioni molto difficili e complesse, molto più che sostituire e mettere da parte i membri della famiglia.»

Cristina Ravazzola

Conclusioni

Di questo si tratta nel Programma di democratizzazione familiare: accompagnare chi conduce e promuove programmi sociali perché ampli le proprie concezioni di «famiglie» e di «genere», si eserciti nell’ambito delle abilità comunicative per generare equità, impari a fermare le violenze e ad aprire percorsi più democratici nelle conversazioni e nelle organizzazioni, e arricchisca le proprie funzioni a beneficio delle persone che assiste.

Ci auguriamo che queste proposte producano coscienze più democratiche, che tendano a una migliore qualità della vita e aiutino a prevenire i problemi psicosociali che si radicano nelle disuguaglianze, come tutti gli abusi, in particolare la violenza familiare.

Forse anche qui, in Argentina, potremo avere l’occasione di sviluppare un programma con caratteristiche simili, che ci sostenga nel raggiungere famiglie più democratiche.

Nota dell’originale

(**) I quaderni-guida elaborati dalla dottoressa Ravazzola e dall’équipe professionale citata trattano i seguenti temi: «Come essere donna», «Come essere uomo», «Come essere giovane», «Come sviluppare buone forme di educazione nelle famiglie».

Questo articolo è la traduzione italiana non ufficiale dallo spagnolo di «De intervenciones de expertos a conversaciones colaborativas en la búsqueda de relaciones más democráticas en familias e instituciones», pubblicato da Red Sistémica (prima pubblicazione: Perspectivas Sistémicas, n. 78, settembre-ottobre 2003). Traduzione realizzata da Complexe Systémique nell’ottobre 2026 con l’aiuto dell’intelligenza artificiale e ripubblicata con l’accordo della rivista. Fa fede la versione originale.

Leggi l’articolo originale

Come citare questo articolo

Ravazzola, C. (2022). Des interventions d’experts aux conversations collaboratives : vers des relations plus démocratiques dans les familles et les institutions (Complexe Systémique, trad.). Complexe Systémique. https://app.complexe-systemique.com/fr_FR/articles/des-interventions-d-experts-aux-conversations-collaboratives-vers-des-relations-plus-democratiques (Opera originale pubblicata nel 2003 in Perspectivas Sistémicas, n. 78, settembre-ottobre 2003; ripubblicata nel 2022 da Red Sistémica, https://redsistemica.ar/2022/07/14/de-intervenciones-de-expertos-a-conversaciones-colaborativas-en-la-busqueda-de-relaciones-mas-democraticas-en-familias-e-instituciones/)

Per approfondire

Confronto

Commenti 0

Effettuare l'accesso per partecipare alla discussione. Accedi

  1. Ancora nessun commento. Il primo può essere il suo.

Carrello

Il tuo carrello è vuoto.