Traduzione assistita dall'IA

Questa versione è stata tradotta dallo spagnolo da Complexe Systémique con l'aiuto dell'intelligenza artificiale. In caso di dubbio, fa fede la versione originale.

Red Sistémica · Psicoanalisi e sistemica

Psicoanalisi e terapia familiare sistemica. Studio comparativo intorno al caso Dora (Freud)

Un caso è un caso: non si confonde con la costruzione esplicativa che vi si edifica sopra. Partendo da questo principio, Oscar Galfré riprende il più prototipico dei casi freudiani e lo sottopone a due letture, quella freudiana e quella sistemico-relazionale, non per fonderle in una difficile integrazione, ma per lavorare sui loro confini. Da questo lavoro emergono domande che nessuna delle due pone da sola: chi chiede la consultazione? A chi è rivolto il sintomo? E fin dove si estende la responsabilità dell’ammalarsi?

Autore Oscar Galfré, dottore in psicologia clinica, terapeuta familiare, docente e ricercatore presso l’UMSA (facoltà di psicologia), ospedale ÁlvarezPrima pubblicazione Revista Argentina de Clínica Psicológica (AIGLE), vol. V, n. 2, agosto 1996Traduzione Complexe Systémique, traduzione non ufficiale dallo spagnolo assistita dall’IA, con l’accordo di Red Sistémica

«Ritengo che Dora non sia un caso di isteria: è un caso.»

Oscar Galfré

L’articolo che fa da base a questa conferenza1 si apre con una citazione di Tom Bottomore, che allude alla necessità di distinguere tra lo sviluppo di una disciplina e il lavoro condotto lungo le frontiere tra discipline diverse. È quest’ultimo ciò che ho tentato, non per promuovere una difficile integrazione, ma perché questo lavoro sui confini può favorire la comprensione reciproca e produrre uno scambio arricchente, anziché la reciproca squalifica.

Introduzione

Per cominciare sembra necessario differenziare i casi dalle costruzioni esplicative che si elaborano su di essi. I casi sono casi. Ritengo che Dora non sia un caso di isteria: è un caso2. Ho scelto un caso freudiano per il suo valore prototipico.

Anche accettando la discutibile incommensurabilità dei paradigmi, questa non può impedire che si analizzino i risultati esplicativi e li si confronti, esplorando la possibilità di articolarli e di renderli complementari.

Ciò ha implicazioni non solo nel campo della psicologia, ma in tutto il mondo umano, in particolare sul terreno dell’etica, della politica e della conflittualità umana in generale. Anche i problemi sono casi.

Se il caso resta aderente alla costruzione esplicativa (CE), il caso è la CE (come questo: «Dora, un caso di isteria»); ed è proprio ciò che cerco di mettere in discussione, mostrando che qui abbiamo un caso e due CE (anche se potrebbero essere di più):

Caso Dora:

  • CE freudiana;
  • CE sistemico-relazionale.

Se ci prendiamo la briga di analizzare il caso, possiamo distinguere tra la sua fenomenologia e le costruzioni esplicative su di esso, e daremo così un contributo alle acquisizioni professionali.

La difficoltà che si presenta è che questo lavoro è arduo (non può essere altrimenti), perché la fenomenologia del caso arriva aderente alle costruzioni esplicative e al linguaggio utilizzato, compenetrata con essi, e ovviamente segnata dalla soggettività di chi lo svolge.

Ma lo sviluppo professionale e scientifico ci impegna a fare questo lavoro. Ne emerge qui, nel confrontare fenomeni intrapsichici e relazionali, la questione di chi porti le responsabilità maggiori o minori nell’ammalarsi3. Dovremo quindi evitare la tentazione del «molto più facile» (più semplice o semplificato), che consiste nel prendere posizione e proseguire con la CE scelta, che sarà sempre sostenuta da un certo numero di presupposti non discussi, ma discutibili.

In questo senso propongo una «prassi dell’interdisciplinare» (nel suo modo verbale, come azione), in quanto questa pratica può darci strumenti per una comprensione migliore, più ricca e più complessa del fenomeno (il caso).

Quando ho scritto l’articolo non avevo letto i lavori di R. Rorty. Ho constatato in seguito le mie convergenze con lui, perché dice cose forti, come questa: «dobbiamo chiederci se non sia il caso di sostituire il concetto di verità con il concetto di conversazione».

Difficoltà di fondo del lavoro comparativo

  • l’abbandono delle certezze (così necessarie alla prassi);
  • lo sforzo di tollerare l’ansia e di ricostruire nuove certezze;
  • tollerare la critica e le aggressioni dei dogmatici;
  • tollerare la minaccia all’identità e all’appartenenza, dato che entrambe sono sostenute e condizionate dalla nostra prospettiva sul caso.

Il lavoro con il caso

Per poter operare, ho distinto nel testo tra il racconto del caso, le ipotesi generali e le ipotesi sul caso, con l’intenzione di differenziare, come ho già detto, il materiale di studio dai principi esplicativi utilizzati per comprendere quel materiale.

Tento poi, da una prospettiva relazionale, una visione alternativa del caso, prendendo come base il racconto menzionato.

Passo quindi alle riflessioni comparative sulle diverse teorizzazioni e sulle loro possibili articolazioni e corrispondenze.

Infine le metto in rapporto con il campo delle possibilità della clinica e della sua efficacia.

Il racconto del caso

Come leggere questa sezione

Gli elementi che seguono sono il racconto che Freud stesso dà del caso nel suo Frammento di un’analisi d’isteria4. Sono qui restituiti in forma indiretta, raggruppati sotto titoli tematici che ho aggiunto per far emergere la struttura relazionale del racconto; solo alcune formule sono citate tra virgolette. Per il dettaglio delle citazioni si rimanda all’articolo pubblicato in Clínica Psicológica e al testo freudiano stesso.

Il posto del padre di Dora (PD) nella sua famiglia attuale, e quello di Dora rispetto a lui

La persona dominante era il padre, un grande industriale. È lui, scrive Freud, ad aver fornito l’«ossatura» attorno alla quale si è edificata la storia infantile e patologica della paziente. La figlia gli era legata da una particolare tenerezza, accresciuta ancora dalle malattie di cui il padre aveva sofferto da quando lei era piccola.

Il legame di Freud con il padre di Dora

A un certo punto il padre consulta Freud, che gli applica con successo una cura antiluetica; ed è in ragione di questo felice precedente che, quattro anni più tardi, affida Dora al suo trattamento psicoterapeutico.

La famiglia d’origine del padre, e il posto che vi occupa Dora

Freud aveva conosciuto una sorella del padre, affetta da una grave psiconevrosi e infelice nel matrimonio; muore in seguito a un marasma. Un fratello maggiore del padre era, dal canto suo, uno scapolo ipocondriaco. Dora aveva sempre rivolto le sue simpatie alla famiglia paterna e, dopo essersi ammalata, vedeva il proprio modello nella zia appena menzionata.

Il giudizio, molto diverso, che Freud dà della madre di Dora

Contrasta con quello che dà del padre. Freud precisa di non aver conosciuto la madre. In base a quanto riferito dal padre e dalla ragazza, si era fatto l’idea di una donna di scarsa cultura, poco intelligente, e affetta da una «psicosi della casalinga».

La posizione di Dora nei confronti della madre e del fratello

Il rapporto tra madre e figlia era molto ostile: Dora non le dava alcun ascolto e si era sottratta alla sua influenza. Il fratello, invece, cercava di sottrarsi alle liti familiari; quando si vedeva costretto a prendere posizione, lo faceva dalla parte della madre.

Il ruolo del padre nella richiesta di consultazione, e i fatti che l’hanno motivata

È in seguito alla minaccia di suicidio di Dora che il padre decise che doveva sottoporsi al trattamento di Freud. Lei si recò alla consultazione mossa soltanto, osserva Freud, dalla parola autoritaria del padre.

La trama complessa delle relazioni con la coppia K. e le posizioni successive di Dora al suo interno

La signora K. si era presa cura del padre di Dora durante la sua lunga malattia. Il signor K., da parte sua, si era sempre mostrato molto gentile con Dora: usciva a passeggio con lei, le faceva piccoli regali, senza che nessuno vi avesse trovato nulla di riprovevole. Dora si occupava dei due bambini della coppia K.; faceva loro da madre. Padre e figlia viaggiavano per incontrare il signore e la signora K., che trascorrevano l’estate in riva a uno dei laghi alpini.

Un giorno Dora raccontò alla madre, perché a sua volta lo riferisse al padre, che il signor K. aveva osato farle una proposta amorosa.

Il padre, riferisce Freud, non dubita che questo evento sia la causa del malessere di Dora, della sua irritabilità e delle sue idee suicide. Lei gli chiede di rompere i rapporti con il signor K., e soprattutto con la signora K., che prima venerava. Ma lui dichiara di non poterlo fare, per sette ragioni che elenca:

  • 1. considera il racconto di Dora sull’immorale audacia di quell’uomo una fantasia della figlia;
  • 2. lo lega a quella signora una sincera amicizia e non vuole causarle questo dispiacere;
  • 3. la povera donna è molto infelice con il marito;
  • 4. marito del quale, peraltro, non ha un’opinione molto buona;
  • 5. lei stessa ha sofferto molto di nervi e ha in lui il suo unico sostegno;
  • 6. dato il suo stato di salute, non ha bisogno di assicurare a Freud che dietro questa relazione non si nasconde nulla di illecito: sono due poveri esseri che si consolano l’un l’altro come possono, in un’amichevole simpatia;
  • 7. e Freud sa bene, aggiunge, che questo non lo trova presso la propria moglie.

Dora, invece, si dichiara irremovibile nel suo odio per i K. Il suo ultimo attacco è sopraggiunto dopo una conversazione in cui aveva di nuovo rivolto la stessa richiesta al padre. Questi conclude la sua esposizione a Freud con una frase che deciderà tutto: «Cerchi ora di rimetterla sulla buona strada».

Per Dora non c’era alcun dubbio: suo padre aveva intrecciato con quella donna giovane e bella una volgare relazione amorosa. La frequentazione con i K. era cominciata prima della grave malattia del padre; ma era diventata intima solo quando, nel corso di quest’ultima, la giovane signora K. si era eretta ufficialmente a sua infermiera, mentre la madre si teneva lontana dal letto del malato.

Infine, quando Dora era di cattivo umore, le si imponeva un’idea: quella di essere stata consegnata al signor K. come prezzo della tolleranza che questi mostrava verso le relazioni del padre con la signora K.; e dietro la sua tenerezza per il padre si lasciava intravedere la furia che suscitava in lei un simile uso della sua persona.

Le ipotesi generali

Anch’esse sono di Freud, e le riassumo qui nell’ordine in cui il testo le propone.

È patogeno il materiale psichico, o moto dell’animo, che, in virtù dell’avversione suscitata dal suo contenuto, è stato bloccato fuori dalla coscienza e rimosso.

Ciò che i familiari della persona malata riferiscono offre quasi sempre un quadro molto deformato del decorso della malattia.

Dobbiamo prestare alle condizioni puramente umane e sociali delle persone malate tanta attenzione quanta ne prestiamo ai dati somatici e ai sintomi patologici.

Il nostro interesse si rivolgerà soprattutto alle relazioni familiari delle persone malate — e non solo in ragione dei precedenti ereditari che occorre ricercare, ma anche di altri legami, come si vedrà.

Lo stato di malattia è senza dubbio opera di un proposito: gli stati patologici sono in genere destinati a una certa persona, sicché scompaiono quando questa si allontana.

Infine, Freud ricorda di aver esposto altrove quanto presto si eserciti l’attrazione sessuale tra genitori e figli, e di aver mostrato che la favola di Edipo va probabilmente intesa come l’elaborazione letteraria di ciò che vi è di tipico in questi legami. Questa precoce inclinazione della figlia per il padre e del figlio per la madre, di cui si trova verosimilmente una traccia netta in tutti gli esseri umani, non può che supporsi più intensa, fin dall’inizio, «nei bambini costituzionalmente destinati alla nevrosi, precocemente maturi e affamati d’amore».

Le ipotesi sul caso

Freud conclude che i pensieri rimossi in questo caso — e che hanno dato luogo ai sintomi — sono gli innamoramenti impossibili di Dora: quello per il padre, quello per il signor K., e quello per la signora K., che non riesce a comunicarle. Diversi passi del testo sono molto chiari a questo proposito.

Il comportamento di Dora, scrive, oltrepassava di molto la sfera che spetta a una figlia: sentiva e agiva piuttosto come una moglie gelosa, come ci si sarebbe aspettati dalla madre. Con la sua pretesa «o lei o io», con le scenate che faceva e la minaccia di suicidio che lasciava intravedere, occupava evidentemente il posto della madre.

Le numerose malattie contratte dal padre, prosegue, non potevano che accrescere la tenerezza di Dora nei suoi confronti; in quelle situazioni accadeva anche che il padre accettasse solo da lei i piccoli servizi richiesti dalla sua cura. Fiero della sua intelligenza precoce, ne aveva fatto la sua confidente quando era ancora una bambina. Quando comparve la signora K., fu Dora, e non sua madre, a vedersi soppiantata in più di una posizione.

La conclusione si impone allora a Freud: Dora si sentiva incline verso il padre in misura maggiore di quanto sapesse o volesse ammettere, perché ne era innamorata.

Poi giunge a pensare che ciò che era stato soffocato fosse l’amore per il signor K., e che la ragazza avesse ripreso e rafforzato la sua vecchia inclinazione per il padre per non dover notare nulla, nella propria coscienza, di quel primo amore adolescenziale divenuto penoso.

Ma, aggiunge infine, dietro il percorso di pensieri che la portava a occuparsi della relazione del padre con la signora K. si nascondeva in realtà un moto di gelosia il cui oggetto era quella donna: vale a dire un moto che non poteva che fondarsi su un’inclinazione verso lo stesso sesso.

Prospettiva relazionale

Il testo freudiano abbonda di elementi — ne ho sottolineati alcuni — che permettono di mostrare il caso da questa prospettiva. La prima cosa che colpisce, in questo senso, è che il motivo della consultazione non è di Dora, ma del padre di Dora.

Ora, perché, e a che scopo, il padre si rivolge a Freud? Possiamo supporre che i genitori di Dora non siano riusciti a costruire il legame di alleanza coniugale e cogenitoriale necessario per soddisfare i bisogni della vita adulta, tanto sessuali quanto di crescita ed educazione della prole, il che ha dato luogo a coalizioni intergenerazionali e, di conseguenza, a difficoltà nei legami filiali. Questi disaccordi coniugali aprono ovviamente la strada anche alla comparsa di terzi, come la signora K.

Non abbiamo informazioni su che cosa abbia impedito questa alleanza coniugale e cogenitoriale. Forse si è interposta quell’infezione specifica del padre di cui parla Freud: la distanza affettiva e sessuale ha protetto la moglie da quella malattia, il che, in clinica, consentirebbe una connotazione positiva. Vi sono anche elementi per pensare che entrambi abbiano avuto difficoltà a separarsi dalle rispettive famiglie d’origine.

Freud afferma del resto, nel testo del caso clinico, che «la consueta attrazione sessuale aveva avvicinato il padre e la figlia da una parte, la madre e il figlio dall’altra».

In una prospettiva relazionale, la mancanza di questo legame affettivo e sessuale tra i coniugi apre, come ho appena detto, lo spazio alla seduzione dei figli per colmare tali carenze. Una volta instaurate, queste relazioni si alimentano a vicenda, costituendo una coalizione contro l’altro coniuge, il quale a sua volta respinge quel figlio o quella figlia, schierati dalla parte dell’altro.

Così, il genitore e il figlio restano intrappolati in un legame intenso, senza confini chiari, con la confusione che ne consegue. Il figlio smette di occupare il suo posto naturale, quello di essere-allevato, per occupare un posto di pseudo-coniuge del genitore, se così possiamo chiamarlo. C’è qui un’alterazione delle distanze che sono funzionali alla crescita della famiglia e dei figli e, in sintesi, all’esogamia.

Sono questi legami a stimolare i desideri incestuosi o promiscui che altrimenti non si sarebbero sviluppati, e che sono il prodotto di questo «sovraffollamento» psico-relazionale. Esiste una chiara corrispondenza tra distanza e tensione erotica. Anche il sovraffollamento spaziale, causato da carenze materiali, dà origine a situazioni di incesto, promiscuità, delinquenza, ecc.

A partire dal racconto freudiano del caso si può visualizzare fin dall’inizio la coalizione padre–Dora, con il conseguente sovracoinvolgimento di Dora in questo legame.

Questa coalizione non si realizza tra pari. Una coalizione tra pari, in cui si suppone che ciascuno disponga dello stesso grado di autonomia, non sovracoinvolge necessariamente l’uno negli affari dell’altro. Una coalizione tra un adulto e un bambino, invece, sog-gioga necessariamente il bambino — si noti la differenza con con-iuga —, perché questi ha meno capacità di prendere le distanze da faccende che non gli appartengono. Il sintomo è il modo di cui dispone per mettere questa distanza.

Da ricordare

Il sintomo non è soltanto il ritorno di un contenuto rimosso: è il mezzo di cui dispone una persona minore, presa in una coalizione con una persona adulta, per prendere le distanze da faccende che non sono sue. È questa lettura a spostare la questione della responsabilità dallo psichismo della ragazza all’uso che gli adulti fanno di lei.

Possiamo permetterci di supporre anche che Freud stesso sia incluso nelle coalizioni del padre: prima contro la madre di Dora, poi contro Dora. Ciò fornisce elementi per proseguire la costruzione della storia nel modo seguente.

La coalizione padre–Dora si è stabilita fin dalla più tenera età di Dora, finché, per ragioni che vedremo subito, questa coalizione si è destabilizzata. È allora che Dora si arrabbia con il padre e intensifica i suoi sintomi. Ed è questo che spinge il padre, e non Dora, a consultare.

  • La coalizione padre–Dora si destabilizza quando la signora K. compare come sostituta di Dora.
  • La coalizione padre–signora K. sostituisce la coalizione padre–Dora.
  • Diventa necessario dare a Dora qualcosa in cambio, per ristabilire l’equilibrio.
  • Questo qualcosa è, dapprima, il signor K.
  • Il tentativo fallisce per il rifiuto di Dora.
  • Compaiono i sintomi di Dora.
  • Il padre ricorre a Freud — «Cerchi ora di rimetterla sulla buona strada» — per ristabilire l’equilibrio che gli permetterà di proseguire senza intoppi la sua relazione con la signora K., neutralizzando la protesta di Dora.

Questa costruzione differisce dalla lettura psicoanalitica, che attribuisce la sintomatologia di Dora agli innamoramenti avvenuti all’interno del suo psichismo.

Finché funzionava la coalizione padre–Dora contro la madre — compensata dalla coalizione di quest’ultima con il figlio —, il sistema familiare era stabile. Quando compare la signora K., il padre tradisce Dora, la quale sicuramente si identifica qui con la madre, tradita in precedenza. Entrambe sono vittime dello stesso uomo, da cui può nascere una nuova coalizione: madre di Dora–Dora.

Dora destabilizza fortemente il sistema (e il padre), perché, oltre a ostacolare la relazione del padre con la signora K. — il che è chiaramente espresso nel testo come una richiesta esplicita di Dora —, questi comportamenti devono aver forzato avvicinamenti non desiderati tra i due genitori, per occuparsi della figlia problematica.

Che cosa accade a Dora in questo sviluppo? Appare come una ragazzina sottoposta — sovracoinvolta — alle tensioni proprie dei conflitti dei genitori e di altri adulti.

Dora si trova privata del mondo delle persone della sua età, di cui nel racconto non compare quasi nulla. Il poco che se ne menziona è il «giovane ingegnere che Dora aveva conosciuto…», che in seguito sembra trasformarsi in una relazione significativa nel quadro della crescita e della guarigione di Dora, secondo le informazioni disponibili entro i limiti di questo caso clinico.

In questo contesto è dunque comprensibile che le fantasie e i desideri — eterosessuali e omosessuali — che di solito si sviluppano nell’adolescenza con i propri pari, Dora li abbia con persone che, senza esserlo, funzionano in questa storia come suoi pari. Così compaiono gli innamoramenti per il padre, per il signor K. e per la signora K.

Gli innamoramenti di Dora sono sicuramente esistiti, ma sono il correlato intrapsichico della dinamica relazionale in cui è immersa.

Uso la parola correlato nel suo doppio significato: equivalente, e racconto alternativo proprio di ciascuna disciplina.

Perché l’analisi con Freud guarisce Dora?

Perché le permette di percepire dall’esterno una situazione in cui, si potrebbe dire, lei semplicemente stava. Ed è questo che le permette di uscirne.

La relazione con Freud guarisce Dora perché, se pure ha inizio rispondendo al bisogno paterno di poter proseguire senza intoppi la relazione con la signora K.5, Freud offre a Dora una relazione che è, di fatto, un’articolazione tra i bisogni del padre e quelli di Dora: nello stesso tempo in cui soddisfa il motivo della consultazione del padre, nutre Dora di elementi che le permettono di uscire dalla triangolazione, di crescere e di rendersi autonoma. La crescita e l’individuazione di Dora erano bloccate. Nella relazione con i genitori perde le sue possibilità personali. Nella relazione con Freud, al contrario, recupera la propria individualità. Lui e Dora si occupano di Dora: il contrario di ciò che le accade con i genitori.

Alcune conclusioni

Ho cercato di dare un contributo analizzando e confrontando diversi modelli teorici, così come diversi approcci clinici, individuale o familiare, proponendo un modo di articolarli. Va sottolineata la necessità di prestare attenzione all’importanza delle differenziazioni prodotte dal passare del tempo nel processo evolutivo familiare, che danno luogo a conflitti e cambiamenti.

In sintesi, i diversi approcci sviluppati rimandano a «due» pazienti. Che cos’è Dora: una ragazza con innamoramenti incestuosi od omosessuali, rimossi e inconsci, che ne promuovono la ripetuta partecipazione a situazioni penose? Oppure una ragazza inclusa in più triangolazioni che si sovrappongono6, punto debole di un sistema complesso e disfunzionale? Possiamo articolare queste due visioni? Come ho già proposto, un modo per riuscirci è sostenere che certe manifestazioni della soggettività sono il correlato intrapsichico di determinate strutture relazionali.

Prima paziente

Una ragazza abitata da innamoramenti incestuosi e omosessuali rimossi, inconsci, che la portano a partecipare ripetutamente a situazioni penose.

Seconda paziente

Una ragazza presa in più triangolazioni che si sovrappongono, punto debole di un sistema familiare complesso e disfunzionale.

È legittimo chiederci anche: a chi spetta la responsabilità dell’ammalarsi? E fin dove, fino a chi, si può estendere la responsabilità della guarigione? O, più chiaramente: che cos’è la malattia? Certi comportamenti di Dora — svenimenti, minacce di suicidio? O piuttosto il fatto di usare una figlia al servizio degli intrighi sessuali del padre?

Ci si può anche chiedere, alla maniera di Foucault, se quella frase del padre di Dora a Freud, «Cerchi ora di rimetterla sulla buona strada», non sia degna di un «papà-Stato» che cerca di «internare» (nello studio di Freud) una «figlia-pazza» che turba l’ordine con le sue «follie» (svenimenti, minacce di suicidio, ecc.), e che è diventata un ostacolo a un ordine costituito — quello del padre — nello stesso tempo in cui è il prodotto di un disordine. È per questo che il padre chiede la consultazione: per dare l’aspetto di una «cura» a ciò che sembra piuttosto un proposito di dominio.

Possiamo anche porci domande come queste: c’è stata guarigione di Dora? Dora è davvero cambiata? Di quale portata e di quale qualità furono la guarigione o il cambiamento? E altre, più specifiche: perché Dora è rimasta più soddisfatta dell’analisi dello stesso Freud? Perché Freud ha guarito Dora pur dichiarando di aver commesso errori e omissioni? Perché Dora è guarita pur avendo abbandonato la cura psicoanalitica?

Credo di aver già dato in precedenza alcune risposte a queste domande. Si possono riassumere sottolineando che Freud ha offerto a Dora, ragazza affamata d’amore, ciò di cui aveva bisogno: qualcuno che si occupasse di lei e le offrisse un contesto adulto e contenitivo, per ascoltare e comprendere i suoi dolori e le sue richieste. Uso qui di nuovo questa espressione freudiana, affamata d’amore, riferita a Dora, ma questa volta come articolazione tra le due teorie: risignificando la «fame d’amore» di Dora come correlato soggettivo delle privazioni affettive subite da parte di genitori immaturi.

Digressione: rileggere Edipo in chiave relazionale

A questo proposito mi permetto una digressione. Se vogliamo spingerci oltre nel progetto di rileggere in chiave relazionale la teoria psicoanalitica freudiana, lasciamo per un momento Dora e occupiamoci di Edipo. Prendiamo per esempio l’ultima delle ipotesi generali di Freud citate in questo lavoro, quella che rimanda al complesso di Edipo, che Laplanche e Pontalis (1971)7 sintetizzano così: «Insieme organizzato di desideri amorosi e ostili che il bambino prova nei confronti dei genitori. Nella sua forma cosiddetta positiva, il complesso si presenta come nella storia di Edipo re: desiderio della morte del rivale, che è il personaggio dello stesso sesso, e desiderio sessuale per il personaggio del sesso opposto».

Possiamo rivedere queste formulazioni in chiave relazionale, chiedendoci se questa attribuzione di desideri, amori e gelosie basti a spiegare i comportamenti che ne derivano — dare la morte a Laio e sposare Giocasta —, dal momento che né l’uno né l’altra erano8, per Edipo, padre e madre, nella misura in cui fin dalla più tenera età era stato abbandonato da loro — almeno dal padre — e li ritrova, molti anni dopo, come persone estranee alla sua famiglia, composta da Polibo e dai suoi. È questo, mi pare, ciò che racconta la storia mitologica di Edipo. Egli non uccide suo padre, ma uno sconosciuto che incrocia il suo cammino e con il quale si contende il diritto di passaggio; e non sposa sua madre, ma una straniera, una regina che lo sceglie per un trionfo che salva la città.

Tutt’al più possiamo vedere queste azioni di Edipo come una ritorsione biblica inconscia verso chi, quando era un neonato, lo abbandona in un bosco perché le bestie feroci gli diano la morte, dato che un informatore — l’Oracolo — predice che ucciderà il padre. Somiglia a una profezia che si autoavvera. Dovremmo dunque esplorare la relazione del complesso di Edipo così costruito con le situazioni complesse che si generano quando i genitori non si fanno carico delle loro responsabilità biologiche, familiari, sociali ed etiche, come accade con i genitori di Dora. All’interno dello stesso campo psicoanalitico vi sono autori come Winnicott e Kohut che raccolgono queste preoccupazioni.

Il transfert, e quello della famiglia

Torniamo a Dora. Vediamo che, più avanti nel caso clinico, Freud manifesta una difficoltà con lei quando scrive di essere stato sorpreso dal transfert e che lei si è vendicata di lui come si sarebbe vendicata del signor K., abbandonandolo.

Potremmo riformulare questo transfert come un comportamento di Dora verso un Freud al quale non perdona di occupare, strutturalmente, un posto da cui lui non riesce — o non ha il tempo — di uscire: il posto della persona che, con una vera somiglianza con il signor K., aveva ricevuto dal padre la missione di impedire le interferenze di Dora nella sua relazione con la signora K.

Ciò ci avverte che in clinica dobbiamo essere attenti non solo al transfert della persona in cura — e innanzitutto: chi stiamo curando? — ma anche a quello che la sua famiglia opera su di noi. O, nel linguaggio della terapia familiare: chi effettua la designazione del «paziente», e chi, nel gruppo familiare, ci assegna — e ci condiziona — il posto e il compito di terapeuti?

E dopo? Cambiamento e mantenimento del cambiamento

Infine, che cosa si sa della Dora successiva alla sua analisi con Freud? Nonostante i forti indizi a favore della sua guarigione, vent’anni dopo si presenta a Felix Deutsch come una donna fallita, con seri sintomi organici e psichici, gravi disturbi sessuali e coniugali, un cattivo rapporto con il figlio, ecc.

Ciò non sorprende, perché abbiamo esperienza, diretta o indiretta, di casi in cui la persona in cura, o le persone in cura, pur avendo condotto un trattamento riuscito (quanto al raggiungimento degli obiettivi stabiliti inizialmente) e avviato processi di crescita e di differenziazione, tornano in consultazione dopo un tempo più o meno lungo con problemi simili. Ciò indica che dobbiamo differenziare tra cambiamento e mantenimento del cambiamento. Ci dice anche che, se una famiglia come quella di Dora si presentasse oggi a una terapia familiare necessariamente breve, questa dovrebbe verosimilmente essere completata in seguito da una terapia individuale di Dora più prolungata.

In sintesi, che cosa hanno in comune, tra le altre cose, la psicoanalisi freudiana e gli approcci sistemico-relazionali? In modo schematico possiamo dire che entrambi propongono un nuovo contesto per i sintomi: per la prima è lo psichismo inconscio, per i secondi la dinamica familiare e relazionale. Entrambi questi nuovi contesti hanno l’enorme virtù di permettere a chi fa terapia di includersi e di operare, e di costruire un senso all’apparente non senso dei sintomi. In altre parole: niente di meno che creare la condizione di possibilità perché chi ne ha bisogno e lo chiede possa ricevere un aiuto esterno.

Commento finale: come tratterei oggi Dora?

Mi è parso importante aggiungere a questo lavoro una riflessione che risponde a una domanda formulata durante la presentazione: come tratterei oggi Dora, o come affronterei oggi una «Dora» che venisse a consultarmi? Da parte mia, mi è parso pertinente ricavarne un’altra: in che modo tutte queste riflessioni condotte intorno a Dora arricchiscono la clinica?

Cercherò di rispondere a queste domande nel loro insieme, pensando alla consultazione di una paziente simile a quella di cui si è parlato, che chiamerò «Dora», e che immagino presentarsi con la sua famiglia in consultazione con problematiche simili, ma adattate alle nuove forme del nostro tempo.

Se ciò accadesse, presterei fin dall’inizio un’attenzione particolare a chi chiede la consultazione, e questo influenzerebbe l’approccio da proporre. Se fosse «Dora» stessa a consultare, avvierei una terapia individuale, completata da alcuni colloqui familiari complementari, per esplorare l’importanza della dinamica familiare nelle sofferenze della figlia. Questi colloqui sarebbero più o meno numerosi a seconda di tale importanza.

Nelle sedute individuali cercherei di promuovere in «Dora», mediante diversi interventi derivati dalla mia esperienza clinica e dalle diverse concettualizzazioni teoriche che utilizzo, cambiamenti nel suo self e nei suoi comportamenti, affinché possa allontanarsi dalle triangolazioni che la colpiscono e che non la lasciano crescere. Stimolerei la vita extrafamiliare di «Dora».

Nelle sedute con i familiari di «Dora» — sicuramente alcune in sua presenza, altre no — avvierei diversi interventi volti a rimettere gli adulti in carico delle proprie problematiche, evitando così l’utilizzo della figlia per otturare o evitare i conflitti sottostanti. Se l’apertura di questi conflitti destabilizzasse la coppia genitoriale e questa richiedesse maggiore attenzione, offrirei altri colloqui o indicherei una terapia di coppia, inviandoli a una collega o a un collega con cui poter mantenere uno scambio capace di arricchire entrambe le terapie.

Se fosse il padre a consultare, proporrei alcuni colloqui familiari esplorativi per comprendere il problema; avrebbero sicuramente un formato flessibile, con colloqui familiari completi — con «Dora» presente —, altri con la coppia, altri individuali con ciascun genitore, allo scopo di farmi un’idea di dove sia necessario — e possibile — focalizzare l’azione terapeutica. Sicuramente la questione si orienterebbe verso lo svolgimento di colloqui di coppia con i genitori e l’invio di «Dora» a una terapia individuale condotta da un’altra persona terapeuta, alle stesse condizioni indicate sopra.

Qualunque sia il formato di ciascuna delle alternative menzionate, presterei attenzione tanto alla dinamica familiare quanto alle caratteristiche della soggettività di ciascun membro, e alle interazioni tra questi due ordini di manifestazioni, cercando di promuovere una sana individuazione correlata, come quella proposta da H. Stierlin (1997)9, maestro proveniente dal campo psicoanalitico approdato al movimento sistemico, che pone la necessità di articolare l’individuazione con l’appartenenza.

Note dell’originale

1. Versione scritta della presentazione relativa all’articolo omonimo pubblicato dall’autore nella Revista Argentina de Clínica Psicológica (AIGLE), vol. V, n. 2, agosto 1996. Ringrazio per l’invito l’APRA (Asociación de psicoterapia de la República Argentina) e Claudio Des Champs (membro del comitato direttivo dell’APRA).

2. S. Freud (1901), Fragmento de análisis de un caso de histeria (Dora), Obras Completas, VII, Amorrortu editores, Buenos Aires, 1985.

3. Il che collega la salute mentale all’etica.

4. Nell’originale, la parte in grassetto corsivo è costituita da citazioni del testo freudiano, con piccole modifiche per concatenarle o renderle più colloquiali. Le sottolineature e i titoli tematici in riquadro sono aggiunte del dott. Galfré. Per maggiore precisione si veda l’articolo in Clínica Psicológica.

5. Cosa che avrebbe ottenuto, almeno temporaneamente, se Dora avesse stabilito un legame amoroso con il signor K., nel qual caso la consultazione con Freud probabilmente non sarebbe stata necessaria.

6. Si veda il diagramma del contesto relazionale di Dora.

7. J. Laplanche e J.-B. Pontalis, Diccionario de Psicoanálisis, Labor, 1971.

8. Biologicamente lo erano, ovviamente, ma mi riferisco all’aspetto funzionale, sotto il quale non lo erano affatto: lo avevano generato, ma non avevano assunto l’allevamento come atto di dare la vita; avevano piuttosto tentato di dare la morte a colui che avevano rifiutato come figlio.

9. H. Stierlin, El individuo en el sistema, Herder, Barcellona, 1997, p. 95.

Chi è Oscar Galfré

Il dott. Galfré è dottore in psicologia clinica, terapeuta familiare, docente e ricercatore presso l’UMSA (Universidad del Museo Social Argentino), facoltà di psicologia, in collegamento con l’ospedale Álvarez.

Questo articolo è la traduzione italiana non ufficiale dallo spagnolo di «Psicoanálisis y Terapia Familiar Sistémica. Estudio comparativo en torno del Caso Dora (Freud)», pubblicato da Red Sistémica (prima pubblicazione: Revista Argentina de Clínica Psicológica (AIGLE), vol. V, n. 2, agosto 1996). Traduzione realizzata da Complexe Systémique nell’ottobre 2026 con l’aiuto dell’intelligenza artificiale e ripubblicata con l’accordo della rivista. Fa fede la versione originale.

Leggi l’articolo originale

Come citare questo articolo

Galfré, O. (2023). Psychanalyse et thérapie familiale systémique. Étude comparative autour du cas Dora (Freud) (Complexe Systémique, trad.). Complexe Systémique. https://app.complexe-systemique.com/fr_FR/articles/psychanalyse-et-therapie-familiale-systemique-etude-comparative-autour-du-cas-dora-freud (Opera originale pubblicata nel 1996 in Revista Argentina de Clínica Psicológica (AIGLE), vol. V, n. 2, agosto 1996; ripubblicata nel 2023 da Red Sistémica, https://redsistemica.ar/2023/01/27/psicoanalisis-y-terapia-familiar-sistemica-estudio-comparativo-en-torno-del-caso-dora-freud/)

Per approfondire

Confronto

Commenti 0

Effettuare l'accesso per partecipare alla discussione. Accedi

  1. Ancora nessun commento. Il primo può essere il suo.

Carrello

Il tuo carrello è vuoto.